mer

10

feb

2016

JULIAN ASSANGE

La liberazione di Julian Assange

 

Capitolo finale

 

di John Pilger (*)

 

 

 

Uno degli aborti epici della giustizia del nostro tempo si sta risolvendo. Il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite – il tribunale internazionale che giudica e decide se i governi compiono i loro obblighi rispetto ai diritti umani – ha sentenziato che Julian Assange è stato detenuto illegalmente da Gran Bretagna e Svezia.

 

Dopo 5 anni di lotta per ripulire il suo nome – calunniato senza fine anche se mai accusato di reato alcuno – Assange è più vicino che mai alla giustizia e all’assoluzione e, forse, alla libertà da quando fu arrestato e incarcerato a Londra in virtù di un ordine di estradizione extra-europeo, ora privato di qualsiasi valore dal Parlamento.

 

 

 

Il Gruppo di Lavoro dell’Onu basa la sua risoluzione sull’Accordo Europeo sui Diritti Umani e su altri tre trattati che sono vincolanti per tutti i loro firmatari. Sia la Gran Bretagna che la Svezia hanno partecipato alla lunga investigazione di sedici mesi dell’ONU, presentando prove e difendendo la loro posizione davanti al tribunale. Agirebbero contrariamente al diritto internazionale se non applicassero la sentenza e non permettessero ad Assange di abbandonare il rifugio che il governo ecuadoriano gli ha garantito nella sua ambasciata di Londra.

 

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lun

08

feb

2016

TRAFFICO DI BAMBINI

E se fossero scomparsi 10.000 bambini tedeschi?

di Alejandro Caldito (*)

Cosa sarebbe successo se un solo bambino tedesco fosse scomparso in Siria? Che succederebbe se scoprissimo che dei poveri bambini tedeschi appaiono in una fabbrica tessile di Damasco?

 

Quattro giorni fa i giornali britannici The Observer e The Guardian hanno pubblicato un rapporto elaborato dall’Europol in cui si rivela che c’è una nuova organizzazione criminale pan-europea di traffico di persone, sorta in concomitanza con la più grave crisi migratoria dalla 2° Guerra Mondiale, in cui potrebbero essere caduti molti bambini sia come schiavi che come sfruttati sessualmente.

 

Secondo Save the Children, si stima che 26.000 bambini siano entrati – soli – in Europa lo scorso anno. In tutto parliamo di 270.000 bambini, dei quali gli agenti dell’Europol hanno perso le tracce di ben 10.000 di essi provenienti dalla Siria. Lo stesso rapporto dell’Europol sottolinea che circa 5.000 bambini sono scomparsi solo in Italia e circa 1.000 in Svezia. Nel Regno Unito il numero dei minori scomparsi si è decuplicato nell’ultimo anno.

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dom

07

feb

2016

SFRUTTAMENTO, RICCHEZZA E POVERTA'

L’inumana globalizzazione mondiale

 

Di Edelberto Lòpez Blanch (*)

 

Come una benedizione per i ricchi – da una parte – e una maledizione per i poveri – dall’altra – giunse la cosiddetta globalizzazione capitalista dell’economia mondiale che ha costantemente aumentato la disuguaglianza tra le persone e i paesi del mondo.

 

La selezionata riunione di politici e imprenditori conosciuta come “Foro di Davos”, svoltosi nelle Alpi svizzere a metà gennaio, ha dovuto ascoltare il rapporto compilato dall’organizzazione non governativa (ONG) Oxfam Internacional, dove vengono confermate le grandi iniquità esistenti sul pianeta.

 

Oxfam ha denunciato in un particolareggiato documento che solo le 62 persone più ricche del mondo accumulano più capitali della metà più povera.

 

Negli ultimi 5 anni (2011-2015) questi 62 ricconi hanno aumentato le loro ricchezze del 44%, mentre quelle della metà più povera si sono ridotte del 41%, ovvero di un milione di milioni (un bilione).

 

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ven

05

feb

2016

LIBIA

Libia: un’altra stagione all’inferno

 

di Guadi Calvo (*)

 

Ma, caro Satana …….

 

Arthur Rimbaud

 

 

 

Il capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, il generale Joseph Dunford Jr., ha dichiarato che Washington “stava pensando ad un’azione militare decisiva” contro lo Stato Islamico (ISIS) in Libia dove il gruppo terrorista, secondo fonti occidentali, conta su circa 3.000 uomini, anche se si calcola che la cifra possa essere molto superiore visto che nella sola città di Sirte ce ne sono 1.500.

 

Senza precisare altri dati, Dunford ha stimato che il nuovo intervento nordamericano, insieme a Regno Unito, Francia e Italia, potrebbe cominciare in poche settimane.

 

 

 

La nuova offensiva troverà un paese in piena debacle, piagato da bande sparse che possono tranquillamente dare copertura politica ad alcune organizzazioni come cartelli della droga, trafficanti di persone, armi o – semplicemente – contrabbandieri.

 

In Libia scarseggia tutto, e tutto può essere venduto a prezzo d’oro.

 

 

 

Anche se il generale Dumford non ha specificato le caratteristiche dell’intervento, tutto indica che gli Stati Uniti continueranno con la loro decisione di non intervenire sul terreno con le loro truppe, come già stanno facendo in Siria, che opteranno per bombardare lo Stato Islamico, mentre potrebbero ricorrere a mercenari da loro addestrati o a società private del tipo di Blackwater. Tutto indica che dovranno anche vedersela con la fazione di al-Qaeda per il Maghreb Islamico, che opera sia in Libia che in Tunisia da ben prima della caduta del colonnello Muhammad Gheddafi nell’ottobre 2011, conosciuta come Ansar al-Sharia (seguaci della legge (coranica)) prima di fare il giuramento di lealtà, o bayat, ad a-Qaeda globale.

 

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lun

01

feb

2016

GERMANIA E INCIDENTI DI CAPODANNO

21 note sui “violentatori non bianchi” in Germania

di Nazanìn Armanian (*)

 

Le informazioni diffuse sui brutti incidenti di Capodanno nella città tedesca di Colonia sono sconcertanti, surrealiste:

 

1. Com’è possibile che nella festa di fine anno circa un migliaio di uomini non armati abbiano aggredito sessualmente centinaia di donne (compresa un’agente di polizia armata!)? E come è possibile che questo sia successo in una piazza centrale di una città in stato di massima allerta antiterroristica – per le minacce del Daesh – e che oltretutto è vigilata da 230 poliziotti in divisa e da un numero indeterminato in borghese?

 

2. Come è possibile che non ci sia una sola immagine delle aggressioni con la quantità di cellulari che c’erano tra chi assisteva e tra le vittime, mentre ogni giorno riceviamo decine di foto delle guerre in Afganistan, Iraq, Siria o Sudan?

La foto che è stata diffusa corrisponde all’aggressione ad una donna in piazza Tahrir al Cairo!

 

3. E’ credibile che i poliziotti tedeschi – come armadi e oltretutto armati – avessero paura della massa di uomini piccoletti, disarmati e con “la pelle scura” del Terzo Mondo? Avevano ordine di non agire?

 

4. Il rapporto della polizia di Colonia del 1° gennaio parla di “un ambiente rilassato” e di “celebrazioni pacifiche”, dicono i gruppi progressisti; ma giorni dopo in un altro rapporto si menzionano furti, aggressioni sessuali e persino stupri. Con il passare dei giorni, le donne tedesche (che non hanno lo stesso profilo di quelle dello Yemen) si armano di coraggio e fanno dalle 200 alle 500 denunce, secondo la fonte citata.

 

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gio

28

gen

2016

DAVOS: FORO ECONOMICO MONDIALE

Analisi della “classe di Davos”

Chi rappresenta realmente il Foro Economico Mondiale?

di TNI (*)

 

Secondo il Foro Economico Mondiale (WEF), 2.500 persone – tra cui 40 capi di Stato – assisteranno (hanno assistito, rispetto alla messa in rete di questo articolo, n.d.t.) all’incontro annuale di Davos dal 20 al 23 gennaio 2016. Il Foro afferma che la sua missione consiste nel “migliorare lo stato del mondo” e nel “sviluppare agende globali, regionali ed industriali) (1).

 

Chi dice di rappresentare il Foro Economico Mondiale?

 

Il Foro Economico Mondiale (WEF) afferma di essere “responsabile davanti a tutti i settori della società”, dedicandosi a “combinare e armonizzare il meglio di ogni tipo di entità, sia del settore pubblico che privato, organizzazioni internazionali e istituzioni accademiche”.

Tuttavia le statistiche del WEF stesso sulle presenze a davos nel 2015 mettono in chiaro che l’incontro è dominato da uomini (83%), provenienti fondamentalmente da Europa e Stati Uniti (75%) (2.)

D’altra parte la sua base dei membri permanenti è formata esclusivamente da 1.000 delle più grandi imprese del mondo, la maggior parte delle quali ha un fatturato annuale di più di 5.000 milioni di dollari.

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mer

27

gen

2016

PER NON DIMENTICARE

Nel Giorno della memoria, riportiamo

la testimonianza del nostro compagno Ettore Zilli, sopravvissuto al lager nazista.

 

Sono internato nel campo di sterminio di Dachau.

Nella baracca 7 siamo in 400 persone.

Sulla branda di 2 metri per 90 cm, dormiamo in 4. Spesso ci svegliamo al mattino con al fianco un compagno morto...”

 

 

 

Ettore Zilli, classe 1924, è uno dei pochi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. Originario di Ovoledo di Zoppola, proviene da una famiglia antifascista. L’impegno sociale e politico di Zilli lo porta a incontri nelle scuole e nelle associazioni di lavoratori. Inizia sempre con ricordi delle sue radici friulane: “Non avrei mai immaginato che io, contadino friulano e operaio della Pirelli, sarei diventato un

 

punto di riferimento per tante persone.” Ecco il suo racconto su quegli anni.

 

Mio zio Giuseppe vieneoliato’ dalle squadracce fasciste e lui per vendicarsi sfoga la rabbia sul Podestà e viene arrestato. Viene seviziato, ma essendo stato decorato nella prima guerra mondiale le violenze si fermano lí. Si salva solo perché emigra in Argentina. Il 10 giugno del 1940 Mussolini convoca gli italiani nelle piazze d’Italia,

 

collegate a Roma via radio, per annunciare l’entrata in guerra”.

 

Ettore e un suo amico decidono di di sertare l’adunata in piazza, ma i fascisti li costringono a schiaffi a partecipare. Dopo l’8 settembre, a 19 anni, con un assalto alla caserma del paese si impadronisce di 6 fucili che passa ai partigiani.

 

Il 28 ottobre del ‘44 viene arrestato e, portato a Pordenone, viene rinchiuso nel carcere del Castello, in una piccola cella con altri 11 detenuti, e successivamente trasferito nel carcere di Udine, dove per due volte viene portato nel cortile per es-

 

sere fucilato.

 

Racconta ancora Ettore: “Assieme vengono arrestati altri 34 partigiani. Ci caricano su un treno con destinazione Germania, ma mentre siamo in viaggio avviene un bombardamento sulla stazione di Salisburgo e quella è la mia fortuna. I tedeschi ci lasciano a Salisburgo per due mesi per chiudere le buche lungo la ferrovia. Siamo trattati come bestie, ma non è nulla in confronto di quello a Dachau. Arrivo a

 

Dachau diversi mesi dopo perché prima ci fermano a Reichenau in un campo di smistamento. È qui che mi è dato il numero di riconoscimento che mi porto dietro anche nel lager. Dopo alcuni giorni vengo caricato sul treno insieme ad altri e dopo un viaggio di tre giorni sono internato nel campo di lavoro e di sterminio di Dachau in Germania, dove all’entrata campeggia la scritta tristemente famosa “Arbeit

 

macht frei”, il lavoro rende liberi, come ad Aus-chwitz. Qui vengo destinato alla baracca 7. Siamo 400 persone in uno spazio che ne può contenere a malapena la metà.

 

Sulla branda di 2 metri per 90 cm, dormiamo in 4. Spesso ci svegliamo al mattino con al fianco un compagno morto.

 

Il numero che ci viene assegnato dobbiamo pronunciarlo in tedesco due volte al giorno, all’appello della mattina e della sera. Nei campi di sterminio la vita non vale niente. Oltre ai nazisti anche i kapò, prigionieri e prigioniere trasformati in guardiani di quei derelitti, uccidono per niente; siamo scheletri viventi e a Dachau si muore anche per il freddo. Il pasto consiste in una brodaglia di barbabietole e in

 

una pagnotta da un chilo per ogni sei persone. Un giorno mentre trasporto fuori dalla baracca n. 5 gli escrementi in un grande contenitore metallico ho un mancamento per lo sforzo e cado sommerso dagli escrementi. Il soldato che ci scorta mi colpísce violentemente con il calcio del fucile provocandomi la frattura della mascella e il taglio parziale della lingua, di cui ancora oggi subisco conseguenze, e per alcuni giorni sto in preda al delirio con febbre alta. Prima dell’arrivo degli Alleati gli aguzzini nazisti decidono di uccidere i prigionieri e a tale scopo chiamano come rinforzo i Vigili del Fuoco di Monaco che però si rifiutarono di sparare sui prigionieri e rivolsero le armi contro le SS”.

 

 

 

(*) Dal libro “Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda” di Antonio Masi e Michele Michelino

 

 

 

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lun

25

gen

2016

DRONI E NONNE

Storia di due nonne

di Amy Goodman e Denis Moynihan (*); da: rebellion.org; 24.1.2016

 

In una notte nevosa di gennaio, alcuni giorni fa, nel nord dello Stato di New York, una nonna si è consegnata alle autorità del centro penitenziario di Jamesville per scontare una condanna di sei mesi di prigione. Il suo delitto? Scattare fotografie.

Mary Anne Grady Flores stava scattando fotografie di altre 8 persone che manifestavano all’entrata della Base Aerea della Guardia nazionale Hancock Field, nella periferia di Syracuse, New York. Il gruppo, chiamato Upstate Coalition to Ground the Drones and End the Wars (Coalizione del nord di New York per sotterrare i droni e mettere fine alla guerra) si era riunito là il Mercoledì delle Ceneri del 2013, un 13 febbraio, per manifestare contro i droni armati utilizzati nel programma di assassinii diretto dal Governo di Obama. Quella fu una delle tante proteste pacifiche del gruppo.

 

Alcune ore prima di consegnarsi alle autorità, Mary Anne Grady Flores disse, nel programma Democracy Now!: “Era il mercoledì delle Ceneri, un giorno di espiazione secondo la nostra tradizione di lavoratori cattolici. E per noi era davvero importante far sapere cosa stava succedendo nella base, far sapere che sono crimini di guerra.”. Hancock Field ospita la 174a divisione di attacco della Guardia nazionale Aerea che gestisce una flotta di aerei senza pilota MQ-9 Reaper, “un persistenza caccia-assassino di bersagli emergenti”, nelle parole dell’Aviazione stessa.

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dom

24

gen

2016

SOLIDARIETA' CON CHI LOTTA

Venerdi 22 gennaio abbiamo partecipato alla manifestazione in solidarietà ai lavoratori contro i licenziamenti.

Clicca qui sotto per vedere il servizio di 5 minuti

 

http://libera.tv/2016/01/23/lavoro-general-electric-licenzia-a-sesto-mi/

 

 

 

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dom

24

gen

2016

GIORNATA DELLA MEMORIA

Riportiamo il breve filmato della manifestazione di sabato 23 gennaio 2016 - Giornata della Memoria al Parco Nord Milano - a cui come tutti gli anni noi  partecipiamo come Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli".

 

                                Per non dimenticare gli orrori e crimini del nazifascimo.

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA.       https://youtu.be/tbYqiyn_YVQ

 

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ven

22

gen

2016

VENEZUELA

Venezuela

 

Nella logica del capitale: i pericoli della guerra e dello stato sociale

di Gustavo Borges Revilla (*)

All’inizio del 2011, in tutta l’Africa, un solo paese aveva un livello di vita più alto di quello di molte nazioni europee. Si dice che tra i suoi risultati più consolidati, servizi di “prima necessità” come la salute, l’elettricità, l’educazione e la casa non avevano alcun costo, erano tutti gratis.

I prestiti concessi alla popolazione di qualsiasi tipo per legge avevano interessi 0%. La casa era considerata un diritto umano inalienabile. La popolazione viveva con solidi livelli di comodità in uno Stato sociale garantito. Zero problemi notevoli in termini economici o di gestione. I piani di giustizia sociale e di uguaglianza promessi dal suo leader si stavano compiendo.

 

Il 19 marzo di quello stesso anno 2011, aerei da caccia della forza aerea della NATO cominciavano un bombardamento su Bengasi e, ore dopo, 110 missili da crociera Tomahawk venivano scaricati, con cieco furore, su altre città importanti della Libia, quel paese con “indici di sviluppo” impensabili in altre nazioni del continente africano. Otto mesi dopo questo primo bombardamento, venivano proiettate in diretta in tutto il mondo una sequenza delle immagini più nefaste degli ultimi tempi: alcuni momenti prima di essere assassinato con uno sparo nella testa Muhammar Gheddafi, leader di quel paese per oltre 40 anni e politico di grande influenza nel mondo, veniva sodomizzato dai suoi catturatori, combattenti del gruppo terroristico di Al Qaeda e da altri soldati di organizzazioni multinazionali. Mercenari telediretti da settori profondi dello Stato yankee e delle sue multinazionali, oltre alla loro colonia dell’Unione Europea, che facevano la maggior parte del lavoro sporco.

 

Alcuni giorni prima di essere catturato Gheddafi, già cosciente del suo destino, scrisse un documento con riflessioni chiave per un successivo studio, non di questa guerra ‘cantata’ anni prima dai poteri corporativo e militare occidentali, ma dei motivi profondi che l’hanno resa possibile dall’interno.

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gio

21

gen

2016

ERNESTO CARDENAL

Ricordando Ernesto Cardenal

 

Di Carlos Riba Garcìa; da: rebelion.org; 21.1.2016

 

91 anni fa, il 20 gennaio 1925, nacque Ernesto Cardenal, poeta, sacerdote, rivoluzionario, scrittore, politico nicaraguense.

Ricordiamolo con questa sua poesia:

 

Il cellulare

 

Parli nel tuo cellulare, e parli e parli.

Senza sapere come è stato fatto e meno ancora come funziona, però che importa.

 

La cosa grave è che non sai, come nemmeno io sapevo, che molti muoiono in Congo, migliaia e migliaia, per quel cellulare muoiono in Congo.

Nelle loro montagne c’è il coltan, oltre a oro e diamanti. Usato per i condensatori dei telefoni cellulari.

Per il controllo dei minerali, corporazioni multinazionali fanno questa guerra infinita.

Cinque milioni di morti, in 15 anni, e non vogliono che si sappia.

 

Paesi di immensa ricchezza, con popolazione poverissima. L’ottanta per cento delle riserve mondiali di coltan stanno in Congo. Il coltan vi giace da 3.000 milioni di anni.

 

Nokia, Motorola, Compaq, Zenith, comprano il coltan. Anche il Pentagono, anche la corporation del New York Times, e non vogliono che si sappia.

Non vogliono che la guerra finisca, per continuare a strappare il coltan. Bambini da sette a 10 anni estraggono il coltan, perché i loro piccoli corpi entrano nei piccoli buchi, per 25 centesimi al giorno.

E muoiono mucchi di bambini per il pane del coltan, martellando la pietra che cade loro addosso. Anche il New York Times non vuole che si sappia.

 

E’ così che non si sa, di questo crimine organizzato delle multinazionali. La Bibbia identifica: giustizia e verità e l’amore e la verità, quindi l’importanza della verità, che li farà liberi.

Anche della verità del coltan.

 

Coltan dentro il tuo cellulare, in cui parli e parli.

 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

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mer

20

gen

2016

MANIFESTAZIONE AL MONUMENTO DEPORTATI

Sabato 23 gennaio 2016

 

ore 14,00 ritrovo al

 

Centro di Iniziativa Proletaria

 

"G.Tagarelli" a Sesto San

 

Giovanni in Via Magenta 88.

 

 

Come tutti gli anni

 

parteciperemo insieme al

 

nostro compagno Ettore Zilli ex

 

deportato nel campo di  sterminio di Dachau e socio onorario del

 

nostro  Comitato alla manifestazione al Monumento dei

 

Deportati del Parco Nord che partirà alle 14,15 da via  Clerici.

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mar

19

gen

2016

PETROLIO

La geopolitica del petrolio a basso prezzo

di John Feffer (*)

 

Si supponeva che il mercato avrebbe salvato il pianeta.

Almeno, questa era la tesi di molti economisti che lottavano con il problema del cambio climatico. Visto che i combustibili fossili sono sempre più scarsi – sostenevano – il prezzo del petrolio e del gas naturale sarebbe salito. E allora altre opzioni, come quella solare o eolica, sarebbero costate meno, specialmente quando gli investimenti fossero fluiti verso quei settori e avessero fatto sì che il costo delle nuove tecnologie si abbassasse.

Et voilà: una mano invisibile avrebbe abbassato in modo graduale il termostato globale.

 

Si tratta di un argomento ridicolo. Da un lato non vi è alcuna garanzia che il mercato possa rispondere in maniera opportuna (ad es. prima che ci troviamo tutti ormai sott’acqua). Dall’altro, i prezzi del gas e del petrolio sono così volatili ed imprevedibili quanto una sessione di domande e risposte con Donald Trump.

 

Nel 2008, ad esempio, il petrolio raggiunse un prezzo massimo di 145$ al barile. Ma non durò molto.

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mer

13

gen

2016

MULTINAZIONALI TRANSGENICHE

Cannibalismo corporativo: quello che verrà

Di Silvia Ribeiro (*)

La fusione tra Monsanto e Syngenta, due delle più grandi e combattive multinazionali di sementi transgeniche ed agrotossici, sembrava un brutto sogno. Oggi è probabile, ed è solo una delle fusioni spettacolari che stanno avvenendo. Anche se Syngenta ha rifiutato per la seconda volta Monsanto – perché vuole più soldi – altri due giganti, DuPont (padrona di Pioneer) e Dow Chemicals, si sono accordati per fondersi nel dicembre 2015. Monsanto continua a provarci con Syngenta. E’ solo una parte dello scenario: i piani delle multinazionali vanno al di là, nell’intento di controllare settori chiave e ogni volta più grandi della produzione agroalimentare.

 

Nel 1981 il gruppo ETC (allora chiamato RAFI) denunciò che le società di agrochimici stavano comprando le sementi, e che il loro obiettivo era sviluppare coltivazioni che tollerassero i tossici prodotti dalle società stesse, per creare dipendenza agli agricoltori e vendere più veleni, il loro affare più redditizio.

Ci chiamarono allarmisti, dissero che una tale tecnologia non sarebbe mai esistita: fino a che, nel 1995, l’industria cominciò a piantare transgenici: proprio quei tipi di sementi.

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ven

08

gen

2016

CAPITALISMO GUERRA E MORTE

Occidente: disumanizzazione, morte e totalitarismo

di Marco Roitman Rosenmann (*)

 

L’Homo sapiens sapiens sa di sapere.E’ cosciente dei suoi atti. La sua capacità di costruire il mondo lo pone in un luogo privilegiato. Dispiega facoltà come il linguaggio, la comunicazione orale e scritta ed è un virtuose della parola.

Allo stesso modo può vantarsi di una memoria prodigiosa, capace di immagazzinare e trasmettere conoscenze. La sua intelligenza pare non avere limiti. Queste peculiarità dovrebbero – condizionale – accompagnarsi ad un comportamento conforme alla sua condizione di specie sociale-cooperativa.

Il bene comune, la virtù etica e una vita degna dovrebbero essere tra i suoi obiettivi primari, anteponendosi ad azioni meschine e non solidali. La giustizia sociale, la condanna dello sfruttamento dell’essere umano da parte dell’essere umano, principi irrinunciabili per realizzare il suddetto compito, dovrebbero essere prioritari.

 

Purtroppo non è stato questo il cammino seguito dall’Homo sapiens sapiens. I suoi passi vanno nella direzione opposta. La sua condotta è piena di atti irrazionali. Si è trasformato in un predatore. Distrugge tutto quanto crede gli appartenga. Si impadronisce della natura e cerca di sottometterla con la violenza.

 

La realtà è ostinata. Un processo di disumanizzazione pieno di guerre, armi chimiche, biologiche e atomiche capaci di sterminare qualsiasi vestigia di vita, popolano il pianeta. Egli utilizza la sua intelligenza per creare campi di concentramento, realizzare massacri etnici, sviluppare la tortura e crimini che offendono l’umanità.

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gio

07

gen

2016

DECAPITAZIONI IN ARABIA SAUDITA

Macelleria in Arabia Saudita

di Robert Fisk (*)

L’orgia di decapitazioni in Arabia Saudita – 47 in totale, tra cui quella dell’erudito religioso sciita sceicco Nimr Baqr al-Nimr - seguita da una giustificazione coranica delle esecuzioni, è stata degna dello Stato Islamico. Forse l’idea era questa. Perché questo straordinario bagno di sangue nella terra della monarchia musulmana sunnita Al Saud, che aveva la chiara intenzione di far infuriare gli iraniani e tutto il mondo sciita, ha ancor più reso settario un conflitto religioso che lo Stato Islamico ha fatto tanto per promuovere.

 

Quello che è mancato è stato il video delle decapitazioni, nonostante che le 158 eseguite l’anno scorso nel regno erano perfettamente in tono con gli insegnamenti waabiti di quel gruppo. La frase di Macbeth, “sangue chiama sangue”, si applica senza dubbio ai sauditi, la cui guerra al terrore, pare, ora giustifica qualsiasi quantità di sangue, che sia sunnita o sciita.

 

Ma… con che frequenza gli angeli di Dio misericordioso appaiono al ministro saudita dell’Interno, il principe erede Muhammad bin Nayef? Perché lo sceicco Nimr non era solo un vecchio sacro. Aveva passato anni come studioso a Teheran e in Siria, era una riverita guida sciita delle preghiere del venerdì nella provincia saudita d’oriente e un uomo che si manteneva al margine dei partiti politici, ma che esigeva elezioni libere e che veniva incarcerato e torturato con regolarità – secondo il suo racconto – perché si opponeva al governo sunnita waabita saudita.

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ven

01

gen

2016

GRECIA

Il piccolo Edipo e la Troika

di Luciana Bohne (*)

 

Che è successo con Syriza? E’ stata un buon partito finito male o un cattivo partito che è finito male? Questa è la differenza tra tragedia e farsa.

 

L’Eurogruppo si è comprato la Grecia con 86.000 milioni di euro. Lo scorso agosto, la troika (la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale) ha emesso 10.000 milioni di euro di uso immediato per ricapitalizzare le banche greche. Nella prima settimana di dicembre, il parlamento greco ha approvato il “Piano di Stabilizzazione” del 2016 (153 voti a favore; 145 contro) al fine di assicurarsi 16.000 milioni di euro del totale di 26.000 milioni della prima tranche, che verrebbero resi disponibili dopo la riuscita “privatizzazione” degli attivi greci per un costo approssimato di 50.000 milioni a fine del 2015.

 

Il piano approvato dal parlamento greco riduce la spesa pubblica di 5.700 milioni di euro (1.800 di tagli alle pensioni; 500 milioni alla difesa) e alza le imposte di 2.000 milioni. Nei prossimi tre anni, l’80% del piano di “salvataggio” degli 86.000 milioni di euro verrà utilizzato per rifinanziare il vecchio debito (per il 53%) e ricapitalizzare le banche (30%). Il governo greco rimarrà con 10.000 milioni per la gestione dello Stato, mentre i suoi investimenti per rilanciare l’economia resteranno ipotecati dal successo delle cosiddette privatizzazioni.

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gio

31

dic

2015

STATI UNITI

Quando muore un bambino

di Mumia Abu Jamal(*)

 

Ultime notizie: funzionari della città di Cleveland annunciano che non verranno prese misure contro il poliziotto che ha assassinato il bambino Tamir Rice, di 12 anni.

 

C’è qualcosa di devastante nella morte – nell’assassinio – di un bambino. Quando muore un bambino, l’ordine naturale va in pezzi, le stelle piangono, la terra trema.

Ci siamo così tanto abituati a questo sistema che riteniamo che sia qualcosa di normale invece di un’imposizione umana.

I politici al soldo dei cosiddetti sindacati polizieschi si inchinano davanti a borse piene di soldi e si dimenticano della morte di un bambino in un battito di ciglia – specialmente se è un bambino nero.

 

Quale istituzione costruita dall’uomo è più preziosa della vita di un bambino? Quale lavoro? Quale ufficio? Quale stato?

 

Quando muore un bambino, gli adulti non meritano d respirare la sua aria rubata. Quando muore un bambino, i vivi non devono riposare finchè non hanno purgato il veleno che ha osato fargli del male. Quando muore un bambino, il tempo corre all’indietro per fare giustizia del male causato.

 

Questo deve ispirare i movimenti in tutto il mondo a lottare come mai prima, perchè qualcosa di vile è passato davanti ai nostri occhi.

Hanno ucciso un bambino e, poichè era un bambino nero, questo importa poco negli Stati Uniti.

 

Dalla nazione incarcerata,

Mumia Abu Jamal

 

 

(*) Scrittore, giornalista e attivista statunitense, ex membro delle Pantere Nere, ingiustamente incarcerato dal 1982

 

 da: lahaine.org; 28.12.2015

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

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mar

29

dic

2015

USA

La discreta costruzione di uno Stato poliziesco

di Alejandro Nadal (*)

Gli USA da decenni vivono avviluppati in una ragnatela di guerre che davvero meritano il nome di “guerre imperiali”. Come è possibile, si domandano alcuni ingenui, che una repubblica “democratica” in cui predomina la divisione dei poteri, si imbarchi in varie avventure militari interminabili e contemporanee?

 

Le dichiarazioni di guerra erano, anticamente, un atto di grande solennità. Venivano annunciate con  un pesante protocollo e secondo un cerimoniale progettato per suscitare sentimenti patriottici. Ma oggi tutto è cambiato. Le guerre appaiono sullo schermo della  TV e la gente neppure si chiede “quando è cominciata questa guerra?”.

 

L’ultima volta che gli USA dichiararono formalmente la guerra contro una potenza nemica fu nel 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. I conflitti in Corea, Vietnam. Golfo Persico, Afganistan, Iraq e ora contro lo Stato islamico, tutti, formalmente non sono guerre.

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mar

22

dic

2015

VENEZUELA

Venezuela

Vittoria della controrivoluzione e della guerra economica

(intervista di Radio Onda d’Urto a Luciano Vasapollo (*)

Traduzione della trascrizione in spagnolo di Silvia Orti per Rebelion.org)

 

Radio Onda d’Urto - Professor Vasapollo, prima di tutto le chiedo di dirci qual è, secondo lei, la causa di questo risultato in Venezuela e come possiamo inquadrarlo nell’insieme del processo rivoluzionario bolivariano che si sta realizzando in questi ultimi 16 anni.

Luciano Vasapollo – Per un marxista, un intellettuale militante come me, molto coinvolto con il governo rivoluzionario venezuelano, poiché collaboro in problemi di pianificazione economica, è ovviamente molto spiacevole e, politicamente, mi preoccupa moltissimo. La reazione emotiva è di sofferenza politica e umana, per la sincera amicizia rivoluzionaria con un governo di transizione socialista, onesto, che in 16 anni ha dato tutto al popolo venezuelano: educazione, sanità, servizi pubblici e che ha decisamente rovesciato il corso della storia del Venezuela e della regione.

Ci sono stati fatti positivi e fatti negativi in questo lungo lasso di tempo e bisogna analizzarli.

Bisogna studiare gli errori, i limiti, le contraddizione del governo che hanno portato a questo risultato. Qualsiasi processo rivoluzionario - anche il più sano, corretto e con una visione del futuro come quello chavista, che è stato creativo e punto di riferimento non solo per il Venezuela e il Sudamerica ma per tutta l’umanità, perché ha cambiato l’aspetto della regione e le prospettive - è portato avanti da uomini e, quindi, con tutte le loro contraddizione e i loro limiti.

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dom

13

dic

2015

CLIMA. COP21, PARIGI

COP21, mete e geoingegneria


di Silvia Ribeiro (*)


Uno dei temi più importanti della riunione globale della Convenzione delle Nazioni Unite sul cambio climatico che è terminata a Parigi il 12 dicembre (COP21) è stato la definizione di una nuova meta del riscaldamento globale che non si potrebbe oltrepassare. Paesi insulari ed altri del Terzo Mondo da anni affermano di non poter sopravvivere ad un riscaldamento globale superiore ad 1,5 gradi centigradi, visto che il loro territorio sparirebbe per l’aumento del livello del mare e per altri disastri. Ragioni più che attendibili, che si aggiungono  al fatto che quei paesi non sono responsabili di aver causato il cambio climatico.

 

La temperatura media globale è aumentata di 0,85 gradi centigradi nell’ultimo secolo, la maggior parte dei quali durante gli ultimi 40 anni, a causa delle emissioni di gas serra  di diossido di carbonio (CO2) e di altri gas causati dall’uso di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone), in maggior parte per la produzione di energia, per il sistema agro-industriale, le urbanizzazioni e i trasporti. Se continua il corso attuale, la temperatura aumeterà fino a 6 gradi centigradi a fine secolo XXI, con impatti tanto catastrofici che non è possibile prevederli.

 

Nel processo verso la COP21 e fino al suo inizio, la bozza di base del negoziato prevedeva di fissare una meta di aumento globale del CO2 fino all’anno 2100, cifra che in ogni modo veniva combattuta dai paesi emissori principali.

 

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mer

09

dic

2015

ASSEMBLEA

Sabato 12 dicembre 2015 - ore 15,30 –    ASSEMBLEA del


Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio


presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”
Via Magenta 88 Sesto San Giovanni. O.d.G.: 1) Informazione sulle cause penali in corso contro i dirigenti Breda, Pirelli e Comune di Milano,- 2) Problematiche sulle pensioni per il 2015, - 3) Fondo Vittime Amianto per il 2015-2016-2017, - 4) Pranzo di sottoscrizione e di solidarietà del nostro Comitato, - 5) varie


mail: cip.mi@tiscali.it                                  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

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mar

08

dic

2015

VIDEO MANIFESTAZIONE AL TEATRO LA SCALA

 

 MORTI PER AMIANTO AL TEATRO LA SCALA DI MILANO – Pubblichiamo il video girato da libera TV durante la manifestazione del 7 dicembre alla prima della Scala di Milano.

 

Clicca qui per vedere il servizio

 

http://libera.tv/2015/12/08/milano-alla-scala-va-in-scena-lamianto/

 

L’unica inesattezza è che Michele Michelino è il presidente del nostro Comitato e non è della CUB come erroneamente riportato.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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lun

07

dic

2015

PROTESTA AL TEATRO LA SCALA DI MILANO

 Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio al presidio al Teatro la Scala di Milano che ricorda gli otto lavoratori morti per amianto e tutte le 4000 vittime che ogni anno perdono la vita per l’amianto in Italia: più di centomila nel mondo.

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lun

07

dic

2015

IN RICORDO DEI MORTI D'AMIANTO ALLA SCALA

Oggi 7 dicembre il nostro Comitato sarà davanti alla Scala di Milano alle 16. 00 (davanti a Palazzo Marino sede del Comune di Milano) insieme ai lavoratori del tempio della musica (il Teatro la Scala)  per ricordare i lavoratori del teatro morti d'amianto. Per questo 4 ex sindaci di Milano (Carlo Tognoli, Gian Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini), sono indagati, con altre persone, per omicidio colposo e lesioni colpose per sette decessi e altri casi di malattia dovuti all'amianto presente al Teatro alla Scala

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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gio

03

dic

2015

AUMENTO DELLE SPESE MILITARI

Sicurezza militare e sicurezza umana

di Roberto Savio (*)

 

L’abbattimento, questa settimana, di un aereo russo da parte della Turchia vicino alla frontiera siriana complicherà ancor più la confusione che attornia la Siria. Putin ha definito la Turchia “complice dei terroristi”, e ha denunciato che il petrolio estratto dall’ISIS, vitale per le sue finanze, viene venduto attraverso la Turchia. Questo era un segreto di Pulcinella, come il segreto che tutti conoscono: che l’Arabia Saudita e il Qatar in realtà finanziano il terrorismo sunnita…

Intanto la Francia sta promuovendo l’appoggio militare dei paesi europei. Il primo ministro britannico, David Cameron, ha già promesso l’appoggio annunciando un aumento del bilancio della difesa di 16.800 milioni di sterline, mentre ridurrà le spese pubbliche rispetto all’educazione e alla salute.

E’ interessante notare che sulle diverse borse valori, a partire dalla City, il prezzo delle azioni dell’industria militare sta salendo…

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mer

02

dic

2015

MANIFESTAZIONE CONTRO I MORTI SUL LAVORO


Venerdì 4 dicembre alle ore 17.00 davanti al Comune di Bresso (Mi) ci sarà una manifestazione sui morti sul lavoro organizzata dal sindaco della città cui partecipa il nostro Comitato (con il suo striscione) che come ogni anno parlerà nella cerimonia ufficiale di cui alleghiamo locandina.

 

 

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ven

27

nov

2015

FRANCIA

Una riflessione politicamente scorretta sul massacro di Parigi


di Roberto Savio (*)

 

In questi giorni tutti i media condannano unanimemente il massacro di Pariri, esortano all’unità dell’Occidente e ad intensificare l’azione militare contro l’ISIS. Ma … non bisognava risolvere il problema del terrorismo? Non sarà magari il momento di riflettere sulle responsabilità dell’Occidente nell’aumento del terrorismo?

 

E’ chiaro, il massacro di Parigi può solo causare orrore e lutto. Ma… perché delle persone così giovani possono agire in modo così atroce? Il municipio di Courcouronne, il ghetto da cui viene il kamikaze identificato Ismail Mostafa, è anche il luogo di origine di Assata Diakité, una delle vittime.

 

Tre riflessioni…

 

La prima è che le relazioni fra mondo arabo e Occidente hanno una storia pesante. Iniziano quando, nel 1916, durante la 1° Guerra Mondiale, Francia, Gran Bretagna, Russia e Italia fecero un accordo per dividere tutto l’Impero Ottomano.

La sparizione dell’Impero Russo e la lotta di Kemal Ataturk, che fu capace di mantenere una Turchia indipendente, lasciarono alla Francia e al Regno Unito la ripartizione del resto. Furono disegnati paesi artificiali sul tavolo dei negoziatori. Così furono creati Siria e Iraq, per citare solo i due paesi più rilevanti nel presente disordine. Nel processo i due negoziatori, monsieur Picot (Francia) e lord Sykes (Gran Bretagna), dimenticarono di dare un po’ di terra ai kurdi, cosa che si trascina come altro grave problema contemporaneo.

Nelle colonie installarono nuovi governanti che non erano legittimi, mancavano dell’appoggio della gente e che non iniziarono mai un processo di modernizzazione e di democrazia. Poi, in un periodo brutalmente compresso, arrivano i tempi contemporanei. L’educazione cresce e appare Internet. Milioni di giovani, educati e disoccupati, hanno sempre sentito che l’Occidente aveva una grande responsabilità storica per le loro vite senza futuro.

La primavera araba ha portato maggiori frustrazioni. In Egitto un dittatore, Hosni Mubarak, è stato sostituito da un altro, Abdelfatah Al-Sisi, con il consenso dell’Occidente. Intanto la Tunisia, l’unica sopravvissuta della democrazia, ha ricevuto ben poco appoggio sostanziale.

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mer

25

nov

2015

CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI

Cosa c’è in gioco alla Conferenza sul Cambio Climatico di Parigi

(ora che sono proibite le manifestazioni)


                                         di Naomi Klein (*); da: lahaine.org; 24.11.2015


Chi sono quelli la cui sicurezza va protetta con qualsiasi mezzo? E chi sono quelli la cui sicurezza casualmente si sacrifica, nonostante ci siano modi di agire molto migliori?

Queste sono le domande al centro della crisi climatica e le risposte sono la ragione per cui i vertici sul cambio climatico spesso finiscono tra lacrime e recriminazioni.

La decisione del governo francese di proibire le proteste, le manifestazioni e altre “attività all’aria aperta” durante il vertice di Parigi sul cambio climatico è preoccupante su molti piani.

Quello che mi preoccupa di più ha a che vedere con la forma in cui riflette la disuguaglianza fondamentale della stessa crisi climatica e la questione chiave di quale è la sicurezza e di chi è quella a cui si da valore in questo mondo disuguale.

Ci sono quelli che dicono che tutto va bene contro il telone di fondo del terrorismo. Ma un vertice sul cambio climatico non è come una riunione del G8 o dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in cui si trovano i potenti e dove quelli senza potere cercano di guastargli la festa. Gli atti della “società civile” parallela non sono qualcosa di aggiunto né distrazioni dal fatto principale. Sono parte integrante del processo, ragion per cui il governo francese non avrebbe mai dovuto permettersi di decidere qual parte del vertice avrebbe cancellato e quale mantenuto.

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mar

24

nov

2015

MA QUALI COOPERATIVE?

Riportiamo dalla rivista “nuova unità” di novembre 2015 due interessanti articoli sulla trasformazione delle cooperative che spesso venendo meno ai principi di “solidarietà mutualistica e democratica” licenziano i lavoratori.

Ma quali cooperative?

Nonostante la lotta di resistenza, senza una lotta di classe generalizzata i salari dei lavoratori immigrati e degli italiani verranno sempre più spinti sotto il livello di sussistenza

Michele Michelino

Lo scandalo di Roma capitale in cui le cooperative “rosse” di Buzzi (legate a lega coop) insieme a faccendieri neri (Carminati e camerati) facevano affari sulla pelle di immigrati, rom, ex carcerati ecc in combutta con Istituzioni e amministrazioni di centrodestra e centrosinistra, ha evidenziato agli occhi dell’opinione pubblica una pratica che ormai avveniva da molto tempo.

Le cooperative sociali, nate come forma di organizzazione del movimento operaio contro lo sfruttamento del lavoro bracciantile e proletario proprio nella pianura padana dell’inizio del secolo scorso, hanno subito un radicale cambiamento andando di pari passo con lo sfaldamento dei partiti operai e le organizzazioni sindacali.

Inserendosi e sostenendo la società capitalista i sindacati concertativi, ma ancora più le forze politiche PSI e PCI, a ogni avvicinamento o inserimento nell’area di governo e sottogoverno borghese si sono fatti sostenitori e spesso sono stati promotori, di leggi statali e regionali che hanno cambiato statuti e fini delle cooperative.

Così hanno trasformato le cooperative che oggi non sono più uno strumento nelle mani dei lavoratori ma il mezzo legale con cui dei nuovi padroni travestiti da soci utilizzano una “moderna” forma di caporalato per sfruttare gli altri soci lavoratori, e fare profitti che si intascano.

Ormai in queste false cooperative il rapporto associativo nasconde in realtà una forma di lavoro dipendente più flessibile, precario e sottopagato di quelle tradizionali; e spesso in nero. La socia e il socio lavoratore senza diritti, per esempio non possono ammalarsi perché non vengono pagati, se si infortunano, si ammalano o subentra una gravidanza vengono subito licenziati/e, altro che rapporto mutualistico.

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dom

22

nov

2015

CONGRESSO DI MEDICINA DEMOCRATICA

Pubblichiamo (per chi ha la pazienza e l’interesse di leggere) il contributo del nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio al congresso di Medicina Democratica.

 

OTTAVO CONGRESSO DI MEDICINA DEMOCRATICA 19-21 NOVEMBRE – FIRENZE

 

Sfruttamento, “monetizzazione della salute” e delega

 

Le lotte per migliorare le condizioni di vita e gli ambienti di lavoro degli operai e dei lavoratori, contro la nocività, per il miglioramento degli ambienti di lavoro insalubri, contro la riduzione dei salari sono un patrimonio della lotta più generale della classe operaia.

Da sempre gli operai, insieme con la lotta sindacale, hanno lottato anche per cambiare leggi ingiuste che legittimano il sistema sociale fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Le lotte per la salute cominciano con l’avvento del capitalismo e i lavoratori hanno imparato a loro spese che i morti sul lavoro non sono mai una fatalità, ma il costo pagato dagli operai alla realizzazione del profitto.

I morti sul lavoro sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista.

Protetti da leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione, lo sfruttamento e il profitto, i capitalisti anche nel ventunesimo secolo continuano a godere dell’ impunità e della licenza di uccidere.

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sab

14

nov

2015

ATTENTATI A PARIGI

Attentati di Parigi: due articoli del sito  surysur.net del 14.11.2015

Almeno 150 persone hanno perso la vita in sei attacchi perpetrati durante la sera e la notte di questo venerdì in diversi punti di Parigi, uno dei quali ha avuto luogo fuori dallo Stadio di Francia, durante una partita amichevole tra la squadra nazionale e quella tedesca dove si trovava il presidente Hollande, che è stato salvato senza complicazioni. Le autorità hanno informato che otto degli aggressori sono stati uccisi ed altri neutralizzati; sospettano comunque che alcuni siano fuggiti.

 

Terrore, xenofobia e ingerenza

di Federico Larsen

A poche ore dagli attacchi perpetrati in diversi punti della capitale francese, ancora non ci sono, giustamente, neanche dati certi sulle vittime e sui feriti, né piste di investigazione. Ma, solo analizzando le prime ore, si possono fornire “a caldo” alcune idee.

Uno dei primi dati che richiama l’attenzione è che il presidente USA, Barack Obama, ha rilasciato dichiarazioni pubbliche  sugli attentati prima che lo facesse il suo pari francese Hollande, dando ad intendere, solo per il fatto di comparire immediatamente, che si trattava di un fatto che lo riguardava.

Il fatto è  che gli ultimi mesi hanno rappresentato per gli USA un rischio per il loro ruolo di “protettori” della sicurezza mondiale proprio per le incertezze delle azioni militari in Siria. Attacchi nei quali, ed è molto necessario sottolinearlo, anche la Francia era coinvolta.

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gio

12

nov

2015

STATI UNITI

Scegliere i nemici

di Mumia Abu Jamal (*)

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti avverranno entro un anno, ma se vi fidaste delle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione, pensereste che fossero imminenti.

Le presunte elezioni sono una corsa ad ostacoli un anno prima  della data stabilita – un’orgia per i ricchi, per le persone con tanti agganci, per chi ha l’appoggio delle classi ricche.

 

Il periodo precedente le votazioni è lungo e costoso, non per i votanti ma per i finanziatori – quelli che comprano o affittano i candidati per servire gli interessi del capitale, non del popolo.

 

Se qualcosa è stato dimostrato nelle elezioni precedenti, è questo: i candidati sono eletti per tradire l’elettorato  e servire Wall Street e l’élite corporativa. Pochi lo hanno fatto meglio di Bill Clinton; un politico consumato, un traditore consumato.

Molti neri lo adoravano come  “il primo presidente nero” (perché suonava il sassofono) – ma egli devastò con accanimento i loro interessi per placare i timori e le ansie razziste dei bianchi. Clinton inchiodò un paletto nel cuore della classe media con l’appoggio al TCLAN (Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord), esportando così all'estero posti di lavoro che mai sarebbero stati recuperati.

 

Il suo vassallaggio a Wall Street è stato replicato durante il regime di Barack Hussein Obama. I neri hanno perso del loro patrimonio più durante questo governo che in qualsiasi altra epoca dalla Ricostruzione.

Solo con enorme ritardo, negli ultimi mesi del suo mandato, Obama ha abbordato gli orrori di un sistema carcerario razzista. E, pressato da molte proteste, ha cominciato a occuparsi un poco dell’incessante fardello della violenza poliziesca contro i neri.

 

Il voto non è stato la nostra soluzione. Ha dato potere alle forze che hanno esacerbato i nostri problemi, mentre schiaccia la nostra esistenza con nuove catene.

 

Dalla nazione incarcerata,

Mumia Abu Jamal

 da: kaosenlared.net; 11.11.2015

 

(*) Scrittore, giornalista e attivista statunitense, ex membro delle Pantere Nere, ingiustamente incarcerato dal 1982

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

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mar

10

nov

2015

TURCHIA

Repressione e terrore, l’alleanza che ha permesso il trionfo di Erdogan

di Leandro Albani (*)

La repressione permanente, l’incarcerazione  dei militanti di sinistra, la chiusura forzata dei mezzi di comunicazione dell’opposizione in soli 4 giorni, l’assassinio di cittadini turco-kurdi – compresi giornalisti – l’assedio e l’attacco delle forze di sicurezza a villaggi e cittadine nel sud-est del paese, un attentato ad Ankara che ha lasciato più di 100 morti e il dispiegamento del terrore e la psicosi tra gli abitanti, sono state le azioni che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo  partito, il AKP, hanno messo in atto e utilizzato fin dal giugno scorso, quando le urne si erano chiuse davanti a loro.

Pronto a tutto pur di mantenere il potere, il presidente turco non ha avuto dubbi sulla strategia da seguire di fronte alla sconfitta elettorale: militarizzare il paese, generare paura nella popolazione e portare la  repubblica turca al  limite del collasso interno. Da giugno fino a ieri Erdogan non ha applicato una piano organizzato da una testa perversa, ma un minuzioso e classico manuale che i settori della destra, a livello mondiale, hanno saputo costruire in tutti questi decenni. Perché l’obiettivo del dirigente turco è si approfondire le sue politiche neoliberiste, tendere reti con i gruppi più conservatori all’interno del mondo musulmano e combattere ogni traccia di progressismo in Medio Oriente.

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dom

08

nov

2015

2015: RECORD DI MORTI SUL LAVORO

DI LAVORO SI CONTINUA A MORIRE

 

NEL 2015 RECORD DI MORTI SUL LAVORO

Michele Michelino (*)

In Italia è quindi in corso una vera e proprio guerra di classe in cui ogni anno migliaia di donne e uomini sono sacrificati nella ricerca del massimo profitto.

Nell’Italia “democratica” nata dalla resistenza, i lavoratori continuano a morire. La modernità del capitalismo continua a uccidere i lavoratori come nell’ottocento.

 Nel 2015 diminuiscono i lavoratori occupati ma aumentano i morti sul lavoro. Nel nostro paese ogni anno avvengono più di un milione d’infortuni sul lavoro, 1.200 di questi sono mortali. Ogni giorno in Italia ufficialmente muoiono in media 3 lavoratori per infortuni sul luogo di lavoro e molti altri a causa delle malattie professionali, cifre volutamente sottostimate dal governo e dall’INAIL. Li chiamano omicidi “bianchi”, ma sono veri e propri crimini contro l’umanità che avvengono nel più assoluto silenzio dei media salvo quando la notizia può essere spettacolarizzata.

Le varie “riforme” delle pensioni fino a quella del governo Monti (con la “riforma” Fornero), hanno innalzato fino a 70 anni l’età lavorativa, aumentando il precariato e il lavoro nero insieme al ricatto della disoccupazione.

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mer

04

nov

2015

USA

Quindicenni

di David Brooks (*)

 

Un giovane di 15 anni in questo paese ha vissuto tutta la sua vita con la guerra, è stato educato dai leaders del suo paese al fatto che la guerra è la risposta, che il sangue degli altri, compreso quello  di altri giovani della sua età in paesi sconosciuti, deve essere sparso ai fini che -  gli assicurano - sono quelli della sicurezza nazionale, della difesa di qualcosa chiamato libertà, diritti umani, democrazia e persino in nome della pace.

 

Il premio Nobel per la Pace Barack Obama ha annunciato venerdì scorso che invierà circa 50 elementi delle forze speciali in Siria, ma ha assicurato che si tratta solo di consiglieri e che essi non parteciperanno ai combattimenti. Nello stesso momento è stato comunicato che si stanno inviando altri aerei da combattimento in Turchia per quella che,  si spera,  sia un’intensificazione dei bombardamenti in Siria.  Nello stesso tempo si sta incrementano la cooperazione con il governo dell’Iraq – dove Obama ha inviato circa 3.500 effettivi – per attaccare l’ISIS (conosciuto anche come Esercito Islamico) in quel paese.

Notizia meno conosciuta: il suo governo ha anche inviato, giorni scorsi, i primi di circa 300 effettivi in Camerun per aiutare nella lotta contro Boko Haram alla frontiera con la Nigeria. Precedentemente il governo aveva comunicato che le truppe statunitensi (un minimo di 5.500 militari) avrebbero dovuto rimanere più tempo in Afganistan, più oltre del 2016.

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ven

30

ott

2015

INTIFADA 2015

L’ennesima Intifada

di Rafael Poch (*)

Non comincerò deplorando la violenza palestinese, questa spaventosa “guerra dei coltelli” di giovani e adolescenti, come fanno i codardi, per concentrarmi sull’essenziale: “essi hanno creato il mostro” dice Norman Finkelstein.

 

800.000 palestinesi sono passati per le carceri dell’occupante israeliano dal 1967. Tradotto nella realtà demografica spagnola, sarebbero più di 10 milioni.

 

I ragazzi dei coltelli sono i figli dei padri umiliati dai soldati occupanti e dai coloni. Nipoti delle vittime di una lunga storia di violenze, pulizia etnica e espulsioni che stanno nella nascita stessa della potenza coloniale occupante.

 

Compagni di generazione di quei 7.500 bambini palestinesi incarcerati e interrogati negli ultimi dieci anni , frequentemente ficcati in celle di isolamento, privati del sonno e di qualsiasi visita dei parenti.

 

Compagni di quelli  che vengono condannati a 5 anni di carcere per aver tirato pietre, a 10 anni per averle tirate ad una macchina, pene applicabili solo ai palestinesi, mentre i coloni possono tirare tutte le pietre che vogliono.

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sab

24

ott

2015

RAPINA E SACCHEGGIO IMPERIALISTA

Il saccheggio come “diritto internazionale”

di Alberto Rabilotta(*) e

Andrés Piqueras (**)

 

Lucide le parole di Karl Polanyi in “la Grande Trasformazione”: “La separazione dei poteri, inventata nel 1784 da Montesquieu, era utilizzata per separare il popolo dal potere su tutta la sua vita economica. La Costituzione statunitense, creata in un ambiente di agricoltori-artigiani da una classe dirigente cosciente di ciò che succedeva sulla scena industriale inglese, isola totalmente la sfera economica della Costituzione, ponendo così la proprietà privata sotto la più grande protezione concepibile e crea l’unica società di mercato del mondo che è stata concepita legalmente. Nonostante il suffragio universale, i votanti statunitensi saranno impotenti (di fronte) ai possessori”.

 

Un aspetto importante e poco analizzato di cosa significano trattati come il TPP e il TTIP (USA-UE) è che stanno creando un “diritto internazionale” che in realtà è basato sulle leggi e la giurisprudenza degli USA (perché nessun Trattato o Accordo con questo paese può contraddire le leggi o il Congresso USA). Ciò significa che tutti i Trattati firmati da questo paese istituzionalizzano de jure l’applicazione extraterritoriale delle leggi USA.

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gio

22

ott

2015

SANKARA

Ricordi di ottobre 2. (1987)

 

28° anniversario dell’assassinio del leader africano

Sankara, il debito e la fine del terzo mondo

di Huàscar Sologuren (*)

 

Con il lacerante grido di “libertà o morte” nacque il Terzo Mondo. In un’insolita isola dei Caraibi, gli schiavi neri di Santo Domingo, guidati da Toussaint Louverture e Dessalines, iniziarono una rivoluzione  a ferro e fuoco che culminò nel 1804 con l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi, la proclamazione della prima nazione ex coloniale del sud del pianeta nella repubblica di Haiti e il consolidamento del significato di “negritudine” come sentimento condiviso dai popoli oppressi del mondo.

Così i “giacobini neri” iniziarono una tendenza che si sarebbe estesa nei  Caraibi e in America Latina.

I movimenti di liberazione nazionale che si opponevano alla logica del sistema coloniale della modernità avrebbero avuto un profondo impatto sulla concezione della libertà umana e della democrazia.

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mer

21

ott

2015

CINA IN SIRIA?

La Cina in Siria: agopuntura contro attacchi chirurgici

di Nazanin Armanian (*)

La notizia diffusa da alcuni media sull’arrivo della Shi Lang, l’unica portaerei cinese, nel porto siriano di tartus è falsa. Alcuni ne sarebbero stati felici, pensando che la cosa avrebbe spaventato da morire i comandanti delle dieci portaerei USA, mentre altri ritenevano che si sarebbe trattato di una specie di guerra psicologica per spinegre Barak Obama ad ordinare l’assalto finale alla Siria.

Invece la notizia era che pechino, approfittando dei “trionfi” militari della Russia contro lo Stato islamico (ISIS) sta studiando di convocare una conferenza, “Ginevra3”, invitando l’opposizione e il Governo siriani a negoziare una soluzione politica alla tragedia che il popolo siriano vive.

 

Lo scenario si complica ogni momento: la NATO minaccia la Russia per la violazione dello spazio aereo turco e ha convocato un Consiglio al riguardo in novembre; un Barak Obama sopraffatto dalla situazione riceve le dimissioni di John Allen, cpo della Coalizione Anti- Stato islamico, e di un altro generale “ammutinato”, mentre i suoi aerei continuano a lanciare tonnellate di munizioni all’opposizione siriana, che viene attaccata dalla Russia. E’ la fine dell’era post-Bush, con tutto ciò che ne consegue.

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lun

19

ott

2015

RICORDI DI OTTOBRE


Il terzo della foto

di Juan Forn (*)

 

Tutti conosciamo l’immagine: divenne un’icona e anche una statua, solo che nella statua venne eliminato uno dei suoi tre protagonisti. Non è una critica né una denuncia: anche noi eliminammo mentalmente dalla foto quel ragazzo magro dai capelli rossi che sembrava prestato alla scena.

L’anno era il 1968: il massacro di Mylai in Vietnam, il Maggio francese, gli assassinii di Martin Luther King e Bobby Kennedy negli Stati Uniti; i thanks russi che spegnevano la primavera di Praga; la mattanza di Tlatelolco e, appena pochi giorni dopo, l’inizio delle Olimpiadi, proprio in Messico, con il sangue degli studenti uccisi ancora fresco.

 

Nella finale dei 200 metri piani, il podio viene occupato da due atleti neri nordamericani e da un australiano, abbastanza basso e ’rachitico’ rispetto a loro. I due neri salgono a ricevere la loro medaglia scalzi e con un guanto nero ciascuno e, quando suona l’inno americano, abbassano le loro teste e alzano il pugno guantato, facendo il saluto delle Pantere Nere (erano scalzi per alludere ai loro fratelli di razza dei campi di cotone della Louisiana, che non avevano il diritto di usare le scarpe).

La foto fece il giro del mondo: nel regno della confraternita ecumenica dello sport faceva il suo fulminante ingresso la protesta politica.

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ven

16

ott

2015

AIR FRANCE

Air France

La violenza della classe padronale

Di Leon Crémieux (*)

Il coro dei fedeli del MEDEF (organizzazione padronale simile a Confindustria, n.d.t.) ha manifestato il suo appoggio alla direzione di Air France e a quei “poveri dirigenti aggrediti violentemente”, dopo aver visto le immagini del Direttore delle Risorse Umane (DRH) che fuggiva dalla sede di Air France a torace scoperto.

Uno spaccato di classe: Précresse (repubblicano, del partito di Sarkozy), Emmanuel Macron (Ministro dell’economia del governo, ex impiegato di Rothschild & Cia.), Francois Hollande (Presidente della Repubblica), Manuel Valls (Primo Ministro dal marzo 2014), Alain Vidalies (Ministro dei Trasporti)…. che hanno contato sull’appoggio della CFDT (sindacato vicino al partito Socialista) e della CGC (Confederazione Generale dei Quadri).

 

Gli stessi che non battono ciglio quando si congelano i salari dei lavoratori e delle lavoratrici, si tagliano i posti di lavoro e si distruggono le loro carriere professionali e che, adesso, sono minacciati di licenziamento. Uno strappo molto più grave di quello  sofferto dalla camicia ( anche se di marca Boss – che fornì indumenti al 3° Reich) del Direttore Risorse Umane.

 

Non c’è da meravigliarsi che gli stessi che si lamentano per il povero DRH siano sempre quelli che ripetono, più e più volte, la stessa litania sulla necessità di salvare la Compagnia (Air France), sull’arcaismo dei sindacati, sulla violenza grossolana dei salariati, troppo stupidi per capire le necessarie trasformazioni economiche che vogliono mettere in atto i loro intelligenti direttori.

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mar

13

ott

2015

TURCHIA: TERRORE DI STATO

Attentato di Ankara, terrore di Stato

di Emre Öngün (*)

 

Le informazioni si accumulano, si incrociano. In primo luogo affluiscono le immagini: l’esplosione, la polizia che carica i manifestanti sopravvissuti, le ambulanza bloccate dai cordoni polizieschi … poi viene il turno dei testimoni che raccontano come la polizia ha respinto quelli che fuggivano dal luogo dell’esplosione, come dai loro autobus le forze anti-disturbi insultano i manifestanti che cercano di organizzare la circolazione perché le ambulanze possano passare. Come alcuni feriti muoiano per mancanza di cure in tempi brevi.

Poi l’ondata di informazioni rallenta, e la causa è molto semplice: il governo ha bloccato l’accesso alle reti sociali, Internet è stato rallentato. In definitiva, repressione e censura come uniche risposte di Erdogan.

 

Ogni ora che passa il bilancio si fa più pesante. Mentre scrivo queste righe si tratta di circa 100 morti e di 300 feriti. In ogni caso, l’attentato di Ankara è una macelleria spaventosa che aveva come obiettivo i militanti di sinistra e/o kurdi, sindacalisti, difensori dei diritti umani riuniti per celebrare una manifestazione per il Lavoro, la Democrazia e la Pace.

 

Questo meeting sarebbe stato un enorme successo, gli organizzatori erano sicuri del suo carattere estremamente di massa. Venivano manifestanti da tutta la Turchia, convocati da organizzazioni politiche, sindacali, associazioni, camere professionali …. per dire no alla politica repressiva e di guerra di Erdogan.

Chiaramente il principale attore politico di questo incontro doveva essere il HDP (Partito Democratico dei Popoli, che riunisce il movimento di liberazione kurdo a correnti marxiste e democratiche), raggruppando attorno a sé tutta l’opposizione conseguente e realmente esistente in Turchia.

Alcuni giorni prima il PKK aveva annunciato una tregua durante le elezioni, previste per il 1° novembre.

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sab

10

ott

2015

PALESTINESI E ISRAELE

I palestinesi stanno lottando per la loro vita, Israele sta lottando per l’occupazione

di Amira Haas (*)

Sì, questa è una guerra e il primo ministro Benjamin Netanyahu, con il mandato del popolo, ha ordinato la sua intensificazione. Egli non ha ascoltato i messaggi del presidente palestinese Mahmoud Abbas di conciliazione e accettazione in tempi più tranquilli; perché dovrebbe farlo adesso?

Netanyahu sta intensificando la guerra principalmente nell’est di Gerusalemme, con orge di castigo collettivo. Preferisce mostrare il successo di Israele nel disconnettere fisicamente Gerusalemme dalla maggior parte della popolazione palestinese, il che accentua l’assenza di dirigenti palestinesi a Gerusalemme Est e la debolezza del governo di Ramallah, che sta cercando di fermare il suo sprofondamento nel resto della Cisgiordania.

 

La guerra non è cominciata lo scorso giovedì, non comincia con le vittime ebree e non finisce quando non ci sono ebrei assassinati. I palestinesi stanno lottando per la loro vita, nel pieno senso della parola. Noi, gli ebrei israeliani, stiamo lottando per prevalere come nazione di padroni, nella peggior crudeltà del termine.

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ven

09

ott

2015

SCANDALO VOLKSWAGEN

Das Auto Kapital: dietro lo scandalo Volkswagen

di Daniel Tanuro (*)

Lo scandalo VW merita di essere incluso in un’antologia di esempi concreti dell’impossibilità del capitalismo verde. Conosciamo i fatti: il gigante automobilistico tedesco ha ingannato per far credere che i suoi veicoli diesel siano in regola con gli standards antinquinamento degli USA per il NOX (vari ossidi di nitrogeno che contribuiscono alla formazione dello smog). L’inganno è crudo e deliberato: le auto sono equipaggiate con un piccolo programma che, nelle prove, attiva il dispositivo di ricircolazione del gas di scarico e lo chiude, in condizioni normali.  Il limite di emissione del NOX negli USA è di 0,04 g/km secondo la Legge per l’Aria Pulita. In laboratorio, grazie alla ricircolazione del gas, si rispetta il limite: l’auto è “pulita”. Ma, su strada, si supera  più si quaranta volte detto limite: l’auto è (molto) sporca. Il trucco è stato svelato il 18 settembre dall’Agenzia Ambientale degli Stati Uniti (EPA). Ne sono coinvolti undici milioni di veicoli in tutto il mondo.

 

A VW farà male

La fattura promette di essere salata per il fabbricante. In teoria il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti potrebbe imporre una multa fino a 18 mila milioni di dollari. In pratica, basandosi  sulla giurisprudenza, la cosa più probabile è che i giudici statunitensi siano più indulgenti. Ma bisogna tener conto che anche  i consumatori individuali possono intraprendere azioni legali. Per farvi fronte VW ha previsto 6,5 milioni di euro, che alcuni osservatori credono sia già insufficiente. Non è tutto: essendo stati ingannati, gli stati che offrono sovvenzioni per l’acquisto di auto “pulite” saranno tentati di esigere la loro restituzione dal fabbricante (Valonia ha già annunciato una decisione di questo tipo).

E poi bisognerà vedere l’impatto del caso sul ramo finanziario di VW: con un volume di 164.000 milioni di euro, è molto dipendente dai prestiti, dai depositi a breve scadenza e dai titoli, e il suo portafoglio di prodotti finanziari derivati potrebbero rappresentare una minaccia. Le azioni sono già cadute del 26% alla borsa valori, e probabilmente non hanno ancora finito di abbassarsi.

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gio

08

ott

2015

CHE GUEVARA

A proposito dell’8 ottobre: il Che al di là del mito

di Homar Garcés (*)

L’11 ottobre 1967 Walt Rostow, consigliere del presidente statunitense Lyndon Johnson, gli invia un memorandum, dove analizza le implicazioni dell’esecuzione di Ernesto Che Guevara: “La sua morte segna la sparizione di un altro degli aggressivi rivoluzionari romantici … Nel contesto latinoamericano avrà un grande impatto nello scoraggiare futuri guerriglieri.”

Nonostante la sensazione di trionfo che provavano i settori dominanti statunitensi e latino-caraibici del momento, la sparizione fisica del Comandante Guevara non impedì che la lotta di resistenza dei popoli della nostra America per la sua liberazione nazionale rimanesse latente.

 

Medico di professione, ma rivoluzionario internazionalista per convinzione, al di là del mito, il Che rappresenta un esempio permanente di pensiero e di azione per la costruzione di un modello di civilizzazione di tipo nuovo, come avrebbe dimostrato in diversi momenti della sua vita, rivendicando una tradizione di lotta rivoluzionaria che desse avvio al processo indipendentista delle nazioni del nostro continente. In lui non vi erano i pregiudizi sciovinisti esibiti da alcuni pseudo-rivoluzionari per i quali la rivoluzione era un processo che doveva svilupparsi all’interno delle frontiere dei loro paesi, senza arrivare a capire pienamente la dimensione della lotta anticapitalista e antimperialista a fianco di tutti gli altri popoli del pianeta.

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mer

07

ott

2015

SIRIA

1 + 12 ragioni della guerra contro la Siria

di Nazanin Armanian (*)

 

La distruzione della Siria, il membro dell’ “Asse del Male”, era stata pianificata nel 2003, una volta che la NATO avesse smantellato Iraq, iran e Libia. Il motivo, ovviamente, non era di farla finita con un altro dei “regimi patrocinatori del terrorismo”, tenendo conto che il Pakistan o l’Arabia Saudita non si trovavano in quella lista di George Bush, che in realtà perseguiva altri obiettivi:

 

1. Eliminare i rivali di Israele, non “distruggere paesi musulmani perche egli era islamofobo” come dicono alcuni, nè perchè l’ “estremismo islamico fosse nemico dell’Occidenta” come ritengono altri. Che i governi di Saddam Hussein, di Gheddafi o di Assad fossero semi-laici, e che l’ “Occidente” avesse magnifiche relazioni con gli integralisti oscurantisti sauditi invalida entrambi gli argomenti.

 

2. Dar vita al “Nuovo Vicino Oriente”, che sarebbe stato accompagnato da grandi “dolori di parto”, come diceva Condoleeza Rice. Il suo disegno esige il fare a pezzi i grandi Stati, formando mini protettorati e garantendo così il dominio duraturo dell’impero sulla strategica regione con le maggiori riserve di idrocarburi del mondo, conteso da Cina, Russia ed Europa.

Il piano ha avuto successo: dal 1991 sono stati smembrati l’Iraq (perchè il suo Kurdistan è praticamente indipendente); la Yugoslavia, l’ultimo paese socialista d’Europa; il Sudan, il paese più grande dell’Africa “musulmana” e con importanti giacimenti di petrolio; la Libia, difensore della Palestina, padrona di immensi campi di petrolio e di giacimenti di acqua dolce, divisa tra gli yihaidisti soci della NATO. E’ l’ora della Siria, quale passo in più per prendere il vero trofeo: l’Iran, la prima riserva di gas e la terza di petrolio del mondo.

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gio

01

ott

2015

GUERRA IN YEMEN

Lo Yemen come laboratorio

Perché l’Occidente tace davanti a questa guerra selvaggia?


di Martha Mundy (*)


Cosa c’è in gioco nello Yemen, dove più che in qualsiasi altra di tutte le guerre recenti – (Iraq, Siria, Libia e Gaza) – che le potenze occidentali hanno appoggiato e nelle quali hanno sistematicamente violato le Convenzioni di Ginevra, ci si scontra con il silenzio assoluto?

 

Per sei mesi c’è stato un blocco degli alimenti e del combustibile, della gestione degli aiuti (compresi quelli che arrivano attraverso l’ONU) quale parte della strategia di guerra, il bombardamento di obiettivi civili, storici, educativi, religiosi e sanitari, la distruzione delle infrastrutture delle strade, dell’elettricità e dell’acqua, e l’uso di armi proibite.

 

Tutto questo succede in un paese di più di venti milioni di persone, che non ha un sistema di difesa aerea efficace, un paese tanto aperto ai bombardamenti aerei come Gaza. Più ancora in Yemen – come ha segnalato un funzionario del Ministero delle Relazioni Estere di Israele – sono stati violati sistematicamente gli stessi principi del diritto internazionale umanitario che gli organismi delle Nazioni Unite, i governi, i mezzi di comunicazione e le organizzazioni civili imputano a Israele come crimini di guerra a Gaza.

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gio

24

set

2015

CUBA E IL PAPA

Ma, santo cielo, che cosa può cercare il papa a Cuba?

di Marc Vandepitte (*)

 

Nemici giurati?

La Chiesa e il comunismo sono nemici giurati che, sempre e dappertutto, si sono detestati. Così almeno vuole il cliché. Ma senza tener conto di Cuba la ribelle. Qui la Chiesa e il comunismo si sono incrociati in modo sorprendente e non usuale. Qualche esempio per illustrare la questione.

 

Nel 1988 il papa polacco Giovanni Paolo 2° venne a Cuba. Ci passò non meno di sette giorni, una delle più lunghe visite del suo papato. Sull’isola ci sono due monumenti che rappresentano questo papa nonostante fosse vivamente anticomunista. E al momento  della morte del papa, nel 2005, Fidel Castro annunciò tre giorni di lutto nazionale.

 

Ma, santo cielo, che cosa può cercare il papa a Cuba?

Dopo che nel 2006 Fidel si ammalò seriamente, Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana, sorprese simpatizzanti ed oppositori con il suo appello a pregare per una rapida guarigione del Comandante e, ancor più, annunciando che, nel suo paese, la chiesa cattolica non avrebbe mai approvato un intervento straniero. Un ‘suggerimento’ a Bush, che dovette far marcia indietro nei suoi progetti di cambio di regime.

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mar

22

set

2015

SANITA'

editoriale nuova unità | nuovaunita.info


Sanità, si gratta ancora dal fondo del barile

Diritto alla salute addio! Come dire: morite prima così risparmiamo anche sulle pensioni, e possiamo potenziare le spese militari per la guerra. Nella calura estiva una vera e propria mazzata si è abbattuta sulla sanità pubblica. Il Governo deve far quadrare i conti come richiede l'UE e le spese sanitarie sono tra i primi tagli della spending review.
Non tagli agli sprechi o razionalizzazione delle risorse, ma tagli lineari che colpiscono la salute. Il capolavoro del deputato Pd Gutgeld, fedele renziano, è una voragine di 10 miliardi che si aggiunge a quella degli ultimi anni e che attacca la prescrizione degli esami. Basta con analisi, tac e risonanze magnetiche, visite specialistiche, stop a quasi 200 prestazioni specialistiche e a oltre cento tipologie di ricoveri ritenuti uno spreco miliardario.

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sab

19

set

2015

MIGRANTI

Crisi umanitaria:

solidarietà giù,affari su


di Raùl Zibechi (*)


Passata la commozione mediatica provocata dall’ondata di immigranti, comincia a prendere forma ciò che c’è dietro il fenomeno: dalle guerre e dalle invasioni provocate dalla NATO in Medio Oriente fino all’interesse del grande padronato tedesco di gestire mano d’opera a basso costo per spingere le proprie esportazioni.


La popolazione europea oscilla tra due reazioni estreme: la solidarietà e il rifiuto. Molte sono state in diversi paesi le mani tese agli stranieri che cercano un posto all’ombra dello sviluppo europeo, mostrando un sentimento internazionalista che si mantiene vivo nonostante la criminalizzazione dei media. Ma anche i fascisti hanno mostrato le unghie, disposti a saltare alla giugulare dei nuovi migranti, colpevoli per loro di tutti i mali che affliggono in vecchio continente.

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mer

16

set

2015

TERRORE IMPERIALISTA

Gli insopportabili 14 anni di terrore

di David Brooks (*)

 

Le immagini dell’ondata di rifugiati che inonda l’Europa vengono viste in ogni angolo di questo paese, durante le cene si ascoltano conversazioni molto informate sugli ultimi dettagli dei drammi vissuti, i tuits vengono interscambiati fra persone molto coscienti perché tutti, all’istante, ne siano al corrente e, finalmente, il governo di Barak Obama annuncia il suo enorme gesto umanitario e generoso: accetterà 10.000 siriani il prossimo anno.

 

Intanto venerdì scorso ha segnato il 14° anniversario della data che ha lasciato un’impronta così profonda in questo paese: l’11 settembre. Le due colonne di luce che raggiungono il cielo nascono dove stavano le Torri Gemelle, mentre migliaia di turisti si accalcano attorno al sito per osservare il monumento/fonte/buca e la peregrinazione dei familiari dei morti; si è inaugurato un monumento per ricordare la data nel sito dove quel giorno cadde l’aereo in Pennsylvania e si anche ricordata la data al Pentagono.

 

Sono passati 14 anni dall’atto che fece scoppiare una guerra infinita e che ha cambiato per sempre questo paese e, allo stesso tempo, ne ha distrutti altri con invasioni, interventi, bombardamenti, l’armamento e il finanziamento di milizie, missioni di assassinio a controllo remoto tramite droni, lo strangolamento economico e sequestri e sparizioni in nome della guerra contro il terrore giustificata da qualcosa che ora si chiama 11-S.

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mar

15

set

2015

GRECIA

Grecia (e Europa): la tragedia non finisce qui

di Daniela Trollio (*)

 

Il dramma del popolo greco si sta consumando, e siamo lontani dal vederne la fine. Ma, prima di parlare dell’indubbio “tradimento” di Syriza, o di una sua parte, mi sembra importante inquadrare quanto è successo in questi ultimi mesi partendo da un dato molto semplice: l’economia greca vale, in quella dell’Unione Europea, appena il 2% e il suo debito pubblico è più o meno pari a quello dei paesi chiamati GIPSI (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e… Italia).


Allora perché tanto accanimento?

 

Un esperimento di laboratorio

Credo che la Grecia sia, per il capitale finanziario internazionale, quello che a suo tempo fu il Cile.

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dom

13

set

2015

ASSEMBLEA E PRESENTAZIONE LIBRO

Pubblichiamo una foto dell'assemblea del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e della presentazione del libro

NESSUNO CI RIDURRA’ AL SILENZIO

al Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” in via Magenta 88 a Sesto San Giovanni Sabato 12 settembre. Molte altre sono sul sito facebook del "cip tagarelli" e su quello del Comitato  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

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ven

11

set

2015

PALESTINA

I bambini dell’occupazione

di Gideon Levy (*);

C’è un video che mostra al mondo come un bambino di 12 anni sfugga incredibilmente alla presa di un soldato israeliano. Tuttavia ci sono centinaia di bambini che non sono così fortunati, fino al punto di arrivare a morirne.

 

Fin dagli albori del teatro c’è una cosa evidente: i bambini eclissano tutto il resto. “Satana non ha ancora creato la vendetta … per il sangue di un bambino” proclamava il poeta nazionale israeliano Chaim Nahman Bialik nel suo poema “Sul massacro”. Le migliaia di rapporti sui crimini dell’occupazione impallidiranno sempre davanti alla foto di un piccolo assassinato o arrestato o sottomesso a maltrattamenti, o ferito.

 

Nel video diventato ormai un’icona virale, un soldato israeliano, mascherato e armato, cerca di fermare un bambino palestinese con un braccio ingessato. Il bimbo è terrorizzato, mentre sua madre, una ragazza e alcune donne cercano di impedire al soldato di arrestarlo.

Le donne lottano duramente, strappando la maschera dal volto del soldato, mordendogli la mano. Sono disarmate e non rappresentano alcun pericolo mortale per il soldato.

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gio

10

set

2015

NATO E RIFIUGIATI

La NATO e i rifugiati: la mano che dondola la culla

di Angeles Maestro (*)

Un popolo o una classe manca di identità, e quindi di capacità di agire, se non sa chi sono i suoi nemici. E questa coscienza collettiva è storica perchè si nutre della memoria della lotta delle generazioni precedenti, ed è concreta perchè dà conto delle relazioni sociali in ogni luogo e in ogni periodo determinato.

Questo assioma fondamentale, inscindibile dalla lotta di classe, è quello che è stato cancellato dai discorsi dei gruppi che si muovono nell’orbita di Podemos (nuova formazione politica spagnola, n.d.t.) e anche di Sinistra Unita.

E quando parliamo della guerra imperialista come espressione più brutale della lotta di classe, il risultato è patetico.

 

Questa identità di classe e di popolo è quella che permette di stabilire i legami tra i fatti che le classi dominanti si apprestano a nascondere. Ad esempio, la relazione tra le manovre militari della NATO - che cominceranno il prossimo mese, finanziate con le nostre tasse, e che si svolgeranno sul territorio dello Stato spagnolo - e la cosiddetta crisi dei rifugiati.

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mer

09

set

2015

IMPERIALISMO E IMMIGRAZIONE