HASTA SIEMPRE, COMANDANTE!

 

Fidel Castro, comandante della rivoluzione cubana è morto stanotte. Oggi le nostre bandiere, quelle di tutti gli sfruttati del mondo e dei popoli amanti della pace, sono a lutto per onorare chi ha combattuto fino all’ultimo per il socialismo e la libertà.

Per tutta la sua vita Fidel si è battuto contro l’imperialismo e il capitalismo, a fianco dei proletari, degli sfruttati, dei popoli oppressi e dei rivoluzionari di tutto il mondo contro lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo sull’uomo.

La vita di Fidel, il suo esempio - come quello di Ernesto Che Guevara e dei rivoluzionari e comunisti della sua generazione - hanno educato e indicato la via a intere generazioni.

 

A noi oggi tocca il compito di proseguire la loro battaglia.  

Il modo migliore per onorarli è quello di continuare la lotta perché, come affermava anche il Che, ”NESSUNO E’ LIBERO FINCHE’ ANCHE UN SOLO UOMO AL MONDO SARA’ IN CATENE”

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

lun

05

dic

2016

GIORNATA IN MEMORIA DEI MORTI SUL LAVORO

GIORNATA IN MEMORIA DEI MORTI SUL LAVORO- 6 DICEMBRE A BRESSO (MI)
Dopo la deposizione della corona al monumento alle ore 17 davanti al Comune ci sarà un convegno, in Sala Consiglio, che avrà come tema “Crisi e sicurezza sul lavoro: una relazione da capire”. Intervengono

Il Sindaco Ugo Vecchiarelli che porterà il saluto della città.


Angelo Frigerio, Presidente Provinciale Ass. Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro


Susanna Cantoni, Responsabile Dipartimento di Prevenzione Medico ATS


Marco Di Girolamo, Segreteria CGIL Lombardia


Michele Michelino, Presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio


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ven

02

dic

2016

SALUTO AL COMANDANTE FIDEL

Care compagne e cari compagni,
vi segnaliamo che il Consolato di Cuba - Via Pirelli 30 - Milano - ha disposto un libro di condoglianze in cui tutti noi possiamo mettere un saluto al Comandante Fidel.

Gli orari per la firma sono: dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17 sino a domani sabato compreso. 

Ultimo giorno sarà domenica con orario dalle 10 alle 12. 


L'Associazione Italia-Cuba sabato: dalle ore 15,00 alle ore 17,00, in collaborazione con l'Associazione Siboney(residenti cubani in Italia)  organizza un raduno sotto al Consolato di Cuba, Via Pirelli 30,  in concomitanza con la manifestazione in Piazza della Rivoluzione in Santiago di Cuba.
Chi non avrà ancora avuto l'opportunità di firmare il libro potrà salire al Consolato per farlo.
 
Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli, Sesto San Giovanni 




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gio

01

dic

2016

FIDEL VIVE

Fidel vive

di Fernando Martìnez Heredia (*)

La sovranità nazionale è intangibile, ci insegnò Fidel, e non si negozia.

 

La notte del 25 novembre, sessant’anni dopo quella in cui partì da Tuxpan alla guida della spedizione liberatrice, Fidel Castro è di nuovo in viaggio.

Tre anni prima del Granma aveva guidato un’azione rivoluzionaria che sorprese il paese per l’audacia, il coraggio e lo spirito di sacrificio dei partecipanti, e provocò il rifiuto dell’orgia di crimini con cui rispose la dittatura che si era installata nel 1952.

Ma quel fatto sembrava andare contro quello che si riteneva possibile, e nessuna forza politica lo appoggiò.

Nella solitudine della sua cella, ancor più solitaria perchè Fidel e i suoi compagni erano politicamente soli, egli scrisse: “Le masse sono pronte, hanno solo bisogno che gli si mostri la vera strada”. Sembrava un illuso, ma era un visionario.

 

Cominciando la guerra rivoluzionaria, Fidel aprì la breccia perchè l’impossibile smettesse di esserlo e il popolo si levasse, e diede un luogo dove lottare a tutti coloro che volessero trasformare i loro ideali in azione.

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mer

23

nov

2016

MIGRAZIONI VERSO GLI USA

E’ arrivato il turno di noi che non abbiamo documenti

di Ilka Oliva Corado (*)

Le migrazioni dei centroamericani verso gli Stati Uniti iniziarono nel decennio 1980, dopo che gli USA invasero il territorio centroamericano con l’applicazione del Piano Condor e l’agenda regionale delle dittature che chiamarono Conflitto Armato Interno, e che in Guatemala lasciò un genocidio e terra bruciata.

Allora migliaia di persone si videro costrette a lasciare il Centroamerica per salvare le proprie vite e cercarono rifugio in Messico e, paradossalmente, negli Stati Uniti. L’ingerenza del Piano Condor di quegli anni non fu sufficiente e esso venne rinnovato nel 2004, dandogli il nome di Trattato di Libero Commercio tra USA, Centroamerica e Repubblica Dominicana. Un trattato che legalizzò l’ecocidio, l’estrazione mineraria, lo sfruttamento delle risorse naturali e la carica delle multinazionali nella regione.

In sintesi, il neoliberismo si stabilì nella regione. Con questo i ricchi divennero più ricchi e i poveri più poveri. E cominciò la spietata persecuzione di giornalisti, difensori dei diritti umani e dell’ambiente. Lo evidenzia l’assassinio di Berta Càceres in Honduras e la sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa in Messico.

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dom

20

nov

2016

MORTI SUL LAVORO

SFRUTTAMENTO E MORTI SUL LAVORO

 

In nome della produttività e del profitto, i padroni e i loro governi risparmiano anche i pochi centesimi per la sicurezza costringendo gli operai a lavorare in condizioni pericolose.

 

di Michele Michelino

 

Da gennaio a settembre 2016 sono 753 le morti bianche (meglio chiamarle col loro vero nome: omicidi) rilevate in Italia, di cui 549 infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro e 204 quelli accaduti in itinere. Questi dati sono stati elaborati e forniti dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail.

Anche per il 2016 lo scenario che si apre sugli infortuni mortali in Italia continua a essere tragico.

Una media di 83 vittime al mese, 20 infortuni mortali a settimana.

L’unico dato positivo è che - rispetto allo stesso periodo del 2015, quando si contavano 856 morti sul lavoro - c’è una diminuzione dei morti del 12,3 per cento. 

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ven

18

nov

2016

USA

 

Come..Trump?!

 

di Julio César Guanche (*)

 

Leggo commenti che definiscono la vittoria presidenziale di Donald Trump come il trionfo di un pazzo e una vittoria della stupidità umana. Leggo, ugualmente, che una delle chiave sembra trovarsi nel Trump ’”antisistema”, frase che forse è meglio interpretare come l’essersi posizionato contro un determinato status capitalistico.  Lì ci sono novità nel suo procedere rispetto al contesto statunitense.

 

Ma penso ad un’altra prospettiva per spiegare il suo trionfo: il come ha sfruttato antiche razionalità di questo sistema, alcune delle quali fondanti.

 

 

 

Trump ha sfruttato il patriottismo capitalista, che ha sempre dovuto essere imperialista, e che è stato al centro della 1° Guerra Mondiale (con la frase “la patria, a ragione o senza”). Ha sfruttato la logica del protezionismo a favore della cartellizzazione degli “interessi propri” degli “americani”, tesi appoggiata dal partito Repubblicano negli anni ’30 come via per uscire dalla crisi del ’29. Ha sfruttato il razzismo capitalista, che proclamò di aver fondato la prosperità sui “pionieri del capitalismo” (i baroni bianchi dell’industria) e non sul lavoro schiavizzato, e pretende di “far di nuovo grande l’America” contro la storia e il presente di una nazione costruita da afroamericani, latini e ogni tipo di immigrazione. Ha sfruttato il senso di classe degli impoveriti e dei perdenti del sistema, dicendo loro, per l’ennesima volta e per l’ennesima falsamente, che salvare i capitalisti è anche salvare loro, come da secoli va asicurando la teoria economica ortodossa. Ha sfruttato il sessismo capitalista, scandalizzato dalla dichiarazione di Trump che si può prendersi la donna che si vuole mentre convive con la de-politicizzazione dell’uso mercantile del corpo femminile. Ha sfruttato l’anti-utopia dell’ “uomo comune americano”, ignorante della sua ignoranza, oscurantista verso la scienza e conservatore verso la cultura, l’immaginazione più reazionaria con cui si può “difendere” un popolo.

 

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ven

11

nov

2016

ELEZIONI USA

Elezioni USA

Scegli il tuo demonio

di Daniela Trollio (*)

 

Ho preso a prestito il titolo di questo articolo da una riflessione che Mumia Abu-Jamal (il giornalista nero ingiustamente incarcerato da più di 35 anni, di cui 30 passati nel braccio della morte) ha rivolto qualche giorno fa ai votanti afroamericani. Mi sembra sia il modo migliore di definire le elezioni appena avvenute negli USA (ma non solo), che hanno visto quale vincitore il miliardario Donald Trump e quale sconfitta la “regina del caos” Hillary Clinton.

 

Qualcuno che se ne intendeva parecchio - il generale Dwight Eisenhower, 34° presidente USA, nel suo discorso d’addio alla scadenza del mandato nel 1961 – definiva il vero potere dietro le istituzioni nord-americane come  “il complesso militare-industriale”. Qualcun altro lo chiama “il governo invisibile”, chiunque sieda sulla poltrona dello Studio Ovale.

Ma da chi è fatto questo “governo invisibile”? Paul Craig Roberts, economista, sottosegretario al Tesoro sotto l’amministrazione Reagan (curioso che quando cessano di avere un ruolo ufficiale, e anche ufficioso, persone come lui si vogliano togliere dei sassolini dalle scarpe…) ne fa un breve elenco:

 

. Wall Street e le banche “troppo grandi per fallire” che - negli 8 anni della crisi, che hanno corrisposto ai due mandati di Obama - la Federal Reserve ha salvato a spese di milioni di statunitensi;

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gio

10

nov

2016

FESTA ANTIRAZZISTA

ANTIRAZZISMO: UN BENVENUTO SOLIDALE

 

Le manifestazione razziste contro gli immigrati in alcuni parti d’Italia, le barricate di stampo razzista contro 8 donne migranti, di cui una incinta, a  Goro, hanno scritto una pagina nera sulla popolazione locale e sugli italiani, popolo di emigranti, anche se tendiamo a dimenticarcene.

Anche a Milano si sono fatte vive le solite iene, i leghisti, i fascisti di CasaPound e Fratelli d’Italia davanti alla Caserma Montello con presidi di un centinaio di manifestanti - pochi gli abitanti del quartiere, in maggioranza politici di professione, con onorevoli, senatori, consiglieri regionali e comunali che hanno colto l’occasione per farsi pubblicità. Tutti i quotidiani e le TV hanno dato enfasi, alimentando la paura del “diverso”.

Ma stavolta gli è andata male. Stanchi di strumentalizzazioni, alcuni abitanti di Zona 8 (del quartiere in cui si trova la Caserma Montello) hanno deciso che era arrivato il momento di reagire e sono scesi in piazza contro il fascismo e il razzismo.

 

Così il 1 novembre 2016, davanti alla Caserma dove lunedì 31 ottobre sono arrivati sessanta profughi  nella  struttura che ospiterà 300 migranti fino al 31 dicembre 2017, si è svolta una festa solidale organizzata da Zona 8 Solidale dal titolo “Note e sapori dal mondo”, con buon cibo, musica e intrattenimento con la parola d’ordine "Qui nessuno è straniero".

Alla manifestazione hanno aderito molte associazioni, l'ANPI e centri sociali e vi hanno partecipato alcune migliaia di persone. La festa è iniziata alle 10 e durata fino al tardo pomeriggio con spettacoli di un'associazione senegalese, con la Banda degli Ottoni, sostituita nel pomeriggio dalla Banda di Via Padova, balli popolari peruviani e animazione per bambini.

Alla festa hanno partecipato anche decine di giovani migranti, donne e uomini, usciti dalla caserma circondata da ingenti “forze dell’ordine”, polizia e carabinieri in tenuta anti sommossa. Scortati da membri del Consiglio di Zona 8, hanno percorso i pochi metri che li separavano dai manifestanti fra gli applausi dei presenti, e sono stati accolti da abbracci e dallo striscione trilingue 'Marhaba, benvenuti, welcome'. Ad accoglierli anche alcuni eritrei, etiopi e sudanesi.

Fra i molti striscioni di solidarietà e benvenuto appesi dagli organizzatori nel perimetro del grande giardino di fronte alla caserma, anche quelli antifascisti "Gli unici stranieri, i fascisti nei quartieri" e "Il vento fischia ancora a difesa della Costituzione".

Come in altre occasioni, la Milano Medaglia d’Oro della Resistenza ha detto NO alle discriminazioni razziali e fasciste che, non va dimenticato, 70 anni fa hanno portato la ‘civile’ Europa a contare 40 milioni di morti, ricordando che prima di tutto siamo tutti esseri umani.

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” Via Magenta 88, 20099 Sesto San Giovanni (Mi)

e-mail: cip.mi@tiscalinet.it

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ven

04

nov

2016

CALAIS- FRANCIA

 Calais: la fine della giungla?

 

Di Guadi Calvo (*)

 

Senza dubbio la tinta morale del presidente francese Hollande splenderà, in questi giorni, più brillante che mai dopo il successo della chiusura della piaga purulenta che era spuntata all’egregia Francia nelle vicinanze della città di Calais. 

La settimana scorsa si è portato a termine lo sgombero della Giungla, capzioso nome dato all’accampamento eretto dalle migliaia di rifugiati che erano arrivati fin lì per attraversare in qualche modo il Canale della Manica e arrivare nel Regno Unito, alla fine dei conti antica metropolis delle migliaia di uomini e donne che hanno dovuto abbandonare i loro paesi al ritmo della violenza scatenata dalle politiche “democratizzatrici”, portata avanti da Stati Uniti e dai suoi soci minori, come la Francia e l’antico Kingdom.

 

Missione compiuta” si dice abbia detto il prefetto di Calais, Fabienne Buccio, mentre lo scorso mercoledì dava per terminato lo sgombero dei circa 7 mila rifugiati che da più di due anni avevano costruito il campo chiamato “la Giungla” che, date le precarie condizioni igieniche, si era trasformato nella più popolosa bidonville d’Europa.

 

La “Giungla”, dove hanno vissuto fino a diecimila persone. Dai rifugi di teli di plastica e dalle tende si era passati a casette , a volte con due piani. Ogni comunità si era stabilita in un settore del campo, proprio per non perdere il senso della comunità. “Questo avrebbe potuto essere un quartiere, la gente aveva già organizzato i suoi commerci ed aveva una vita di comunità. Se il governo avesse voluto, si sarebbero potute installare reti fognarie e lasciare che la gente costruisse case vere” ha detto, ore dopo l’inizio dello sgombero, Francois Guennoc dell’ONG Albergue des Migrants, che coordinava i lavori dei volontari in collaborazione con i rifugiati.

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lun

31

ott

2016

VENEZUELA

 

Lo sciopero che non c’è stato

 

di Guillermo Cieza (*)

 

L’opposizione venezuelana ha convocato per il 28 ottobre uno sciopero generale che è finito in un completo fallimento.

 

I trasporti non si sono fermati, PDVSA (l’industria nazionalizzata del petrolio, n.d.t.), le imprese strategiche, le banche, la scuola pubblica, il commercio, l’industria non si sono fermati.

 

Allo sciopero hanno aderito la scuola privata, alcune università e negozi ubicati nei luoghi più chic di Caracas e di altre città.

 

Nelle piazze non c’è stata una presenza dell’opposizione mobilitata e invece si è verificata una enorme mobilitazione per commemorare l’anniversario di Simòn Rodrìguez dei lavoratori della scuola , che hanno espresso così  il loro appoggio alla rivoluzione bolivariana. 

 

Una volta di più la lotta di classe ha messo in luce la fragilità del progetto dell’opposizione, che ha confuso il suo ‘microclima’ con quanto succede effettivamente in Venezuela. L’opposizione aveva cominciato a perdere la battaglia politica quando, dall’Assemblea nazionale, si era scagliata contro gli altri poteri dello Stato e in particolare contro il generale Padrino Lòpez, che esprime con rappresentatività e consenso la posizione delle forze armate.

 

In evidente svantaggio nella battaglia interna allo Stato e con una costituzione nazionale che non da spiragli per fare un colpo di stato parlamentare, e a fronde dell’evidente perdita della piazza a favore del chavismo, i rappresentanti della destra non hanno avuto una idea migliore che mettere la loro decisione politica alla prova di massa, quale è di solito uno sciopero nazionale.

 

 

 

I risultati si sono visti e la sensazione che si percepisce dai commenti nelle strade di chavisti e oppositori è che questa battaglia è definita. Anche uno sciopero nazionale ha un senso plebiscitario, e ci sono vincitori e perdenti.

 

E i perdenti dovranno manovrare con grande abilità per non perdere altro. Come sempre succede, le vittorie e le sconfitte hanno conseguenze tra coloro che sono stati protagonisti della disputa.

 

In seno la chavismo si consolida la guida del presidente Maduro, che nella crisi ha dimostrato coraggio, capacità di condurre la lotta e una visione ampia dei fattori in gioco.

 

Nell’opposizione si aggraverà la resa dei conti tra coloro che in un anno hanno dilapidato il trionfo elettorale del 6 dicembre, che non hanno saputo approfittare del peggior momento della crisi economica e della possibilità di occupare l’Assemblea Nazionale.

 

 

 

Senza opzioni politiche in vista, all’opposizione resta solo la strada di promuovere la violenza fratricida per giustificare un  eventuale intervento straniero. Ma questa opzione ha il rifiuto di più dell’80% del paese.

 

Nelle strade del Venezuela si grida “non siamo il Brasile, il Paraguay o l’Argentina”. “Qui non passeranno”.

 

Da pensarci sopra. Vedremo se lo faranno.

 

 

 

(*) Giornalista e  scrittore argentino, militante politico; da: lahaine.org; 29.10.2016 .

 

 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

 

 

 

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mer

26

ott

2016

URAGANO MATTHEW

 

Quello che non si è detto nei reportages sull’uragano Matthew, che ha distrutto Haiti

 

di Vicenç Navarro (*)

 

Alcuni giorni fa l’attenzione mediatica si è fissata sul passaggio dell’uragano Matthew nei Caraibi, richiamando l’attenzione sulla sua enorme capacità distruttiva, conseguente all’intensità del vento, visto che si è trattato di uno dei più potenti in quella parte del mondo.

 

Come era prevedibile, molto si è scritto sul perché della straordinaria forza dell’uragano segnalando – a ragione – che tale intensità è un sintomo in più del notevole cambiamento climatico, le cui conseguenze possono essere enormemente dannose per milioni e milioni di persone esposte a questo cambiamento.

 

La crescente presa di coscienza su queste conseguenze ha creato, logicamente, uno stato di allarme, con un aumento dell’interesse per lo studio e l’analisi di come i paesi possono adeguarsi alle conseguenze di questo cambiamento climatico che, chiaramente, sembra irreversibile. E quanto è successo con questo uragano ci ha già dato segnali della possibile incompatibilità tra le politiche economiche promosse nel mondo in via di sviluppo e la prevenzione dei danni alla popolazione a fronte di tali cambiamenti climatici.  

 

C’è un generale consenso sul fatto che l’uragano ha costituito un autentico disastro per Haiti, con circa mille morti e la distruzione della sua infrastruttura economica e sociale, che comprende sia elementi così di base per la mera sopravvivenza come l’acqua potabile, gli alimenti di base, i tetti delle case e i letti, sia gli stessi mezzi di produzione agricola del paese, sostegno della sua economia.

 

I reportages dei più grandi mezzi di informazione occidentali si sono incentrati, com’era logico e prevedibile, sull’enorme dramma immediato successo in pochi giorni nel paese. Molte delle immagini sono davvero terribili.

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sab

22

ott

2016

HILARY CLINTON

 

Una questione di vita o di morte

 

L’ “Asse del male” di Hilary Clinton

 

di Pepe Escobar (*)

  

Anticipando il risultato delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti come una ripetizione del trascinante trionfo di Nixon nel 1972, anche Hillary ha messo in circolazione – nel migliore stile George W.Bush – una nuova versione dell’asse del male: Russia, Iran e “il regime di al-Assad”.

 

E questo senza considerare la Cina che, con le sue “aggressioni” nel Mar Meridionale della Cina, si è guadagnata la condizione di nemico certificato della Madre Fondatrice della svolta verso l’Asia. 

 

E se tutto ciò non fosse abbastanza preoccupante, la Turchia sembra stare percorrendo la strada per unirsi all’asse. I presidenti Putin ed Erdogan si sono incontrati a Istambul. Mosca dichiara di essere pronta a sviluppare con Ankara una cooperazione militare e tecnica su grande scala. Cooperazione in cui è compreso, naturalmente, l’impianto nucleare di 4 reattori situato a Akkuyu, che è stato costruito da Rosatom ad un costo di 20.000 milioni di dollari; e la spinta ad “accelerare i lavori” nell’impianto di gas naturale Turkish Stream, con il quale si rinforzerà ancor più la posizione russa sul mercato europeo del gas, evitando per sempre l’Ucraina, mentre si blinda Ankara come crocevia energetico chiave tra Oriente e Occidente.

 

Oltretutto, sia Mosca che Ankara appoggiano la posizione di Staffan de Mostura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, che sostiene che i “ribelli moderati” (secondo la terminologia dei politici di Washington) che mantengono ostaggi ad est di Aleppo devono essere sradicati.

 

Il gioco per il cambio politico è ovvio. Per quanto Erdogan stia girando e girando come un derviscio della politica, è impossibile capirlo e credergli, e per quanto Putin sia un maestro nel gioco a lungo raggio, gli interessi di Mosca e Ankara tendono a convergere nel Nuovo Grande Gioco; questo spiega un’integrazione più stretta all’alba del “Secolo Euroasiatico”.

 

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mer

19

ott

2016

MEMORIA STORICA

 

Memoria storica

 

La notte in cui morì la Rivoluzione Francese

 

di Guadi Calvo (*)

 

Cinquantacinque anni fa, il 17 ottobre 1961, 3 o 400 algerini, su circa 30.000 che manifestavano pacificamente contro le leggi razziste che il governo del presidente Charles De Gaulle aveva imposto - in particolare contro i cittadini di quell’origine e, per estensione, contro ogni cittadino proveniente dal Maghreb - furono “cacciati” e assassinati in piena Parigi dalla polizia del regime.

 

Sebbene gli eredi della Rivoluzione Francese l’avessero già ferita a morte nelle risaie dell’Indocina, nelle caverne del nord dell’Algeria e nei boschi e nei deserti africani, quella notte, in piena Parigi, le diedero il colpo di grazia.

 

Se la prendevano coi più deboli, con quelli che già sanguinavano, fino ad ucciderli, io l’ho visto

 

Saad Ouazen

 

 Il fatto più oscuro che si registri nella Ville Lumière fino ad oggi non è mai stato debitamente chiarito e non c’è neppure una lista comprovabile e sicura dei morti e men che meno dell’insieme delle responsabilità.

 

Il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) algerino, diretto da Mohamed Budiaf e da Ahmed Ben Bella dal 1954, che combatteva una guerra contro la dominazione della Francia, che aveva invaso il suo territorio nel 1830, chiamò le migliaia di algerini che risiedevano allora a Parigi a manifestare pacificamente contro il ‘coprifuoco’ imposto alla popolazione magrebina dal prefetto Maurice Papon, che durante l’occupazione nazista era stato responsabile della deportazione dei cittadini ebrei di Burdeos a Parigi, con destinazione finale i campi di concentramento.

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sab

15

ott

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

 

 

leccoonline, scritto venerdì 14 ottobre 2016

 

Lecco: alla presentazione di un libro sui morti d'amianto la richiesta di 'giustizia'

 

"I morti di mesotelioma non sono numeri: dietro c'è la vita spezzata, ci sono gli affetti che restano, gli amori, i figli, i parenti che hanno il diritto di ottenere giustizia. Dobbiamo essere partecipi dei nostri problemi, dobbiamo dimostrare la nostra voglia di giustizia, dobbiamo fare casino per far sì che venga riconosciuto ciò che deve necessariamente essere riconosciuto". Michele Michelino, coautore assieme a  Daniela Trollio del libro 'Amianto: morti di progresso', è intervenuto amaro nella serata ospitata ieri a Palazzo delle Paure a tema 'Eternit', durante la quale è stato presentato il volume in questione. Affiancato al tavolo dei relatori dalla stessa Daniela Trollio, ma anche da Cinzia Manzoni, presidente del Gruppo Aiuto Mesotelioma Lecco, Michelino ha rievocato con evidente commozione frammenti di racconti e di storie che costituiscono il cuore del volume e che testimoniano le grandi ingiustizie con cui si devono confrontare le vittime dell'amianto e i loro cari, uomini  e donne impegnati a combattere su due fronti: da una parte il 'killer silenzioso' dall'altra la burocrazia sfrontata, accanita, fredda ed impassibile, che arriva ad insidiare la stessa dignità del malato morente nel suo calvario che non otterrà giustizia.

 


5.500 km² di territorio nazionale interessati dall'amianto, 71.000 m³ da smaltire solo in provincia di Lecco, l'equivalente di un palazzo di tredici piani pieno zeppo: "Nel 2016 tutto l'amianto doveva essere smaltito, invece la scadenza è stata prorogata. Dobbiamo fare in modo che non si rimandi più", ha detto l'altra autrice del libro-testimonianza,  Daniela Trollio. "La legge sull'amianto, con la quale è stato messo al bando, è stata fatta nel 1992: un'infinità di lavoratori, mogli, uomini e donne, hanno presenziato  davanti al parlamento per tre giorni e tre notti affinché venisse approvata. Se la gente si muove il resto 'viene dietro', altrimenti tutto resta fermo. Facciamoci sentire: bisogna essere incazzati contro la logica del profitto che non rispetta la vita umana". Sono parole forti, quelle usate da Daniela Trollio, ritratto di chi ha subito un'ingiustizia grave che ha portato via una persona cara, un lavoratore onesto come tanti altri, vittime ignare del pericolo mentre 'quegli altri' conoscevano tutto: lo sapeva la direzione dell'azienda, che cosa causavano quelle dannate fibre d'amianto, lo sapevano i sindacati, lo sapeva l'assessorato alla sanità, lo sapevano tutti, ma non gli operai.
Così la battaglia continua implacabile, sempre più accanita, disperata ed arrabbia, ed avere giustizia  oggigiorno non prevede più mezze misure: 'rischio zero', è la soluzione, 'totale smaltimento dell'amianto', è quello che i comitati sparsi su tutto il territorio nazionale chiedono a gran voce.
Dopo essere stato messo al bando con la legge 257 del 1992, infatti, l'amianto continua a essere presente nei luoghi di lavoro, nei tetti delle case e dei capannoni, nelle scuole, negli ospedali, nelle piscine, nelle nostre case e nelle nostre vite: le sue fibre, 5000 volte più sottili di un capello umano, si liberano nell'aria quando l'Eternit si deteriora, e se inalate dall'essere umano portano alla comparsa di un tumore maligno, il 'mesotelioma' appunto.

 

 

 

Certo, di passi avanti se ne sono fatti, nel tempo, e i vari comitati hanno protestato tanto da ottenere diversi successi: uno su tutti, il Fondo vittime dell'amianto istituito nel 2008 presso l'Inail e destinato ai lavoratori titolari di rendita diretta ai quali sia stata riconosciuta una patologia asbesto-correlata per esposizione all'amianto, nonché ai familiari dei lavoratori vittime dell'amianto, 'titolari di rendita a superstiti'. Lo stesso fondo, con L'art.1, comma 116, della legge di stabilità 2015 è stato anche esteso (in via sperimentale) per gli anni 2015-2016-2017 ai malati di mesotelioma riconducibile ad esposizione non professionale all'amianto: la modifica prevede l'erogazione di una prestazione assistenziale di importo fisso pari a euro 5.600,00 da corrispondersi una tantum".
Come ha sottolineato tuttavia l'onorevole Gian Mario Fragomeli, intervenuto nella serata di ieri assieme al vicesindaco di Lecco Francesca Bonacina, "I fondi da impiegare non devono riguardare solo le vittime ma anche gli edifici pubblici, che necessitano di essere bonificati, e sui quali purtroppo siamo ancora molto indietro sul territorio nazionale".
Come a dire che se la salute e la vita sono i beni più preziosi, allora è bene agire allo stesso tempo non solo sulle conseguenze, 'a cose fatte', ma anche sulle cause, per evitare che nuovi malcapitati si trovino a dover affrontare la medesima tragedia.  
L'ha detto Fragomeli, l'ha ribadito Francesca Bonacina, l'hanno chiesto a gran voce soprattutto Daniela Trollio, Michele Michelino, lo stesso presidente del Gruppo Amici Mesotelioma Cinzia Manzoni e tutte le persone che hanno pagato con la propria esperienza le conseguenze di un sistema che baratta il profitto con la salute di chi quel profitto ha contribuito con il proprio lavoro sincero, di notte come di giorno, a generarlo. "Il nostro è un libro scritto dalle vittime, sfortunati protagonisti diretti che han messo nero su bianco queste esperienze perché possano servire ad altri. Ne abbiamo fatto una sorta di 'manuale di istruzione' per chi verrà dopo di noi e si troverà a far fronte a problemi come questi: d'altronde, la nostra esperienza si chiama amianto, ma potrebbe chiamarsi in altro modo", ha concluso  Daniela Trollio.
Continuano intanto le attività del Gruppo Aiuto Mesotelioma Lecco per promuovere eventi informativi e di sensibilizzazione  sulla pericolosità dell'esposizione alle fibre d'amianto. Tra i prossimi appuntamenti, il convegno "Liberi dall'amianto" che si terrà nella sala civica di Olgiate Molgora il 22 ottobre e la serata di venerdì 2 dicembre, ospitata presso la Canottieri di Lecco, che unirà la 'cena con i colori del lago e sorpresa' all'intento benefico.

 

Giulia Achler

 

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sab

08

ott

2016

ISRAELE: CHI ERA SHIMON PERES?

 

Shimon Peres visto dalla prospettiva delle sue vittime

 

di Ilan Pappe (*)

 

 

  

 

Sono già stati pubblicati tutti i necrologi per Shimon Peres, senza dubbio preparati precedentemente visto che la notizia del suo ricovero in ospedale era già arrivata ai mezzi di comunicazione.

 

Il verdetto sulla sua vita è molto chiaro e lo ha pronunciato il presidente statunitense Barak Obama: Peres è stato un uomo che ha cambiato il corso della storia umana con la sua incessante ricerca della pace in Medio Oriente. 

 

La mia ipotesi è che ben pochi dei necrologi esamineranno la vita e le attività di Peres dalla prospettiva delle vittime del sionismo e di Israele.

 

Egli occupò molte posizioni politiche che ebbero un’enorme influenza sui palestinesi, dovunque essi si trovino. Fu direttore generale del ministero della Difesa israeliano, ministro della Difesa, ministro per lo Sviluppo della Galilea e de Negev (Naqab), primo ministro e presidente.

 

In tutti queste funzioni, le decisioni che prese e le politiche che seguì contribuirono a distruggere il popolo palestinese e non fecero nulla perché avanzasse la causa della pace e della riconciliazione tra palestinesi e israeliani.

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mer

05

ott

2016

USA

 

 La politica della morte

 

di Mumia Abu-Jamal (*); da: rebelion.org; 5/10/2015

  

E’ successo un’altra volta, e un’un'altra e un’altra e un’altra.

 

Un poliziotto arriva sulla scena. Urla o grugnisce un ordine. E, in un attimo, una persona muore. 

Probabilmente una persona di pelle scura. Probabilmente una persona nera.

  

Immediatamente irrompe sulla scena il linguaggio della spersonalizzazione usato da poliziotti e media corporativi: “Sospetto”. Non persona; “sospetto”. 

 

E il reato?

 

- Non ha obbedito

 

- Non ha rispettato il mio ordine di spegnere la sigaretta. 

 

Morte per disobbedienza. Obbedire o morire.

 

- A terra, perché sei sospetto.

 

 - Sospetto di che? 

 

Non importa. Qualsiasi cosa può servire.

 

Non hai la libertà di dire “no”. Non hai libertà. Non esisti. 

 

Come nazisti da quattro soldi, i poliziotti prendono decisioni come questa ogni giorno, giorno dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno…. 

 

I morti muoiono. Le famiglie piangono. E non succede niente. Perché chi è morto è un nessuno. Un’altra anima scura è morta in “America”, lo sapete già, la “terra delle gente libera”. Nessuno. Solo un sospetto. Solo un nigger**.

  

 

Dalla nazione incarcerata, Mumia Abu-Jamal

 

  (*) Giornalista,  scrittore e attivista afroamericano. Ex Pantera Nera, incarcerato dal 1982 per la maggior parte del tempo in isolamento. La sua famiglia e organismi per i diritti umani, come Amnesty International, hanno protestato per le gravi irregolarità nel processo che l’ha condannato a morte. La sentenza è stata successivamente rivista e trasformata in carcere a vita. Nonostante sia gravemente malato, le autorità statunitensi gli hanno negato il trasferimento in un ospedale specializzato. Gli è stata negata anche la scarcerazione per motivi umanitari.

(**) termine spregiativo per definire gli afroamericani.
 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

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lun

03

ott

2016

ISRAELE

 

Shimon Peres: un pacifista dalla traccia sanguinosa

 

di Robert Fisk (*)

 

Quando il mondo ha udito che Shimon Peres era morto, ha gridato: Pacifista!

 

Ma quando io ho sentito che era morto ho pensato a sangue, fuoco e assassinii.

 

Io vidi i risultati: neonati fatti a pezzi, rifugiati che urlavano, corpi carbonizzati. Era un posto chiamato Qana, e la maggioranza dei 106 cadaveri – la metà erano bambini – giacciono ora sotto il campo dell’ONU dove furono fatti a pezzi da proiettili israeliani nel 1996.

 

Io mi trovavo  su un convoglio di aiuti dell’organizzazione proprio fuori da quel paesino del sud del Libano. I proiettili fischiavano sulle nostre teste e cadevano sui rifugiati ammassati là in basso. Durò 17 minuti. 

 

Shimon Peres, che era in gara nelle elezioni per il Primo Ministro israeliano - posto che ereditò quando il suo predecessore Yitzhak Rabin fu assassinato – decise di elevare le sue credenziali militari prima del giorno delle elezioni assaltando il Libano.

 

Il vincitore, congiunto, del Premio Nobel per la Pace usò come scusa lo sparo di missili Katyusha sulla frontiera israeliana da parte di Hezbollah. Di fatto quei missili furono una rappresaglia per la morte di molti libanesi  in una trappola esplosiva lasciata, come si sospettava, da una pattuglia israeliana. Non importava.

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mer

28

set

2016

SIRIA

La Siria e il cane che non la molla

 

di Guadi calvo (*)

 

 

L’ultimo accordo tra Mosca e Washington per un ‘cessate il fuoco’, che aveva vigore a partire dal 12 settembre, si è diluito in ore, mostrando chiaramente quali sono le zanne che dissanguano il popolo siriano.

 

Appena iniziato il ‘cessate il fuoco’, l’aviazione sionista ha attaccato posizioni assegnate al presidente Bashar al-Assad a Damasco e sul Golan. A poche ore dall’incursione israeliana, l’aviazione nord-americana ha attaccato posizioni dell’Eesercito Arabo Siriano (EAS) a Deir ez-Zor, per un “errore” come molti altri già commessi. Non è la prima volta che l’aviazione nord.americana “sbaglia” e invece di attaccare posizioni del Daesh (EI) o del Fronte al-Nusra, le due organizzazioni salafiste più virulente e numerose che combattono in Siria, ha attaccato l’esercito leale al presidente al-Assad e non solo, ma ha scaricato rifornimenti in territori dominati dagli integralisti musulmani.

 

Mosca ha dovuto protestare per l’ “errore” di Deir ez-Zor, che ha reso possibile ai miliziani del Daesh di attaccare posizioni dell’EAS approfittando dell’ “errore” che ha indebolito le sue linee difensive, per impedire la riapertura della via terrestre che unisce Teheran con Damasco.

 

Questa nuova azione di Washington, naturalmente, è finita con l’accordo tra il segretario di Stato John Kerry ed il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov.

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lun

26

set

2016

BIKINI E BOURKINI

 

Bikini o bourkini: due facce della stessa medaglia

 

 

 

di Daniela Trollio (*)

 

 

 

La scena: una spiaggia di Nizza, gente stesa al sole e quattro uomini in uniforme e pistola, che obbligano un’anziana donna araba seduta sui ciottoli a togliersi il velo e la blusa che porta, sotto lo sguardo indifferente di alcune donne francesi, sicuramente laiche e repubblicane, in bikini.

 

Non è l’unico caso avvenuto questa estate nel paese della Liberté, Fraternité, Egalité.

 

Ora la polizia francese pattuglia le spiagge per costringere le donne che portano il velo a toglierselo, proprio come quella dell’Arabia Saudita e di altri paesi pattugliano le strade per obbligare le donne arabe a coprirsi, in base al precetto religioso, la hisba, che obbliga a “rifiutare il male e imporre il bene”… precetto assunto a quanto pare in toto anche dalle nostre “laiche e democratiche” società.

 

C’è qualche differenza? Io non ce la vedo, a meno di credere che vi sia una relazione tra la libertà delle donne e il numero dei vestiti che devono, o non devono, coprire il loro corpo.

 

Falso dibattito che attraversa le nostre società da tempo: del resto è il logico corollario di quel teorema per  cui l’Occidente imperialista afferma che è legittimo “portare la democrazia e il progresso” con le bombe e quindi oggi “libera” le donne obbligandole a spogliarsi in pubblico.

 

 

Il mercato “libera” noi donne mentre la religione ci reprime? Poter mostrare le tette, magari rifatte a caro prezzo, per vendere meglio un formaggino è libertà  o massima mercificazione talvolta consenziente, che dall’altro lato ha introdotto una nuova parola – femminicidio – che sfuma una realtà tragica: continuiamo ad essere “cose”, merce di proprietà di qualcuno che, quando non rispondiamo più ai suoi canoni, ci butta via, spesso in maniera definitiva.

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dom

25

set

2016

L'ITALIA CHE AFFONDA

 

L’Italia che affonda

 

 

Terremoti, calamità naturali e incidenti, sono dovuti alla semplice “fatalità” o sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista?

  

Michele Michelino 

 

Il terremoto accaduto nel rietino, tra Accumoli e Amatrice, che ha distrutto borghi storici tra Lazio e Marche e fatto quasi 300 morti e centinaia di feriti, è passato. Rimangono le macerie, le persone nelle tende e le inchieste giudiziarie che, con i tempi biblici della giustizia borghese, come sempre rischiano di lasciare impuniti i responsabili.

 

A oggi sono 298 i morti e più di 350 i feriti e poiché il 24 agosto - giorno dello scisma - c’erano molti villeggianti, non si sa se ci sono altri morti sotto le macerie. Purtroppo altri disastri “naturali” sono prevedibili e attesi e certamente avverranno: ma non si potranno annoverare semplicemente fra le calamità. 

 

L’Italia è un paese che affonda e non si può incolpare solo la natura.

 

 I morti per “calamità” naturali e incidenti non sono dovuti alla semplice “fatalità”; questi disastri sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista, il vero cancro del paese e dello sfruttamento intensivo degli esseri umani e della natura.

 

In 44 anni sono stati spesi 122 miliardi di euro, soldi rubati dalle tasche dei proletari e finiti in quelli dei padroni senza alcuna messa in sicurezza dei territori.

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sab

24

set

2016

CONVEGNO: GIUSTIZIA O INGIUSTIZIA?

 

Pubblichiamo l’intervento del nostro comitato al convegno al Senato di cui siamo stati relatori.

 

 

Convegno

 

 

I procedimenti penali per i tumori professionali: Giustizia o Ingiustizia?  

 

 

 

VENERDI’ 23 SETTEMBRE 2016

 

SENATO DELLA REPUBBLICA, SALA KOCH, PALAZZO MADAMA

 

PIAZZA MADAMA 11, ROMA

 

 

Michele Michelino (*)

 

 

 

Al lavoro è peggio che in guerra.

 

 

 

L’Italia è il paese che, subito dopo l’incendio che uccise 7 lavoratori bruciati vivi nel 2007, ha visto gli industriali applaudire i dirigenti assassini della ThissenKrupp.

 

Pochi giorni fa (il 14 settembre) un operaio egiziano di 53 anni padre di 5 figli, che stava partecipando a un picchetto all'esterno di un'azienda di logistica a Piacenza, è stato assassinato, travolto e ucciso dall'autista di un TIR. Un assassinio premeditato che, da quanto riferiscono testimoni, è avvenuto su istigazione di un dirigente della logistica, che incitava l’autista ad avanzare nonostante il picchetto. Ennesima dimostrazione di una giustizia padronale, di classe, che protegge i diritti dei carnefici e assassini a scapito delle vittime, non a caso l’assassino - dopo una notte in questura a Piacenza - è stato prontamente rimesso in libertà: è indagato a piede libero per omicidio “stradale”

 

 

 

Ogni giorno si muore sul lavoro e di lavoro. Il 17 settembre proprio mentre si manifestava a Piacenza contro l’assassinio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, altri 3 lavoratori morivano sul lavoro e la lista si allunga ogni giorno.

 

Anche se la Costituzione afferma che l'operaio e il padrone sono uguali, entrambi “cittadini”, ed hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall'ordinamento giuridico fa sì che la "libertà" e la "uguaglianza" dei cittadini sia solo formale. In realtà, in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione astratta di uguaglianza giuridica, e da una situazione concreta, reale, di disuguaglianza sociale ed economica.

 

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gio

22

set

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Recensione di Moni Ovadia del libro Amianto: morti di “progresso” pubblicata sul quotidiano il manifesto di oggi 22 settembre 2016.

 

 

 

Stragi occultate in nome del profitto

 

 

 

L’ultimo sabato del mese di Aprile, ogni anno, se precedenti impegni professionali non me lo impediscono, partecipo ad una marcia a Sesto San Giovanni che parte dalla sede del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” e arriva, dopo un tragitto relativamente breve, a piazza Carducci, prospiciente al terreno dove un tempo sorgeva la Breda, una delle celebri fabbriche della Milano industriale.

 

Sopra un fazzoletto di spazio verde sottratto ai nuovi edifici delle attività commerciali e di servizi che hanno sostituito le strutture industriali, è stato collocato un cippo “A memoria delle vittime dello sfruttamento capitalistico”, queste le precise parole dell’iscrizione.

 

Che cosa intende rappresentare questa marcia che termina con una breve celebrazione intesa ad onorare le vittime menzionate nella scritta del modesto monumento privo di ogni prosopopea? Forse il rito di un pugno di nostalgici veterocomunisti dei quali faccio parte anch’io? Osservato superficialmente, tutto sembra confermarlo, ma in realtà si tratta di ben altro. Le persone che ogni anno partecipano alla marcia, ricordano le vittime dell’amianto. Non solo le decine e decine di migliaia di vittime di un lontano tempo passato, ma anche quelle di un passato recente, recentissimo, quelle che stanno diventando vittime nel tempo presente, nel prossimo futuro e quelle che lo diventeranno in un futuro meno prossimo ma che sono già condannate.

 

I sostenitori dello sviluppo capitalistico e dei suoi benefici forse penseranno che i morti sono il prezzo indiretto e involontario pagato al valore del progresso con le sue straordinarie innovazioni. Non è così! I lavoratori e gli abitanti dei territori inquinati sono stati sacrificati deliberatamente alla logica dei profitti ipertrofici di un Capitalismo indifferente alla salute, alla dignità e perfino alla vita degli esseri umani.

 

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mar

20

set

2016

ISRAELE E STATO ISLAMICO

 

Israele: non conviene annientare lo Stato islamico

 

di Adrián Mac Liman  (*)

 

Distaccamenti dello Stato islamico localizzati nella valle di Yarmuk, a pochi chilometri dalle Alture del Golan. La notizia diffusa pochi giorni fa dalla seconda catena televisiva israeliana ha fatto suonare l’allarme. Lo Stato islamico? La chimera che si era impadronita della metà del suolo siriano e del Nord dell’Iraq si stava per trasformare in un pericolo reale per lo Stato ebreo? Apparentemente dispongono di carri armati, di artiglieria pesante e…. di armi chimiche!, avverte lo spionaggio militare israeliano, che vigila da mesi i simpatizzanti dello Stato Islamico. Tutto lascia presagire un attacco lampo contro Israele.

 

La minaccia non si è concretizzata, ma l’allerta continua, diventando un autentico incubo per gli abitanti degli insediamenti ebrei delle Alture del Golan. Dettaglio interessante: fino ai primi giorni di settembre la popolazione israeliana non era particolarmente inquieta riguardo alla presenza dello Stato islamico nella regione. E’ vero: le sanguinarie orde dell’ISIS si trovavano nel paese vicino. Gli assassinii e la distruzione in nome del profeta facevano parte del menù televisivo degli abitanti di Tel Aviv, Haifa o Gerusalemme. Ma la Siria era lontana, almeno mentalmente. Ciò che succede al di là dei confini di Israele non ha nulla a che vedere con la sicurezza armata che ripara i più di sei milioni di ebrei che vivono in Terra Santa. In questo contesto si è posta la domanda dubbiosa: farla finita con l’Esercito Islamico? Perché? 

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lun

19

set

2016

NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

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ven

16

set

2016

IL CAPITALISMO E' MORTE

IL CAPITALISMO E’ MORTE

 

UN ALTRO LAVORATORE ASSASSINATO SUL POSTO DI LAVORO MENTRE LOTTA. 

 

La notte del 14 settembre Abd Elsalam Ahmed Eldanf - un operaio egiziano di 53 anni, padre di 5 figli, iscritto al sindacato USB, che stava partecipando a un picchetto all'esterno di un'azienda di logistica a Piacenza - e' stato travolto e ucciso dall'autista di un tir. L’assassino, fermato dopo la notte in questura a Piacenza, è stato subito rimesso in libertà: è indagato a piede libero per omicidio “stradale”. Il PM incaricato dell’inchiesta si è affrettato dopo poche ore a definire così la morte del lavoratore, aggiungendo anche che non era in corso alcuno sciopero (vorremmo sapere allora cosa ci faceva la polizia davanti alla logistica GLS ….). Molti testimoni, invece, hanno affermato che l’assassinio premeditato del lavoratore è avvenuto su istigazione di un dirigente della logistica, che incitava l’autista ad avanzare nonostante il picchetto. 

 

Per i padroni e le istituzioni, come sempre, il fatto è dovuto a un “tragico incidente”.

 

Questa morte - questo operaio che non tornerà più a casa dalla sua famiglia -, non è che l’ultima di una serie sanguinosa di morti, coperte da bugie per cercare di nascondere le miserabili condizioni in cui lavorano gli operai perché anche pochi euro risparmiati per la sicurezza, per condizioni di lavoro decenti, per un salario degno, vanno ad intaccare quel massimo profitto che è l’unico scopo del capitale. 

 

Nel “moderno” capitalismo del 2016 noi lavoratori continuiamo a dover lottare contro chi ci fa lavorare - e morire di lavoro e per il lavoro - come nell’Ottocento.

 

In nome dell’aumento della produttività e del profitto, con il continuo ricatto del posto di lavoro, i padroni e i loro tirapiedi vogliono costringere i lavoratori a lavorare in condizioni sempre più pericolose e con salari sempre peggiori.

 

Dietro le vuote parole della democrazia borghese si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di violenza, licenziamenti, assassinii contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”. Nella società borghese il diritto del padrone a sfruttare i lavoratori e fare profitti, viene prima di qualsiasi altro diritto dei lavoratori, compreso quello di vivere. 

 

La lotta di chi si ribella contro lo sfruttamento capitalista dell’uomo sull’uomo, come ha fatto Abd Elsalam Ahmed Eldanf, è la nostra lotta. 

 

Onore al nostro compagno Abd Elsalam Ahmed Eldanf, assassinato dal capitale.

 

Oggi ci uniamo al dolore della sua famiglia e dei suoi compagni di lotta e saremo presenti alle manifestazioni di protesta perché la sua lotta è la nostra lotta.

 

Solidarietà operaia e proletaria con i lavoratori di tutto il mondo che lottano contro lo sfruttamento.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

 

Via Magenta 88 / 20099 Sesto San Giovanni MI / tel+fax 0226224099,

 

 e-mail: cip.mi@tiscalinet.it

 

sito web          http://ciptagarelli.jimdo.com/about/

Sesto San Giovanni, 16/09/ 2016                                  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

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gio

15

set

2016

I MORTI E I DISASTRI DELL'IMPERIALISMO

 

Tutti i morti dell’11 settembre

 

di Guadi Calvo (*)

 

A quindici anni dal monumentale colpo al centro culturale e finanziario dell’Occidente, il mondo continua a non riprendersi. A partire da allora, ai quasi tremila morti lasciati dagli attacchi al World Trade Center bisogna aggiungere le centinaia di migliaia, o milioni, di morti innocenti che la furia omicida scatenata dall’amministrazione di George W.Bush, insieme agli interessi del complesso militare-industriale, ha seminato in centinaia di città, migliaia di villaggi, su strade, sentieri e luoghi, fondamentalmente, situati nel mondo islamico.

 

A questo rapido conto bisogna aggiungere le migliaia di affogati nel Mediterraneo che fuggivano dai conflitti e le centinaia di massacrati nella stazione di Atocha, a Parigi, a Bruxelles, a Nizza, a San Bernardino, a Saint-Etienne-du-Rouvray.

 

 Con la sua guerra globale al terrorismo Bush si autonominò cavaliere e cominciò una crociata che, dopo 15 anni, non solo non finisce ma che pare proiettarsi verso l’infinito, per continuare a bruciare le vite di molti che non sono neppure ancora nati.

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mar

13

set

2016

VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE

 

Pubblichiamo la locandina di un’iniziativa dell'ANPI sul referendum Costituzionale.

Alla manifestazione parlerà anche un nostro compagno che interverrà (dalle 17,15 alle 17,30) spiegando le ragioni per cui noi votiamo NO.

Alleghiamo per chi non l’ha letto, un articolo pubblicato sulla rivista "nuova unità" e ripreso da vari blog che spiega le ragioni del nostro NO come Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli". 

 

riforma costituzionale 

Verso il referendum 

Più che revisione costituzionale è revisione antisociale 

Michele Michelino (*) 

In autunno saremo chiamati a votare sulla legge di “riforma” o controriforma costituzionale (Disegno di Legge Boschi) approvato dal Parlamento nell’aprile del 2016, voluta dal governo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. 

Il quesito referendario, qualora fosse approvato (per questo referendum non esiste quorum), modifica la Costituzione del 1947, cancellando e stravolgendo alcuni dei principi democratico-borghesi della Carta Costituzionale. 

La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza al nazi-fascismo, è frutto della lotta degli antifascisti e in particolare dei rapporti di forza fra borghesia e proletariato, oggi rimessi in discussione dai borghesi. 

Il governo Renzi, rappresentante degli interessi dell’imperialismo, è stato costretto a indire il referendum perché questa “riforma” è stata approvata dal Parlamento con un numero di voti inferiore ai 2/3 dei suoi componenti, e per diventare operativa deve essere sottoposta a referendum popolare come prevede l’art. 138 della Costituzione. 

Con il referendum, il governo e il Presidente del Consiglio (che ha affermato ripetutamente che se non passa la riforma andrà a casa, facendone un plebiscito sulla sua persona) si pongono l’obiettivo del superamento del “bicameralismo perfetto” e della “doppia fiducia”, obiettivo perseguito dal capitale imperialista già nell’immediato dopoguerra perché l’imperialismo ha sempre ritenuto la Costituzione, anche se quasi mai applicata nei principi generali, troppo favorevole ai proletari. Per raggiungere l’obiettivo, sostengono che la loro “riforma” ridurrebbe i costi della politica, modernizzerebbe il paese e altre fandonie simili. 

In realtà la Costituzione “antifascista” prevedeva le due Camere per tutelarsi contro i colpi di mano parlamentari e di Stato autoritari e fascisti. Ora, se nel referendum passasse la controriforma approvata dal governo Renzi, il Parlamento “antifascista” voluto dai “padri costituenti” cambierebbe natura. Sarebbe sempre composto di Camera e Senato, ma solo la Camera dei deputati potrebbe legiferare e avrebbe il potere di concedere o revocare la fiducia al governo di turno.

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ven

09

set

2016

GRAN BRETAGNA

 

I rifugiati di Calais, una dimenticanza del Brexit

 

Di Guadi Calvo (*)

 

Mentre Regno Unito e Unione Europea risolvono la disputa matrimoniale che ha portato al divorzio e dirigenti e tecnocrati affilano la punta delle loro matite nell’ora della divisione dei beni, a qualcuno, vai a sapere chi, è successo di ricordare che in un remoto angolo di Francia rimaneva un problema che i britannici stavano lasciando da risolvere a loro piacere a Parigi o Bruxelles, nel senso di quest’ultima in quanto capitale dell’Unione Europea.

 

Anche se, guardandolo bene, non è un problema ma 10 mila problemi: alcuni poi stimano che il numero potrebbe arrivare a 13 mila rifugiati che abitano la Giungla, come giornalisticamente è conosciuto il campo dei rifugiati eretto dai suoi stessi abitanti con cartoni, latte, plastica e legni. Il che fa sì che la Giungla, che manca di servizi sanitari e delle minime condizioni di salubrità, non sia un campo di rifugiati ma una bidonville, forse la più miserabile d’Europa.

 

 

 

La formazione dell’accampamento nelle vicinanze della città di Calais, vicina all’entrata dell’Eurotunnel che mette in comunicazione con la città britannica di Folkestone, cominciò nei primi mesi dello scorso anno quando i rifugiati cercavano di fuggire da guerre e persecuzioni che proprio l’Unione Europea, insieme al suo socio di maggioranza, gli Stati Uniti, avevano cominciato nel 2011.

 

Già dalla metà degli anni Ottanta Calais si era trasformata in una specie di sala di pre-imbarco per migliaia di migranti che volevano fare il grande salto sopra il canale della Manica. Erano i kossovari che fuggivano dalla guerra dei Balcani, che nel corso degli anni Novanta arrivarono in gran numero e cominciarono a stabilirsi nei depositi e nei capannoni abbandonati lungo la costa.

 

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lun

05

set

2016

BOLIVIA

Bolivia: assassinio del vice-ministro Rodolfo Illanes

Intervista ad Alfredo Rada Vélez, viceministro per il coordinamento con i movimenti sociali

 

“E’ ora di separare i padroni dai lavoratori all’interno del cooperativismo dei minatori”.

 

Le organizzazioni delle cooperative delle miniere hanno fatto, per una settimana, blocchi stradali che hanno colpito i dipartimenti della parte occidentale della Bolivia. L’azione di protesta ha avuto il suo massimo picco di violenza giovedì 25 agosto con l’assassinio del vice-ministro degli Interni, Rodolfo Illanes. Dopo questo crimine, e il ripudio popolare contro i membri delle cooperative che questo fatto ha generato, i loro blocchi sono stati immediatamente sospesi. Di questi fatti abbiamo parlato con il viceministro per il coordinamento con i movimenti sociali, Alfredo Rada.

 

. Come si può spiegare questo conflitto con i cooperanti dell’industria mineraria?

 

. Si spiega nel contesto di una situazione economica che si deteriora per l’impatto della caduta dei prezzi internazionali dei minerali, ma anche delle altre materie esportabili che la Bolivia ha (gas, soya, quinua tra gli altri). A fronte di questa caduta, la dirigenza del cooperativismo minerario, in cui predominano sempre più i settori padronali che hanno accumulato potere economico all’interno delle cooperative, reagisce violentemente cercando tre obiettivi: 1)ottenere più concessioni, più sovvenzioni e finanziamenti statali destinati al suo settore;2) preservare, all’interno delle cooperative, le forme flessibilizzate di sfruttamento della forza lavoro, evitando qualsiasi tipo di organizzazione sindacale all’interno delle cooperative stesse; 3) ottenere il riconoscimento de facto delle società con capitale gestito dai padroni delle cooperative e capitale privato nazionale e straniero.

 

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gio

01

set

2016

BRASILE

E il golpe c’è stato in Brasile

 

di Emir Sader (*)

 

 

 

Il sogno della destra brasiliana, dal 2002, si è realizzato. Non sotto le forme precedenti che essa ha provato. Non come quando cercò di far cadere Lula nel 2005, con un impeachment, che non andò a buon fine. Non con i tentativi elettorali, nel 2006, 2010 e 2014, quando fu sconfitta. Adesso hanno trovato la scorciatoia per interrompere i governi del PT (Partito dei Lavoratori), proprio quando avrebbero continuato a perdere le elezioni con Lula come prossimo candidato.

 

 

 

E’ stato tramite un golpe ‘bianco’, per il quale i golpe dell’Honduras e del Paraguay sono serviti da laboratorio. Sconfitta in 4 successive elezioni e con l’enorme rischio di continuare ad esserlo, la destra ha trovato la scorciatoia di un impeachment senza alcun fondamento, contando sul tradimento del vice-presidente, eletto due volte con un programma ma disposto invece ad applicare il programma sconfitto 4 volte nelle urne.

 

 

 

Servendosi della maggioranza parlamentare eletta, in gran parte, con le risorse finanziarie raccolte da Eduardo Cunha, l’unanimemente riconosciuto come il più corrotto tra tutti i corrotti della politica brasiliana, la destra ha fatto cadere una presidentessa rieletta da 54 milioni di brasiliani senza che si sia configurata alcuna ragione per l’impeachment.

 

 

 

E’ la nuova forma che il colpo di stato assume in America Latina.

 

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gio

25

ago

2016

SIRIA

Denuncio, ergo sum

 

Di Sara Rosemberg (*)

 

 

 

Fiumi di inchiostro corrono per la rete e sui giornali e ancora una volta l’agenda “virale” viene fissata dal criminale. E’ il corpo del crimine che si nasconde nella pseudo coscienza incapace di agire.

 

 

 

Denunciano. Migliaia di click, centinaia di migliaia di emotikon, replicano l’atroce fotografia – “viralizzata” – per scuotere le anime sensibili che bevono, mangiano e passeggiano mentre, a qualche chilometro, le bombe cadono e pochi dicono che sono bombe terroristiche finanziate – con le tasse e con l’indifferenza – dalle potenze occidentali implicate in questa guerra brutale e naturalmente asimmetrica contro il popolo siriano.

 

 

 

Devo fare la lista completa delle atrocità degli Stati Uniti contro la popolazione civile di tanti paesi e popoli bombardati nel mondo, o continueremo a creere che Hiroshima e Nagasaki sono stati casi isolati?

 

Non scocciatemi, per favore. Per favore.

 

Non esiste il diritto di non mettere in relazione e il non mettere in relazione e il dimenticare sono solo segni di barbarie e di complicità. Non essere capaci di articolare un fatto con un altro ha a che vedere con  la noncuranza, con la sconfitta accettata o consumata in questa guerra contro la storia che è una guerra costante ed essenziale. Dobbiamo vederla.

 

 

 

Mi ero ripromessa di non scrivere sul tema perchè ci sono fiumi di inchiostro sul bambino, e ogni volta che leggo qualcosa digrigno i denti e mi infurio.

 

Quanta pornografia sentimentale, quanta malattia emozionale, quanto abuso. Dalla semiotica alla denuncia aperta, dalle macabre ONG agli autori dei massacri con le loro poderose campane, dai pulpiti alle strade, il bambino torna ad essere utilizzato come  la merce di una sinistra politica.

 

 

 

Non voglio vedere il bambino, non voglio veder soffrire altri bambini.

 

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mar

23

ago

2016

CIA E YIHAIDISTI

Chi ha creato gli yihaidisti: i Bush, i Clinton o Obama? L’Operazione Ciclone della CIA

 

di Alfredo Jalife-Rahme (*)

 

 

 

La sconvolgente accusa di Donald Trump sul fatto che Obama sia il creatore degli yihaidisti dell’Isi/Daesh

 

ha causato grande scandalo sia negli Stati Uniti (USA) che nel resto del mondo (http://goo.gl/7yFf7p).

 

Trump aveva già accusato, senza vergogna, Obama e la sua allora segretaria di Stato Hillary Clinton, di essere dietro le quinte della proliferazione yihaidista (http://goo.gl/ggJvEn).

 

Lo stesso presidente russo Vladimir Putin aveva accusato gli USA di essere dietro l’irredentismo yihaidista (http://goo.gl/I1kn6D).

 

A causa dello scandalo, Trump ha smentito se stesso dicendo che le sue dichiarazioni erano un prodotto del sarcasmo, per poi tornare alla carica il giorno dopo e ripetere le sue gravi quanto temerarie accuse che i suoi seguaci, che formano un 40% dell’elettorato, credono alla lettera (http://goo.gl/DgmSLv).

 

 

 

Ma chi ha creato davvero gli yihaidisti?

 

 

 

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ven

19

ago

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Presentazione del libro AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO” Sabato 20 agosto ore 17,45

a Viareggio - Darsena Pineta di Levante (tra Stadio dei Pini e Palazzetto dello Sport).

 

Saranno presenti gli autori Michele Michelino e Daniela Trollio.

 

 

La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.


Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi è giusto e la resistenza diventa un dovere.
…..la grande menzogna secondo cui alla ricchezza dei padroni corrisponderebbe la prosperità di lavoratori e cittadini non è mai stata più sbugiardata che in questi anni: decine di migliaia di persone hanno pagato, pagano e pagheranno sulla loro pelle questa ricchezza, oltre a lavorare e a vivere in condizioni sempre più inumane. Passato, presente e futuro …. perché è in questi tempi che l’amianto uccide.
Abbiamo vinto, abbiamo perso, ma non ci siamo mai arresi e questo “altro luogo” ci è servito per arrivare dove difficilmente saremmo arrivati, alle coscienze di migliaia e migliaia di persone che dell’amianto sapevano poco o nulla. Questo libro raccoglie e racconta attraverso i documenti, gli atti processuali e le lotte, le storie di uomini e donne, di comitati e associazioni che da anni si battono – senza mai arrendersi - in fabbrica e sul territorio per la difesa della salute e della vita umana, rifiutandosi di essere “merce” a perdere per il “mercato”.

 

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sab

13

ago

2016

AUGURI COMPAGNO FIDEL

Fidel Castro nel suo novantesimo compleanno

 

Il miglior omaggio a Fidel: guardare nella sua stessa direzione

 

di Marta Harnecker (*)

 

Più di mezzo secolo fa, mentre nelle case latinoamericane si celebrava l’inizio del nuovo anno, succedeva una buona cosa a Cuba: un esercito guerrigliero, con base sociale contadina, trionfava nell’isola caraibica liberando il paese dalla tirannia batistiana. Si inaugurava così un processo politico che pretendeva non solo di rovesciare un dittatore ma di seguire una linea coscientemente rivoluzionaria: trasformare profondamente la società a beneficio delle grandi maggioranze.

 

 

 

Questo trionfo delle forze popolari, guidate dal Movimento 26 Luglio e dirette dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz, risvegliò la simpatia della maggior parte della sinistra occidentale, ma in particolar modo della sinistra dell’America Latina. Era una luce che si affacciava nell’oscuro ambiente conservatore che si viveva allora nel sub-continente.

 

Aveva rotto con due tipi di fatalismo molto diffusi nella sinistra latinoamericana: uno geografico e l’altro militare. Il primo affermava che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato una rivoluzione socialista nella loro area strategica e Cuba trionfava molto vicino alle sue coste. Il secondo sosteneva che, data la sofisticazione che gli eserciti avevano raggiunto, non era più possibile vincere un esercito regolare, ma la tattica guerrigliera impiegata dai rivoluzionari dimostrò che era possibile indebolire l’esercito nemico fino ad arrivare a sconfiggerlo.

 

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ven

05

ago

2016

BANCHE

La pagliacciata degli stress tests

 

di Luìs Casado (*)

 

Come di sicuro saprai, gli “stress tests” sono una sorta di auscultazione del polso destinata a valutare la salute delle banche. In realtà tutto succede come se fossi tu stesso ad andare dal medico accompagnato da un bambolotto di legno ed il medico misurasse la pressione a quest’ultimo. Se il discepolo di Ippocrate ti dice che va tutto bene, comincia a preoccuparti. Con le banche succede lo stesso.

 

Ogni certo periodo, l’Autorità Bancaria Europea (ABE)  applica lo stetoscopio ad un certo numero di istituti bancari, con il sano proposito di farti dormire tranquillo. La cosa curiosa è che il suo inappellabile giudizio consacra la splendida salute di banche che, poco dopo, cominciano a piegare le ginocchia.

La banca italiana Monte dei Paschi …… ti dice qualcosa? Si dice che sia la banca più antica del mondo e – dev’essere a causa dell’età – ormai non sta più in piedi nemmeno con le mollette. Come è frequente nell’attività finanziaria privata, ha bisogno di periodiche trasfusioni di denaro pubblico per mantenersi in vita. Tu mi dirai “Così anch’io .. (sarei capace)”. Esattamente.

 

Il primo dubbio che sorge con gli “stress tests” ha a che vedere con le banche convocate alla visita medica. Se lasci fuori quelle che presentano evidenti sintomi di debolezza, di febbre o di diarrea … è poco probabile che tu scopra una eventuale epidemia. Tuttavia è quello che succede, basta vedere.

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mer

03

ago

2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE

riforma costituzionale

 

Verso il referendum

 

Più che revisione costituzionale è revisione antisociale

 

Michele Michelino (*)

 

In autunno saremo chiamati a votare sulla legge di “riforma” o controriforma costituzionale (Disegno di Legge Boschi) approvato dal Parlamento nell’aprile del 2016, voluta dal governo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

 

Il quesito referendario, qualora fosse approvato (per questo referendum non esiste quorum), modifica la Costituzione del 1947, cancellando e stravolgendo alcuni dei principi democratico-borghesi della Carta Costituzionale.

 

La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza al nazi-fascismo, è frutto della lotta degli antifascisti e in particolare dei rapporti di forza fra borghesia e proletariato, oggi rimessi in discussione dai borghesi.

 

Il governo Renzi, rappresentante degli interessi dell’imperialismo, è stato costretto a indire il referendum perché questa “riforma” è stata approvata dal Parlamento con un numero di voti inferiore ai 2/3 dei suoi componenti, e per diventare operativa deve essere sottoposta a referendum popolare come prevede l’art. 138 della Costituzione.

 

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lun

01

ago

2016

GRAN BRETAGNA E UNIONE EUROPEA

Da “nuova unità”

 

 

 

La Gran Bretagna se ne va

 

di Daniela Trollio(*)

 

 

 

Dopo l’esito del Brexit, la maggior parte degli analisti a livello internazionale si sono chiesti quali saranno le conseguenze sui mercati, sulle monete, sulle economie. Ma a noi pare molto più importante capire cosa significa in termini politici la decisione dell’elettorato britannico.

 

Un dato fondamentale del referendum è la sua polarizzazione “di classe”.

 

Capita poche volte di poter definire così chiaramente un fatto: eppure in questo caso chi ha votato maggioritariamente per l’uscita da quel mostro in cui si è trasformata l’Unione Europea – che era nata, almeno a parole, come un progetto sociale e politico progressista - è stato il proletariato delle metropoli inglesi, quello delle zone più povere del paese, i lavoratori impoveriti dai tagli sociali, dalla scomparsa dei diritti del lavoro. Se nella Londra capitale, quella della “l’intellettualità” delle università, del mondo finanziario e industriale dove si gridava al disastro nel caso di un’uscita, ha vinto il SI, nelle zone operaie di East Midlands, nel North West, nel South West, nello Yorkshire, nell’Humber e in Galles ha vinto il NO. La località dove più ha trionfato il Brexit è stata il West Midlands, zona tradizionalmente laburista, dove l’UKIP (il partito nazionalista e razzista) non ha rappresentanza e dove non esiste un’immigrazione significativa.

 

 

 

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ven

29

lug

2016

EUROPA

Europa: da quella polvere a questo fango

di Guadi Calvo (*)

L’Europa – per capirci l’Unione Europea e la NATO – conosceva molto bene la strada che la portava a distruggere la Libia, a distruggere la Siria, a distruggere l’Iraq e ad annichilire per i secoli dei secoli l’Afganistan, ma nessuno le aveva spiegato come tornare da là.

Per visualizzare i nuovi campi di battaglia, i grandi strateghi occidentali utilizzarono il Battlefield Augmented Reality System (BARS o sistema di realtà ampliata per il campo di battaglia), insieme alle opzioni fornite dai laboratori interdisciplinari o Think Tanks, e con il rispettivo avallo politico e l’assistenza del potere mediatico. Impiegando un’arma da guerra così letale quanto una pioggia di missili, demolirono con somma monotonia interi paesi, migliaia di villaggi, centinaia di città, milioni di vite e secoli di civiltà.

 

Nessuno può negare che, se l’obiettivo era distruggere, il piano armato sulla “Primavera Araba” fu il successo più importante dell’Occidente dalla demolizione del blocco socialista simbolizzato dal Muro di Berlino.

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lun

25

lug

2016

CUBA

DISCORSO DI RAÚL CASTRO ALLA CHIUSURA DI SESSIONE DEL PARLAMENTO DI CUBA

La Habana, 8 luglio 2016 - Di seguito il testo integrale del discorso del presidente di Cuba, Raúl Castro, alla clausura del VII Periodo di Sessioni dell'VIII Legislatura dell'Assemblea Nazionale (Parlamento).
Compagne e compagni,
Quest'anno abbiamo avuto un intenso primo semestre con la realizzazione di importanti eventi nazionali e internazionali, in primo luogo il VII Congresso del nostro Partito che ha adottato un a serie di accordi di vasta portata nell'interesse dell'aggiornamento del modello economico e sociale cubano.
Da lunedì scorso si sono tenute le sessioni di lavoro delle dieci commissioni permanenti dell'Assemblea Nazionale, nell'ambito delle quali i deputati hanno analizzato le questioni più rilevanti della vita della Nazione.
Il nostro popolo ha ricevuto un'ampia informazione su queste tematiche e per questo il mio intervento sarà breve.

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ven

22

lug

2016

RIFLESSIONI SULLA STRAGE DI NIZZA

Nota del traduttore: Corsi e ricorsi della storia: qualcuno ricorda il clima sociale e le lotte operaie in Italia alla vigilia della strage di Piazza Fontana a Milano?

Qual’è la strana relazione tra i drammatici fatti di Nizza e la riforma del lavoro di Hollande?

           di Màximo Relti (*)

Alcuni precedenti

Storicamente la si conosce come “Kristallnacht”. La traduzione è “Notte dei cristalli”. Con questo nome si identificano i fatti accaduti in Germania tra il 9 e il 10 novembre 1938. Durante quella notte, i nazisti iniziarono tutta una catena di attacchi violenti combinati contro i beni e le persone di altri tedeschi di etnia ebrea.

Quel “pogrom” fu presentato dalla stampa di allora come una reazione spontanea della popolazione tedesca contro gli ebrei per l’assassinio, due giorni prima, del segretario dell’ambasciata tedesca a Parigi, Ernst von Rath, per mano di un giovane tedesco di origine ebrea.

Ma oggi è ampiamente provato che quegli atti di “ripudio” antisemiti furono organizzati in precedenza dal ministro della propaganda del Reich, Joseph Goebbels, e ordinati personalmente dallo stesso Adolf Hitler.

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gio

21

lug

2016

TURCHIA

Il ridicolo colpo di stato in Turchia in 17 riflessioni

 

di Nazanìn Armanian (*)

 

In base alla scarsa informazione disponibile sui fatti del 15 luglio, mi vengono le seguenti idee:

 

 

 

1. Anche se il regime di Recep Tayyip Erdogan è capace di commettere un attentato di “falsa bandiera” (aveva progettato di distruggere il mausoleo dello Sha Solimano, fondatore della dinastia ottomana, situato in Siria e di lanciare un missile sui propri cittadini, incolpando di entrambi gli atti il governo di Bashar al Assad, come ha rivelato nel marzo 2014), non lo farebbe partendo dall’esercito. Sarebbe un’operazione troppo arrischiata, con armi reali, tramite un’istituzione in cui il presidente turco non ha fiducia.

 

2. E’ dubbio anche che Fathola Gülen, il religioso sunnita turco felicemente residente negli USA abbia potuto, come indica Erdogan, mobilitare migliaia di militari di un esercito profondamente laico. Oltretutto il suo metodo è prendere il potere infiltrandosi nei luoghi chiave del potere, non patrocinare una rivolta di amateurs.

 

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lun

18

lug

2016

MASSACRO A NIZZA

Nizza: morti di ipocrisia

 

di Guadi Calvo (*)

 

Quando la scrittrice cilena Gabriela Mistral seppe del suicidio del suo amico Stefan Zweig, angosciato dalla barbarie nazista e dai “tanti anni di vagabondaggi senza patria”, dichiarò: “E’ morto di guerra”.

 

Noi, di fronte alla morte non solo delle recenti 84 vittime dell’attacco di ieri a Nizza, ma di tutte quelle dei recenti attentati in Europa, possiamo dire “Sono morti di ipocrisia”. 

 

Mentre sulla Promenade des Anglais, la bella passeggiata di fianco al mare della forse più civettuola città della  Francia, migliaia di persone si apprestavano a godersi i fuochi artificiali in ricordo della Rivoluzione Francese, i fuochi reali di una guerra che i loro governanti hanno cominciato nel 2011 contro il mondo arabo li hanno presi alle spalle.

 

Il camion che, a tutta velocità, si è lanciato sulla folla e che si è fermato dopo 200 metri su una montagna di vite spente, condotto da un giovane “solitario e silenzioso” franco-tunisino di 31 anni di nome Mohamed Lahouaiej Bouhlel, forse era una delle migliaia di armi di distruzione di massa che Saddam Hussein nascondeva nei suoi arsenali ultra segreti e per cui l’Occidente, sempre così disposto a salvare il mondo, ha iniziato non solo una delle mattanze più atroci della storia, come se ce ne fosse qualcuna che non lo sia, ma certo una delle più prolungate. 

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gio

14

lug

2016

DISASTRO FERROVIARIO IN PUGLIA

DISASTRO FERROVIARIO IN PUGLIA: UN’ALTRA STRAGE DEL PROFITTO

 

Michele Michelino (*)

 

Due treni di pendolari, lavoratori e studenti si sono scontrati frontalmente sulla linea a binario unico fra Andria e Corato. Le prime due vetture nell’impatto si sono sgretolate seminando morte e terrore. Il bilancio è di 23 morti accertate e di circa 52 feriti, diversi gravissimi. Mentre i soccorritori lavoravano alacremente contro il tempo per cercare di salvare quante più vite possibile e la solidarietà popolare dei pugliesi non si è fatta attendere con lunghe code di cittadini negli ospedali per donare sangue, la proprietà della rete ferroviaria e il governo come sempre hanno subito sposato la tesi dell’errore umano per scaricare le proprie responsabilità

 

Le parole di cordoglio alle famiglie delle vittime da parte delle istituzioni e l’annuncio di commissioni d’inchiesta per accertare i fatti e le responsabilità, come le lacrime di coccodrillo di padroni e sindacati, in questi casi fanno parte di un rito.

 

In Italia abbiamo il trasporto ferroviario a binario unico per migliaia di chilometri, e spesso gli investimenti rotabili risalgono al dopoguerra. Il sistema di supporto alla condotta che blocca il treno se il macchinista ignora il rosso è obbligatorio soltanto sulle tratte gestite direttamente dallo Stato, non in quelle concesse. La maggior parte della rete ferroviaria italiana viaggia ancora a binario unico. Oltre novemila chilometri sui 16 mila in mano a Rfi, il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, e le reti concesse, cioè non controllate direttamente dallo Stato seimila su circa 6.500 chilometri totali.

 

 Dopo l’incidente Ferrotramviaria (Ferrovie Bari Nord) proprietaria del tratto ha aperto un’inchiesta amministrativa e come sempre il ministro dei Trasporti di turno (questa volta Graziano Delrio) ha promesso una commissione d’indagine ministeriale per capire le cause dell’incidente e la magistratura sta già indagando: come sempre ci sarà un processo, ma con i tempi lunghi della giustizia, la prescrizione rischia di concedere l’impunità ai responsabili della strage e questo per i famigliari delle vittime al danno aggiungerebbe la beffa.

 

Alla luce della strage la responsabilità dell’azienda che gestisce la tratta ferroviaria è ancora più grave, perché dal 2013 erano già stati stanziati i soldi (fondi europei) per costruire il doppio binario. Sorge quindi anche il dubbio che qualcuno abbia volutamente ritardato i lavori per guadagnare sugli interessi dei soldi stanziati.

 

In realtà le cause dell’incidente non sono difficili da scoprire, quando si viaggia ancora su linea a binario unico e senza alcun sistema in grado di impedire una strage, con un sistema obsoleto dove il via libera ai treni è dato da una comunicazione via telefono tra gli operatori delle varie stazioni, sistema ancora in vigore.

 

 Purtroppo la verità è che questa è un’altra strage annunciata, un crimine contro l’umanità, come nel 2005 a Crevalcore, come nel 2009 a Viareggio e potrebbe ancora succedere sulle migliaia di chilometri di binario unico regionale esistenti in Italia.

 

La privatizzazione delle ferrovie dello stato, le esternalizzazioni, gli scorpori, delle aziende hanno come unico scopo la realizzazione del massimo profitto risparmiando anche i pochi centesimi sulla sicurezza a scapito dei ferrovieri e dei passeggeri. In nome dell’aumento della produttività e del profitto i padroni costringono i ferrovieri, e in generale i lavoratori, a lavorare in condizioni sempre più disagiate e pericolose e l’aumento dello sfruttamento è la causa principale degli infortuni e dei disastri.

 

Il governo avvantaggiando l’Alta Velocità ha risparmiato sugli investimenti del trasporto regionale per la sicurezza di pendolari e cittadini, facendo una scelta di classe, favorendo i cittadini di serie A a scapito dei cittadini di serie B e C!

 

La brutalità e l’inumanità del sistema capitalista si vedono anche da come sono trattati i cittadini delle diverse classi sociali. Nel momento del dolore oltre ad esprimere la nostra solidarietà a tutte le vittime e ai loro famigliari, non dimentichiamo le responsabilità di chi doveva tutelare la sicurezza e la salute dei ferrovieri e dei passeggeri, comprese quelle organizzazioni sindacali confederali che in cambio di alcuni privilegi hanno, non hanno fatto nulla per impedire l’imbarbarimento delle condizioni di sicurezza.

 

(*) Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto San Giovanni 14/07/ 2016

 

Mail: cip.mi@tiscali.it                                     http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

 

 

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lun

20

giu

2016

FRANCIA

Francia: stato di eccezione permanente

 

di Franck Gaudichaud (*)

 

Dai sanguinosi attentati del 13 novembre 2015, che causarono il ripudio mondiale e manifestazioni di solidarietà di massa con le vittime, la Francia vive in stato di emergenza. Cioè in stato di eccezione.

 

Pochi giorni fa il parlamento ha votato nuovamente il prolungamento dello stato di emergenza fino a luglio, perchè il paese sarà la sede della ambita Coppa Europea di calcio e si aspetta un grande afflusso di turisti.

 

Ma, nonostante l’immagine del paese doppiamente colpito dal terrorismo jihaidista, prima per il massacro di Charlie Hebdo e poi per gli attentati multipli di novembre, non sono queste le ragioni per cui si mobilitano permanentemente le forze di polizia, ma sono le moltiplicate proteste sociali che ricorrono il paese da quasi due mesi, soprattutto per il rifiuto della nuova “Legge sul lavoro”.

 

Il governo di François Hollande, del Partito Socialista, vuole imporre a qualsiasi costo tale legge, che amplia l’orizzonte della precarietà e della flessibilità lavorativa, forzando la sua applicazione mediante dispositivi eccezionali e passando sopra a qualsiasi consenso sociale.

 

 

 

In realtà, è dal 31 marzo del corrente anno, che la Francia vive uno stato di mobilitazione permanente. Quel giorno non solo iniziarono le proteste sociali di massa contro la Legge sul Lavoro; nasceva anche un nuovo movimento sociale che prendeva il nome di “Notte in Piedi” (Nuit Debout), una nuova esperienza assembleare con una grande capacità di irradiazione sociale, che si sarebbe prolungata e espansa per tutto il paese.

 

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mer

15

giu

2016

RIFUGIATI E IMMIGRANTI

Terza crisi dei rifugiati: la doppia faccia dell’accordo tra UE e Turchia

 

di Nazanin Armanian (*)

 

Dal 18 marzo l’Unione Europea (UE) respirava tranquilla: aveva firmato con la Turchia un patto che metteva ordine nel caos, espellendo in modo collettivo migliaia di immigranti e rifugiati dalla Grecia alla Turchia. Così riteneva di allontanare il problema e nascondere all’opinione pubblica un’altra crisi umanitaria generata dalla guerra e dal capitalismo più spietato. L’accordo contemplava quanto segue:

 

. la Turchia avrebbe accolto tutti i richiedenti asilo che fossero arrivati in Europa a partire dal 20 marzo. Per ogni persona arrivata, gli europei si sarebbero presi un altro rifugiato in Turchia. E’ ancora da vedere se si tratti di uno stupido scherzo o di un gioco da bambini tra adulti, con esseri umani che vengono trattati come pedine su una scacchiera.

 

. L’Europa avrebbe dato 3.000 milioni di euro a Tayeeb Erdogan perchè faccia il lavoro sporco.

 

. La UE avrebbe accelerato il processo di adesione della Turchia e smesso di richiedere il visto ai cittadini di questo paese.

 

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mar

14

giu

2016

ANCORA UN MASSACRO IN USA

Massacro a Orlando: proibito essere innocenti

 

di Guadi Calvo (*)

 

Le anime buone del mondo si sono un’altra volta stracciate le vesti, come è già successo troppe volte: New York, Madrid, Londra, Parigi e di nuovo Parigi, Bruxelles, San Bernardino e ora Orlando.

 

Bisognerebbe chiedersi: quale sarà la prossima città innocente dove un massacro farà capire che è proibito esserlo?

 

Ogni massacro prodottosi in Occidente, solo da che George W.Bush iniziò la sua guerra globale al terrorismo nel 2001, si replica migliaia di volte nei paesi del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Africa; questi morti che già si contano a milioni sarebbero molto più colpevoli dei cinquanta morti nel club notturno Pulse della città di Orlando?

 

Che diritto ha il disadattato di turno, Omar Mateen ad esempio, “scoria” come l’avrebbe chiamato Sarkozy nel 2005, di mettere fine alla vita di 50 persone innocenti che volevano solo passare una serata divertente? Per evitare confusione a quelli che trasudano acqua benedetta: NESSUNO.

 

Quanti sono i morti dell’Occidente dal 2001? Cinque, seimila. Quanti i morti in Iraq, in Siria o in Afganistan? La stessa quantità, ma con la differenza che invece di essersi prodotti in 15 annni, muoiono in poco più di un mese.

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gio

09

giu

2016

FRANCIA

Lezioni di Francia

di Gregorio Moràn (*)

Stiamo vivendo uno dei fenomeni sociali e politici più importanti degli ultimi anni: la situazione della Francia, attenuata da circa 10 giorni per le inondazioni. Confesso che mi mancano gli articoli del nostro ironico corrispondente Rafael Poch. Sarebbero i benvenuti per contrastare i luoghi comuni della stampa convenzionale. 

In Francia si confrontano due concezioni, i cui risultati saremo i primi a sentire.

Primo, perché già ci troviamo in questa situazione e poi perché la sconfitta accelererebbe la nostra decadenza.

Più chiaramente: un governo con la targa socialdemocratica assume, a corrente alternata, la politica che “il padronato” esige – non so se il termine è stato tolto dal nostro linguaggio cosmopolita – ma si muove tra le stesse coordinate create all’inizio del secolo XIX con l’accumulazione di ricchezza e di capitale. Molto semplice. Bisogna sloggiare lo Stato da tutti quei centri economici e sociali dove, dopo lo scorrere di molto sangue, si riuscì a renderlo garante di una legislazione che non fosse aristocratica e reazionaria, ma solo borghese. Adesso sembra poco.

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mar

07

giu

2016

CAPITALISMO E MERCATO DEGLI ORGANI

Reni, fegato e cornea: occasioni sul mercato siriano degli organi

 

Di Nazanin Armanian (*)

 

Un secolo e mezzo fa Marx segnalava che il modo di produzione capitalista trasformava la forza-lavoro in una merce perchè la grande maggioranza degli esseri umani si offrisse “liberamente” di essere sfruttata da una classe planetaria di delinquenti borghesi.

 

Un sistema che oggi, senza mascheramenti, ci ha trasformato direttamente in un articolo in più sul mercato, dove ci comprano/vendono interi o “disintegrati”, vivi o morti, all’ingrosso o al dettaglio.

 

E per “cosificare” centinaia di milioni di persone nel minor tempo possibile, quale migliore occasione di questi lunghi conflitti armati? 

 

Se già esisteva nel Vicino Oriente qualche piccolo mercato di traffico di organi (davanti agli occhi delle autorità), le guerre imperialiste che flagellano la regione negli ultimi decenni hanno fatto salire alle stelle l’indice di povertà tra le sue genti disperate, attirando le mafie internazionali del traffico di organi umani, che precedentemente dovevano sequestrare le loro vittime per coprire la domanda.

 

Ora circa 100 milioni di persone colpite da dette guerre fanno sì che i trafficanti, che ricorrono la regione e soprattutto i campi di rifugiati afgani, iracheni e siriani, ricevano grandi offerte di organi “non essenziali” come i reni. L’incredibile offerta ha anche -oltretutto - fatto abbassare i prezzi, movimentando ancor di più l’industria criminale.

 

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lun

06

giu

2016

CASSIUS CLAY- MOHAMMED ALI

Mohammed Alì: oggi il cielo è un ring

 

Di Leandro Albani (*)

 

Se n’è andato Mohammed Alì, uno dei pugilatori più riconosciuti al mondo, ma anche un referente per il popolo afro-discendente non solo degli Stati Uniti. Irriverente e solidale con quelli che stanno in basso, Alì lascia una scia di dolore con la sua partenza verso nuovi combattimenti.

 

 

 

Credo che la boxe mi piaccia perché ne ho letto nei racconti di Julio Cortàzar, Robert Arlt, Abelardo Castillo e per quel pugilatore sempre sconfitto ma sempre in piedi che Osvaldo Soriano costruì nel suo racconto Caserme d’inverno.

 

Quando posso guardo la boxe, anche se non sono molto disciplinato nel seguire giorno per giorno gli sport. Lo sono così poco che non ho nemmeno idea di chi sia il numero 5 dell’Indipendente, la squadra a cui mio nonno Emilio mi abbonò per tutta la vita.

 

 

 

Nella boxe – al di là del godermi gli incontri di Nicolino Loche che si trovano su internet e che mi lasciano senza fiato per la sua rapidità di torace e per la sua difesa sempre bassa – faccio attenzione alla storia dei pugili. Storie dure, di sconfitte permanenti, di crudeltà e vizi distruttivi. La lista dei pugilatori argentini che arrivarono al vertice della gloria e in appena un minuto caddero nell’abisso è lunga: Carlos Monzòn, Ubi Sacco, César “La bestia” Romero e tanti altri.

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mer

25

mag

2016

VENEZUELA

Preparativi di intervento militare in Venezuela

 

di Angel Guerra Cabrera (*)

 

Il copione dell’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela è stato scritto nel Comando Sud (CS) delle loro forze armate e viene applicato dettagliatamente dai loro alleati della Tavola dell’Unità Democratica (MUD) (coalizione dei partiti di ultradestra del Venezuela, n.d.t.), sigla che copre la controrivoluzione, cioè lo strumento imperiale per stimolare le carenze di prodotti e le zioni di strada e la violenza armata in dosi tali da favorire le condizioni ideali per giustificare l’intervento militare diretto nel paese con le più grandi riserve di petrolio del mondo.

 

Lo dice esplicitamente l’affermazione dell’ammiraglio Kurt W.Tidd, capo del CS: “il nostro opportuno intervento ha permesso di delineare una strada per la rapida uscita del regime”.

 

 

 

Qualche amico ha fatto avere a Caracas i 12 punti della fase 2 del piano del CS. Il documento rileva “la sconfitta alle elezioni e la scomposizione interna del regime populista e anti-nordamericano raccolgono l’impatto di successo delle nostre politiche applicate con forze alleate nella regione nella fase 1 di questa operazione”.

 

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lun

23

mag

2016

Presentazione AMIANTO MORTI DI "PROGRESSO"

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gio

19

mag

2016

BRASILE

Assalto al potere in Brasile

 

Di Atilio Boron (*)

 

Un gruppetto di banditi ha preso, assaltandola, la presidenza del Brasile.

 

Ne fanno parte tre attori principali: da un lato, un elevato numero di parlamentari (da ricordare che su un terzo di essi pesano gravissime accuse di corruzione), la maggioranza dei quali è arrivata al Congresso quale prodotto di un’assurda legislazione elettorale che permette ad un candidato che ottenga appena qualche centinaio di voti di accedere ad uno scranno grazie alla perversa magia del “quoziente elettorale”. Queste eminenti nullità hanno potuto destituire provvisoriamente chi è arrivato al Palazzo del Planalto con l’avallo di 54 milioni di voti.

 

Secondo, un potere giudiziario sospettato nella stessa misura di connivenza con la corruzione generalizzata del sistema politica e rifiutato da una gran parte della popolazione del Brasile. Ma è un potere dello Stato ermeticamente chiuso a qualsiasi forma di controllo democratico o popolare, profondamente oligarchico nella sua cosmovisione e visceralmente contrario a qualsiasi alternativa politica che si proponga di costruire un paese più giusto ed egualitario. Inoltre, come i legislatori, quei giudici e quei procuratori sono stati per quasi due decenni addestrati dai loro pari statunitensi con corsi presumibilmente tecnici ma che, come ben si sa, hanno un fondo politico che non ha bisogno di tanti sforzi per immaginare il suo contorno ideologico.

 

Il terzo protagonista di questa gigantesca truffa alla sovranità popolare sono i principali mezzi di comunicazione del Brasile, la cui vocazione golpista ed ethos profondamente reazionario sono ampiamente conosciuti, perché hanno da sempre militato contro ogni progetto di cambiamento in uno dei paesi più ingiusti del pianeta.

 

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mar

17

mag

2016

L' IMPERIALISMO USA IN AMERICA LATINA

Washington lancia il suo attacco contro i BRICS

 

di Paul Craig Roberts (*)

 

Dopo aver eliminato la presidente riformista dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, Washington ora si prepara ad eliminare la presidente riformista del Brasile, Dilma Rousseff.

 

 

 

Washington utilizzò un giudice federale per ordinare all’Argentina di sacrificare il suo programma di ristrutturazione del debito estero allo scopo di pagare ai fondi-avvoltoi il valore totale dei titoli in mora che gli stessi fondi-avvoltoi avevano comprato per alcuni centesimi di dollaro. Questi fondi vennero definiti “creditori” che avevano concesso “prestiti”, senza tener conto che non si trattava di “creditori” e che non avevano concesso alcun prestito. Erano opportunisti a caccia di denaro facile che sono stati utilizzati da Washington per disfarsi di un governo riformista.

 

 

 

La presidente Cristina Fernández de Kirchner resistette e, quindi, doveva andarsene. Washington inventò la storia che la presidente aveva coperto un presunto attentato iraniano a Buenos Aires nel 1994. Questa inverosimile fantasia, sulla quale non esiste alcuna prova della partecipazione iraniana, fu fornita da uno degli agenti di Washington all’ufficio del procuratore di Stato, e un dubbioso episodio avvenuto 22 anni fa fu utilizzato per spazzar via la Kirchner dalla strada del saccheggio statunitense dell’Argentina.

 

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gio

12

mag

2016

ISLAMOFOBIA

L’Islamofobia è uno strumento politico

 

Di Roberto Savio (*)

 

Quando, nel 2006, le caricature blasfeme contro l’Islam pubblicate su un giornale danese causarono 205 morti, l’allora Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica Ekmeled Ihsanoglu fece visita al responsabile delle relazioni estere dell’Unione Europea, Javier Solana.

 

In quel momento la posizione ufficiale della UE era che non vi era in assoluto islamofobia e che si trattava di un incidente isolato. Da allora questa è stata, più o meno, la posizione delle istituzioni europee.

 

 

 

Ma ora assistiamo ad un’autentica negazione della realtà. Per tre anni manifestazioni di massa in Germania, specialmente a Dresda (dirette da un uomo con precedenti penali), si sono succedute settimanalmente sotto la bandiera del PEGIDA (patrioti Europei Contro l’Islamizzazione del Continente).

 

 

 

Nel 2011 il massacro di 77 persone a Oslo da parte di Anders Behring Breivik fu ugualmente condannato come l’azione di un pazzo solitario. Attualmente si riconosce l’esistenza di più di 20 atti giornalieri di islamofobia solo in Germania.

 

 

 

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lun

09

mag

2016

BOMBE NUCLEARI IN ITALIA, GERMANIA.....

Bombe atomiche per Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia

 

da: cubainformacion.tv in publico.es; 4.5.2016

 

 

 

Cinque paesi non nuclearizzati violano in questo momento il Trattato di Non Proliferazione, ricevendo bombe atomiche dal regime statunitense

 

 

 

Grazie Presidente Obama. L’Italia mantenrrà con grande determinazione il suo impegno per la sicurezza nucleare”, ha scritto su Twitter il primo ministro Matteo Renzi, dopo aver partecipato, in aprile, al vertice di Washington su questo tema.

 

La proliferazione e il potenziale uso di armi nucleari costituiscono la maggiore minaccia alla sicurezza mondiale. E’ per questo che, 7 anni fa a Praga, mi impegnai a che gli Stati Uniti smettessero di diffondere l’armamento nucleare”, aveva scritto il presidnete Obama nella sua presentazione dell’incontro di Washington. E proprio mentre dichiarava questo, la Federazione degli Scienziati Americani (FAS la sigla in inglese) presenta nuove informazioni sulle nuove bombe nucleari statunitensi B61-12, attualmente in fase di sviluppo, che sostituiranno le B61 già dispiegate dagli Stati Uniti in Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia. Si stanno anche realizzando tests per dotare la B61-12 di capacità anti-bunker, ossia prove sulla capacità di penetrare profondamente nel sottosuolo prima di scoppiare per distruggere i centri di comando e altre strutture sotterranee tramite un primo colpo nucleare.

 

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gio

05

mag

2016

TURCHIA

Turchia: Erdogan, il grande taglieggiatore

 

dI Guadi Calvo (*)

 

Con l’accordo tra l’Unione Europea (UE) e la Turchia, entrato in vigore il 20 marzo scorso, è stato istituito un gigantesco campo di concentramento, affidato ad una delle figure più oscure del panorama internazionale: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

 

Quasi 5 milioni di rifugiati (2.5 milioni siriani e il resto in maggioranza iracheni e afgani) sono rimasti intrappolati in Turchia nella loro fuga verso l’Europa, mentre fuggivano dalle guerre che gli interventi della NATO hanno causato nei loro paesi.

 

L’accordo tra le 28 nazioni della UE e Ankara è stato denunciato da Filippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, visto che il patto viola il diritto internazionale sui rifugiati.

 

Il costo di questa monumentale prigione a cielo aperto sarà, per i prossimi due anni, di 6 mila milioni di euro, e il maggior beneficiario è Erdogan, il quale sa molto bene che tutte le sue richieste saranno soddisfatte dalla UE visto che una “fuga” di massa dei rifugiati verso la Grecia devasterebbe la molto precaria situazione dell’Europa politicamente e economicamente.

 

Erdogan ha oltretutto ottenuto che la UE semplifichi la richiesta dei visti e acceleri gli accordi per l’integrazione della Turchia nella UE, misura lungamente desiderata da Ankara e che la UE ha rifiutato sistematicamente per  i sospetti anti-islamici.

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mar

03

mag

2016

ELEZIONI IN AUSTRIA E XENOFOBI

L’Europa nel suo labirinto

 

di Guadi Calvo (*)

 

Al suono della monumentale crisi economica iniziata nel 2009 e che ancora non ha potuto essere dominata, i partiti di ultra-destra hanno avuto una crescita esponenziale. I partiti euroscettici, xenofobi e di ultra destra ormai non lottano più per poltrone nelle varie camere o per il governo delle città, ma si stanno trasformando in una opzione reale di potere.

 

L’ultimo grosso schiaffone l’Unione Europea (UE) l’ha appena ricevuto dalle maggioranze austriache, che quest’ultima domenica hanno messo il neonazista Norbert Hofer, candidato del partito ultranazionalista FPO, alla testa del primo turno delle elezioni presidenziali con un 35,4% dei voti, per cui egli dovrà affrontare nel turno definitivo, il 22 maggio, l’ecologista Alexander Van der Bellen, che è arrivato al 21,3%. Secondo la conta quasi completa dei voti, se non ci saranno modifiche all’ultimo minuto, sarebbe la prima volta nella storia democratica dell’Austria che non sarà un socialdemocratico o un democristiano ad occupare la presidenza. La vittoria di Hofer ha invalidato completamente le inchieste delle scorse settimane che davano per vincitore Van der Bellen.

 

Hofer, domenica notte, si è affrettato a dichiarare, nel caso a qualcuno rimanessero dubbi sul suo indirizzo: “L’islam non è parte dell’Austria”.

 

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sab

30

apr

2016

1° MAGGIO 2016

1° maggio 

 

Fra storia e attualità

 

Michele Michelino

 

Da sempre la crisi economica è utilizzata dai padroni per aumentare la concorrenza fra proletari, peggiorare le condizioni di vita della classe operaia, tagliare i salari, allungare la giornata lavorativa. Per i padroni usare sgherri armati contro chi minaccia la pacifica accumulazione del capitale quando non si riesce con altri mezzi, è normale. Dividere gli operai occupati dai disoccupati, mettere i disoccupati contro gli immigrati o, in alcuni casi, usarli come crumiri contro gli scioperi per mantenere bassi i salari, fa parte della politica antioperaia.

 

La lotta per la riduzione della giornata lavorativa iniziata dagli operai americani, e sostenuta dal movimento operaio internazionale, in particolare dall’Associazione Internazionale dei Lavoratori nata nel 1866 e guidata da Karl Marx, ha sempre avuto una visione internazionale della lotta di classe.

 

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ven

29

apr

2016

CLIMA

Senza che nessuno se ne renda conto, ci avviciniamo alla distruzione del nostro pianeta

 

di Roberto Savio (*)

 

 

 

Il 17 aprile gli italiani sono stati chiamati a votare un referendum nazionale sull’estensione delle licenze di estrazione di gas e petrolio in mare. Il governo, i media e i circoli economici hanno preso posizione contro il referendum, proclamando che sarebbe costato 2.000 posti di lavoro. I proponenti il referendum (tra i quali 5 Regioni) hanno perso.

 

L’Italia ha seguito una tendenza comune, dopo la fine del Vertice sul Cambio Climatico (Parigi, dicembre 2015) in cui tutti i paesi (Italia compreso, si sono impegnati solennemente a ridurre le emissioni.

 

Due settimane dopo il Vertice, il Primo Ministro britannico ha preso l’iniziativa di estendere le licenze di estrazione del carbone, spiegando che vi erano 10.000 posti di lavoro a rischio. Poi è stata la volta dell’India, che ha dichiarato che le licenze per le centrali elettriche a carbone sarebbero state estese, visto che lo sviluppo del paese viene prima delle preoccupazioni ambientali.

 

La risposta del governo polacco è stata dire che non aveva alcuna intenzione di ridurre a breve termine l’uso del carbone polacco. Poi l’Ungheria ha fatto una dichiarazione simile sull’utilizzo dell’energia fossile. Così nessuna iniziativa significativa per il controllo delle emissioni è stata annunciata dopo Parigi.

 

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mer

27

apr

2016

GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AMIANTO

In occasione del 28 aprile giornata mondiale contro l’amianto e delle vittime del lavoro, in tutto il mondo si svolgono manifestazioni. Anche in Italia le vittime dell’amianto e le loro associazioni questa settimana hanno organizzato molte iniziative dal nord al sud. In particolare quelle di maggior rilievo sono: corteo il 30 aprile a Sesto San Giovanni IN RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DELL’AMIANTO E DELLO SFRUTTAMENTO con partenza alle 16.00 dal Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli" di via Magenta 88

 

 

 

-27 aprile udienza in Vaticano. Il Papa riceverà le vittime dell'amianto che gli hanno inviato una lettera di cui pubblichiamo alcuni stralci.

 

 

 

- Giovedì 28 aprile 2016 – al Teatro della Cooperativa di Milano – ore 20.30Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, in collaborazione con il Teatro della Cooperativa presentano il libro AMIANTO: morti di “progresso”di Michele Michelino – Daniela Trollio - Edizioni Del Faro. Gli attori Renato Sarti e Marta Marangoni leggeranno alcune storie tratte dal libro. Saranno presenti gli autori. Interverranno anche operai, lavoratori, cittadini, protagonisti delle lotte raccontate nel libro e verranno proiettati due brevi video con testimonianze degli operai della Breda di Sesto San Giovanni

 

 

 

- 29 aprile Convegno presso la Camera dei Deputati a Roma promosso dai sindacati, Associazioni e Comitati dal titolo UNITI PER LIBERARE L’ITALIA DALL’AMIANTO,

 

 

 

Il Coordinamento Nazionale Amianto unisce una ventina di associazioni, credenti e non credenti, fra cui il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni). Ecco alcuni passaggi della la lettera.

 

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ven

22

apr

2016

AMERICA LATINA

Il freddo vento del nord

 

Di Vijay Prashad (*)

 

Vecchi e noti pericoli tendono agguati negli angoli dell’America Latina. Più di un decennio di speranze – consacrate con gli esperimenti del Venezuela – sembra essere finito. La “marea rossa” delle vittorie elettorali dal Venezuela alla Bolivia e più su fino al Nicaragua sembra essere sfumata. La Vecchia Destra si è disfatta degli stentorei toni militari per assumere il linguaggio mellifluo dell’anticorruzione.

 

I bolivariani del Venezuela – il viso attuale della sua sinistra – hanno perso le elezioni parlamentari, Mentre Evo Morales in Bolivia non ha guadagnato l’emendamento alla costituzione che gli avrebbe permesso un quarto mandato presidenziale. L’elettorato argentino ha rifiutato la sinistra peronista a favore della destra dei banchieri, mentre il governo brasiliano di Dilma Roussef patisce l’ostilità delle corporations dei mezzi di informazione e dell’establishment conservatore.

 

Ma non è la desolazione ciò che definisce un continente. In Perù, Verònica Mendoza, del Frente Amplio, ha raccolto credibilità nel primo round della battaglia presidenziale, mentre in Colombia le Forze Rivoluzionarie Armate (FARC) si preparano a firmare un accordo di pace e a portare la loro politica alle urne.

 

Le istituzioni create nel momento culminante della “marea rossa” - come l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA, n.d.t.) (una piattaforma regionale di commercio), teleSur (una rete regionale di mezzi di comunicazione regionali), così come varie alleanze energetiche (Petrocaribe e Petrosur) -continuano a vivere e sono in ragionevole stato di salute. Le nuove correnti politiche e questi allineamenti istituzionali suggeriscono che non si potrà disfarsi facilmente della “marea rossa”. E’ incardinata nell’immaginazione dei popoli dell’America Latina e nelle istituzioni che sono state fondate più di un decennio fa.

 

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mer

20

apr

2016

DISCORSO DI FIDEL AL VII CONGRESSO DEL PCC

Il popolo cubano vincerà

da: cubadebate.

cu; 19 aprile 2016

 

Discorso del leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, alla chiusura del 7° Congresso del Partito Comunista di Cuba

 

E’ uno sforzo sovrumano dirigere qualsiasi popolo in tempi di crisi. Senza di questi i cambiamenti sarebbero impossibili. In una riunione come questa, a cui partecipano più di mille rappresentanti scelti dal popolo rivoluzionario stesso, che ha delegato ad essi la propria autorità, ciò significa per tutti l’onore più grande ricevuto nella vita, e a questo si aggiunge il privilegio di essere rivoluzionario, che è frutto della propria coscienza.

 

Perché sono diventato socialista, più chiaramente perché mi sono trasformato in comunista? Questa parola, che esprime il concetto più distorto e calunniato della storia da parte di coloro che hanno avuto il privilegio di sfruttare i poveri, spogliati da quando furono privati di tutti i beni materiali che forniscono il lavoro, il talento e l’energia umana…. Da quando l’uomo vive in questo dilemma, nel corso del tempo senza limite … so che voi non avete bisogno di questa spiegazione, ma forse alcuni giovani sì.

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mar

19

apr

2016

CUBA

 

VII Congresso del Partito Comunista di Cuba

 

Messaggio del Partito Comunista di Cuba alle forze politiche e sociali amiche

 

Da: rebelion.org; 18.4.2016

 

 

 

Tra il 16 e il 19 aprile il Partito Comunista di Cuba celebrerà il suo VII Congresso che avrà come obiettivi fondamentali valutare il compimento dei Lineamenti della Politica Economica e Sociale approvati dal VI Congresso. Si discuterà e si approverà anche la strategia di sviluppo del paese fino al 2030 e la concettualizzazione del modello economico e sociale cubano.

 

Il congresso verrà celebrato in un clima internazionale segnato dalla crisi mondiale e dall’acutizzazione delle contraddizioni geopolitiche globali. E nel contesto latinoamericano si inasprisce la controffensiva imperialista e della destra contro i processi rivoluzionari, democratici e liberatori del continente e contro gli sforzi di integrazione dell’area.

 

Nel mezzo di questo contesto, la Rivoluzione Cubana mantiene inalterato il suo cammino. Dall’anno 2011, e con il sostegno maggioritario del popolo cubano, si sviluppa l’attualizzazione del modello economico destinato a costruire un socialismo prospero e sostenibile.

 

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ven

15

apr

2016

MOSSACK FONSECA

Lezioni di Panama

 

Di Alejandro Nadal (*)

 

 

 

Ci sono vari messaggi importanti nel contenuto degli 11,5 milioni di documenti della società panamense Mossack Fonseca filtrati sui media. In termini digitali la filtrazione ha dimensioni davvero astronomiche, con più di 2 terabytes di informazioni. E questo comporta un rischio: la saturazione della capacità di analisi.

 

Mossack Fonseca è una società specializzata nella costituzione di società e strutture legali per canalizzare fondi verso spazi economici in cui le regole sono meno rigide, per non dire inesistenti. Per questo i documenti filtrati coinvolgono più di 214 mila società offshore (entità legali che sfuggono alla legislazione del paese di origine dei loro proprietari). Si può dire che Mossack Fonseca vende confidenzialità, ma questo si traduce in occultamento, evasione e, naturalmente, nel camuffamento della corruzione e nel lavaggio del denaro. Ma la merce più venduta dalle società come Mossack Fonseca è la cortina di fumo per la speculazione finanziaria.

 

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sab

09

apr

2016

GUERRA IMPERIALISTA

Rompere il silenzio: è cominciata una guerra mondiale

 

di John Pilger

 

 

Ho fatto delle riprese cinematografiche nelle Isole Marshall, che si trovano nell’oceano Pacifico, a nord dell’Australia. Ogni volta che dico a qualcuno dove sono stato, mi chiedono “Dove si trovano?”. Se gli do un indizio dicendo “Bikini”, mi rispondono “Ah, il costume da bagno”.

 

Poche persone sembrano informate del fatto che il costume ha questo nome per celebrare le esplosioni nucleari che distrussero l’atollo di Bikini. Tra il 1946 e il 1958 gli USA fecero scoppiare 66 proiettili nucleari – l’equivalente di 1,6 bombe di Hiroshima ogni giorno per 12 anni – nelle isole Marshall.

 

Oggi Bikini è silenziosa, trasformata, contaminata. Le palme crescono formando uno strano quadrilatero. Nulla che si muova, non ci sono uccelli. Le lapidi del vecchio cimitero sono fuochi vivi di radiazioni. Il contatore Geiger applicato alle mie scarpe segnalava “pericolo”. In piedi sulla spiaggia vedevo cadere l’acqua verde smeraldo del Pacifico dalla china di un enorme buco nero. Si tratta del cratere lasciato dalla bomba all’idrogeno che chiamarono “Bravo”. L’esplosione avvelenò le persone e l’ambiente per centinaia di chilometri, probabilmente per sempre.

 

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gio

07

apr

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Sabato 9 aprile 2016

ore 16,00

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni (Mi)

 

Presentazione del libro

 

AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO”

 

 

 

La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel territorio

 

Con agli autori Michele Michelino e Daniela Trollio saranno presenti e prenderanno la parola operai, lavoratori e cittadini protagonisti delle lotte raccontate nel libro

Riportiamo dalla Prefazione:

Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi è giusto e la resistenza diventa un dovere.

…..la grande menzogna secondo cui alla ricchezza dei padroni corrisponderebbe la prosperità di lavoratori e cittadini non è mai stata più sbugiardata che in questi anni:  decine di migliaia di persone hanno pagato, pagano e pagheranno sulla loro pelle questa ricchezza, oltre a lavorare e a vivere in condizioni sempre più inumane. Passato, presente e futuro …. perché è in questi tempi che l’amianto uccide.

Abbiamo vinto, abbiamo perso, ma non ci siamo mai arresi e questo “altro luogo” ci è servito per arrivare dove difficilmente saremmo arrivati, alle coscienze di migliaia e migliaia di persone che dell’amianto sapevano poco o nulla. Questo libro raccoglie e racconta attraverso i documenti, gli atti processuali e le lotte, le storie di uomini e donne, di comitati e associazioni che da anni si battono – senza mai arrendersi - in fabbrica e sul territorio per la difesa della salute e della vita umana, rifiutandosi di essere “merce” a perdere per il “mercato”.

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ven

01

apr

2016

USA E CUBA

Cartoline dall’Avana

 

Di Alejandro Fierro

 

 

 

Obama è andato a Cuba inseguendo un’immagine per la Storia. Cercava il suo particolare “Ich bin ein berliner” , quel io sono un berlinese con cui Kennedy si guadagnò il favore degli abitanti della Berlino Est della Guerra Fredda. O forse voleva emulare il Bill Clinton padrino dell’utopistica stretta di mano tra Isaac Rabin e Yasser Arafat nei giardini della Casa Bianca.

 

Come ogni presidente degli Stati Uniti, vuol lasciare un’icona fotografica che ricordi il suo mandato.

 

Una necessità ancor più pressante in quanto la sua gestione estera è stata segnata da sonori fallimenti, dalla politica catastrofica nel Nord Africa, Medio Oriente e Vicino Oriente che ha condotto alla deflagrazione di stati precedentemente stabili come la Libia, la Siria o l’Iraq, fino ai rovesci nell’Est dell’Europa per mano di una Russia che si è mostrata inflessibile nel momento di impedire intromissioni nella sua zona di influenza. E nemmeno in ambito interno le cose non gli sono andate meglio, con una falsa uscita dalla crisi che ha istituzionalizzato l’impoverimento delle classi lavoratrici e la sua sconfitta nelle tre grandi trasformazioni pianificate, quella finanziaria, quella migratoria e quella sanitaria.

 

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mer

30

mar

2016

OBAMA A CUBA

Il fratello Obama

da: cubadebate.cu; 27.3.2016

di Fidel Castro Ruz

 

I re di Spagna ci portarono i conquistatori e i padroni, le cui orme rimasero nelle pieghe circolari delle terre assegnate ai cercatori d’oro nelle sabbie dei fiumi, una forma abusiva e vergognosa di sfruttamento le cui vestigia si possono vedere dal cielo in molti luoghi del paese.

 

Il turismo oggi, in gran parte, consiste nel mostrare le delizie dei paesaggi e nell’assaporare le squisitezze culinarie dei nostri mari, e questo sempre se si condivide con il capitale privato delle grandi corporazione straniere, i cui profitti - se non raggiungono le migliaia di milioni di dollari pro capite - non sono degni di attenzione alcuna.

 

Già che mi sono sentito obbligato a parlare del tema, debbo aggiungere, principalmente per i giovani, che poche persone si rendono conto dell’importanza di tale condizione in questo momento singolare della storia umana. Non parlerò del tempo che è stato perso, ma non ho dubbi nell’affermare che non siamo sufficientemente informati, né voi né noi, delle conoscenze e dei livelli di coscienza che dovremmo avere per affrontare le realtà che ci sfidano.

La prima cosa di cui tener conto è che le nostre vite sono una frazione storica, la seconda è che dobbiamo condividere le necessità vitali di ogni essere umano. Una delle caratteristiche di questo è la tendenza alla sopravvalutazione del suo ruolo, il che contrasta – dall’altra parte – con il numero straordinario di persone che incarnano i sogni più elevati.

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mer

23

mar

2016

EUROPA, ATTENTATI IN BELGIO.

Europa, ti hanno dichiarato guerra

 

di Guadi Calvo (*)

 

Quando questa mattina migliaia di abitanti di Bruxelles salivano sui metrò e altri si preparavano ad imbarcarsi all’aeroporto di Zaventem, anche se avrebbero potuto immaginarlo, pochi potevano credere che si stesse dispiegando davanti a loro lo spettro infernale della guerra. A tutti loro, e a milioni di europei, adesso è stata appena dichiarata guerra.

 

Sebbene gli attentati di Madrid, Londra e i due di Parigi l’anno scorso potrebbero essere considerati come azioni di guerra, non erano altro che fatti isolati, nient’altro che azioni indipendenti, gesti disperati di europei di origine musulmana che avevano trovato una ragione per morire, visto che nei loro paesi non gliene avevano data alcuna per vivere.

 

Come si dice dietro le quinte, in quegli attacchi si stavano solo misurando; questi nuovi attentati mostrano che dietro di essi non ci sono lupi solitari, come vengono chiamati quelli che agiscono soli, che si immolano in nome del loro Dio e di un’organizzazione che può essere al-Qaeda o lo Stato islamico che, in molti casi, neanche li conoscono.

 

Questi attentati mostrano un livello di preparazione e di sincronizzazione visto poche volte.

 

E’ negli attentati di Bruxelles appena accaduti dove si sono stabilite le regole di questa guerra, che chiaramente comprende tutto il mondo. In alcun modo essi possono essere stati organizzati da un gruppo di ‘improvvisati’, dato che gli autori hanno dovuto rimanere ben nascosti per due fatti avvenuti recentemente a Bruxelles.

 

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ven

18

mar

2016

PRIMAVERA ARABA

Alcuni frutti della Primavera Araba

 

di Guadi Calvo (*)

 

 

 

Forse non sapremo mai con precisione quali erano gli obiettivi di Washington, Londra e Parigi nel dare impulso alla Primavera Araba, che cominciò a fine 2010, e se nei calcoli iniziali venivano considerati i morti, che già devono aver raggiunto il milione, i danni sociali, culturali ed economici che la monumentale operazione conto l’Islam ha prodotto.

 

 

 

Ricordiamo cosa successe la mattina del 17 dicembre. Il giovane fruttivendolo Mohamed Bouazizi uscì di casa per andare alla sua bancarella a Sidi Bouzid, un piccolo villaggio tunisino nel centro del paese, lontano dalle rotte turistiche delle spiagge e degli hotels di lusso e, dopo un battibecco, la polizia gli sequestrò la sua merce. Ciò fece si che, per protesta, Mohamed si desse fuoco davanti alla caserma della polizia. Le ferite l’avrebbero portato alla morte il 5 gennaio dell’anno successivo, ma le fiamme che Mohamed accese non si sono spente e, a quanto pare, continueranno a bruciare per un tempo impossibile da calcolare.

 

E’ per lo meno paradossale che un semplice fruttivendolo abbia potuto accendere le fiamme di una guerra che sta consumando una ventina di paesi come se fossero rametti