ven

22

mag

2015

USA, ARTICO E PETROLIO

Si apre il rubinetto petrolifero nell’Artico

di Gerardo Honty (*)

Il Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti ha approvato, lo scorso lunedì 11 maggio, il piano della Shell per lo sfruttamento del petrolio nel mare di Chukchi, di fronte alle coste dell’Alaska. E’ una decisione che sembra andar contro la politica climatica e ambientale che il governo degli Stati Uniti ha affermato di promuovere ed è un duro messaggio al mondo in generale nell’anno in cui si spera di raggiungere un accordo sul clima.

Lo sfruttamento delle riserve dell’Oceano Artico ha la potenzialità di liberare un “di più” di 15,8 mila milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera (equivalenti alle emissioni di tutte le automobili degli Stati Uniti per 13 anni) e di aumentare le concentrazioni globali di CO2 a 7,44 parti per milione (1).

 

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dom

17

mag

2015

ISRAELE E I DIRITTI UMANI

 

Uccidendo a Gaza, salvando in Nepal

L’ipocrisia morale di Israele

Di Gideon Levy (*)

Israele non ha bisogno di fare tutta la strada fino a Katmandù per salvare delle vite: sarebbe sufficiente che togliesse l’assedio che impone, a un’ora di macchina da Tel Aviv, e permettesse che Gaza fosse ricostruita.

 

L’uniforme è la stessa. E’ l’uniforme i cui portatori hanno bombardato centinaia di case, scuole e ospedali a Gaza la scorsa estate. E’ l’uniforme i cui portatori periodicamente sparano ad adolescenti e bambini che tirano pietre e a coloro che marciano pacificamente nella Cisgiordania occupata. E’ l’uniforme che ogni notte invade case con brutalità e butta fuori la gente dal suo letto, spesso per arresti non necessari e motivati politicamente. E’ l’uniforme che blocca la libertà di movimento delle persone nella loro stessa terra.

E’ l’uniforme che ha abusato di un intero popolo per decenni.

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ven

15

mag

2015

MIGRANTI

Una prospettiva algerina

I miserabili del mare

Di Hamza Hamouchene (*)

Qui (Algeria), come in altre parti dell’Africa, l’abbandono economico e la disperazione davanti ai regimi corrotti obbligano i giovani del continente a rischiare la morte per fuggire in Europa.

Nelle ultime settimane la vicinanza della UE e le politiche estere occidentali, insieme alla dominazione economica attuale del continente africano, hanno mostrato di nuovo le loro letali conseguenze nella tragedia dell’immigrazione attraverso il mar Mediterraneo.

 

Migliaia di persone, in maggioranza dell’Africa e della Siria, rischiano ogni anno le loro vite attraversando il mare in fragili imbarcazioni per sfuggire dalle aree devastate dalla guerra, dalla povertà, dalle persecuzioni e dalla miseria per raggiungere le coste dell’Europa in cerca di una vita migliore e più sicura. Disgraziatamente un numero importante di esse muore nel tentativo o finisce in campi e prigioni umilianti nei paesi del sud d’Europa solo per essere deportate e restituite e veder distrutti i loro sogni.

 

Quello che distingue le tragedie di questo anno da quelle precedenti è l’alto tasso di affogati, che quest’anno supera la cifra di 1.500, cinquanta volte di più di quella registrata nello stesso periodo del 2014. Questa differenza si deve agli attuali conflitti in Siria, Libia e Mali, così come alla inumana decisione di alcuni governi della UE di rifiutare il finanziamento all’operazione di salvataggio Mare Nostrum diretta dall’Italia, preferendo abbandonare i migranti alla loro sorte, proclamando che questa decisione può agire come dissuasione per le persone indesiderate che cercano di raggiungere la fortezza europea.

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gio

14

mag

2015

MALATTIE MENTALI IN USA

 

Gli USA hanno bisogno di psichiatri

di Koldo Campos Sagaseta (*)

Secondo uno studio realizzato anni fa dalla Conferenza della Casa Bianca sulla Salute Mentale, uno su cinque statunitensi soffriva di problemi mentali e le malattie mentali erano la seconda causa di morte negli Stati Uniti.

 

Lo studio non chiariva qual era l’indice di mortalità che questi problemi mentali provocavano al di fuori degli Stati Uniti, anche se la “pazzia” statunitense – io  sospetto – non deve essere la seconda bensì la prima causa di morte, direttamente o indirettamente, in America Latina, Asia e Africa.

 

Affezioni mentali che quasi sempre trovano la loro cura nel portafoglio e che spiegano anche il perché di tanti bambini pistoleri nelle scuole che mitragliano professori o compagni; o il disturbo ossessivo-compulsivo che mantiene il blocco a Cuba; o i costanti errori e danni collaterali provocati dalla schizofrenia militare statunitense e dalla demenziale ambizione dei suoi governi.

 

E niente fa pensare che le cose siano migliorate, anzi ci sono ragioni per pensare il contrario.

 

Il narcisismo statunitense ha, nell’ignoranza, tra altre conseguenze per quella società e per il resto del mondo, una delle sue più decise espressioni.

 

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mar

12

mag

2015

2° GUERRA MONDIALE

La Vittoria

di Rodolfo Bueno (*)

La 2° Guerra Mondiale si sviluppò, essenzialmente, sul fronte sovietico-tedesco, dove furono combattute le più importanti e decisive battaglie che costituirono l’inversione radicale della guerra e spezzarono la spina dorsale delle Forze armate della Germania nazista, la più potente forza militare della storia. Delle 783 divisioni tedesche sconfitte in questa guerra, 607 lo furono su questo fronte, dove furono abbattuti anche 77.000 aerei e istrutti 48.000 carri armati e 167.000 cannoni, oltre a 2.500 navi da guerra, il che significò il completo disastro per la Germania Nazista.

 

La più grande sconfitta tedesca avvenne nella Battaglia di Stalingrado, la più sanguinosa e feroce della storia, con più di 3 milioni di soldati morti da entrambe le parti; essa durò dall’agosto 1942 al 2 febbraio 1943 e culminò, dopo combattimenti senza tregua casa per casa, con l’incredibile vittoria dell’esercito Sovietico sulla 6° Armata tedesca, qualcosa che nessuno nel mondo occidentale si aspettava.

Facciamo l’esempio, su tanti gloriosi momenti avvenuti in questa battaglia, della ‘Casa di Pavlov’, un edificio di uffici difeso tra il 23 settembre e il 25 novembre 1942 da un piccola guarnigione, quando il contrattacco sovietico la rilevò. E’ sufficiente dire che la 6° Armata tedesca, che lottava per prendere Stalingrado e che in meno tempo si era impadronita di mezza Europa, fu incapace di conquistare la Casa, difesa da una dozzina di agguerriti soldati. Gli uomini del sottufficiale  Yakov Pavlov, che comandava la difesa di questo edificio, identificato come fortezza sulle carte militari tedesche, eliminarono più soldati nemici che tutti quelli che morirono durante la liberazione di Parigi.

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gio

07

mag

2015

BALTIMORA, USA

Se Baltimora non fosse statunitense..

di Manuel E. Yepe (*); da: alainet.org; 6.5.2015

 

Il quotidiano statunitense “The Washington Post” ha pubblicato nei giorni scorsi una curiosa analisi speculativa realizzata dai suoi giornalisti riguardo quanto ha divulgato la stampa più importante dell’Occidente su una situazione come quella che si è creata a Baltimora, stato del Maryland, riguardo all’ondata di proteste nate dalla morte, il 19 aprile, del giovane nero statunitense Freddie Gray mentre era sotto custodia della polizia.

 

Dal punto di vista di coloro che hanno partecipato all’inchiesta, se questi fatti fossero avvenuti in qualsiasi luogo al di fuori degli Stati Uniti le reazioni sarebbero state pressappoco le seguenti:

- numerosi analisti internazionali avrebbero previsto il sorgere, nel paese preso in esame, di una ‘primavera’ del tipo di quelle accadute in alcune nazioni del Medio Oriente, elogiando la mobilitazione dei giovani per la protesta attraverso le reti sociali;

- i governi del mondo avrebbero espresso la loro preoccupazione per il picco di razzismo e per la violenza statale nel paese dove fosse successo il fatto. Avrebbero condannato il trattamento delle minoranze etniche e la corruzione delle forze di sicurezza nel trattare i casi di brutalità poliziesca nel paese in questione;

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mar

05

mag

2015

VIETNAM - RICORDO DI HO CHI MIN

A 40 anni dalla Liberazione di Saigon, il ricordo dello Zio Ho…

Ho Chi Min: Un lungo viaggio…

di Kintto Lucas(*)

Arrivare ad Hanoi, visitare quella che è stata la Casa dello Zio Ho, ascoltare la gente parlare di lui e ricevere il Bottone d’Oro con il suo viso, ricordare con Nicolàs Guillèn che “Alla fine del lungo viaggio/Ho Chi Min gentile e sveglio:/ sulla bianchezza dell’abito/gli arde il cuore aperto./Non ha scorta né valletto./Ha attraversato montagna e deserto: / sulla bianchezza del vestito,/ solo il cuore aperto. /Non ha voluto altro per il viaggio….”.

 

Nel 1967 esce Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez, che diventa il miglior esempio del realismo magico, un “genere letterario” latinoamericano che, servendosi del surrealismo, mescola il mitico e il quotidiano per catturare la storia e la cultura. Chi non ricorderà, anni dopo, quel paragrafo di inizio che dice così: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa doveva ricordare quella sera remota in cui suo padre lo portò a conoscere il ghiaccio”?!

 

In quello stesso anno, intellettuali e artisti statunitensi promuovono grandi manifestazioni contro la guerra del Vietnam. La Lettera inviata dal leader vietnamita Ho Chi Min al presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson, in risposta ad un precedente messaggio del governante, provoca un terremoto nell’opinione pubblica statunitense:

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lun

04

mag

2015

NEPAL

Nepal, anno 2025

di Jesús González Pazos (*)

L’Himalaya continua a contrarsi e ieri la terra ha tremato di nuovo. Ancora una volta vaste aree di quel piccolo paese asiatico che è il Nepal sono state devastate. Le cittadine principali, con Kathmandu in testa, oggi non sono altro che un mucchio di ferro, legno e mattoni; sembra che siano rimaste in piedi ben poche costruzioni. Neppure quelle più vecchie, costruite senza fretta e con perizia, che erano sopravvissute al terremoto di 10 anni fa, questa volta hanno resistito. Alla fine il patrimonio culturale architettonico di questo paese è sparito, il patrimonio umano è colmo di morte e la coscienza mondiale di nuovo scossa.

 

E ancora una volta la comunità internazionale, in prima istanza, esprime già la sua preoccupazione per la situazione dei suoi rispettivi connazionali. Questi , in massa, passeggiavano per le valli, riposavano in pittoreschi villaggi, facevano trekking sulle alture o, direttamente, cercavano di raggiungere una qualsiasi delle impressionanti cime di questo paese.

Montagne e valli che ieri hanno ruggito, che hanno di nuovo espresso la loro protesta e la loro rabbia contro l’essere umano, contro la sua indifferenza davanti alla vita e contro la sua ipocrisia davanti a se stesso quando, in ripetute e uguali occasioni, cade in vani richiami alla solidarietà e alla risoluzione  - una volta per tutte – delle accuse profonde di queste catastrofi. Disastri che non sono tanto naturali come, ripetutamente, ci dicono analisti di ogni tipo, esperti vari e, soprattutto, governi e istituzioni internazionali.

 

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gio

30

apr

2015

1° maggio 2015

1° di maggio

di Daniela Trollio (*)

 

Dati: nel mondo ci sono più di 200 milioni di disoccupati, 1 miliardo e 700 milioni di lavoratori poveri (il 30% circa dei lavoratori di tutto il mondo) che guadagnano meno di 3 dollari al giorno, un numero sconosciuto di fantasmi impiegati nella cosiddetta “economia informale” e 21 milioni di schiavi (non solo schiavi salariati, ma proprio schiavi, la cifra più alta nella storia dell’umanità).

Fonte: rispettabilissime istituzioni “borghesi” quali il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU (ECOSOC) e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL).

 

Il 1° maggio come giornata internazionale dei lavoratori risale ad anni lontanissimi – ma purtroppo solo nel tempo – e precisamente al Congresso Operaio Socialista della 2° Internazionale a Parigi del 1889, che la fissò in omaggio ai Martiri di Chicago (7 di loro erano immigrati di nazionalità tedesca) e in ricordo delle giornate di lotta per le 8 ore di lavoro culminate nella rivolta di Haymarket. La lotta era iniziata dalla fabbrica di trattori McCormik, contro la giornata di 10/12 ore di lavoro, sabato compreso, in condizioni pericolose.

Detto così …. com’è tragicamente attuale, vero? E oggi ci rubano persino la domenica!

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mer

29

apr

2015

PRANZO PROLETARIO DI SOTTOSCRIZIONE

VENERDI’ 1° MAGGIO ORE 12,30 al

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli"


via Magenta 88, Sesto San Giovanni (MI)


PRANZO PROLETARIO e...chiacchierate tra amici e compagni di lotta (euro 15 - sottoscrizione per il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio).

ll primo maggio 1886, a Chicago, oltre 50.000 lavoratori proclamano lo sciopero per imporre al padronato le otto ore lavorative.

Il 3 maggio, davanti alle fabbriche Mc Cormick, in Haymarket square, si svolge un presidio di lavoratori per impedire azioni di crumiraggio al termine dell’iniziativa, alcuni agenti delle “forze dell'ordine” caricano i manifestanti, iniziando a sparare all'impazzata. Il risultato è di quattro morti e centinaia di feriti.

Da allora il 1° maggio è diventato la giornata internazionale di lotta dei lavoratori che ricorda la lotta sempre attuale per le 8 ore e i martiri di Chicago a cui rendiamo omaggio insieme  a tutti quelli che lottano contro lo sfruttamento capitalista, ma è anche un momento di riflessione e di festa per stare insieme ad amici e compagni di lotta. Per questo

 

VENERDI’ 1° MAGGIO ORE 12,30 presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
via Magenta 88, Sesto San Giovanni faremo un

PRANZO PROLETARIO e...chiacchierate tra amici e compagni di lotta (euro 15 - sottoscrizione per il Comitato)

Invitiamo gli associati e gli amici del Comitato a prenotare al 02 26224099 o al 3357850799





Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio


Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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gio

23

apr

2015

VIVA IL 25 APRILE

La Resistenza continua!


A 70 anni dalla Liberazione sono continui gli attacchi alla Lotta partigiana per distruggerne il ricordo e imporre le controriforme e un sistema autoritario necessari al potere capitalista per scaricare la propria crisi sulla classe operaia e le masse popolari.

La medaglia di onorificenza «in riconoscimento del sacrificio offerto alla Patria» che il governo di centrosinistra (Boldrini e Delrio alla presenza del Presidente Mattarella) ha consegnato alla memoria di Paride Mori, ex repubblichino e ufficiale del Battaglione Mussolini – che ha agito a fianco dei nazisti - è un altro insulto ai partigiani e antifascisti e un’altra tappa sulla via della “pacificazione nazionale” varata da Violante, che ha poi trovato un forte sostenitore in Napolitano, e ora ufficialmente dal governo Renzi che equipara i fascisti che hanno combattuto per la dittatura e l’oppressione a fianco dei nazisti ai partigiani che hanno lottato per la liberazione.

Che questo non sia un fatto isolato è dimostrato anche dall’articolo di Alessandro Fulloni su “corriere.it” intitolato: “Foibe, 300 fascisti di Salò ricevono la medaglia per il giorno del ricordo” (tra cui almeno 5 criminali di guerra accusati di avere torturato civili e partigiani).

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mer

22

apr

2015

STRAGE DI MIGRANTI 

Mediterraneo di morte

Le guerre, la rapina delle materie prime, gli accordi commerciali capestro – in una parola l’imperialismo – hanno trasformato il Mediterraneo nella “più mortale strada” (definizione dell’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati)  per gli immigranti.

Questi i dati: Il 65% dei migranti morti nel mondo nel corso del 2014 ha perso la vita nel Mediterraneo. Le statistiche sono di una crudele trasparenza: 3.279 persone sono morte nel Mediterraneo, 265 nel Corno d’Africa, 307 alla frontiera nordamericana, 540 nel golfo del Bengala e 626 in altri punti del pianeta.

Per fare un altro paragone, tra il 1° gennaio 2015 e il 19 aprile, 1.600 migranti sono morti nel Mediterraneo contro i 41 alla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

In sintesi, nei mesi passati del 2015, nel Mediterraneo è morto un immigrante ogni due ore. Dall’anno 2000 più di 20.000 persone sono morte cercando di giungere in Europa, principalmente attraverso il Mediterraneo.

 

Affogati di terza classe

David Torres (*); da: publico.es; 21.4.2015

 

Nella famosa scena finale di Titanic di james Cameron, Kate Winslet chiede al suo amante - Leonardo Di Caprio, morto di freddo e di sfinimento nelle gelide acque dell’Atlantico - che non la abbandoni nello stesso momento in cui dolcemente ne spinge il cadavere sott’acqua perchè si inabissi velocemente. Slavoj Zizek commenta la scena nel documentario Pervert’s Guide to Ideology e sottolinea il simbolismo con cui vengono presentate le relazioni di classe in un film così brillantemente grossolano.

Le classi alte, con le loro giovani ereditiere, le loro vecchie arpie e le loro canaglie da operetta cannibalizzano i poveri emigranti che viaggiano nelle viscere del transatlantico; il giovane vagabondo pieno di vita balla con l’annoiata ragazza ricca trasmettendole, in un’unica notte di passione, energia e ricordi sufficienti ad affrontare il resto della sua  vacua e lunga esistenza. La sua morte è l’olocausto offerto per rinnovare la specie dei milionari, allo stesso modo in cui i vampiri hanno bisogno di bere il sangue delle loro vittime.

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dom

19

apr

2015

CORTEO CONTRO AMIANTO E SFRUTTAMENTO

Corteo contro i morti per amianto, 18 aprile 2015

 

video del corteo contro l'amianto e lo sfruttamento https://youtu.be/tTtnZ_8euvY


Numerosi ex lavoratori esposti all’amianto, insieme ai  famigliari delle vittime, e semplici cittadini hanno manifestato partendo dalla sede  del nostro Comitato -  il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” -  sfilando per le vie della città di Sesto San Giovanni accompagnati dalla banda degli ottoni, fino alla lapide che ricorda tutte le vittime dell’amianto e dello sfruttamento. La manifestazione ha voluto anche denunciare che di amianto si continua a morire nell'indifferenza e nel silenzio della società e senza giustizia, come dimostrano le ultime sentenze: Eternit di Casale Monferrato, Marlane di Praia a Mare, Enel di Turbigo.

Davanti alla lapide che recita “ A perenne ricordo di tutte le vittime dello sfruttamento capitalista” posta dagli operai Breda nel 1997 a ricordo dei loro compagni assassinati dalla fibra killer, il presidente del Comitato Michele Michelino, dopo aver ricordato gli ultimi compagni e compagne morti, ha ricordato anche che in Italia l’amianto provoca un morto ogni 3 ore, 8 al giorno e che secondo la mappa del ministero della Salute ci sono 38 mila siti a rischio che, se non vengono bonificati, continueranno a produrre morte.

Nel corteo insieme al comitato hanno manifestato anche diverse associazioni: ANMIL Medicina Democratica, AIEA, Comitato a sostegno delle vittime operai dell’Eureco, Assemblea Antifascista Bassanese, Antonio Pizzinato e  lo scrittore Stefano Valenti. Quest’anno al corteo ha partecipato anche il sindaco della città Monica Chittò che ha portato il saluto dell’amministrazione comunale.

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ven

17

apr

2015

GALEANO

Ancora due testi per ricordare Eduardo Galeano: il primo di una scrittrice e poetessa guatemalteca, Ilka Oliva Corado, immigrata clandestina negli USA, e il secondo della notissima scrittrice e giornalista argentina Stella Calloni.

______________________________

 

Don Eduardo Galeano di noi  nessuno

di Ilka Oliva Corado, Stati Uniti; 13.4.2015

 

Sono sempre stata convinta che gli esseri straordinari se ne vadano in giorni infausti di cieli nuvolosi che piangono secchi di pioggia. Don Eduardo Galeano se n’è andato in un giorno così, oggi è spuntata singhiozzando la nebbia della primavera statunitense, accompagnandolo dalle prime ore dell’alba.

Noi – i paria, gli impronunciabili, quelli delle schiene spezzate durante secoli di sfruttamento; noi, gli illetterati, i braccianti; noi, gli operai, i contadini, gli eterni proletari – siamo rimasti orfani con l’andarsene di don Eduardo.

Senza protezione alcuna, immersi nella profonda oscurità della desolazione, se n’è andato l’uomo che osò guardarci negli occhi, che osò darci un nome, camminare con noi e portare sulle sue spalle la nostra tribolazione di classe sociale sfruttata dai tiranni.

Se n’è andato un intellettuale che si è sempre sentito un bracciante qualsiasi e questa grandezza umana è ciò che lo rende immortale. Egli ha trasceso i confini delle classi sociali e delle bacheche dell’università.

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mer

15

apr

2015

CORTEO CONTRO I MORTI PER AMIANTO

contro lo sfruttamento degli esseri umani e la distruzione della natura.


A PERENNE RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DELL’AMIANTO E DELLE SOSTANZE CANCEROGENE

 


Sabato 18 aprile 2015 – ore 16.00 corteo

partenza dal Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” di via Magenta 88,

Sesto San Giovanni (Mi), fino alla lapide di via Carducci

 

Le fibre di amianto che hanno arricchito i padroni dell’Eternit e di tante altre fabbriche, pubbliche e private, continuano a uccidere lavoratori e cittadini mentre i responsabili rimangono impuniti.

In Italia c’è una realtà fatta di decine di migliaia di morti sul lavoro e di lavoro, di altre migliaia di lavoratori e cittadini che si ammaleranno e moriranno in futuro, e c’è una “giustizia” che continua a dire che nessuno è colpevole.

 

Una società che considera normale che ogni anno migliaia di lavoratori e cittadini si ammalino e muoiano a causa del lavoro, che non persegue i responsabili di questa strage che continua, è una società barbara in cui il diritto del padrone a fare profitti vale più della giustizia verso le vittime.

 

Punire i colpevoli, bonificare l’ambiente e i luoghi di lavoro è un problema non più rinviabile; una vera emergenza ambientale, sanitaria, sociale.

 

Contro l’omertà e la complicità di padroni, governi e istituzioni,


                            

MANIFESTAZIONE


in ricordo di tutti i lavoratori assassinati in nome del profitto

 

Dopo il corteo per le vie della città e la deposizione dei fiori alla lapide posta dai lavoratori delle fabbriche di Sesto, la manifestazione terminerà alle ore 17,30 con un’assemblea aperta presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” di Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Milano aprile 2015

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                                                                            

web: http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

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mar

14

apr

2015

 EDUARDO GALEANO CI HA LASCIATO

Lunedì 13 aprile 2015 è morto a Montevideo, all’età di 74 anni, il grandissimo scrittore e militante Eduardo Galeano. Chiunque abbia voluto capire qualcosa dell’America Latina ha dovuto – e dovrà anche nel futuro – leggere il suo libro Le vene aperte dell’America Latina. Lo vogliamo ricordare con un articolo del politologo argentino Atilio Boròn e con un suo testo, scritto nel 2004.

Ci mancherà; pochi, pochissimi sono stati capaci di scrivere con altrettanto carattere di classe, ironia, semplicità e chiarezza.

__________________________________

 

Galeano: originale e profondo.

di Atilio Boròn; da:atilioboron.com

 

Pensavo di analizzare a fondo alcuni temi della nota sul Vertice delle Americhe che ha pubblicato Pagina 12 (quotidiano argentino, n.d.t.). Ma, appena ritornato dalla Colombia – dove ho avuto l’onore alle diverse attività del Vertice Mondiale di Arte e Cultura per la Pace in Colombia – mi ha colpito la notizia della morte di Eduardo Galeano. E la verità è che l’unica cosa che mi è venuta voglia di fare è stato cercare i suoi libri nella mia libreria per sentirmi ancora una volta in sua compagnia provando piacere nella loro lettura.

Eduardo è stato non solo un critico incisivo e mordace del capitalismo e un uomo impegnato con la rivoluzione latinoamericana, ma anche un pensatore sia originale che profondo, il che non succede così spesso come si ritiene.

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dom

12

apr

2015

CIAO ERMINIA

Ricordo di mia madre

 

Con profondo dolore comunico la morte – avvenuta il 10 aprile - di Erminia Barbisotti, una delle prime associate del nostro Comitato fin dal 1997, anno della sua costituzione stroncata da un ictus a 89 anni che, tra le altre cose, era anche mia madre.

Erminia, ultima figlia di una famiglia di contadini poveri che ne avevano messo al mondo 13, non ha avuto una vita facile. Come si usava allora, ancora bambina fu costretta a lavorare con suo padre nella stalla e poi messa a servizio in casa di signori come bambinaia. Durante la guerra e la Resistenza lavorò in una panetteria a Casalpusterlengo, nel Lodigiano: sotto il pane e la farina che il padrone le faceva portare agli invasori nazisti che occupavano l’Italia riusciva a portare messaggi e alimenti ai partigiani nascosti in clandestinità. D’accordo con il fornaio che impastava il pane, riusciva sempre a dare qualche pagnotta a una famiglia poverissima con molti figli.

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gio

09

apr

2015

CONVEGNO

 

MORTI SUL LAVORO E DISASTRI AMBIENTALI

Tragica fatalità o delitti contro l’umanità?

 

Sabato 11 aprile 2015, ore 9.30

 

Villa Casati “Sala Consiliare”

Piazza Mazzini 9 – Cologno Monzese

 

 

Introduce e coordina:

Pino Angelico

Assessore al Lavoro e alla Legalità del Comune di Cologno Monzese.

 

INTERVERRANNO:

 

. Raffaele Guariniello,  sostituto Procuratore della Repubblica di Torino, coordinatore del gruppo Sicurezza sul Lavoro e tutela consumatori.

 

.   Antonio Boccuzzi, deputato ex operaio Thyssen.

 

.  Laura Rodinò, Laura De Masi, Luigi Santino, rappresentanti dei familiari delle vittime della Thyssen.

 

. Bruno Pesce, coordinatore Associazione Familiari Vittime Amianto Casale Monferrato.

 

.  Michele Michelino, presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

 

.   Lorena Tacco, responsabile Associazione Italiana Esposti Amianto Nord Milano.

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gio

09

apr

2015

DEBITO PUBBLICO

La farsa del debito nei paesi periferici dell’Eurozona

di Vicenç Navarro (*)

Una teoria economica molto diffusa recita che il massimo ostacolo al recupero economico dei paesi periferici dell’Eurozona è il loro elevato debito pubblico. Si sottolinea costantemente che il debito è la principale causa del fatto che le economie di questi paesi (Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) non riescano a uscire dalla crisi. Da questa lettura della realtà consegue la necessità di ridurre tale debito pubblico a base di tagli delle spese pubbliche, comprese le spese pubbliche sociali, tagli considerati particolarmente necessari per questi paesi periferici che sono quelli che presumibilmente hanno speso di più e, quindi, hanno generato maggior debito pubblico.

Tutti i guru economici che appaiono sui principali mezzi di informazione e persuasione del paese – da TV3 e Catalunya Ràdio fino al programma La Sexta Noche, Cadena Ser, Radio Nacional de España e molti altri – riproducono questa visione dei rischi del debito e dell’urgente necessità di tagli. E lo stesso appare sui media di analisi economica, presentati come centri di riflessione economica, eseguita da “esperti”.

 

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mer

08

apr

2015

MIGRANTI

Il muro mortale del Mediterraneo: l’assassinio di massa istituzionale dell’Unione Europea

di Said Bouamama (*)

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (1), nel 2014 sono morti 3.419 migranti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Questa macabra cifra trasforma il Mediterraneo nella frontiera più mortale, visto che la quantità totale di persone morte in tutto il mondo è di 4.272.  In un periodo di tempo più lungo, dal 2000, più di 20.000 migranti hanno perso la vita. E la tendenza è a salire costantemente, visto che nell’anno 2014 ha battuto tutti i records e ha lasciato molto indietro il picco precedente di 1.500 persone morte nel 2011.

I discorsi politici e mediatici presentano ogni nuovo dramma in una catastrofe imprevedibile sulla quale i governi europei non avrebbero alcuna influenza né responsabilità.

Il discorso della catastrofe nasconde un processo di assassinio di massa dell’Unione Europea.

 

Gli angoli morti delle cause strutturali

Il primo angolo morto dei discorsi politici e mediatici è quello delle cause economiche che spingono decine di migliaia di africani a rischiare le loro vite in traversate che sanno essere morali. A partire dalle indipendenze politiche del decennio 1960 alcuni meccanismi, diversi dall’occupazione militare diretta, hanno preso piede per garantire la riproduzione del “patto coloniale”, cioè della costruzione di economie africane a misura delle necessità dell’Europa e non secondo le necessità dei popoli africani.

Senza pretendere di essere esaustivi, ricordiamo alcuni di questi meccanismi.

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mer

08

apr

2015

MASSACRO ALLA SCUOLA DIAZ

IlFattoQuotidiano.it / Giustizia & Impunità


Scuola Diaz: “Blitz della polizia fu tortura”. Corte europea condanna l’Italia

Giustizia & Impunità

La decisione dopo il ricorso di Arnaldo Cestaro, 62enne all'epoca del pestaggio avvenuto il 21 luglio 2001 al termine del G8 di Genova. I giudici: "Legislazione inadeguata rispetto agli atti di tortura e assenza di misure dissuasive". Nel mirino anche prescrizione e indulto di cui hanno beneficiato agenti e dirigenti di Ps imputati. Riconosciuto risarcimento di 45mila euro. L'accusa del pm Zucca: "Governi furono sordi"

di F. Q. | 7 aprile 2015


Il blitz della polizia alla scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, “deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto commesso nei confronti di uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. La Corte ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti“. Il ricorso è stato presentato da Arnaldo Cestaro, 62enne all’epoca del pestaggio, militante vicentino di Rifondazione comunista che dalla Diaz uscì con fratture a braccia, gambe e costole che hanno richiesto numerosi interventi chirurgici negli anni successivi. All’epoca il referto dei medici genovesi sottolineò “l’indebolimento permanente dell’organo della prensione e della deambulazione”. Cestaro è poi diventato un attivista del Comitato verità e giustizia per Genova che, come tante altre organizzazioni impegnate sul fonte dei diritti, ha accolto con favore la sentenza. La Corte ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire alla vittima 45mila euro per danni morali. “I soldi non risarciscono il male che è stato fatto. E’ vero, è un primo passo quello di oggi, ma mi sentirò davvero risarcito solo quando lo Stato introdurrà il reato di tortura”, afferma Cestaro all’Adnkronos. “Oggi ho 75 anni ma non cancellerò mai l’orrore vissuto. Ho visto il massacro in diretta, ho visto l’orrore del nostro Stato. Dopo quindici anni, le scuse migliori sono le risposte reali, non i soldi”.

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mar

31

mar

2015

CONFLITTO USA-VENEZUELA

Il conflitto Stati Uniti/Venezuela e il VII Vertice delle Americhe

di Carlos Fazio (*)

L’America Latina e i Caraibi, cioè le principali nazioni componenti l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), e in particolare il Venezuela, sono il teatro di operazioni di un sordo gioco geopolitico tra Stati Uniti e i suoi soci della NATO contro Cina e Russia, due potenze emergenti che stanno sviluppando legami economici e di cooperazione tecnico-militare  con nazioni situate in quello che, tradizionalmente, gli USA considerano  il loro “spazio vitale”.

Poche volte come oggi – dopo il recente ordine presidenziale di Barak Obama che ha indicato il Venezuela come “straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti” – acquistano peso i concetti espressi da Nicholas J. Spikman nel 1942 quando, definendo il “Mediterraneo Americano” (che comprendeva il litorale del golfo del Messico e il Mar dei Caraibi, Messico, America Centrale, Colombia, Venezuela  e la cintura di isole che si succedono da Trinidad alla punta della  Florida, Cuba compresa), disse che questa regione doveva rimanere sotto “l’indiscussa e indisputata tutela” di Washington.

Nella sua opera Stati Uniti di fronte al mondo, scritta 3 anni prima che finisse la 2° Guerra Mondiale, nell’esporre la dottrina geopolitica dell’imperialismo così come la concepiva la classe dirigente statunitense, Spikman disse con eloquente crudezza: “Questo implica per Messico, Colombia e Venezuela una situazione di assoluta dipendenza rispetto agli Stati Uniti, di libertà meramente nominale…”.

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ven

27

mar

2015

ECONOMIA MONDIALE

Gli squilibri mondiali cambiano epicentro

di Alejandro Nadal (*)

L’economia mondiale invia tutti i giorni segnali. Cosa cercano di dirci?  Magari una domanda provocatoria: ci staranno dicendo che dobbiamo imporre sanzioni alla Germania per il suo disimpegno economico?

La crisi globale sta per cominciare il suo settimo anno di vita.

I problemi in Europa non si risolvono. Di fatto, adesso si combinano in modo pericoloso con i sintomi di una recessione prolungata in Cina,  per indicare che forse siamo già entrati in un lungo periodo di stagnazione a livello mondiale. Il recupero degli Stati Uniti, di cui tanto si parla, è segnato da nuvoloni e da uno spropositato incremento degli utili della banche senza che aumenti l’attività creditizia verso il resto dell’economia.

Decisamente i motori dell’economia mondiale non attraversano il loro momento migliore.

 

L’economia euroepa continua ad essere uno dei punti caldi più importanti. I problemi che vari paesi europei attraversano ancora sono accompagnati da indiscrezioni inquietanti sul futuro dell’unione monetaria.

I negoziati tra Bruxelles e l’eurogruppo da una parte, e il governo di Syriza dall’altro, hanno esasperato le tensioni sulla moneta europea. Allo stesso tempo hanno distratto l’attenzione da uno dei problemi più seri in Europa. Gli squilibri economici tra paesi con forti surplus di bilancia dei pagamenti e quelli che hanno un deficit cronico nei loro conti esteri sono in questo momento una delle più grandi minacce per il progetto dell’unione europea.

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mar

24

mar

2015

SERBIA

Serbia

Fatidico anniversario

di Rodolfo Bueno (*)

Questo martedì, 24 marzo si compiono 16 anni dall’inizio dell’intervento armato in Serbia, guerra in cui parteciparono circa 1.000 aerei che andavano a bombardare quel paese partendo dalle basi NATO in Italia e dalla portaerei nordamericana Theodore Roosevelt, che stazionava nel Mediterraneo. Tra quella data e il 12 giugno 1999 la NATO, che potrebbe benissimo essere definita la mano nera terrorista degli USA, lanciò un totale di 2.300 missili da crociera Tomahawk contro 1.000 obiettivi e i suoi aerei realizzarono circa 38.000 missioni di combattimento, che distrussero circa 40.000 abitazioni residenziali, circa 300 suole e più di 20 ospedali. Solo sopra Belgrado, città che pochi statunitensi sono capaci di indicare sulla carta geografica, caddero circa 1.000 bombe. Quegli attacchi criminali causarono 6.000 feriti e si presero la vita di più di 3.000 civili tra cui 100 bambini; molti altri persero gambe o braccia. Tante bombe che trasformarono i serbi in esperti capaci di riconoscere dal rumore dell’aereo se era carico di bombe o no e il tipo di aerei che li bombardavano.

Secondo l’allora portavoce del Pentagono, Kenneth Bacon, “la televisione serba faceva parte integrale della macchina del terrore di Milosevich, allo stesso livello delle sue forze armate”, per cui la NATO la bombardò e la interruppe; morirono 16 membri del suo personale tecnico, in cui onore sono stati piantati 16 alberi di fronte all’edificio. Bene! Così si raggiunge la vera libertà di stampa, basta trasformare la guerra di informazione mediatica in guerra reale perché la parte contraria s trovi morti, feriti, desaparecidos e il caos sorga dappertutto.

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lun

23

mar

2015

ISRAELE

I messaggi delle elezioni israeliane

Di Ilan Pappe (*)

Per noi che conosciamo la natura della bestia non c’è stata sorpresa nel risultato delle elezioni in Israele.

Come molti dei miei amici, anch’io mi sono sentito sollevato dal fatto che non venisse eletto un governo sionista “progressista”, Ciò avrebbe permesso che continuasse la farsa del “processo di pace” e l’illusione della “soluzione dei due stati” per la continuazione della sofferenza dei palestinesi.

Come sempre, lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu ha offerto l’inevitabile conclusione quando ha dichiarato la fine della soluzione dei due stati, invitandoci così al troppo a lungo ritardato funerale di una idea mal concepita che concedeva ad Israele la necessaria immunità internazionale per il suo progetto colonialista in Palestina.

 

La potenza della farsa è stata smascherata quando sia gli esperti internazionali che quelli locali hanno predetto la così lontana dalla realtà vittoria del sionismo progressista, una tendenza ideologica israeliana in via di estinzione, incarnata dalla lista dell’Unione Sionista guidata da Isaac Herzog e Tzipi Livni.

I sondaggi dell’ultim’ora fatti dai migliori tecnici statistici di Israele hanno rafforzato l’idea irreale e condotto ad un enorme fiasco mediatico quando le aspettative di una vittoria del capo “progressista” si sono trasformate in shock e costernazione di fronte al trionfo di Netanyahu.

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gio

19

mar

2015

VENEZUELA

Si, Obama ha ragione. Il Venezuela è una minaccia per l’impero.

di Néstor Busso (*)

Il Venezuela governato da Hugo Chàvez e dai suoi continuatori è un pericolo. Mette continuamente in discussione il capitalismo, l’imperialismo, la concentrazione della ricchezza, le società che speculano con le necessità del popolo. Decisamente il Venezuela minaccia quando chiama all’unità latinoamericana, quando partecipa all’UNASUR, alla CELAC o all’ALBA.

 

E il Venezuela è particolarmente un pericolo per il sistema imperiale perché è parte di un’America Latina unita come mai lo è stata prima.  Un’America Latina con governi non sottomessi all’impero è un pericolo.

Si, sono pericolosi i governi nazionali e popolari che hanno tratto dalla povertà 50 milioni di persone nell’ultimo decennio. Sono pericolosi i governi che non si subordinano al potere economico di potenti gruppi economici e mediatici.

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mer

18

mar

2015

LIBIA

Il caos provocato in Libia

di Txente Rekondo (*)


Il 17 marzo si sono compiuti quattro anni dalla Risoluzione 1973 approvata dalle Nazioni Unite su richiesta degli USA e dei loro alleati,  che autorizzò l’intervento della NATO in Libia.

Con un ventaglio di scuse, l’ormai logoro “intervento umanitario” aprì la strada all’intervento militare contro il governo libico di Gheddafi e alla successiva eliminazione fisica di quest’ultimo. E, soprattutto, aprì la strada in ugual modo all’attuale scenario che presenta la Libia.

 

Il paese nordafricano è oggi l’immagine viva di uno stato fallito, dove le violazioni dei diritti umani e le morti violente hanno raggiunto cifre mai conosciute. I ribelli che, appoggiati dalla NATO, rovesciarono Gheddafi sono stati accusati da diversi organismi difensori dei Diritti umani di essere gli autori di “morti per vendetta, torture, detenzioni arbitrarie”,  che sono così generalizzate e sistematiche “che potremmo trovarci davanti ad una situazione vicina ai crimini contro l’umanità”.

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mar

17

mar

2015

IN RICORDO DI FAUSTO E IAIO

In ricordo di Fausto e Iaio

Il 18 marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci "Iaio" vengono uccisi in un agguato fascista a Milano. Dopo trentasette anni i loro assassini continuano a rimanere impuniti. Vogliamo ricordarli con una testimonianza pubblicata nel libro Fausto e Iaio trent'anni dopo.

 

Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il sequestro del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e l'uccisione dei 5 poliziotti della sua scorta da parte delle Brigate Rosse, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due giovani frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo vengono assassinati prima delle 21 a colpi di calibro 38 in via Mancinelli, a poche centinaia di metri da casa mia in via Picozzi. Subito la notizia vola di bocca in bocca. La telefonata di un compagno mi avvisa dell'accaduto, immediatamente chiamo altri compagni e ci diamo appuntamento sul luogo del delitto per testimoniare la nostra solidarietà e la nostra rabbia. La notizia gira velocemente e in meno di un'ora migliaia di persone si radunano sul luogo del duplice omicidio accusando i fascisti. Al presidio sono presenti anche molti compagni della Breda di Sesto San Giovanni, la fabbrica dove lavoro, e insieme decidiamo di riunirci il giorno dopo per prendere posizione con un volantino da distribuire in fabbrica.

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sab

14

mar

2015

ESERCITO EUROPEO

Perchè l’Unione Europea vuole un suo esercito?

di Manuel Medina (*)

Sulla nuca europea soffiano di nuovo venti di guerra.

Negli ultimi tre decenni l’asse Stati Uniti-Unione Europea ha potuto mantenere senza apprezzabile concorrenza la sua egemonia economica e politica sul resto del pianeta. Ma, trascorsi 25 anni dalla caduta dell’Unione Sovietica il panorama mondiale ha fatto una svolta di 180°.Nuove potenze capitaliste emergenti stanno ponendo una dura sfida alle economie degli imperi storici. Quel pianeta di “pace” che gli esegeti del capitalismo disegnavano per noi dopo la scomparsa del socialismo nell’est europea sembra essere arrivato alla sua fine.

L’enorme capacità produttiva ed economica di alcuni paesi asiatici sta dando scacco matto alle economie delle potenze industriali di Europa e America del Nord. Dall’altra parte l’America Latina, condannata dal suo vicino del nord a svolgere il ruolo sussidiario di fornitrice di materie prime, sta cercando di farsi strada in mercati diversi da quelli tradizionali, a condizioni finanziarie meno lesive di quelle che le imponevano gli organismi internazionali, controllati dalle entità finanziarie degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

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ven

13

mar

2015

MENZOGNE IMPERIALISTE

Routine negli USA, notizia mondiale se succede in Venezuela

di José Manzaneda (*)

 

Stati Uniti: lo scorso 10 febbraio un lavoratore agricolo messicano veniva abbattuto a Pasco (Washington) dopo aver gettato delle pietre alla polizia (1). Tre agenti gli hanno sparato 17 volte, nonostante fosse disarmato. E’ il quarto scontro a fuoco che avviene con i poliziotti, dalla scorsa estate, nella citata località di Pasco.

Si tratta di una scena simile a quella dell’agosto scorso a Ferguson (Missouri), quando un giovane nero disarmato è stato assassinato con 6 pallottole, 2 delle quali in testa, da un poliziotto bianco (2). Una settimana prima, un altro giovane nero moriva soffocato da un poliziotto di New York (3). Ci sono state proteste di massa per questi due assassinii in 170 città degli USA. A Ferguson il governo è arrivato a decretare il coprifuoco e la Guardia nazionale ha utilizzato armi e munizioni da guerra nelle manifestazioni (4).

Il 1° marzo un video amatoriale mostrava come 3 poliziotti di Los Angeles uccidevano con 5 spari un uomo – anche lui nero – che viveva in strada, perché aveva fatto resistenza (5).

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gio

12

mar

2015

IN RICORDO DEL PARTIGIANO ENZO GALASI

Foto di gruppo al Centro di Iniziativa Proletaria di Sesto San Giovanni, il primo a destra è il partigiano Enzo Galasi, quello a sinistra seduto al tavolo è Ettore Zilli partigiano e deportato nel campo di sterminio di Dachau, in mezzo Moni Ovadia.


  Riportiamo un brano e una lettera inedita pubblicata a pag. 100 del libro di

Antonio Masi e Michele Michelino  DALL’INTERNAZIONALE A FISCHIA IL VENTO A NIGUARDA che ricorda il compagno Enzo Galasi.

 Tra gli antifascisti aumenta la rabbia verso Togliatti che aveva, in nome della pacificazione concesso l’amnistia ai fascisti. Anche militanti del PCI scrissero lettere di protesta. Riportiamo il testo della lettera fornitaci dal partigiano Enzo Galasi, compagno di lotta di Sergio Bassi

“Caro Togliatti, sono un vecchio comunista compagno di Picelli . Lei mi crederà settario perché così sono chiamati quelli che hanno la propria fede e sono disposti a qualunque sacrificio. Intendo parlare dell’amnistia.
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gio

12

mar

2015

CIAO ENZO

IL PARTIGIANO ENZO GALASI CI HA LASCIATO

 

Abbiamo appreso con profondo dolore della scomparsa di Enzo Galasi, partigiano e gappista. Enzo con il padre Alfonso, torturato a Villa Triste, apparteneva alla 3a Gap II distaccamento.

La Gap di Alfonso ed Enzo Galasi svolse un ruolo importante nella Resistenza milanese collaborando con Egisto Rubini e Gigi Campegi, comandanti della 3a Gap in periodi diversi.

Enzo ha continuato, dopo la Liberazione, il suo appassionato e instancabile impegno per l’affermazione dei valori dell’antifascismo, della democrazia, della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Le esequie del partigiano Enzo Galasi avranno luogo venerdì 13 Marzo 2015 alle ore 9,45 presso la Casa di Cura Gli Oleandri in via Ippocrate 18.

Fermata Affori Nord - linea gialla.

A Wilma, agli amici, ai compagni un affettuoso abbraccio.

Roberto Cenati
Presidente ANPI Provinciale di Milano  

 

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mer

11

mar

2015

SOLIDARIETA' DI CUBA AL VENEZUELA

Dopo le misure prese dalla Repubblica Bolivariana contro funzionari USA coinvolti nel tentativo di golpe di poche settimane fa, ora il presidente USA Barak Obama ha decretato sanzioni contro il Venezuela, definendo il paese “una minaccia straordinaria e inusuale” per gli USA.  Tra le risposte di solidarietà alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, pubblichiamo la dichiarazione del Governo cubano e un’analisi della situazione del politologo argentino Atilio Boron.


Dichiarazione del Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba

 

Il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba è venuto a conoscenza dell’arbitrario e aggressivo Ordine Esecutivo emesso dal Presidente degli Stati Uniti contro il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che definisce questo paese una minaccia alla sua sicurezza nazionale, in rappresaglia per le misure adottate in difesa della sua sovranità a fronte degli atti di ingerenza di autorità governative e del Congresso statunitense.

 

In che modo il Venezuela minaccia gli Stati Uniti? A migliaia di chilometri di distanza, senza armi strtegiche e senza utilizzare risorse o funzionari per cospirare contro l’ordine costituzionale statunitense, la dichiarazione suona poco credibile e svela i fini di coloro che la fanno.

 

Ma un simile pronunciamento in un anno in cui si efettueranno elezioni legislative in Venezuela riafferma, una volta di più, il carattere di ingerenza della politica estera statunitense.

 

La gravità di questa azione esecutiva ha messo in allerta i governi dell’America Latina e dei Caraibiche, nel gennaio 2014, nel Secondo Vertice della CELAC all’Avana, hanno dichiarato la regione Zona di Pace e hanno rigettato qualsiasi atto contro di essa, perchè posseggono sufficiente esperienza dell’interventismo imperiale nella loro storia.

 

Il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba riafferma nuovamente il suo incondizionato appoggio e quello del nostro popolo alla Rivoluzione bolivariana, al legittimo governo del Presidente Nicolàs Maduro e all’eroico popolo fratello del Venezuela.

 

Nessuno ha il diritto di intervenire negli affari interni di uno Stato sovrano né di dichiararlo, senza fondamento alcuno una minaccia alla sua sicurezza nazionale.

 

Così come Cuba non è mai stata sola, neanche il Venezuela lo sarà.

L’Avana, 9 marzo 2015.

 

Preparando l’aggressione militare al Venezuela

di Atilio Boron; da: atilioboron.car.com; 9.3.2015

 

Barak Obama, una figura decorativa nella Casa Bianca che non è riuscito a impedire che un energumeno come Benjamin Netanyahu si rivolgesse ad entrambe le Camere del Congresso per sabotare i colloqui con l’Iran relativi al programma nucleare di questo paese, ha ricevuto un ordine tassativo dal complesso “militare-industriale-finanziario”: deve creare le condizioni che giustifichino un’aggressione militare alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.

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ven

06

mar

2015

COMMERCIO, DENARO E VIOLENZA

Commercio, denaro e violenza


di Alejandro Nadal (*)


La ‘leggenda’ più importante nella teoria economica è che, attraverso il commercio, si raggiunge l’armonia sociale. Il racconto è semplice: gli esseri umani hanno una propensione naturale a realizzare interscambi. Adam Smith dice che è una facoltà privativa degli esseri umani: i segugi possono cacciare in branco, ma nessuno ha mai visto un segugio scambiare un uovo con un altro.

Il messaggio centrale è che prima venne il baratto e questo generò la divisione del lavoro, da cui emerge l’armonia sociale come fenomeno naturale.

 

Ma Adam Smith si sbagliava. L’antropologia e la storia lo hanno smentito.

 

Il baratto inizialmente non si effettua tra gli abitanti di un villaggio o tra vicini e tra amici.

Per loro esistono relazioni sociali basate su legami familiari, di amicizia, vicinanza e gerarchie istituzionali. La pace durevole non si costruisce con il commercio, ma attraverso vincoli di solidarietà, di tolleranza e di buona volontà. E’ vero che il baratto è molto antico, ma all’inizio si effettuava tra estranei e anche tra nemici.

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gio

05

mar

2015

LIBIA

Cos’hanno guadagnato i libici con la rivoluzione?

di Mustafa Feturi (*)

Sono già passati quattro anni e la domanda è se la Libia e i libici hanno ottenuto qualcosa di positivo per cui valga la pena  continuare a pagare un tale alto prezzo.

 

Migliaia di libici sono ancora profughi all’interno della Libia, e vivono di elemosine e di carità in accampamenti improvvisati sparsi per tutto un paese ricco di petrolio. Tawergha, una città costiera ad est di Misrata illustra quanto sta succedendo: la totalità dei suoi 40.000 abitanti ancora non è potuta tornare a casa. Negli ultimi giorni della guerra del 2011, le milizie distrussero quasi tutte le case e gli affari della città. Altre migliaia di famiglie del sud, dell’est e della stessa Tripoli vivono ancora lontano dalle loro case. Dall’estate scorsa Bengasi, dove cominciò tutto quattro anni fa, è praticamente una città fantasma.

 

Altre migliaia di libici, compreso io stesso, fuggirono a Tunisi, in Egitto, negli Stati del Golfo o in diversi paesi europei in cerca di sicurezza e pace, o semplicemente perché non potevano restare in Libia per paura di arresti arbitrari o della morte.

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mar

03

mar

2015

FIDEL CASTRO INCONTRA I CINQUE

Cinque ore con  i Cinque



Fidel Castro

 

Li ho ricevuti sabato 28 febbraio, 73 giorni dopo che hanno messo piede su terra cubana. Tre di loro avevano consumato 15 lunghi anni della loro più piena gioventù respirando l’aria l’umida, putrida e ripugnante dei sotterranei di una prigione yankee dopo esser stati condannati da giudici venduti. Altri due, che lavoravano ugualmente per impedire i piani criminali dell’impero contro la loro Patria, furono anch’essi condannati a vari anni di prigione brutale.

 

Gli stessi organi di investigazioni, lontanissimi dal più elementare senso della giustizia, hanno partecipato all’inumana caccia.

 

I servizi di sicurezza cubani non avevano assolutamente bisogno di seguire i movimenti di un solo equipaggio militare degli Stati Uniti, perché questi potevano osservare dallo spazio tutto ciò che si muoveva sul nostro pianeta attraverso la Base di Esplorazione Radioelettronica “Lourdes”, a sud della capitale di Cuba.

Questo centro era in grado di identificare qualsiasi oggetto che si muovesse a migliaia di miglia dal nostro paese.

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ven

27

feb

2015

INTERNAZIONALISMO

La Grecia da sola non può

Vittime dell’austerità del mondo, unitevi

di Ismaiel Hossein-zadeh (*)

Indipendentemente dal risultato dei negoziati tra il recentemente eletto governo greco e i rappresentanti del capitale finanziario europeo, il solo fatto che la mareggiata di rabbia del popolo greco provocata dalle misure di austerità neoliberiste abbia portato al potere un partito di sinistra come Syryza merita di essere celebrato dalle vittime dell’austerità del resto del mondo. Più che altro, la vittoria elettorale di Syryza dimostra chiaramente che quando le persone si mobilitano possono cambiare le cose.

 

Ma è necessario stemperare l’entusiasmo per la vittoria elettorale di Syriza avvertendo di un paio di pericoli. Il primo problema è che se i movimenti anti-austerità di altri paesi non riescono a collocare al governo i loro rappresentati e non riescono a coordinare le loro azioni di protesta con i loro omologhi in Grecia, le promesse elettorali di Syriza si vedranno frustrate dal potere del capitale finanziario. La seconda preoccupazione è che i leaders di Syriza al comando del nuovo governo non sembrano essere fortemente legati ai cambiamenti che hanno promesso ai loro elettori durante la campagna elettorale.

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gio

26

feb

2015

SOLIDARIETA' AL VENEZUELA

 FARC-EP: IN SOLIDARIETA’ CON IL VENEZUELA

<http://www.nuovacolombia.net/Joomla/documenti-analisi/5936-farc-ep-in-solidarieta-con-il-venezuela.html>

 

Con sentimento di fratellanza bolivariana, le FARC-EP esprimono

solidarietà nei confronti del gagliardo popolo venezuelano e del

governo del Presidente Nicolás Maduro, quando dall’ultradestra

mondiale si scatena la più feroce offensiva interventista,

fondamentalmente mediante continui tentativi golpisti e permanenti

atti di sabotaggio economico su grande scala.

 

Il piano di abbattere il governo del Presidente Maduro non è una

finzione, posto che si esprime in fatti noti come l’istigazione e

il finanziamento di settori violenti, che con il pretesto di subire

inesistenti violazioni dei diritti umani sono stati utili agli Stati

Uniti, che hanno sospeso visti e congelato conti appartenenti a

funzionari venezuelani.

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mer

25

feb

2015

COLPO DI STATO FALLITO IN VENEZUELA

Obama ha mancato il suo colpo di Stato in Venezuela

 

febbraio 23 

da Informare per resistere