gio

18

dic

2014

LIBERATI I CINQUE EROI CUBANI

Comunicato Stampa dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba sulla soluzione del caso dei Cinque a cui si associa il nostro Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli"


Dopo sedici anni di incessanti battaglie di Cuba e tutto il suo popolo, a cui si è unito un enorme movimento di solidarietà a livello mondiale del quale orgogliosamente la nostra Associazione fa parte, è arrivata la notizia che tutti abbiamo tanto atteso: sono ritornati finalmente in libertà gli ultimi tre prigionieri dei Cinque eroi cubani ingiustamente detenuti nelle carceri degli Stati Uniti!
La soluzione politica di questa lunga vicenda dimostra quello che tutti abbiamo sostenuto: i Cinque eroi sono stati prigionieri politici e non criminali come la destra e la mafia cubano-americana hanno sempre voluto far credere.
Esprimiamo tutta la nostra felicità per questo epilogo e la nostra solidarietà con i Cinque Eroi e tutto il popolo cubano.

Segreteria Nazionale
17 dicembre 2014

Qui potete vedere  le dichiarazioni

 


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mar

16

dic

2014

CUBA E L'EBOLA

Menzogne e verità sui medici cubani nel mondo

di Santiago Mayor (*)

Ogni giorno si scrivono nel mondo pagine e pagine contro Cuba. In maggioranza appoggiandosi  su menzogne e ambiguità. Ma negli ultimi tempi alcuni media hanno cercato di colpire uno dei punti forti della Rivoluzione Cubana: la sua solidarietà internazionale e i suoi professionisti della medicina.

Cuba ha inviato più di 250 professionisti della salute per combattere il virus Ebola in Africa Occidentale. Più di quelli inviati da grandi potenze come Stati Uniti e Cina o organizzazioni come Medici Senza Frontiere.

Ad oggi sono più di 48 mila i medici cubani che prestano servizio ogni giorno in più di 60 paesi, principalmente in America Latina ma anche in Africa e Asia.

E’ in questo scenario che è stata scatenata la recente offensiva contro questo punto forte della Rivoluzione Cubana, visto che si tratta di uno dei principali strumenti diplomatici dell’Avana e di un esempio mondiale che va contro la propaganda statunitense.

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dom

14

dic

2014

SOLIDARIETA' ANTIFASCISTA

 Riceviamo e pubblichiamo con piacere una lettera del direttivo ANPI di Milano Niguarda come risposta alla solidarietà espressa riguardo al danneggiamento del mural che ricorda la resistenza al nazifascismo degli operai e antifascisti niguardesi. Di seguito il nostro Comunicato.

Al Presidente onorario Dante Reggi
Agli iscritti

Ai simpatizzanti
Vi allego il documento di solidarietà che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi dal Centro di Iniziativa Proletaria Tagarelli di Sesto San Giovanni e dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio con acclusa anche una offerta economica per il restauro del murale danneggiato dai fascisti.

Li ringraziamo e siamo felici di questa loro decisione. 

La sezione ANPI "Martiri Niguardesi" ha la più alta considerazione del lavoro svolto da questo Centro.

Le campagne di informazione sulla pericolosità dell'amianto, e la difesa giuridica dei lavoratori delle fabbriche del Nord Milano che si sono ammalati per essere venuti a contatto con questa sostanza durante le ore di lavoro, la denuncia alla magistratura dei dirigenti e delle direzioni aziendali che sapevano e hanno fatto finta di niente sono i due aspetti che ammiriamo maggiormente del lavoro di questo Centro.

A loro un grazie fraterno per l'aiuto economico, la solidarietà e anche per l'importante lavoro politico che svolgono.

Il Direttivo della Sezione "Martiri Niguardesi" 



Solidarietà agli antifascisti niguardesi


e alla sezione ANPI “Martiri Niguardesi”


 Cari compagni di lotta antifascisti,


vi esprimiamo il nostro sdegno e la nostra rabbia per il vile gesto compiuto di notte dai topi fascisti contro il mural posto all’ingresso di Niguarda.

La lotta antifascista non è solo ricordare e commemorare, ma è qualcosa da praticare ogni giorno contro chi calpesta i diritti di lavoratori e dei cittadini.

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gio

11

dic

2014

TURCHIA E RUSSIA

Turchia e Russia, l’avvicinamento dei due ripudiati dall’Europa

di Nazanin Armanian (*)

 

La politica estera di Tayyip Erdogan può servire a diagnosticare i profondi cambiamenti che, dpo la fine della Guerra Fredda, stanno occorrendo nelle relazioni internazionali e nell’equilibrio delle forze nel mondo.

Nonostante la Turchia venga chiamata “l’unico Stato musulmano dell’Alleanza Atlantica”, è ovvio il poco (o nullo) peso che la religione ha nelle tattiche e nelle strategie del paese. La bussola del va e vieni di questo grande paese non è stata altro che gli interessi economico-politici di un capitalismo espansionista gestito dalla borghesia conservatrice religiosa o laica, anche se molto dinamica.

 

Nelle ultime settimane, giocando il ruolo dei grandi sultani del passato, un Erdogan cosciente del luogo che occupa il suo paese sul mappamondo ha ricevuto nel suo megapalazzo faraonico lo statunitense Joe Biden, dirigente dell’ancora principale superpotenza globale; il papa Francesco, capo del ridotto e potente Stato Vaticano; e Vladimir Putin, presidente di una Russia con la viva memoria della superpotenza sovietica, che osa parlare a tu pe tu con la NATO, la temibile alleanza militare planetaria.

Dalla sua privilegiata posizione, ubicata tra i Balcani, il Caucaso, il Medio Oriente e il Golfo Persico; tra arabi, persiani, ebrei e kurdi, e tra i cosiddetti “mondo musulmano e mondo cristiano”, la Turchia sembra divertirsi a giocare tutte queste carte, con scarsi risultati e gravi e tragici errori.

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mer

10

dic

2014

ROMA MAFIA CAPITALE

RUBERIE DI REGIME DEL SISTEMA CAPITALISTA

Michele Michelino (*)

 

Dopo le tangenti e le ruberie del Mose a Venezia e dell’Expo a Milano, ecco emergere quelle romane. A Roma per mafia ci sono stati 37 arresti per appalti del Comune ed è indagato anche l’ex sindaco Alemanno. Un centinaio gli indagati, tra cui l'assessore alla Casa, Daniele Ozzimo e Mirko Coratti, presidente dell'Assemblea capitolina.  Coinvolto anche Politano, responsabile della direzione Trasparenza e Anticorruzione del Comune di Roma. Sequestri per 200 milioni della Guardia di finanza. L'indagine ribattezzata "Mondo di mezzo", faceva soldi con la gestione dei rifiuti, la manutenzione del verde, lo sfruttamento dei campi Rom e dell’emergenza immigrati.

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mer

10

dic

2014

CUBA

Cuba e la controrivoluzione fatta a pezzi

di José Steinleger (*)

Da Martì a Fidel, dal Moncada a Cuito Canavale, dalla Sierra Maestra a Playa Giròn e a quell’obbligato socialismo di guerra per scongiurare l’invazione, i tempi eroici di Cuba sono passati  e oggi l’isola intraprende nuove strade che le garantiscano una patria con indipendenza, giustizia e più rivoluzione.

 

Dal 1959 sento che a Cuba ci sono difficoltà. Che non c’è ... uffa!

Niente del necessario è mai mancato a Cuba e sempre c’è stato un di più di quello che avanzava.

La bloguera Yoani Sànchez e i suoi figli hanno fame? Una ragione in più per protestare visto che è ingiusto che la signora non avanzi niente dei 10.000 dollari al mese che riceve dalla Società Interamericana di Stampa (SIP) e da El Paìs di Madrid. E con questo viene scientificamente provato che la vita a Cuba è carissima.

Ma vediamo ... come si misurano le cose? Per le opzioni pratiche che a volte non si incastrano con la teoria del socialismo o con i risultati e le conquiste che, nemmeno loro, si incastrano con la teoria e la pratica dei suoi nemici?


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mar

02

dic

2014

RAZZISMO USA

Da Michael Brown ad Assata Shakur, la continuità dello stato razzista USA

di Angela Davis (*)

 

Nonostante la violenza razzista statale sia stata un tema costante nella storia delle genti di ascendenza africana in Nord America, essa si è trasformata in qualcosa di particolare interesse durante l’amministrazione del primo presidente afroamericano, la cui stessa elezione fu ampiamente interpretata come l’annuncio di una nuova era post-razzista.

 

L’assoluta continuazione della morte di giovani neri per mano della polizia contraddice l’ipotesi che queste siano aberrazioni isolate. Trayvon Martin in Florida e Michael Brown a Ferguson, Missouri, sono solo le più conosciute delle innumerevoli persone nere uccise dalla polizia o da para-poliziotti durante l’amministrazione Obama. Ed essi, a loro volta, rappresentano un flusso continuo di violenza razziale, sia ufficiale che extra legale, dalle pattuglie di schiavi e dal Ku Klux Klan fino alla pratica contemporanea dei profili razziali e degli attuali “vigilantes”.

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dom

30

nov

2014

JOBS ACT E ART. 18

JOBS ACT:

ABROGARE L’ART. 18

OVVERO “IL BELLO, IL BRUTTO, IL CATTIVO”

Mirco Rizzoglio (avvocato in Milano).

 

In questo periodo in cui il diritto del lavoro è l’oggetto della cronaca di tutti i giorni, mi piace ricordare un vecchio film di Sergio Leone in cui i valori in campo trovavano una personalizzazione e semplificazione accessibile a tutti. Rispetto ai protagonisti attuali del dibattito, attribuirei al Jobs Act il ruolo del “bello”. Basta accendere la televisione, non importa la rete, per sentirsi ripetere che la riforma proposta dal Governo Renzi è la più avanzata, la più democratica e, ultimamente, anche, la più di sinistra. Quello che non viene spiegato – così come per ogni tema politico quotidianamente sfornato- è a che cosa quel “di più” si riferisca, mancando sempre qualsiasi dato oggettivo di partenza, in quanto l’obiettivo strombazzato risulta essere sempre lo stesso: efficienza del mercato del lavoro ed aumento dei posti di lavoro.

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ven

28

nov

2014

ISIS E IMPERIALISMO USA-EUROPEO

Sullo Stato Islamico

di Paul Delmotte (*)


“Un crimine odioso i cui autori vanno castigati” (François Hollande dopo l’assassinio di Hervé Gourdel). “Un assassinio brutale che mette in evidenza la barbarie di quei terroristi (….) Faremo tutto il possibile per trovare quegli assassini e consegnarli alla giustizia” (David Cameron, dopo l’assassinio di Alan Henning).

 

E’ da quasi dieci anni che il saggista svizzero Christophe Gallaz denuncia che il discorso dei responsabili politici occidentali dal giorno dopo l’11 settembre e gli attentati di Londra (7 luglio 2005) viaggia “esclusivamente su due binari: quello dello ‘stupore’ e quello del ‘volontarismo’”.

Cioè una parte delle dichiarazioni dei nostri “responsabili” esprimeva, all’unisono con l’opinione pubblica, “la costernazione e la compassione” verso le vittime e dall’altro lato, con il ‘volontarismo’, ribadivano la loro decisione di “perseguire ferocemente i terroristi”. Così, scriveva Gallaz, i nostri governi – e i nostri media, aggiungerei io – si sforzano di confinare questa opinione “in un contenuto dei fatti puramente emozionale stabilendo che lo Stato – i nostri Stati – metterebbe fine con successo a tutta la malignità del mondo”.

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gio

27

nov

2014

ASSEMBLEA-DIBATTITO

Per discutere della sentenza beffa della Cassazione sul caso Eternit, nella quale è stato dichiarato prescritto il reato e annullati i risarcimenti alle vittime – nessun colpevole per i morti, hanno di fatto detto i giudici.

Venerdì 28 novembre 18:30 nella storica palestra dell'Arci Bellezza via Bellezza 16/A - Milano

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gio

27

nov

2014

Pubblichiamo la presentazione del libro del prof. Giancarlo Ugazio: "La triade interattiva del mondo inquinato contro la salute", tradotto in inglese.

The work illustrates the human diseases caused by exposure to three of the main types of agents harmful to our body: those related to the loss of tolerance to exogenous environmental compounds (SCM), asbestos, electromagnetic fields. And the exposures are considered employ–ment, both unrelated to the job. Also described are the multifactorial etiology and multisistemicity of clinical conditions, especially it is paid attention to the toxicological synergism (cocktail effect) between the three types of agents, each other and with other pathogens. The peroxidation effect is the main leitmotif of interaction between the three above-mentioned types of poisons. Another factor shared by all three is that they are all related to the “progress" and that entrepreneurial profit which is realized through the exploitation of man-by-man, carefully concealed by a conspiracy of silence. The man in the street (Green Man) can only hope that all this knowledge they are able to facilitate his health through the prevention of risks.


Giancarlo Ugazio

The Interactive Triad in a Polluted

Environment against Health

Copyright © MMXIV

ARACNE editrice S.r.l.

 

Presentation Michele MICHELINO

 

Dead Due to Progress

Years of workers’ struggles against a harmful environment in the factory,

and later in the local area have taught us that primary prevention

and removal of carcinogens and harmful substances that cause diseases

are real health protection. “Civilized” Italian people continue to

die from work and for work, people continue to die for profit and in

the name of “progress”. One of the causes is the pursuit of maximum

profit of by unscrupulous businessmen and the culpable complicity

of governments, public administrators, politicians, trade unionists in

the name of a reason of state accepted as inevitable and normal that

many people, human beings, get sick and die every day in the name

of “progress”. Nowadays, even for those who should be in charge of

health protection; in particular the “workers representatives”, that is,

the unions, the protection of workers’ health is no longer a priority.

We have gone back sixty–six years. Back in 1947, when theWorld

Health Organization declared that with respect to the right to health:

The States Parties to this Constitution declare, in accordance with the

Charter of the United Nations, that the base of the happiness of peoples,

their harmonious relations and their safety, are the following principles:

health is a state of complete physical, mental and social well being and not

merely the absence of disease or infirmity.

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mar

25

nov

2014

ESPANSIONISMO ISRAELIANO

L’espansionismo israeliano e la balcanizzazione del Levante

di Alfredo Jalife-Rahme (*)

“Le strutture etniche della Siria la espongono ad uno smantellamento che potrebbe dar luogo alla creazione di uno Stato sciita lungo la costa, ad uno Stato sunnita nella regione di Aleppo, di un altro a Damasco e di un’entità drusa che potrebbe desiderare di creare il suoStato – forse nel nostro Golan – in ogni caso con l’Huran e il nord della Giordania. Uno Stato così sarebbe, sul lungo periodo, una garanzia di pace e di sicurezza per la regione. E’ un obiettivo che è già alla nostra portata”.

 

Oded Yinon, «Una strategia per Israele negli anni 1980», Kivunim, febbraio 1982.

 

Durante la sua visita di 5 gioni negli USA, il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha affermato, sul Morning Edition in un’intervista con Steve Inskeep della NPR, che “le frontiere del Medio Oriente sono sulla via per cambiare definitivamente” (1).

Yaalon segue alla lettera le balcanizzazioni del Piano Yinon, ex funzionario della cancelleria israeliana (2): per Yaalon “le frontiere sono già cambiate” nel momento in cui la Siria non può essere unificata dal suo presidente Bashar al-Assad, che “controlla solo un 25% del territorio”, contenzioso che  Israele “dovrà affrontare”.

Poverini!

Secondo il giudizio paleobiblico di Yaalon esistono paesi con storia diversa e altri le cui frontiere sono state tracciate artificialmente da Francia e Gran Bretagna, riferendosi agli accordi Sykes-Picot del 1916, per spartirsi il feretro del’Impero Ottomano.

Moshe Yaalon sputa sentenze perentorie: “L’Egitto continuerà ad essere l’Egitto”, ma “la Libia fu una nuova creazione, una creazione occidentale come risultato della prima Guerra Mondiale. La Siria, l’Iraq lo stesso – stati/nazione artificiali – e quello che vediamo ora è il collasso dell’idea occidentale”.

 

Ma il “nuovo Israele” non è per caso una creazione dei banchieri schiavisti Rotschild e del mazzo di avvocati di Lloyd George, che poi sarebbe diventato primo ministro del Regno Unito?

Dopo il suo assestamento e l’ulteriore persecuzione in Russia nel 1883, ancora nel 1903 il sionismo errante si baloccava con l’impianto “artificiale” di insediamenti esogeni in paesi dell’anglosfera: Canada, Australia, Africa orientale, la parte sudoccidentale del Texas, Angola e Uganda (3).

Non è già riuscito il sionismo finanziario – più letale del suo irredentismo territoriale – a incorporare i citati paesi dell’anglosfera nella loro totalità nel secolo XXI tramite la de-regulation bancaria?

 

In un altra intervista con Charlie Rosen, Yaalon si scaglia contro il presidente turco Erdogan, che bolla come “noto seguace” della Fratellanza Musulmana (4).

Il giornale israeliano Haaretz commenta che Yaalon “non ha discusso se le frontiere di Israele, che furono anch’esse determinate dalle potenze occidentali dopo la Prima Guerra Mondiale, cambierebbero” (5).

 

Yaalon sputa altre ingiurie razziste contro i palestinesi, arrivando fino all’oltraggio del loro “trasferimeno etnico”.

Il viaggio di Yaalon negli Stati Uniti è stato programmato per raffreddare gli animi dell’equipe di Obama dopo i velenosi affronti di Naftali Bennet – leader del partito religioso fondamentalista di ultra destra The Jewish Home – contro John Kerry, segretario di Stato, che ha messo in relazione l’ascesa dello Stato islamico con la mancanza di soluzione del conflitto palestinese-israeliano. Precedentemente Kerry aveva affermato che Israele “è quasi uno Stato-paria”.

Quasi?

Haaretz dice che Yaalon è stato “umiliato pubblicamente” dagli USA, che gli hanno negato la possibilità di riunirsi con alti funzionari dell’équipe di Obama, come il vice-presidente Joe Biden, Kerry e la consigliere alla Sicurezza nazionale Susan Rice.

 

Con l’usuale convergenza, la rivista The Economist – proprietà con The Financial Times del gruppo Pearson, che controlla Black Rock, la maggiore banca di investimento del mondo, diretta dall’israelo-statunitense Larry Fink (6) – sentenzia che la maggior parte dei 3 milioni di rifugiati siriani contemplano “la perdita del loro paese” (7).

Il governo di Bashar al-Assad controlla il 25% della Siria e la maggior parte del paese si trova in mano degli yihaidisti del Califfato dell’Emirato Islamico (la cui capitale è la città di Raqqa, oggi controllata dalla multinazionale mercenaria di incappucciati telediretti), mentre una piccola porzione del territorio a nord est è ancora in mano ai kurdi-siriani alla frontiera della Turchia – il cui simbolo è diventato la città martire di Kobane, dove può essere che l’Emirato Islamico abbia usato armi chimiche (8), il che è “stranamente” nascosto dal macchinario di propaganda nera degli USA e di israele (la bugiarda “Hasbarà”) ( N.d.T.: Hasbará, ("spiegazione, chiarimento") è un termine usato dallo Stato di Israele e da gruppi indipendenti per descrivere gli sforzi fatti per spiegare le politiche del governo, uno strumento per propagandare l’immagine di Israele nel mondo).

Esistono altre enclaves ad Aleppo, nei dintorni di Damasco, e sulle alture del Golan (dove Israele gioca la carta di Al-Nusra) in mano alla strana coalizione cucinata dall’ “Occidente”: Esercito Libero (sic!) Siriano/Al-Nusra/Al-Qaeda/yihaidisti dell’Emirato Islamico.

Lo schema balcanizzatore degli isareliani Yinon e Yaalon progredisce vertiginosamente grazie alla creazione del califfato dell’Emirato Islamico, i cui tentacoli emergono nel Maghreb (la parte occidentale e nord africana del mondo arabo) (9) e il cui paradigma è la Libia .

Gli yihaidisti dell’Emirato Islamico costituiscono il coltello destinato a sezionare sottilmente e selettivamente il mondo arabo, secondo gli schemi dei funzionari israeliani Yinon e Yaalon, la cui portata giunge fino alla Yemen? (10).

 

L’innocenza del pensiero lineare, non usa ai marchingegni israelo-anglosassoni, rimarrebbe stupita al vedere che gli aerei USA “si sono sbagliati” nel consegnare  le armi destinate agli assediati kurdo-siriani di Kobane, che sono invece finite nelle mani degli yihaidisti dell’Emirato Islamico (11). Ah, ah!

 

Nessuno conosce meglio la perfidia degli schemi balcanizzatori – dal duo Yinon/Yaalon passando per gli yihaidisti dell’Emirato Islamico fino ai geostrateghi USA (“la formula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Wright” (12) – che il robusto presidente turco Erdogan – con la sua agenda relativa ai kurdi (appoggiati da Israele e dalla NATO) che costituiscono tra il 15 e il 25% di una Turchia al bordo dell’implosione – e che ha fustigato i nuovi Lawrence d’Arabia (13), vecchia spia della Gran Bretagna, massimo espeto in balcanizzazione.

 

Israele prepara la sua ennesima guerra a Hezbollah in Libano, sull’orlo dell’implosione, mentre su una scala strategicamente superiore, la convergenza balcanizzatrice di tutto l’arsenale propagandistico di Tel Aviv è diffusa dal centro MEMRI – con sede a Washington e fondato da Yigal Carmon, spia militare israeliana, e da Meyrav Wurnser, amazzone del Hudson Institute legata al partito fondamentalista sionista Likud – che progetta quattro punti del “nuovo ordine in Medio Oriente” in base alla convenienza unilaterale del “Grande Israele”, grazie all’avanzata fulminante degli yihaidisti  dell’Emirato Islamico: contenzioso nucleare con l’Iran (senza diritto a possedere bombe  nucleari a differenza degli “eletti” celestiali di Israele);  conflitto arabo-israeliano (congelato); processo turco-kurdo (implosione della Turchia ed epansione del “Grande Kurdistan”?); conglitto sciita-sunnita (prolungare teologicamente una nuova “Guerra dei 30 anni”?.

 

Per pudore lascio da parte la gravissima accusa del presidente Putin sul fato che “gli USA promuovono il terrorismo con il loro finanziamento agli yihaidisti dell’Emirato islamico” (14).

 

La balcanizzazione del “Grande Medio Oriente”  e il suo “nuovo ordine” hanno radici nel piano del duo  israeliano Yinon/Yaalon assemblati con la “formula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Wright” e con l’intrepida avanzata selettiva dei loro pulcinella yihaidisti?

 

 

Note:

[1] “Israel’s Defense Minister: Mideast Borders ’Absolutely’ Will Change”, NPR, 23.10. 2014.

[2] “A Strategy for Israel in the Nineteen Eighties (The "Yinon Plan")”, di Oded Yinon,  Kivunim (Israele), Voltaire Network, 1.2.1982. «Une stratégie pour Israël dans les années 80» frammenti in francese,  Réseau Voltaire.

[3] “Zionist Congress:The Uganda Proposal”, 26.8.1903, Jewish Virtual Library.

[4] «Fratellanza Musulmana: denuncia israeliana e inchiesta britannica», Red Voltaire, 23.10.2014.

[5] http://www.haaretz.com/news/diploma...

[6] «BlackRock: il maggior investitore del mondo dietro la privatizzazione di  Pemex», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 11.12. 2013.

[7] “Syrian refugees: The loss of a nation”, The Economist, 23.10. 2014.

[8] “Kurds fear ISIS use of chemical weapon in Kobani”, Emma Graham-Harrison, The Guardian, 24.10.2014.

[9] “Is an ‘Islamic State in the Maghreb’ following in the footsteps of ISIS?”, Adam al-Sabiri, Al-Akhbar, 23.10. 2014.

[10] “Southern Yemen separatists demonstrate calling for their independence”, Al-Akhbar, 23.10. 2014.

[11] «La resistenza a Kobane resiste», Red Voltaire , 29.10. 2014.

[12] «"Fórmula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Wright" para balcanizar Medio Oriente», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 17.8. 2014. «La coalizione statunitense è diisa in merito agli obiettivi»,  Thierry Meyssan, Red Voltaire, 10.11.2014.

[13] «Turkish President Declares Lawrence of Arabia a Bigger Enemy than ISIS», Jamie Dettmer, The Daily Beast, 13.10. 2014.

[14] “US promotes terrorism by funding Takfiris: Putin”, PressTV, 25.10. 2014.

 

(*) Analista messicano, specializzato in relazioni internazionali. Professore alla UNAM , scrive su la Jornada e El Financiero, oltre a fare il commentatore su CNN e TeleSUR.

Da: lahaine.org; 20.11.2014

 

 (traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)


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gio

20

nov

2014

MORTI AMIANTO. PROCESSO ETERNIT

 

INGIUSTIZIA E’ FATTA: UCCIDERE PER IL PROFITTO E’ UN DIRITTO DEL PADRONE

ANNULLATA PER PRESCRIZIONE LA CONDANNA DEL PADRONE ETERNIT

 

La Corte di Cassazione, accogliendo la tesi del procuratore generale Francesco Iacoviello, ha annullato la condanna a 18 anni di reclusione del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, padrone e Amministratore Delegato della fabbrica Eternit, (uno degli uomini più ricchi del mondo) che si è arricchito sulle pelle di decine di migliaia di operai, lavoratori e cittadini nel mondo.

La ‘giustizia’ ha stabilito che, pur avendo provocato la morte di migliaia di lavoratori e cittadini, essendo passato troppo tempo, il reato è prescritto.

Così il responsabile della morte – solo in Italia - di centinaia di lavoratori nei 5 stabilimenti dell’Eternit italiana (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli e Siracusa) e di migliaia di cittadini rimane impunito e se la cava senza neanche aver chiesto scusa.

Facendo propria la tesi del procuratore generale della Cassazione, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza d’appello per prescrizione affermando che «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto», il Tribunale assolve il colpevole e condanna le vittime, che non saranno neanche risarcite.

Per la Corte di Cassazione il diritto di vita e di morte del padrone viene prima della giustizia dovuta alle vittime di un crimine contro l’umanità – di cui tanti si riempiono la bocca -  che a Casale come in tanti altri luoghi non solo ha ucciso, ma continua e continuerà ad uccidere ogni giorno.

 

Per anni Schmidheiny, industriali e manager senza scrupoli, pur di risparmiare pochi centesimi e aumentare i profitti, non hanno esitato a far lavorare gli operai senza adeguate misure di sicurezza, non hanno rispettato le minime misure di prevenzione e di protezione individuale e collettiva che la lavorazione della fibra killer amianto necessitava. Insieme ai lavoratori, sono morti migliaia di cittadini per mesotelioma, tumori polmonari, asbestosi e altre patologie dell’amianto, uomini e donne “colpevoli” solo di aver respirato la fibra killer senza nessuna protezione, e purtroppo altre ne moriranno.

 

Ora questa sentenza dice che il “diritto” dei padroni vale di più della giustizia. Così tanti industriali come Stephan Schmidheiny, vedranno legittimato il loro “diritto” a continuare ad arricchirsi sfruttando, avvelenando e inquinando i lavoratori e cittadini con le loro fabbriche di morte.

Questo sistema economico, politico, giudiziario basato sullo sfruttamento dell’uomo concede l’impunità e la licenza di uccidere a chi ha soldi per comprarsela. Al danno si aggiunge la beffa.

 

ANCORA UNA VOLTA GLI INTERESSI DEL PADRONE VENGONO PRIMA DELLE VITTIME E DEL DOLORE DEI FAMIGLIARI E DEGLI AMICI.

Da anni ci battiamo contro la prescrizione e per la sicurezza nelle fabbriche e nei territori in tutte le fabbriche e luoghi di lavoro. Ora è giunto il momento della lotta dura, organizzata, contro un sistema che protegge i carnefici contro le vittime.

Senza delegare più a nessuno la difesa dei nostri diritti e interessi.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

                                                                                             Sesto San Giovanni 19 novembre 2014

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com


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mer

19

nov

2014

RIFLESSIONE SULLE ELEZIONI USA

Plus ça change (più si cambia e più è la stessa cosa).

 

di David Brooks (*)

E’ stata l’elezione federale intermedia più costosa della storia e quella a cui meno hanno partecipato in più di 70 anni; è stata l’elezione in cui i multimilionari hanno speso più soldi e la cosa più notevole delle inchieste è stata la disillusione dell’elettorato verso tutto il processo e verso la cupola politica.

E niente è cambiato.

 

Il tasso di partecipazione dei cittadini con diritto di voto nell’elezione è stato del 36,3%, il livello più basso dall’elezione federale del 1942, nel bel mezzo della  2° Guerra Mondiale. Tutti esprimono opinioni sul perché solo un po’ più di un terzo dell’elettorato ha pensato che valesse la pena partecipare a quello che sempre si proclama essere l’espressione suprema di questa democrazia: il voto.

 

Ad un paio di settimane dalle elezioni di medio termine in cui il Partito Repubblicano ha preso il controllo di entrambe le camere del Congresso e ha ampliato il numero dei governatorati statali, si dibatte il significato di questo esercizio politico, che molti concludono avrà delle ripercussioni piccolissime o nulle. Quasi 4 milioni di dollari spesi perché tutto resti più o meno uguale, segnalano alcuni.

Ma forse questo era, più o meno, l’obiettivo. I ricchi che hanno speso milioni forse non volevano altro che questo visto che, per come stanno le cose, per i più ricchi questo è il migliore dei tempi.

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lun

17

nov

2014

PAPA FRANCESCO

Francesco:  cooptare,  neutralizzare, disciplinare i movimenti progressisti


di Aram Aharonian (*)


Con gesti ampollosi, una buona gestione mediatica di messaggi così ambigui che ognuno può interpretarli come desidera, il gesuita Jorge Bergoglio – diventato Francesco – continua a civettare e a sedurre i circoli progressisti dentro e fuori della Chiesa cattolica. 

 

Nel quadro del recente Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, Francesco ha precisato che egli stesso rispondeva “ad un anelo molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre vuole per i propri figli; un anelo che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma oggi vediamo con tristezza sempre più lontano per la maggioranza: terra, tetto e lavoro” e ha aggiunto. “E’ strano, ma se parlo di questo per alcuni finisce che il Papa è comunista (…) Non si capisce che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo”. E (quasi)  tutti hanno applaudito. 

 

La verità è che Francesco ha solo parafrasato Helder Càmara ma, a differenza del brasiliano, non fa domande scomode. E’ lontano dalla teologia della liberazione, visto che la sua precisazione non parla di classe oppressa e classe che opprime. Sembrerebbe che per lui questo non importi: è sufficiente un ambiguo “lavorare insieme per il bene di tutti”.

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dom

16

nov

2014

MURO DI BERLINO

Marx parla dei 25 anni della caduta del Muro di Berlino

di Marcelo Colussi (*)

                                                              

Non posso dare i particolari precisi, ma solo far sapere che ho ricevuto questa lettera.

Col mio povero tedesco mi sono permesso di fare la traduzione e, dato che credo che sia molto importante, faccio circolare il testo arcinoto nella versione spagnola.   

                                                                                                                                             Marcelo Colussi


Lavoratori del mondo:

le forze della destra internazionale festeggiano trionfanti questi 25 anni della Caduta del Muro di Berlino. Ma si sbagliano. Cosa festeggiano in realtà? La fine del socialismo?

 

La storia, contrariamente a quello che disse quell’apologeta del sistema di nome Fukuyama alcuni anni fa, non è finita. Da dove esce una simile sciocchezza? La storia continua il suo cammino senza che sappiamo dove vada.

Oggi, senza paura di sbagliarci, date le caratteristiche che il sistema capitalista internazionale ha preso, potrebbe tranquillamente dirigersi verso l’annichilazione della specie umana, data la brama di lucro impossibile da fermare che lo alimenta, e che potrebbe anche portare all’olocausto termonucleare se si attivassero tutte le armi di distruzione di massa che esistono sulla faccia del pianeta. O anche, data questa brama insaziabile di ottenere profitti che non può eliminare, alla distruzione del pianeta per il consumo irrazionale che se ne sta facendo.

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lun

10

nov

2014

MORTI PER SETE, FAME E DENUTRIZIONE

Morti gratuite

di Bernardo Kliksberg(*)

 

Ogni giorno muoiono 18.000 bambini, più di 6 milioni all’anno, per cause totalmente evitabili. Sono morti gratuite. Le tre cause principali sono la denutrizione, che li colloca in una posizione di estrema vulnerabilità; la mancanza di acqua potabile con la conseguente ingestione di acqua contaminata; l’assenza di installazioni sanitarie.

Fanno la fame 842 milioni di persone, in un mondo che produce alimenti che potrebbero servire ad una popolazione molto superiore a quella attuale. Più di 700 milioni non hanno accesso all’acqua potabile e 1.000 milioni di persone fanno i loro bisogni all’aria aperta.

Le tre cause si rafforzano una con l’atra. Una recente ricerca in India, che ha più del 40% di bambini denutriti, ha svelato un enigma. Alcune politiche sociali fornirono alimenti a bambini denutriti. Quando li si paragonò ad altri denutriti che non li avevano ricevuti, ci si accorse che erano tutti uguali. Una delle ragioni fu che il 50% della popolazione è obbligata a fare i propri bisogni all’aria aperta data la drammatica carenza di installazioni sanitarie. Il livello di contaminazione produce ripetute infezioni batteriche nei bambini. Queste danneggiano significativamente il loro apparato digestivo, che non può metabolizzare gli alimenti.

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gio

06

nov

2014

CRISI E OBIETTIVI DEI RIVOLUZIONARI

La crisi capitalista e gli obiettivi dei rivoluzionari

Michele Michelino (*)

Ormai chiunque passi davanti a fabbriche o luoghi di lavoro ha modo di vedere sempre più spesso presidi di lavoratori accampati con bandiere e striscioni in difesa del posto di lavoro. Ma la crisi non dipende dalla fatalità, dalla cattiva gestione dei manager delle aziende e dalle ruberie dei padroni, che pur incidono. Le crisi nel capitalismo non sono come le carestie di un tempo, e non dipendono dalla mancanza di capitali e merci.

Il modo di produzione capitalistico, basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, ciclicamente vive una grande contraddizione: la crisi di sovrapproduzione. Nel passato, cioè nei precedenti modi di produzione, i lavoratori delle classi subalterne che costituivano il "popolo", pativano la fame per effetto delle carestie e della mancanza di generi alimentari, nel sistema capitalista le masse proletarie e popolari possono patire la fame per la troppa abbondanza. Per ottenere una maggiore quantità di profitti, i capitalisti sfruttano più intensamente gli operai, cercano di conquistare nuove fette di mercato, allargano se possibile la produzione, migliorano i processi tecnici, ma questa tendenza ad un'illimitata espansione dell'industria viene inevitabilmente in conflitto con il limitato potere di acquisto delle grandi masse dei lavoratori, esplode: così la contraddizione tra il caratttere sociale della produzione e il carattere privato della appropriazione.

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mer

05

nov

2014

RIVOLTA POPOLARE

Burkina Faso

Con la memoria di Sankara

di Rafael Poch (*)

Il potere cambia di mano in Burkina Faso: il presidente Campaoré, arrivato al potere nel 1987 con un golpe progettato in Occidente, si rifugia nel sud del paese.

Una rivolta popolare - con centinaia di migliaia di cittadini nelle strade e che lascia dietro di sé, a seconda delle fonti, dai quattro ai trenta morti - ha messo fine ai 27 anni di presidenza di Blaise Campaoré in Burkina Faso (ex Alto Volta), uno dei paesi più poveri del mondo.

Radio Omega, un’emittente locale di Uagadougu, la capitale del paese, ha informato poco dopo il mezzogiorno delle dimissioni del presidente “al fine di permettere un processo di transizione con libere elezioni in un periodo di massimo novanta giorni”. Anche se la situazione è un po’ confusa perché il generale Honoré Traoré, capo delle forze armate, dice di aver assunto il potere, l’abbandono del presidente Campaoré sembra definitivo. Un convoglio fortemente armato di suoi sostenitori lo ha portato nella città di Po, vicino alla frontiera con il Ghana, nel sud del paese.

La città è sede di un’unità militare che è particolarmente vicina al presidente uscente, come il suddetto generale Traoré.

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mar

04

nov

2014

Editoriale della rivista "nuova unità"

Di fronte al definitivo attacco all’art. 18 - iniziato con le lacrime della Fornero nel governo Monti - il jobs act, nuove misure come quelle sulla rappresentanza, i continui veri licenziamenti, la repressione nei luoghi di lavoro, comprese le multe alle avanguardie, le populiste false promesse di Renzi e del suo governo guerrafondaio, abbagliano sempre meno.


Lo stravolgimento istituzionale e costituzionale che porta al rafforzamento del potere esecutivo minando la stessa democrazia parlamentare borghese, sono frutto dei potenti uomini della finanza italiana e internazionale, delle grandi banche, delle multinazionali e dei monopoli che tirano i fili del burattino Renzi per avere mano libera nella realizzazione dei loro sempre maggiori profitti, in questo pienamente appoggiato dal Presidente della Repubblica – che, mentre si riempie la bocca sulla difesa della Costituzione, si rende complice e artefice del più grande attacco ai principi da essa sanciti sull'antifascismo portato avanti dalla Liberazione ad oggi.

Il debito pubblico supera i 2mila miliardi di euro come si può pensare di sanarlo quando questo genera da solo oltre 80 miliardi di interessi passivi all'anno? Tagli su tagli non saranno mai sufficienti e le spese ricadono solo sui lavoratori e le masse popolari, sempre più costretti a sacrifici enormi, ricattandoli per i prossimi 50 anni.

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lun

03

nov

2014

ISIS-USA

La fabbrica degli orchi

di Daniela Trollio (*)

 

La figura dell’Orco è nota, fin dagli albori dell’umanità, a migliaia di generazioni di piccoli umani, perché la paura è un formidabile strumento di controllo.

Nel corso dei millenni l’orco ha assunto nomi diversi, ma la sua funzione non è mai cambiata ed è giunta fino ai giorni nostri, ma non più per obbligare i bimbi ad obbedire.

 

Il nome dell’ultimo orco è ISIS,la sigla dello Stato Islamico. Come ogni orco che si rispetti l’ISIS è forte, invincibile, crudele e senza pietà, “quasi” al di fuori di ogni umana logica.

Ciò che più colpisce l’opinione pubblica è proprio la crudeltà, che utilizza armi che credevamo fossero ormai retaggio di tempi più bui: il coltello per sgozzare, la spada per decapitare, ecc. ecc.

Non che l’attuale orco si limiti a questo, visto che in realtà l’ISIS è quanto di più moderno si possa avere.

Nei pochi mesi da quando è uscito allo scoperto, conquistando un terzo del’Iraq e dintorni, l’ISIS ha dimostrato di essere un’organizzazione militare efficientissima, dotata di armi sofisticate leggere e pesanti, di truppe addestrate in grado – nonostante si presenti come un’organizzazione guerrigliera – di affrontare in campo aperto eserciti tradizionali, oltre ad una mente politica perfettamente al corrente di dove si trovi il petrolio e di quale potere derivi dall’averlo…. altro che religione!


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mer

29

ott

2014

KOBANE

Democrazia diretta

Il mistero di Kobane

di Pepe Escobar (*);

Le coraggiose donne di Kobane – dove i kurdi siriani combattono disperatamente contro l’ISIS – sono sul punto di essere tradite dalla “comunità internazionale”. Queste guerriere combattono anche, oltre che i terroristi del Califfo Ibrahim, i piani traditori di USA, Turchia e dell’amministrazione del Kurdistan iracheno.

Che succede davvero a Kobane?

 

Cominciamo a parlare di Rojava. Il vero significato di Rojava – le tre province a maggioranza kurda del nord della Siria – viene trasmesso in un editoriale (in turco) pubblicato dall’attivista incarcerato Kenan Kirkaya. Egli sostiene che Rojava è la casa di un “modello rivoluzionario che sfida, né più né meno, l’egemonia del sistema capitalistico, di nazione-stato” – molto al di là del suo significato regionale “per i kurdi, i siriani o il Kurdistan”.

Kobane - una regione agricola – si trova nell’epicentro di questo esperimento non violento in democrazia, reso possibile da un accordo avvenuto all’inizio della tragedia siriana tra Damasco e Rojava (non appoggiate il cambio di regime contro di noi e vi lasceremo tranquilli). Qui, ad esempio, si argomenta che “anche se un unico aspetto di un vero socialismo potesse sopravvivere là, milioni di scontenti sarebbero attratti da Kobane”.

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mar

28

ott

2014

MESSICO: STATO E NARCOTRAFFICO

Messico

 

Uno Stato fallito pianificato

di Raùl Zibechi (*)

Lo Stato si è trasformato in una istituzione criminale dove il narcotraffico e i politici si sono fusi per controllare la società. Uno Stato fallito che è stato costruito negli ultimi due decenni per evitare il peggior incubo delle élites: una seconda rivoluzione messicana.

 

Vivi se li sono portati via e vivi li rivogliamo” grida Maria Ester Contreras, e venti pugni serrati sottolineano il suo grido sulla scalinata dell’Università Iberoamericana di Puebla, mentre riceve il premio Tata Vasco a nome del collettivo Forze Unite per i Nostri Desaparecidos in Messico (Fundem) per il suo lavoro contro le sparizioni forzate. La scena è straziante visto che i familiari, quasi tutti madri o sorelle, non possono trattenere pianti e lacrime ogni volta che parlano in pubblico nell’ XI Forum del Diritti Umani.

 

Niente a che vedere con la genealogia delle sparizioni che conosciamo nel Cono Sud.

In Messico non si tratta di reprimere, far sparire e torturare militanti, ma di qualcosa di molto più complesso e terribile. Una madre ha raccontato della sparizione di suo figlio, un ingegnere delle comunicazioni che lavorava per IBM, sequestrato dai narco per costringerlo a costruire una rete di comunicazioni al loro servizio. “Può toccare a chiunque”, avverte, dicendo che tutta la società è nel mirino e che, quindi, nessuno dovrebbe restare estraneo.


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ven

24

ott

2014

FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

FMI: come non imparare niente a scuola

di Alejandro Nadal

 

La riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale della scorsa settimana a Washington è rivelatrice, nel peggiore dei sensi, dell’incapacità dei suoi funzionari di educarsi a partire dalle lezioni della storia.

In poche parole, il FMI non ha potuto imparare niente di utile sulle origine e sulla natura della crisi del 2008. L’aria di importanza e di serenità che ostenta la diretrice in carica del FMI, la signora Lagarde, non ingannano nessuno.

 

Tutti coloro che hanno seguito la riunione hanno potuto rendersene conto. L’economia mondiale ha già visto passare sei anni da che il collasso di Lehman Brothers nel 2008 portò il sistema finanziario mondiale sul filo della disintegrazione. Il presunto recupero è un ricorso retorico utilizzato dai politici e dai loro accoliti nell’accademia.

Nemmeno i grandi beneficiari del casinò in cui si è trasformata l’economia mondiale parlano di recupero. Nel concilio annuale del FMI alcuni parlavano sotto voce quando si riferivano alle prospettive di una nuova eruzione del vulcano finanziario.

 

I partecipanti alla riunione di Washington sanno che nessuna delle cause strutturali della crisi del 2008 è stata risolta. E le tre caratteristiche centrali dell’economia mondiale che hanno portato alla crisi si mantengono ferme, paralizzando i partecipanti nelle tradizionali riunioni annuali. Le lezioni continuano ad essere ignorate.


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gio

23

ott

2014

SOLIDARIETA'

Riflessioni di Fidel

 

L’ora del dovere

di Fidel Castro Ruz

 

Il nostro paese non ha tardato un minuto a dare risposta agli organismi internazionali davanti alla richiesta di appoggio per la lotta contro la brutale epidemia scoppiata in Africa Occidentale.

 

E’ quanto il nostro paese ha sempre fatto, senza escludere alcuno. Il Governo aveva già impartito le istruzioni relative per mobilitare con urgenza e rafforzare il personale medico che prestava i suoi servizi in quella regione del continente africano. Alla richiesta delle Nazioni Unite è stata ugualmente data una risposta rapida, come sempre si è fatto davanti ad una richiesta di cooperazione.

 

Qualsiasi persona cosciente sa che le decisioni politiche che portano con sé rischi per il personale altamente qualificato implicano un alto livello di responsabilità da parte di coloro che li esortano a svolgere un compito pericoloso. E’ ancor più duro che inviare soldati a combattere e anche morire per una causa politica giusta, cosa che anch’essi hanno sempre fatto come un dovere.

 

Il personale medico che va in qualsiasi luogo per salvare delle vite anche a rischio di perdere la propria è il più grande esempio di solidarietà che l’essere umano può offrire, soprattutto quando non è mosso da interesse materiale alcuno. Anche i suoi familiari più vicini contribuiscono a tale missione con una parte di quanto è loro più caro e ammirato.

Un paese forgiato da lunghi anni di lotta eroica può comprendere bene quanto qui si esprime.

 

Tutti capiamo che nel portare avanti questo compito con il massimo di preparazione e efficienza si proteggerà il nostro popolo e i popoli fratelli dei Caraibi e dell’America Latina, e si eviterà che (l’epidemia) si espanda, visto che purtroppo si è già introdotta, e potrebbe estendersi, negli Stati Uniti , che mantengono così tanti vincoli personali e interscambi con il resto del mondo. Coopereremo con piacere con il personale nordamericano in questo compito e non alla ricerca della pace tra due Stati che sono stati avversari per tanti anni ma, in qualsiasi caso, per la Pace per il Mondo, un obiettivo che si può e si deve tentare di raggiungere.

 

Lunedì 20 ottobre, a richiesta di vari paesi dell’area, avrà luogo una riunione all’Avana con la partecipazione di importanti autorità degli stessi paesi che hanno espresso la necessità di fare i passi necessari ad impedire l’estensione dell’epidemia e di combatterla in modo rapido ed efficiente.

 

Noi caraibici e i latinoamericani invieremo anche un messaggio di sostegno e di lotta agli altri popoli del mondo.

 

E’ arrivata l’ora del dovere.


Fidel Castro Ruz
17 ottobre 2014
9 e 23 p.m.



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mer

22

ott

2014

KOBANI

Kobani: la caduta della Stalingrado kurda

di Nazanin Armanian (*)


“Kobani non è una priorità degli USA”, dichiara John Kerry per dissipare i dubbi di quelli (compresi gli stessi kurdi) che ancora confondono il Governo degli USA e i suoi marines con i fratelli della carità che si svenano per salvare gli oppressi del mondo.


La capitale del Kurdistan siriano, e simbolo dell’esperimento del governo di sinistra del Partito dell’Unione Democratica (PUD) – vicino al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) – Kobani e i suoi consigli popolari è caduta a pezzi dopo varie settimane di resistenza, da quel 16 settembre in cui è stata assediata dai terroristi dello Stato islamico (ISIS), provocando la morte di centinaia di civili e la fuga della maggioranza dei suoi 45.000 abitanti.


Senza accesso al cibo e alle cure metiche, i cittadini di Kobani terrorizzati non hanno ricevuto aiuto nè da una inutile ONU nè dagli stati che avrebbero potuto ricorrere alla dottrina della “Responsabilità di Proteggere” (“R2P”) che servì alla NATO per attaccare la Libia.


Qui non è un segreto che i mercenari dell’ISIS - che mancano di una sede “presidenziale”,  di un quartier generale, di ministeri, catene televisive o aeroporti - ricevano avvisi e aiuti prima dell’inizio dei bombardamenti dell’aviazione USA (per questo nessun  centro legato agli interessi delle potenze occidentali è stato, fino ad oggi, attaccato dall’ISIS?).


Le bombe cadono sulle posizioni della guerriglia kurda, sulle case e le infrastrutture della zone (l’ultima, una raffineria) per riportare la Siria alla “Età della Pietra” come è stato fatto con l’Iraq e la Libia, due stati arabi forti.


La caduta di Kobane (che significa “Unione”, per l’alleanza delle due tribù kurde che fondarono la città, che ospita millenari monumenti assiri e armeni) è un duro colpo psicologico al movimento progressista kurdo.

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mar

21

ott

2014

ISIS

Chi comanda allo Stato Islamico?

di: Leandro Albani

 

L’ottenimento delle risorse energetiche, il controllo geopolitico, la distruzione degli ultimi governi nazionali e “discoli” verso Washington, la preoccupazione crescente per l’avanzamento della guerriglia di sinistra del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), la destabilizzazione e il terrore come forma di fare politica, modellano l’attuale panorama del Medio Oriente, nuovamente attraversato dai bombardamenti degli Stati Uniti su Iraq e Siria. 

Da quattro anni la Casa Bianca ha cominciato a riconfigurare una regione che ha sempre considerato strategica. Sotto il manto della “Primavera araba”, Washington ha cominciato una politica di dualità, in cui ha approfondito il suo scontro con i governi dell’Iran e della Siria, mentre ha cercato di ‘raffreddare’ le nazioni alleate che hanno vissuto (e vivono ancora) rivolte popolari, come nei casi dell’Egitto, dello Yemen e del Bahrein.


Il nuovo fattore di destabilizzazione in Medio Oriente ora si chiama Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (EIIL o ISIS), organizzazione terroristica formata da mercenari che alza la bandiera dell’Islam più ortodosso. La sua avanzata nel nord dell’Iraq e della Siria, lasciando dietro di sé migliaia di morti, conferma il doppio discorso statunitense. In Siria organizzazioni simili all’ISIS sono ancora finanziate e protette da Washington e dai suoi alleati; in Iraq, il governo di Barak Obama ha deciso di “combattere” lo Stato islamico con un diluvio di bombardamenti che cadono anche sul territorio siriano.

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lun

13

ott

2014

ELEZIONI IN BOLIVIA

 

Bolivia: trionfa presidente Evo Morales. Con il 60% voti ottiene terzo mandato, dedica a Castro e Chavez

Le ragioni del trionfo

di Atilio Boron (*); da:  pagina12.com.ar; 13.10.2014 

La schiacciante vittoria di Evo Morales ha una spiegazione molto semplice: ha vinto perchè il suo governo è stato, senza alcun dubbio, il migliore della convulsa storia della Bolivia. “Migliore” vuol dire, ovviamente, che ha fatto realtà della grande promessa, tante volte non realizzata di ogni democrazia: garantire il benessere materiale e spirituale delle grandi maggioranze nazionali, di quella eterogenea massa plebea oppressa, sfruttata e umiliata per secoli.

 

Non c’è alcuna esagerazione se si dice che Evo è lo spartiacque della storia boliviana; c’è una Bolivia prima del suo governo e un’altra, diversa e migliore, a partire dal suo arrivo al Palazzo Bruciato (sede del governo e del Capo del governo boliviani, n.d.t.). Questa nuova Bolivia, cristallizzata nello Stato Plurinazionale, ha seppellito definitivamente l’altra: coloniale, razzista, d’èlite, che niente e nessuno potrà resuscitare.

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ven

10

ott

2014

CHE GUEVARA

 

Anniversari 

 

Il 9 ottobre 1967, “in terra boliviana” veniva ucciso dagli agenti della CIA Ernesto Che Guevara, il “guerrigliero indimenticabile”, l’umanista, il teorico della rivoluzione, l’uomo disposto a lottare e a sacrificarsi in terra straniera perché tutti si liberassero: in una parola, il comunista.

 

Ci sono tanti modi per ricordare e “celebrare” gli anniversari, ma ricordo e celebrazione pietrificati servono solo a svilire le persone e i fatti, a togliere la carica rivoluzionaria alle loro vite e ai loro atti. Perché essi si sono sacrificati sì per il presente, ma anche e soprattutto  per il futuro.

 

Così il Che lo ricordiamo con un suo scritto, pieno di insegnamenti – al di là delle circostanze determinate – per chi ancor oggi vuole raccogliere la sua bandiera di lotta e di vita contro la barbarie del mondo attuale.  

 

Quello che abbiamo imparato e quello che abbiamo insegnato

 

Ernesto Che Guevara -  (1° gennaio 1959) 

 

Nel mese di dicembre, mese del secondo anniversario dello sbarco del Granma, è bene dare uno sguardo retrospettivo agli anni di lotta armata e alla lunga lotta rivoluzionaria il cui fermento iniziale lo dà il 10 marzo, con la sommossa batistiana e il primo scampanio il 26 luglio del 1053, con la tragica battaglia del Moncada.

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gio

09

ott

2014

TURCHIA

 

Il nuovo califfato ottomano di Erdogan

 

di Ernesto Gòmez Abascal (*); da: rebelion.org; 8.10.2014 

 

Il nuovo califfo ottomano, Racep Tayib Erdogan, non è pazzo ma è molto ambizioso e questo lo sta portando a giocare col fuoco. Un passo in più in questa direzione è stata l’approvazione, da parte del parlamento turco, della sua proposta di far entrare le sue truppe in territorio siriano. 

 

Dall’inizio del conflitto nel paese arabo, il governo del AKP ha stracciato la sua proclamata politica dello “zero conflitti con i propri vicini”, e si è trasformato nella base fondamentale di coloro che avevano l’obiettivo di rovesciare il governo di Bashar al Assad. Si è coordinato con gli Stati Uniti e i loro soci della NATO, come con le petromonarchie del Golfo, per dare ogni tipo di appoggio e di facilitazioni alle bande terroristiche e takfirie, permettendo loro di passare attraverso la sua lunga frontiera dopo aver ricevuto il dovuto addestramento e i corrispondenti armamenti. 

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ven

03

ott

2014

ORGANIZZAZONE DELLA COOPERAZIONE DI SHANGAI

 

L’inizio del nuovo ordine mondiale: Asiacentrismo

 

di Raul Zibechi (*)

 

Nonostante le crisi in Medio Oriente ed in Ucraina si rubino a vicenda i titoli sui media, esse sono solo le punte emergenti di un movimento tellurico molto più grande: la nascita di un nuovo ordine mondiale post-statunitense centrato in Asia, sulla base della triplice alleanza Cina-Russia-India. 

 

Uno dei nuclei del colonialismo e dell’imperialismo consiste nel proibire ai paesi periferici di fare quello che sono soliti fare i paesi del centro. Quando questo non funziona più, è perché il vecchio ordine centrato sulla relazione centro-periferia sta lasciando il passo a nuove relazioni internazionali. 

 

Le stesse potenze occidentali che gridano al cielo per l’intervento della Russia in Ucraina, bombardano la Siria senza l’autorizzazione del suo governo con la scusa di combattere un’organizzazione terroristica, lo Stato Islamico, nella cui creazione queste stesse potenze hanno giocato un ruolo rilevante. 

 

Che Cina e Russia rifiutino questo tipo di azioni militari, che in altri tempi venivano coperte per lo  meno con l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non è quindi una novità. Che il primo ministro dell’India, Narendra Modi, abbia dichiarato alla catena CNN, ore prima della sua visita negli Stati Uniti, che la Russia ha “interessi legittimi in Ucraina” è già una cosa più seria. Non solo ha rifiutato di criticare l’annessione della Crimea da parte della Russia, ma ha anche mostrato “fiducia” in come Pechino sta gestendo le dispute territoriali nei mari del sud della Cina (The Brics Post, 22.9.2014).

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mer

01

ott

2014

LOTTE OPERAIE: TGR LOMBARDIA

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lun

29

set

2014

AMIANTO: PROCESSO BREDA/ANSALDO

 

Pubblichiamo un video di circa 6 minuti sul presidio al Tribunale di Milano il 26 settembre per la prima udienza del processo contro i dirigenti Breda/Ansaldo imputati per le morti di amianto dei lavoratori. Buona visione cliccando qui sotto.   

                                                                     http://youtu.be/L39H_jH6UCY

 

 

 

 

 

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ven

26

set

2014

OPERAI MORTI PER AMIANTO

 

Video del presidio  cliccare qui   http://youtu.be/tDa9az6M_4w

 

Amianto: alla sbarra i dirigenti Breda/Ansaldo imputati della morte per amianto di decine di lavoratori 

 

Si è svolto oggi 26 settembre davanti alla nona sezione penale (Il Giudice designato è la Presidente della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano, Dr.ssa Anna Introini, il P.M. il dott. Nicola Balice), nell’Aula n. 9 la prima udienza del processo contro i dirigenti della BredaTermomeccanica/Ansaldo imputati della morte per amianto di 11 lavoratori e lesioni gravissime di un 12° (ancora vivo).

 

Nell’udienza di oggi si sono costituiti come parti civili la FIOM-CGIL di Milano e l’Associazione Italiana Esposti Amianto, mentre erano stati già ammessi come parti civili i famigliari e gli eredi dei lavoratori deceduti, il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e Medicina Democratica, entrambi difesi e assistiti dall’avvocata Laura Mara, oltreall’Inail e Regione Lombardia. 

 

Prima dell’udienza gli ex compagni di lavoro degli operai assassinati hanno manifestato insieme ai parenti delle vittime attuando un presidio davanti alla scalinata del Palazzo di Giustizia dalle ore 9,30 alle 11.00 con striscioni e cartelli in sostegno dei famigliari dei lavoratori uccisi dalla fibra killer, chiedendo giustizia e distribuendo volantini ai passanti in cui illustravano i motivi della protesta.

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ven

26

set

2014

MORTI PER AMIANTO: A PROCESSO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO DI MILANO

 

 

Oggi venerdì 26 settembre 2014 presidio al Tribunale di Milano

a sostegno dei famigliari dei lavoratori della Breda/Ansaldo.

 

 Oggi 26 settembre davanti alla  nona sezione penale si tiene la prima udienza del processo contro i dirigenti della BredaTermomeccanica/Ansaldo imputati della morte per amianto di 11 lavoratori e lesioni gravissime di un 12° (ancora vivo). 

 

Per esprimere solidarietà alle vittime e sostenere la loro voglia di giustizia il nostro Comitato manifesta oggi con un PRESIDIO davanti al Palazzo di Giustizia.

 

Da anni insieme ad altre associazioni lottiamo contro chi afferma e sostiene che i morti sul lavoro e da lavoro sono inevitabili, cercando di far luce su tutte le morti innaturali e lottando nelle fabbriche, nelle piazze e nei territori, fuori e dentro le aule dei tribunali, perché vogliamo e pretendiamo giustizia. 

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gio

25

set

2014

FAME E CANNIBALISMO

 

La fame in Occidente

 

di Santiago Alba Rico (*)

 

Nel mese di luglio 2008 si è svolto a Coney Island il campionato del mondo dei divoratori di hot dogs.

 

Il giovane statunitense Joey Chestnut ha battuto in finale il giapponese Takeru Kobayashi e ha superato tutti i precedenti records mondiali inghiottendo 66 hot dogs in 12 minuti, mandando in delirio i più di 50.000 spettatori presenti in diretta all’impresa. Come premio, il campione ha ricevuto un buono di 250 dollari di acquisti in un centro commerciale e un anno intero di hot dogs gratis presso la catena Nathan’s. 

 

Oggi, mentre scrivo queste righe, si celebra il campionato mondiale dei perditori di  peso.

 

Ogni secondo cinque persone si disputano la finale – un haitiano, un somalo, un ruandese, un congolese, un afgano – e i cinque ottengono la vittoria. Il premio è la morte. L’appetito di Joey Chestnut non è niente paragonato a quello che ha divorato – chiamiamoli così – René, Sohad, Randia, Sevére e Samia.

 

Ogni 12 minuti la povertà uccide tramite la fame 3.600 tra uomini, donne e bambini in tutto il mondo.

 

O, il che è lo stesso: per ogni 5 hot dogs a Coney Island 300 essere umani muoiono di inedia in Africa.

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mar

23

set

2014

ISIS E USA

 

Frankenstein e la terza coalizione militare in Iraq

 

di Augusto Zamora R. (*)

 

Il presidente Obama ha annunciato la formazione di una nuova coalizione internazionale per portare, per la terza volta, la guerra in Iraq, guerra estendibile alla Siria contro la volontà del governo siriano.

 

L’annuncio dà la sensazione che il tempo si sia fermato e che sia la stessa persona quella che occupa il cinematografico salone ovale della Casa Bianca.

 

La prima coalizione fu promossa da George Bush padre nel 1991; la seconda da George Bush figlio nel 2003; la terza da chi, quando ha preso possesso dell’incarico, aveva l’aria dello spirito santo.

 

La prima coalizione bastonò l’Iraq e lasciò il paese in stato catatonico; la secondo distrusse il paese. Bisogna attendere cosa resterà di quello che era l’Iraq dopo che la terza coalizione promossa da “Obush” applicherà un altro ricettario di bombardamenti.

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lun

22

set

2014

MORTI PER IL PROFITTO

 

Rovigo. Altre quattro vittime del profitto 

 

Nella democratica Italia si continua a morire per il lavoro e a causa del lavoro.

 

Quattro operai sono morti e uno è rimasto ferito in modo grave nell'incidente che si è verificato presso la ditta Co.Im.Po di Adria, in provincia di Rovigo, azienda che si occupa del trattamento dei rifiuti industriali. Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco, gli operai sarebbero stati investiti dalle esalazioni di acido solforico.

 

Nicolò Bellato, 28 anni, Paolo Valesella di 53, e Marco Berti di 47, erano dipendenti della ditta, il quarto, Giuseppe Valdan, 47, di Campolongo Maggiore (Venezia), l'autista, era dipendente di un’altra  ditta. Inoltre c’è stato anche un ferito grave di 41 anni, anch'egli di Adria.

 

In questo caso, come già è successo in passato, due delle vittime hanno cercatodi soccorrere un compagno di lavoro che si era sentito male, e uno dopo l’altro sono morti a causa delle esalazioni dell’acido solforico mentre stavano pulendo l’autocisterna.

 

Ancora una volta, come spesso accade, la solidarietà fra compagni di lavoro, fra chi si guadagna da vivere ogni giorno per un salario miserabile, la solidarietà di classe e umana  di persone  che cercano di aiutarsi nel momento del pericolo a rischio della propria stessa vita -  anche se il padrone non li ha forniti di mezzi di protezione adeguati - è costata la vita a tutti.  Nella crisi i padroni risparmiano anche i pochi centesimi che riguardano la sicurezza dei lavoratori e gli “incidenti” sul lavoro sono all’ordine del giorno.

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dom

21

set

2014

PER RICORDARE

 

Aspetti “collaterali” della tragedia di Gaza

 

di Daniela Trollio (*)

 

 

 

Ahed Atef Bakr, 10 anni; Zakaria Ahed Bakr, 10 anni; Mohamed Ramez Bakr, 11 anni; Ismael Mohamed Bakr, 9 anni.

 

Sono i 4 bambini palestinesi, figli di pescatori, tutti cugini, uccisi il 16 luglio scorso - mentre giocavano a pallone su una spiaggia di Gaza - da un proiettile partito da una nave dell’  “esercito più etico del mondo”, come si autodefiniscono le Forze di Difesa di Israele.

 

Non è stato facile trovare i loro nomi, una scelta di rispetto per le migliaia di vittime che – per noi – senza nome rimarranno.

 

Quando si schianta un aereo civile, o deraglia con conseguenze funeste un treno passeggeri, state sicuri che nel giro di due giorni saremo informati dei nomi delle vittime, vedremo in prima pagina il dolore dei loro familiari, sapremo tutto delle loro vite. 

 

Questo non succede per le vittime palestinesi (o afgane, o irachene, o libiche, o siriane, ecc. ecc. l’elenco è troppo lungo). Nonostante il loro terrificante numero, non sapremo niente di loro, non vedremo - anche nell’era di internet - i loro volti, non conosceremo quali erano i loro sogni, né come vivranno senza di loro le famiglie.  

 

Non faremo cronaca di quanto sta succedendo nella Striscia di Gaza, non lo riteniamo necessario  perché descrivere l’orrore del nuovo capitolo del genocidio perpetrato dallo Stato di Israele ormai stanca il cuore e la lingua, a nostra eterna vergogna perché non solo tutti i popoli del mondo sono fratelli ed hanno un solo nemico, l’imperialismo, ma anche perché lo Stato imperialista italiano ha sostenuto, e partecipato direttamente e indirettamente, alla mattanza e alla rapina senza che noi sapessimo – o volessimo, in alcuni casi -  opporci.  

 

Vorremmo analizzare invece alcuni aspetti di cui meno si discute, per “restare umani”.

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ven

19

set

2014

OBAMA E L'ISIS

 

Obama non sconfiggerà lo Stato islamico

 

di Nazanin Armanian (*)

 

“Puniremo e distruggeremo lo Stato Islamico attraverso una strategia integrale e sostenuta di lotta contro il terrorismo” ha detto Barak Obama, con la mente alle elezioni di novembre al Congresso. Fa vedere di essere un “tipo duro” rispondendo a quelli che lo accusano di essere “indeciso” di fronte al terrorismo yihaidista. Il Pentagono definisce lo Stato islamico (EI) “una minaccia imminente” per gli USA, nonostante che l’anno scorso, ad esempio, solo 16 dei 21.490 civili assassinati in atti terroristici (in Iraq, Pakistan, Siria e Afganistan) fossero cittadini statunitensi. Ma i video dell’esecuzione di due compatrioti hanno raggiunto il loro obiettivo: la maggioranza della gente ora appoggia un intervento militare in Iraq-Siria.

 

E di nuovo “arriva il lupo!” e la millenaria formula paura=obbedienza.

 

Come può esistere un Califfato Islamico senza il riconoscimento internazionale? Lo Stato dichiarato dai talebani nel 1992 fu salutato solo da Arabia Saudita, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti, e sparì.

 

L’EI è una creatura fabbricata dal Pentagono come i talebani o la Contra nicaraguense, e sono pochi negli Stati Uniti a negarlo.

 

Per giustificare il conflitto che si prepara, questo sì, dicono lo stesso che dicevano sui terroristi di Al Qaeda: ci è sfuggito il controllo. Ma questi sono gli stessi che, quando decapitavano e crocefiggevano in Siria, venivano perversamente chiamati “ribelli e dissidenti”. E ora, all’improvviso, vengono presentati – come Al Qaeda e i talebani alcuni anni fa – come una minaccia a livello della galassia.

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mer

17

set

2014

CAPITALISMO

 

Recessione 2014 e interessi dei proletari

La crisi, la disoccupazione, lo sfruttamento non si risolvono né con le riforme istituzionali e costituzionali, né con le lotte sindacali, pure importanti. Il capitalismo va abbattuto.

di Michele Michelino

Per l'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) “L’Italia deve spostare le sue politiche del lavoro su una maggiore tutela del reddito di lavoratori”. Per una vera crescita, e una graduale ripresa del Paese, l’Ocse, nel rapporto ‘Going For Growth’ di metà febbraio 2014 chiedeva all’esecutivo italiano di tutelare “maggiormente il reddito dei lavoratori e meno il posto di lavoro in sé”. Da notare che l’Ocse parla di reddito, non di salari e pensioni proletarie ormai sotto i livelli di sussistenza. Sappiamo tutti che, sotto la voce reddito dei lavoratori dipendenti cioè quelli che non svolgono un’attività in proprio, ci sono figure di varie classi sociali e che, oltre ai salari e pensioni dei proletari in continuo calo, ci sono i superstipendi sempre in crescita dei manager, dei superburocrati, dei direttori di banca, dei dirigenti di fabbrica o impresa.

Paradossalmente siamo in una situazione in cui il ladro (il sistema capitalista) chiama disonesto il derubato (proletario) perché ha pochi soldi nel portafoglio. Nel momento in cui la disoccupazione aumenta, i salari e i diritti dei proletari sono in continuo calo, non sono i sindacati a richiedere maggior tutela dei “redditi dei lavoratori”, ma un organismo internazionale dei padroni.

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mar

16

set

2014

Civetta di Minerva, filosofia e saggezza

 

La visione della civetta di Minerva

 

di Noam Chomsky (*)  

 

Non è piacevole contemplare i pensieri che devono passare per la mente della civetta di Minerva quando, al cader della notte, essa inizia il compito di interpretare l’era della civilizzazione umana, che ora forse si avvicina al suo per niente glorioso finale. 

 

L’era cominciò quasi 10.000 anni fa nella Mezzaluna Fertile, che si estendeva dalle terre tra il Tigri e l’Eufrate, attraverso la Fenicia, fino alla costa orientale del Mediterraneo e da lì alla valle del Nilo, alla Grecia e più oltre.

 

Quello che succede in questa regione offre dolorose lezioni sulle profondità a cui la specie è capace di abbassarsi.

 

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lun

15

set

2014

NATO-USA

 

NATO 1, 2, 3 y 4; Gorbachov, Putin, Irán e qualcosa di più

 

di Nazanin Armanian (*)

 

Proprio mentre Russia e Ucraina negoziavano a Minks, la NATO ha annunciato la formazione della Forza di Risposta Rapida nell’est d’Europa. Giorni prima Obama, il presidente gattopardo degli Stati Uniti, invece di utilizzare Skype per dirigersi ai leaders dei paesi baltici – soci della NATO – riuniti in Estonia, ha deciso di “mettere i piedi per terra” per annunciare senza vergogna il nuovo tradimento di Stati Uniti e Germania degli accordi con l’Unione Sovietica, ampliando le frontiere della NATO fino alle porte della Russia. Fu nel 1990 che Gorbaciov, questo nefasto alunno di Marx e Lenin che non aveva capito le loro lezioni elementari – soprattutto quella che “l’imperialismo è inerente al capitalismo”, accettò tranquillamente la prommessa di Jamer Baker e Helmut Kohl che la NATO non si sarebbe espansa verso Est, invece di chiedere loro: “Ma sentite, non sciogliete l’Alleanza Atlantica ora che io ho liquidato il patto di Varsavia?”.

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dom

14

set

2014

AMIANTO E DI STORIE DI LOTTA

 

 Con il premio a La fabbrica del panico di Stefano Valenti , Premio Campiello Opera Prima, romanzo che racconta la storia dei nostri compagni, del nostro Comitato con le sue lotte e le sofferenze, la Confindustria Veneto (organizzatrice del premio) cerca forse di salvare la coscienza sporca di tanti suoi associati e le loro mani grondanti di sangue operaio. In occasione della premiazione abbiamo inviato le nostre felicitazioni a Stefano Valenti con un breve commento che riportiamo.

Caro Stefano, ti inviamo queste quattro righe di commento al Premio Campiello e le nostre felicitazioni.

Fatica, sudore, sfruttamento, rischi per la salute e la vita ogni giorno, questo il prezzo pagato dagli operai in cambio di un salario miserabile.

Paura, panico, malattia, morte, rabbia, auto organizzazione senza delegare ad altri i propri diritti e interessi.

Lotta, gioia, rapporti umani solidali e una grande sete di giustizia per i nostri compagni vittime dell’amianto, sacrificati sull’altare del profitto da imprenditori senza scrupoli che hanno mandato coscientemente a morte centinaia di migliaia di operai.

Una società che mette il profitto prima degli esseri umani, che considera normale che più di mille lavoratori ogni anno muoiano per infortuni sul lavoro e che altre migliaia siano uccise dalle malattie professionali, continuando a inquinare gravemente l’ambiente e la natura è una società barbara senza futuro.

 Una volta tanto una storia operaia vera, quella dei lavoratori della Breda Fucine di Sesto San Giovanni e del nostro comitato contro l’amianto, che tu hai raccontato così bene, viene premiata.

Il Premio Campiello assegnato al tuo romanzo La fabbrica del panico, è un riconoscimento anche per noi e per tutti coloro che continuano a lottare senza arrendersi per i propri diritti e per la giustizia sociale.

Ciao, un abbraccio da tutti noi.

Per il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio,

 Il presidente

Michele Michelino (il Cesare del tuo romanzo)

Sesto San Giovanni, 12 settembre 2014

http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

 

 

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ven

12

set

2014

"LIBERO MERCATO"

 

Lo humor nero di George Kell

 

di Alejandro Teitelbaum (*)

 

Lo scorso 28 agosto Inter Press Service (IPS) ha pubblicato sulla sua rete un articolo di George Kell, Direttore Esecutivo del Patto Mondiale (Global Compact) delle Nazioni Unite, dal titolo: “Il futuro dipende dal patto mondiale tra le imprese e la società”, che inizia così: “Possiamo immaginare il giorno in cui una massa critica di imprese investa in un mondo migliore? In cui scommetta sul valore a lungo raggio, non solo in termini economici ma anche sociali, ambientali ed etici? Una decina di anni fa era difficile da immaginare, ma ora possiamo dire con fiducia che un movimento mondiale è in cammino”.

 

In seguito l’articolo proseguiva con una vera ode alle grandi imprese, destinate – secondo l’autore – a salvare l’umanità da tutti i mali.

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gio

11

set

2014

RICETTA

 

 ISIS: ricetta di torta casalinga con impasto di sfoglia (o di sabbia)

 

di Marc Vandepitte (*)

 

Ricetta 

 

Ingredienti:

 

Alcuni paesi strategici

 

6 gruppi di armi

 

Liquido (mezzi finanziari) in quantità  sufficiente

 

1 comunità musulmana locale

 

2 ciotole di miseria e di recessione

 

1 scodella di sistema educativo decadente

 

Alcune tavolette di economia

 

25 cl. di disoccupazione

 

350 gr. di minacce e di brutalità poliziesche

 

100 gr. di mezzi di comunicazione profumati di scandalo

 

3 cucchiai di sogni distrutti

 

2 grandi fette di razzismo e discriminazione 

 

Preparazione:

 

Prima di tutto preparate la pasta sfoglia. Per farlo, sminuzzate alcuni stati di importanza strategica. Cominciate ad isolarli per via diplomatica. Cercate di sfinirli completamente perché risultino più facilmente plasmabili. Quindi finanziate e controllate l’opposizione.

 

Potete anche entrare nel paese, ma non sempre risulta positivo e oltretutto è caro.

 

Lasciare lievitare la pasta fino a che l’opposizione si trasforma in milizie armate. Le più radicali sono spesso le più efficienti. Lavorate attentamente queste milizie e fornite loro armi e finanziamenti. Fatelo discretamente e in piccole quantità. Mettete la pasta in un processore di cucina e lasciate aumentare sistematicamente la potenza finchè non restano altri che gli yihaidisti più radicali. Tenete il coperchio ben chiuso per evitare che la pasta si sparga.

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mar

09

set

2014

ESTATE, MASSACRI E GENOCIDI

 

Estate

 

di Sara Rosemberg (*) 

 

Finisce l’estate europea, utilizzata così bene per numerosi massacri, genocidi, menzogne e bombardamenti selettivi o indiscriminati. Esco in strada a chiacchierare con i miei vicini che hanno passato questi mesi al mare o in montagna, anche se per la verità la maggioranza li ha passati nei parchi vicini o lavorando per meno di seicento euro al mese o per quel che è, perché il governo Rajoy e le sue mafie dicano poi che la disoccupazione decresce in Spagna. E perché le statistiche mostrino che il cadavere è ancora vivo, in terapia intensiva ma respirando, mentre gli stanno estirpando tutti gli organi essenziali, il diritto a un lavoro degno, alla giustizia, alla salute e all’educazione pagata con abbondanza dai lavoratori.

 

Perché non sono tagli, è saccheggio.

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dom

07

set

2014

AFRICA E EBOLA

 

Pensiamo all’Africa più che all’Ebola

 

di Manuel F. Yepe (*)

 

Il continente africano figura poche volte nelle notizie dei grandi mezzi di monunicazione occidentali. Questo succede solo se l’informazion è legata ad un focolaio epidemico o a una situazione terroristica che minacci gli Stati Uniti o alcuni altri paesi ricchi, loro stretti alleati. Il recente scoppio di ebola in Africa occidentale si è trasformato in una di quelle eccezioni che mettono il continente sulla carta geografica dei grandi mezzi di informazione corporativi. 

 

E’ chiaro che dobbiamo preoccuparci del focolaio dell’ebola, non tanto per la minaccia che può rappresentare per l’Occidente, ma per quello che rivela circa lo stato attuale del sistema sanitario in Africa e circa le molto limitate risorse di cui si dispone in tutto il mondo per affrontare la situazione” ha riconosciuto Adam levine, professore assistente dell’Università statunitense di Brown, che attualemnte collabora in Ruanda come consigliere clinico per le emergenze e le cure posttraumatiche in un articolo che ritengo importante e opportuno, suprattutto per chi lo esprime.

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sab

06

set

2014

ISRAELE

 

Israele: uno stato di rapina a mano armata

 

di Amira Hass (Haaretz) (*) Giornalista israeliana, vive a Ramallah e scrive sul quotidiano Haaretz. 

 

La cosa sorprendete è che alcune persone ancora si sorprendano ascoltando di un altro successo della rapina a mano armata, conosciuta in termini burocratici come dichiarare una estensione di terra proprietà dello Stato. Sembrano essere sorprese del fatto che il Ministero della Difesa è diventato una priorità quando si tratta dei bilanci dello Stato, e che l’educazione ha patito il più grande taglio del governo. 

 

Il nostro regime ha tre fondamenti: strappare la terra ed espellere quanti ci vivono; alimentare l’apparato dei guardaspalle – l’esercito, nell’argot locale – che assicura il saccheggio; e schiacciare il welfare mentre distrugge il principio della responsabilità civica mutua.

 

Se non avesse questi tre principi fondamentali, non sarebbe il nostro regime. Ma trattare questi dettagli, lo stupore del momento, la sorpresa, fanno sì che dimentichiamo la realtà. Ci fa dimenticare che si tratta del regime.

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ven

05

set

2014

DOPO IL GENOCIDIO ISRAELIANO

 

Chi è il vincitore dell’ultima aggressione a Gaza? Quale sarà il futuro della Palestina?

 

di Basem Tajeldine (*)

 

Tonnellate di esplosivi lanciate dalle forze genocide israeliane contro la popolazione civile di Gaza (secondo esperti equivalenti a 3 bombe atomiche come quelle utilizzate contro Hiroshima e Nagasaky nel 1945, nella 2° Guerra Mondiale) non sono state sufficienti a fermare i lanci di missili di fabbricazione casereccia da parte di Hamas (movimento islamico di resistenza), né per assassinare i suoi leaders e decimare i suoi alleati tattici delle organizzazioni laiche palestinesi: il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP) e il Partito Comunista della Palestina (PCP). 

 

I bombardamenti indiscriminati hanno ucciso più di 2.140 palestinesi, in massima parte civili (donne e bambini), e hanno ferito altre 11.000 persone. Hanno distrutto anche quasi la totalità delle infrastrutture civile, scolastica, ospedaliera e industriale. Migliaia di case di Gaza sono state distrutte o danneggiate. Nonostante tutto, i palestinesi non si sono piegati al potere militare di Israele, e continuano a resistere.

 

E’ proprio questo che i sionisti non riescono a spiegarsi.

 

I palestinesi, anche nelle peggiori condizioni generate dalle costanti aggressioni israeliane, al blocco e al tradimento delle tirannie arabe del Golfo (fondamentalmente Arabia Saudita e Qatar), resistono al cedere i loro territori agli usurpatori sionisti.

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gio

04

set

2014

UCRAINA

 

La catastrofica sconfitta di Obama in Ucraina

di Mike Whitney (CounterPunch)*  

“Attualmente stiamo assistendo ad un fatto epico e storico. L’esercito regolare dell’Ucraina e i battaglioni punitivi stanno soffrendo una catastrofica sconfitta nel sud di Donetsk..  Non sono ancora chiare del tutto le intenzioni della Giunta per evitare una completa sconfitta qui ... Nello sprecare le brigate di combattimento più capaci in operazioni offensive sistematiche, la Giunta ha sofferto enormi perdite e, nello stesso tempo, una schiacciante sconfitta puramente militare. Il fronte sud è caduto”.

The Southern Front Catastrophe, Coronel Cassad, Informe Militar, Novorossiya, Ucrania

I rapporti che arrrivano da Novorossiya (Russia) sono poco meno che incredibili ... alcune fonti informano che le forze di Novorossiya hanno oltrepassato Mariupol a nord e sono entrate nella regione di Zaporozhie!”

News from the Front, Vineyard of the Saker

 

 

 Barak Obama ha portato l’Ucraina sull’orlo del collasso politico, economico e sociale. E adesso vuole incolpare la Russia del danno che ha fatto. E’ assurdo. Mosca non è in alcun modo responsabile della caduta nell’anarchia dell’Ucraina. Questa è completa responsabilità di Washington, come Iraq, Afganistan,  Libia e, più recentemente, Siria sono porcherie di Washington. Se volete incolpare qualcuno, date la colpa a Obama.

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mar

02

set

2014

TERRORISMO USA, CIA E CORVI

 

Allevi corvi?

 

di Sergio Rodríguez Gelfenstein (*)  

 

A fine anni ’70, nel quadro della guerra  fredda, gli Stati Uniti portarono a termine la “Operazione Ciclone” con l’obiettivo di fornire armi e finanziamenti ai terroristi islamici che combattevano la lotta armata contro il governo in Afganistan.  Ma l’intervento militare diretto dell’Unione Sovietica fornì gli argomenti perché tale operazione si inscrivesse nel cosiddetto “aiuto al ristabilimento della democrazia”.

 

Questo diede luogo ad un ampliamento del finanziamento di quelle forze che si raggrupparono, crescendo in organizzazione e armamento fino a che ottennero, nel 1989, che le truppe sovietiche sconfitte si ritirassero dal paese.

 

L’Operazione Ciclone portata avanti dalla CIA cominciò con l’invio di un finanziamento di 30 milioni di dollari nel 1980, raggiungendo i 630 milioni annuali nel 1987.

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lun

01

set

2014

EBREI CONTRO ISRAELE

 

Gaza, oltre 300 sopravvissuti alla Shoah contro Israele

Hanno pubblicato una lettera a pagamento sul New York Times per condannare "il massacro dei palestinesi" e "l'abuso della nostra storia". Il riferimento è al premio Nobel Elie Wiesel che ha paragonato Hamas ai nazisti

  

 

NEW YORK - Oltre 300 sopravvissuti e discendenti di sopravvissuti all'Olocausto hanno pubblicato una lettera a pagamento sul New York Times per condannare "il massacro di palestinesi a Gaza" e per criticare gli Stati Uniti per il sostegno che danno a Israele nelle sue operazioni militari nella Striscia, nonché l'Occidente in generale per la protezione dalle condanne che forniscono al governo israeliano. "Il genocidio comincia sempre con il silenzio", si legge nel testo. L'iniziativa rappresenta la risposta a uno scritto pubblicato da molti media internazionali in cui il premio Nobel Elie Wiesel paragona Hamas ai nazisti e accusa l'organizzazione islamista di "sacrificare bambini".

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ven

29

ago

2014

EBOLA

 

L’Ebola, o la bancarotta morale del capitalismo

di Jean Batou (*)

Sembra non vi sia dubbio che una varietà di pipistrelli africani (pipistrelli fruttaioli, della famiglia Pteropodidae) costituisca la nicchia del virus dell’Ebola (tipo Filoviridae); un germe formato da una decina di proteine e identificato per la prima volta nel 1976. Oggi si conoscono cinque tipi di Ebola; tra di essi quello che apparve per la prima volta in Zaire (attualmente Repubblica Democratica del Congo-RDC) e che attualmente colpisce l’Africa occidentale.

Sono questi mammiferi volanti che lo trasmettono alle scimmie e ad altri animali, compreso – può essere direttamente – agli esseri umani, prima che questo agente patogeno provochi epidemie ricorrenti di febbre mortale. I primi sintomi dell’Ebola sono di tipo influenzale e precedono l’astenia (stato di debolezza sia psichica che muscolare, caratterizzata da una mancanza di energia e dalla perdita di entusiamo), le diarree, il vomito e, spesso, le emorragie, in che non impedisca di confonderlo con altre malattie. In più del 50% dei casi provoca la morte in circa 10 giorni (ma dipende dalla zona geografica).

 

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mar

26

ago

2014

BOMBE ISRAELIANE

 

Politica genocida, guerra genocida

 

di Diego Torres

 

La guerra è sempre la continuazione della politica con altri mezzi. Anche il caso delle attuali aggressioni  militari israeliane contro Gaza lo è. Le bombe israeliane sono state lanciate insieme a scuse e spiegazioni che cercano di mascherare gli obiettivi che perseguono, la politica dalla quale provengono. 

 

Israele afferma di essere stata “obbligato” ad attaccare a causa dei missili artigianali lanciatigli contro, che il suo obiettivo è distruggere alcuni tunnel alla frontiera, che la sua campagna è diretta solo contro obiettivi militari di Hamas, ecc. E vuole che la gente protesti contro ciò.
Se questi sono i suoi obiettivi, come si spiega che durante la sua offensiva la maggior parte del migliaio di morti siano civili, o che il suo esercito abbia ucciso, mediamente, un bambino all’ora?

 

Le donne e i bambini palestinesi non sono stati colpiti o mutilati in battaglia, sono caduti negli attacchi aerei preordinati a scuole, case e ospedali, compresi alcuni di quegli edifici chiaramente identificati come appartenenti all’ONU.

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dom

24

ago

2014

USA: POLIZIA ASSASSINA

Micheal Brown
Micheal Brown

 

Dietro il terrore poliziesco statunitense

 

di Victor Wallis (*)

 

Non dobbiamo mai dimenticare la lunga storia che sta dietro gli atti di terrore – commessi sia dalla polizia che dai vigilanti – quali il recente assassinio dell’adolescente nero Michael Brown (un giovane nero crivellato con 6 pallottole dalla polizia il 9 agosto 2014) alla periferia della città di St. Louis. Solo alla luce di questa storia potremo capire la profondità dei cambiamenti necessari per mettere fine a questi crimini. 

 

Cosa indiscutibile: il fatto è stato creato completamente dalla polizia. Non si stava commettendo alcun crimine e non c’è stata nemmeno una provocazione. Due ragazzi camminavano insieme – “camminano mentre sono neri” – e uno di loro è morto.

 

La polizia non stava proteggendo nessuno. Stavano pattugliando il quartiere, come un esercito di occupazione; alla ricerca di qualsiasi opportunità/pretesto per far valere la loro micidiale autorità. Se il pretesto che hanno scelto inizialmente (stavano ostruendo il traffico, camminando in mezzo ad una strada periferica) è sembrato debole nel contesto del mortale finale, un'altra scusa è stata creata dopo i fatti: la categoria ad uso multiforme di “sospetto”, che può essere usata contro qualsiasi uomo con l’età e il colore della pelle adeguati.

 

Ma da quando essere un “sospetto” – se questo fosse stato il fatto – diventa un motivo per un’esecuzione immediata?

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sab

23

ago

2014

GUERRE IMPERIALISTE E PETROLIO

 

In Medio Oriente meglio non parlare di petrolio

 

di Robert Fisk (The Indipendent);

 

In Medio Oriente i primi spari di ogni guerra definiscono la narrazione che tutti seguiamo obbedientemente. Così funzione anche questa grande crisi dall’ultima grande crisi in Iraq.

 

I cristiani fuggono per le loro vite? Bisogna salvarli. Gli yazidi che muoiono di fame sulle cime delle montagne? Diamogli del cibo. Gli islamisti che avanzano verso Erbil? Bombardare i loro convogli e la loro “artiglieria” e i loro combattenti, e bombardare ancora e ancora fino a che …. 

 

Bene, la prima pista sulla portata della nostra ultima avventura in Medio Oriente è arrivata a fine settimana, quando Barak Obama ha detto al mondo – nel più nascosto “ampliamento della missione” della storia recente - che “non credo che risolveremo questo problema (sic!) in settimane, ci vorrà tempo”.

 

Allora .. quanto tempo? Per lo meno un mese, ovviamente. E forse sei mesi. O forse un anno? O di più?

 

Dopo la Guerra del Golfo del 1991 -  in realtà ci sono stati tre di questi conflitti negli ultimi tre decenni e mezzo, con un altro in via di sviluppo – gli statunitensi e i britannici imposero una “no fly zone” sul sud dell’Iraq e sul Kurdistan. E bombardarono le “minacce” militari che avevano  scoperto nell’Iraq di Saddam  per i successivi 12 anni.

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ven

22

ago

2014

TUNNEL A GAZA

 

La metropolitana di Gaza

 

di Uri Avnery , Gush Shalom (*) 

 

Tel Aviv non ha il metro. E’ qualcosa di cui si sta parlando da decenni. I vari sindaci l’hanno via via promesso. Ma, disgraziatamente, ancora il metro non c’è.

 

Quando l’esercito israeliano è entrato nella Striscia di Gaza e vi ha  trovato un incredibile sistema di tunnels sotterranei, gli è passata un’idea per la testa: perché non invitare Hamas a costruire il metro di Tel Aviv? Loro hanno l’esperienza, la tecnologia, i progettisti e la mano d’opera.  

 

Ma questa guerra non è uno scherzo. E’ una tragedia terribile. 

 

Dopo 29 giorni (finora) di lotta, chi ha vinto? 

 

E’, naturalmente, troppo presto per trarre conclusioni definitive. Il cessate il fuoco è finito. Ci vorranno mesi e anni per trarre tutte le conseguenze. Ma la saggezza popolare israeliana ha già tirato le proprie conclusioni: è un pareggio.

 

 Questa conclusione, in se stessa, è una specie di miracolo. Per un mese intero i cittadini israeliani sono stati bombardati da  una pioggia di propaganda. Tutti i giorni, per ore, sono stati sottoposti ad un lavaggio del cervello interminabile.

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gio

21

ago

2014

EBOLA

 

Ebola, il nuovo affare delle società farmaceutiche

 

di Marcos Roitman Rosenmann (*)

 

Finchè il virus ha rispettato le frontiere, laggiù in Africa, quel infra-mondo abitato da paria, l’ordine delle cose ha seguito il suo corso. I morti non contavano, salvo quelli appartenenti a organizzazioni religiose, missionari, medici, infermieri e ausiliari di organizzazioni di pelle bianca, trapiantati nell’eufemisticamente chiamato Continente Nero. 

 

Molte vittime dell’Ebola e di altre malattie infettive sono passate alla categoria di Santi e martiri. Religiosi altruisti che danno la loro vita per aiutare il malato. Un modo come un altro di salvare l’anima e redimere il sentimento di colpa proprio dei peccatori.

 

Egualmente medici, sportivi, attori e gente del bel mondo fanno campagne per adottare un bambino, costruire una scuola o un ospedale. L’Africa è un bel posto dove mettere in pratica la condizione di buon samaritano. Persino le Nazioni Unite hanno i loro ambasciatori, gente per bene al servizio di cause umanitarie. Azioni che nobilitano e rivendicano l’homo sapiens sapiens come un essere riflessivo e cosciente, che si affligge per la disgrazia altrui, secondo Adam Smith.

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mer

20

ago

2014

USA: NERO DISARMATO ASSASSINATO

 

Notte di dolore, notte di rabbia

di Mumia Abu-Jamal

Una volta ancora un nero disarmato è stato assassinato dalla polizia.

Anche se i fatti dell’attacco non sono ancora chiari, quello che è chiaro è che un poliziotto ha sparato otto volte al giovane Michael Brown.

Secondo un testimone presente, Brown è stato colpito quando aveva le mani alzate.

Per chi conosce la storia degli Stati Uniti, questo non è per niente strano.

E’ il risultato della funzione sistematica della polizia in tutto il paese: reprimere, monitorare e minacciare la poolazione nera della nazione.

Questo è successo per generazioni.

Vedremo di sicuro portavoce designati a fare appello alla tranquillità, mentre la furia cresce nei cuori dei neri rispetto a questo scandaloso trattamento fatto al giovane.

Quelli che fanno appello alla tranquillità non lo fanno mai ad una vera giustizia, perchè questa implica l’eguaglianza, e chi osa esigere che i poliziotti siano trattati come la gente che opprimono?

Questi portavoce non hanno alcun influenza sulle forze repressive; di fatto nessun politico nel paese ce l’ha, perchè tutti sono stati comprati o venduti.

Ascoltate le voci dei politici “neri”.

Ascoltate le voci dei politici bianchi.

Ascoltate il loro feroce silenzio.

Quello di cui c‘è bisogno nei sobborghi di St. Louis, Missouri – e in ogni comunità nera negli Stati Uniti – sono collettivi neri che siano indipendenti, decisi e rivoluzionari.

Collettivi decisi a proteggere la vita e il benessere della gente nera. Punto.

Le strutture politiche esistenti – che tacciono davanti ad atrocità come questa – ci sono mancate e non si possono cambiare per servire i nostri interessi.

E’ ormai ora di imparare da questa situazione e di costruire qualcosa per risolvere le nostre necessità attuali e future.

 

Dalla nazione incarcerata, Mumia Abu-Jamal.

da: lahaine.org; 11.8.2014

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

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mar

19

ago

2014

BOMBARDAMENTI IN IRAQ

 

Neanche uno dei nove motivi del bombardamento dell’Iraq è “umanitario”

di  Nazanin Armanian (*)

Barak Obama non è riuscito a resistere alla tentazione (o alle pressioni dei suoi avversari) ed è diventato il quarto presidente degli USA a bombardare l’Iraq, utilizzando gli stessi pretesti “benevoli” per lo stesso obiettivo principale: mantenere il controllo USA sull’idrocarburo iracheno.  Lo rivela la cronologia dei fatti, da che un settore dei terroristi dello Stato islamico (EI) – chiamati “ribelli siriani”,  che l’Occidente, la Turchia e l’Arabia Saudita armano –è entrato lo scorso dicembre in Iraq, seminando panico e morte tra la popolazione.

Ci sono già alcune risposte alla domanda: “perché Obama non ha lottato contro Al Qaeda in Iraq?” fino alla settimana scorsa.

 

Vediamo come l’inazione USA, così come l’attuale aggressione militare, sono state interessate e ben calcolate:

. Il giorno di Natale 2013 gli yihaidisti attentano contro la chiesa della Vergine Maria a Bagdad e uccidono 35 cristiani. Washington non fa nulla;

. Gennaio 2014; assaltano Falluja e Ramadi, uccidendo centinaia di persone. Neanche qui gli USA intervengono.

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dom

17

ago

2014

PROVOCAZIONI USA CONTRO CUBA

 

La USAID e la politica della sedizione permanente

 

di Atilio Boron (*)

Giorni fa un cablo dell’Associated Pres  (AP) informava che la USAID, l’Agenzia Internazionale degli Stati Uniti per lo Sviluppo, aveva inviato come turisti a Cuba un gruppo di giovani di diversi paesi latinoamericani con l’obiettivo di promuovere la politicizzazione e la ribellione della – secondo l’Agenzia – “apatica gioventù cubana” e di identificare “attori potenziali del cambiamento sociale”.

L’iniziativa è stata adottata nell’ottobre 2009, sei giorni dopo che le autorità dell’isola avevano arrestato Alan Gross, un presunto esperto di questioni dello sviluppo che, in veste di  contrattista dell’USAID, aveva introdotto illegalmente a Cuba tecnologia informatica. Gross era stato raccomandata per questo compito dal Comitato Ebreo Americano e inviato sull’Isola con l’apparente proposito di aiutare la comunità ebrea cubana a connettersi a Internet.

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gio

14

ago

2014

L'EBOLA E LE ARMI CHIMICHE USA

 

 Il Pentagono e l’Ebola

 

di Néstor Garcìa Iturbe (*)

 

E’ internazionalmente noto che da molti anni il governo degli Stati Uniti, e in particolare il Pentagono, utilizzano le installazioni esistenti a Fort Detrix come laboratorio per lo sviluppo di armi chimiche, biologiche, virus di ogni tipo, esperimenti sul controllo della mente, antrace, i cosiddetti patogeni esotici e tutto ciò che può essere utilizzato contro quanto si consideri un pericolo al regime vigente, che sia straniero o no.

Nell’insieme di tutti questi virus, non poteva mancare quello dell’Ebola, a cui stanno lavorando da più di trent’anni. Il progetto di ricerca, che copre vari tipi di virus compreso l’Ebola, è stato chiamato USAMRIID, vi lavora il virologo Dr. Peter B. Jahrling, sotto la direzione di Thomas W. Geisbert.

 

I documenti del Pentagono dicono che “il proposito è sviluppare vaccinazioni e cure” per la suddetta malattia.

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mer

13

ago

2014

CONTRO LE GUERRE IMPERIALISTE

 

Per un Comitato ed una Piattaforma Globale contro le Guerre!

di Nazanin Armanian(*)

 

Stupore e impotenza sono i sentimenti che ci hanno riempiti davanti alla macelleria organizzata dal governo israelino a Gaza.

 

La Palestina si è sentita sola, e a ragione, non solo per il silenzio e la passività complice dei governi “musulmani” (alcuni hanno persino proibito manifestazioni di appoggio alle vittime), o di una ONU decotta con un Segretario Generale agli ordini degli Stati Uniti, ma anche per le poche, sporadiche e scoordinate proteste organizzate che ci sono state a livello mondiale, oltre ad un “mi piace” e “condivido” dell’attivismo internautiano da sofà.

 

Questo insieme di fattori, che ha spinto il governo di Netanyahu a continuare a sterminare gli abitanti di Gaza, significa anche il fallimento dei milioni di persone che in tutto il mondo lottano in modo attivo per un mondo giusto, non avendo potuto frenare una sterminio umano che accade davanti ai nostri occhi, situazione descritta dal poeta persiano Siyavosh Kasrai in uno dei suoi haiku: 

 

Solo nella mia conchiglia

 

con una sola goccia di pioggia,

 

tessevo il sogno di essere una perla

 

senza rendermi conto che, in silenzio,

 

il mare si seccava all’altro lato del muro del mio cuore. 

 

L’offensiva israeliana è coordinata al nuovo giro di attacchi militari degli Stati Uniti all’Iraq, col pretesto di portare aiuto a circa 100.000 iracheni cristiani e yzadi – accusati di adorare il demonio – perseguitati dallo stesso gruppo islamista che la NATO arma in Siria.

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mar

12

ago

2014

PIANI USA CONTRO CUBA

 

Obama, l’attivo anticastrista

 

di Fernando Ravsberg (*)  

 

I piani di Washington per destabilizzare il governo cubano si sono scontrati con l’apertura dell’isola e l’influenza sempre più scarsa della dissidenza.

 

L’agenzia statunitense Associated Press (AP) sembra decisa a rendere pubblici tutti i piani del governo USA. La sua prima grande rivelazione è stata che Alan Gross – lo statunitense incarcerato all’Avana – stava trafficando con sistemi elettronici di comunicazione tanto sofisticati da essere in uso al Pentagono e alla CIA.

 

Inoltre ha dimostrato che egli, per realizzare tali operazioni, aveva guadagnato centinaia di migliaia di dollari da Washington, il che scalfisce pesantemente l’immagine del disinteressato cooperante ebreo che rischia la libertà per portare l’accesso a internet alla sua comunità sull’isola.

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sab

09

ago

2014

CAPITALISMO

 

Neoliberismo e fondi avvoltoio

 

di Emir Sader (*)

 

Mentre si esauriva il lungo ciclo espansivo del capitalismo, si impose il dibattito sulle ragioni di questo esaurimento e sulle forme di ripresa dello sviluppo economico. Trionfò la rinata versione del liberismo, reclamata a gran voce in particolare da Ronald (Reagan), che disse che si sarebbero dovuti sospendere i limiti alla libera circolazione del capitale, si sarebbe dovuto de-regolamentare.

 

Il capitale sarebbe tornato a circolare, ci sarebbero stati investimenti, le economie  sarebbero tornate a crescere e tutti ne avrebbero guadagnato. 

 

Fu promossa la libera circolazione del capitale su scala globale, tramite l’apertura dei mercati nazionali, la privatizzazione dei patrimoni pubblici, la mercificazione di ciò che prima erano i diritti, la precarizzazione delle relazioni di lavoro, la ritirata dello Stato e la centralità dei mercati.

 

Ma quello che successe fu diverso da quanto previsto.

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ven

08

ago

2014

LE GUERRE NON SONO MAI SANTE

 

In nome di Yahvé, sterminate quegli Untermensch! (1)

 

di Nazanin Armanian (*)

L’assassino guarda il fantasma della vittima, Non gli occhi, senza rimorso. Dice a quelli intorno a lui: non rimproveratemi, Avevo paura (....) E’ stata legittima difesa. La vittima dovrabbe chiedere scusa all’assassino per il trauma Che gli ha causato! (...) Ma che colpa ha il bambino? Risposero: Crescerebbe e farebbe paura al figlio dell’impaurito. E che colpa aveva la donna? Dissero: Avrebbe partorito la memoria . (....) E acclamarono: la paura, non la giustizia, è il fondamento del potere. Il fantasma della vittima apparve loro nel cielo limpido. Ma quando aprirono il fuoco contro di lui, Non videro neppure una goccia di sangue... Ed ebbero paura!  

                                                                                            Mahmud Darwish (2) 

 

Mentre preparavano la conquista militare del Vicino  Oriente e dell’Asia centrale nel 1990 e nel 2000, gli USA e i loro  soci lanciarono una grande campagna pubblicitaria contro l’Islam e i musulmani, presentando gli abitanti di 52 paesi del mondo (salvo che alcuni regimi totalitari, misogini e finanziatori del terrorismo, come l’Arabia Saudita, l’amica) come barbari e selvaggi, bisognosi di un’iniezione di civiltà “giudeo-cristiana”, che trasportavano migliaia di mercenari, carri armati e bombe.

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gio

07

ago

2014

LA BARBARIE DI HIROSHIMA

 

Hiroshima dimenticata

 

di Atilio Boron (*)

 

In un giorno come oggi, ma 69 anni fa, fu commesso un atto di barbarie inusitata per la sua mortale efficacia e la sua smisurata scala distruttiva: la città giapponese di Hiroshima fu letteralmente spazzata dalla faccia della terra da una bomba atomica gettata dall’Enola Gay, un bombardiere B52 degli Stati Uniti.

 

In un solo istante circa 80.000 persone delle 350.000 che vivevano in questa città furono calcinate e ridotte in cenere da un vento radioattivo di più di 2.000 gradi di temperatura.

 

Passati pochi anni si sarebbero aggiunte da 50 a 80 mila nuove vittime, oltre a quelli che sopravvissero con orribili bruciature e lesioni di ogni tipo e ai nuovi nati con insanabili malformazioni che avrebbero segnato loro tutta la vita.

 

In una mostra di sadismo senza precedenti il presidente Harry Truman ordinava un secondo bombardamento atomico, questa volta sopra Nagasaki, altra città indifesa come la precedente, sterminando altre 73.000 persone in meno di un secondo.

 

Il conteggio  totale delle vittime che morirono a causa dei due bombardamenti – tanto quelli che morirono subito quanto quelli che lo fecero in seguito – arrivava, nel 2008, a poco più di 400.000 persone.

 

Il racconto statunitense ufficiale è che il bombardamento atomico precipitò la resa incondizionata del Giappone e mise fine alla Seconda Guerra Mondiale, risparmiando così migliaia di vite di soldati nordamericani.

 

Ma la storia è diversa.

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gio

07

ago

2014

ISRAELE STATO TERRORISTA

 

 

 

In Difesa della Palestina

 

di Evo Morales ed altri; da: alainet.org; 5.8.2014 

 

La Rete di Difesa dell’Umanità (REDH), davanti ai tragici fatti che sta vivendo il popolo fratello palestinese a Gaza, compie il suo dovere nell’esprimere quanto segue: 

 

Dichiariamo la nostra adesione alle parole del compagno Evo Morales, fondatore della Rete di Difesa dell’Umanità e Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia, con cui dichiara Israele uno Stato terrorista. 

 

Manifestiamo la nostra assoluta ripulsa del genocidio che il popolo palestinese soffre per mano di uno Stato fondato sulla spoliazione e l’occupazione coloniale dei territori palestinesi.

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mer

06

ago

2014

ASSEDIO CRIMINALE A GAZA

 Incubo a Gaza

 

di Noam Chomsky (*)  

 

Tra tutti gli orrori dispiegati nella più recente offensiva israeliana a Gaza, l’obiettivo di Tel Avi è semplice: tornare, zitti zitti, alla norma. 

 

In Cisgiordania la norma è che Israele continui la sua costruzione illegale di colonie e infrastrutture per poter integrare nel suo territorio qualsiasi cosa di valore, mentre confina i palestinesi in angoli impossibili e li sottomette a repressione e violenza.

 

A Gaza la norma è un’esistenza miserabile sotto un assedio crudele e distruttivo, che Israele amministra per permettere soltanto la sussistenza, e nulla di più. 

 

La più recente scalata israeliana è stata scatenata dal brutale assassinio di tre giovani di una comunità di coloni nella  Cisgiordania occupata. Un mese prima, due bambini palestinesi (in realtà erano 4, n.d.t.) vennero uccisi dalle pallottole nella città di Ramallah, in quella stessa zona.

 

Questo fatto ha risvegliato poca attenzione, il che è comprensibile visto che si tratta di routine.

 

“L’indifferenza istituzionalizzata per la vita dei palestinesi in Cisgiordania spiega non solo perché ricorrono alla violenza – scrive Mouin Rabbani, un analista del Medio Oriente – ma anche il più recente attacco israeliano alla Striscia di Gaza”.

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mar

05

ago

2014

LE MENZOGNE DI ISRAELE

 

La guerra degli inganni di Israele

 

di Gideon Levy (*)

 

E’ cominciata come una guerra per scelta. Si è trasformata in una guerra senza senso. E’ già piuttosto ovvio che non otterrà niente sul lungo periodo. Potrebbe anche degenerare in un disastro, e alla fine risulterà che è stata una guerra di inganni, Israele ha mentito a se stessa fino alla rovina. 

 

La prima menzogna è che non c’era alternativa.

 

Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo se Israele non avesse  interrotto i negoziati di pace; se non avesse lanciato una guerra totale contro Hamas in Cisgiordania, a causa del (progettato) assassinio dei tre adolescenti israeliani; se non avesse fermato il trasferimento dei fondi destinati al pagamento dei salari del governo nella Striscia di Gaza; se non avesse lottato contro il governo di unità palestinese; e se avesse alleggerito il suo blocco alla Striscia di Gaza.

 

I razzi Kassam sono stati una risposta alle decisioni di Israele.

 

Poi le mete sono cresciute come palle di neve, come sempre succede in guerra – dal fermare i razzi a trovare e distruggere i tunnel, fino alla smilitarizzazione di Gaza. La palla di neve potrebbe benissimo continuare a crescere, chi sa fino a dove. “Il tranquillo incontrerà il tranquillo”. Lo ricordate?

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ven

01

ago

2014

ISRAELE E L'INDUSTRIA DELLE ARMI

 

Alcuni motori dell’aggressione israeliana

 

di Charles-André Udry (*) 

 

L’aggressione dello Stato di Israele ha come obiettivo il popolo palestinese e i suoi diritti continuamente negati. Non si tratta di una “guerra contro Hamas”. Al di là dei massacri dei civili e della distruzione delle infrastrutture e delle case di Gaza, la repressione criminale della polizia israeliana e gli attaccchi dei coloni chiamati “estremisti” contro le numerose manifestazioni di massa dei palestinesi nella Cisgiordania occupata lo dimostrano. 

 

La guerra condotta da un esercito che pretende di definirsi “esercito di difesa”  rimonta a diversi fattori.

 

Tra questi ce ne sono due da sottolineare.

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ven

01

ago

2014

INTERVISTA A RADIO BLACKOUT

 

Pubblichiamo per chi ha voglia di ascoltare, alcuni minuti della chiacchierata fatta in diretta con radio blackout sui risultati delle lotte del nostro “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”.Per sentirla cliccare qui sotto.    

 

http://radioblackout.org/2014/07/amianto-epilogo-positivo-per-le-vertenze-milanesi/

 

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gio

31

lug

2014

GAZA: CONTINUANO I BOMBARDAMENTI

 

Gaza e la vergogna eterna

 

di Ricardo Alarcòn de Quesada (*); da: cubadebate.cu; 28.7.2014 

 

Il Medio Oriente occupava i titoli di prima pagina  a causa della bancarotta della strategia nordamericana che oggi vacilla, soprattutto in Iraq e Siria, quando – fino ad un certo punto sorprendentemente – l’attenzione si è centrata su Gaza. 

 

Gaza non è un paese. Il suo profilo quasi non si distingue sulle carte geografiche. Una striscia stretta, appena 10 chilometri di larghezza e meno di 60 di longitudine. Separata dal resto della Palestina araba, accerchiata dalle truppe israeliane che occupano tutte le terre vicine e anche le acque del Mediterraneo che bagnano il suo fianco sinistro. 

 

Non si può entrare e neanche uscire. Il lettore ricorderà sicuramente l’assalto piratesco della marina israeliana ad una nave che voleva portare aiuti umanitari, alcuni mesi fa. Sono già più di 8 anni che la Striscia è sottomessa ad un rigoroso blocco militare.

 

Secondo alcuni specialisti dell’ONU, il territorio sarà inabitabile nel 2020. Ma oggi ha una densità di popolazione tra le più elevate del pianeta, un milione e mezzo di abitanti, la metà minori di 18 anni, il 70% sotto il livello di povertà e con il 50% di disoccupazione.

 

Il 90% sopravvive in campi di rifugiati.

 

In realtà Gaza è un enorme ghetto, il più grande e quello che dura da più tempo. E ora, nuovamente, soffre bombardamenti indiscriminati e la massiccia invasione delle truppe israeliane.

 

Un’altra guerra ingiustificabile e atroce.

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mar

29

lug

2014

GAZA E IL GHETTO DI VARSAVIA

 

Gaza e il ghetto di Varsavia

 

di Melvin A.Goodman (*)  

 

Il Ghetto di Varsavia fu il più grande di tutti i ghetti ebrei dell’occupazione nazista in Europa nella 2° Guerra Mondiale.

 

La Striscia di Gaza è il più grande ghetto palestinese in Medio Oriente ed il più densamente popolato del mondo. 

 

I tedeschi chiusero il Ghetto di Varsavia al mondo esterno nel 1940.

 

Israele si ritirò da Gaza nel 2005, ma mantiene il controllo esclusivo dello spazio aereo e delle acque territoriali di Gaza. Controlla il movimento di persone e merci dentro e fuori da Gaza.

 

Come risultato l’Unione Europea e l’osservatorio dei Diritti Umani, così come le agenzie delle Nazioni Unite, ritengono Gaza ancora occupata da Israele. 

 

La disoccupazione era un problema importante nel Ghetto di Varsavia e più di 100.000 residenti morirono per malattie o inazione.

 

Il blocco israeliano ed egiziano di Gaza ha devastato l’economia e causato la scarsità di medicinali di base e di apparecchiature mediche. Nel 2010 il primo ministro britannico, David Cameron, disse che “i beni umanitarie le persone devono scorrere in entrambe le direzioni. Non si può e non si deve permettere che gaza venga mantenuta nella condizioni di un campo di prigionia”.

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gio

24

lug

2014

CONTINUANO LE BOMBE SU GAZA

 

Quanti bambini ha il diritto di uccidere Israele per vendicarsi?

 

da: Ajintem.com; 23.7.2014 

 

 

 

Che ci siano vittime mortali di primo grado e morti di secondo (e di terzo, di quarto….) viene tragicamente dimostrato questa domenica con il trattamento delle informazioni delle mattanze di civili a Gaza. 

 

La quasi totalità dei mezzi di comunicazione occidentali hanno aperto le loro pagine e i telegiornali con la situazione in Ucraina orientale dopo l’abbattimento dell’aereo passeggeri di tre giorni fa, mentre hanno passato in secondo piano il massacro di civili commesso dall’esercito israeliano nel quartiere di Shayahià di Città di Gaza. Su TVE si è anche definito “battaglia” il bombardamento massiccio dell’Aviazione contro una zona sovrappopolata, che ha ucciso più di 80 innocenti, in maggioranza donne, bambini e anziani. 

 

Grandi spazi televisivi e innumerevoli pagine scritte sono state dedicate a narrare la tragedia di familiari e amici dei morti del volo MH-17. Ma le brevi cronache degli inviati speciali nella Striscia, giornalisti che tentavano di sintetizzare l’orrore della catastrofe umanitaria intorno a loro, erano le uniche denunce dell’atrocità che Israele stava commettendo in quel gigantesco campo di concentramento all’aria libera.

 

E nessun mezzo di informazione si è preso la briga di raccontare le tragiche storie personali delle famiglie mutilate da questi crimini di guerra.

 

Le vittime palestinesi non erano altro che fredde cifre, solo numeri di danni collaterali in un’operazione militare difensiva.

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mer

23

lug

2014

CRIMINI CONTRO L'UMANITA'

 

USA, leader mondiale in “crimini internazionali

 

di Noam Chomsky (*)  

 

L’articolo di fondo del New York Times del 26 giugno mostra la foto di una donna che piange un iracheno assassinato, una delle innumerevoli vittime della campagna del cosiddetto Stato Islamico in cui l’esercito iracheno, armato e addestrato per anni dagli Stati Uniti,  si è dissolto rapidamente, abbandonando gran parte dell’Iraq ad alcuni militari, esperienza per niente nuova nella storia imperiale.

 

Sopra la fotografia c’è la famosa frase del giornale: Tutte le notizie che è appropriato stampare 

 

C’è un’omissione cruciale. L’articolo di fondo dovrebbe ripetere le parole del processo  ai capi nazisti di Norimberga, che dovrebbero essere ripetute fino a penetrare nella coscienza generale: l’aggressione è il supremo crimine internazionale, diverso da altri crimini di guerra solo perché contiene in se stesso il male accumulato da tutti.

 

E, insieme a queste parole, dovrebbe esserci l’ammonizione di Robert Jackson, l’accusatore principale degli Stati Uniti in quel processo: Il fondamento su cui giudichiamo questi accusati sarà il fondamento su cui la storia ci giudicherà domani. Dare un calice avvelenato a questi accusati è accostarlo anche alla nostra bocca. 

 

L’invasione dell’Iraq da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna è stato un esempio da libro di testo di quello che è un’aggressione. Gli apologisti invocano nobili intenzioni, che sarebbero irrilevanti anche se fossero dimostrate.

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mar

22

lug

2014

BOMBARDAMENTI A GAZA

 

Il progressivo genocidio di Israele nel ghetto di Gaza

 

di Ilan Pappe (*)

 

In un articolo pubblicato nel settembre 2006 su The Electronic Intifada definivamo la politica israeliana riferita a Gaza come genocidio progressivo.

 

Disgraziatamente l’attuale attacco di Israele a Gaza indica che questa politica continua in tutta la sua furia. Il termine è importante visto che pone adeguatamente la brutale azione di Israele (quella di allora e quella di adesso) in un quadro storico più ampio.

 

Si deve insistere su questo contesto visto che la macchina di propaganda israeliana cerca ogni volta di caratterizzare le sue politiche fuori dal contesto e trasforma il pretesto in una nuova ondata di distruzione che in ogni occasione trova la giustificazione principale per un’altra serie di mattanze indiscriminate nei campi della morte della Palestina.

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lun

21

lug

2014

RIFLESSIONE DI FIDEL CASTRO RUZ

 

Provocazione insolita

 

di Fidel Castro Ruz 

 

Questa mattina le informazioni cablografiche erano sature dell’insolita notizia che un aereo della linea Malaysia Airlines era stato colpito a 10.100 metri d’altezza mentre volava sul territorio dell’Ucraina, sulla rotta sotto controllo del bellicoso governo del re del cioccolato , Petro Poroshenko. 

 

Cuba, che è sempre stata solidale con il popolo dell’Ucraina, e nei giorni difficili della tragedia di Chernobyl si è curata della salute di molti bambini colpiti dalle nocive radiazioni dell’incidente e che sarà sempre disposta a continuare a farlo, non può non esprimere il suo ripudio per l’azione di questo governo antirusso, antiucraino e filo imperialista. 

 

A sua volta, concordando con il crimine dell’aereo della Malaysia, il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, capo di uno stato nucleare, ordinava al suo esercito di invadere la striscia di Gaza, dove sono già morti in pochi giorni centinaia di palestinesi, molti di essi bambini.  Il presidente degli Stati Uniti ha appoggiato l’azione, definendo il ripugnante crimine un atto di legittima difesa.

 

Obama non appoggia Davide contro Golia, ma Golia contro Davide. 

 

Come è noto, giovani uomini e donne del popolo di Israele, ben preparati al lavoro produttivo, saranno esposti a morire senza onore né gloria.

 

Ignoro quale sarà la dottrina militare dei palestinesi, ma so che un combattente disposto a morire può difendere persino le rovine di edificio finchè ha un fucile, come dimostrarono gli eroici difensori di Stalingrado.

 

 Voglio solo esprimere la mia solidarietà all’eroico popolo che difende l’ultimo ridotto di quella che è stata la sua patria per migliaia di anni.

 

http://www.cubadebate.cu/wp-content/uploads/2014/07/Firma-de-Fidel-17-de-julio-de-2014-peq-300x156.jpg

 

Fidel Castro Ruz
Julio 17 de 2014
11 y 14 p.m.

 

da: cubadebate.cu; 17.7.2014.

 

 

 

(traduzione di Daniela Trollio

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

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ven

18

lug

2014

CRIMINI DI ISRAELE CONTRO L'UMANITA'

 

Il tormento di Gaza e i crimini di Israele sono nostra responsabilità

 

di Noam Chomsky (*)

 

Alle 3 di notte del 9 luglio, nel mezzo del più recente esercizio della barbarie israeliana, ho ricevuto una telefonata di un giovane giornalista palestinese da Gaza. In sottofondo potevo sentire le grida del suo bambino piccolo in mezzo alle esplosioni e al ruggito dei jet che sparavano contro qualsiasi civile si muovesse e anche contro le case. 

 

Questo giovane aveva appena visto saltare per aria un suo amico, che girava su un’auto indicata chiaramente come veicolo della stampa. Riusciva a sentire le grida che venivano dalla casa vicina, dopo l’esplosione, ma non poteva uscire per paura di trasformarsi a sua volta in bersaglio. 

 

Si tratta di un quartiere tranquillo. Non ci sono obiettivi militari … salvo i palestinesi, che sono il bersaglio della macchina ad alta tecnologia che Israele possiede grazie al fatto che gli Stati Uniti gliela forniscono. 

 

Il mio amico ha detto che il 70% delle ambulanze sono state distrutte e che, di tutti i morti e i feriti, circa due terzi sono donne e bambini. Ben pochi attivisti di Hamas sono stati vittime dei bombardamenti. Sono le vittime abituali.

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mer

16

lug

2014

GAZA

 

Nel novembre 2012 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva le parole che seguono sul martirio di Gaza. Paradossalmente e tragicamente queste parole valgono ancor oggi: non è cambiato niente e, riflettendoci bene, la colpa è anche nostra.

 

  Gaza

di Eduardo Galeano 

 

Tutto indica che questa carneficina di Gaza, che secondo i suoi autori vuole farla finita con i terroristi, non farà altro che moltiplicarli. 

Dal 1948 i palestinesi vivono condannati all’umiliazione perpetua. Non possono neppure respirare senza permesso. Hanno perso la loro patria, le loro terre, la loro acqua, la loro libertà, il loro tutto. Non hanno neanche il diritto di eleggere i loro governanti. Quando votano chi non devono votare vengono castigati. Gaza viene castigata. E’ diventata una trappola per topi senza uscita da quando Hamas ha vinto limpidamente le elezioni nell’anno 2006. Qualcosa di simile era successo nel 1932, quando il Partito Comunista aveva trionfato nelle elezioni in El Salvador. Bagnati nel sangue, i salvadoregni espiarono la loro cattiva condotta e da allora vissero sottomessi a dittature militari.

La democrazia è un lusso che non tutti meritano.

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mar

15

lug

2014

PALESTINA

 

L’atrocità

 

di Uri Avnery (*) 

 

Piovono bombe su Gaza e missili nel sud di Israele, la gente sta morendo e le case vengono distrutte. Un’altra volta. 

 

Un’altra volta, senza alcuno scopo. Un’altra volta con la certezza che, quanto tutto sarà finito, tutto continuerà essenzialmente come prima. 

 

Ma non riesco quasi a sentire le sirene che avvertono dei missili che arrivano verso Tel Aviv,. Non mi posso togliere dalla mente la cosa orribile che è successa a Gerusalemme. 

 

Se una banda di neonazisti avesse sequestrato nel buio della notte un ragazzino di 16 anni in un quartiere ebraico di Londra, l’avesse portato ad Hyde Park, l’avesse colpito, gli avesse versato benzina in gola e addosso e gli avesse dato fuoco, cosa sarebbe successo?

 

Il Regno Unito non sarebbe scoppiato in una tormenta di rabbia e di disgusto?

 

La regina non avrebbe espresso la sua indignazione?

 

Il primo ministro non si sarebbe affrettato ad andare a casa della famiglia del morto per chiedere scusa in nome di tutta la nazione?

 

I leaders neonazi e chi li appoggia attivamente e gli fa il lavaggio del cervello non sarebbero stati accusati e condannati?

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mer

09

lug

2014

IRAQ

 

Il Califfo di Bagdad

 

di Adriàn Mac Liman (*)

 

Tutto è cominciato con uno strano e inaspettato annuncio: i membri dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS), incapaci di far fronte all’offensiva dell’esercito regolare di Damasco, hanno deciso di abbandonare Aleppo per addentrarsi in suolo iracheno. Curiosamente la mal denominata ritirata strategica è sboccata nella spettacolare occupazione della metà Nord dell’antica Mesopotamia e nella proclamazione del Califfato islamico, cioè di un’entità confessionale che rifiuta le limitazioni geografiche del mondo moderno e, se si preferisce, i confini artificialmente stabiliti all’inizio del XX secolo dall’accordo Sykes-Picot. 

 

I combattenti dell’ISIS non hanno avuto dubbi nel proclamare califfo il loro leader, Abu Bakr al Bagdadi, un radicale islamico nato 43 anni fa nella località irachena di Samarra. Il califfo ha annunciato che distruggerà la Kabba, la mitica pietra posta nella Mecca e che conquisterà i paesi sauditi per poter trasportare il centro delle operazioni dell’ISIS nella terra degli wahabiti. Con questo avvertimento, al Bagdadi riprende il discorso di Osama bin Laden, che era solito definire la Casa di Saud troppo tenera al momento di applicare i precetti dell’Islam tradizionale. Per l’autoproclamato successo di Maometto per … volontà di Allah, il mondo musulmano deve tornare alle sue radici, alla guerra contro l’infedele.

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mar

08

lug

2014

PALESTINA

 

IL PREZZO DELLA COLONIZZAZIONE SIONISTA

 

In Palestina sono stati ritrovati i corpi di tre coloni scomparsi il 12 giugno scorso e subito sui media di mezzo mondo si è assistito ad una sconcertante e ipocrita mistificazione della realtà che quotidianamente si vive in quella terra da oltre 66 anni.

 

La propaganda filosionista si è messa in moto facendo perno sull'emotività suscitata dalla morte di tre coloni eliminando invece il contesto in cui questo fatto si inserisce, ossia la colonizzazione armata della Palestina: una realtà fatta di morte, distruzione e terrore ai danni dei palestinesi, una realtà fatta di pulizia etnica portata avanti da chi portavoce dell'ideologia sionista continua a colonizzare una terra abitata da altri sulla base del mito della “terra promessa al popolo eletto”.

 

Una realtà in cui pogrom in stile nazista contro i palestinesi non sono un'eccezione ma una quotidianità, come dimostra ciò che sta avvenendo in queste ore in cui si assiste ad una vera e propria caccia al palestinese da parte di gruppi di coloni che al grido di "morte agli arabi" stanno scatenando una rappresaglia che ha portato non solo al ferimento di una bambina di 9 anni, volontariamente investita con la macchina da un gruppo di coloni, ma anche al rapimento e all'uccisione di Mohammed Abu Khdeir, un ragazzo di 16 anni il cui corpo è stato dato alle fiamme. Di lui non sentiremo parlare ai telegiornali, né assisteremo ad alcun funerale in diretta, d'altronde si sa, i morti palestinesi non fanno notizia. I tre coloni fanno parte di questa realtà, fatta di occupanti-colonizzatori che sistematicamente con le armi si insediano nelle terre e nelle case altrui, una realtà fatta di coloni e colonizzati.

 

Chi vuole negare questa realtà mente spudoratamente. Chi, come l'Autorità Nazionale Palestinese, accoglie e fa propria la tesi che equipara occupanti e occupati è un collaboratore o un sionista.

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lun

07

lug

2014

IRAQ

 

Consiglieri militari”: il ritorno  in Iraq?

 

di Mumia Abu Jamal; da: lahaine.org; 4.7.2014 

 

Con la notizia che il presidente Barak Obama sta inviando 300 consiglieri militari in Iraq (identificati come Forze Speciali), forse stiamo per vedere l’inizio di una nuova fase della guerra contro questo paese. 

 

Ci hanno assicurato che questa guerra è già finita e che la maggior parte delle truppe statunitensi si sono ritirate. Così il presidente può affermare di aver mantenuto una delle sue promesse della campagna elettorale: metter fine ad una guerra impopolare.

 

Ma l’impressionante successo dell’esercito insorto dell’ISIS (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) e la conseguente occupazione di più di un terzo del territorio iracheno, insieme agli evidenti fallimenti, corruzione e assoluta incompetenza del governo di Nuri al-Maliki, hanno aperto porte che si credevano chiuse una volta per sempre.

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sab

05

lug

2014

PALESTINA

 

Inumani palestinesi

 

di Santiago Alba Rico (*)

 

Dopo il sequestro e l’assassinio di Mohamed Abu Khdeir, palestinese di 16 anni, la polizia israeliana – ci dicono i giornali – “sta investigando se si debba ad un attacco per vendetta di estremisti per l’assassinio di tre adolescenti israeliani” pochi giorni prima. Sembra ragionevole investigare sulle ragioni di un assassinio e fermare i suoi autori, ma questa stessa “investigazione” rivela l’anomalia strutturale su cui si fondano le pratiche poliziesche in Israele.

 

Quando, due settimane fa, tre adolescenti israeliani sono stati sequestrati e quindi assassinati, né la polizia né il governo si sono dati il fastidio di investigare se non si fosse per caso trattato di un attacco di vendetta per l’occupazione, la distruzione di case, le umiliazioni, le torture, gli arresti di massa, i bombardamenti.

 

Il governo israeliano ha accusato immediatamente Hamas, nonostante questa abbia rifiutato ogni responsabilità, e ha scatenato un’operazione - diciamo di routine poliziesca - nel corso della quale l’esercito di occupazione ha incarcerato 420 palestinesi, perquisito più di 2.000 case e ucciso cinque persone, tre delle quali anch’esse adolescenti.

 

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gio

03

lug

2014

EUROPA-USA: LIBERO SACCHEGGIO

 

Europa-USA: libero commercio, libero saccheggio

 

di Daniela Trollio (*) 

 

Mentre ancora non si sono spente analisi, valutazioni e discussioni sulle passate elezioni europee e sugli equilibri che ne usciranno, nelle segrete stanze di Bruxelles si sta cucinando un piatto piuttosto indigesto, che può cambiare il volto della spelacchiata Europa che conosciamo.  

 

Questo piatto si chiama TAFTA (Trans-Atlantic Free Trade Agreement) o TIPPT: il trattato di libero commercio tra Stati Uniti e Europa, che stanno discutendo Karel De Gouth, commissario europeo al commercio, e Mike Forman, il rappresentante governativo nordamericano.

 

Ben pochi ne sono a conoscenza e meno ancora ne hanno parlato, nonostante si tratti di uno degli accordi “commerciali” più ampi e decisivi della storia, visto che riguarda 800 milioni di persone e due potenze che rappresentano più del 40% del PIL (prodotto interno lordo) mondiale, anche se i negoziati sono iniziati dalla metà del 2013 e  proseguono nella più completa opacità.

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mer

02

lug

2014

AssoPacePalestina

 

Comunicato

Ogni morte, palestinese o israeliana che sia, pesa sulle nostre coscienze come un macigno. La Comunità Internazionale ne porta le responsabilità.

Ogni morte ci diminuisce!

 

AssoPacePalestina ritiene che l'assassinio dei tre giovani coloni israeliani sia un crimine che non può essere giustificato e checoloro che  lo hanno commesso non siano certamente "eroi".

 

Hanno  tolto la vita a tre persone disarmate e minato  fortemente la causa palestinese, oltretutto nel momento in cui si era formato un governo di  unità nazionale.

 

Tutto ciò però non giustifica minimamente le rappresaglie messe in atto dal governo israeliano, che per ricercare i tre giovani e trovare i responsabili ha messo a ferro e fuoco un’intera popolazione punendola collettivamente per un crimine commesso da precisi responsabili.

 

Ogni morte, palestinese o israeliana che sia, pesa sulle nostre coscienze come un macigno.

 

Pesa sulle responsabilità della Comunità Internazionale che, pur essendo consapevole delle persistenti violazioni delle risoluzione delle Nazioni Unite e dei diritti umani da parte del governo Israeliano, non ne fa pagare il prezzo a Israele, limitandosi a semplici rimbrotti.

 

Nel leggere le dichiarazioni di Ministri israeliani e dello stesso primo ministro si resta annichiliti per la volontà distruttiva che esprimono.

 

Demolire le case delle famiglie dei  due presunti colpevoli fa parte di una cultura della vendetta che dovrebbe appartenere al passato tribale, ma di cui Israele è talmente intrisa da applicarla continuamente nella totale impunità.

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mar

01

lug

2014

ISRAELE

 

Castigo collettivo

 

di Mireille Court (*)

 

I palestinesi della Cisgiordania stanno soffrendo un castigo collettivo su grande scala, che comincia a somigliare all’operazione “Defensive shield” (Scudo difensivo) del 2002, quando gli israeliani rioccuparono tutte le città della Cisgiordania. Ufficialmente la scusa è trovare i tre coloni sequestrati. 

 

Le strade di Ramallah, di Jenin e di altre città straboccano di soldati che entrano a forza nelle case, rompono tutto sul loro cammino o picchiano i cittadini. Hebron è letteralmente in stato d’assedio. Sono stati già uccisi a freddo quattro palestinesi, tra cui un ragazzo di 14 anni, che erano armati solo della loro rabbia. Centinaia sono stati arrestati; tra essi 50 ex prigionieri che erano stati liberati in occasione dello scambio per Gilad Shalit a fine 2011. Sono già state emanate decine di ordini di detenzione amministrativa, sinonimo di incarcerazione senza diritto né processo.

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ven

27

giu

2014

ARGENTINA - USA E FONDI AVVOLTOI

 

Argentina

 

Un avvoltoio può nasconderne altri

 

di Renaud Vivien (*)

 

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena rifiutato il ricorso dello Stato argentino contro la decisione di un tribunale di new York, condannandolo a pagare 1.330 milioni di dollari a due fondi-avvoltoi: NML e Aurelius.  

 

Con sede, in genere, nei paradisi fiscali, i fondi avvoltoio sono fondi speculativi di investimento che approfittano delle crisi per ricomprare titoli di debito degli Stati a prezzi molto ridotti. L’obiettivo è obbligare (gli Stati) per via giuridica a rimborsarli ad alto prezzo, cioè l’importo iniziale dei debiti più gli interessi e le sanzioni, oltre che i diversi costi giudiziari.

 

Le plusvalenze che questi  fondi accumulano sono fenomenali.

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gio

26

giu

2014

IRAQ

 

Iraq, 23 osservazioni sulla nuova guerra ‘liquida’ degli USA

 

di Nazanin Armanian (*)

 

1. Il 20 giugno, nel mezzo della mattanza degli iracheni, Israele ha ricevuto il primo carico di petrolio inviato dal Kurdistan. Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (SIIL) controlla  il nord del paese, compresa la città petrolifera di Kirkuk, il cui oleodotto raggiunge il porto turco di Ceyhan. E’ una dimostrazione della nuova situazione politica dela regione e pone molti sospetti su quello che succede sullo scenario iracheno e coloro che dirigono la funzione. Gli USA si preparano per un nuovo assalto sul paese e, come sempre, la verità – che di solito chiamano Teoria della cospirazione – è la prima vittima della guerra. Già lo sapete, l’Iraq non aveva le famose armi, e Bin Laden non stava in Afgnistan.

 

2. Data l’alta capacità distruttiva e il livello di organizzazione dei circa 8.000 uomini dell’EIIS, arrivati dalle frontiere della Siria con la Turchia – paese membro della NATO che li alloggia e li arma – e la portata che sta assumendo l’offensiva, in presenza di 55.000 effetivi statunitensi nel paese e di 300.000 soldati iracheni addestrati d consiglieri occidentali, è conveniente che Barak Obama chiarisca, a questo punto, se questa banda (e alti gruppi similari) hanno fatto n no parte delle reti stay-behind americane nel Vicino oriente. (Così si chiamavano le reti di spie naziste che opervano in vari paesi e che furono accolte nella CIA dopo la 2° Guerra Mondiale, servendo così gli interessi degli USA). Sorprende la somiglianza nella forma dell’azione del nucleo dei “ribelli” dell’Ucraina e dell’Iraq-Siria. Chissà si debba al fatto che i loro addestratori sono gli stessi: servizi di sicurezza occidentali, sauditi e turchi.

 

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mer

25

giu

2014

DITTATORI

 

Quando i dittatori sono buoni

di Pascual Serrano (*) 

Due informazioni nello stesso giorno e sullo stesso giornale (Expansiòn del 19 maggio 2014) mostrano l’ipocrisia dei poteri politici ed economici europei.  

La prima di queste (“Il Re don Juan Carlos esorta l’Arabia Saudita ad appoggiare la Spagna”) riguarda la visita di Juan Carlos di Borbone, di sua moglie e di tre ministri spagnoli al Palazzo Reale dell’Arabia Saudita per incontrarsi con il principe ereditario, Mogren bin Abdelaziz. L’obiettivo era appoggiare e facilitare le relazioni delle imprese con la dittatura saudita, in particolare l’AVE (l’alta velocità spagnola, n.d.t.) tra Medina e La Mecca, il metrò di Riad e “altre opere di infrastruttura portuaria  e di trasporto”. La ministra dello Sviluppo, Ana Pastor, esprimeva il suo orgoglio per la partecipazione spagnola a “questo grande progetto”.

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mar

24

giu

2014

RADIAZIONI

 

I bambini di Fukushima stanno morendo

 

di Harvey Wasserman (*)

 

 

 

Trentanove mesi dopo le varie esplosioni di Fukushima, il tasso di cancri della tiroide tra i bambini che vivono intorno si è elevato più di quaranta volte oltre il normale.

 

Più del 48% dei 375.000 giovani – quasi 200.000 bambini – esaminati dall’Università Medica di Fukushima nei dintorni dei fiammeggianti reattori soffrono di disturbi pre-cancerosi alla tiroide, soprattutto noduli e cisti. Il tasso va accelerando.

 

Sono stati registrati più di 120 cancri infantili dove prima se ne registravano solo 3, dice Joseph Mangano, direttore esecutivo del Progetto Salute Pubblica e Radiazioni. 

 

L’industria nucleare e i suoi difensori continuano a negare questa tragedia della salute pubblica. Alcuni sono arrivati a dichiarare che “nessuna persona” è stata colpita dalla liberazione massiccia di radiazioni di Fukushima che, in relazione ad alcuni isotopi, ha superato quelle di Hiroshima per quasi 30 volte. 

 

Ma l’epidemia mortale di Fukushima è similare agli impatti sofferti dai bambini nei dintorni di Three Miles Island quando successe l’incidente del 1979, e dell’esplosione di Chernobil del 1986, e come rilevato in altri reattori.

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lun

23

giu

2014

CONTRO L'EUROPA IMPERIALISTA

 

Pubblichiamo l’editoriale della rivista “nuova unità” che condividiamo.

L’EUROPA ERA E RIMANE NELLE MANI DEI CAPITALISTI, DELLE BANCHE, DELL’IMPERIALISMO

 

Di fronte ai tanti nemici e ai numerosi ostacoli i compiti dei comunisti sono enormi. L’organizzazione è indispensabile 

L’”Italia è migliore di come la intendiamo”, ha detto Renzi. Dal canto suo senz'altro. Da parte nostra possiamo rilevare che basta individuare la giusta strada del convincimento per far passare concetti socialdemocratici e liberali e riuscire ad influenzare grandi numeri, che comprendono anche lavoratori e pensionati (in attesa degli 80 euro del 2015), e raccogliere voti anche dalla destra. Sebbene il “fenomeno” Renzi riesca a far passare per 40% un risultato che, se calcolato sul corpo elettorale, rappresenta il 23%.

La stessa influenza si riscontra nelle amministrative, a Firenze stravince il delfino di Renzi, e poi dal Piemonte all’Abruzzo dove è stato eletto D’Alfonso riciclatore di candidati del centrodestra, imputato in due processi dovrebbe dimettersi ma ha subito annunciato: “non mi dimetto”.  

 

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sab

21

giu

2014

AUMENTO DEI PROFITTI E DELLA FAME

 

Fame di pane e di giustizia

 

di Frei Betto (*)

 

Olivier De Schutter, belga, di 45 anni, ha finito questo semestre il suo mandato di 6 anni come relatore dell’ONU per il diritto all’alimentazione. Ha dichiarato che, se lo sradicamento della fame nel mondo dipendesse da un’unica decisione, opterebbe per la “generalizzazione della protezione sociale” che, nei paesi poveri, rappresenterebbe meno del 7%. 

 

Secondo la FAO ci sono 842 milioni di persone (il 12% della popolazione  mondiale) in situazione di denutrizione cronica. De Schutter crede che questo dato della FAO sia sottostimato perchè tiene conto solo di quelli che soffrono la fame tutto l’anno e non della mancanza temporale.

 

Egli stima in mille milioni il numero di affamati cronici. E ammette che “abbiamo commesso l’errore di puntare troppo ai profitti della produttività, senza investire il necessario nella protezione e nell’appoggio ai piccoli agricoltori”.

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ven

20

giu

2014

COSA SUCCEDE IN IRAQ?

 

La “Nuova Aurora” degli USA in Iraq

 

di Nazanin Armanian (*) 

 

Cosa ci fanno esattamente i 55.000 soldati statunitensi e un numero sconosciuto di effettivi della missione della NATO rimasti in Iraq dopo l’annuncio della ritirata delle truppe statunitensi nel 2011, in un’operazione battezzata “Nuova Aurora”?  Che tipo di lavoro fanno nei 104 ettari dell’ambascia USA a Bagdad e negli altri loro 9 consolati, mentre migliaia di terroristi avanzano verso la capitale con le loro bandiere nere? Mentre questi terroristi uccidono centinaia di civili, provocano la fuga di quasi un milione di persone in una sola settimana e lasciano senza acqua, cibo e servizi di base altrettante persone senza fare un solo graffio agli occupanti occidentali?

 

Questa è la pace e la prosperità promessa dal trio delle Azzorre  (n.d.t.: Bush, Blair e Aznar che nel 2004 vi decisero l’invasione dell’Iraq).

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gio

19

giu

2014

RAPPRESENTANZA E JOBS ACT

 

Ci vuole il protagonismo dei lavoratori

Alcune considerazioni sul Testo Unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014 e sui primi provvedimenti del governo Renzi.

di Michele Michelino

Il 10 gennaio Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno firmato il “Testo Unico sulla rappresentanza” che stabilisce la nuova disciplina del lavoro e nuove regole nel conflitto fra capitale e lavoro.

Quest’accordo è il completamento del Protocollo d’Intesa del 31 maggio 2013, criticato dal Coordinamento delle RSU, dalla FIOM e dai sindacati che base, perché considerato un attacco alla democrazia sindacale, una vera svolta autoritaria. I punti salienti di quest’accordo stabiliscono che: 

 possono partecipare alla vita sindacale aziendale solo quei sindacati che superano la soglia del 5% della rappresentatività sui posti di lavoro.

  • La rappresentatività si misura dal rapporto fra iscritti con deleghe (e per questo i sindacati hanno attivato speciali rapporti con l’INPS) e risultati delle elezioni delle RSU.

  • L’accordo fra Confindustria e sindacati confederali impegna i firmatari a certificare gli iscritti attraverso CNEL e INPS, per rendere più agevole la certificazione della maggioranza del 50%+1 nel rinnovo degli accordi contrattuali.

  •  sono introdotte multe, chiamate Sanzioni pecuniarie ai rappresentanti sindacali che violano la pace sociale e gli accordi sottoscritti da CGIL-CISL-UIL.

  •  È introdotto l’arbitrato interconfederale in sostituzione dell’autonomia delle singole categorie, violando anche la recente sentenza della Corte costituzionale sulla Fiat. 

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mer

18

giu

2014

IRAQ

 

Verso Bagdad

 

di Mike Whitney (*) 

 

Mentre i principali consiglieri politici e militari del presidente Barak Obama deliberano sul miglior modo di far fornte alla crescente crisi in Iraq, un piccolo esercito di agguerriti estremisti islamici, volontari ed ex membri del partito Baath, hanno spazzato via qualsiasi opposizione e si trovano a meno di 50chilometri da Bagdad, minacciando di impadronirsi della capitale, rovesciare il governo del presidente Nouri al-Maliki e scatenare un’altra tormenta di fuoco di violenza settaria.

 

Nonostante Obama abbia definito il sanguinoso attacco una “situazione di emergenza”, e quindi che richiede una risposta rapida, ancora non ha deciso il corso della sua azione.

 

Intanto i sempre più angosciati abitanti di Bagdad si affrettano ad accumulare cibo e acqua minerale, di poter essere vittime di un’altra guerra in poche ore. 

 

Anche ora poco si sa sull’oscuro gruppo di radicali sunniti che chiamano se stessi Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS). Quello che si sa, invece, è che sono una forza militare molto competente, che può attaccare con la velocità del fulmine, distruggere senza fatica i suoi avversari meglio equipaggiati e ottenere l’appoggio della popolazione locale perchè si unisca alle sue file. L’ISIS non avrebbe mai potuto catturare una città come Mossul a meno che il grosso della popolazione li considerasse  più come liberatori che come occupanti. E’ evidente che al-Maliki non è riuscito a guadagnarsi i cuoir e le menti della gente nelle zone a maggioranza sunnita, dove è visto come un freddo tiranno che governa con il pugno di ferro. Tuttavia niente di tutto questo spiega perchè l’ISIS è sorto dall’oscurità da poco o quali sono i suoi obiettivi reali.

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lun

16

giu

2014

CALCIO MILIONARIO E FAME

 

Una Coppa del Mondo per le multinazionali

 

di Marta Molina (*)  

 

Dopo 64 anni dalla prima volta in cui fu organizzata una Coppa mondiale di calcio, oggi comincia a Sao Paulo la Coppa 2014, che finirà il 13 luglio a Rio de Janeiro. Un mese di calcio per cui i brasiliani hanno già pagato un prezzo molto alto, niente a che vedere con i 10 bilioni di reals che si intascheranno gli organizzatori della FIFA (Federazione Internazionale, con  sede in Svizzera), il valore delle due scorse coppe del mondo sommate. 

 

In Brasile c’è sempre un posto per il calcio. Dovunque. In strada, sulla spiaggia, in campetti improvvisati. Chi ama questo gioco, lo gioca scalzo, con scarpe da tennis, negli stadi, in squadra o tra amici come l’hanno fatto a volte Pelé, Ronaldo, Ronaldino o Neymar. Non è casuale vedere porte improvvisate nei luoghi meno ospitali, in campagna, in città, nella selva, in villaggi indigeni o nelle favelas. La maggioranza dei brasiliani hanno giocato una partita o l’hanno vista in diretta nei grandi stadi, alla televisione o seduti nella piazza del loro quartiere. Ma nella misura in cui lo sport è diventato industria, e d’élite, è andato scomparendo quel gioco ludico e collettivo, la bellezza che nasce dall’allegria del giocare per giocare.

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ven

13

giu

2014

DESTRA EUROPEA

 

Dieci tesi sull’estrema destra

 

di Michael Löwy (*)

 

I. Le elezioni europee hanno confermato una tendenza che osservavamo da alcuni anni nella maggioranza dei paesi del continente: la spettacolare crescita dell’estrema destra. Si tratta di fenomeno senza precedenti dagli anni ’30 del secolo XX. Nella maggioranza dei paesi questo movimento ha ottenuto tra il 10 e il 20%, e in tre paesi – Francia, Inghilterra e Danimarca – tra il 25 ed il 30% dei voti. Ma la sua influenza è più vasta del suo elettorato: contamina con le sue idee la destra “classica” e anche una parte della sinistra social-liberista. Il caso francese è il più grave, l’avanzamento del Front National ha oltrepassato tutte le previsioni, anche le più pessimiste. Come diceva la web di Mediapart nella sua recente edizione “Il tempo è finito”: “E’ mezzanotte meno cinque”.

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