ven

27

mar

2015

ECONOMIA MONDIALE

Gli squilibri mondiali cambiano epicentro

di Alejandro Nadal (*)

L’economia mondiale invia tutti i giorni segnali. Cosa cercano di dirci?  Magari una domanda provocatoria: ci staranno dicendo che dobbiamo imporre sanzioni alla Germania per il suo disimpegno economico?

La crisi globale sta per cominciare il suo settimo anno di vita.

I problemi in Europa non si risolvono. Di fatto, adesso si combinano in modo pericoloso con i sintomi di una recessione prolungata in Cina,  per indicare che forse siamo già entrati in un lungo periodo di stagnazione a livello mondiale. Il recupero degli Stati Uniti, di cui tanto si parla, è segnato da nuvoloni e da uno spropositato incremento degli utili della banche senza che aumenti l’attività creditizia verso il resto dell’economia.

Decisamente i motori dell’economia mondiale non attraversano il loro momento migliore.

 

L’economia euroepa continua ad essere uno dei punti caldi più importanti. I problemi che vari paesi europei attraversano ancora sono accompagnati da indiscrezioni inquietanti sul futuro dell’unione monetaria.

I negoziati tra Bruxelles e l’eurogruppo da una parte, e il governo di Syriza dall’altro, hanno esasperato le tensioni sulla moneta europea. Allo stesso tempo hanno distratto l’attenzione da uno dei problemi più seri in Europa. Gli squilibri economici tra paesi con forti surplus di bilancia dei pagamenti e quelli che hanno un deficit cronico nei loro conti esteri sono in questo momento una delle più grandi minacce per il progetto dell’unione europea.

leggi di più 0 Commenti

mar

24

mar

2015

SERBIA

Serbia

Fatidico anniversario

di Rodolfo Bueno (*)

Questo martedì, 24 marzo si compiono 16 anni dall’inizio dell’intervento armato in Serbia, guerra in cui parteciparono circa 1.000 aerei che andavano a bombardare quel paese partendo dalle basi NATO in Italia e dalla portaerei nordamericana Theodore Roosevelt, che stazionava nel Mediterraneo. Tra quella data e il 12 giugno 1999 la NATO, che potrebbe benissimo essere definita la mano nera terrorista degli USA, lanciò un totale di 2.300 missili da crociera Tomahawk contro 1.000 obiettivi e i suoi aerei realizzarono circa 38.000 missioni di combattimento, che distrussero circa 40.000 abitazioni residenziali, circa 300 suole e più di 20 ospedali. Solo sopra Belgrado, città che pochi statunitensi sono capaci di indicare sulla carta geografica, caddero circa 1.000 bombe. Quegli attacchi criminali causarono 6.000 feriti e si presero la vita di più di 3.000 civili tra cui 100 bambini; molti altri persero gambe o braccia. Tante bombe che trasformarono i serbi in esperti capaci di riconoscere dal rumore dell’aereo se era carico di bombe o no e il tipo di aerei che li bombardavano.

Secondo l’allora portavoce del Pentagono, Kenneth Bacon, “la televisione serba faceva parte integrale della macchina del terrore di Milosevich, allo stesso livello delle sue forze armate”, per cui la NATO la bombardò e la interruppe; morirono 16 membri del suo personale tecnico, in cui onore sono stati piantati 16 alberi di fronte all’edificio. Bene! Così si raggiunge la vera libertà di stampa, basta trasformare la guerra di informazione mediatica in guerra reale perché la parte contraria s trovi morti, feriti, desaparecidos e il caos sorga dappertutto.

leggi di più 0 Commenti

lun

23

mar

2015

ISRAELE

I messaggi delle elezioni israeliane

Di Ilan Pappe (*)

Per noi che conosciamo la natura della bestia non c’è stata sorpresa nel risultato delle elezioni in Israele.

Come molti dei miei amici, anch’io mi sono sentito sollevato dal fatto che non venisse eletto un governo sionista “progressista”, Ciò avrebbe permesso che continuasse la farsa del “processo di pace” e l’illusione della “soluzione dei due stati” per la continuazione della sofferenza dei palestinesi.

Come sempre, lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu ha offerto l’inevitabile conclusione quando ha dichiarato la fine della soluzione dei due stati, invitandoci così al troppo a lungo ritardato funerale di una idea mal concepita che concedeva ad Israele la necessaria immunità internazionale per il suo progetto colonialista in Palestina.

 

La potenza della farsa è stata smascherata quando sia gli esperti internazionali che quelli locali hanno predetto la così lontana dalla realtà vittoria del sionismo progressista, una tendenza ideologica israeliana in via di estinzione, incarnata dalla lista dell’Unione Sionista guidata da Isaac Herzog e Tzipi Livni.

I sondaggi dell’ultim’ora fatti dai migliori tecnici statistici di Israele hanno rafforzato l’idea irreale e condotto ad un enorme fiasco mediatico quando le aspettative di una vittoria del capo “progressista” si sono trasformate in shock e costernazione di fronte al trionfo di Netanyahu.

leggi di più 0 Commenti

gio

19

mar

2015

VENEZUELA

Si, Obama ha ragione. Il Venezuela è una minaccia per l’impero.

di Néstor Busso (*)

Il Venezuela governato da Hugo Chàvez e dai suoi continuatori è un pericolo. Mette continuamente in discussione il capitalismo, l’imperialismo, la concentrazione della ricchezza, le società che speculano con le necessità del popolo. Decisamente il Venezuela minaccia quando chiama all’unità latinoamericana, quando partecipa all’UNASUR, alla CELAC o all’ALBA.

 

E il Venezuela è particolarmente un pericolo per il sistema imperiale perché è parte di un’America Latina unita come mai lo è stata prima.  Un’America Latina con governi non sottomessi all’impero è un pericolo.

Si, sono pericolosi i governi nazionali e popolari che hanno tratto dalla povertà 50 milioni di persone nell’ultimo decennio. Sono pericolosi i governi che non si subordinano al potere economico di potenti gruppi economici e mediatici.

leggi di più 0 Commenti

mer

18

mar

2015

LIBIA

Il caos provocato in Libia

di Txente Rekondo (*)


Il 17 marzo si sono compiuti quattro anni dalla Risoluzione 1973 approvata dalle Nazioni Unite su richiesta degli USA e dei loro alleati,  che autorizzò l’intervento della NATO in Libia.

Con un ventaglio di scuse, l’ormai logoro “intervento umanitario” aprì la strada all’intervento militare contro il governo libico di Gheddafi e alla successiva eliminazione fisica di quest’ultimo. E, soprattutto, aprì la strada in ugual modo all’attuale scenario che presenta la Libia.

 

Il paese nordafricano è oggi l’immagine viva di uno stato fallito, dove le violazioni dei diritti umani e le morti violente hanno raggiunto cifre mai conosciute. I ribelli che, appoggiati dalla NATO, rovesciarono Gheddafi sono stati accusati da diversi organismi difensori dei Diritti umani di essere gli autori di “morti per vendetta, torture, detenzioni arbitrarie”,  che sono così generalizzate e sistematiche “che potremmo trovarci davanti ad una situazione vicina ai crimini contro l’umanità”.

leggi di più 0 Commenti

mar

17

mar

2015

IN RICORDO DI FAUSTO E IAIO

In ricordo di Fausto e Iaio

Il 18 marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci "Iaio" vengono uccisi in un agguato fascista a Milano. Dopo trentasette anni i loro assassini continuano a rimanere impuniti. Vogliamo ricordarli con una testimonianza pubblicata nel libro Fausto e Iaio trent'anni dopo.

 

Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il sequestro del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e l'uccisione dei 5 poliziotti della sua scorta da parte delle Brigate Rosse, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due giovani frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo vengono assassinati prima delle 21 a colpi di calibro 38 in via Mancinelli, a poche centinaia di metri da casa mia in via Picozzi. Subito la notizia vola di bocca in bocca. La telefonata di un compagno mi avvisa dell'accaduto, immediatamente chiamo altri compagni e ci diamo appuntamento sul luogo del delitto per testimoniare la nostra solidarietà e la nostra rabbia. La notizia gira velocemente e in meno di un'ora migliaia di persone si radunano sul luogo del duplice omicidio accusando i fascisti. Al presidio sono presenti anche molti compagni della Breda di Sesto San Giovanni, la fabbrica dove lavoro, e insieme decidiamo di riunirci il giorno dopo per prendere posizione con un volantino da distribuire in fabbrica.

leggi di più 0 Commenti

sab

14

mar

2015

ESERCITO EUROPEO

Perchè l’Unione Europea vuole un suo esercito?

di Manuel Medina (*)

Sulla nuca europea soffiano di nuovo venti di guerra.

Negli ultimi tre decenni l’asse Stati Uniti-Unione Europea ha potuto mantenere senza apprezzabile concorrenza la sua egemonia economica e politica sul resto del pianeta. Ma, trascorsi 25 anni dalla caduta dell’Unione Sovietica il panorama mondiale ha fatto una svolta di 180°.Nuove potenze capitaliste emergenti stanno ponendo una dura sfida alle economie degli imperi storici. Quel pianeta di “pace” che gli esegeti del capitalismo disegnavano per noi dopo la scomparsa del socialismo nell’est europea sembra essere arrivato alla sua fine.

L’enorme capacità produttiva ed economica di alcuni paesi asiatici sta dando scacco matto alle economie delle potenze industriali di Europa e America del Nord. Dall’altra parte l’America Latina, condannata dal suo vicino del nord a svolgere il ruolo sussidiario di fornitrice di materie prime, sta cercando di farsi strada in mercati diversi da quelli tradizionali, a condizioni finanziarie meno lesive di quelle che le imponevano gli organismi internazionali, controllati dalle entità finanziarie degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

leggi di più 0 Commenti

ven

13

mar

2015

MENZOGNE IMPERIALISTE

Routine negli USA, notizia mondiale se succede in Venezuela

di José Manzaneda (*)

 

Stati Uniti: lo scorso 10 febbraio un lavoratore agricolo messicano veniva abbattuto a Pasco (Washington) dopo aver gettato delle pietre alla polizia (1). Tre agenti gli hanno sparato 17 volte, nonostante fosse disarmato. E’ il quarto scontro a fuoco che avviene con i poliziotti, dalla scorsa estate, nella citata località di Pasco.

Si tratta di una scena simile a quella dell’agosto scorso a Ferguson (Missouri), quando un giovane nero disarmato è stato assassinato con 6 pallottole, 2 delle quali in testa, da un poliziotto bianco (2). Una settimana prima, un altro giovane nero moriva soffocato da un poliziotto di New York (3). Ci sono state proteste di massa per questi due assassinii in 170 città degli USA. A Ferguson il governo è arrivato a decretare il coprifuoco e la Guardia nazionale ha utilizzato armi e munizioni da guerra nelle manifestazioni (4).

Il 1° marzo un video amatoriale mostrava come 3 poliziotti di Los Angeles uccidevano con 5 spari un uomo – anche lui nero – che viveva in strada, perché aveva fatto resistenza (5).

leggi di più 0 Commenti

gio

12

mar

2015

IN RICORDO DEL PARTIGIANO ENZO GALASI

Foto di gruppo al Centro di Iniziativa Proletaria di Sesto San Giovanni, il primo a destra è il partigiano Enzo Galasi, quello a sinistra seduto al tavolo è Ettore Zilli partigiano e deportato nel campo di sterminio di Dachau, in mezzo Moni Ovadia.


  Riportiamo un brano e una lettera inedita pubblicata a pag. 100 del libro di

Antonio Masi e Michele Michelino  DALL’INTERNAZIONALE A FISCHIA IL VENTO A NIGUARDA che ricorda il compagno Enzo Galasi.

 Tra gli antifascisti aumenta la rabbia verso Togliatti che aveva, in nome della pacificazione concesso l’amnistia ai fascisti. Anche militanti del PCI scrissero lettere di protesta. Riportiamo il testo della lettera fornitaci dal partigiano Enzo Galasi, compagno di lotta di Sergio Bassi

“Caro Togliatti, sono un vecchio comunista compagno di Picelli . Lei mi crederà settario perché così sono chiamati quelli che hanno la propria fede e sono disposti a qualunque sacrificio. Intendo parlare dell’amnistia.
leggi di più 0 Commenti

gio

12

mar

2015

CIAO ENZO

IL PARTIGIANO ENZO GALASI CI HA LASCIATO

 

Abbiamo appreso con profondo dolore della scomparsa di Enzo Galasi, partigiano e gappista. Enzo con il padre Alfonso, torturato a Villa Triste, apparteneva alla 3a Gap II distaccamento.

La Gap di Alfonso ed Enzo Galasi svolse un ruolo importante nella Resistenza milanese collaborando con Egisto Rubini e Gigi Campegi, comandanti della 3a Gap in periodi diversi.

Enzo ha continuato, dopo la Liberazione, il suo appassionato e instancabile impegno per l’affermazione dei valori dell’antifascismo, della democrazia, della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Le esequie del partigiano Enzo Galasi avranno luogo venerdì 13 Marzo 2015 alle ore 9,45 presso la Casa di Cura Gli Oleandri in via Ippocrate 18.

Fermata Affori Nord - linea gialla.

A Wilma, agli amici, ai compagni un affettuoso abbraccio.

Roberto Cenati
Presidente ANPI Provinciale di Milano  

 

0 Commenti

mer

11

mar

2015

SOLIDARIETA' DI CUBA AL VENEZUELA

Dopo le misure prese dalla Repubblica Bolivariana contro funzionari USA coinvolti nel tentativo di golpe di poche settimane fa, ora il presidente USA Barak Obama ha decretato sanzioni contro il Venezuela, definendo il paese “una minaccia straordinaria e inusuale” per gli USA.  Tra le risposte di solidarietà alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, pubblichiamo la dichiarazione del Governo cubano e un’analisi della situazione del politologo argentino Atilio Boron.


Dichiarazione del Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba

 

Il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba è venuto a conoscenza dell’arbitrario e aggressivo Ordine Esecutivo emesso dal Presidente degli Stati Uniti contro il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che definisce questo paese una minaccia alla sua sicurezza nazionale, in rappresaglia per le misure adottate in difesa della sua sovranità a fronte degli atti di ingerenza di autorità governative e del Congresso statunitense.

 

In che modo il Venezuela minaccia gli Stati Uniti? A migliaia di chilometri di distanza, senza armi strtegiche e senza utilizzare risorse o funzionari per cospirare contro l’ordine costituzionale statunitense, la dichiarazione suona poco credibile e svela i fini di coloro che la fanno.

 

Ma un simile pronunciamento in un anno in cui si efettueranno elezioni legislative in Venezuela riafferma, una volta di più, il carattere di ingerenza della politica estera statunitense.

 

La gravità di questa azione esecutiva ha messo in allerta i governi dell’America Latina e dei Caraibiche, nel gennaio 2014, nel Secondo Vertice della CELAC all’Avana, hanno dichiarato la regione Zona di Pace e hanno rigettato qualsiasi atto contro di essa, perchè posseggono sufficiente esperienza dell’interventismo imperiale nella loro storia.

 

Il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba riafferma nuovamente il suo incondizionato appoggio e quello del nostro popolo alla Rivoluzione bolivariana, al legittimo governo del Presidente Nicolàs Maduro e all’eroico popolo fratello del Venezuela.

 

Nessuno ha il diritto di intervenire negli affari interni di uno Stato sovrano né di dichiararlo, senza fondamento alcuno una minaccia alla sua sicurezza nazionale.

 

Così come Cuba non è mai stata sola, neanche il Venezuela lo sarà.

L’Avana, 9 marzo 2015.

 

Preparando l’aggressione militare al Venezuela

di Atilio Boron; da: atilioboron.car.com; 9.3.2015

 

Barak Obama, una figura decorativa nella Casa Bianca che non è riuscito a impedire che un energumeno come Benjamin Netanyahu si rivolgesse ad entrambe le Camere del Congresso per sabotare i colloqui con l’Iran relativi al programma nucleare di questo paese, ha ricevuto un ordine tassativo dal complesso “militare-industriale-finanziario”: deve creare le condizioni che giustifichino un’aggressione militare alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.

leggi di più 0 Commenti

ven

06

mar

2015

COMMERCIO, DENARO E VIOLENZA

Commercio, denaro e violenza


di Alejandro Nadal (*)


La ‘leggenda’ più importante nella teoria economica è che, attraverso il commercio, si raggiunge l’armonia sociale. Il racconto è semplice: gli esseri umani hanno una propensione naturale a realizzare interscambi. Adam Smith dice che è una facoltà privativa degli esseri umani: i segugi possono cacciare in branco, ma nessuno ha mai visto un segugio scambiare un uovo con un altro.

Il messaggio centrale è che prima venne il baratto e questo generò la divisione del lavoro, da cui emerge l’armonia sociale come fenomeno naturale.

 

Ma Adam Smith si sbagliava. L’antropologia e la storia lo hanno smentito.

 

Il baratto inizialmente non si effettua tra gli abitanti di un villaggio o tra vicini e tra amici.

Per loro esistono relazioni sociali basate su legami familiari, di amicizia, vicinanza e gerarchie istituzionali. La pace durevole non si costruisce con il commercio, ma attraverso vincoli di solidarietà, di tolleranza e di buona volontà. E’ vero che il baratto è molto antico, ma all’inizio si effettuava tra estranei e anche tra nemici.

leggi di più 0 Commenti

gio

05

mar

2015

LIBIA

Cos’hanno guadagnato i libici con la rivoluzione?

di Mustafa Feturi (*)

Sono già passati quattro anni e la domanda è se la Libia e i libici hanno ottenuto qualcosa di positivo per cui valga la pena  continuare a pagare un tale alto prezzo.

 

Migliaia di libici sono ancora profughi all’interno della Libia, e vivono di elemosine e di carità in accampamenti improvvisati sparsi per tutto un paese ricco di petrolio. Tawergha, una città costiera ad est di Misrata illustra quanto sta succedendo: la totalità dei suoi 40.000 abitanti ancora non è potuta tornare a casa. Negli ultimi giorni della guerra del 2011, le milizie distrussero quasi tutte le case e gli affari della città. Altre migliaia di famiglie del sud, dell’est e della stessa Tripoli vivono ancora lontano dalle loro case. Dall’estate scorsa Bengasi, dove cominciò tutto quattro anni fa, è praticamente una città fantasma.

 

Altre migliaia di libici, compreso io stesso, fuggirono a Tunisi, in Egitto, negli Stati del Golfo o in diversi paesi europei in cerca di sicurezza e pace, o semplicemente perché non potevano restare in Libia per paura di arresti arbitrari o della morte.

leggi di più 0 Commenti

mar

03

mar

2015

FIDEL CASTRO INCONTRA I CINQUE

Cinque ore con  i Cinque



Fidel Castro

 

Li ho ricevuti sabato 28 febbraio, 73 giorni dopo che hanno messo piede su terra cubana. Tre di loro avevano consumato 15 lunghi anni della loro più piena gioventù respirando l’aria l’umida, putrida e ripugnante dei sotterranei di una prigione yankee dopo esser stati condannati da giudici venduti. Altri due, che lavoravano ugualmente per impedire i piani criminali dell’impero contro la loro Patria, furono anch’essi condannati a vari anni di prigione brutale.

 

Gli stessi organi di investigazioni, lontanissimi dal più elementare senso della giustizia, hanno partecipato all’inumana caccia.

 

I servizi di sicurezza cubani non avevano assolutamente bisogno di seguire i movimenti di un solo equipaggio militare degli Stati Uniti, perché questi potevano osservare dallo spazio tutto ciò che si muoveva sul nostro pianeta attraverso la Base di Esplorazione Radioelettronica “Lourdes”, a sud della capitale di Cuba.

Questo centro era in grado di identificare qualsiasi oggetto che si muovesse a migliaia di miglia dal nostro paese.

leggi di più 0 Commenti

ven

27

feb

2015

INTERNAZIONALISMO

La Grecia da sola non può

Vittime dell’austerità del mondo, unitevi

di Ismaiel Hossein-zadeh (*)

Indipendentemente dal risultato dei negoziati tra il recentemente eletto governo greco e i rappresentanti del capitale finanziario europeo, il solo fatto che la mareggiata di rabbia del popolo greco provocata dalle misure di austerità neoliberiste abbia portato al potere un partito di sinistra come Syryza merita di essere celebrato dalle vittime dell’austerità del resto del mondo. Più che altro, la vittoria elettorale di Syryza dimostra chiaramente che quando le persone si mobilitano possono cambiare le cose.

 

Ma è necessario stemperare l’entusiasmo per la vittoria elettorale di Syriza avvertendo di un paio di pericoli. Il primo problema è che se i movimenti anti-austerità di altri paesi non riescono a collocare al governo i loro rappresentati e non riescono a coordinare le loro azioni di protesta con i loro omologhi in Grecia, le promesse elettorali di Syriza si vedranno frustrate dal potere del capitale finanziario. La seconda preoccupazione è che i leaders di Syriza al comando del nuovo governo non sembrano essere fortemente legati ai cambiamenti che hanno promesso ai loro elettori durante la campagna elettorale.

leggi di più 0 Commenti

gio

26

feb

2015

SOLIDARIETA' AL VENEZUELA

 FARC-EP: IN SOLIDARIETA’ CON IL VENEZUELA

<http://www.nuovacolombia.net/Joomla/documenti-analisi/5936-farc-ep-in-solidarieta-con-il-venezuela.html>

 

Con sentimento di fratellanza bolivariana, le FARC-EP esprimono

solidarietà nei confronti del gagliardo popolo venezuelano e del

governo del Presidente Nicolás Maduro, quando dall’ultradestra

mondiale si scatena la più feroce offensiva interventista,

fondamentalmente mediante continui tentativi golpisti e permanenti

atti di sabotaggio economico su grande scala.

 

Il piano di abbattere il governo del Presidente Maduro non è una

finzione, posto che si esprime in fatti noti come l’istigazione e

il finanziamento di settori violenti, che con il pretesto di subire

inesistenti violazioni dei diritti umani sono stati utili agli Stati

Uniti, che hanno sospeso visti e congelato conti appartenenti a

funzionari venezuelani.

leggi di più 0 Commenti

mer

25

feb

2015

COLPO DI STATO FALLITO IN VENEZUELA

Obama ha mancato il suo colpo di Stato in Venezuela

 

febbraio 23 

da Informare per resistere


- di Thierry Meyssan -


Ancora una volta, l’amministrazione Obama ha tentato di cambiare con la forza un regime politico che le resiste. Il 12 febbraio, un aereo Academi (ex Blackwater) travestito da aereo dell’esercito venezuelano doveva bombardare il palazzo presidenziale e uccidere il presidente Nicolas Maduro. I cospiratori avevano pianificato di mettere al potere l’ex deputata María Corina Machado e di farla immediatamente acclamare da ex presidenti latinoamericani.

 

Il presidente Obama aveva già avvertito. Nella sua nuova dottrina di Difesa (National Security Strategy), scriveva: «Noi stiamo al fianco dei cittadini il cui esercizio della piena democrazia sia in pericolo, come nel caso dei venezuelani». Eppure, poiché il Venezuela è, dopo l’adozione della Costituzione del 1999, uno dei paesi più democratici del mondo, questa frase lasciava presagire il peggio per impedirgli di continuare nel suo percorso di indipendenza e di ridistribuzione della ricchezza.

 

Era il 6 febbraio 2015. Washington finiva di mettere a punto il rovesciamento delle istituzioni democratiche del Venezuela. Il colpo di Stato era stato pianificato per 12 febbraio.

leggi di più 0 Commenti

mar

24

feb

2015

GUERRA INTERCAPITALISTA IN UCRAINA

Ucraina: meglio la “soluzione belga” che la “soluzione polacca”

di Nazanin Armanian (*)

La guerra intercapitalista di Ucraina, al momento, fa parte dei “caos controllati” nonostante la sua complessità per i numerosi scenari in cui intervengono diversi attori con le loro mutevoli, opache e contraddittorie intenzioni.

Il conflitto, che si è già preso la vita di almeno 60.000 persone e ne ha obbligato centinaia di migliaia a fuggire, si è bloccato. I federalisti vicini alla Russia, nonostante manchino di una catena di comando politico-militare coordinata, continuano a portar via posizioni al governo di Kiev. La disastrosa situazione economica e la corruzione di un gruppo disfunzionale di dirigenti sono tra i fattori che impediscono che un’istituzione di prestiti come il Fondo Monetario Internazionale fornisca all’esecutivo di Petro Poroshenko i 17.000 milioni di dollari pattuiti nell’Accordo Stand-By dell’aprile 2014, e questo nonostante si tratti di una cifra inferiore a quella sborsata per il “riscatto” di Grecia e Spagna, e nonostante che l’Ucraina sia un paese più strategico di questi.

leggi di più 0 Commenti

sab

21

feb

2015

GRECIA - EUROPA

Grecia

E’ cominciato il braccio di ferro

di Michel Husson (*)

 

La Banca Centrale Europea  (BCE) ha appena preso una decisione di inaudita brutalità: a partire dall’11 febbraio non accetterà i titoli pubblici greci come contropartita della liquidità concessa alle banche greche (1). E’ una dichiarazione di guerra aperta contro il governo Tsipras: o rinuncia alla sua politica o le banche greche falliscono. La BCE opta così per una strategia di caos, le cui conseguenze sono assolutamente imprevedibili.

 

Super-Mario: la fine delle illusioni

La nomina di Mario Draghi alla guida della BCE fu in se stessa una provocazione. Bisogna ricordare che l’entrata della Grecia nella zona euro nel 2001 fu resa possibile grazie al maquillage dei suoi conti, effettuato sotto la supervisione della banca Goldman Sachs. Questa aveva consigliato al governo greco di utilizzare prodotti derivati per ridurre l’ampiezza del suo deficit di bilancio. Più tardi si sarebbe venuto a sapere degli inganni e dei conti ‘corretti’. Bene … Mario Draghi fu il vice presidente per l’Europa di Goldman Sachs dal 2002 al 2005 e, per questo, è difficile credere che non fosse al corrente di quelle manipolazioni, o dei 300 milioni di dollari che queste avevano fruttato alla sua banca. Dopo che succedette a Jean Paul Trichet alla guida della BCE, quest’ultimo – alla domanda di un giornalista sui trascorsi di Draghi in Goldman Sachs – rispose con un silenzio rumoroso e rivelatore (2).

leggi di più 0 Commenti

mar

17

feb

2015

USA

Quanto vale la vita di un musulmano?

di Silvia Arana (*)

 

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, non sarebbe molto esagerato dire che i musulmani e gli arabi sono visti essenzialmente come fornitori di petrolio e potenziali terroristi. Ben pochi dettagli del contenuto umano, della passione della vita araba-musulmana sono riconosciuti, anche da coloro la cui professione è informare sul mondo arabo. Quello che c’è, invece, è una serie di grossolane caricature del mondo islamico, che lo presentano in un modo che lo rende vulnerabile all’aggressione militare.

-                                         Edward Said (Orientalismo)

 

L’alto livello di violenza è forse la malattia più grave che colpisce la società statunitense. Una o varie persone armate che irrompono in una scuola, in un luogo pubblico e sparano a pioggia con armi automatiche. Il terrore si è nuovamente manifestato. Questa volta nella città universitaria di Chapel Hill, Carolina del Nord.

Tre studenti sono stati assassinati a pistolettate nella loro casa martedì 10 febbraio. Craig Stephen Hicks, 46 anni, è stato l’autore del sanguinario fatto.

Deah Shaddy Barakat (23 anni), sua moglie  Yusor Abu Salha (21 anni) e sua sorella  Razan (19 anni) sono stati assassinati a Chapel Hill.

leggi di più 0 Commenti

sab

14

feb

2015

CRISI EUROPEA E MONDIALE


Crisi in Europa: trasferimenti e lotta di classe


di Alejandro Nadal (*)


Nel 1941 la Wehrmacht nazista schiacciò in poche settimane la resistenza greca. L’occupazione fu brutale: più di 325 mila civili morirono in Grecia prima che la guerra finisse. Durante l’occupazione Berlino impose ad Atene un prestito forzoso di 476 milioni di marchi, con il che il popolo greco finì per pagare il costo della sua stessa occupazione da parte delle truppe naziste. Il prestito non fu mai rimborsato.

Nel 2013 una commissione del governo greco concluse che la Germania doveva 160 mila milioni di euro alla Grecia per coprire quel prestito e i danni dell’occupazione. La cancelleria tedesca rispose che il trattato del 1960 sulla riunificazione aveva chiuso il tema.

Il rapporto della commissione greca fu un sotterfugio demagogico dell’ex primo ministro Antonis Samaras per legittimarsi davanti all’elettorato greco. Oggi il nuovo governo di Alexis Tsipras ha fatto un’allusione a questo tema: a stretto rigore giuridico il trattato del 1990 non chiude il caso (la Grecia non ebbe parte in esso) e la faccenda potrebbe continuare a far parte dei tesi negoziati tra Atene e Berlino.

leggi di più 0 Commenti

gio

12

feb

2015

UCRAINA

Ucraina

Giocando alla roulette russa

di Augusto Zamora R. (*)

 

Dalla sua fondazione nel 1949 e fino al 1999, la NATO non ha mai fatto alcun tipo di operazione militare contro alcun paese. Creata, tecnicamente, come alleanza difensiva, il suo proposito era “contenere la minaccia comunista” e preservare l’Europa occidentale dalla presunta “minaccia sovietica”. Nel 1992 l’URSS si auto-distrusse e, con la sua sparizione, si dissolse il Patto di Varsavia.

Sembrava che, alla fine, dopo tremila anni passati ad ammazzarsi tra loro, l’Europa sarebbe entrata in un’era di pace, smilitarizzazione e unione. Non è successo così.

All’improvviso, come un cavallo che, trattenuto dal freno (sovietico) si trova libero dalle pastoie, la NATO si scatenò ed entrò in una spirale militar-imperialista che la portò ad aggredire la ridotta Yugoslavia di Serbia e Montenegro nel 1999; ad invadere l’Afganistan nel 2001, l’Iraq nel 2003 e a distruggere la Libia nel 2011.

leggi di più 0 Commenti

mar

10

feb

2015

UCRAINA E GRECIA

Due gravi conflitti stanno spezzando l’Europa, in Ucraina e in Grecia

Il principio di autorità

di Rafael Poch (*)

 

La sfida e la paura che l’esempio si propaghi è ciò che unisce e spiega le misure di forza, contro la Grecia nell’eurozona e contro la Russia in Ucraina.

I due gravi conflitti che stanno spezzando l’Europa, quello dell’Ucraina e quello della Grecia, sono uniti dalla stessa sfida al principio di autorità.

L’Europa è un insieme di nazioni di diversa qualità democratica e PIL, composta da nazioni con una lunga storia di dominio su altri paesi sia all’interno che all’esterno del continente. Nelle sue relazioni interne ed esterne, il principio di autorità e di obbedienza dovuta è superiore e precedente a qualsiasi velleità democratica. Scalfire questo principio presuppone un castigo. Un castigo esemplare, proprio per evitare che l’esempio si diffonda. Qui ci troviamo.

 

In Grecia la popolazione ha portato al potere un governo con il mandato di cambiare la politica di austerità che ha devastato il paese per quattro anni. Questo governo propone un “nuovo contratto” economico per l’insieme del continente, dato che non è solo la Grecia a soffrire della socializzazione delle perdite delle banche, trasferite sui cittadini.

Questa sola proposta è stata ricevuta come una sfida intollerabile dai centri che decidono la politica economica europea; la Banca Centrale Europea, il Ministero delle Finanze tedesco, i grandi fondi di investimento, la Bundesbank, la Commissione Europea, le agenzie di rating e il Fondo Monetario Internazionale. Nessuno di questi eletto e alcuni neppure “europei”.

La risposta naturale di questo conglomerato alla richiesta greca sembra più un castigo che un dialogo. E’ questo a cui punto l’ultima decisione punitiva della Banca Centrale Europea di sospendere uno dei canali di finanziamento delle banche greche.

leggi di più 0 Commenti

sab

07

feb

2015

DEBITO PUBBLICO GRECO

Lo scandalo e il ladrocinio del debito greco

di Vicenç Navarro (*)

 

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una campagna mediatica volta a terrorizzare il votante greco perché non votasse la coalizione di partiti di sinistra conosciuta come Syriza.

Una campagna che possiamo vedere anche qui, in Spagna, dove l’obiettivo è spaventare l’elettorato spagnolo, sottolineando il disastro che rappresenterebbero per questo paese i partiti di sinistra come Podemos o Izquierda Unida (che sono considerati omologhi a Syryza in Grecia) se vincessero le prossime elezioni alle Cortes spagnole, che avverranno a fine anno.

Gran parte di questa campagna mediatica è consistita nell’equivocare le intenzioni di quelli che vengono considerati avversari o nemici, che devono essere distrutti. Uno di questi equivoci è stato dire che se Syriza vinceva le elezioni, questo partito non avrebbe pagato il debito pubblico, facendo sì che i mercati finanziari smettessero di prestare denaro alla Grecia con il conseguente collasso finanziario che avrebbe costretto il paese a uscire dall’euro.

Con questa valanga di falsità si ignorano molti fatti che dovrebbero essere conosciuti per capire meglio il problema del debito greco e la risposta di Syriza.

 Vediamo, in primo luogo, come si è generato il debito greco.

leggi di più 0 Commenti

mar

03

feb

2015

GRECIA

Prima sconfitta del neoliberismo europeo

di Raùl Zibechi (*)

Il trionfo di Syriza mette la troika davanti al dilemma dell’intransigenza, il che può essere il primo passo verso la disgregazione dell’Unione, o del pragmatismo, che implica l’abbassamento del programma di austerità neoliberista.

Per la nuova sinistra si apre un periodo luminoso ma, nello stesso tempo, pieno di ostacoli che possono minare il suo prestigio come alternativa al sistema.

 

La Grecia lascia dietro di sé cinque anni di austerità catastrofica, lascia dietro di sé la paura e l’autoritarismo, lascia dietro di sé cinque anni di umiliazione e sofferenza” ha detto Alexix Tsipras nel festeggiare la vittoria domenica notte, in piazza Syntagma ad Atene, davanti a migliaia di votanti di Syriza.

La Grecia deve pagare il suo debito perché questo fa parte delle regole del gioco in Europa”, ha dichiarato Bruno Coeuré, membro della direzione della Banca Centrale Europea (BCE) appena conosciuto il risultato. “Non c’è spazio per un gioco unilaterale in Europa” ha aggiunto, mostrando i denti i nome della più grande istituzione finanziaria europea.

Allo stesso modo si sono pronunciati diversi portavoce della troika, come viene chiamato il trio formato da BCE, FMI e Commissione Europea che, da quando è cominciata la crisi greca, sta monitorando le successive riforme a cui ha obbligato il paese. Solo il presidente francese, François Hollande, ha trovato un tono più amabile nell’impegnarsi a mantenere stretti legami con il nuovo governo greco “per promuovere la crescita e la stabilità nella zona euro” (Xinhua, 26.1.2015).

leggi di più 0 Commenti

gio

29

gen

2015

AUSCHWITZ

Quello che nessuno, oggi, racconterà di Auschwitz

Di Miguel Ángel Rodríguez Arias (*)

Si compiono i settanta anni della liberazione del campo della morte di Auschwitz, con ogni probabilità il nome che evoca quanto più vicino l’essere umano sia stato al male assoluto in tutta la sua storia.

E già non è poco. Auschwitz, e gli altri più di 50 “campi della morte” disseminati per tutta l’Europa occupata, evocati all’unisono con questa sola menzione; e senza contare i quasi 1.000 campi di concentramento del Terzo Reich, i più di 1.150 ghetti e tutto il resto.

 

Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, parlare di Auschwitz continua ad essere oggi troppo difficile, troppo insufficiente, troppo sconvolgente. Non c’è testo né parole sufficienti per spiegare quello che fu Auschwitz, e men che meno in un breve articolo … è vero.

 

Nonostante ciò, a me risulta  assolutamente inaccettabile che, anche nel giorno in cui si ricorda il 70° Anniversario di Auschwitz e di tutto quello che là successe, ci si permetta di dimenticare che Auschwitz fu il più grande campo di lavoro forzato della Germania nazista.

E che Auschwitz fu anche “IG Auschwitz”, filiale della IG Farben, il grande Cartello imprenditoriale del momento, formato dalle società BAYER, HOECHST e BASF.


leggi di più 0 Commenti

mar

27

gen

2015

PROVOCAZIONI IDIOTE

Giornata della memoria 2015 Parco Nord Milano: le provocazioni idiote si ripetono.

Sabato 24 gennaio 2015 durante la manifestazione al Monumento ai Deportati del Parco Nord Milano in ricordo di tutte le vittime dei campi di sterminio nazifascisti, il Centro di Iniziativa Proletaria e il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, fondato e costituito dai lavoratori delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e Milano hanno partecipato al corteo (come facciamo tutti gli anni) sfilando con l'Associazione Nazionale Deportati e all’ANPI con una bandiera rossa e uno striscione che recita: “LA RESISTENZA CONTINUA fino all’abolizione dello sfruttamento capitalista” (che riportiamo in foto).

Ancora una volta come succede ormai da anni, prima della partenza del corteo, alcune guardie del parco in divisa verde ci hanno intimato di togliere la bandiera rossa e, lo striscione contro il capitalismo affermando che non erano ammesse bandiere e slogan di partito. Noi abbiamo affermato che la bandiera rossa rappresentava il sangue versato dagli oppositori del regime nazifascista variante del regime capitalista rifiutandoci di ammainare la bandiera e lo striscione, continuando fino alla fine il corteo, convinti che.

Fascismo e democrazia sono che due forme della dittatura capitalista, due facce della stessa medaglia.

leggi di più 0 Commenti

sab

24

gen

2015

SOLIDARIETA' PROLETARIA ANTIFASCISTA

SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO EMILIO

E AL CENTRO SOCIALE DORDONI

La vigliacca aggressione fascista di Casa Pound contro i compagni del Centro Sociale Dordoni e il ferimento del compagno Emilio, militante del Centro Sociale, sono un atto di guerra criminale nei confronti di chi combatte ogni giorno contro lo sfruttamento capitalista e la logica del profitto.

Il fascismo è da sempre oppressione, prevaricazione, sfruttamento dei padroni contro i lavoratori e i proletari.

Il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” di Sesto San Giovanni, composto da operai e lavoratori che da anni lottano contro le sostanze cancerogene usate dai padroni in fabbrica e nel territorio, in cui ci sono alcuni sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, è vicino al compagno Emilio e agli antifascisti del Centro Sociale Dordoni.

Compagni, vi esprimiamo tutta la nostra solidarietà perché la vostra lotta è la nostra lotta.

Sesto S. Giovanni, 23.1.2015

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto San Giovanni (Mi)

 

mail: cip.mi@tiscali.it

 

sito web:  http://ciptagarelli.jimdo.com

 
0 Commenti

ven

23

gen

2015

ATTENTATI DI PARIGI

Attentato di Parigi

Idioti contro idioti

di Ximena Krásnaya (*)

Io sono Palestina, sono Odessa, sono il Donbass. Ma non sono Charlie.

Alcuni idioti entrano nella redazione di una rivista e massacrano altri idioti. E il mondo intero li fa martiri ed eroi. “Je suis Charlie” (Io sono Charlie) lo si vede qua e là. Nel mondo intero portano fiori e condoglianze all’ambasciata di Francia. Anche a Buenos Aires. Ma io, “Je ne suis pas Charlie” (Io non sono Charlie).

 

Sulla prima pagina dei giornali la notizia occupa il 98% del foglio. Oggi il 100%. Qui un bambino muore di fame e gli dedicano appena poche parole. Da quattro giorni, oggi è già il quinto, sui giornali quasi non si scrive altro che non sia sull’attentato di Parigi.

Il terrorismo non è buono. Nessun massacro è buono. Lo rifiuta il 100% della gente. Ma sarebbe importante che le persone capissero che i giornalisti di Charlie Hebdo non sono martiri della libertà di espressione, ma provocatori. Statunitensi ed europei applaudono Charlie Hebdo per avere il “coraggio” di ridicolizzare il profeta Maometo e i musulmani.

leggi di più 0 Commenti

mar

20

gen

2015

PER NON DIMENTICARE

PARCO NORD - GIORNO DELLA MEMORIA

Sabato 24 gennaio 2015, manifestazione al Monumento ai Deportati del Parco Nord

Il ritrovo per tutti gli associati che vorranno partecipare è al Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” in via Magenta 88 a Sesto San Giovanni alle ore 14.00 precise (per contatti 3357850799) per poi recarci presso il Parco Nord alle ore 14.30, via Clerici 150 Sesto San Giovanni (al parcheggio consortile)

 Anche quest'anno, in occasione della Giornata della Memoria che ricorda tutte le vittime dei campi di sterminio nazifascisti, parteciperemo insieme all'Associazione Nazionale Deportati e all’ANPI, al ricordo delle  vittime delle persecuzioni e deportazioni degli antifascisti.

In particolare ricorderemo gli operai delle fabbriche di Sesto, Milano e di tutt’Italia che con i loro scioperi e la loro resistenza, pagando con anni di galera, campi di concentramento e con la vita contribuirono alla cacciata della dittatura e degli oppressori nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale

Il Centro di Iniziativa Proletaria e il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio che vanta fra i suoi associati anche il compagno Ettore Zilli, ex operaio della Pirelli, oggi novantenne, parteciperanno insieme con lui all’iniziativa in ricordo di chi ha combattuto contro la dittatura ricordando che:

 LA LOTTA DI LIBERAZIONE CONTINUA FINO ALL’ABOLIZIONE DELLO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO.

 

 Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 Centro di Iniziativa Proletaria "G: Tagarelli"


0 Commenti

mar

13

gen

2015

ISRAELE

Neonazisti chiamano all’assassinio di disegnatori in Israele

di Atilio Boron (*)

 

Come informa nella sua edizione di oggi, domenica 11, una cataratta di minacce si è riversata su Facebook contro i disegnatori del prestigioso quotidiano israeliano Haaretz per un’immagina pubblicata questo fine settimana.

In essa, su un fondo completamente nero, si legge quanto segue:

10 giornalisti assassinati nell’attacco a Charlie Hebdo a Parigi e 13 giornalisti assassinati nell’attacco della scorsa estate a Gaza”. E, in mezzo, una legenda che dice “Io sono Charlie”, “Io sono Gaza”.

 

La furia dei razzisti israeliani si è scatenata quando il politico di ultra-destra, Ronen Shoval, ha preteso un’inchiesta per determinare se, con la pubblicazione di questo disegno, il quotidiano fosse incorso nel reato di “propaganda disfattista” contemplato e punito dal codice penale israeliano.

I commenti seguiti al post di Shoval sono stati una dimostrazione della putrefazione ideologica che si è impadronita di un settore della società israeliana, contagiata dal peggio dell’estrema destra fascista europea.

Tra i commenti suscitati dall’intervento di Shoval ve n’erano alcuni che dicevano cose come: “Con l’aiuto di Dio, i giornalisti di Haaretz verranno assassinati come in Francia”; “Perché non c’è un attacco terroristico ad Haaretz?”; “Spero che il terrorismo raggiunga anche Haaretz”; “Dovrebbero morire” diceva un commento, riferendosi ai disegnatori. Altri erano anche peggio.

Shoval ha promesso che li avrebbe cancellati rapidamente dalla sua Facebook e che capiva che queste esortazioni dei suoi followers erano un incitamento all’assassinio.

Ma ha sottolineato con insolenza “nello stesso spirito io chiedo loro di eliminare quella caricatura immediatamente”

Cioè un leader neonazista si attribuisce il diritto ad esercitare la censura di stampa!

Uno delle firme famose di Haaretz, Gideon Levy, conosciuto per il suo atteggiamento critico verso le politiche del governo israeliano riguardo alla questione palestinese e ai territori occupati, ha ricevuto per posta elettronica un messaggio nel quale viene minacciato di morte.

 

C’è da sperare che alcuni cambiamenti che ci sono stati nella società israeliana in tempi recenti permettano di isolare questi ripugnanti mostri e di aprire una strada che renda possibile un accordo giusto e sostenibile con i palestinesi, per mettere fine a più di 60 anni di dolore  morte in quella convulsa regione del pianeta.

 

(*) Politologo argentino.

da: rebelion.org; 12.1.2015

 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)


leggi di più 0 Commenti

lun

12

gen

2015

IO NON SONO CHARLIE.......

Io non sono Charlie….?

di Gilbert Rémond (*);

Post del compagno Loch Lomond:

 

Tutti siamo Charlie” proclama Libération.

Io no.

Non ho fatto una campagna a favore del trattato di Maastricht. Non sono Charlie.

Non ho mai paragonato il Partito Comunista al Fronte Nazionale. Non sono Charlie

Non ho mai appoggiato i bombardamenti della NATO in Yugoslavia. Non sono Charlie.

Non ho mai fatto campagna per il SI nel Referendum per la Costituzione Europea del 2005. Non sono Charlie.

Mai ho voluto affondare (far sprofondare) Denis Robert né ho difeso il caso Clearstream. Non sono Charlie. (N.d.T.: allusione al giornalista che svelò nel 2001 un ‘affaire’ di corruzione nella vendita di navi da guerra e i legami della compagnia finanziaria Clearstrem con i politici francesi).

Non ho mai pensato che Cuba sia una dittatura. Non sono Charlie.

Non ho mai pensato che Chàvez fosse un dittatore. Non sono Charlie.

Non ho mai approvato il bombardamento della Libia. Non sono Charlie.

Non mi sono mai rallegrato per l’assassinio di Gheddafi. Non sono Charlie.

Nel 2006 ero contro l’attacco di Israele al Libano. Non sono Charlie.

leggi di più 0 Commenti

sab

10

gen

2015

FRANCIA, TERRORE A PARIGI

Il terrore a Parigi: radici profonde e lontane

di Atilio Boron (*)

L’attentato terroristico perpetrato negli uffici di Charlie Hebdo deve essere condannato senza attenuanti. E’ un atto brutale, criminale, che non ha alcuna giustificazione. E’ l’espressione contemporanea di un fanatismo religioso che – da tempi immemorabili e in quasi tutte le religioni conosciute – ha piagato l’umanità con morti e sofferenze indicibili. La barbarie perpetrata a Parigi ha portato il ripudio universale.

Ma, parafrasando un grandissimo intellettuale ebreo del secolo XVII – Baruch Spinoza – davanti a tragedie come questa non è sufficiente piangere, ma è doveroso capire. Come spiegare quanto è successo?

 

La risposta non può essere semplice perché sono molti i fattori che si sono amalgamati per produrre un tale infame massacro. Scartiamo prima di tutto l’ipotesi che sia stata opera di un commando di fanatici che, in un inesplicabile raptus di pazzia religiosa, ha deciso di dare una lezione esemplare ad un settimanale che si permetteva di criticare certe manifestazioni dell’Islam e anche di altre confessioni religiose. Che siano fanatici non vi è dubbio. Credenti ultraortodossi abbondano da molte parti, soprattutto negli Stati Uniti e in Israele. Ma come sono arrivati, quelli di Parigi, all’estremo di commettere un atto tanto esecrabile e codardo come quello che stiamo commentando? Bisogna distinguere gli elementi che hanno agito come precipitanti o scatenanti – ad esempio le caricature pubblicate dal Charlie Hebdo, blasfeme per la fede dell’Islam – dalle cause strutturali o di lunga durata che si trovano alla base di una condotta tanto aberrante.

In altre parole, è d’obbligo andare al di là del fatto, per doloroso che sia, e indagare nelle sue cause determinanti più profonde.

leggi di più 0 Commenti

gio

08

gen

2015

FRANCIA: MASSACRO AL CHARLIE HEBDO

Francia

La cosa più pericolosa è l’islamofobia

di Santiago Alba Rico (*)

 

L’attentato fascista a Parigi contro la redazione del settimanale Charlie Hebdo, che ha strappato la vita a 12 persone tra cui i quattro disegnatori Charb, Cabú, Wolinsky e Tignous,lascia una doppia o tripla sensazione di orrore, perché è aggravata da una specie di eco amaro e sporco e da un’ombra di minaccia imminente e generale.

C’è, certo, l’orrore della mattanza stessa da parte di alcuni assassini che, a prescindere dalle loro motivazioni ideologiche, hanno posto se stessi al margine di ogni etica comune e per ciò stesso al di fuori di ogni quadro religioso, nel suo senso più stretto e preciso.

Ma vi è anche l’orrore che le loro vittime si dedicassero a scrivere e a disegnare. Non è che uno non possa far danni scrivendo e disegnando – poi parleremo di questo-; è che scrivere e disegnare sono compiti che una lunga tradizione condivisa situa all’estremo opposto della violenza; se si tratta oltretutto della satira e dello humor, nessuno ci sembra più protetto di colui che ci fa ridere. In termini umani, è sempre più grave uccidere un buffone che uccidere un re, perché il buffone dice tutto quello che vogliamo sentire – anche se è inappropriato o persino iperbolico – mentre i re parlano solo di se stessi e del loro potere.

Chi uccide un buffone, a cui abbiamo affidato il parlare libero e generale, uccide l’umanità stessa. Anche per questo gli assassini di Parigi sono fascisti. Solo i fascisti uccidono i buffoni. Solo i fascisti credono che ci siano oggetti non esilaranti o non ridicolizzabili. Solo i fascisti uccidono per imporre la serietà.


leggi di più 0 Commenti

gio

01

gen

2015

RUSSIA - CINA

Russia e Cina si burlano del “dividi e vincerai”

di Pepe Escobar (*)

Roma e Pechino. L’Impero Romano lo fece. L’Impero Britannico lo copiò. L’Impero del Caos l’ha sempre fatto. Tutti lo fanno. Divide et impera. Dividi e vincerai o dividi e conquista. E’ osceno, brutale ed efficace. Ma non per sempre, come i diamanti, perché gli imperi crollano. 

Una stanza con vista sul Panteon può essere una celebrazione di Venere, ma anche un’occhiata all’opera di Marte. Ero stato a Roma principalmente per un convegno – Global WARning – organizzato da un gruppo molto attivo, valido, diretto da un ex membro del Parlamento Europeo, Giulietto Chiesa. Tre giorni dopo, quando è scoppiato il casino sul rublo, Chiesa è stato arrestato ed espulso dall’Estonia come persona non grata, un’ulteriore dimostrazione dell’isteria anti-russa che si impadronisce delle nazioni baltiche, e del controllo orwelliano che ha la NATO sui deboli legami dell’Europa.

Semplicemente, il dissenso non è permesso.

leggi di più 0 Commenti

mer

31

dic

2014

CAPODANNO

                  31Dic 2014

·         Odio il capodanno, firmato Antonio Gramsci

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.

Antonio Gramsci

 

0 Commenti

mar

30

dic

2014

FINE D'ANNO 2014

Fine d’anno

di David Brooks (*)

A due anni da che un giovane ha ucciso 20 bambini e sei educatori nella scuola primaria di Sandy Hook, in Connecticut, con un’arma comprata legalmente, risulta che la maggioranza degli statunitensi (il 52 per cento) ritiene che sia più importante proteggere il diritto dei cittadini a possedere armi a fronte del 46 per cento che crede invece sia più importante imporre maggiori controlli sulle armi, secondo un’inchiesta del Centro di Ricerche Pew.

D’altro canto, poco dopo che il Senato ha reso pubblico un rapporto che documenta  l’uso della tortura da parte della CIA, un’inchiesta di CBS News rileva che il 57 per cento della popolazione crede che questi metodi brutali di interrogatorio siano a volte efficaci per impedire attentati terroristici.

Che fare davanti a tutto ciò? Uno non sa se acquistare un’arma da fuoco (compito molto facile e legale) e spararsi, o sottomettersi ad un annegamento, magari non simulato, se sta in un paese che conclude in questo modo l’anno.

Forse una spiegazione del fatto che si considera accettabile la barbarie è che la paura impera all’interno del paese più potente del mondo. Qui tutto è considerato minaccia, e con questa paura si giustificano guerre, spionaggio di massa, persecuzione di immigrati, di giornalisti, di dissidenti e di “filtratori” (Chelsea Manning, Edward Snowden, tra gli altri), l’incarcerazione di massa  della popolazione e – sì – persino la tortura.

leggi di più 0 Commenti

gio

18

dic

2014

LIBERATI I CINQUE EROI CUBANI

Comunicato Stampa dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba sulla soluzione del caso dei Cinque a cui si associa il nostro Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli"


Dopo sedici anni di incessanti battaglie di Cuba e tutto il suo popolo, a cui si è unito un enorme movimento di solidarietà a livello mondiale del quale orgogliosamente la nostra Associazione fa parte, è arrivata la notizia che tutti abbiamo tanto atteso: sono ritornati finalmente in libertà gli ultimi tre prigionieri dei Cinque eroi cubani ingiustamente detenuti nelle carceri degli Stati Uniti!
La soluzione politica di questa lunga vicenda dimostra quello che tutti abbiamo sostenuto: i Cinque eroi sono stati prigionieri politici e non criminali come la destra e la mafia cubano-americana hanno sempre voluto far credere.
Esprimiamo tutta la nostra felicità per questo epilogo e la nostra solidarietà con i Cinque Eroi e tutto il popolo cubano.

Segreteria Nazionale
17 dicembre 2014

Qui potete vedere  le dichiarazioni

 


0 Commenti

mar

16

dic

2014

CUBA E L'EBOLA

Menzogne e verità sui medici cubani nel mondo

di Santiago Mayor (*)

Ogni giorno si scrivono nel mondo pagine e pagine contro Cuba. In maggioranza appoggiandosi  su menzogne e ambiguità. Ma negli ultimi tempi alcuni media hanno cercato di colpire uno dei punti forti della Rivoluzione Cubana: la sua solidarietà internazionale e i suoi professionisti della medicina.

Cuba ha inviato più di 250 professionisti della salute per combattere il virus Ebola in Africa Occidentale. Più di quelli inviati da grandi potenze come Stati Uniti e Cina o organizzazioni come Medici Senza Frontiere.

Ad oggi sono più di 48 mila i medici cubani che prestano servizio ogni giorno in più di 60 paesi, principalmente in America Latina ma anche in Africa e Asia.

E’ in questo scenario che è stata scatenata la recente offensiva contro questo punto forte della Rivoluzione Cubana, visto che si tratta di uno dei principali strumenti diplomatici dell’Avana e di un esempio mondiale che va contro la propaganda statunitense.

leggi di più 0 Commenti

dom

14

dic

2014

SOLIDARIETA' ANTIFASCISTA

 Riceviamo e pubblichiamo con piacere una lettera del direttivo ANPI di Milano Niguarda come risposta alla solidarietà espressa riguardo al danneggiamento del mural che ricorda la resistenza al nazifascismo degli operai e antifascisti niguardesi. Di seguito il nostro Comunicato.

Al Presidente onorario Dante Reggi
Agli iscritti

Ai simpatizzanti
Vi allego il documento di solidarietà che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi dal Centro di Iniziativa Proletaria Tagarelli di Sesto San Giovanni e dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio con acclusa anche una offerta economica per il restauro del murale danneggiato dai fascisti.

Li ringraziamo e siamo felici di questa loro decisione. 

La sezione ANPI "Martiri Niguardesi" ha la più alta considerazione del lavoro svolto da questo Centro.

Le campagne di informazione sulla pericolosità dell'amianto, e la difesa giuridica dei lavoratori delle fabbriche del Nord Milano che si sono ammalati per essere venuti a contatto con questa sostanza durante le ore di lavoro, la denuncia alla magistratura dei dirigenti e delle direzioni aziendali che sapevano e hanno fatto finta di niente sono i due aspetti che ammiriamo maggiormente del lavoro di questo Centro.

A loro un grazie fraterno per l'aiuto economico, la solidarietà e anche per l'importante lavoro politico che svolgono.

Il Direttivo della Sezione "Martiri Niguardesi" 



Solidarietà agli antifascisti niguardesi


e alla sezione ANPI “Martiri Niguardesi”


 Cari compagni di lotta antifascisti,


vi esprimiamo il nostro sdegno e la nostra rabbia per il vile gesto compiuto di notte dai topi fascisti contro il mural posto all’ingresso di Niguarda.

La lotta antifascista non è solo ricordare e commemorare, ma è qualcosa da praticare ogni giorno contro chi calpesta i diritti di lavoratori e dei cittadini.

leggi di più 0 Commenti

gio

11

dic

2014

TURCHIA E RUSSIA

Turchia e Russia, l’avvicinamento dei due ripudiati dall’Europa

di Nazanin Armanian (*)

 

La politica estera di Tayyip Erdogan può servire a diagnosticare i profondi cambiamenti che, dpo la fine della Guerra Fredda, stanno occorrendo nelle relazioni internazionali e nell’equilibrio delle forze nel mondo.

Nonostante la Turchia venga chiamata “l’unico Stato musulmano dell’Alleanza Atlantica”, è ovvio il poco (o nullo) peso che la religione ha nelle tattiche e nelle strategie del paese. La bussola del va e vieni di questo grande paese non è stata altro che gli interessi economico-politici di un capitalismo espansionista gestito dalla borghesia conservatrice religiosa o laica, anche se molto dinamica.

 

Nelle ultime settimane, giocando il ruolo dei grandi sultani del passato, un Erdogan cosciente del luogo che occupa il suo paese sul mappamondo ha ricevuto nel suo megapalazzo faraonico lo statunitense Joe Biden, dirigente dell’ancora principale superpotenza globale; il papa Francesco, capo del ridotto e potente Stato Vaticano; e Vladimir Putin, presidente di una Russia con la viva memoria della superpotenza sovietica, che osa parlare a tu pe tu con la NATO, la temibile alleanza militare planetaria.

Dalla sua privilegiata posizione, ubicata tra i Balcani, il Caucaso, il Medio Oriente e il Golfo Persico; tra arabi, persiani, ebrei e kurdi, e tra i cosiddetti “mondo musulmano e mondo cristiano”, la Turchia sembra divertirsi a giocare tutte queste carte, con scarsi risultati e gravi e tragici errori.

leggi di più 0 Commenti

mer

10

dic

2014

ROMA MAFIA CAPITALE

RUBERIE DI REGIME DEL SISTEMA CAPITALISTA

Michele Michelino (*)

 

Dopo le tangenti e le ruberie del Mose a Venezia e dell’Expo a Milano, ecco emergere quelle romane. A Roma per mafia ci sono stati 37 arresti per appalti del Comune ed è indagato anche l’ex sindaco Alemanno. Un centinaio gli indagati, tra cui l'assessore alla Casa, Daniele Ozzimo e Mirko Coratti, presidente dell'Assemblea capitolina.  Coinvolto anche Politano, responsabile della direzione Trasparenza e Anticorruzione del Comune di Roma. Sequestri per 200 milioni della Guardia di finanza. L'indagine ribattezzata "Mondo di mezzo", faceva soldi con la gestione dei rifiuti, la manutenzione del verde, lo sfruttamento dei campi Rom e dell’emergenza immigrati.

leggi di più 0 Commenti

mer

10

dic

2014

CUBA

Cuba e la controrivoluzione fatta a pezzi

di José Steinleger (*)

Da Martì a Fidel, dal Moncada a Cuito Canavale, dalla Sierra Maestra a Playa Giròn e a quell’obbligato socialismo di guerra per scongiurare l’invazione, i tempi eroici di Cuba sono passati  e oggi l’isola intraprende nuove strade che le garantiscano una patria con indipendenza, giustizia e più rivoluzione.

 

Dal 1959 sento che a Cuba ci sono difficoltà. Che non c’è ... uffa!

Niente del necessario è mai mancato a Cuba e sempre c’è stato un di più di quello che avanzava.

La bloguera Yoani Sànchez e i suoi figli hanno fame? Una ragione in più per protestare visto che è ingiusto che la signora non avanzi niente dei 10.000 dollari al mese che riceve dalla Società Interamericana di Stampa (SIP) e da El Paìs di Madrid. E con questo viene scientificamente provato che la vita a Cuba è carissima.

Ma vediamo ... come si misurano le cose? Per le opzioni pratiche che a volte non si incastrano con la teoria del socialismo o con i risultati e le conquiste che, nemmeno loro, si incastrano con la teoria e la pratica dei suoi nemici?


leggi di più 0 Commenti

mar

02

dic

2014

RAZZISMO USA

Da Michael Brown ad Assata Shakur, la continuità dello stato razzista USA

di Angela Davis (*)

 

Nonostante la violenza razzista statale sia stata un tema costante nella storia delle genti di ascendenza africana in Nord America, essa si è trasformata in qualcosa di particolare interesse durante l’amministrazione del primo presidente afroamericano, la cui stessa elezione fu ampiamente interpretata come l’annuncio di una nuova era post-razzista.

 

L’assoluta continuazione della morte di giovani neri per mano della polizia contraddice l’ipotesi che queste siano aberrazioni isolate. Trayvon Martin in Florida e Michael Brown a Ferguson, Missouri, sono solo le più conosciute delle innumerevoli persone nere uccise dalla polizia o da para-poliziotti durante l’amministrazione Obama. Ed essi, a loro volta, rappresentano un flusso continuo di violenza razziale, sia ufficiale che extra legale, dalle pattuglie di schiavi e dal Ku Klux Klan fino alla pratica contemporanea dei profili razziali e degli attuali “vigilantes”.

leggi di più 0 Commenti

dom

30

nov

2014

JOBS ACT E ART. 18

JOBS ACT:

ABROGARE L’ART. 18

OVVERO “IL BELLO, IL BRUTTO, IL CATTIVO”

Mirco Rizzoglio (avvocato in Milano).

 

In questo periodo in cui il diritto del lavoro è l’oggetto della cronaca di tutti i giorni, mi piace ricordare un vecchio film di Sergio Leone in cui i valori in campo trovavano una personalizzazione e semplificazione accessibile a tutti. Rispetto ai protagonisti attuali del dibattito, attribuirei al Jobs Act il ruolo del “bello”. Basta accendere la televisione, non importa la rete, per sentirsi ripetere che la riforma proposta dal Governo Renzi è la più avanzata, la più democratica e, ultimamente, anche, la più di sinistra. Quello che non viene spiegato – così come per ogni tema politico quotidianamente sfornato- è a che cosa quel “di più” si riferisca, mancando sempre qualsiasi dato oggettivo di partenza, in quanto l’obiettivo strombazzato risulta essere sempre lo stesso: efficienza del mercato del lavoro ed aumento dei posti di lavoro.

leggi di più 0 Commenti

ven

28

nov

2014

ISIS E IMPERIALISMO USA-EUROPEO

Sullo Stato Islamico

di Paul Delmotte (*)


“Un crimine odioso i cui autori vanno castigati” (François Hollande dopo l’assassinio di Hervé Gourdel). “Un assassinio brutale che mette in evidenza la barbarie di quei terroristi (….) Faremo tutto il possibile per trovare quegli assassini e consegnarli alla giustizia” (David Cameron, dopo l’assassinio di Alan Henning).

 

E’ da quasi dieci anni che il saggista svizzero Christophe Gallaz denuncia che il discorso dei responsabili politici occidentali dal giorno dopo l’11 settembre e gli attentati di Londra (7 luglio 2005) viaggia “esclusivamente su due binari: quello dello ‘stupore’ e quello del ‘volontarismo’”.

Cioè una parte delle dichiarazioni dei nostri “responsabili” esprimeva, all’unisono con l’opinione pubblica, “la costernazione e la compassione” verso le vittime e dall’altro lato, con il ‘volontarismo’, ribadivano la loro decisione di “perseguire ferocemente i terroristi”. Così, scriveva Gallaz, i nostri governi – e i nostri media, aggiungerei io – si sforzano di confinare questa opinione “in un contenuto dei fatti puramente emozionale stabilendo che lo Stato – i nostri Stati – metterebbe fine con successo a tutta la malignità del mondo”.

leggi di più 0 Commenti

gio

27

nov

2014

ASSEMBLEA-DIBATTITO

Per discutere della sentenza beffa della Cassazione sul caso Eternit, nella quale è stato dichiarato prescritto il reato e annullati i risarcimenti alle vittime – nessun colpevole per i morti, hanno di fatto detto i giudici.

Venerdì 28 novembre 18:30 nella storica palestra dell'Arci Bellezza via Bellezza 16/A - Milano

leggi di più 0 Commenti

gio

27

nov

2014

Pubblichiamo la presentazione del libro del prof. Giancarlo Ugazio: "La triade interattiva del mondo inquinato contro la salute", tradotto in inglese.

The work illustrates the human diseases caused by exposure to three of the main types of agents harmful to our body: those related to the loss of tolerance to exogenous environmental compounds (SCM), asbestos, electromagnetic fields. And the exposures are considered employ–ment, both unrelated to the job. Also described are the multifactorial etiology and multisistemicity of clinical conditions, especially it is paid attention to the toxicological synergism (cocktail effect) between the three types of agents, each other and with other pathogens. The peroxidation effect is the main leitmotif of interaction between the three above-mentioned types of poisons. Another factor shared by all three is that they are all related to the “progress" and that entrepreneurial profit which is realized through the exploitation of man-by-man, carefully concealed by a conspiracy of silence. The man in the street (Green Man) can only hope that all this knowledge they are able to facilitate his health through the prevention of risks.


Giancarlo Ugazio

The Interactive Triad in a Polluted

Environment against Health

Copyright © MMXIV

ARACNE editrice S.r.l.

 

Presentation Michele MICHELINO

 

Dead Due to Progress

Years of workers’ struggles against a harmful environment in the factory,

and later in the local area have taught us that primary prevention

and removal of carcinogens and harmful substances that cause diseases

are real health protection. “Civilized” Italian people continue to

die from work and for work, people continue to die for profit and in

the name of “progress”. One of the causes is the pursuit of maximum

profit of by unscrupulous businessmen and the culpable complicity

of governments, public administrators, politicians, trade unionists in

the name of a reason of state accepted as inevitable and normal that

many people, human beings, get sick and die every day in the name

of “progress”. Nowadays, even for those who should be in charge of

health protection; in particular the “workers representatives”, that is,

the unions, the protection of workers’ health is no longer a priority.

We have gone back sixty–six years. Back in 1947, when theWorld

Health Organization declared that with respect to the right to health:

The States Parties to this Constitution declare, in accordance with the

Charter of the United Nations, that the base of the happiness of peoples,

their harmonious relations and their safety, are the following principles:

health is a state of complete physical, mental and social well being and not

merely the absence of disease or infirmity.

leggi di più 0 Commenti

mar

25

nov

2014

ESPANSIONISMO ISRAELIANO

L’espansionismo israeliano e la balcanizzazione del Levante

di Alfredo Jalife-Rahme (*)

“Le strutture etniche della Siria la espongono ad uno smantellamento che potrebbe dar luogo alla creazione di uno Stato sciita lungo la costa, ad uno Stato sunnita nella regione di Aleppo, di un altro a Damasco e di un’entità drusa che potrebbe desiderare di creare il suoStato – forse nel nostro Golan – in ogni caso con l’Huran e il nord della Giordania. Uno Stato così sarebbe, sul lungo periodo, una garanzia di pace e di sicurezza per la regione. E’ un obiettivo che è già alla nostra portata”.

 

Oded Yinon, «Una strategia per Israele negli anni 1980», Kivunim, febbraio 1982.

 

Durante la sua visita di 5 gioni negli USA, il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha affermato, sul Morning Edition in un’intervista con Steve Inskeep della NPR, che “le frontiere del Medio Oriente sono sulla via per cambiare definitivamente” (1).

Yaalon segue alla lettera le balcanizzazioni del Piano Yinon, ex funzionario della cancelleria israeliana (2): per Yaalon “le frontiere sono già cambiate” nel momento in cui la Siria non può essere unificata dal suo presidente Bashar al-Assad, che “controlla solo un 25% del territorio”, contenzioso che  Israele “dovrà affrontare”.

Poverini!

Secondo il giudizio paleobiblico di Yaalon esistono paesi con storia diversa e altri le cui frontiere sono state tracciate artificialmente da Francia e Gran Bretagna, riferendosi agli accordi Sykes-Picot del 1916, per spartirsi il feretro del’Impero Ottomano.

Moshe Yaalon sputa sentenze perentorie: “L’Egitto continuerà ad essere l’Egitto”, ma “la Libia fu una nuova creazione, una creazione occidentale come risultato della prima Guerra Mondiale. La Siria, l’Iraq lo stesso – stati/nazione artificiali – e quello che vediamo ora è il collasso dell’idea occidentale”.

 

Ma il “nuovo Israele” non è per caso una creazione dei banchieri schiavisti Rotschild e del mazzo di avvocati di Lloyd George, che poi sarebbe diventato primo ministro del Regno Unito?

Dopo il suo assestamento e l’ulteriore persecuzione in Russia nel 1883, ancora nel 1903 il sionismo errante si baloccava con l’impianto “artificiale” di insediamenti esogeni in paesi dell’anglosfera: Canada, Australia, Africa orientale, la parte sudoccidentale del Texas, Angola e Uganda (3).

Non è già riuscito il sionismo finanziario – più letale del suo irredentismo territoriale – a incorporare i citati paesi dell’anglosfera nella loro totalità nel secolo XXI tramite la de-regulation bancaria?

 

In un altra intervista con Charlie Rosen, Yaalon si scaglia contro il presidente turco Erdogan, che bolla come “noto seguace” della Fratellanza Musulmana (4).

Il giornale israeliano Haaretz commenta che Yaalon “non ha discusso se le frontiere di Israele, che furono anch’esse determinate dalle potenze occidentali dopo la Prima Guerra Mondiale, cambierebbero” (5).

 

Yaalon sputa altre ingiurie razziste contro i palestinesi, arrivando fino all’oltraggio del loro “trasferimeno etnico”.

Il viaggio di Yaalon negli Stati Uniti è stato programmato per raffreddare gli animi dell’equipe di Obama dopo i velenosi affronti di Naftali Bennet – leader del partito religioso fondamentalista di ultra destra The Jewish Home – contro John Kerry, segretario di Stato, che ha messo in relazione l’ascesa dello Stato islamico con la mancanza di soluzione del conflitto palestinese-israeliano. Precedentemente Kerry aveva affermato che Israele “è quasi uno Stato-paria”.

Quasi?

Haaretz dice che Yaalon è stato “umiliato pubblicamente” dagli USA, che gli hanno negato la possibilità di riunirsi con alti funzionari dell’équipe di Obama, come il vice-presidente Joe Biden, Kerry e la consigliere alla Sicurezza nazionale Susan Rice.

 

Con l’usuale convergenza, la rivista The Economist – proprietà con The Financial Times del gruppo Pearson, che controlla Black Rock, la maggiore banca di investimento del mondo, diretta dall’israelo-statunitense Larry Fink (6) – sentenzia che la maggior parte dei 3 milioni di rifugiati siriani contemplano “la perdita del loro paese” (7).

Il governo di Bashar al-Assad controlla il 25% della Siria e la maggior parte del paese si trova in mano degli yihaidisti del Califfato dell’Emirato Islamico (la cui capitale è la città di Raqqa, oggi controllata dalla multinazionale mercenaria di incappucciati telediretti), mentre una piccola porzione del territorio a nord est è ancora in mano ai kurdi-siriani alla frontiera della Turchia – il cui simbolo è diventato la città martire di Kobane, dove può essere che l’Emirato Islamico abbia usato armi chimiche (8), il che è “stranamente” nascosto dal macchinario di propaganda nera degli USA e di israele (la bugiarda “Hasbarà”) ( N.d.T.: Hasbará, ("spiegazione, chiarimento") è un termine usato dallo Stato di Israele e da gruppi indipendenti per descrivere gli sforzi fatti per spiegare le politiche del governo, uno strumento per propagandare l’immagine di Israele nel mondo).

Esistono altre enclaves ad Aleppo, nei dintorni di Damasco, e sulle alture del Golan (dove Israele gioca la carta di Al-Nusra) in mano alla strana coalizione cucinata dall’ “Occidente”: Esercito Libero (sic!) Siriano/Al-Nusra/Al-Qaeda/yihaidisti dell’Emirato Islamico.

Lo schema balcanizzatore degli isareliani Yinon e Yaalon progredisce vertiginosamente grazie alla creazione del califfato dell’Emirato Islamico, i cui tentacoli emergono nel Maghreb (la parte occidentale e nord africana del mondo arabo) (9) e il cui paradigma è la Libia .

Gli yihaidisti dell’Emirato Islamico costituiscono il coltello destinato a sezionare sottilmente e selettivamente il mondo arabo, secondo gli schemi dei funzionari israeliani Yinon e Yaalon, la cui portata giunge fino alla Yemen? (10).

 

L’innocenza del pensiero lineare, non usa ai marchingegni israelo-anglosassoni, rimarrebbe stupita al vedere che gli aerei USA “si sono sbagliati” nel consegnare  le armi destinate agli assediati kurdo-siriani di Kobane, che sono invece finite nelle mani degli yihaidisti dell’Emirato Islamico (11). Ah, ah!

 

Nessuno conosce meglio la perfidia degli schemi balcanizzatori – dal duo Yinon/Yaalon passando per gli yihaidisti dell’Emirato Islamico fino ai geostrateghi USA (“la formula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Wright” (12) – che il robusto presidente turco Erdogan – con la sua agenda relativa ai kurdi (appoggiati da Israele e dalla NATO) che costituiscono tra il 15 e il 25% di una Turchia al bordo dell’implosione – e che ha fustigato i nuovi Lawrence d’Arabia (13), vecchia spia della Gran Bretagna, massimo espeto in balcanizzazione.

 

Israele prepara la sua ennesima guerra a Hezbollah in Libano, sull’orlo dell’implosione, mentre su una scala strategicamente superiore, la convergenza balcanizzatrice di tutto l’arsenale propagandistico di Tel Aviv è diffusa dal centro MEMRI – con sede a Washington e fondato da Yigal Carmon, spia militare israeliana, e da Meyrav Wurnser, amazzone del Hudson Institute legata al partito fondamentalista sionista Likud – che progetta quattro punti del “nuovo ordine in Medio Oriente” in base alla convenienza unilaterale del “Grande Israele”, grazie all’avanzata fulminante degli yihaidisti  dell’Emirato Islamico: contenzioso nucleare con l’Iran (senza diritto a possedere bombe  nucleari a differenza degli “eletti” celestiali di Israele);  conflitto arabo-israeliano (congelato); processo turco-kurdo (implosione della Turchia ed epansione del “Grande Kurdistan”?); conglitto sciita-sunnita (prolungare teologicamente una nuova “Guerra dei 30 anni”?.

 

Per pudore lascio da parte la gravissima accusa del presidente Putin sul fato che “gli USA promuovono il terrorismo con il loro finanziamento agli yihaidisti dell’Emirato islamico” (14).

 

La balcanizzazione del “Grande Medio Oriente”  e il suo “nuovo ordine” hanno radici nel piano del duo  israeliano Yinon/Yaalon assemblati con la “formula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Wright” e con l’intrepida avanzata selettiva dei loro pulcinella yihaidisti?

 

 

Note:

[1] “Israel’s Defense Minister: Mideast Borders ’Absolutely’ Will Change”, NPR, 23.10. 2014.

[2] “A Strategy for Israel in the Nineteen Eighties (The "Yinon Plan")”, di Oded Yinon,  Kivunim (Israele), Voltaire Network, 1.2.1982. «Une stratégie pour Israël dans les années 80» frammenti in francese,  Réseau Voltaire.

[3] “Zionist Congress:The Uganda Proposal”, 26.8.1903, Jewish Virtual Library.

[4] «Fratellanza Musulmana: denuncia israeliana e inchiesta britannica», Red Voltaire, 23.10.2014.

[5] http://www.haaretz.com/news/diploma...

[6] «BlackRock: il maggior investitore del mondo dietro la privatizzazione di  Pemex», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 11.12. 2013.

[7] “Syrian refugees: The loss of a nation”, The Economist, 23.10. 2014.

[8] “Kurds fear ISIS use of chemical weapon in Kobani”, Emma Graham-Harrison, The Guardian, 24.10.2014.

[9] “Is an ‘Islamic State in the Maghreb’ following in the footsteps of ISIS?”, Adam al-Sabiri, Al-Akhbar, 23.10. 2014.

[10] “Southern Yemen separatists demonstrate calling for their independence”, Al-Akhbar, 23.10. 2014.

[11] «La resistenza a Kobane resiste», Red Voltaire , 29.10. 2014.

[12] «"Fórmula Brzezinski/Rice/Peters/Clark/Wright" para balcanizar Medio Oriente», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 17.8. 2014. «La coalizione statunitense è diisa in merito agli obiettivi»,  Thierry Meyssan, Red Voltaire, 10.11.2014.

[13] «Turkish President Declares Lawrence of Arabia a Bigger Enemy than ISIS», Jamie Dettmer, The Daily Beast, 13.10. 2014.

[14] “US promotes terrorism by funding Takfiris: Putin”, PressTV, 25.10. 2014.

 

(*) Analista messicano, specializzato in relazioni internazionali. Professore alla UNAM , scrive su la Jornada e El Financiero, oltre a fare il commentatore su CNN e TeleSUR.

Da: lahaine.org; 20.11.2014

 

 (traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)


0 Commenti

gio

20

nov

2014

MORTI AMIANTO. PROCESSO ETERNIT

 

INGIUSTIZIA E’ FATTA: UCCIDERE PER IL PROFITTO E’ UN DIRITTO DEL PADRONE

ANNULLATA PER PRESCRIZIONE LA CONDANNA DEL PADRONE ETERNIT

 

La Corte di Cassazione, accogliendo la tesi del procuratore generale Francesco Iacoviello, ha annullato la condanna a 18 anni di reclusione del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, padrone e Amministratore Delegato della fabbrica Eternit, (uno degli uomini più ricchi del mondo) che si è arricchito sulle pelle di decine di migliaia di operai, lavoratori e cittadini nel mondo.

La ‘giustizia’ ha stabilito che, pur avendo provocato la morte di migliaia di lavoratori e cittadini, essendo passato troppo tempo, il reato è prescritto.

Così il responsabile della morte – solo in Italia - di centinaia di lavoratori nei 5 stabilimenti dell’Eternit italiana (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli e Siracusa) e di migliaia di cittadini rimane impunito e se la cava senza neanche aver chiesto scusa.

Facendo propria la tesi del procuratore generale della Cassazione, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza d’appello per prescrizione affermando che «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto», il Tribunale assolve il colpevole e condanna le vittime, che non saranno neanche risarcite.

Per la Corte di Cassazione il diritto di vita e di morte del padrone viene prima della giustizia dovuta alle vittime di un crimine contro l’umanità – di cui tanti si riempiono la bocca -  che a Casale come in tanti altri luoghi non solo ha ucciso, ma continua e continuerà ad uccidere ogni giorno.

 

Per anni Schmidheiny, industriali e manager senza scrupoli, pur di risparmiare pochi centesimi e aumentare i profitti, non hanno esitato a far lavorare gli operai senza adeguate misure di sicurezza, non hanno rispettato le minime misure di prevenzione e di protezione individuale e collettiva che la lavorazione della fibra killer amianto necessitava. Insieme ai lavoratori, sono morti migliaia di cittadini per mesotelioma, tumori polmonari, asbestosi e altre patologie dell’amianto, uomini e donne “colpevoli” solo di aver respirato la fibra killer senza nessuna protezione, e purtroppo altre ne moriranno.

 

Ora questa sentenza dice che il “diritto” dei padroni vale di più della giustizia. Così tanti industriali come Stephan Schmidheiny, vedranno legittimato il loro “diritto” a continuare ad arricchirsi sfruttando, avvelenando e inquinando i lavoratori e cittadini con le loro fabbriche di morte.

Questo sistema economico, politico, giudiziario basato sullo sfruttamento dell’uomo concede l’impunità e la licenza di uccidere a chi ha soldi per comprarsela. Al danno si aggiunge la beffa.

 

ANCORA UNA VOLTA GLI INTERESSI DEL PADRONE VENGONO PRIMA DELLE VITTIME E DEL DOLORE DEI FAMIGLIARI E DEGLI AMICI.

Da anni ci battiamo contro la prescrizione e per la sicurezza nelle fabbriche e nei territori in tutte le fabbriche e luoghi di lavoro. Ora è giunto il momento della lotta dura, organizzata, contro un sistema che protegge i carnefici contro le vittime.

Senza delegare più a nessuno la difesa dei nostri diritti e interessi.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

                                                                                             Sesto San Giovanni 19 novembre 2014

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com


0 Commenti

mer

19

nov

2014

RIFLESSIONE SULLE ELEZIONI USA

Plus ça change (più si cambia e più è la stessa cosa).

 

di David Brooks (*)

E’ stata l’elezione federale intermedia più costosa della storia e quella a cui meno hanno partecipato in più di 70 anni; è stata l’elezione in cui i multimilionari hanno speso più soldi e la cosa più notevole delle inchieste è stata la disillusione dell’elettorato verso tutto il processo e verso la cupola politica.

E niente è cambiato.

 

Il tasso di partecipazione dei cittadini con diritto di voto nell’elezione è stato del 36,3%, il livello più basso dall’elezione federale del 1942, nel bel mezzo della  2° Guerra Mondiale. Tutti esprimono opinioni sul perché solo un po’ più di un terzo dell’elettorato ha pensato che valesse la pena partecipare a quello che sempre si proclama essere l’espressione suprema di questa democrazia: il voto.

 

Ad un paio di settimane dalle elezioni di medio termine in cui il Partito Repubblicano ha preso il controllo di entrambe le camere del Congresso e ha ampliato il numero dei governatorati statali, si dibatte il significato di questo esercizio politico, che molti concludono avrà delle ripercussioni piccolissime o nulle. Quasi 4 milioni di dollari spesi perché tutto resti più o meno uguale, segnalano alcuni.

Ma forse questo era, più o meno, l’obiettivo. I ricchi che hanno speso milioni forse non volevano altro che questo visto che, per come stanno le cose, per i più ricchi questo è il migliore dei tempi.

leggi di più 0 Commenti

lun

17

nov

2014

PAPA FRANCESCO

Francesco:  cooptare,  neutralizzare, disciplinare i movimenti progressisti


di Aram Aharonian (*)


Con gesti ampollosi, una buona gestione mediatica di messaggi così ambigui che ognuno può interpretarli come desidera, il gesuita Jorge Bergoglio – diventato Francesco – continua a civettare e a sedurre i circoli progressisti dentro e fuori della Chiesa cattolica. 

 

Nel quadro del recente Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, Francesco ha precisato che egli stesso rispondeva “ad un anelo molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre vuole per i propri figli; un anelo che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma oggi vediamo con tristezza sempre più lontano per la maggioranza: terra, tetto e lavoro” e ha aggiunto. “E’ strano, ma se parlo di questo per alcuni finisce che il Papa è comunista (…) Non si capisce che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo”. E (quasi)  tutti hanno applaudito. 

 

La verità è che Francesco ha solo parafrasato Helder Càmara ma, a differenza del brasiliano, non fa domande scomode. E’ lontano dalla teologia della liberazione, visto che la sua precisazione non parla di classe oppressa e classe che opprime. Sembrerebbe che per lui questo non importi: è sufficiente un ambiguo “lavorare insieme per il bene di tutti”.

leggi di più 0 Commenti

dom

16

nov

2014

MURO DI BERLINO

Marx parla dei 25 anni della caduta del Muro di Berlino

di Marcelo Colussi (*)

                                                              

Non posso dare i particolari precisi, ma solo far sapere che ho ricevuto questa lettera.

Col mio povero tedesco mi sono permesso di fare la traduzione e, dato che credo che sia molto importante, faccio circolare il testo arcinoto nella versione spagnola.   

                                                                                                                                             Marcelo Colussi


Lavoratori del mondo:

le forze della destra internazionale festeggiano trionfanti questi 25 anni della Caduta del Muro di Berlino. Ma si sbagliano. Cosa festeggiano in realtà? La fine del socialismo?

 

La storia, contrariamente a quello che disse quell’apologeta del sistema di nome Fukuyama alcuni anni fa, non è finita. Da dove esce una simile sciocchezza? La storia continua il suo cammino senza che sappiamo dove vada.

Oggi, senza paura di sbagliarci, date le caratteristiche che il sistema capitalista internazionale ha preso, potrebbe tranquillamente dirigersi verso l’annichilazione della specie umana, data la brama di lucro impossibile da fermare che lo alimenta, e che potrebbe anche portare all’olocausto termonucleare se si attivassero tutte le armi di distruzione di massa che esistono sulla faccia del pianeta. O anche, data questa brama insaziabile di ottenere profitti che non può eliminare, alla distruzione del pianeta per il consumo irrazionale che se ne sta facendo.

leggi di più 0 Commenti

lun

10

nov

2014

MORTI PER SETE, FAME E DENUTRIZIONE

Morti gratuite

di Bernardo Kliksberg(*)

 

Ogni giorno muoiono 18.000 bambini, più di 6 milioni all’anno, per cause totalmente evitabili. Sono morti gratuite. Le tre cause principali sono la denutrizione, che li colloca in una posizione di estrema vulnerabilità; la mancanza di acqua potabile con la conseguente ingestione di acqua contaminata; l’assenza di installazioni sanitarie.

Fanno la fame 842 milioni di persone, in un mondo che produce alimenti che potrebbero servire ad una popolazione molto superiore a quella attuale. Più di 700 milioni non hanno accesso all’acqua potabile e 1.000 milioni di persone fanno i loro bisogni all’aria aperta.

Le tre cause si rafforzano una con l’atra. Una recente ricerca in India, che ha più del 40% di bambini denutriti, ha svelato un enigma. Alcune politiche sociali fornirono alimenti a bambini denutriti. Quando li si paragonò ad altri denutriti che non li avevano ricevuti, ci si accorse che erano tutti uguali. Una delle ragioni fu che il 50% della popolazione è obbligata a fare i propri bisogni all’aria aperta data la drammatica carenza di installazioni sanitarie. Il livello di contaminazione produce ripetute infezioni batteriche nei bambini. Queste danneggiano significativamente il loro apparato digestivo, che non può metabolizzare gli alimenti.

leggi di più 0 Commenti

gio

06

nov

2014

CRISI E OBIETTIVI DEI RIVOLUZIONARI

La crisi capitalista e gli obiettivi dei rivoluzionari

Michele Michelino (*)

Ormai chiunque passi davanti a fabbriche o luoghi di lavoro ha modo di vedere sempre più spesso presidi di lavoratori accampati con bandiere e striscioni in difesa del posto di lavoro. Ma la crisi non dipende dalla fatalità, dalla cattiva gestione dei manager delle aziende e dalle ruberie dei padroni, che pur incidono. Le crisi nel capitalismo non sono come le carestie di un tempo, e non dipendono dalla mancanza di capitali e merci.

Il modo di produzione capitalistico, basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, ciclicamente vive una grande contraddizione: la crisi di sovrapproduzione. Nel passato, cioè nei precedenti modi di produzione, i lavoratori delle classi subalterne che costituivano il "popolo", pativano la fame per effetto delle carestie e della mancanza di generi alimentari, nel sistema capitalista le masse proletarie e popolari possono patire la fame per la troppa abbondanza. Per ottenere una maggiore quantità di profitti, i capitalisti sfruttano più intensamente gli operai, cercano di conquistare nuove fette di mercato, allargano se possibile la produzione, migliorano i processi tecnici, ma questa tendenza ad un'illimitata espansione dell'industria viene inevitabilmente in conflitto con il limitato potere di acquisto delle grandi masse dei lavoratori, esplode: così la contraddizione tra il caratttere sociale della produzione e il carattere privato della appropriazione.

leggi di più 0 Commenti

mer

05

nov

2014

RIVOLTA POPOLARE

Burkina Faso

Con la memoria di Sankara

di Rafael Poch (*)

Il potere cambia di mano in Burkina Faso: il presidente Campaoré, arrivato al potere nel 1987 con un golpe progettato in Occidente, si rifugia nel sud del paese.

Una rivolta popolare - con centinaia di migliaia di cittadini nelle strade e che lascia dietro di sé, a seconda delle fonti, dai quattro ai trenta morti - ha messo fine ai 27 anni di presidenza di Blaise Campaoré in Burkina Faso (ex Alto Volta), uno dei paesi più poveri del mondo.

Radio Omega, un’emittente locale di Uagadougu, la capitale del paese, ha informato poco dopo il mezzogiorno delle dimissioni del presidente “al fine di permettere un processo di transizione con libere elezioni in un periodo di massimo novanta giorni”. Anche se la situazione è un po’ confusa perché il generale Honoré Traoré, capo delle forze armate, dice di aver assunto il potere, l’abbandono del presidente Campaoré sembra definitivo. Un convoglio fortemente armato di suoi sostenitori lo ha portato nella città di Po, vicino alla frontiera con il Ghana, nel sud del paese.

La città è sede di un’unità militare che è particolarmente vicina al presidente uscente, come il suddetto generale Traoré.

leggi di più 0 Commenti

mar

04

nov

2014

Editoriale della rivista "nuova unità"

Di fronte al definitivo attacco all’art. 18 - iniziato con le lacrime della Fornero nel governo Monti - il jobs act, nuove misure come quelle sulla rappresentanza, i continui veri licenziamenti, la repressione nei luoghi di lavoro, comprese le multe alle avanguardie, le populiste false promesse di Renzi e del suo governo guerrafondaio, abbagliano sempre meno.


Lo stravolgimento istituzionale e costituzionale che porta al rafforzamento del potere esecutivo minando la stessa democrazia parlamentare borghese, sono frutto dei potenti uomini della finanza italiana e internazionale, delle grandi banche, delle multinazionali e dei monopoli che tirano i fili del burattino Renzi per avere mano libera nella realizzazione dei loro sempre maggiori profitti, in questo pienamente appoggiato dal Presidente della Repubblica – che, mentre si riempie la bocca sulla difesa della Costituzione, si rende complice e artefice del più grande attacco ai principi da essa sanciti sull'antifascismo portato avanti dalla Liberazione ad oggi.

Il debito pubblico supera i 2mila miliardi di euro come si può pensare di sanarlo quando questo genera da solo oltre 80 miliardi di interessi passivi all'anno? Tagli su tagli non saranno mai sufficienti e le spese ricadono solo sui lavoratori e le masse popolari, sempre più costretti a sacrifici enormi, ricattandoli per i prossimi 50 anni.

leggi di più 0 Commenti

lun

03

nov

2014

ISIS-USA

La fabbrica degli orchi

di Daniela Trollio (*)

 

La figura dell’Orco è nota, fin dagli albori dell’umanità, a migliaia di generazioni di piccoli umani, perché la paura è un formidabile strumento di controllo.

Nel corso dei millenni l’orco ha assunto nomi diversi, ma la sua funzione non è mai cambiata ed è giunta fino ai giorni nostri, ma non più per obbligare i bimbi ad obbedire.

 

Il nome dell’ultimo orco è ISIS,la sigla dello Stato Islamico. Come ogni orco che si rispetti l’ISIS è forte, invincibile, crudele e senza pietà, “quasi” al di fuori di ogni umana logica.

Ciò che più colpisce l’opinione pubblica è proprio la crudeltà, che utilizza armi che credevamo fossero ormai retaggio di tempi più bui: il coltello per sgozzare, la spada per decapitare, ecc. ecc.

Non che l’attuale orco si limiti a questo, visto che in realtà l’ISIS è quanto di più moderno si possa avere.

Nei pochi mesi da quando è uscito allo scoperto, conquistando un terzo del’Iraq e dintorni, l’ISIS ha dimostrato di essere un’organizzazione militare efficientissima, dotata di armi sofisticate leggere e pesanti, di truppe addestrate in grado – nonostante si presenti come un’organizzazione guerrigliera – di affrontare in campo aperto eserciti tradizionali, oltre ad una mente politica perfettamente al corrente di dove si trovi il petrolio e di quale potere derivi dall’averlo…. altro che religione!


leggi di più 0 Commenti

mer

29

ott

2014

KOBANE

Democrazia diretta

Il mistero di Kobane

di Pepe Escobar (*);

Le coraggiose donne di Kobane – dove i kurdi siriani combattono disperatamente contro l’ISIS – sono sul punto di essere tradite dalla “comunità internazionale”. Queste guerriere combattono anche, oltre che i terroristi del Califfo Ibrahim, i piani traditori di USA, Turchia e dell’amministrazione del Kurdistan iracheno.

Che succede davvero a Kobane?

 

Cominciamo a parlare di Rojava. Il vero significato di Rojava – le tre province a maggioranza kurda del nord della Siria – viene trasmesso in un editoriale (in turco) pubblicato dall’attivista incarcerato Kenan Kirkaya. Egli sostiene che Rojava è la casa di un “modello rivoluzionario che sfida, né più né meno, l’egemonia del sistema capitalistico, di nazione-stato” – molto al di là del suo significato regionale “per i kurdi, i siriani o il Kurdistan”.

Kobane - una regione agricola – si trova nell’epicentro di questo esperimento non violento in democrazia, reso possibile da un accordo avvenuto all’inizio della tragedia siriana tra Damasco e Rojava (non appoggiate il cambio di regime contro di noi e vi lasceremo tranquilli). Qui, ad esempio, si argomenta che “anche se un unico aspetto di un vero socialismo potesse sopravvivere là, milioni di scontenti sarebbero attratti da Kobane”.

leggi di più 0 Commenti

mar

28

ott

2014

MESSICO: STATO E NARCOTRAFFICO

Messico

 

Uno Stato fallito pianificato

di Raùl Zibechi (*)

Lo Stato si è trasformato in una istituzione criminale dove il narcotraffico e i politici si sono fusi per controllare la società. Uno Stato fallito che è stato costruito negli ultimi due decenni per evitare il peggior incubo delle élites: una seconda rivoluzione messicana.

 

Vivi se li sono portati via e vivi li rivogliamo” grida Maria Ester Contreras, e venti pugni serrati sottolineano il suo grido sulla scalinata dell’Università Iberoamericana di Puebla, mentre riceve il premio Tata Vasco a nome del collettivo Forze Unite per i Nostri Desaparecidos in Messico (Fundem) per il suo lavoro contro le sparizioni forzate. La scena è straziante visto che i familiari, quasi tutti madri o sorelle, non possono trattenere pianti e lacrime ogni volta che parlano in pubblico nell’ XI Forum del Diritti Umani.

 

Niente a che vedere con la genealogia delle sparizioni che conosciamo nel Cono Sud.

In Messico non si tratta di reprimere, far sparire e torturare militanti, ma di qualcosa di molto più complesso e terribile. Una madre ha raccontato della sparizione di suo figlio, un ingegnere delle comunicazioni che lavorava per IBM, sequestrato dai narco per costringerlo a costruire una rete di comunicazioni al loro servizio. “Può toccare a chiunque”, avverte, dicendo che tutta la società è nel mirino e che, quindi, nessuno dovrebbe restare estraneo.


leggi di più 0 Commenti

ven

24

ott

2014

FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

FMI: come non imparare niente a scuola

di Alejandro Nadal

 

La riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale della scorsa settimana a Washington è rivelatrice, nel peggiore dei sensi, dell’incapacità dei suoi funzionari di educarsi a partire dalle lezioni della storia.

In poche parole, il FMI non ha potuto imparare niente di utile sulle origine e sulla natura della crisi del 2008. L’aria di importanza e di serenità che ostenta la diretrice in carica del FMI, la signora Lagarde, non ingannano nessuno.

 

Tutti coloro che hanno seguito la riunione hanno potuto rendersene conto. L’economia mondiale ha già visto passare sei anni da che il collasso di Lehman Brothers nel 2008 portò il sistema finanziario mondiale sul filo della disintegrazione. Il presunto recupero è un ricorso retorico utilizzato dai politici e dai loro accoliti nell’accademia.

Nemmeno i grandi beneficiari del casinò in cui si è trasformata l’economia mondiale parlano di recupero. Nel concilio annuale del FMI alcuni parlavano sotto voce quando si riferivano alle prospettive di una nuova eruzione del vulcano finanziario.

 

I partecipanti alla riunione di Washington sanno che nessuna delle cause strutturali della crisi del 2008 è stata risolta. E le tre caratteristiche centrali dell’economia mondiale che hanno portato alla crisi si mantengono ferme, paralizzando i partecipanti nelle tradizionali riunioni annuali. Le lezioni continuano ad essere ignorate.


leggi di più 0 Commenti

gio

23

ott

2014

SOLIDARIETA'

Riflessioni di Fidel

 

L’ora del dovere

di Fidel Castro Ruz

 

Il nostro paese non ha tardato un minuto a dare risposta agli organismi internazionali davanti alla richiesta di appoggio per la lotta contro la brutale epidemia scoppiata in Africa Occidentale.

 

E’ quanto il nostro paese ha sempre fatto, senza escludere alcuno. Il Governo aveva già impartito le istruzioni relative per mobilitare con urgenza e rafforzare il personale medico che prestava i suoi servizi in quella regione del continente africano. Alla richiesta delle Nazioni Unite è stata ugualmente data una risposta rapida, come sempre si è fatto davanti ad una richiesta di cooperazione.

 

Qualsiasi persona cosciente sa che le decisioni politiche che portano con sé rischi per il personale altamente qualificato implicano un alto livello di responsabilità da parte di coloro che li esortano a svolgere un compito pericoloso. E’ ancor più duro che inviare soldati a combattere e anche morire per una causa politica giusta, cosa che anch’essi hanno sempre fatto come un dovere.

 

Il personale medico che va in qualsiasi luogo per salvare delle vite anche a rischio di perdere la propria è il più grande esempio di solidarietà che l’essere umano può offrire, soprattutto quando non è mosso da interesse materiale alcuno. Anche i suoi familiari più vicini contribuiscono a tale missione con una parte di quanto è loro più caro e ammirato.

Un paese forgiato da lunghi anni di lotta eroica può comprendere bene quanto qui si esprime.

 

Tutti capiamo che nel portare avanti questo compito con il massimo di preparazione e efficienza si proteggerà il nostro popolo e i popoli fratelli dei Caraibi e dell’America Latina, e si eviterà che (l’epidemia) si espanda, visto che purtroppo si è già introdotta, e potrebbe estendersi, negli Stati Uniti , che mantengono così tanti vincoli personali e interscambi con il resto del mondo. Coopereremo con piacere con il personale nordamericano in questo compito e non alla ricerca della pace tra due Stati che sono stati avversari per tanti anni ma, in qualsiasi caso, per la Pace per il Mondo, un obiettivo che si può e si deve tentare di raggiungere.

 

Lunedì 20 ottobre, a richiesta di vari paesi dell’area, avrà luogo una riunione all’Avana con la partecipazione di importanti autorità degli stessi paesi che hanno espresso la necessità di fare i passi necessari ad impedire l’estensione dell’epidemia e di combatterla in modo rapido ed efficiente.

 

Noi caraibici e i latinoamericani invieremo anche un messaggio di sostegno e di lotta agli altri popoli del mondo.

 

E’ arrivata l’ora del dovere.


Fidel Castro Ruz
17 ottobre 2014
9 e 23 p.m.



0 Commenti

mer

22

ott

2014

KOBANI

Kobani: la caduta della Stalingrado kurda

di Nazanin Armanian (*)


“Kobani non è una priorità degli USA”, dichiara John Kerry per dissipare i dubbi di quelli (compresi gli stessi kurdi) che ancora confondono il Governo degli USA e i suoi marines con i fratelli della carità che si svenano per salvare gli oppressi del mondo.


La capitale del Kurdistan siriano, e simbolo dell’esperimento del governo di sinistra del Partito dell’Unione Democratica (PUD) – vicino al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) – Kobani e i suoi consigli popolari è caduta a pezzi dopo varie settimane di resistenza, da quel 16 settembre in cui è stata assediata dai terroristi dello Stato islamico (ISIS), provocando la morte di centinaia di civili e la fuga della maggioranza dei suoi 45.000 abitanti.


Senza accesso al cibo e alle cure metiche, i cittadini di Kobani terrorizzati non hanno ricevuto aiuto nè da una inutile ONU nè dagli stati che avrebbero potuto ricorrere alla dottrina della “Responsabilità di Proteggere” (“R2P”) che servì alla NATO per attaccare la Libia.


Qui non è un segreto che i mercenari dell’ISIS - che mancano di una sede “presidenziale”,  di un quartier generale, di ministeri, catene televisive o aeroporti - ricevano avvisi e aiuti prima dell’inizio dei bombardamenti dell’aviazione USA (per questo nessun  centro legato agli interessi delle potenze occidentali è stato, fino ad oggi, attaccato dall’ISIS?).


Le bombe cadono sulle posizioni della guerriglia kurda, sulle case e le infrastrutture della zone (l’ultima, una raffineria) per riportare la Siria alla “Età della Pietra” come è stato fatto con l’Iraq e la Libia, due stati arabi forti.


La caduta di Kobane (che significa “Unione”, per l’alleanza delle due tribù kurde che fondarono la città, che ospita millenari monumenti assiri e armeni) è un duro colpo psicologico al movimento progressista kurdo.

leggi di più 0 Commenti

mar

21

ott

2014

ISIS

Chi comanda allo Stato Islamico?

di: Leandro Albani

 

L’ottenimento delle risorse energetiche, il controllo geopolitico, la distruzione degli ultimi governi nazionali e “discoli” verso Washington, la preoccupazione crescente per l’avanzamento della guerriglia di sinistra del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), la destabilizzazione e il terrore come forma di fare politica, modellano l’attuale panorama del Medio Oriente, nuovamente attraversato dai bombardamenti degli Stati Uniti su Iraq e Siria. 

Da quattro anni la Casa Bianca ha cominciato a riconfigurare una regione che ha sempre considerato strategica. Sotto il manto della “Primavera araba”, Washington ha cominciato una politica di dualità, in cui ha approfondito il suo scontro con i governi dell’Iran e della Siria, mentre ha cercato di ‘raffreddare’ le nazioni alleate che hanno vissuto (e vivono ancora) rivolte popolari, come nei casi dell’Egitto, dello Yemen e del Bahrein.


Il nuovo fattore di destabilizzazione in Medio Oriente ora si chiama Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (EIIL o ISIS), organizzazione terroristica formata da mercenari che alza la bandiera dell’Islam più ortodosso. La sua avanzata nel nord dell’Iraq e della Siria, lasciando dietro di sé migliaia di morti, conferma il doppio discorso statunitense. In Siria organizzazioni simili all’ISIS sono ancora finanziate e protette da Washington e dai suoi alleati; in Iraq, il governo di Barak Obama ha deciso di “combattere” lo Stato islamico con un diluvio di bombardamenti che cadono anche sul territorio siriano.

leggi di più 0 Commenti

lun

13

ott

2014

ELEZIONI IN BOLIVIA

 

Bolivia: trionfa presidente Evo Morales. Con il 60% voti ottiene terzo mandato, dedica a Castro e Chavez

Le ragioni del trionfo

di Atilio Boron (*); da:  pagina12.com.ar; 13.10.2014 

La schiacciante vittoria di E