dom

05

lug

2015

MIGRANTI

I dannati del mare

di Daniela Trollio (*)

 

Nel novembre 1989, al suono delle fanfare di tutto l’Occidente ‘democratico’, cadeva il “Muro” per antonomasia, quello di Berlino.  Sono passati 26 anni e, nel mondo, di muri ne sono stati eretti più di una ventina: muri di filo spinato, di cemento, di sabbia e pietra, contornati da fossati, elettrificati, guardati a vista da soldati che sparano…

I più conosciuti sono quelli tra Stati Uniti e Messico (dove le “schiene bagnate” centro-americane cercano di entrare nella terra promessa del dollaro), quello tra Israele e Cisgiordania, la barriera di Ceuta e Melilla in Marocco: Ma ve ne sono altri meno noti, come quello recente tra Bulgaria e Turchia eretto per fermare i profughi siriani, quello tra l’Oman e gli Emirati Arabi, quello tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, quello tra la Tailandia e la Malaysia e via dicendo.

Ogni anno migliaia di persone perdono la vita per oltrepassare questi muri.

 

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mer

01

lug

2015

BORGHESI E PROLETARI

IN ITALIA E NEL MONDO: LA RICCHEZZA DEI BORGHESI AUMENTA SULLA PELLE DEI PROLETARI

Michele Michelino (*)

Un dossier di Oxfam, (un’OnG, umanitaria) afferma che la forbice fra ricchi e poveri si sta allargando rapidamente: ENTRO IL 2016 L’1% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE SARÀ PIÙ RICCO DEL RIMANENTE 99% DEGLI ABITANTI DEL PIANETA. Oxfam dice che metà della popolazione più povera si concentra nei Paesi G20, cioè non è solo un fenomeno dei paesi poveri africani, asiatici o di altri disastrati stati nei vari continenti.

Anche nei paesi imperialisti, fra chi “sta meglio”, come nei cosiddetti paesi emergenti si vede un allargamento della povertà. Dal dicembre 2013 la ricchezza complessiva dei Paesi del G20 è aumentata di 17.000 miliardi di dollari, ma è all’1% dei più ricchi che è andata la fetta più grande, vale a dire 6.200 miliardi di dollari, il 36% della crescita complessiva.

Anche in Italia la povertà è in costante aumento. Dal 2008, inizio della crisi, a oggi, gli italiani che versano in povertà assoluta sono quasi raddoppiati fino ad arrivare a oltre 6 milioni, quasi il 10% dell’intera popolazione.
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mer

01

lug

2015

REFERENDUM IN GRECIA

Sette punti per capire il referendum greco

Di Dimitris Pantoulas, Juan Agulló e Rafael Rico Ríos (*)

1. Perché Syryza ha convocato un referendum in solo una settimana?

Il primo Ministro greco, Alexis Tsipras, tre giorni dopo l’ultimatum dato dai creditori, ha preso la decisione di convocare un referendum che si celebrerà solo dieci giorni dopo l’ultimatum stesso.

Tsipras è stato eletto cinque mesi fa con un programma politico contro l’austerità e i piani di salvataggio (eufemisticamente chiamati “memoranda”).

Dopo alcuni negoziati con i partners della Grecia - ma che in questa occasione sono i creditori che hanno fornito i prestiti (la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale) - che sono durati 4 mesi, la scorsa settimana il governo di Tsipras sembrò cedere alle pressioni dei creditori stessi e offerse un programma di austerità del valore di 8.000 milioni di euro. In tale programma venivano aumentate le tasse dirette e indirette, sia per le persone fisiche che per quelle giuridiche, ma non venivano toccati né i salari né le pensioni.

Molti, nella sinistra greca, hanno considerato questa proposta un tradimento e sono giunti anche a premere sui deputati di Syriza (il partito di Tsipras) perché il programma in questione non fosse approvato in Parlamento.

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mar

30

giu

2015

DISCORSO PREMIER GRECO

Discorso integrale del primo ministro di Grecia annunciando il referendum a fronte del ricatto dei creditori (27.6.2015)

“Per la sovranità e la dignità del nostro popolo”

di Alexis Tzipras (*); da: rebelion.org; 29.6.2015

 

Compatrioti greci,

da più di sei mesi il Governo greco sta combattendo una battaglia in condizioni di asfissia economica senza precedenti, con lo scopo di attuare il mandato che il popolo ci ha affidato il 25 gennaio. L’obiettivo per cui stavamo negoziando con i nostri partners era mettere fine all’austerità e permettere così che la prosperità e la giustizia sociale tornassero nel nostro paese.

 

Era una proposta per un accordo sostenibile che rispettasse sia la democrazia che le leggi comuni dell’Europa e che ci conducesse finalmente ad un’uscita dalla crisi.

 

Nel corso di questo periodo di negoziati ci è stato chiesto di sviluppare gli accordi pattuiti dai governi precedenti tramite i memorandum, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni.

 

Ma neppure per un momento abbiamo pensato di arrenderci e di tradire la vostra fiducia.

 

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mar

30

giu

2015

DEBITO GRECO

La storia sconosciuta delle negoziazioni del debito greco

di Vicenç Navarro (*)

La maggior parte dei più importanti mezzi di informazione e persuasione spagnoli hanno presentato i negoziati che si stanno svolgendo tra le più importanti istituzioni dell’establishment finanziario (sia la Banca Centrale Europea- BCE – che il Fondo Monetario Internazionale – FMI) e i politici europei (la Commissione Europea, il Consiglio Europeo e l’Eurogruppo, dominato dal governo tedesco) da un lato e il governo di Syriza della Grecia dall’altro, come un incontro fallito originato dalla presunta rigidità e incompetenza di quest’ultimo, nonostante la pazienza e il comportamento razionale dei primi.

In precedenti articoli ho messo in discussione questa visione così compiacente e poco critica, riprodotta quale parte della ‘sapienza’ convenzionale e promossa dai guru mediatici economici, tutti con chiara sensibilità neo-liberista.

Gliultimi esempi sono le analisi della situazione greca del consigliere ufficiale in materia economica de La Sexta Noche, il sig. José Carlos Dìez, e dell’ ‘economista della casa’ (come lo definisce la televisione pubblica della Catalogna, TV3, nel suo programma “lezione di Economia”), il sig. Xavier Sala i Martìn.

 

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dom

28

giu

2015

STRAGE DI VIAREGGIO

Il nostro Comitato anche quest'anno partecipa alle iniziative e al corteo per ricordare le 32 Vittime della strage ferroviaria di Viareggio. 

La solidarietà e la lotta senza quartiere contro gli assassini che in nome del profitto continuano impuniti a uccidere gli esseri umani e la natura e per la giustizia continua. Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, 

Questo il programma:

 

Lunedì 29 giugno, si svolge il 6° anniversario della strage "Noi non dimentichiamo". 

 

Ore 16.30 Incontro-dibattito con i Comitati e le Associazioni di altre stragi avvenute nel nostro paese c/o il Comune 

 

Ore 19.00 Buffet della solidarietà 

 

Ore 20.30 Appuntamento in via Ponchielli (luogo della strage) per il corteo per la città 

 

Ore 23.00 Interventi e proiezione del cortometraggio "Ovunque proteggi" 

 

Ore 23.49: lettura dei nomi delle 32 Vittime

 

 

 

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sab

27

giu

2015

UCRAINA

L’economia ucraina tocca il fondo

di Hedelberto Lòpez Blanch (*)

L’economia ucraina si sta indebolendo di giorno in giorno davanti all’ostinata posizione del governo di Piotr Poroshenko di allearsi più fortemente all’Occidente, allontanarsi dalla Russia – il suo tradizionale socio commerciale – e continuare le ostilità contro la Repubblica del Donestk e Lugansk.

 

Il Servizio Statale di Statistica ha comunicato che l’economia si è contratta del 17,6% nel primo trimestre del 2015, paragonata allo stesso periodo del 2014, mentre l’inflazione durante il presente anno arriverà almeno al 30%.

 

Nonostante una diminuzione del conflitto nel Donbass, le autorità di Kiev hanno optato per la militarizzazione della società e hanno violato continuamente la tregua patteggiata con gli indipendentisti dell’est ucraino, dove si trova la maggior parte dell’industrie e delle miniere di carbone.

Il rafforzamento militare è costato a Kiev milionarie erogazioni di bilancio, per aver aumentato gli effettivi delle Forze Armate da 130.000 a 232.000 soldati, mentre le spese militari aumenteranno dai 1.300 milioni di dollari del 2014 ai 2.100 milioni nel 2015.

 

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ven

26

giu

2015

GRECIA

 Chi sta pagando il debito illegale e illegittimo della Grecia

di Alejandro Teitelbaum

Il 29 aprile 2010 Eric Woerth, allora Ministro del governo francese, attraverso France Inter, con totale cinismo disse:

“Aiutando la Grecia aiutiamo noi stessi. I 6 milioni (di euro, prestati dalla Francia alla Grecia) non provengono dalle casse dello Stato. Vengono presi a prestito (sui mercati finanziari) ad un interesse dell’1,4 o 1,5% e vengono prestati ai greci al 5% circa. Così noi guadagniamo nell’operazione. E’ bene per il paese ed è bene per la Grecia e, soprattutto, è bene per la zona euro. Bisogna tranquillizzare i mercati. E’ sempre così, bisogna tranquillizzare i mercati (…) bisogna tendere una rete pubblica di sicurezza”.

 

Prima di pagare, rinegoziare o ristrutturare un debito bisogna procedere ad una revisione per stabilire quale parte è legittima e quale no.

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gio

18

giu

2015

IN RICORDO DI CHE GUEVARA

Il 14 giugno 1928 nasceva Ernesto Che Guevara, il “Che”. Per ricordare quella nascita, un testo di Italo Calvino.

 

QUALSIASI COSA CERCHI DI SCRIVERE

di ITALO CALVINO*

 

Qualsiasi cosa cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara, per come visse e per come morì, mi pare fuori tono. Sento la sua risata che mi risponde, piena d'ironia e di commiserazione. Io sono qui, seduto nel mio studio, tra i miei libri, nella finta pace e finta prosperità dell'Europa, dedico un breve intervallo del mio lavoro a scrivere, senza alcun rischio, d'un uomo che ha voluto assumersi tutti i rischi, che non ha accettato la finzione d'una pace provvisoria, un uomo che chiedeva a sè e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancor maggiori,

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mar

16

giu

2015

VENEZUELA

Paramilitarismo: cronaca di una peste annunciata

di Luis Britto Garcìa (*)

1. Il 5 giugno 2015 il presidente (del Venezuela) Nicolàs Maduro dichiara: “Attiverò e sto attivando piani per catturare e farla finita con tutte le cellule paramilitari che sono state seminate in Venezuela. Ho bisogno dell’aiuto delle famiglie colombiane che si trovano in Venezuela per liberare il Venezuela dalla peste paramilitare”. Lo dice al momento giusto. La peste ha già assassinato circa 200 dirigenti contadini, altrettanti dirigenti sindacali, figure della politica; essa taglieggia e impone tasse, si impadronisce di importanti società negli stati di frontiera e gestisce un contrabbando di minerali che rovina il paese.

 

2. Un nuovo fenomeno segna la realtà strategica del mondo. Zetas, Aztecas, Mexicles, Negros, Polones, Gatilleros, Caballeros Templarios e Narco Juniors in Messico; i Kaibiles guatemaltechi; le Maras centroamericane; le Posse giamaicane; i Paracos colombiani; i Talebani, Al Qaeda e Daesh in Medio Oriente, e una piaga di eserciti privati organizzati come cartelli, mafie e associazioni criminali sopravvivono in presenza degli Stati costituiti, si alleano con essi, usurpano le loro funzioni e sono sulla strada di distruggerli.

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sab

13

giu

2015

IMMIGRANTI AL CONTRARIO

Benvenuti, immigranti europei!

di Emir Sader (*)

 

La novità dei cicli migratori è la loro inversione nelle relazioni dell’Europa con l’America Latina.

Da quando è iniziata la crisi internazionale del capitalismo, nel 2008, si è abbassato il numero di immigranti latinoamericani in l’Europa, una significativa parte di essi ritorna ai suoi paesi di origine e – la novità più grande – è sorta una nuova ondata di immigrazione europea verso l’America Latina.

 

Regione fra le più ricche del mondo – anche per lo sfruttamento dell’America Latina – l’Europa stermina il suo generoso Stato del benessere sociale. Comincia a mettere in pratica lo slogan della campagna del PP (il Partido Popular spagnolo, nd.t.) di Catalogna: “Non ce n’è più per tutti”.

 

Nasce una nuova ondata di immigrazione, questa volta di europei verso l’America Latina.

Dato che non c’è modo di prevedere  quando finirà la prolungata e profonda recessione che le politiche di austerità hanno provocato e, d’altra parte, ci sono governi in America Latina che, non avendo seguito questa ricetta, hanno mantenuto ed esteso le loro politiche sociali, il continente diventa di nuovo attraente per gli europei.

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gio

11

giu

2015

ELEZIONI IN TURCHIA

Fine dell’erdoganismo: terremoto nella regione

di Nazanin Armanian (*)

Storico colpo alla farsa della “democrazia religiosa”, un altro straccio inganna-masse del capitalismo sempre autoritario, misogino, anti-pluralista e corrotto.

I risultati delle elezioni parlamentari della Turchia in cui  il partito islamista al governo Giustizia e Sviluppo (AKP) ha perso seggi a favore dei partiti nazionalisti secolari di centro-sinistra, mettono fine ad un decennio di confusione diretta da un altro eccentrico “Fuhrer” (leader supremo ed assoluto) chiamato Tayyeb Erdogan. Mentre si toglie il cartello elettorale più grande del mondo che portava la sua immagine, il capo “spirituale” del AKP, un inquietante personaggio che gioca con deliri di grandezza, medita sul suo futuro seduto in un sofà nella sua “Casa Bianca” – un megapalazzo che è costato al popolo circa 400.000 euro, costruito illegalmente in un bosco protetto – ignorando che a pochi chilometri circa 8.000 lavoratori delle fabbriche di montaggio Renault e Fiat erano in sciopero di protesta per i loro bassi salari.

 

Le 8 lezioni turche

 

1. L’inutilità di politiche islamizzanti per coprire i problemi sociali: mettersi a dividere le donne dagli uomini nei residence universitari, distribuire migliaia di esemplari del Corano nelle zone rurali, accusare di essere “atei e zoroastriani”, “nemici della Turchia e dell’islam” e “agenti dello straniero” gli oppositori politici, tutto questo non fa salire la crescita economica che è allo 0%, nè crea posti di lavoro per i 5-6 milioni di disoccupati. La risposta del governo .

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mar

09

giu

2015

ACCORDO TISA

L’accordo TISA

di Carlos Enrique Bayo (*)

Il segretissimo trattato di libero commercio TTIP tra gli USA e l’Unione Europea sembrava imbattibile come Cavallo di Troia delle multinazionali. Ma in realtà è quasi una cortina di fumo per coprire la vera alleanza neo-liberista planetaria: il Trade in Services Agreement (TiSA), un accordo ancor più antidemocratico di interscambio di servizi tra una cinquantina di paesi, compresa la Spagna, che non solo sta venendo negoziato nel più assoluto dei segreti ma che si pretende continui ad essere secretato e nascosto al pubblico per altri cinque anni, quando sarà già entrato in vigore e starà condizionando il 68,2% del commercio mondiale dei servizi.

 

Il livello di segretezza con cui si elaborano gli articoli e gli allegati del TiSA – che coprono tutti i campi, dalle telecomunicazioni e il commercio elettronico ai servizi finanziari, le assicurazioni e i trasporti – è persino superiore a quello del Trans-Pacific Partnership Agreement (TPPA) tra Washington e i suoi soci asiatici, per il quale si prevede 4 anni di vigenza nella clandestinità.

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mer

03

giu

2015

UCRAINA

IL MINISTRO DELLE FINANZE DI KIEV NATALIE JARESKO, EX FUNZIONARIA DEL DIPARTIMENTO DI STATO AMERICANO, TRASFORMATA IN CITTADINA UCRAINA


Ucraina

Sfidare l’Operazione Avvoltoio

Di Michael Hudson (*)

[La ministra delle Finanze ucraina Natalie Jaresko ha appena confermato tutto quello che il mondo sa: l’Ucraina non ha modo di pagare gli interessi del suo debito estero di 41.000 milioni di dollari (40,6% del PIL). Un gruppo di investitori privati, creditori di 9.000 milioni – tra cui Franklin Templeton, BlackRock e Allianz – ha proposto una ristrutturazione di 15.800 milioni in 4 anni, consistente nell’estendere le scadenze del debito, saccheggiare le riserve per pagare 4.000 milioni da qui al 2019 e altrettanto nel 2020.

Se non si arriva ad un accordo in due settimane, il FMI non potrà rendere effettivo un nuovo salvataggio per 17.500 milioni di euro, il che significherà il fallimento del paese. Ma il governo di Kiev esige una riduzione sostanziale dell’ammontare del debito e la sua ristrutturazione in due tipi di titoli (dei 29 attuali).

A differenza della Grecia, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaüble, ha dichiarato che: “Siamo d’accordo sul fatto che dobbiamo appoggiare la negoziazione della ristrutturazione del debito ucraino, che deve arrivare al termine”.

L’Ucraina deve alla Russia altri 3.000 milioni di dollari e ha mantenuto il pagamento degli interessi del debito fino ad ora grazie, in gran parte, a titoli per un valore di 1.000 milioni di dollari garantiti dall’Agenzia Internazionale di Sviluppo USA.

L’Ucraina soffre una seconda “terapia dello shock” neo-liberista, dopo quella del 1991, con una caduta del 20% del PIL e un’inflazione del 61%. ] – (SinPermiso)

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mar

02

giu

2015

DEBITO PUBBLICO MONDIALE

Debito pubblico: bilioni di menzogne

di Armando B. Ginés (*)

 

Voi e io, Bill Gates, Amancio Ortega e un immigrante che cerca di saltare il muro criminale di Melilla per entrare in Europa, tutti noi abbiamo contratto un debito di uguale importo, derivato dai prestiti chiesti e non ancora restituiti dai nostri governi, da comunità regionali e municipi: 6.800 euro a testa. Sembra assurdo … e lo è. Ma così dice la statistica degli economisti al soldo del signor Capitale.

 

Il debito pubblico su scala mondiale ascende a quasi 50 bilioni di euro, mentre il PIL di tutti i paesi supera di poco i 70 bilioni. Di questa produzione mondiale trasformata in denaro o valori finanziari il 25% - circa 18 bilioni – si trovano nascosti in paradisi fiscali. L’incredibilmente assurdo di queste cifre inumane è che 85 persone accumulano tanta ricchezza quanto più della metà della popolazione mondiale, cioè 3.570 milioni di esseri umani.

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gio

28

mag

2015

PALESTINA

Ordinato da Ben Gurion stesso, in esso tre delle personalità politiche più importanti di Israele uccisero centinaia di palestinesi

Il triplice massacro  di Lydda

Di Saiid Alami (*);

In questo mese di maggio palestinesi e arabi celebrano il 67° anniversario della “Nakba”, ossia “la Catastrofe”, chiamata in Israele “Indipendenza”. Immaginate un mucchio di immigranti arrivati in Palestina dall’Europa, che hanno la faccia tosta – appoggiati dalle grandi potenze – di proclamare la loro “indipendenza” sul territorio palestinese.

Un caso che non ha paragoni nella storia, ma definito “normale” da alcune potenze europee, in particolare la Gran Bretagna, che furono, e continuano ad essere insieme agli Stati Uniti, gli autentici invasori e occupati della Palestina.

 

Lydda è una città palestinese che si trova a 38 km. a nord-est di Gerusalemme, la cui fondazione da parte dei cananei risale al periodo tra il 5600 e il 5250 a.C. La città, insieme a Ramle, da cui dista 5 km., non era stata inclusa nel territorio del futuro Stato di Israele dalla Risoluzione 181 dell’ONU del 29 novembre 1947, che prevedeva la spartizione della Palestina in due Stati, arabo e israeliano. Ma Israele occupò le due citta tre mesi dopo la proclamazione dello Stato di Israele, il 14 maggio 1948.


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ven

22

mag

2015

USA, ARTICO E PETROLIO

Si apre il rubinetto petrolifero nell’Artico

di Gerardo Honty (*)

Il Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti ha approvato, lo scorso lunedì 11 maggio, il piano della Shell per lo sfruttamento del petrolio nel mare di Chukchi, di fronte alle coste dell’Alaska. E’ una decisione che sembra andar contro la politica climatica e ambientale che il governo degli Stati Uniti ha affermato di promuovere ed è un duro messaggio al mondo in generale nell’anno in cui si spera di raggiungere un accordo sul clima.

Lo sfruttamento delle riserve dell’Oceano Artico ha la potenzialità di liberare un “di più” di 15,8 mila milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera (equivalenti alle emissioni di tutte le automobili degli Stati Uniti per 13 anni) e di aumentare le concentrazioni globali di CO2 a 7,44 parti per milione (1).

 

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dom

17

mag

2015

ISRAELE E I DIRITTI UMANI

 

Uccidendo a Gaza, salvando in Nepal

L’ipocrisia morale di Israele

Di Gideon Levy (*)

Israele non ha bisogno di fare tutta la strada fino a Katmandù per salvare delle vite: sarebbe sufficiente che togliesse l’assedio che impone, a un’ora di macchina da Tel Aviv, e permettesse che Gaza fosse ricostruita.

 

L’uniforme è la stessa. E’ l’uniforme i cui portatori hanno bombardato centinaia di case, scuole e ospedali a Gaza la scorsa estate. E’ l’uniforme i cui portatori periodicamente sparano ad adolescenti e bambini che tirano pietre e a coloro che marciano pacificamente nella Cisgiordania occupata. E’ l’uniforme che ogni notte invade case con brutalità e butta fuori la gente dal suo letto, spesso per arresti non necessari e motivati politicamente. E’ l’uniforme che blocca la libertà di movimento delle persone nella loro stessa terra.

E’ l’uniforme che ha abusato di un intero popolo per decenni.

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ven

15

mag

2015

MIGRANTI

Una prospettiva algerina

I miserabili del mare

Di Hamza Hamouchene (*)

Qui (Algeria), come in altre parti dell’Africa, l’abbandono economico e la disperazione davanti ai regimi corrotti obbligano i giovani del continente a rischiare la morte per fuggire in Europa.

Nelle ultime settimane la vicinanza della UE e le politiche estere occidentali, insieme alla dominazione economica attuale del continente africano, hanno mostrato di nuovo le loro letali conseguenze nella tragedia dell’immigrazione attraverso il mar Mediterraneo.

 

Migliaia di persone, in maggioranza dell’Africa e della Siria, rischiano ogni anno le loro vite attraversando il mare in fragili imbarcazioni per sfuggire dalle aree devastate dalla guerra, dalla povertà, dalle persecuzioni e dalla miseria per raggiungere le coste dell’Europa in cerca di una vita migliore e più sicura. Disgraziatamente un numero importante di esse muore nel tentativo o finisce in campi e prigioni umilianti nei paesi del sud d’Europa solo per essere deportate e restituite e veder distrutti i loro sogni.

 

Quello che distingue le tragedie di questo anno da quelle precedenti è l’alto tasso di affogati, che quest’anno supera la cifra di 1.500, cinquanta volte di più di quella registrata nello stesso periodo del 2014. Questa differenza si deve agli attuali conflitti in Siria, Libia e Mali, così come alla inumana decisione di alcuni governi della UE di rifiutare il finanziamento all’operazione di salvataggio Mare Nostrum diretta dall’Italia, preferendo abbandonare i migranti alla loro sorte, proclamando che questa decisione può agire come dissuasione per le persone indesiderate che cercano di raggiungere la fortezza europea.

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gio

14

mag

2015

MALATTIE MENTALI IN USA

 

Gli USA hanno bisogno di psichiatri

di Koldo Campos Sagaseta (*)

Secondo uno studio realizzato anni fa dalla Conferenza della Casa Bianca sulla Salute Mentale, uno su cinque statunitensi soffriva di problemi mentali e le malattie mentali erano la seconda causa di morte negli Stati Uniti.

 

Lo studio non chiariva qual era l’indice di mortalità che questi problemi mentali provocavano al di fuori degli Stati Uniti, anche se la “pazzia” statunitense – io  sospetto – non deve essere la seconda bensì la prima causa di morte, direttamente o indirettamente, in America Latina, Asia e Africa.

 

Affezioni mentali che quasi sempre trovano la loro cura nel portafoglio e che spiegano anche il perché di tanti bambini pistoleri nelle scuole che mitragliano professori o compagni; o il disturbo ossessivo-compulsivo che mantiene il blocco a Cuba; o i costanti errori e danni collaterali provocati dalla schizofrenia militare statunitense e dalla demenziale ambizione dei suoi governi.

 

E niente fa pensare che le cose siano migliorate, anzi ci sono ragioni per pensare il contrario.

 

Il narcisismo statunitense ha, nell’ignoranza, tra altre conseguenze per quella società e per il resto del mondo, una delle sue più decise espressioni.

 

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mar

12

mag

2015

2° GUERRA MONDIALE

La Vittoria

di Rodolfo Bueno (*)

La 2° Guerra Mondiale si sviluppò, essenzialmente, sul fronte sovietico-tedesco, dove furono combattute le più importanti e decisive battaglie che costituirono l’inversione radicale della guerra e spezzarono la spina dorsale delle Forze armate della Germania nazista, la più potente forza militare della storia. Delle 783 divisioni tedesche sconfitte in questa guerra, 607 lo furono su questo fronte, dove furono abbattuti anche 77.000 aerei e istrutti 48.000 carri armati e 167.000 cannoni, oltre a 2.500 navi da guerra, il che significò il completo disastro per la Germania Nazista.

 

La più grande sconfitta tedesca avvenne nella Battaglia di Stalingrado, la più sanguinosa e feroce della storia, con più di 3 milioni di soldati morti da entrambe le parti; essa durò dall’agosto 1942 al 2 febbraio 1943 e culminò, dopo combattimenti senza tregua casa per casa, con l’incredibile vittoria dell’esercito Sovietico sulla 6° Armata tedesca, qualcosa che nessuno nel mondo occidentale si aspettava.

Facciamo l’esempio, su tanti gloriosi momenti avvenuti in questa battaglia, della ‘Casa di Pavlov’, un edificio di uffici difeso tra il 23 settembre e il 25 novembre 1942 da un piccola guarnigione, quando il contrattacco sovietico la rilevò. E’ sufficiente dire che la 6° Armata tedesca, che lottava per prendere Stalingrado e che in meno tempo si era impadronita di mezza Europa, fu incapace di conquistare la Casa, difesa da una dozzina di agguerriti soldati. Gli uomini del sottufficiale  Yakov Pavlov, che comandava la difesa di questo edificio, identificato come fortezza sulle carte militari tedesche, eliminarono più soldati nemici che tutti quelli che morirono durante la liberazione di Parigi.

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gio

07

mag

2015

BALTIMORA, USA

Se Baltimora non fosse statunitense..

di Manuel E. Yepe (*); da: alainet.org; 6.5.2015

 

Il quotidiano statunitense “The Washington Post” ha pubblicato nei giorni scorsi una curiosa analisi speculativa realizzata dai suoi giornalisti riguardo quanto ha divulgato la stampa più importante dell’Occidente su una situazione come quella che si è creata a Baltimora, stato del Maryland, riguardo all’ondata di proteste nate dalla morte, il 19 aprile, del giovane nero statunitense Freddie Gray mentre era sotto custodia della polizia.

 

Dal punto di vista di coloro che hanno partecipato all’inchiesta, se questi fatti fossero avvenuti in qualsiasi luogo al di fuori degli Stati Uniti le reazioni sarebbero state pressappoco le seguenti:

- numerosi analisti internazionali avrebbero previsto il sorgere, nel paese preso in esame, di una ‘primavera’ del tipo di quelle accadute in alcune nazioni del Medio Oriente, elogiando la mobilitazione dei giovani per la protesta attraverso le reti sociali;

- i governi del mondo avrebbero espresso la loro preoccupazione per il picco di razzismo e per la violenza statale nel paese dove fosse successo il fatto. Avrebbero condannato il trattamento delle minoranze etniche e la corruzione delle forze di sicurezza nel trattare i casi di brutalità poliziesca nel paese in questione;

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mar

05

mag

2015

VIETNAM - RICORDO DI HO CHI MIN

A 40 anni dalla Liberazione di Saigon, il ricordo dello Zio Ho…

Ho Chi Min: Un lungo viaggio…

di Kintto Lucas(*)

Arrivare ad Hanoi, visitare quella che è stata la Casa dello Zio Ho, ascoltare la gente parlare di lui e ricevere il Bottone d’Oro con il suo viso, ricordare con Nicolàs Guillèn che “Alla fine del lungo viaggio/Ho Chi Min gentile e sveglio:/ sulla bianchezza dell’abito/gli arde il cuore aperto./Non ha scorta né valletto./Ha attraversato montagna e deserto: / sulla bianchezza del vestito,/ solo il cuore aperto. /Non ha voluto altro per il viaggio….”.

 

Nel 1967 esce Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez, che diventa il miglior esempio del realismo magico, un “genere letterario” latinoamericano che, servendosi del surrealismo, mescola il mitico e il quotidiano per catturare la storia e la cultura. Chi non ricorderà, anni dopo, quel paragrafo di inizio che dice così: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa doveva ricordare quella sera remota in cui suo padre lo portò a conoscere il ghiaccio”?!

 

In quello stesso anno, intellettuali e artisti statunitensi promuovono grandi manifestazioni contro la guerra del Vietnam. La Lettera inviata dal leader vietnamita Ho Chi Min al presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson, in risposta ad un precedente messaggio del governante, provoca un terremoto nell’opinione pubblica statunitense:

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lun

04

mag

2015

NEPAL

Nepal, anno 2025

di Jesús González Pazos (*)

L’Himalaya continua a contrarsi e ieri la terra ha tremato di nuovo. Ancora una volta vaste aree di quel piccolo paese asiatico che è il Nepal sono state devastate. Le cittadine principali, con Kathmandu in testa, oggi non sono altro che un mucchio di ferro, legno e mattoni; sembra che siano rimaste in piedi ben poche costruzioni. Neppure quelle più vecchie, costruite senza fretta e con perizia, che erano sopravvissute al terremoto di 10 anni fa, questa volta hanno resistito. Alla fine il patrimonio culturale architettonico di questo paese è sparito, il patrimonio umano è colmo di morte e la coscienza mondiale di nuovo scossa.

 

E ancora una volta la comunità internazionale, in prima istanza, esprime già la sua preoccupazione per la situazione dei suoi rispettivi connazionali. Questi , in massa, passeggiavano per le valli, riposavano in pittoreschi villaggi, facevano trekking sulle alture o, direttamente, cercavano di raggiungere una qualsiasi delle impressionanti cime di questo paese.

Montagne e valli che ieri hanno ruggito, che hanno di nuovo espresso la loro protesta e la loro rabbia contro l’essere umano, contro la sua indifferenza davanti alla vita e contro la sua ipocrisia davanti a se stesso quando, in ripetute e uguali occasioni, cade in vani richiami alla solidarietà e alla risoluzione  - una volta per tutte – delle accuse profonde di queste catastrofi. Disastri che non sono tanto naturali come, ripetutamente, ci dicono analisti di ogni tipo, esperti vari e, soprattutto, governi e istituzioni internazionali.

 

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gio

30

apr

2015

1° maggio 2015

1° di maggio

di Daniela Trollio (*)

 

Dati: nel mondo ci sono più di 200 milioni di disoccupati, 1 miliardo e 700 milioni di lavoratori poveri (il 30% circa dei lavoratori di tutto il mondo) che guadagnano meno di 3 dollari al giorno, un numero sconosciuto di fantasmi impiegati nella cosiddetta “economia informale” e 21 milioni di schiavi (non solo schiavi salariati, ma proprio schiavi, la cifra più alta nella storia dell’umanità).

Fonte: rispettabilissime istituzioni “borghesi” quali il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU (ECOSOC) e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL).

 

Il 1° maggio come giornata internazionale dei lavoratori risale ad anni lontanissimi – ma purtroppo solo nel tempo – e precisamente al Congresso Operaio Socialista della 2° Internazionale a Parigi del 1889, che la fissò in omaggio ai Martiri di Chicago (7 di loro erano immigrati di nazionalità tedesca) e in ricordo delle giornate di lotta per le 8 ore di lavoro culminate nella rivolta di Haymarket. La lotta era iniziata dalla fabbrica di trattori McCormik, contro la giornata di 10/12 ore di lavoro, sabato compreso, in condizioni pericolose.

Detto così …. com’è tragicamente attuale, vero? E oggi ci rubano persino la domenica!

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mer

29

apr

2015

PRANZO PROLETARIO DI SOTTOSCRIZIONE

VENERDI’ 1° MAGGIO ORE 12,30 al

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli"


via Magenta 88, Sesto San Giovanni (MI)


PRANZO PROLETARIO e...chiacchierate tra amici e compagni di lotta (euro 15 - sottoscrizione per il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio).

ll primo maggio 1886, a Chicago, oltre 50.000 lavoratori proclamano lo sciopero per imporre al padronato le otto ore lavorative.

Il 3 maggio, davanti alle fabbriche Mc Cormick, in Haymarket square, si svolge un presidio di lavoratori per impedire azioni di crumiraggio al termine dell’iniziativa, alcuni agenti delle “forze dell'ordine” caricano i manifestanti, iniziando a sparare all'impazzata. Il risultato è di quattro morti e centinaia di feriti.

Da allora il 1° maggio è diventato la giornata internazionale di lotta dei lavoratori che ricorda la lotta sempre attuale per le 8 ore e i martiri di Chicago a cui rendiamo omaggio insieme  a tutti quelli che lottano contro lo sfruttamento capitalista, ma è anche un momento di riflessione e di festa per stare insieme ad amici e compagni di lotta. Per questo

 

VENERDI’ 1° MAGGIO ORE 12,30 presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
via Magenta 88, Sesto San Giovanni faremo un

PRANZO PROLETARIO e...chiacchierate tra amici e compagni di lotta (euro 15 - sottoscrizione per il Comitato)

Invitiamo gli associati e gli amici del Comitato a prenotare al 02 26224099 o al 3357850799





Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio


Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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gio

23

apr

2015

VIVA IL 25 APRILE

La Resistenza continua!


A 70 anni dalla Liberazione sono continui gli attacchi alla Lotta partigiana per distruggerne il ricordo e imporre le controriforme e un sistema autoritario necessari al potere capitalista per scaricare la propria crisi sulla classe operaia e le masse popolari.

La medaglia di onorificenza «in riconoscimento del sacrificio offerto alla Patria» che il governo di centrosinistra (Boldrini e Delrio alla presenza del Presidente Mattarella) ha consegnato alla memoria di Paride Mori, ex repubblichino e ufficiale del Battaglione Mussolini – che ha agito a fianco dei nazisti - è un altro insulto ai partigiani e antifascisti e un’altra tappa sulla via della “pacificazione nazionale” varata da Violante, che ha poi trovato un forte sostenitore in Napolitano, e ora ufficialmente dal governo Renzi che equipara i fascisti che hanno combattuto per la dittatura e l’oppressione a fianco dei nazisti ai partigiani che hanno lottato per la liberazione.

Che questo non sia un fatto isolato è dimostrato anche dall’articolo di Alessandro Fulloni su “corriere.it” intitolato: “Foibe, 300 fascisti di Salò ricevono la medaglia per il giorno del ricordo” (tra cui almeno 5 criminali di guerra accusati di avere torturato civili e partigiani).

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mer

22

apr

2015

STRAGE DI MIGRANTI 

Mediterraneo di morte

Le guerre, la rapina delle materie prime, gli accordi commerciali capestro – in una parola l’imperialismo – hanno trasformato il Mediterraneo nella “più mortale strada” (definizione dell’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati)  per gli immigranti.

Questi i dati: Il 65% dei migranti morti nel mondo nel corso del 2014 ha perso la vita nel Mediterraneo. Le statistiche sono di una crudele trasparenza: 3.279 persone sono morte nel Mediterraneo, 265 nel Corno d’Africa, 307 alla frontiera nordamericana, 540 nel golfo del Bengala e 626 in altri punti del pianeta.

Per fare un altro paragone, tra il 1° gennaio 2015 e il 19 aprile, 1.600 migranti sono morti nel Mediterraneo contro i 41 alla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

In sintesi, nei mesi passati del 2015, nel Mediterraneo è morto un immigrante ogni due ore. Dall’anno 2000 più di 20.000 persone sono morte cercando di giungere in Europa, principalmente attraverso il Mediterraneo.

 

Affogati di terza classe

David Torres (*); da: publico.es; 21.4.2015

 

Nella famosa scena finale di Titanic di james Cameron, Kate Winslet chiede al suo amante - Leonardo Di Caprio, morto di freddo e di sfinimento nelle gelide acque dell’Atlantico - che non la abbandoni nello stesso momento in cui dolcemente ne spinge il cadavere sott’acqua perchè si inabissi velocemente. Slavoj Zizek commenta la scena nel documentario Pervert’s Guide to Ideology e sottolinea il simbolismo con cui vengono presentate le relazioni di classe in un film così brillantemente grossolano.

Le classi alte, con le loro giovani ereditiere, le loro vecchie arpie e le loro canaglie da operetta cannibalizzano i poveri emigranti che viaggiano nelle viscere del transatlantico; il giovane vagabondo pieno di vita balla con l’annoiata ragazza ricca trasmettendole, in un’unica notte di passione, energia e ricordi sufficienti ad affrontare il resto della sua  vacua e lunga esistenza. La sua morte è l’olocausto offerto per rinnovare la specie dei milionari, allo stesso modo in cui i vampiri hanno bisogno di bere il sangue delle loro vittime.

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dom

19

apr

2015

CORTEO CONTRO AMIANTO E SFRUTTAMENTO

Corteo contro i morti per amianto, 18 aprile 2015

 

video del corteo contro l'amianto e lo sfruttamento https://youtu.be/tTtnZ_8euvY


Numerosi ex lavoratori esposti all’amianto, insieme ai  famigliari delle vittime, e semplici cittadini hanno manifestato partendo dalla sede  del nostro Comitato -  il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” -  sfilando per le vie della città di Sesto San Giovanni accompagnati dalla banda degli ottoni, fino alla lapide che ricorda tutte le vittime dell’amianto e dello sfruttamento. La manifestazione ha voluto anche denunciare che di amianto si continua a morire nell'indifferenza e nel silenzio della società e senza giustizia, come dimostrano le ultime sentenze: Eternit di Casale Monferrato, Marlane di Praia a Mare, Enel di Turbigo.

Davanti alla lapide che recita “ A perenne ricordo di tutte le vittime dello sfruttamento capitalista” posta dagli operai Breda nel 1997 a ricordo dei loro compagni assassinati dalla fibra killer, il presidente del Comitato Michele Michelino, dopo aver ricordato gli ultimi compagni e compagne morti, ha ricordato anche che in Italia l’amianto provoca un morto ogni 3 ore, 8 al giorno e che secondo la mappa del ministero della Salute ci sono 38 mila siti a rischio che, se non vengono bonificati, continueranno a produrre morte.

Nel corteo insieme al comitato hanno manifestato anche diverse associazioni: ANMIL Medicina Democratica, AIEA, Comitato a sostegno delle vittime operai dell’Eureco, Assemblea Antifascista Bassanese, Antonio Pizzinato e  lo scrittore Stefano Valenti. Quest’anno al corteo ha partecipato anche il sindaco della città Monica Chittò che ha portato il saluto dell’amministrazione comunale.

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ven

17

apr

2015

GALEANO

Ancora due testi per ricordare Eduardo Galeano: il primo di una scrittrice e poetessa guatemalteca, Ilka Oliva Corado, immigrata clandestina negli USA, e il secondo della notissima scrittrice e giornalista argentina Stella Calloni.

______________________________

 

Don Eduardo Galeano di noi  nessuno

di Ilka Oliva Corado, Stati Uniti; 13.4.2015

 

Sono sempre stata convinta che gli esseri straordinari se ne vadano in giorni infausti di cieli nuvolosi che piangono secchi di pioggia. Don Eduardo Galeano se n’è andato in un giorno così, oggi è spuntata singhiozzando la nebbia della primavera statunitense, accompagnandolo dalle prime ore dell’alba.

Noi – i paria, gli impronunciabili, quelli delle schiene spezzate durante secoli di sfruttamento; noi, gli illetterati, i braccianti; noi, gli operai, i contadini, gli eterni proletari – siamo rimasti orfani con l’andarsene di don Eduardo.

Senza protezione alcuna, immersi nella profonda oscurità della desolazione, se n’è andato l’uomo che osò guardarci negli occhi, che osò darci un nome, camminare con noi e portare sulle sue spalle la nostra tribolazione di classe sociale sfruttata dai tiranni.

Se n’è andato un intellettuale che si è sempre sentito un bracciante qualsiasi e questa grandezza umana è ciò che lo rende immortale. Egli ha trasceso i confini delle classi sociali e delle bacheche dell’università.

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mer

15

apr

2015

CORTEO CONTRO I MORTI PER AMIANTO

contro lo sfruttamento degli esseri umani e la distruzione della natura.


A PERENNE RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DELL’AMIANTO E DELLE SOSTANZE CANCEROGENE

 


Sabato 18 aprile 2015 – ore 16.00 corteo

partenza dal Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” di via Magenta 88,

Sesto San Giovanni (Mi), fino alla lapide di via Carducci

 

Le fibre di amianto che hanno arricchito i padroni dell’Eternit e di tante altre fabbriche, pubbliche e private, continuano a uccidere lavoratori e cittadini mentre i responsabili rimangono impuniti.

In Italia c’è una realtà fatta di decine di migliaia di morti sul lavoro e di lavoro, di altre migliaia di lavoratori e cittadini che si ammaleranno e moriranno in futuro, e c’è una “giustizia” che continua a dire che nessuno è colpevole.

 

Una società che considera normale che ogni anno migliaia di lavoratori e cittadini si ammalino e muoiano a causa del lavoro, che non persegue i responsabili di questa strage che continua, è una società barbara in cui il diritto del padrone a fare profitti vale più della giustizia verso le vittime.

 

Punire i colpevoli, bonificare l’ambiente e i luoghi di lavoro è un problema non più rinviabile; una vera emergenza ambientale, sanitaria, sociale.

 

Contro l’omertà e la complicità di padroni, governi e istituzioni,


                            

MANIFESTAZIONE


in ricordo di tutti i lavoratori assassinati in nome del profitto

 

Dopo il corteo per le vie della città e la deposizione dei fiori alla lapide posta dai lavoratori delle fabbriche di Sesto, la manifestazione terminerà alle ore 17,30 con un’assemblea aperta presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” di Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Milano aprile 2015

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                                                                            

web: http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

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mar

14

apr

2015

 EDUARDO GALEANO CI HA LASCIATO

Lunedì 13 aprile 2015 è morto a Montevideo, all’età di 74 anni, il grandissimo scrittore e militante Eduardo Galeano. Chiunque abbia voluto capire qualcosa dell’America Latina ha dovuto – e dovrà anche nel futuro – leggere il suo libro Le vene aperte dell’America Latina. Lo vogliamo ricordare con un articolo del politologo argentino Atilio Boròn e con un suo testo, scritto nel 2004.

Ci mancherà; pochi, pochissimi sono stati capaci di scrivere con altrettanto carattere di classe, ironia, semplicità e chiarezza.

__________________________________

 

Galeano: originale e profondo.

di Atilio Boròn; da:atilioboron.com

 

Pensavo di analizzare a fondo alcuni temi della nota sul Vertice delle Americhe che ha pubblicato Pagina 12 (quotidiano argentino, n.d.t.). Ma, appena ritornato dalla Colombia – dove ho avuto l’onore alle diverse attività del Vertice Mondiale di Arte e Cultura per la Pace in Colombia – mi ha colpito la notizia della morte di Eduardo Galeano. E la verità è che l’unica cosa che mi è venuta voglia di fare è stato cercare i suoi libri nella mia libreria per sentirmi ancora una volta in sua compagnia provando piacere nella loro lettura.

Eduardo è stato non solo un critico incisivo e mordace del capitalismo e un uomo impegnato con la rivoluzione latinoamericana, ma anche un pensatore sia originale che profondo, il che non succede così spesso come si ritiene.

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dom

12

apr

2015

CIAO ERMINIA

Ricordo di mia madre

 

Con profondo dolore comunico la morte – avvenuta il 10 aprile - di Erminia Barbisotti, una delle prime associate del nostro Comitato fin dal 1997, anno della sua costituzione stroncata da un ictus a 89 anni che, tra le altre cose, era anche mia madre.

Erminia, ultima figlia di una famiglia di contadini poveri che ne avevano messo al mondo 13, non ha avuto una vita facile. Come si usava allora, ancora bambina fu costretta a lavorare con suo padre nella stalla e poi messa a servizio in casa di signori come bambinaia. Durante la guerra e la Resistenza lavorò in una panetteria a Casalpusterlengo, nel Lodigiano: sotto il pane e la farina che il padrone le faceva portare agli invasori nazisti che occupavano l’Italia riusciva a portare messaggi e alimenti ai partigiani nascosti in clandestinità. D’accordo con il fornaio che impastava il pane, riusciva sempre a dare qualche pagnotta a una famiglia poverissima con molti figli.

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gio

09

apr

2015

CONVEGNO

 

MORTI SUL LAVORO E DISASTRI AMBIENTALI

Tragica fatalità o delitti contro l’umanità?

 

Sabato 11 aprile 2015, ore 9.30

 

Villa Casati “Sala Consiliare”

Piazza Mazzini 9 – Cologno Monzese

 

 

Introduce e coordina:

Pino Angelico

Assessore al Lavoro e alla Legalità del Comune di Cologno Monzese.

 

INTERVERRANNO:

 

. Raffaele Guariniello,  sostituto Procuratore della Repubblica di Torino, coordinatore del gruppo Sicurezza sul Lavoro e tutela consumatori.

 

.   Antonio Boccuzzi, deputato ex operaio Thyssen.

 

.  Laura Rodinò, Laura De Masi, Luigi Santino, rappresentanti dei familiari delle vittime della Thyssen.

 

. Bruno Pesce, coordinatore Associazione Familiari Vittime Amianto Casale Monferrato.

 

.  Michele Michelino, presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

 

.   Lorena Tacco, responsabile Associazione Italiana Esposti Amianto Nord Milano.

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gio

09

apr

2015

DEBITO PUBBLICO

La farsa del debito nei paesi periferici dell’Eurozona

di Vicenç Navarro (*)

Una teoria economica molto diffusa recita che il massimo ostacolo al recupero economico dei paesi periferici dell’Eurozona è il loro elevato debito pubblico. Si sottolinea costantemente che il debito è la principale causa del fatto che le economie di questi paesi (Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) non riescano a uscire dalla crisi. Da questa lettura della realtà consegue la necessità di ridurre tale debito pubblico a base di tagli delle spese pubbliche, comprese le spese pubbliche sociali, tagli considerati particolarmente necessari per questi paesi periferici che sono quelli che presumibilmente hanno speso di più e, quindi, hanno generato maggior debito pubblico.

Tutti i guru economici che appaiono sui principali mezzi di informazione e persuasione del paese – da TV3 e Catalunya Ràdio fino al programma La Sexta Noche, Cadena Ser, Radio Nacional de España e molti altri – riproducono questa visione dei rischi del debito e dell’urgente necessità di tagli. E lo stesso appare sui media di analisi economica, presentati come centri di riflessione economica, eseguita da “esperti”.

 

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mer

08

apr

2015

MIGRANTI

Il muro mortale del Mediterraneo: l’assassinio di massa istituzionale dell’Unione Europea

di Said Bouamama (*)

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (1), nel 2014 sono morti 3.419 migranti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Questa macabra cifra trasforma il Mediterraneo nella frontiera più mortale, visto che la quantità totale di persone morte in tutto il mondo è di 4.272.  In un periodo di tempo più lungo, dal 2000, più di 20.000 migranti hanno perso la vita. E la tendenza è a salire costantemente, visto che nell’anno 2014 ha battuto tutti i records e ha lasciato molto indietro il picco precedente di 1.500 persone morte nel 2011.

I discorsi politici e mediatici presentano ogni nuovo dramma in una catastrofe imprevedibile sulla quale i governi europei non avrebbero alcuna influenza né responsabilità.

Il discorso della catastrofe nasconde un processo di assassinio di massa dell’Unione Europea.

 

Gli angoli morti delle cause strutturali

Il primo angolo morto dei discorsi politici e mediatici è quello delle cause economiche che spingono decine di migliaia di africani a rischiare le loro vite in traversate che sanno essere morali. A partire dalle indipendenze politiche del decennio 1960 alcuni meccanismi, diversi dall’occupazione militare diretta, hanno preso piede per garantire la riproduzione del “patto coloniale”, cioè della costruzione di economie africane a misura delle necessità dell’Europa e non secondo le necessità dei popoli africani.

Senza pretendere di essere esaustivi, ricordiamo alcuni di questi meccanismi.

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mer

08

apr

2015

MASSACRO ALLA SCUOLA DIAZ

IlFattoQuotidiano.it / Giustizia & Impunità


Scuola Diaz: “Blitz della polizia fu tortura”. Corte europea condanna l’Italia

Giustizia & Impunità

La decisione dopo il ricorso di Arnaldo Cestaro, 62enne all'epoca del pestaggio avvenuto il 21 luglio 2001 al termine del G8 di Genova. I giudici: "Legislazione inadeguata rispetto agli atti di tortura e assenza di misure dissuasive". Nel mirino anche prescrizione e indulto di cui hanno beneficiato agenti e dirigenti di Ps imputati. Riconosciuto risarcimento di 45mila euro. L'accusa del pm Zucca: "Governi furono sordi"

di F. Q. | 7 aprile 2015


Il blitz della polizia alla scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, “deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto commesso nei confronti di uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. La Corte ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti“. Il ricorso è stato presentato da Arnaldo Cestaro, 62enne all’epoca del pestaggio, militante vicentino di Rifondazione comunista che dalla Diaz uscì con fratture a braccia, gambe e costole che hanno richiesto numerosi interventi chirurgici negli anni successivi. All’epoca il referto dei medici genovesi sottolineò “l’indebolimento permanente dell’organo della prensione e della deambulazione”. Cestaro è poi diventato un attivista del Comitato verità e giustizia per Genova che, come tante altre organizzazioni impegnate sul fonte dei diritti, ha accolto con favore la sentenza. La Corte ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire alla vittima 45mila euro per danni morali. “I soldi non risarciscono il male che è stato fatto. E’ vero, è un primo passo quello di oggi, ma mi sentirò davvero risarcito solo quando lo Stato introdurrà il reato di tortura”, afferma Cestaro all’Adnkronos. “Oggi ho 75 anni ma non cancellerò mai l’orrore vissuto. Ho visto il massacro in diretta, ho visto l’orrore del nostro Stato. Dopo quindici anni, le scuse migliori sono le risposte reali, non i soldi”.

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mar

31

mar

2015

CONFLITTO USA-VENEZUELA

Il conflitto Stati Uniti/Venezuela e il VII Vertice delle Americhe

di Carlos Fazio (*)

L’America Latina e i Caraibi, cioè le principali nazioni componenti l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), e in particolare il Venezuela, sono il teatro di operazioni di un sordo gioco geopolitico tra Stati Uniti e i suoi soci della NATO contro Cina e Russia, due potenze emergenti che stanno sviluppando legami economici e di cooperazione tecnico-militare  con nazioni situate in quello che, tradizionalmente, gli USA considerano  il loro “spazio vitale”.

Poche volte come oggi – dopo il recente ordine presidenziale di Barak Obama che ha indicato il Venezuela come “straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti” – acquistano peso i concetti espressi da Nicholas J. Spikman nel 1942 quando, definendo il “Mediterraneo Americano” (che comprendeva il litorale del golfo del Messico e il Mar dei Caraibi, Messico, America Centrale, Colombia, Venezuela  e la cintura di isole che si succedono da Trinidad alla punta della  Florida, Cuba compresa), disse che questa regione doveva rimanere sotto “l’indiscussa e indisputata tutela” di Washington.

Nella sua opera Stati Uniti di fronte al mondo, scritta 3 anni prima che finisse la 2° Guerra Mondiale, nell’esporre la dottrina geopolitica dell’imperialismo così come la concepiva la classe dirigente statunitense, Spikman disse con eloquente crudezza: “Questo implica per Messico, Colombia e Venezuela una situazione di assoluta dipendenza rispetto agli Stati Uniti, di libertà meramente nominale…”.

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ven

27

mar

2015

ECONOMIA MONDIALE

Gli squilibri mondiali cambiano epicentro

di Alejandro Nadal (*)

L’economia mondiale invia tutti i giorni segnali. Cosa cercano di dirci?  Magari una domanda provocatoria: ci staranno dicendo che dobbiamo imporre sanzioni alla Germania per il suo disimpegno economico?

La crisi globale sta per cominciare il suo settimo anno di vita.

I problemi in Europa non si risolvono. Di fatto, adesso si combinano in modo pericoloso con i sintomi di una recessione prolungata in Cina,  per indicare che forse siamo già entrati in un lungo periodo di stagnazione a livello mondiale. Il recupero degli Stati Uniti, di cui tanto si parla, è segnato da nuvoloni e da uno spropositato incremento degli utili della banche senza che aumenti l’attività creditizia verso il resto dell’economia.

Decisamente i motori dell’economia mondiale non attraversano il loro momento migliore.

 

L’economia euroepa continua ad essere uno dei punti caldi più importanti. I problemi che vari paesi europei attraversano ancora sono accompagnati da indiscrezioni inquietanti sul futuro dell’unione monetaria.

I negoziati tra Bruxelles e l’eurogruppo da una parte, e il governo di Syriza dall’altro, hanno esasperato le tensioni sulla moneta europea. Allo stesso tempo hanno distratto l’attenzione da uno dei problemi più seri in Europa. Gli squilibri economici tra paesi con forti surplus di bilancia dei pagamenti e quelli che hanno un deficit cronico nei loro conti esteri sono in questo momento una delle più grandi minacce per il progetto dell’unione europea.

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mar

24

mar

2015

SERBIA

Serbia

Fatidico anniversario

di Rodolfo Bueno (*)

Questo martedì, 24 marzo si compiono 16 anni dall’inizio dell’intervento armato in Serbia, guerra in cui parteciparono circa 1.000 aerei che andavano a bombardare quel paese partendo dalle basi NATO in Italia e dalla portaerei nordamericana Theodore Roosevelt, che stazionava nel Mediterraneo. Tra quella data e il 12 giugno 1999 la NATO, che potrebbe benissimo essere definita la mano nera terrorista degli USA, lanciò un totale di 2.300 missili da crociera Tomahawk contro 1