ven

22

lug

2016

RIFLESSIONI SULLA STRAGE DI NIZZA

Nota del traduttore: Corsi e ricorsi della storia: qualcuno ricorda il clima sociale e le lotte operaie in Italia alla vigilia della strage di Piazza Fontana a Milano?

Qual’è la strana relazione tra i drammatici fatti di Nizza e la riforma del lavoro di Hollande?

           di Màximo Relti (*)

Alcuni precedenti

Storicamente la si conosce come “Kristallnacht”. La traduzione è “Notte dei cristalli”. Con questo nome si identificano i fatti accaduti in Germania tra il 9 e il 10 novembre 1938. Durante quella notte, i nazisti iniziarono tutta una catena di attacchi violenti combinati contro i beni e le persone di altri tedeschi di etnia ebrea.

Quel “pogrom” fu presentato dalla stampa di allora come una reazione spontanea della popolazione tedesca contro gli ebrei per l’assassinio, due giorni prima, del segretario dell’ambasciata tedesca a Parigi, Ernst von Rath, per mano di un giovane tedesco di origine ebrea.

Ma oggi è ampiamente provato che quegli atti di “ripudio” antisemiti furono organizzati in precedenza dal ministro della propaganda del Reich, Joseph Goebbels, e ordinati personalmente dallo stesso Adolf Hitler.

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gio

21

lug

2016

TURCHIA

Il ridicolo colpo di stato in Turchia in 17 riflessioni

 

di Nazanìn Armanian (*)

 

In base alla scarsa informazione disponibile sui fatti del 15 luglio, mi vengono le seguenti idee:

 

 

 

1. Anche se il regime di Recep Tayyip Erdogan è capace di commettere un attentato di “falsa bandiera” (aveva progettato di distruggere il mausoleo dello Sha Solimano, fondatore della dinastia ottomana, situato in Siria e di lanciare un missile sui propri cittadini, incolpando di entrambi gli atti il governo di Bashar al Assad, come ha rivelato nel marzo 2014), non lo farebbe partendo dall’esercito. Sarebbe un’operazione troppo arrischiata, con armi reali, tramite un’istituzione in cui il presidente turco non ha fiducia.

 

2. E’ dubbio anche che Fathola Gülen, il religioso sunnita turco felicemente residente negli USA abbia potuto, come indica Erdogan, mobilitare migliaia di militari di un esercito profondamente laico. Oltretutto il suo metodo è prendere il potere infiltrandosi nei luoghi chiave del potere, non patrocinare una rivolta di amateurs.

 

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lun

18

lug

2016

MASSACRO A NIZZA

Nizza: morti di ipocrisia

 

di Guadi Calvo (*)

 

Quando la scrittrice cilena Gabriela Mistral seppe del suicidio del suo amico Stefan Zweig, angosciato dalla barbarie nazista e dai “tanti anni di vagabondaggi senza patria”, dichiarò: “E’ morto di guerra”.

 

Noi, di fronte alla morte non solo delle recenti 84 vittime dell’attacco di ieri a Nizza, ma di tutte quelle dei recenti attentati in Europa, possiamo dire “Sono morti di ipocrisia”. 

 

Mentre sulla Promenade des Anglais, la bella passeggiata di fianco al mare della forse più civettuola città della  Francia, migliaia di persone si apprestavano a godersi i fuochi artificiali in ricordo della Rivoluzione Francese, i fuochi reali di una guerra che i loro governanti hanno cominciato nel 2011 contro il mondo arabo li hanno presi alle spalle.

 

Il camion che, a tutta velocità, si è lanciato sulla folla e che si è fermato dopo 200 metri su una montagna di vite spente, condotto da un giovane “solitario e silenzioso” franco-tunisino di 31 anni di nome Mohamed Lahouaiej Bouhlel, forse era una delle migliaia di armi di distruzione di massa che Saddam Hussein nascondeva nei suoi arsenali ultra segreti e per cui l’Occidente, sempre così disposto a salvare il mondo, ha iniziato non solo una delle mattanze più atroci della storia, come se ce ne fosse qualcuna che non lo sia, ma certo una delle più prolungate. 

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gio

14

lug

2016

DISASTRO FERROVIARIO IN PUGLIA

DISASTRO FERROVIARIO IN PUGLIA: UN’ALTRA STRAGE DEL PROFITTO

 

Michele Michelino (*)

 

Due treni di pendolari, lavoratori e studenti si sono scontrati frontalmente sulla linea a binario unico fra Andria e Corato. Le prime due vetture nell’impatto si sono sgretolate seminando morte e terrore. Il bilancio è di 23 morti accertate e di circa 52 feriti, diversi gravissimi. Mentre i soccorritori lavoravano alacremente contro il tempo per cercare di salvare quante più vite possibile e la solidarietà popolare dei pugliesi non si è fatta attendere con lunghe code di cittadini negli ospedali per donare sangue, la proprietà della rete ferroviaria e il governo come sempre hanno subito sposato la tesi dell’errore umano per scaricare le proprie responsabilità

 

Le parole di cordoglio alle famiglie delle vittime da parte delle istituzioni e l’annuncio di commissioni d’inchiesta per accertare i fatti e le responsabilità, come le lacrime di coccodrillo di padroni e sindacati, in questi casi fanno parte di un rito.

 

In Italia abbiamo il trasporto ferroviario a binario unico per migliaia di chilometri, e spesso gli investimenti rotabili risalgono al dopoguerra. Il sistema di supporto alla condotta che blocca il treno se il macchinista ignora il rosso è obbligatorio soltanto sulle tratte gestite direttamente dallo Stato, non in quelle concesse. La maggior parte della rete ferroviaria italiana viaggia ancora a binario unico. Oltre novemila chilometri sui 16 mila in mano a Rfi, il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, e le reti concesse, cioè non controllate direttamente dallo Stato seimila su circa 6.500 chilometri totali.

 

 Dopo l’incidente Ferrotramviaria (Ferrovie Bari Nord) proprietaria del tratto ha aperto un’inchiesta amministrativa e come sempre il ministro dei Trasporti di turno (questa volta Graziano Delrio) ha promesso una commissione d’indagine ministeriale per capire le cause dell’incidente e la magistratura sta già indagando: come sempre ci sarà un processo, ma con i tempi lunghi della giustizia, la prescrizione rischia di concedere l’impunità ai responsabili della strage e questo per i famigliari delle vittime al danno aggiungerebbe la beffa.

 

Alla luce della strage la responsabilità dell’azienda che gestisce la tratta ferroviaria è ancora più grave, perché dal 2013 erano già stati stanziati i soldi (fondi europei) per costruire il doppio binario. Sorge quindi anche il dubbio che qualcuno abbia volutamente ritardato i lavori per guadagnare sugli interessi dei soldi stanziati.

 

In realtà le cause dell’incidente non sono difficili da scoprire, quando si viaggia ancora su linea a binario unico e senza alcun sistema in grado di impedire una strage, con un sistema obsoleto dove il via libera ai treni è dato da una comunicazione via telefono tra gli operatori delle varie stazioni, sistema ancora in vigore.

 

 Purtroppo la verità è che questa è un’altra strage annunciata, un crimine contro l’umanità, come nel 2005 a Crevalcore, come nel 2009 a Viareggio e potrebbe ancora succedere sulle migliaia di chilometri di binario unico regionale esistenti in Italia.

 

La privatizzazione delle ferrovie dello stato, le esternalizzazioni, gli scorpori, delle aziende hanno come unico scopo la realizzazione del massimo profitto risparmiando anche i pochi centesimi sulla sicurezza a scapito dei ferrovieri e dei passeggeri. In nome dell’aumento della produttività e del profitto i padroni costringono i ferrovieri, e in generale i lavoratori, a lavorare in condizioni sempre più disagiate e pericolose e l’aumento dello sfruttamento è la causa principale degli infortuni e dei disastri.

 

Il governo avvantaggiando l’Alta Velocità ha risparmiato sugli investimenti del trasporto regionale per la sicurezza di pendolari e cittadini, facendo una scelta di classe, favorendo i cittadini di serie A a scapito dei cittadini di serie B e C!

 

La brutalità e l’inumanità del sistema capitalista si vedono anche da come sono trattati i cittadini delle diverse classi sociali. Nel momento del dolore oltre ad esprimere la nostra solidarietà a tutte le vittime e ai loro famigliari, non dimentichiamo le responsabilità di chi doveva tutelare la sicurezza e la salute dei ferrovieri e dei passeggeri, comprese quelle organizzazioni sindacali confederali che in cambio di alcuni privilegi hanno, non hanno fatto nulla per impedire l’imbarbarimento delle condizioni di sicurezza.

 

(*) Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto San Giovanni 14/07/ 2016

 

Mail: cip.mi@tiscali.it                                     http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

 

 

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lun

20

giu

2016

FRANCIA

Francia: stato di eccezione permanente

 

di Franck Gaudichaud (*)

 

Dai sanguinosi attentati del 13 novembre 2015, che causarono il ripudio mondiale e manifestazioni di solidarietà di massa con le vittime, la Francia vive in stato di emergenza. Cioè in stato di eccezione.

 

Pochi giorni fa il parlamento ha votato nuovamente il prolungamento dello stato di emergenza fino a luglio, perchè il paese sarà la sede della ambita Coppa Europea di calcio e si aspetta un grande afflusso di turisti.

 

Ma, nonostante l’immagine del paese doppiamente colpito dal terrorismo jihaidista, prima per il massacro di Charlie Hebdo e poi per gli attentati multipli di novembre, non sono queste le ragioni per cui si mobilitano permanentemente le forze di polizia, ma sono le moltiplicate proteste sociali che ricorrono il paese da quasi due mesi, soprattutto per il rifiuto della nuova “Legge sul lavoro”.

 

Il governo di François Hollande, del Partito Socialista, vuole imporre a qualsiasi costo tale legge, che amplia l’orizzonte della precarietà e della flessibilità lavorativa, forzando la sua applicazione mediante dispositivi eccezionali e passando sopra a qualsiasi consenso sociale.

 

 

 

In realtà, è dal 31 marzo del corrente anno, che la Francia vive uno stato di mobilitazione permanente. Quel giorno non solo iniziarono le proteste sociali di massa contro la Legge sul Lavoro; nasceva anche un nuovo movimento sociale che prendeva il nome di “Notte in Piedi” (Nuit Debout), una nuova esperienza assembleare con una grande capacità di irradiazione sociale, che si sarebbe prolungata e espansa per tutto il paese.

 

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mer

15

giu

2016

RIFUGIATI E IMMIGRANTI

Terza crisi dei rifugiati: la doppia faccia dell’accordo tra UE e Turchia

 

di Nazanin Armanian (*)

 

Dal 18 marzo l’Unione Europea (UE) respirava tranquilla: aveva firmato con la Turchia un patto che metteva ordine nel caos, espellendo in modo collettivo migliaia di immigranti e rifugiati dalla Grecia alla Turchia. Così riteneva di allontanare il problema e nascondere all’opinione pubblica un’altra crisi umanitaria generata dalla guerra e dal capitalismo più spietato. L’accordo contemplava quanto segue:

 

. la Turchia avrebbe accolto tutti i richiedenti asilo che fossero arrivati in Europa a partire dal 20 marzo. Per ogni persona arrivata, gli europei si sarebbero presi un altro rifugiato in Turchia. E’ ancora da vedere se si tratti di uno stupido scherzo o di un gioco da bambini tra adulti, con esseri umani che vengono trattati come pedine su una scacchiera.

 

. L’Europa avrebbe dato 3.000 milioni di euro a Tayeeb Erdogan perchè faccia il lavoro sporco.

 

. La UE avrebbe accelerato il processo di adesione della Turchia e smesso di richiedere il visto ai cittadini di questo paese.

 

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mar

14

giu

2016

ANCORA UN MASSACRO IN USA

Massacro a Orlando: proibito essere innocenti

 

di Guadi Calvo (*)

 

Le anime buone del mondo si sono un’altra volta stracciate le vesti, come è già successo troppe volte: New York, Madrid, Londra, Parigi e di nuovo Parigi, Bruxelles, San Bernardino e ora Orlando.

 

Bisognerebbe chiedersi: quale sarà la prossima città innocente dove un massacro farà capire che è proibito esserlo?

 

Ogni massacro prodottosi in Occidente, solo da che George W.Bush iniziò la sua guerra globale al terrorismo nel 2001, si replica migliaia di volte nei paesi del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Africa; questi morti che già si contano a milioni sarebbero molto più colpevoli dei cinquanta morti nel club notturno Pulse della città di Orlando?

 

Che diritto ha il disadattato di turno, Omar Mateen ad esempio, “scoria” come l’avrebbe chiamato Sarkozy nel 2005, di mettere fine alla vita di 50 persone innocenti che volevano solo passare una serata divertente? Per evitare confusione a quelli che trasudano acqua benedetta: NESSUNO.

 

Quanti sono i morti dell’Occidente dal 2001? Cinque, seimila. Quanti i morti in Iraq, in Siria o in Afganistan? La stessa quantità, ma con la differenza che invece di essersi prodotti in 15 annni, muoiono in poco più di un mese.

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gio

09

giu

2016

FRANCIA

Lezioni di Francia

di Gregorio Moràn (*)

Stiamo vivendo uno dei fenomeni sociali e politici più importanti degli ultimi anni: la situazione della Francia, attenuata da circa 10 giorni per le inondazioni. Confesso che mi mancano gli articoli del nostro ironico corrispondente Rafael Poch. Sarebbero i benvenuti per contrastare i luoghi comuni della stampa convenzionale. 

In Francia si confrontano due concezioni, i cui risultati saremo i primi a sentire.

Primo, perché già ci troviamo in questa situazione e poi perché la sconfitta accelererebbe la nostra decadenza.

Più chiaramente: un governo con la targa socialdemocratica assume, a corrente alternata, la politica che “il padronato” esige – non so se il termine è stato tolto dal nostro linguaggio cosmopolita – ma si muove tra le stesse coordinate create all’inizio del secolo XIX con l’accumulazione di ricchezza e di capitale. Molto semplice. Bisogna sloggiare lo Stato da tutti quei centri economici e sociali dove, dopo lo scorrere di molto sangue, si riuscì a renderlo garante di una legislazione che non fosse aristocratica e reazionaria, ma solo borghese. Adesso sembra poco.

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mar

07

giu

2016

CAPITALISMO E MERCATO DEGLI ORGANI

Reni, fegato e cornea: occasioni sul mercato siriano degli organi

 

Di Nazanin Armanian (*)

 

Un secolo e mezzo fa Marx segnalava che il modo di produzione capitalista trasformava la forza-lavoro in una merce perchè la grande maggioranza degli esseri umani si offrisse “liberamente” di essere sfruttata da una classe planetaria di delinquenti borghesi.

 

Un sistema che oggi, senza mascheramenti, ci ha trasformato direttamente in un articolo in più sul mercato, dove ci comprano/vendono interi o “disintegrati”, vivi o morti, all’ingrosso o al dettaglio.

 

E per “cosificare” centinaia di milioni di persone nel minor tempo possibile, quale migliore occasione di questi lunghi conflitti armati? 

 

Se già esisteva nel Vicino Oriente qualche piccolo mercato di traffico di organi (davanti agli occhi delle autorità), le guerre imperialiste che flagellano la regione negli ultimi decenni hanno fatto salire alle stelle l’indice di povertà tra le sue genti disperate, attirando le mafie internazionali del traffico di organi umani, che precedentemente dovevano sequestrare le loro vittime per coprire la domanda.

 

Ora circa 100 milioni di persone colpite da dette guerre fanno sì che i trafficanti, che ricorrono la regione e soprattutto i campi di rifugiati afgani, iracheni e siriani, ricevano grandi offerte di organi “non essenziali” come i reni. L’incredibile offerta ha anche -oltretutto - fatto abbassare i prezzi, movimentando ancor di più l’industria criminale.

 

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lun

06

giu

2016

CASSIUS CLAY- MOHAMMED ALI

Mohammed Alì: oggi il cielo è un ring

 

Di Leandro Albani (*)

 

Se n’è andato Mohammed Alì, uno dei pugilatori più riconosciuti al mondo, ma anche un referente per il popolo afro-discendente non solo degli Stati Uniti. Irriverente e solidale con quelli che stanno in basso, Alì lascia una scia di dolore con la sua partenza verso nuovi combattimenti.

 

 

 

Credo che la boxe mi piaccia perché ne ho letto nei racconti di Julio Cortàzar, Robert Arlt, Abelardo Castillo e per quel pugilatore sempre sconfitto ma sempre in piedi che Osvaldo Soriano costruì nel suo racconto Caserme d’inverno.

 

Quando posso guardo la boxe, anche se non sono molto disciplinato nel seguire giorno per giorno gli sport. Lo sono così poco che non ho nemmeno idea di chi sia il numero 5 dell’Indipendente, la squadra a cui mio nonno Emilio mi abbonò per tutta la vita.

 

 

 

Nella boxe – al di là del godermi gli incontri di Nicolino Loche che si trovano su internet e che mi lasciano senza fiato per la sua rapidità di torace e per la sua difesa sempre bassa – faccio attenzione alla storia dei pugili. Storie dure, di sconfitte permanenti, di crudeltà e vizi distruttivi. La lista dei pugilatori argentini che arrivarono al vertice della gloria e in appena un minuto caddero nell’abisso è lunga: Carlos Monzòn, Ubi Sacco, César “La bestia” Romero e tanti altri.

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mer

25

mag

2016

VENEZUELA

Preparativi di intervento militare in Venezuela

 

di Angel Guerra Cabrera (*)

 

Il copione dell’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela è stato scritto nel Comando Sud (CS) delle loro forze armate e viene applicato dettagliatamente dai loro alleati della Tavola dell’Unità Democratica (MUD) (coalizione dei partiti di ultradestra del Venezuela, n.d.t.), sigla che copre la controrivoluzione, cioè lo strumento imperiale per stimolare le carenze di prodotti e le zioni di strada e la violenza armata in dosi tali da favorire le condizioni ideali per giustificare l’intervento militare diretto nel paese con le più grandi riserve di petrolio del mondo.

 

Lo dice esplicitamente l’affermazione dell’ammiraglio Kurt W.Tidd, capo del CS: “il nostro opportuno intervento ha permesso di delineare una strada per la rapida uscita del regime”.

 

 

 

Qualche amico ha fatto avere a Caracas i 12 punti della fase 2 del piano del CS. Il documento rileva “la sconfitta alle elezioni e la scomposizione interna del regime populista e anti-nordamericano raccolgono l’impatto di successo delle nostre politiche applicate con forze alleate nella regione nella fase 1 di questa operazione”.

 

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lun

23

mag

2016

Presentazione AMIANTO MORTI DI "PROGRESSO"

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gio

19

mag

2016

BRASILE

Assalto al potere in Brasile

 

Di Atilio Boron (*)

 

Un gruppetto di banditi ha preso, assaltandola, la presidenza del Brasile.

 

Ne fanno parte tre attori principali: da un lato, un elevato numero di parlamentari (da ricordare che su un terzo di essi pesano gravissime accuse di corruzione), la maggioranza dei quali è arrivata al Congresso quale prodotto di un’assurda legislazione elettorale che permette ad un candidato che ottenga appena qualche centinaio di voti di accedere ad uno scranno grazie alla perversa magia del “quoziente elettorale”. Queste eminenti nullità hanno potuto destituire provvisoriamente chi è arrivato al Palazzo del Planalto con l’avallo di 54 milioni di voti.

 

Secondo, un potere giudiziario sospettato nella stessa misura di connivenza con la corruzione generalizzata del sistema politica e rifiutato da una gran parte della popolazione del Brasile. Ma è un potere dello Stato ermeticamente chiuso a qualsiasi forma di controllo democratico o popolare, profondamente oligarchico nella sua cosmovisione e visceralmente contrario a qualsiasi alternativa politica che si proponga di costruire un paese più giusto ed egualitario. Inoltre, come i legislatori, quei giudici e quei procuratori sono stati per quasi due decenni addestrati dai loro pari statunitensi con corsi presumibilmente tecnici ma che, come ben si sa, hanno un fondo politico che non ha bisogno di tanti sforzi per immaginare il suo contorno ideologico.

 

Il terzo protagonista di questa gigantesca truffa alla sovranità popolare sono i principali mezzi di comunicazione del Brasile, la cui vocazione golpista ed ethos profondamente reazionario sono ampiamente conosciuti, perché hanno da sempre militato contro ogni progetto di cambiamento in uno dei paesi più ingiusti del pianeta.

 

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mar

17

mag

2016

L' IMPERIALISMO USA IN AMERICA LATINA

Washington lancia il suo attacco contro i BRICS

 

di Paul Craig Roberts (*)

 

Dopo aver eliminato la presidente riformista dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, Washington ora si prepara ad eliminare la presidente riformista del Brasile, Dilma Rousseff.

 

 

 

Washington utilizzò un giudice federale per ordinare all’Argentina di sacrificare il suo programma di ristrutturazione del debito estero allo scopo di pagare ai fondi-avvoltoi il valore totale dei titoli in mora che gli stessi fondi-avvoltoi avevano comprato per alcuni centesimi di dollaro. Questi fondi vennero definiti “creditori” che avevano concesso “prestiti”, senza tener conto che non si trattava di “creditori” e che non avevano concesso alcun prestito. Erano opportunisti a caccia di denaro facile che sono stati utilizzati da Washington per disfarsi di un governo riformista.

 

 

 

La presidente Cristina Fernández de Kirchner resistette e, quindi, doveva andarsene. Washington inventò la storia che la presidente aveva coperto un presunto attentato iraniano a Buenos Aires nel 1994. Questa inverosimile fantasia, sulla quale non esiste alcuna prova della partecipazione iraniana, fu fornita da uno degli agenti di Washington all’ufficio del procuratore di Stato, e un dubbioso episodio avvenuto 22 anni fa fu utilizzato per spazzar via la Kirchner dalla strada del saccheggio statunitense dell’Argentina.

 

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gio

12

mag

2016

ISLAMOFOBIA

L’Islamofobia è uno strumento politico

 

Di Roberto Savio (*)

 

Quando, nel 2006, le caricature blasfeme contro l’Islam pubblicate su un giornale danese causarono 205 morti, l’allora Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica Ekmeled Ihsanoglu fece visita al responsabile delle relazioni estere dell’Unione Europea, Javier Solana.

 

In quel momento la posizione ufficiale della UE era che non vi era in assoluto islamofobia e che si trattava di un incidente isolato. Da allora questa è stata, più o meno, la posizione delle istituzioni europee.

 

 

 

Ma ora assistiamo ad un’autentica negazione della realtà. Per tre anni manifestazioni di massa in Germania, specialmente a Dresda (dirette da un uomo con precedenti penali), si sono succedute settimanalmente sotto la bandiera del PEGIDA (patrioti Europei Contro l’Islamizzazione del Continente).

 

 

 

Nel 2011 il massacro di 77 persone a Oslo da parte di Anders Behring Breivik fu ugualmente condannato come l’azione di un pazzo solitario. Attualmente si riconosce l’esistenza di più di 20 atti giornalieri di islamofobia solo in Germania.

 

 

 

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lun

09

mag

2016

BOMBE NUCLEARI IN ITALIA, GERMANIA.....

Bombe atomiche per Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia

 

da: cubainformacion.tv in publico.es; 4.5.2016

 

 

 

Cinque paesi non nuclearizzati violano in questo momento il Trattato di Non Proliferazione, ricevendo bombe atomiche dal regime statunitense

 

 

 

Grazie Presidente Obama. L’Italia mantenrrà con grande determinazione il suo impegno per la sicurezza nucleare”, ha scritto su Twitter il primo ministro Matteo Renzi, dopo aver partecipato, in aprile, al vertice di Washington su questo tema.

 

La proliferazione e il potenziale uso di armi nucleari costituiscono la maggiore minaccia alla sicurezza mondiale. E’ per questo che, 7 anni fa a Praga, mi impegnai a che gli Stati Uniti smettessero di diffondere l’armamento nucleare”, aveva scritto il presidnete Obama nella sua presentazione dell’incontro di Washington. E proprio mentre dichiarava questo, la Federazione degli Scienziati Americani (FAS la sigla in inglese) presenta nuove informazioni sulle nuove bombe nucleari statunitensi B61-12, attualmente in fase di sviluppo, che sostituiranno le B61 già dispiegate dagli Stati Uniti in Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia. Si stanno anche realizzando tests per dotare la B61-12 di capacità anti-bunker, ossia prove sulla capacità di penetrare profondamente nel sottosuolo prima di scoppiare per distruggere i centri di comando e altre strutture sotterranee tramite un primo colpo nucleare.

 

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gio

05

mag

2016

TURCHIA

Turchia: Erdogan, il grande taglieggiatore

 

dI Guadi Calvo (*)

 

Con l’accordo tra l’Unione Europea (UE) e la Turchia, entrato in vigore il 20 marzo scorso, è stato istituito un gigantesco campo di concentramento, affidato ad una delle figure più oscure del panorama internazionale: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

 

Quasi 5 milioni di rifugiati (2.5 milioni siriani e il resto in maggioranza iracheni e afgani) sono rimasti intrappolati in Turchia nella loro fuga verso l’Europa, mentre fuggivano dalle guerre che gli interventi della NATO hanno causato nei loro paesi.

 

L’accordo tra le 28 nazioni della UE e Ankara è stato denunciato da Filippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, visto che il patto viola il diritto internazionale sui rifugiati.

 

Il costo di questa monumentale prigione a cielo aperto sarà, per i prossimi due anni, di 6 mila milioni di euro, e il maggior beneficiario è Erdogan, il quale sa molto bene che tutte le sue richieste saranno soddisfatte dalla UE visto che una “fuga” di massa dei rifugiati verso la Grecia devasterebbe la molto precaria situazione dell’Europa politicamente e economicamente.

 

Erdogan ha oltretutto ottenuto che la UE semplifichi la richiesta dei visti e acceleri gli accordi per l’integrazione della Turchia nella UE, misura lungamente desiderata da Ankara e che la UE ha rifiutato sistematicamente per  i sospetti anti-islamici.

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mar

03

mag

2016

ELEZIONI IN AUSTRIA E XENOFOBI

L’Europa nel suo labirinto

 

di Guadi Calvo (*)

 

Al suono della monumentale crisi economica iniziata nel 2009 e che ancora non ha potuto essere dominata, i partiti di ultra-destra hanno avuto una crescita esponenziale. I partiti euroscettici, xenofobi e di ultra destra ormai non lottano più per poltrone nelle varie camere o per il governo delle città, ma si stanno trasformando in una opzione reale di potere.

 

L’ultimo grosso schiaffone l’Unione Europea (UE) l’ha appena ricevuto dalle maggioranze austriache, che quest’ultima domenica hanno messo il neonazista Norbert Hofer, candidato del partito ultranazionalista FPO, alla testa del primo turno delle elezioni presidenziali con un 35,4% dei voti, per cui egli dovrà affrontare nel turno definitivo, il 22 maggio, l’ecologista Alexander Van der Bellen, che è arrivato al 21,3%. Secondo la conta quasi completa dei voti, se non ci saranno modifiche all’ultimo minuto, sarebbe la prima volta nella storia democratica dell’Austria che non sarà un socialdemocratico o un democristiano ad occupare la presidenza. La vittoria di Hofer ha invalidato completamente le inchieste delle scorse settimane che davano per vincitore Van der Bellen.

 

Hofer, domenica notte, si è affrettato a dichiarare, nel caso a qualcuno rimanessero dubbi sul suo indirizzo: “L’islam non è parte dell’Austria”.

 

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sab

30

apr

2016

1° MAGGIO 2016

1° maggio 

 

Fra storia e attualità

 

Michele Michelino

 

Da sempre la crisi economica è utilizzata dai padroni per aumentare la concorrenza fra proletari, peggiorare le condizioni di vita della classe operaia, tagliare i salari, allungare la giornata lavorativa. Per i padroni usare sgherri armati contro chi minaccia la pacifica accumulazione del capitale quando non si riesce con altri mezzi, è normale. Dividere gli operai occupati dai disoccupati, mettere i disoccupati contro gli immigrati o, in alcuni casi, usarli come crumiri contro gli scioperi per mantenere bassi i salari, fa parte della politica antioperaia.

 

La lotta per la riduzione della giornata lavorativa iniziata dagli operai americani, e sostenuta dal movimento operaio internazionale, in particolare dall’Associazione Internazionale dei Lavoratori nata nel 1866 e guidata da Karl Marx, ha sempre avuto una visione internazionale della lotta di classe.

 

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ven

29

apr

2016

CLIMA

Senza che nessuno se ne renda conto, ci avviciniamo alla distruzione del nostro pianeta

 

di Roberto Savio (*)

 

 

 

Il 17 aprile gli italiani sono stati chiamati a votare un referendum nazionale sull’estensione delle licenze di estrazione di gas e petrolio in mare. Il governo, i media e i circoli economici hanno preso posizione contro il referendum, proclamando che sarebbe costato 2.000 posti di lavoro. I proponenti il referendum (tra i quali 5 Regioni) hanno perso.

 

L’Italia ha seguito una tendenza comune, dopo la fine del Vertice sul Cambio Climatico (Parigi, dicembre 2015) in cui tutti i paesi (Italia compreso, si sono impegnati solennemente a ridurre le emissioni.

 

Due settimane dopo il Vertice, il Primo Ministro britannico ha preso l’iniziativa di estendere le licenze di estrazione del carbone, spiegando che vi erano 10.000 posti di lavoro a rischio. Poi è stata la volta dell’India, che ha dichiarato che le licenze per le centrali elettriche a carbone sarebbero state estese, visto che lo sviluppo del paese viene prima delle preoccupazioni ambientali.

 

La risposta del governo polacco è stata dire che non aveva alcuna intenzione di ridurre a breve termine l’uso del carbone polacco. Poi l’Ungheria ha fatto una dichiarazione simile sull’utilizzo dell’energia fossile. Così nessuna iniziativa significativa per il controllo delle emissioni è stata annunciata dopo Parigi.

 

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mer

27

apr

2016

GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AMIANTO

In occasione del 28 aprile giornata mondiale contro l’amianto e delle vittime del lavoro, in tutto il mondo si svolgono manifestazioni. Anche in Italia le vittime dell’amianto e le loro associazioni questa settimana hanno organizzato molte iniziative dal nord al sud. In particolare quelle di maggior rilievo sono: corteo il 30 aprile a Sesto San Giovanni IN RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DELL’AMIANTO E DELLO SFRUTTAMENTO con partenza alle 16.00 dal Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli" di via Magenta 88

 

 

 

-27 aprile udienza in Vaticano. Il Papa riceverà le vittime dell'amianto che gli hanno inviato una lettera di cui pubblichiamo alcuni stralci.

 

 

 

- Giovedì 28 aprile 2016 – al Teatro della Cooperativa di Milano – ore 20.30Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, in collaborazione con il Teatro della Cooperativa presentano il libro AMIANTO: morti di “progresso”di Michele Michelino – Daniela Trollio - Edizioni Del Faro. Gli attori Renato Sarti e Marta Marangoni leggeranno alcune storie tratte dal libro. Saranno presenti gli autori. Interverranno anche operai, lavoratori, cittadini, protagonisti delle lotte raccontate nel libro e verranno proiettati due brevi video con testimonianze degli operai della Breda di Sesto San Giovanni

 

 

 

- 29 aprile Convegno presso la Camera dei Deputati a Roma promosso dai sindacati, Associazioni e Comitati dal titolo UNITI PER LIBERARE L’ITALIA DALL’AMIANTO,

 

 

 

Il Coordinamento Nazionale Amianto unisce una ventina di associazioni, credenti e non credenti, fra cui il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni). Ecco alcuni passaggi della la lettera.

 

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ven

22

apr

2016

AMERICA LATINA

Il freddo vento del nord

 

Di Vijay Prashad (*)

 

Vecchi e noti pericoli tendono agguati negli angoli dell’America Latina. Più di un decennio di speranze – consacrate con gli esperimenti del Venezuela – sembra essere finito. La “marea rossa” delle vittorie elettorali dal Venezuela alla Bolivia e più su fino al Nicaragua sembra essere sfumata. La Vecchia Destra si è disfatta degli stentorei toni militari per assumere il linguaggio mellifluo dell’anticorruzione.

 

I bolivariani del Venezuela – il viso attuale della sua sinistra – hanno perso le elezioni parlamentari, Mentre Evo Morales in Bolivia non ha guadagnato l’emendamento alla costituzione che gli avrebbe permesso un quarto mandato presidenziale. L’elettorato argentino ha rifiutato la sinistra peronista a favore della destra dei banchieri, mentre il governo brasiliano di Dilma Roussef patisce l’ostilità delle corporations dei mezzi di informazione e dell’establishment conservatore.

 

Ma non è la desolazione ciò che definisce un continente. In Perù, Verònica Mendoza, del Frente Amplio, ha raccolto credibilità nel primo round della battaglia presidenziale, mentre in Colombia le Forze Rivoluzionarie Armate (FARC) si preparano a firmare un accordo di pace e a portare la loro politica alle urne.

 

Le istituzioni create nel momento culminante della “marea rossa” - come l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA, n.d.t.) (una piattaforma regionale di commercio), teleSur (una rete regionale di mezzi di comunicazione regionali), così come varie alleanze energetiche (Petrocaribe e Petrosur) -continuano a vivere e sono in ragionevole stato di salute. Le nuove correnti politiche e questi allineamenti istituzionali suggeriscono che non si potrà disfarsi facilmente della “marea rossa”. E’ incardinata nell’immaginazione dei popoli dell’America Latina e nelle istituzioni che sono state fondate più di un decennio fa.

 

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mer

20

apr

2016

DISCORSO DI FIDEL AL VII CONGRESSO DEL PCC

Il popolo cubano vincerà

da: cubadebate.

cu; 19 aprile 2016

 

Discorso del leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, alla chiusura del 7° Congresso del Partito Comunista di Cuba

 

E’ uno sforzo sovrumano dirigere qualsiasi popolo in tempi di crisi. Senza di questi i cambiamenti sarebbero impossibili. In una riunione come questa, a cui partecipano più di mille rappresentanti scelti dal popolo rivoluzionario stesso, che ha delegato ad essi la propria autorità, ciò significa per tutti l’onore più grande ricevuto nella vita, e a questo si aggiunge il privilegio di essere rivoluzionario, che è frutto della propria coscienza.

 

Perché sono diventato socialista, più chiaramente perché mi sono trasformato in comunista? Questa parola, che esprime il concetto più distorto e calunniato della storia da parte di coloro che hanno avuto il privilegio di sfruttare i poveri, spogliati da quando furono privati di tutti i beni materiali che forniscono il lavoro, il talento e l’energia umana…. Da quando l’uomo vive in questo dilemma, nel corso del tempo senza limite … so che voi non avete bisogno di questa spiegazione, ma forse alcuni giovani sì.

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mar

19

apr

2016

CUBA

 

VII Congresso del Partito Comunista di Cuba

 

Messaggio del Partito Comunista di Cuba alle forze politiche e sociali amiche

 

Da: rebelion.org; 18.4.2016

 

 

 

Tra il 16 e il 19 aprile il Partito Comunista di Cuba celebrerà il suo VII Congresso che avrà come obiettivi fondamentali valutare il compimento dei Lineamenti della Politica Economica e Sociale approvati dal VI Congresso. Si discuterà e si approverà anche la strategia di sviluppo del paese fino al 2030 e la concettualizzazione del modello economico e sociale cubano.

 

Il congresso verrà celebrato in un clima internazionale segnato dalla crisi mondiale e dall’acutizzazione delle contraddizioni geopolitiche globali. E nel contesto latinoamericano si inasprisce la controffensiva imperialista e della destra contro i processi rivoluzionari, democratici e liberatori del continente e contro gli sforzi di integrazione dell’area.

 

Nel mezzo di questo contesto, la Rivoluzione Cubana mantiene inalterato il suo cammino. Dall’anno 2011, e con il sostegno maggioritario del popolo cubano, si sviluppa l’attualizzazione del modello economico destinato a costruire un socialismo prospero e sostenibile.

 

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ven

15

apr

2016

MOSSACK FONSECA

Lezioni di Panama

 

Di Alejandro Nadal (*)

 

 

 

Ci sono vari messaggi importanti nel contenuto degli 11,5 milioni di documenti della società panamense Mossack Fonseca filtrati sui media. In termini digitali la filtrazione ha dimensioni davvero astronomiche, con più di 2 terabytes di informazioni. E questo comporta un rischio: la saturazione della capacità di analisi.

 

Mossack Fonseca è una società specializzata nella costituzione di società e strutture legali per canalizzare fondi verso spazi economici in cui le regole sono meno rigide, per non dire inesistenti. Per questo i documenti filtrati coinvolgono più di 214 mila società offshore (entità legali che sfuggono alla legislazione del paese di origine dei loro proprietari). Si può dire che Mossack Fonseca vende confidenzialità, ma questo si traduce in occultamento, evasione e, naturalmente, nel camuffamento della corruzione e nel lavaggio del denaro. Ma la merce più venduta dalle società come Mossack Fonseca è la cortina di fumo per la speculazione finanziaria.

 

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sab

09

apr

2016

GUERRA IMPERIALISTA

Rompere il silenzio: è cominciata una guerra mondiale

 

di John Pilger

 

 

Ho fatto delle riprese cinematografiche nelle Isole Marshall, che si trovano nell’oceano Pacifico, a nord dell’Australia. Ogni volta che dico a qualcuno dove sono stato, mi chiedono “Dove si trovano?”. Se gli do un indizio dicendo “Bikini”, mi rispondono “Ah, il costume da bagno”.

 

Poche persone sembrano informate del fatto che il costume ha questo nome per celebrare le esplosioni nucleari che distrussero l’atollo di Bikini. Tra il 1946 e il 1958 gli USA fecero scoppiare 66 proiettili nucleari – l’equivalente di 1,6 bombe di Hiroshima ogni giorno per 12 anni – nelle isole Marshall.

 

Oggi Bikini è silenziosa, trasformata, contaminata. Le palme crescono formando uno strano quadrilatero. Nulla che si muova, non ci sono uccelli. Le lapidi del vecchio cimitero sono fuochi vivi di radiazioni. Il contatore Geiger applicato alle mie scarpe segnalava “pericolo”. In piedi sulla spiaggia vedevo cadere l’acqua verde smeraldo del Pacifico dalla china di un enorme buco nero. Si tratta del cratere lasciato dalla bomba all’idrogeno che chiamarono “Bravo”. L’esplosione avvelenò le persone e l’ambiente per centinaia di chilometri, probabilmente per sempre.

 

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gio

07

apr

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Sabato 9 aprile 2016

ore 16,00

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni (Mi)

 

Presentazione del libro

 

AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO”

 

 

 

La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel territorio

 

Con agli autori Michele Michelino e Daniela Trollio saranno presenti e prenderanno la parola operai, lavoratori e cittadini protagonisti delle lotte raccontate nel libro

Riportiamo dalla Prefazione:

Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi è giusto e la resistenza diventa un dovere.

…..la grande menzogna secondo cui alla ricchezza dei padroni corrisponderebbe la prosperità di lavoratori e cittadini non è mai stata più sbugiardata che in questi anni:  decine di migliaia di persone hanno pagato, pagano e pagheranno sulla loro pelle questa ricchezza, oltre a lavorare e a vivere in condizioni sempre più inumane. Passato, presente e futuro …. perché è in questi tempi che l’amianto uccide.

Abbiamo vinto, abbiamo perso, ma non ci siamo mai arresi e questo “altro luogo” ci è servito per arrivare dove difficilmente saremmo arrivati, alle coscienze di migliaia e migliaia di persone che dell’amianto sapevano poco o nulla. Questo libro raccoglie e racconta attraverso i documenti, gli atti processuali e le lotte, le storie di uomini e donne, di comitati e associazioni che da anni si battono – senza mai arrendersi - in fabbrica e sul territorio per la difesa della salute e della vita umana, rifiutandosi di essere “merce” a perdere per il “mercato”.

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ven

01

apr

2016

USA E CUBA

Cartoline dall’Avana

 

Di Alejandro Fierro

 

 

 

Obama è andato a Cuba inseguendo un’immagine per la Storia. Cercava il suo particolare “Ich bin ein berliner” , quel io sono un berlinese con cui Kennedy si guadagnò il favore degli abitanti della Berlino Est della Guerra Fredda. O forse voleva emulare il Bill Clinton padrino dell’utopistica stretta di mano tra Isaac Rabin e Yasser Arafat nei giardini della Casa Bianca.

 

Come ogni presidente degli Stati Uniti, vuol lasciare un’icona fotografica che ricordi il suo mandato.

 

Una necessità ancor più pressante in quanto la sua gestione estera è stata segnata da sonori fallimenti, dalla politica catastrofica nel Nord Africa, Medio Oriente e Vicino Oriente che ha condotto alla deflagrazione di stati precedentemente stabili come la Libia, la Siria o l’Iraq, fino ai rovesci nell’Est dell’Europa per mano di una Russia che si è mostrata inflessibile nel momento di impedire intromissioni nella sua zona di influenza. E nemmeno in ambito interno le cose non gli sono andate meglio, con una falsa uscita dalla crisi che ha istituzionalizzato l’impoverimento delle classi lavoratrici e la sua sconfitta nelle tre grandi trasformazioni pianificate, quella finanziaria, quella migratoria e quella sanitaria.

 

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mer

30

mar

2016

OBAMA A CUBA

Il fratello Obama

da: cubadebate.cu; 27.3.2016

di Fidel Castro Ruz

 

I re di Spagna ci portarono i conquistatori e i padroni, le cui orme rimasero nelle pieghe circolari delle terre assegnate ai cercatori d’oro nelle sabbie dei fiumi, una forma abusiva e vergognosa di sfruttamento le cui vestigia si possono vedere dal cielo in molti luoghi del paese.

 

Il turismo oggi, in gran parte, consiste nel mostrare le delizie dei paesaggi e nell’assaporare le squisitezze culinarie dei nostri mari, e questo sempre se si condivide con il capitale privato delle grandi corporazione straniere, i cui profitti - se non raggiungono le migliaia di milioni di dollari pro capite - non sono degni di attenzione alcuna.

 

Già che mi sono sentito obbligato a parlare del tema, debbo aggiungere, principalmente per i giovani, che poche persone si rendono conto dell’importanza di tale condizione in questo momento singolare della storia umana. Non parlerò del tempo che è stato perso, ma non ho dubbi nell’affermare che non siamo sufficientemente informati, né voi né noi, delle conoscenze e dei livelli di coscienza che dovremmo avere per affrontare le realtà che ci sfidano.

La prima cosa di cui tener conto è che le nostre vite sono una frazione storica, la seconda è che dobbiamo condividere le necessità vitali di ogni essere umano. Una delle caratteristiche di questo è la tendenza alla sopravvalutazione del suo ruolo, il che contrasta – dall’altra parte – con il numero straordinario di persone che incarnano i sogni più elevati.

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mer

23

mar

2016

EUROPA, ATTENTATI IN BELGIO.

Europa, ti hanno dichiarato guerra

 

di Guadi Calvo (*)

 

Quando questa mattina migliaia di abitanti di Bruxelles salivano sui metrò e altri si preparavano ad imbarcarsi all’aeroporto di Zaventem, anche se avrebbero potuto immaginarlo, pochi potevano credere che si stesse dispiegando davanti a loro lo spettro infernale della guerra. A tutti loro, e a milioni di europei, adesso è stata appena dichiarata guerra.

 

Sebbene gli attentati di Madrid, Londra e i due di Parigi l’anno scorso potrebbero essere considerati come azioni di guerra, non erano altro che fatti isolati, nient’altro che azioni indipendenti, gesti disperati di europei di origine musulmana che avevano trovato una ragione per morire, visto che nei loro paesi non gliene avevano data alcuna per vivere.

 

Come si dice dietro le quinte, in quegli attacchi si stavano solo misurando; questi nuovi attentati mostrano che dietro di essi non ci sono lupi solitari, come vengono chiamati quelli che agiscono soli, che si immolano in nome del loro Dio e di un’organizzazione che può essere al-Qaeda o lo Stato islamico che, in molti casi, neanche li conoscono.

 

Questi attentati mostrano un livello di preparazione e di sincronizzazione visto poche volte.

 

E’ negli attentati di Bruxelles appena accaduti dove si sono stabilite le regole di questa guerra, che chiaramente comprende tutto il mondo. In alcun modo essi possono essere stati organizzati da un gruppo di ‘improvvisati’, dato che gli autori hanno dovuto rimanere ben nascosti per due fatti avvenuti recentemente a Bruxelles.

 

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ven

18

mar

2016

PRIMAVERA ARABA

Alcuni frutti della Primavera Araba

 

di Guadi Calvo (*)

 

 

 

Forse non sapremo mai con precisione quali erano gli obiettivi di Washington, Londra e Parigi nel dare impulso alla Primavera Araba, che cominciò a fine 2010, e se nei calcoli iniziali venivano considerati i morti, che già devono aver raggiunto il milione, i danni sociali, culturali ed economici che la monumentale operazione conto l’Islam ha prodotto.

 

 

 

Ricordiamo cosa successe la mattina del 17 dicembre. Il giovane fruttivendolo Mohamed Bouazizi uscì di casa per andare alla sua bancarella a Sidi Bouzid, un piccolo villaggio tunisino nel centro del paese, lontano dalle rotte turistiche delle spiagge e degli hotels di lusso e, dopo un battibecco, la polizia gli sequestrò la sua merce. Ciò fece si che, per protesta, Mohamed si desse fuoco davanti alla caserma della polizia. Le ferite l’avrebbero portato alla morte il 5 gennaio dell’anno successivo, ma le fiamme che Mohamed accese non si sono spente e, a quanto pare, continueranno a bruciare per un tempo impossibile da calcolare.

 

E’ per lo meno paradossale che un semplice fruttivendolo abbia potuto accendere le fiamme di una guerra che sta consumando una ventina di paesi come se fossero rametti secchi, dopo aver rovesciato dittature come quella di Hosni Mubarak, 30 anni al governo egiziano, o quella dello stesso presidente tunisino Zine El-Abidine Ben Alì. Ci sono stati omicidi di governanti come quello del Colonnello Mohammed Gheddafi; guerre franche e aperte come quelle di Libia, Siria, Iraq o Yemen e l’incentivazione di fronti come quelli di Afganistan, Pakistan, India, Turchia, sud-est asiatico, e Africa: Tunisia, Algeria, Marocco, Mali, Chad, Niger, Nigeria, Burkina Faso, Somalia e adesso si aggiunge la Costa d’Avorio.

 

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ven

11

mar

2016

DELMER BERG

Delmer Berg, viva la XV Brigata

Di Iginio Polo (*)

 

Qualche giorno fa è morto Delmer Berg, l’ultimo sopravvissuto dei volontari nord-americani che andarono in Spagna a combattere il fascismo. La notizia della sua morte è stata data dal New York Times che lo ha definito “comunista recalcitrante”, testimoniando, inavvertitamente, che le idee per le quali Delmer Berg ha lottato per tutta la vita continuano ad inquietare i portavoce del capitalismo dei nostri giorni.

Berg è stato uno dei tanti combattenti della XV Brigata Internazionale, chiamata anche Brigata Abramo Lincoln.

 

Delmer Berg era figlio di un’immigrata tedesca e di un russo, emigrati negli Stati Uniti. Era nato nel 1915 ad Anaheim, nella contea di Orange, California, e passò attraverso la Grande Depressione come adolescente povero che dovette abbandonare la scuola che frequentava a Manteca, California e, poi, come uno dei tanti lavoratori schiacciati dalla crisi del capitalismo nordamericano, lottando con la sua famiglia per andare avanti, con qualsiasi lavoro e, in seguito, lavorando come lavapiatti negli hotels di Los Angeles, tra cui il famoso Roosevelt Hotel dell’ Hollywood Boulevard.

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mar

08

mar

2016

RICORDANDO CHAVEZ

Anno terzo (dopo Chàvez), con una Patria Grande orfana

 

di Aram Aharonian (*)

 

 

 

Tre anni fa moriva Hugo Chàvez, l’uomo che ha cambiato il cammino del Venezuela e dell’America Latina, a cui bastò pronunciare due parole nel 1992 per entrare nella storia del Venezuela e trasformarsi in un nuovo referente politico. Le immagini televisive, di appena 1 minuto e 15 secondi, trasmesse alle 10.30 del 4 febbraio 1992 diedero alla posterità il suo riconoscimento del fallimento del tentativo rivoluzionario, “per adesso”.

 

Il cancro mise fine alla sua vita mentre stava per cominciare il terzo mandato e diede inizio al mito. Tre anni fa scrivevo del dolore per la morte di chi mi aveva onorato della sua amicizia. Non importava il mio, ma l’immenso dolore di tutto un popolo desolato nelle strade. Ma, come diceva Alì Primera, il cantautore rivoluzionario venezuelano, quelli che muoiono per la vita non si possono dire morti.

 

Il sognatore, a volte ingenuo, chiacchierone, il guerriero, quello che aveva sempre voluto essere un giocatore di baseball, quello dagli occhi vivaci, giocherelloni, viso da malandrino, da pavone burlone, che soffrì anche la solitudine del potere, che seppe combinare il pensiero politico ed ideologico con il pragmatismo, se n’è andato all’improvviso, quando più avevamo bisogno di lui. “Ci sono nella vita colpi così forti … Non so!”avrebbe detto César Vallejo.

 

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mer

02

mar

2016

UCRAINA

Crisi ucraina senza freni

 

di Hedelberto López Blanch (*)

 

 

 

Da quando Petro Poroshenko, due anni fa, ha preso il potere dopo le manifestazioni delle forze di destra, appoggiate dai paesi occidentali, in piazza Maidan, la crisi e la corruzione non hanno smesso di colpire l’economia e il popolo ucraino.

 

Prima di quegli eventi e durante la permanenza all’interno dell’estinta Unione Sovietica fino al 1991, l’Ucraina aveva un livello economico pari a quello dei paesi sviluppati, con una politica sociale che includeva tutti i suoi abitanti, i quali ricevevano, oltretutto, educazione e salute pubblica gratuite.

 

Il peggioramento del livello di vita della popolazione è stato galoppante, mentre il modello economico imposto dagli oligarchi che seguono le istruzioni dirette del governo degli Stati Uniti e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) è sul punto di collassare.

 

L’economia si è contratta, nel 2015, del 12% e l’inflazione è arrivata al 50,8% secondo la banca Mondiale.

 

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gio

25

feb

2016

RIFUGIATI E DISPERATI

Vedere le loro facce

 

di Pedro Olalla (*)

 

 

 

Dicono che quando un’immagine, per dura e riprovevole sia, si ripete con la sufficiente insistenza, finisce per creare accettazione, persino indifferenza. Da più di un anno giornali e televisioni di tutta Europa ci servono quotidianamente l’immagine dei disperati che attraversano il mare ammassati su canotti di gomma e che, non poche volte, muoiono affogati nel tentativo. La ripetizione ci ha resi quasi refrattari a questa immagine, presentata, giorno dopo giorno, come l’unico volto visibile del dramma dei milioni di persone che si vedono obbligate a lasciare le loro case, fuggendo dalla guerra, dall’ingiustizia e dalla fame.

 

Per questo, per combattere questo miraggio, ho voluto vedere da vicino i loro visi ed ho passato gli ultimi giorni sulle coste di Lesbo, nei campi dei rifugiati dell’isola, nel campo di accoglienza di Atene e lungo il muro di filo spinato che separa la Grecia dalla ex Repubblica yugoslava di Macedonia.

 

Al contrario di quanto ci si poteva aspettare, i loro visi sono privi di drammaticità e di rimprovero. Sono visi vicini, caldi. Visi dignitosi, retti, di lotta. Facce di gente che sa che la vita è dura e la cosa non li stupisce. E, soprattutto, sono visi allegri, sorprendentemente allegri. Scendono dalle barche e abbracciano sorridenti coloro che gli tendono una mano per aiutarli, felici di essere arrivati vivi dall’altra parte.

 

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sab

20

feb

2016

SIRIA

Siria

 

I padri della sconfitta

 

di Guadi Calvo (*)

 

Napoleone, che di sconfitte, trionfi e guerre ne sapeva molto, lo diceva chiaramente: “La vittoria ha cento padri, la sconfitta è orfana”. Come un eco malvagia, la frase del Corso risuona nelle teste d molti - o di tutti - coloro che hanno collaborato accuratamente a trasformare la Siria nell’epitome della distruzione.

 

Dopo cinque anni di guerra e milioni di vite distrutte per sempre, nel senso più ampio, i responsabili di quell’incendio, ancora sporchi di cenere, con le tasche piene di fosforo e puzzando di nafta, si affrettano a trovare un posto nella foto dei vincitori.

 

Principalmente gli Stati Uniti, insieme ai loro soci europei, le petromonarchie del Golfo, la Turchia e Israele, che guarda da un’altra parte come se non c’entrasse nulla nell’affare, hanno cominciato a compiere uno degli atti di cinismo più ripugnanti della Storia, cercando di incolpare Bashar al-Assad e lo Stato Islamico quali unici responsabili di questo olocausto.

 

Solo chiudendo gli occhi si possono non vedere le migliaia di prove concrete e confermate che esistono sull’intima relazione di questo gruppo di nazioni, sopra nominate, con coloro che hanno eseguito materialmente il brutale attacco al popolo siriano e al suo presidente Bashar al-Assad.

 

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ven

19

feb

2016

DIRITTI CIVILI

RENZI E LE ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA

 

 

Michele Michelino (*)

 

 

 

Se nell'antica Roma gli imperatori usavano i gladiatori e i giochi al Colosseo come momento per distogliere il popolo dai suoi problemi, giochi dove il tifo e la partecipazione del pubblico, come accade oggi per le partite di calcio, era numerosa e talora, come accadde nel 59 a.C. a Pompei, si scontravano le contrapposte tifoserie, per buona pace del potere, oggi succede lo stesso con altri mezzi.

 

Passano gli anni, le epoche storiche e i modi di produzione, ma la classe degli sfruttatori continua con la politica di sempre e le armi di distrazione di massa servono sempre a distogliere l'attenzione dai problemi reali e materiali dei proletari.

 

 Il Ddl Cirinnà è un esempio di come, sollevando un gran polverone su alcuni sacrosanti diritti civili si cerca di nascondere il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari per coprire nuovi attacchi antipopolari. Infatti, mentre il governo continua l'attacco ai salari e ai diritti dei lavoratori, le “unione civili” da settimane riempiono le prime pagine dei giornali, le tv ci mostrano giornalmente le immagini della bagarre parlamentare sul Ddl Cirinnà che dovrebbe regolare tali unioni, una legge civile che ormai in Europa hanno tutti, meno l'Italia e la Grecia.

 

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mar

16

feb

2016

ZANZARE ZIKA

L’affare del zika e le zanzare transgeniche

 

di Silvia Ribeiro (*)

 

I dati su cui si basa la dichiarazione di emergenza internazionale per il virus zika sono sorprendenti. Non per i rischi che l’espansione di questo virus comporterebbe, ma per la mancanza di evidenze tali da motivare una così magniloquente dichiarazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) davanti ad una malattia lieve, con ben scarsi indizi di connessione con affezioni più gravi e senza una prova scientifica. Per supplire a questa assenza, l’ente aggiunge che, dato che il vettore della malattia – la zanzara Aedes Aegypti – è vettore anche del dengue e del chikungunya, si sta lottando contro i tre virus.

 

Questo contesto allarmista, puntato su aspetti singolari – “attacco” al vettore, isolato dalle sue cause – favorisce un approccio ridotto, errato e persino pericoloso. Ad esempio, la società Oxitec, che ha fatto controversi esperimenti con zanzare transgeniche, li promuove ora come “soluzione” (in realtà come affare) dell’espansione del zika, ovviamente senza menzionare i rischi connessi e il fatto che le zanzare transgeniche potrebbero addirittura peggiorare la situazione.

 

Oxitec ha già realizzato esprimenti di liberazione di zanzare transgeniche nelle Isole Cayman, in Malaysia, a Panama e in Brasile. Ha cercato di farlo in Europa, che non lo ha permesso per ragioni di bio-sicurezza e mancanza di studi di impatto. La società ha trovato regolamenti “flessibili” in Brasile, dove ha fatto esperimenti nel Nord-est, anche se non ha ottenere l’autorizzazione di ANVISA, l’autorità sanitaria di quel paese.

 

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lun

15

feb

2016

MILANO: AMIANTO IN ATM

La Repubblica

 

Milano, inchiesta sull'amianto all'Atm: indagati due ex manager per i sei operai morti

 

Si tratta di Elio Gambini (dg tra l'88 e il '95) e Roberto Massetti (dg tra 1995 e il 2001). Le accuse: omicidio colposo e lesioni gravi colpose. La procura: "Non informarono i dipendenti dei rischi".

 

Per la morte da esposizione all'amianto di sei persone, tra cui anche autisti di mezzi pubblici, operai ed elettricisti di Atm, la procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Elio Gambini e Roberto Massetti, direttori generali dell'azienda dei trasporti milanesi, rispettivamente tra il 1988 e il 1995 e tra il 1995 e il 2001. Nei confronti dei due ex manager il pm Maurizio Ascione ha chiuso l'inchiesta e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio accusandoli, tra l'altro, anche di lesioni colpose gravi in quanto un altro ex dipendente si è ammalato negli anni.

 

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ven

12

feb

2016

SANITA' DI CLASSE NEGLI USA

Miseria nella giugulare del capitalismo

 

di Ilka Oliva Corado (*)

 

 

 

Faccio il numero telefonico e chiamo, mi risponde la receptionist della clinica; voglio un appuntamento con un ortopedico; lei mi spiega i requisiti, si tratta di una clinica esclusivamente per i paria. Solo i dimenticati e gli sfruttati del sistema si rivolgono a questo tipo di cliniche negli Stati Uniti. Io sono una di loro, il mio salario da persona senza permesso di soggiorno non mi basta per pagare una clinica privata e non ho un’assicurazione sanitaria per andare in un ospedale del sistema.

 

Il requisito principale è essere un paria, il secondo avere un documento autenticato dove viene specificato il salario: quale padrone vuol dare un documento autenticato ad un lavoratore senza documenti? Per fortuna il mio attuale datore di lavoro l’ha fatto.

 

 

 

Il giorno dell’appuntamento arrivo alla clinica e incontro montagne di gente che stanno aspettando di essere ricevute. E’ inverno e la temperatura è di – 18°, nell’edificio non c’è riscaldamento. Una delle persone che sta aspettando mi dice che il riscaldamento è rotto da giorni.

 

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mer

10

feb

2016

JULIAN ASSANGE

La liberazione di Julian Assange

 

Capitolo finale

 

di John Pilger (*)

 

 

 

Uno degli aborti epici della giustizia del nostro tempo si sta risolvendo. Il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite – il tribunale internazionale che giudica e decide se i governi compiono i loro obblighi rispetto ai diritti umani – ha sentenziato che Julian Assange è stato detenuto illegalmente da Gran Bretagna e Svezia.

 

Dopo 5 anni di lotta per ripulire il suo nome – calunniato senza fine anche se mai accusato di reato alcuno – Assange è più vicino che mai alla giustizia e all’assoluzione e, forse, alla libertà da quando fu arrestato e incarcerato a Londra in virtù di un ordine di estradizione extra-europeo, ora privato di qualsiasi valore dal Parlamento.

 

 

 

Il Gruppo di Lavoro dell’Onu basa la sua risoluzione sull’Accordo Europeo sui Diritti Umani e su altri tre trattati che sono vincolanti per tutti i loro firmatari. Sia la Gran Bretagna che la Svezia hanno partecipato alla lunga investigazione di sedici mesi dell’ONU, presentando prove e difendendo la loro posizione davanti al tribunale. Agirebbero contrariamente al diritto internazionale se non applicassero la sentenza e non permettessero ad Assange di abbandonare il rifugio che il governo ecuadoriano gli ha garantito nella sua ambasciata di Londra.

 

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lun

08

feb

2016

TRAFFICO DI BAMBINI

E se fossero scomparsi 10.000 bambini tedeschi?

di Alejandro Caldito (*)

Cosa sarebbe successo se un solo bambino tedesco fosse scomparso in Siria? Che succederebbe se scoprissimo che dei poveri bambini tedeschi appaiono in una fabbrica tessile di Damasco?

 

Quattro giorni fa i giornali britannici The Observer e The Guardian hanno pubblicato un rapporto elaborato dall’Europol in cui si rivela che c’è una nuova organizzazione criminale pan-europea di traffico di persone, sorta in concomitanza con la più grave crisi migratoria dalla 2° Guerra Mondiale, in cui potrebbero essere caduti molti bambini sia come schiavi che come sfruttati sessualmente.

 

Secondo Save the Children, si stima che 26.000 bambini siano entrati – soli – in Europa lo scorso anno. In tutto parliamo di 270.000 bambini, dei quali gli agenti dell’Europol hanno perso le tracce di ben 10.000 di essi provenienti dalla Siria. Lo stesso rapporto dell’Europol sottolinea che circa 5.000 bambini sono scomparsi solo in Italia e circa 1.000 in Svezia. Nel Regno Unito il numero dei minori scomparsi si è decuplicato nell’ultimo anno.

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dom

07

feb

2016

SFRUTTAMENTO, RICCHEZZA E POVERTA'

L’inumana globalizzazione mondiale

 

Di Edelberto Lòpez Blanch (*)

 

Come una benedizione per i ricchi – da una parte – e una maledizione per i poveri – dall’altra – giunse la cosiddetta globalizzazione capitalista dell’economia mondiale che ha costantemente aumentato la disuguaglianza tra le persone e i paesi del mondo.

 

La selezionata riunione di politici e imprenditori conosciuta come “Foro di Davos”, svoltosi nelle Alpi svizzere a metà gennaio, ha dovuto ascoltare il rapporto compilato dall’organizzazione non governativa (ONG) Oxfam Internacional, dove vengono confermate le grandi iniquità esistenti sul pianeta.

 

Oxfam ha denunciato in un particolareggiato documento che solo le 62 persone più ricche del mondo accumulano più capitali della metà più povera.

 

Negli ultimi 5 anni (2011-2015) questi 62 ricconi hanno aumentato le loro ricchezze del 44%, mentre quelle della metà più povera si sono ridotte del 41%, ovvero di un milione di milioni (un bilione).

 

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ven

05

feb

2016

LIBIA

Libia: un’altra stagione all’inferno

 

di Guadi Calvo (*)

 

Ma, caro Satana …….

 

Arthur Rimbaud

 

 

 

Il capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, il generale Joseph Dunford Jr., ha dichiarato che Washington “stava pensando ad un’azione militare decisiva” contro lo Stato Islamico (ISIS) in Libia dove il gruppo terrorista, secondo fonti occidentali, conta su circa 3.000 uomini, anche se si calcola che la cifra possa essere molto superiore visto che nella sola città di Sirte ce ne sono 1.500.

 

Senza precisare altri dati, Dunford ha stimato che il nuovo intervento nordamericano, insieme a Regno Unito, Francia e Italia, potrebbe cominciare in poche settimane.

 

 

 

La nuova offensiva troverà un paese in piena debacle, piagato da bande sparse che possono tranquillamente dare copertura politica ad alcune organizzazioni come cartelli della droga, trafficanti di persone, armi o – semplicemente – contrabbandieri.

 

In Libia scarseggia tutto, e tutto può essere venduto a prezzo d’oro.

 

 

 

Anche se il generale Dumford non ha specificato le caratteristiche dell’intervento, tutto indica che gli Stati Uniti continueranno con la loro decisione di non intervenire sul terreno con le loro truppe, come già stanno facendo in Siria, che opteranno per bombardare lo Stato Islamico, mentre potrebbero ricorrere a mercenari da loro addestrati o a società private del tipo di Blackwater. Tutto indica che dovranno anche vedersela con la fazione di al-Qaeda per il Maghreb Islamico, che opera sia in Libia che in Tunisia da ben prima della caduta del colonnello Muhammad Gheddafi nell’ottobre 2011, conosciuta come Ansar al-Sharia (seguaci della legge (coranica)) prima di fare il giuramento di lealtà, o bayat, ad a-Qaeda globale.

 

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lun

01

feb

2016

GERMANIA E INCIDENTI DI CAPODANNO

21 note sui “violentatori non bianchi” in Germania

di Nazanìn Armanian (*)

 

Le informazioni diffuse sui brutti incidenti di Capodanno nella città tedesca di Colonia sono sconcertanti, surrealiste:

 

1. Com’è possibile che nella festa di fine anno circa un migliaio di uomini non armati abbiano aggredito sessualmente centinaia di donne (compresa un’agente di polizia armata!)? E come è possibile che questo sia successo in una piazza centrale di una città in stato di massima allerta antiterroristica – per le minacce del Daesh – e che oltretutto è vigilata da 230 poliziotti in divisa e da un numero indeterminato in borghese?

 

2. Come è possibile che non ci sia una sola immagine delle aggressioni con la quantità di cellulari che c’erano tra chi assisteva e tra le vittime, mentre ogni giorno riceviamo decine di foto delle guerre in Afganistan, Iraq, Siria o Sudan?

La foto che è stata diffusa corrisponde all’aggressione ad una donna in piazza Tahrir al Cairo!

 

3. E’ credibile che i poliziotti tedeschi – come armadi e oltretutto armati – avessero paura della massa di uomini piccoletti, disarmati e con “la pelle scura” del Terzo Mondo? Avevano ordine di non agire?

 

4. Il rapporto della polizia di Colonia del 1° gennaio parla di “un ambiente rilassato” e di “celebrazioni pacifiche”, dicono i gruppi progressisti; ma giorni dopo in un altro rapporto si menzionano furti, aggressioni sessuali e persino stupri. Con il passare dei giorni, le donne tedesche (che non hanno lo stesso profilo di quelle dello Yemen) si armano di coraggio e fanno dalle 200 alle 500 denunce, secondo la fonte citata.

 

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gio

28

gen

2016

DAVOS: FORO ECONOMICO MONDIALE

Analisi della “classe di Davos”

Chi rappresenta realmente il Foro Economico Mondiale?

di TNI (*)

 

Secondo il Foro Economico Mondiale (WEF), 2.500 persone – tra cui 40 capi di Stato – assisteranno (hanno assistito, rispetto alla messa in rete di questo articolo, n.d.t.) all’incontro annuale di Davos dal 20 al 23 gennaio 2016. Il Foro afferma che la sua missione consiste nel “migliorare lo stato del mondo” e nel “sviluppare agende globali, regionali ed industriali) (1).

 

Chi dice di rappresentare il Foro Economico Mondiale?

 

Il Foro Economico Mondiale (WEF) afferma di essere “responsabile davanti a tutti i settori della società”, dedicandosi a “combinare e armonizzare il meglio di ogni tipo di entità, sia del settore pubblico che privato, organizzazioni internazionali e istituzioni accademiche”.

Tuttavia le statistiche del WEF stesso sulle presenze a davos nel 2015 mettono in chiaro che l’incontro è dominato da uomini (83%), provenienti fondamentalmente da Europa e Stati Uniti (75%) (2.)

D’altra parte la sua base dei membri permanenti è formata esclusivamente da 1.000 delle più grandi imprese del mondo, la maggior parte delle quali ha un fatturato annuale di più di 5.000 milioni di dollari.

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mer

27

gen

2016

PER NON DIMENTICARE

Nel Giorno della memoria, riportiamo

la testimonianza del nostro compagno Ettore Zilli, sopravvissuto al lager nazista.

 

Sono internato nel campo di sterminio di Dachau.

Nella baracca 7 siamo in 400 persone.

Sulla branda di 2 metri per 90 cm, dormiamo in 4. Spesso ci svegliamo al mattino con al fianco un compagno morto...”

 

 

 

Ettore Zilli, classe 1924, è uno dei pochi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. Originario di Ovoledo di Zoppola, proviene da una famiglia antifascista. L’impegno sociale e politico di Zilli lo porta a incontri nelle scuole e nelle associazioni di lavoratori. Inizia sempre con ricordi delle sue radici friulane: “Non avrei mai immaginato che io, contadino friulano e operaio della Pirelli, sarei diventato un

 

punto di riferimento per tante persone.” Ecco il suo racconto su quegli anni.

 

Mio zio Giuseppe vieneoliato’ dalle squadracce fasciste e lui per vendicarsi sfoga la rabbia sul Podestà e viene arrestato. Viene seviziato, ma essendo stato decorato nella prima guerra mondiale le violenze si fermano lí. Si salva solo perché emigra in Argentina. Il 10 giugno del 1940 Mussolini convoca gli italiani nelle piazze d’Italia,

 

collegate a Roma via radio, per annunciare l’entrata in guerra”.

 

Ettore e un suo amico decidono di di sertare l’adunata in piazza, ma i fascisti li costringono a schiaffi a partecipare. Dopo l’8 settembre, a 19 anni, con un assalto alla caserma del paese si impadronisce di 6 fucili che passa ai partigiani.

 

Il 28 ottobre del ‘44 viene arrestato e, portato a Pordenone, viene rinchiuso nel carcere del Castello, in una piccola cella con altri 11 detenuti, e successivamente trasferito nel carcere di Udine, dove per due volte viene portato nel cortile per es-

 

sere fucilato.

 

Racconta ancora Ettore: “Assieme vengono arrestati altri 34 partigiani. Ci caricano su un treno con destinazione Germania, ma mentre siamo in viaggio avviene un bombardamento sulla stazione di Salisburgo e quella è la mia fortuna. I tedeschi ci lasciano a Salisburgo per due mesi per chiudere le buche lungo la ferrovia. Siamo trattati come bestie, ma non è nulla in confronto di quello a Dachau. Arrivo a

 

Dachau diversi mesi dopo perché prima ci fermano a Reichenau in un campo di smistamento. È qui che mi è dato il numero di riconoscimento che mi porto dietro anche nel lager. Dopo alcuni giorni vengo caricato sul treno insieme ad altri e dopo un viaggio di tre giorni sono internato nel campo di lavoro e di sterminio di Dachau in Germania, dove all’entrata campeggia la scritta tristemente famosa “Arbeit

 

macht frei”, il lavoro rende liberi, come ad Aus-chwitz. Qui vengo destinato alla baracca 7. Siamo 400 persone in uno spazio che ne può contenere a malapena la metà.

 

Sulla branda di 2 metri per 90 cm, dormiamo in 4. Spesso ci svegliamo al mattino con al fianco un compagno morto.

 

Il numero che ci viene assegnato dobbiamo pronunciarlo in tedesco due volte al giorno, all’appello della mattina e della sera. Nei campi di sterminio la vita non vale niente. Oltre ai nazisti anche i kapò, prigionieri e prigioniere trasformati in guardiani di quei derelitti, uccidono per niente; siamo scheletri viventi e a Dachau si muore anche per il freddo. Il pasto consiste in una brodaglia di barbabietole e in

 

una pagnotta da un chilo per ogni sei persone. Un giorno mentre trasporto fuori dalla baracca n. 5 gli escrementi in un grande contenitore metallico ho un mancamento per lo sforzo e cado sommerso dagli escrementi. Il soldato che ci scorta mi colpísce violentemente con il calcio del fucile provocandomi la frattura della mascella e il taglio parziale della lingua, di cui ancora oggi subisco conseguenze, e per alcuni giorni sto in preda al delirio con febbre alta. Prima dell’arrivo degli Alleati gli aguzzini nazisti decidono di uccidere i prigionieri e a tale scopo chiamano come rinforzo i Vigili del Fuoco di Monaco che però si rifiutarono di sparare sui prigionieri e rivolsero le armi contro le SS”.

 

 

 

(*) Dal libro “Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda” di Antonio Masi e Michele Michelino

 

 

 

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lun

25

gen

2016

DRONI E NONNE

Storia di due nonne

di Amy Goodman e Denis Moynihan (*); da: rebellion.org; 24.1.2016

 

In una notte nevosa di gennaio, alcuni giorni fa, nel nord dello Stato di New York, una nonna si è consegnata alle autorità del centro penitenziario di Jamesville per scontare una condanna di sei mesi di prigione. Il suo delitto? Scattare fotografie.

Mary Anne Grady Flores stava scattando fotografie di altre 8 persone che manifestavano all’entrata della Base Aerea della Guardia nazionale Hancock Field, nella periferia di Syracuse, New York. Il gruppo, chiamato Upstate Coalition to Ground the Drones and End the Wars (Coalizione del nord di New York per sotterrare i droni e mettere fine alla guerra) si era riunito là il Mercoledì delle Ceneri del 2013, un 13 febbraio, per manifestare contro i droni armati utilizzati nel programma di assassinii diretto dal Governo di Obama. Quella fu una delle tante proteste pacifiche del gruppo.

 

Alcune ore prima di consegnarsi alle autorità, Mary Anne Grady Flores disse, nel programma Democracy Now!: “Era il mercoledì delle Ceneri, un giorno di espiazione secondo la nostra tradizione di lavoratori cattolici. E per noi era davvero importante far sapere cosa stava succedendo nella base, far sapere che sono crimini di guerra.”. Hancock Field ospita la 174a divisione di attacco della Guardia nazionale Aerea che gestisce una flotta di aerei senza pilota MQ-9 Reaper, “un persistenza caccia-assassino di bersagli emergenti”, nelle parole dell’Aviazione stessa.

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dom

24

gen

2016

SOLIDARIETA' CON CHI LOTTA

Venerdi 22 gennaio abbiamo partecipato alla manifestazione in solidarietà ai lavoratori contro i licenziamenti.

Clicca qui sotto per vedere il servizio di 5 minuti

 

http://libera.tv/2016/01/23/lavoro-general-electric-licenzia-a-sesto-mi/

 

 

 

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dom

24

gen

2016

GIORNATA DELLA MEMORIA

Riportiamo il breve filmato della manifestazione di sabato 23 gennaio 2016 - Giornata della Memoria al Parco Nord Milano - a cui come tutti gli anni noi  partecipiamo come Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli".

 

                                Per non dimenticare gli orrori e crimini del nazifascimo.

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA.       https://youtu.be/tbYqiyn_YVQ

 

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ven

22

gen

2016

VENEZUELA

Venezuela

 

Nella logica del capitale: i pericoli della guerra e dello stato sociale

di Gustavo Borges Revilla (*)

All’inizio del 2011, in tutta l’Africa, un solo paese aveva un livello di vita più alto di quello di molte nazioni europee. Si dice che tra i suoi risultati più consolidati, servizi di “prima necessità” come la salute, l’elettricità, l’educazione e la casa non avevano alcun costo, erano tutti gratis.

I prestiti concessi alla popolazione di qualsiasi tipo per legge avevano interessi 0%. La casa era considerata un diritto umano inalienabile. La popolazione viveva con solidi livelli di comodità in uno Stato sociale garantito. Zero problemi notevoli in termini economici o di gestione. I piani di giustizia sociale e di uguaglianza promessi dal suo leader si stavano compiendo.

 

Il 19 marzo di quello stesso anno 2011, aerei da caccia della forza aerea della NATO cominciavano un bombardamento su Bengasi e, ore dopo, 110 missili da crociera Tomahawk venivano scaricati, con cieco furore, su altre città importanti della Libia, quel paese con “indici di sviluppo” impensabili in altre nazioni del continente africano. Otto mesi dopo questo primo bombardamento, venivano proiettate in diretta in tutto il mondo una sequenza delle immagini più nefaste degli ultimi tempi: alcuni momenti prima di essere assassinato con uno sparo nella testa Muhammar Gheddafi, leader di quel paese per oltre 40 anni e politico di grande influenza nel mondo, veniva sodomizzato dai suoi catturatori, combattenti del gruppo terroristico di Al Qaeda e da altri soldati di organizzazioni multinazionali. Mercenari telediretti da settori profondi dello Stato yankee e delle sue multinazionali, oltre alla loro colonia dell’Unione Europea, che facevano la maggior parte del lavoro sporco.

 

Alcuni giorni prima di essere catturato Gheddafi, già cosciente del suo destino, scrisse un documento con riflessioni chiave per un successivo studio, non di questa guerra ‘cantata’ anni prima dai poteri corporativo e militare occidentali, ma dei motivi profondi che l’hanno resa possibile dall’interno.

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gio

21

gen

2016

ERNESTO CARDENAL

Ricordando Ernesto Cardenal

 

Di Carlos Riba Garcìa; da: rebelion.org; 21.1.2016

 

91 anni fa, il 20 gennaio 1925, nacque Ernesto Cardenal, poeta, sacerdote, rivoluzionario, scrittore, politico nicaraguense.

Ricordiamolo con questa sua poesia:

 

Il cellulare

 

Parli nel tuo cellulare, e parli e parli.

Senza sapere come è stato fatto e meno ancora come funziona, però che importa.

 

La cosa grave è che non sai, come nemmeno io sapevo, che molti muoiono in Congo, migliaia e migliaia, per quel cellulare muoiono in Congo.

Nelle loro montagne c’è il coltan, oltre a oro e diamanti. Usato per i condensatori dei telefoni cellulari.

Per il controllo dei minerali, corporazioni multinazionali fanno questa guerra infinita.

Cinque milioni di morti, in 15 anni, e non vogliono che si sappia.

 

Paesi di immensa ricchezza, con popolazione poverissima. L’ottanta per cento delle riserve mondiali di coltan stanno in Congo. Il coltan vi giace da 3.000 milioni di anni.

 

Nokia, Motorola, Compaq, Zenith, comprano il coltan. Anche il Pentagono, anche la corporation del New York Times, e non vogliono che si sappia.

Non vogliono che la guerra finisca, per continuare a strappare il coltan. Bambini da sette a 10 anni estraggono il coltan, perché i loro piccoli corpi entrano nei piccoli buchi, per 25 centesimi al giorno.

E muoiono mucchi di bambini per il pane del coltan, martellando la pietra che cade loro addosso. Anche il New York Times non vuole che si sappia.

 

E’ così che non si sa, di questo crimine organizzato delle multinazionali. La Bibbia identifica: giustizia e verità e l’amore e la verità, quindi l’importanza della verità, che li farà liberi.

Anche della verità del coltan.

 

Coltan dentro il tuo cellulare, in cui parli e parli.

 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

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mer

20

gen

2016

MANIFESTAZIONE AL MONUMENTO DEPORTATI

Sabato 23 gennaio 2016

 

ore 14,00 ritrovo al

 

Centro di Iniziativa Proletaria

 

"G.Tagarelli" a Sesto San

 

Giovanni in Via Magenta 88.

 

 

Come tutti gli anni

 

parteciperemo insieme al

 

nostro compagno Ettore Zilli ex

 

deportato nel campo di  sterminio di Dachau e socio onorario del

 

nostro  Comitato alla manifestazione al Monumento dei

 

Deportati del Parco Nord che partirà alle 14,15 da via  Clerici.

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mar

19

gen

2016

PETROLIO

La geopolitica del petrolio a basso prezzo

di John Feffer (*)

 

Si supponeva che il mercato avrebbe salvato il pianeta.

Almeno, questa era la tesi di molti economisti che lottavano con il problema del cambio climatico. Visto che i combustibili fossili sono sempre più scarsi – sostenevano – il prezzo del petrolio e del gas naturale sarebbe salito. E allora altre opzioni, come quella solare o eolica, sarebbero costate meno, specialmente quando gli investimenti fossero fluiti verso quei settori e avessero fatto sì che il costo delle nuove tecnologie si abbassasse.

Et voilà: una mano invisibile avrebbe abbassato in modo graduale il termostato globale.

 

Si tratta di un argomento ridicolo. Da un lato non vi è alcuna garanzia che il mercato possa rispondere in maniera opportuna (ad es. prima che ci troviamo tutti ormai sott’acqua). Dall’altro, i prezzi del gas e del petrolio sono così volatili ed imprevedibili quanto una sessione di domande e risposte con Donald Trump.

 

Nel 2008, ad esempio, il petrolio raggiunse un prezzo massimo di 145$ al barile. Ma non durò molto.

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mer

13

gen

2016

MULTINAZIONALI TRANSGENICHE

Cannibalismo corporativo: quello che verrà

Di Silvia Ribeiro (*)

La fusione tra Monsanto e Syngenta, due delle più grandi e combattive multinazionali di sementi transgeniche ed agrotossici, sembrava un brutto sogno. Oggi è probabile, ed è solo una delle fusioni spettacolari che stanno avvenendo. Anche se Syngenta ha rifiutato per la seconda volta Monsanto – perché vuole più soldi – altri due giganti, DuPont (padrona di Pioneer) e Dow Chemicals, si sono accordati per fondersi nel dicembre 2015. Monsanto continua a provarci con Syngenta. E’ solo una parte dello scenario: i piani delle multinazionali vanno al di là, nell’intento di controllare settori chiave e ogni volta più grandi della produzione agroalimentare.

 

Nel 1981 il gruppo ETC (allora chiamato RAFI) denunciò che le società di agrochimici stavano comprando le sementi, e che il loro obiettivo era sviluppare coltivazioni che tollerassero i tossici prodotti dalle società stesse, per creare dipendenza agli agricoltori e vendere più veleni, il loro affare più redditizio.

Ci chiamarono allarmisti, dissero che una tale tecnologia non sarebbe mai esistita: fino a che, nel 1995, l’industria cominciò a piantare transgenici: proprio quei tipi di sementi.

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ven

08

gen

2016

CAPITALISMO GUERRA E MORTE

Occidente: disumanizzazione, morte e totalitarismo

di Marco Roitman Rosenmann (*)

 

L’Homo sapiens sapiens sa di sapere.E’ cosciente dei suoi atti. La sua capacità di costruire il mondo lo pone in un luogo privilegiato. Dispiega facoltà come il linguaggio, la comunicazione orale e scritta ed è un virtuose della parola.

Allo stesso modo può vantarsi di una memoria prodigiosa, capace di immagazzinare e trasmettere conoscenze. La sua intelligenza pare non avere limiti. Queste peculiarità dovrebbero – condizionale – accompagnarsi ad un comportamento conforme alla sua condizione di specie sociale-cooperativa.

Il bene comune, la virtù etica e una vita degna dovrebbero essere tra i suoi obiettivi primari, anteponendosi ad azioni meschine e non solidali. La giustizia sociale, la condanna dello sfruttamento dell’essere umano da parte dell’essere umano, principi irrinunciabili per realizzare il suddetto compito, dovrebbero essere prioritari.

 

Purtroppo non è stato questo il cammino seguito dall’Homo sapiens sapiens. I suoi passi vanno nella direzione opposta. La sua condotta è piena di atti irrazionali. Si è trasformato in un predatore. Distrugge tutto quanto crede gli appartenga. Si impadronisce della natura e cerca di sottometterla con la violenza.

 

La realtà è ostinata. Un processo di disumanizzazione pieno di guerre, armi chimiche, biologiche e atomiche capaci di sterminare qualsiasi vestigia di vita, popolano il pianeta. Egli utilizza la sua intelligenza per creare campi di concentramento, realizzare massacri etnici, sviluppare la tortura e crimini che offendono l’umanità.

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gio

07

gen

2016

DECAPITAZIONI IN ARABIA SAUDITA

Macelleria in Arabia Saudita

di Robert Fisk (*)

L’orgia di decapitazioni in Arabia Saudita – 47 in totale, tra cui quella dell’erudito religioso sciita sceicco Nimr Baqr al-Nimr - seguita da una giustificazione coranica delle esecuzioni, è stata degna dello Stato Islamico. Forse l’idea era questa. Perché questo straordinario bagno di sangue nella terra della monarchia musulmana sunnita Al Saud, che aveva la chiara intenzione di far infuriare gli iraniani e tutto il mondo sciita, ha ancor più reso settario un conflitto religioso che lo Stato Islamico ha fatto tanto per promuovere.

 

Quello che è mancato è stato il video delle decapitazioni, nonostante che le 158 eseguite l’anno scorso nel regno erano perfettamente in tono con gli insegnamenti waabiti di quel gruppo. La frase di Macbeth, “sangue chiama sangue”, si applica senza dubbio ai sauditi, la cui guerra al terrore, pare, ora giustifica qualsiasi quantità di sangue, che sia sunnita o sciita.

 

Ma… con che frequenza gli angeli di Dio misericordioso appaiono al ministro saudita dell’Interno, il principe erede Muhammad bin Nayef? Perché lo sceicco Nimr non era solo un vecchio sacro. Aveva passato anni come studioso a Teheran e in Siria, era una riverita guida sciita delle preghiere del venerdì nella provincia saudita d’oriente e un uomo che si manteneva al margine dei partiti politici, ma che esigeva elezioni libere e che veniva incarcerato e torturato con regolarità – secondo il suo racconto – perché si opponeva al governo sunnita waabita saudita.

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ven

01

gen

2016

GRECIA

Il piccolo Edipo e la Troika

di Luciana Bohne (*)

 

Che è successo con Syriza? E’ stata un buon partito finito male o un cattivo partito che è finito male? Questa è la differenza tra tragedia e farsa.

 

L’Eurogruppo si è comprato la Grecia con 86.000 milioni di euro. Lo scorso agosto, la troika (la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale) ha emesso 10.000 milioni di euro di uso immediato per ricapitalizzare le banche greche. Nella prima settimana di dicembre, il parlamento greco ha approvato il “Piano di Stabilizzazione” del 2016 (153 voti a favore; 145 contro) al fine di assicurarsi 16.000 milioni di euro del totale di 26.000 milioni della prima tranche, che verrebbero resi disponibili dopo la riuscita “privatizzazione” degli attivi greci per un costo approssimato di 50.000 milioni a fine del 2015.

 

Il piano approvato dal parlamento greco riduce la spesa pubblica di 5.700 milioni di euro (1.800 di tagli alle pensioni; 500 milioni alla difesa) e alza le imposte di 2.000 milioni. Nei prossimi tre anni, l’80% del piano di “salvataggio” degli 86.000 milioni di euro verrà utilizzato per rifinanziare il vecchio debito (per il 53%) e ricapitalizzare le banche (30%). Il governo greco rimarrà con 10.000 milioni per la gestione dello Stato, mentre i suoi investimenti per rilanciare l’economia resteranno ipotecati dal successo delle cosiddette privatizzazioni.

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gio

31

dic

2015

STATI UNITI

Quando muore un bambino

di Mumia Abu Jamal(*)

 

Ultime notizie: funzionari della città di Cleveland annunciano che non verranno prese misure contro il poliziotto che ha assassinato il bambino Tamir Rice, di 12 anni.

 

C’è qualcosa di devastante nella morte – nell’assassinio – di un bambino. Quando muore un bambino, l’ordine naturale va in pezzi, le stelle piangono, la terra trema.

Ci siamo così tanto abituati a questo sistema che riteniamo che sia qualcosa di normale invece di un’imposizione umana.

I politici al soldo dei cosiddetti sindacati polizieschi si inchinano davanti a borse piene di soldi e si dimenticano della morte di un bambino in un battito di ciglia – specialmente se è un bambino nero.

 

Quale istituzione costruita dall’uomo è più preziosa della vita di un bambino? Quale lavoro? Quale ufficio? Quale stato?

 

Quando muore un bambino, gli adulti non meritano d respirare la sua aria rubata. Quando muore un bambino, i vivi non devono riposare finchè non hanno purgato il veleno che ha osato fargli del male. Quando muore un bambino, il tempo corre all’indietro per fare giustizia del male causato.

 

Questo deve ispirare i movimenti in tutto il mondo a lottare come mai prima, perchè qualcosa di vile è passato davanti ai nostri occhi.

Hanno ucciso un bambino e, poichè era un bambino nero, questo importa poco negli Stati Uniti.

 

Dalla nazione incarcerata,

Mumia Abu Jamal

 

 

(*) Scrittore, giornalista e attivista statunitense, ex membro delle Pantere Nere, ingiustamente incarcerato dal 1982

 

 da: lahaine.org; 28.12.2015

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

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mar

29

dic

2015

USA

La discreta costruzione di uno Stato poliziesco

di Alejandro Nadal (*)

Gli USA da decenni vivono avviluppati in una ragnatela di guerre che davvero meritano il nome di “guerre imperiali”. Come è possibile, si domandano alcuni ingenui, che una repubblica “democratica” in cui predomina la divisione dei poteri, si imbarchi in varie avventure militari interminabili e contemporanee?

 

Le dichiarazioni di guerra erano, anticamente, un atto di grande solennità. Venivano annunciate con  un pesante protocollo e secondo un cerimoniale progettato per suscitare sentimenti patriottici. Ma oggi tutto è cambiato. Le guerre appaiono sullo schermo della  TV e la gente neppure si chiede “quando è cominciata questa guerra?”.

 

L’ultima volta che gli USA dichiararono formalmente la guerra contro una potenza nemica fu nel 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. I conflitti in Corea, Vietnam. Golfo Persico, Afganistan, Iraq e ora contro lo Stato islamico, tutti, formalmente non sono guerre.

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mar

22

dic

2015

VENEZUELA

Venezuela

Vittoria della controrivoluzione e della guerra economica

(intervista di Radio Onda d’Urto a Luciano Vasapollo (*)

Traduzione della trascrizione in spagnolo di Silvia Orti per Rebelion.org)

 

Radio Onda d’Urto - Professor Vasapollo, prima di tutto le chiedo di dirci qual è, secondo lei, la causa di questo risultato in Venezuela e come possiamo inquadrarlo nell’insieme del processo rivoluzionario bolivariano che si sta realizzando in questi ultimi 16 anni.

Luciano Vasapollo – Per un marxista, un intellettuale militante come me, molto coinvolto con il governo rivoluzionario venezuelano, poiché collaboro in problemi di pianificazione economica, è ovviamente molto spiacevole e, politicamente, mi preoccupa moltissimo. La reazione emotiva è di sofferenza politica e umana, per la sincera amicizia rivoluzionaria con un governo di transizione socialista, onesto, che in 16 anni ha dato tutto al popolo venezuelano: educazione, sanità, servizi pubblici e che ha decisamente rovesciato il corso della storia del Venezuela e della regione.

Ci sono stati fatti positivi e fatti negativi in questo lungo lasso di tempo e bisogna analizzarli.

Bisogna studiare gli errori, i limiti, le contraddizione del governo che hanno portato a questo risultato. Qualsiasi processo rivoluzionario - anche il più sano, corretto e con una visione del futuro come quello chavista, che è stato creativo e punto di riferimento non solo per il Venezuela e il Sudamerica ma per tutta l’umanità, perché ha cambiato l’aspetto della regione e le prospettive - è portato avanti da uomini e, quindi, con tutte le loro contraddizione e i loro limiti.

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dom

13

dic

2015

CLIMA. COP21, PARIGI

COP21, mete e geoingegneria


di Silvia Ribeiro (*)


Uno dei temi più importanti della riunione globale della Convenzione delle Nazioni Unite sul cambio climatico che è terminata a Parigi il 12 dicembre (COP21) è stato la definizione di una nuova meta del riscaldamento globale che non si potrebbe oltrepassare. Paesi insulari ed altri del Terzo Mondo da anni affermano di non poter sopravvivere ad un riscaldamento globale superiore ad 1,5 gradi centigradi, visto che il loro territorio sparirebbe per l’aumento del livello del mare e per altri disastri. Ragioni più che attendibili, che si aggiungono  al fatto che quei paesi non sono responsabili di aver causato il cambio climatico.

 

La temperatura media globale è aumentata di 0,85 gradi centigradi nell’ultimo secolo, la maggior parte dei quali durante gli ultimi 40 anni, a causa delle emissioni di gas serra  di diossido di carbonio (CO2) e di altri gas causati dall’uso di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone), in maggior parte per la produzione di energia, per il sistema agro-industriale, le urbanizzazioni e i trasporti. Se continua il corso attuale, la temperatura aumeterà fino a 6 gradi centigradi a fine secolo XXI, con impatti tanto catastrofici che non è possibile prevederli.

 

Nel processo verso la COP21 e fino al suo inizio, la bozza di base del negoziato prevedeva di fissare una meta di aumento globale del CO2 fino all’anno 2100, cifra che in ogni modo veniva combattuta dai paesi emissori principali.

 

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mer

09

dic

2015

ASSEMBLEA

Sabato 12 dicembre 2015 - ore 15,30 –    ASSEMBLEA del


Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio


presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”
Via Magenta 88 Sesto San Giovanni. O.d.G.: 1) Informazione sulle cause penali in corso contro i dirigenti Breda, Pirelli e Comune di Milano,- 2) Problematiche sulle pensioni per il 2015, - 3) Fondo Vittime Amianto per il 2015-2016-2017, - 4) Pranzo di sottoscrizione e di solidarietà del nostro Comitato, - 5) varie


mail: cip.mi@tiscali.it                                  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

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mar

08

dic

2015

VIDEO MANIFESTAZIONE AL TEATRO LA SCALA

 

 MORTI PER AMIANTO AL TEATRO LA SCALA DI MILANO – Pubblichiamo il video girato da libera TV durante la manifestazione del 7 dicembre alla prima della Scala di Milano.

 

Clicca qui per vedere il servizio

 

http://libera.tv/2015/12/08/milano-alla-scala-va-in-scena-lamianto/

 

L’unica inesattezza è che Michele Michelino è il presidente del nostro Comitato e non è della CUB come erroneamente riportato.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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lun

07

dic

2015

PROTESTA AL TEATRO LA SCALA DI MILANO

 Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio al presidio al Teatro la Scala di Milano che ricorda gli otto lavoratori morti per amianto e tutte le 4000 vittime che ogni anno perdono la vita per l’amianto in Italia: più di centomila nel mondo.

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lun

07

dic

2015

IN RICORDO DEI MORTI D'AMIANTO ALLA SCALA

Oggi 7 dicembre il nostro Comitato sarà davanti alla Scala di Milano alle 16. 00 (davanti a Palazzo Marino sede del Comune di Milano) insieme ai lavoratori del tempio della musica (il Teatro la Scala)  per ricordare i lavoratori del teatro morti d'amianto. Per questo 4 ex sindaci di Milano (Carlo Tognoli, Gian Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini), sono indagati, con altre persone, per omicidio colposo e lesioni colpose per sette decessi e altri casi di malattia dovuti all'amianto presente al Teatro alla Scala

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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gio

03

dic

2015

AUMENTO DELLE SPESE MILITARI

Sicurezza militare e sicurezza umana

di Roberto Savio (*)

 

L’abbattimento, questa settimana, di un aereo russo da parte della Turchia vicino alla frontiera siriana complicherà ancor più la confusione che attornia la Siria. Putin ha definito la Turchia “complice dei terroristi”, e ha denunciato che il petrolio estratto dall’ISIS, vitale per le sue finanze, viene venduto attraverso la Turchia. Questo era un segreto di Pulcinella, come il segreto che tutti conoscono: che l’Arabia Saudita e il Qatar in realtà finanziano il terrorismo sunnita…

Intanto la Francia sta promuovendo l’appoggio militare dei paesi europei. Il primo ministro britannico, David Cameron, ha già promesso l’appoggio annunciando un aumento del bilancio della difesa di 16.800 milioni di sterline, mentre ridurrà le spese pubbliche rispetto all’educazione e alla salute.

E’ interessante notare che sulle diverse borse valori, a partire dalla City, il prezzo delle azioni dell’industria militare sta salendo…

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mer

02

dic

2015

MANIFESTAZIONE CONTRO I MORTI SUL LAVORO


Venerdì 4 dicembre alle ore 17.00 davanti al Comune di Bresso (Mi) ci sarà una manifestazione sui morti sul lavoro organizzata dal sindaco della città cui partecipa il nostro Comitato (con il suo striscione) che come ogni anno parlerà nella cerimonia ufficiale di cui alleghiamo locandina.

 

 

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ven

27

nov

2015

FRANCIA

Una riflessione politicamente scorretta sul massacro di Parigi


di Roberto Savio (*)

 

In questi giorni tutti i media condannano unanimemente il massacro di Pariri, esortano all’unità dell’Occidente e ad intensificare l’azione militare contro l’ISIS. Ma … non bisognava risolvere il problema del terrorismo? Non sarà magari il momento di riflettere sulle responsabilità dell’Occidente nell’aumento del terrorismo?

 

E’ chiaro, il massacro di Parigi può solo causare orrore e lutto. Ma… perché delle persone così giovani possono agire in modo così atroce? Il municipio di Courcouronne, il ghetto da cui viene il kamikaze identificato Ismail Mostafa, è anche il luogo di origine di Assata Diakité, una delle vittime.

 

Tre riflessioni…

 

La prima è che le relazioni fra mondo arabo e Occidente hanno una storia pesante. Iniziano quando, nel 1916, durante la 1° Guerra Mondiale, Francia, Gran Bretagna, Russia e Italia fecero un accordo per dividere tutto l’Impero Ottomano.

La sparizione dell’Impero Russo e la lotta di Kemal Ataturk, che fu capace di mantenere una Turchia indipendente, lasciarono alla Francia e al Regno Unito la ripartizione del resto. Furono disegnati paesi artificiali sul tavolo dei negoziatori. Così furono creati Siria e Iraq, per citare solo i due paesi più rilevanti nel presente disordine. Nel processo i due negoziatori, monsieur Picot (Francia) e lord Sykes (Gran Bretagna), dimenticarono di dare un po’ di terra ai kurdi, cosa che si trascina come altro grave problema contemporaneo.

Nelle colonie installarono nuovi governanti che non erano legittimi, mancavano dell’appoggio della gente e che non iniziarono mai un processo di modernizzazione e di democrazia. Poi, in un periodo brutalmente compresso, arrivano i tempi contemporanei. L’educazione cresce e appare Internet. Milioni di giovani, educati e disoccupati, hanno sempre sentito che l’Occidente aveva una grande responsabilità storica per le loro vite senza futuro.

La primavera araba ha portato maggiori frustrazioni. In Egitto un dittatore, Hosni Mubarak, è stato sostituito da un altro, Abdelfatah Al-Sisi, con il consenso dell’Occidente. Intanto la Tunisia, l’unica sopravvissuta della democrazia, ha ricevuto ben poco appoggio sostanziale.

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