mer

28

set

2016

SIRIA

La Siria e il cane che non la molla

 

di Guadi calvo (*)

 

 

L’ultimo accordo tra Mosca e Washington per un ‘cessate il fuoco’, che aveva vigore a partire dal 12 settembre, si è diluito in ore, mostrando chiaramente quali sono le zanne che dissanguano il popolo siriano.

 

Appena iniziato il ‘cessate il fuoco’, l’aviazione sionista ha attaccato posizioni assegnate al presidente Bashar al-Assad a Damasco e sul Golan. A poche ore dall’incursione israeliana, l’aviazione nord-americana ha attaccato posizioni dell’Eesercito Arabo Siriano (EAS) a Deir ez-Zor, per un “errore” come molti altri già commessi. Non è la prima volta che l’aviazione nord.americana “sbaglia” e invece di attaccare posizioni del Daesh (EI) o del Fronte al-Nusra, le due organizzazioni salafiste più virulente e numerose che combattono in Siria, ha attaccato l’esercito leale al presidente al-Assad e non solo, ma ha scaricato rifornimenti in territori dominati dagli integralisti musulmani.

 

Mosca ha dovuto protestare per l’ “errore” di Deir ez-Zor, che ha reso possibile ai miliziani del Daesh di attaccare posizioni dell’EAS approfittando dell’ “errore” che ha indebolito le sue linee difensive, per impedire la riapertura della via terrestre che unisce Teheran con Damasco.

 

Questa nuova azione di Washington, naturalmente, è finita con l’accordo tra il segretario di Stato John Kerry ed il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov.

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lun

26

set

2016

BIKINI E BOURKINI

 

Bikini o bourkini: due facce della stessa medaglia

 

 

 

di Daniela Trollio (*)

 

 

 

La scena: una spiaggia di Nizza, gente stesa al sole e quattro uomini in uniforme e pistola, che obbligano un’anziana donna araba seduta sui ciottoli a togliersi il velo e la blusa che porta, sotto lo sguardo indifferente di alcune donne francesi, sicuramente laiche e repubblicane, in bikini.

 

Non è l’unico caso avvenuto questa estate nel paese della Liberté, Fraternité, Egalité.

 

Ora la polizia francese pattuglia le spiagge per costringere le donne che portano il velo a toglierselo, proprio come quella dell’Arabia Saudita e di altri paesi pattugliano le strade per obbligare le donne arabe a coprirsi, in base al precetto religioso, la hisba, che obbliga a “rifiutare il male e imporre il bene”… precetto assunto a quanto pare in toto anche dalle nostre “laiche e democratiche” società.

 

C’è qualche differenza? Io non ce la vedo, a meno di credere che vi sia una relazione tra la libertà delle donne e il numero dei vestiti che devono, o non devono, coprire il loro corpo.

 

Falso dibattito che attraversa le nostre società da tempo: del resto è il logico corollario di quel teorema per  cui l’Occidente imperialista afferma che è legittimo “portare la democrazia e il progresso” con le bombe e quindi oggi “libera” le donne obbligandole a spogliarsi in pubblico.

 

 

Il mercato “libera” noi donne mentre la religione ci reprime? Poter mostrare le tette, magari rifatte a caro prezzo, per vendere meglio un formaggino è libertà  o massima mercificazione talvolta consenziente, che dall’altro lato ha introdotto una nuova parola – femminicidio – che sfuma una realtà tragica: continuiamo ad essere “cose”, merce di proprietà di qualcuno che, quando non rispondiamo più ai suoi canoni, ci butta via, spesso in maniera definitiva.

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dom

25

set

2016

L'ITALIA CHE AFFONDA

 

L’Italia che affonda

 

 

Terremoti, calamità naturali e incidenti, sono dovuti alla semplice “fatalità” o sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista?

  

Michele Michelino 

 

Il terremoto accaduto nel rietino, tra Accumoli e Amatrice, che ha distrutto borghi storici tra Lazio e Marche e fatto quasi 300 morti e centinaia di feriti, è passato. Rimangono le macerie, le persone nelle tende e le inchieste giudiziarie che, con i tempi biblici della giustizia borghese, come sempre rischiano di lasciare impuniti i responsabili.

 

A oggi sono 298 i morti e più di 350 i feriti e poiché il 24 agosto - giorno dello scisma - c’erano molti villeggianti, non si sa se ci sono altri morti sotto le macerie. Purtroppo altri disastri “naturali” sono prevedibili e attesi e certamente avverranno: ma non si potranno annoverare semplicemente fra le calamità. 

 

L’Italia è un paese che affonda e non si può incolpare solo la natura.

 

 I morti per “calamità” naturali e incidenti non sono dovuti alla semplice “fatalità”; questi disastri sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista, il vero cancro del paese e dello sfruttamento intensivo degli esseri umani e della natura.

 

In 44 anni sono stati spesi 122 miliardi di euro, soldi rubati dalle tasche dei proletari e finiti in quelli dei padroni senza alcuna messa in sicurezza dei territori.

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sab

24

set

2016

CONVEGNO: GIUSTIZIA O INGIUSTIZIA?

 

Pubblichiamo l’intervento del nostro comitato al convegno al Senato di cui siamo stati relatori.

 

 

Convegno

 

 

I procedimenti penali per i tumori professionali: Giustizia o Ingiustizia?  

 

 

 

VENERDI’ 23 SETTEMBRE 2016

 

SENATO DELLA REPUBBLICA, SALA KOCH, PALAZZO MADAMA

 

PIAZZA MADAMA 11, ROMA

 

 

Michele Michelino (*)

 

 

 

Al lavoro è peggio che in guerra.

 

 

 

L’Italia è il paese che, subito dopo l’incendio che uccise 7 lavoratori bruciati vivi nel 2007, ha visto gli industriali applaudire i dirigenti assassini della ThissenKrupp.

 

Pochi giorni fa (il 14 settembre) un operaio egiziano di 53 anni padre di 5 figli, che stava partecipando a un picchetto all'esterno di un'azienda di logistica a Piacenza, è stato assassinato, travolto e ucciso dall'autista di un TIR. Un assassinio premeditato che, da quanto riferiscono testimoni, è avvenuto su istigazione di un dirigente della logistica, che incitava l’autista ad avanzare nonostante il picchetto. Ennesima dimostrazione di una giustizia padronale, di classe, che protegge i diritti dei carnefici e assassini a scapito delle vittime, non a caso l’assassino - dopo una notte in questura a Piacenza - è stato prontamente rimesso in libertà: è indagato a piede libero per omicidio “stradale”

 

 

 

Ogni giorno si muore sul lavoro e di lavoro. Il 17 settembre proprio mentre si manifestava a Piacenza contro l’assassinio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, altri 3 lavoratori morivano sul lavoro e la lista si allunga ogni giorno.

 

Anche se la Costituzione afferma che l'operaio e il padrone sono uguali, entrambi “cittadini”, ed hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall'ordinamento giuridico fa sì che la "libertà" e la "uguaglianza" dei cittadini sia solo formale. In realtà, in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione astratta di uguaglianza giuridica, e da una situazione concreta, reale, di disuguaglianza sociale ed economica.

 

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gio

22

set

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Recensione di Moni Ovadia del libro Amianto: morti di “progresso” pubblicata sul quotidiano il manifesto di oggi 22 settembre 2016.

 

 

 

Stragi occultate in nome del profitto

 

 

 

L’ultimo sabato del mese di Aprile, ogni anno, se precedenti impegni professionali non me lo impediscono, partecipo ad una marcia a Sesto San Giovanni che parte dalla sede del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” e arriva, dopo un tragitto relativamente breve, a piazza Carducci, prospiciente al terreno dove un tempo sorgeva la Breda, una delle celebri fabbriche della Milano industriale.

 

Sopra un fazzoletto di spazio verde sottratto ai nuovi edifici delle attività commerciali e di servizi che hanno sostituito le strutture industriali, è stato collocato un cippo “A memoria delle vittime dello sfruttamento capitalistico”, queste le precise parole dell’iscrizione.

 

Che cosa intende rappresentare questa marcia che termina con una breve celebrazione intesa ad onorare le vittime menzionate nella scritta del modesto monumento privo di ogni prosopopea? Forse il rito di un pugno di nostalgici veterocomunisti dei quali faccio parte anch’io? Osservato superficialmente, tutto sembra confermarlo, ma in realtà si tratta di ben altro. Le persone che ogni anno partecipano alla marcia, ricordano le vittime dell’amianto. Non solo le decine e decine di migliaia di vittime di un lontano tempo passato, ma anche quelle di un passato recente, recentissimo, quelle che stanno diventando vittime nel tempo presente, nel prossimo futuro e quelle che lo diventeranno in un futuro meno prossimo ma che sono già condannate.

 

I sostenitori dello sviluppo capitalistico e dei suoi benefici forse penseranno che i morti sono il prezzo indiretto e involontario pagato al valore del progresso con le sue straordinarie innovazioni. Non è così! I lavoratori e gli abitanti dei territori inquinati sono stati sacrificati deliberatamente alla logica dei profitti ipertrofici di un Capitalismo indifferente alla salute, alla dignità e perfino alla vita degli esseri umani.

 

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