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Comitato per la Difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio
mer
22
feb
2012
Ciò che si gioca in Siria
di Angel Guerra Cabrera (*); da: jornada.unam.mx; 17.2.2012
La sceneggiata degli insopportabili leaders della NATO, dei reucci del petrolio del Golfo persico e delle loro trombe mediatiche sul presunto bombardamento del presidente Assad “contro il suo popolo” evoca ricordi non troppo lontani. Ricordate la Libia? Di nuovo lo stracciarsi le vesti non ha niente a che vedere con la preoccupazione per i diritti umani. Mancano di moralità per farlo i genocidi di Hiroshima e Nagasaki, i boia dell’Algeria e dell’India, i massacratori del Vietnam e gli assassini di più di un milione di iracheni, solo per ricordare alcune delle pietre miliari del prontuario criminale delle democrazie occidentali. Senza dimenticare, naturalmente, le democratiche bastonate contro gli “indignati”.
mar
21
feb
2012
Sacrifici per salvare l’Italia: ma quale?
di Michele Michelino
Dopo aver contrapposto un capitalismo buono, quello industriale (responsabile dei morti sul lavoro e di lavoro) a quello cattivo (finanza e banche), nella crisi, in ogni paese, i borghesi chiamano gli sfruttati alla “coesione sociale”, all’unità con i loro padroni.
Così la borghesia imperialista, (le grandi multinazionali e i loro strumenti, il FMI, la Banca Mondiale, la BCE) scende direttamente in campo senza mediazioni dei politici di professione con i suoi uomini e funzionari in vari paesi, fra cui l’Italia, ed ecco fatto il “governo tecnico”, rappresentante diretto dei suoi interessi e più affidabile, in periodo di crisi, dei “governi politici”.
Nell’agguerrita concorrenza internazionale per competere con successo, i padroni e i loro governi hanno bisogno del sostegno dei loro schiavi salariati. Per nascondere le loro responsabilità, i borghesi di “casa nostra” cercano di scaricare le responsabilità sugli altri imperialisti (USA, Francia e Germania in particolare), incolpando loro della crisi di un sistema che è mondiale.
lun
20
feb
2012
Europa: l’austerità predatoria e inutile
Di Xavier Cano Tamayo; 14.2.2012; da: alainet.org
Bertold Brecht diceva che ci sono tanti modi di uccidere. Conficcare un coltello nel ventre, condannare alla fame, negare aiuto nella malattia, spingere al suicidio, portare alla guerra … pochi (di questi modi) sono condannati.
Oggi in Grecia ci sono molti più cittadini che corrono un maggior rischio di morire di due anni fa. Per l’austerità.
Salari e pensioni sono calati dal 50 al 70%. Più di 60.000 negozi hanno chiuso e altrettanti lo faranno in questo 2012. Un quinto dei salariati ha una giornata lavorativa ridotta e guadagna meno del salario minimo. Sono stati distrutti più di mezzo milione di posti di lavoro e i disoccupati sono quasi un milione (il 20%). Mezzo milione di famiglie manca di qualsiasi entrata e sei su dieci non possono pagare le bollette. I servizi pubblici, liquidati o privatizzati. Le mense popolari si moltiplicano e le ONG forniscono 20.000 pasti giornalieri ad Atene, ad esempio. La malnutrizione fa scempio tra i bambini e la fame appare nelle città.
Se un greci perde il lavoro, perde l’assicurazione medica e deve pagare per essere curato. Decine di migliaia di cittadini invalidi, infermi o con patologie poco comuni sono condannati a morte sicura a breve termine per il taglio alle medicine.
dom
19
feb
2012
La Grecia brucia
di Piergiorgio Odifreddi (*); da :piergiorgioodifreddi.it
La Grecia è arrivata alla resa dei conti. Il Parlamento si accinge a capitolare di fronte al plotone d’esecuzione costituito dalla cosiddetta troika, formata dall’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. La società civile sta protestando violentemente di fronte al Parlamento. Il primo ministro Papademos, alter ego del nostro Monti, ha dichiarato che “il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia”: le stesse parole usate ieri (13.2.2012), in maniera preventiva, dal nostro presidente Napolitano.
Naturalmente, i mandanti (im)morali della troika, e gli esecutori materiali del governo greco, presentano le misure che stanno per essere adottate come “inevitabili e necessarie”: le stesse parole che abbiamo sentito anche noi, fino alla nausea, dal colpo di mano del 9 novembre 2011 a oggi. E queste misure (udite, udite!) consistono in: “Una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda liberalizzazione. Una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito, e un taglio delle pensioni. Una drastica economia di spesa in settori pubblici, come gli ospedali e le autonomie locali. E la vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria”.
sab
18
feb
2012
Romana Blasotti
Il processo del secolo, celebrato a Torino, condanna a 16 anni il magnate dell’amianto Stephan Schmidheiny: la fine dell’impunità e della menzogna
di Paco Puche; da: rebelion.org
Nel mezzo di un’aspettativa senza precedenti, con gente venuta da ogni parte del mondo e con più di mille persone che ascoltavano in piedi, pazientemente, la lettura della sentenza che è durata più di tre ore, lo scorso 13 febbraio è stata pronunciata una sentenza che segna un prima e un dopo per tutto il mondo, per quello che riguarda la tragedia dell’amianto.
Contro la moda post-moderna di piangere le vittime senza ricercare le cause della loro disgrazia, il processo di Torino è stato il trionfo delle vittime e il castigo dei colpevoli con nome e cognome. Il dolore accumulato - per i morti, i malati, i familiari e gli amici - di migliaia di persone concrete di carne e ossa, dolore fisico e morale, per i disastri e i crimini dell’affare dell’amianto, meritava che si facesse giustizia. Mentre si ascoltava la sentenza, un misto di gioia, di lacrime e di tensione contenuta inondava le sale e i corridoi che ospitavano centinaia di persone colpite.
ven
17
feb
2012
Amianto Eternit:
una sentenza che farà la storia.
a cura di Michele Michelino (*)
Condannati a sedici anni di carcere il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone Louis De Cartier De Marchienne: disastro doloso e rimozione di cautele.
Quando il giudice pronuncia la parola “colpevoli” dalla sala si leva un applauso liberatorio: finalmente un briciolo di giustizia per le 2.889 “persone offese”, 1800 solo a Casale, divenuta città simbolo della lotta all'amianto.
Condanna inoltre gli imputati al pagamento delle spese processuali e, in solido con le società chiamate in causa come civilmente responsabili, al pagamento di una “provvisionale”, un acconto sui risarcimenti richiesti da chi ha subito danni.
Il giudice prosegue nella lettura delle parti civili cui il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento, salvo poi la liquidazione del danno complessivo reclamato dalle parti offese tramite una separata causa civile.
I giudici hanno ritenuto i due imputati colpevoli di disastro doloso solo per le condizioni degli stabilimenti di Cavagnolo (in provincia di Torino) e Casale Monferrato (in provincia di Alessandria). Per quanto riguarda gli stabilimenti di Rubiera (in provincia di Reggio Emilia) e Bagnoli (in provincia di Napoli), i magistrati hanno dichiarato di non doversi procedere perché il reato è prescritto. Il Tribunale piemontese ha deciso anche risarcimenti milionari a favore delle istituzioni costituitesi parti civili: al Comune di Casale Monferrato andranno 25 milioni di euro, alla Regione Piemonte 20 milioni, all’Inail 15 milioni e al comune di Cavagnolo 4 milioni.
Altri risarcimenti sono andati all’Associazione Medicina Democratica, al Wwf, ai sindacati, fino ai circa 95 milioni di euro (dai 30 ai 35 mila euro a testa) per risarcire le famiglie dei 2.000 morti e alle oltre mille parti lese.
Cronaca di una giornata storica
La mattina comincia presto.
Un Gazebo con un impianto voce viene organizzato da Voci della Memoria di Casale Monferrato insieme a Terra del Fuoco e Officine Corsare.
Alle ore 8,45: gli studenti di Casale Monferrato con 6 pullman giungono al palazzo della Provincia, da dove seguiranno la lettura della sentenza su un maxischermo.
gio
16
feb
2012
E’ in cammino la follia di una nuova guerra
di Benjamín Forcano (*); da: alainet.org; 8.2.2012
I nostri tempi debbono costringere le condizioni a fare realtà delle parole della Carta delle Nazioni Unite: “I popoli sono determinati ad evitare alle generazioni future l’orrore della guerra”.
Ma non sono i popoli ma alcune élites folli quelle che, ancora una volta, vogliono imporre all’umanità lo scatenarsi di una nuova guerra.
Noi seguiamo il corso quotidiano della nostra vita, la società fa lo stesso, ma alle nostre spalle e con implacabile determinazione gli Stati Uniti e Israele accelerano i preparativi della guerra contro l’Iran.
Gli Stati Uniti, che hanno più di 60 basi e installazioni militari nella zona del Medio oriente, con un Comando Centrale in Qatar, ha già inviato in Israele più di 8.000 piloti e tecnici aereonautici dell’esercito statunitense. Nei paesi vicini all’Iran, vicino alla Stretto di Ormuz, hanno inviato riservisti dell’Aeronautica, aerei, 110 piloti, più di 15.000 marines e in Kuwait è stata stanziata una buona parte delle truppe ritirate dall’Iraq.
Nello stesso tempo, in collaborazione con i servizi segreti del Mossad, stanno finanziando gruppi terroristici all’interno dell’Iran, a cui si attribuisce l’assassinio, negli ultimi due anni, di cinque scienziati iraniani. fatto che vari senatori statunitensi hanno celebrato come cosa bellissima perché può servire, tra l’altro, a potersi appropriare delle risorse energetiche del paese.
mar
14
feb
2012
L’altra faccia del miracolo lavorativo tedesco: 7 milioni di mini-lavori e 50 centesimi all’ora
da: elEconomista.es; 9.2.2012
Salari di due euro all’ora per lavare piatti e fregare pavimenti, agenzie di lavoro che cercano personale da pagare meno di 6 centesimi all’ora, sette milioni di lavoratori con mini-impieghi .... Cosa c’è dietro il miracolo economico tedesco?
“La mia impresa mi sfruttava” afferma Anja, 50 anni, in una dichiarazione pubblicata da Reuters. “Se potessi trovare un altro lavoro, me ne andrei molto molto lontano”. Durante gli ultimi 6 anni si è dedicata a lavare pavimenti e piatti per due euro all’ora.
La moderazione salariale e le riforme del mercato del lavoro hanno portato il tasso di disoccupazione al livello più basso degli ultimi 20 anni e si cita di frequente il modello tedesco come esempio al resto dei paesi europei che vogliono ridurre la disoccupazione e cercano di essere più competitivi. Ma Anja si scandalizza ogni volta che legge un titolo sul “miracolo economico tedesco”.
lun
13
feb
2012
Amianto Eternit: una sentenza storica
Condannati a sedici anni di carcere il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone Louis De Cartier De Marchienne: disastro doloso e rimozione di cautele. Con questa sentenza si crea uno squarcio nel muro di omertà e complicità che finora istituzioni, governi e politici complici degli assassini avevano eretto.
I giudici hanno ritenuto i due imputati colpevoli di disastro doloso solo per le condizioni degli stabilimenti di Cavagnolo (in provincia di Torino) e Casale Monferrato (in provincia di Alessandria). Per quanto riguarda gli stabilimenti di Rubiera (in provincia di Reggio Emilia) e Bagnoli (in provincia di Napoli) i magistrati hanno dichiarato di non doversi procedere perché il reato è prescritto. Il tribunale piemontese ha deciso anche risarcimenti milionari a favore delle parti civili: al Comune di Casale Monferrato andranno 25 milioni di euro, alla Regione Piemonte 20 milioni, all’Inail 15 milioni e al comune di Cavagnolo 4 milioni.
Alle centinaia di familiari è stato, invece, riconosciuto un risarcimento medio di 30-35 mila euro a testa.
Con questa sentenza si riconosce che l’amianto ha ucciso prima gli operai e poi -disperdendosi nell’aria, nelle falde acquifere, nel territorio - ha ucciso anche i cittadini.
La nascita di centinaia di Comitati e Associazioni che da anni si battono contro la monetizzazione della salute e della vita umana, affermando che non hanno prezzo, e anni di lotte hanno contribuito a cambiare la mentalità e l’opinione di molti sulla pericolosità e cancerogeneità dell’amianto.
dom
12
feb
2012
Oscar con il cartello a una manifestazione
Oscar Misin ci ha lasciato prematuramente: il profitto ha ucciso
un altro compagno di tante battaglie
La notizia della morte di Oscar, con cui abbiamo condiviso gioie e dolori, combattendo fianco a fianco in tante battaglie, ci addolora profondamente.
Oscar non è morto per una “disgrazia”, per un “evento fatale”. E’ stato ucciso dall’amianto e dal profitto. La sua è la cronaca di una morte annunciata.
Oscar sapeva molto bene cos’era il mesotelioma che l’ha ucciso, perché per anni e anni ha studiato, ha denunciato, ha organizzato la lotta contro l’amianto, sul suo posto di lavoro (la centrale termoelettrica di Turbigo) e poi nell’Associazione Esposti Amianto e con tutti i Comitati e le Associazioni che conducono da decenni questa battaglia.
I padroni e i dirigenti della Centrale termoelettrica di Turbigo, come tanti altri padroni in tanti altri luoghi, sapevano che l’amianto era un killer che non perdona, ma per risparmiare pochi spiccioli sui costi della sicurezza e aumentare i profitti non hanno esitato a mandare a morte migliaia di operai.
Uno di questi è Oscar.
Noi ci uniamo al dolore dei famigliari di Oscar e all’Associazione Italiana Esposti Amianto di cui Oscar faceva parte, ricordando il suo impegno in tante battaglie in cui siamo stati al suo fianco.
Ma non proviamo solo dolore: proviamo anche odio e voglia di lottare contro i responsabili della sua morte e di tanti altri lavoratori e cittadini “colpevoli” di aver lavorato e respirato, molti di questi ignari, le fibre d’amianto. Proviamo rabbia contro le istituzioni complici per anni dei padroni assassini, che privilegiano il diritto di chi fa profitti sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini al diritto alla salute.
Ci hanno tolto un altro compagno, una grande e generosa persona che da anni lottava per gli altri.
Ciao Oscar, sarai sempre al nostro fianco e nel nostro cuore.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto S.Giovanni, 12 febbraio 2012 http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com
sab
11
feb
2012
Anniversari della “non storia”
di Noam Chomsky (*); da: rebelion.org; 10.2.2012
George Orwell coniò l’utile definizione di “non- persona” per persone cui si nega l’identità perché non riconoscono la dottrina statale. Possiamo aggiungere il termine “non-storia” per riferirci alla sorte delle non-persone, cancellate dalla storia per motivi simili. La storia delle non-persone è illuminata dalla sorte degli avversari. Quelli importanti sono comunemente commemorati, con la dovuta solennità quando è il caso: Pearl Harbour, ad esempio.
Altri non lo sono, e possiamo imparare molto su noi stessi nel trarli fuori dalla non-storia.
Proprio oggi NON commemoriamo un evento di grande significato per l’umanità: il 50° anniversario della decisione del presidente Kennedy di cominciare l’invasione diretta del Vietnam del Sud, che presto divenne il crimine più estremo di aggressione dalla Seconda Guerra Mondiale.
Kennedy ordinò che l’Aviazione degli USA bombardasse il Vietnam del Sud (nel febbraio 1952 erano state realizzate centinaia di missioni); autorizzò la guerra chimica per distruggere le coltivazioni in modo da affamare fino alla resa la popolazione ribelle; e attivò programmi che finirono per portare milioni di cittadini in tuguri urbani e virtuali campi di concentramento, i “Villaggi Strategici”. Lì gli abitanti sarebbero sati “protetti” dalla guerriglia indigena che, come il governo sapeva, essi appoggiavano volontariamente.
ven
10
feb
2012
La connessione Apple
di Walden Bello (*); da: surysur.net; 7.2.2012
Dall’inizio dell’attuale crisi economica globale, il centro dell’analisi critica e dell’odio pubblico è stato il capitale speculativo. Nella “narrazione” populista, sono stati gli impressionanti raggiri delle banche in un sistema di de-regulation che hanno portato al collasso economico.
L’“economia finanziaria”, definita parassita e sbagliata, è stata contrapposta all’“economia reale”, della quale si è detto che produce beni reali e valori reali. Le risorse sono finite nelle attività speculative della finanza, dando luogo ad una perdita di dinamismo dell’economia reale e portando infine ad una contrazione creditizia nel punto più alto della crisi, causando bancarotta e massici licenziamenti.
Polipo-vampiro contro Galahad corporativo?
Il cattivo più importante di questa storiella è Goldman Sachs. L’immagine di questo residente di New York è stata registrata nella mente del pubblico dalla descrizione di Matt Taibbi di “un polipo-vampiro avvolto intorno al viso dell’umanità, che ficca instancabilmente il suo succhiatore di sangue in qualsiasi cosa che sappia di denaro”.
gio
09
feb
2012
L’ossimoro dei “mercati autoregolatori”
di Alberto Rabilotta; da: alainet.org; 2.2.2012
Ossimoro, nel Dizionario della Lingua Spagnola, significa “combinazione nella stessa struttura sintattica di due parole o espressioni di significato opposto, che da vita ad un nuovo significato: ad es.. rumoroso silenzio”. Un altro esempio (che non figura nel dizionario) è l’espressione “mercati autoregolati”, cioè il sistema neoliberista che per sopravvivere “esige regolarmente l’intervento e la azione coercitiva dello Stato”.
Il Consenso di Bruxelles, come prima il Consenso di Washington
Dal Vertice dell’Unione Europea (UE) che ha avuto luogo a Bruxelles lo scorso 30 gennaio, è uscito un Trattato sulla Stabilità, la Coordinazione e la Governance nell’Unione Economica e Monetaria che, su insistenza della Germania – come segnala il giornale britannico The Guardian – trasforma la Commissione Europea (CE) in un organismo “scrutatore” dei bilanci statali che d’ora in poi verranno redatti dai paesi membri della UE, e la Corte di Giustizia Europea (CGE) nell’istituzione che applicherà il “rigore fiscale” nella zona euro (ZE).
mer
08
feb
2012
Dialoghi curiosi
di Juan Gelman (*), da: pagina.12.com.ar; 5.2.2012
Il presidente afgano Hamid Karzai è un po’ disperato: i talebani non vogliono negoziare con lui, si apprestano a farlo con la Casa Bianca e per questo aprono un ufficio politico in Qatar. Il comando talebano ha confermato la sua disponibilità a dialogare con Washington ma mai con il governo “illegale e senza autorità” dell’Afganistan (www.dailytimes.com.pk, 1/2/12).
Sono due anni che l’amministrazione Obama cerca di raggiungere un qualche tipo di accordo con gli insorti perchè fermino le loro azioni militari e questo contraddice il trionfalismo di cui si ammanta il Pentagono sullo svilupppo di una guerra che dura già da più di un decennio. “Nonostante le incompatibilità, si apre il cammino per un’interlocuzione USA-talebani” titola il New York Times in una nota sul tema (11.1.2012).
Il Segretario alla Difesa Leon Panetta ha dichiarato mercoledì che gli USA sperano di poter mettere fine alle loro missioni di combattimento a metà del 2013, più di anno prima di quanto previsto, per limitare il loro ruolo “all’addestramento, alla supervisione e assistenza (ciò nonostante) questo non significa che non saremo preparati a combattere ... perchè dobbiamo sempre essere in condizioni di difenderci” ha detto (www.washingtonpost.com, 2/1/12).
Sembrerebbe un desiderio che la realtà spegne: l’esercito e la polizia dell’Afganistan, che si assumerebbero i compiti della sicurezza dal 2014, hanno dato segnali di inettitudine, di corruzione e sono anche infiltrati dai ribelli. La violenza continua a imperare nel paese e aumenta il numero delle vittime, tanto afgane che statunitensi.
mar
07
feb
2012
Frei Betto
Dittatura economica
di Frei Betto; da: alainet.org, 4.2.2012
La povertà già colpisce 115 milioni di persone dei 27 paesi dell’Unione Europea, cioè quasi il 25% della sua popolazione, e minaccia altri 150 milioni di abitanti.
In Spagna il tasso di disoccupazione arriva al 22,8%. Grecia e Italia si trovano sotto un intervento “bianco”, governati da primi ministri scelti dal Fondo Monetario Internazionale. Irlanda e Portogallo sono insolventi. In Belgio e nel Regno Unito le manifestazioni di piazza confermano che “la festa è finita”.
Ora la Banca Centrale dell’Unione Europea vuole nominare, per ogni paese in crisi, un commissario per controllare il bilancio. E’ l’ufficializzazione della dittatura economica. Il Regno Unito e la Repubblica Ceca hanno votato contro. Ma gli altri 25 paesi l’hanno approvato. Resta da vedere se la Grecia, il primo paese sulla lista della dittatura economica, accetterà di cedere la sua sovranità e di affidare i suoi conti ad un controllo esterno.
L’attuale crisi internazionale è molto più profonda. Non si riassume nella turbolenza finanziaria.
E’ in crisi un paradigma civilizzatore centrato sulla credenza che ci possa essere una crescita economica illimitata su un pianeta con risorse limitate…. Questo paradigma identifica la felicità con la ricchezza, il benessere con l’accumulazione di beni materiali, il progresso col consumismo.
Tutte le dimensioni della vita – la nostra e quella del pianeta – soffrono oggi un processo di mercificazione accelerato. Il capitalismo è il regno del desiderio infinito impantanato nel paradosso di trovarsi su un pianeta finito, con risorse naturali limitate e una ristretta capacità di accogliere popolazione.
dom
05
feb
2012
Le sanzioni servono solo ad approfondire la crisi
di Patrick Cockburn; da: rebelion.org; 31.1.2012
Il modo in cui gli USA, Israele e i dirigenti europei occidentali ci stanno vendendo il prossimo confronto con l’Iran è profondamente disonesto. La manipolazione dei media e dell’opinione pubblica attraverso l’esagerazione sistematica delle minacce assomiglia molto ai rulli di tamburo della propaganda e della disinformazione sulle inesistenti armi di distruzione di massa dell’Iraq che precedettero l’invasione del 2003.
Il presunto obiettivo di imporre sanzioni alle esportazioni di petrolio iraniane e alla sua Banca centrale, misure a cui si è unita ufficialmente la UE, è di forzare l’Iran ad abbandonare il suo programma nucleare prima che questo raggiunga il livello dal quale potrebbe, in teoria, costruire una bomba atomica. Persino Israele oggi è d’accordo sul fatto che l’Iran non ha a tutt’oggi deciso di farlo, ma continuano presentandoci il programma nucleare iraniano come un pericolo per Israele e per il resto del mondo.
Ci sono altre minacciose analogie tra il periodo precedente alla guerra all’Iraq e quanto sta succedendo ora. Il problema apparente è il futuro del programma nucleare iraniano ma, per la coalizione riunita contro l’Iran, l’obiettivo reale è il rovesciamento del governo iraniano. L’origine della crisi attuale sono state le misure adottate i passati mesi di novembre e dicembre dai neoconservatori USA, dal partito Likud di Benjiamin Netanyahu e dalla lobby israeliana a Washington per imporre sanzioni sulle esportazioni iraniane di petrolio e sulla Banca Centrale dell’Iran. Si tratta, in larga misura, della stessa gente che si è ingrassata con l’Iraq negli anni ’90. Sono riusciti a far sì che la Casa Bianca adottasse il loro programma, che ora è stato adottato, a sua volta, da una Unione Europea che ingenuamente considera le sanzioni un’alternativa al conflitto militare.
sab
04
feb
2012
Per un rivoluzionario Mese della Storia dei Neri
di Mumia Abu Jamal; da: lahaine.org, 2.2.2012
Mentre inizia un’altra volta il mese di febbraio, i giornali e i canali televisivi sottolineeranno la programmazione con più facce nere del normale. Alcuni media presenteranno film o documentari mentre altri faranno riferimento alla storia per celebrare il Mese della Storia dei Neri.
Senza dubbio verrà proiettato l’epico discorso pronunciato durante la “Marcia su Washington” in un video confuso in bianco e nero come mero simbolo di un’altra epoca, con il suo post scriptum obbligato - “Grazie a Dio Onnipotente, siamo finalmente liberi!” – un’inquietante e ironica burla del vero stato della gran parte dell’America Nera.
Un documentario che non verrà invece proiettato, come sempre, mostra una delle ultime conferenze alla stampa del primo (e forse unico) magistrato nero della Corte Suprema degli Stati Uniti, Thurgood Marshall. E’ indebolito e malato, ma con la forza morale per dire: “Non sono ancora libero”.
Per milioni di statunitensi neri, questo Mese della Storia dei Neri, anche se può essere ricco simbolicamente, arriva nel bel mezzo della perdita più grande dei nostri guadagni collettivi della storia, con una spaventosa disoccupazione, incessanti sfratti, scuole pubbliche che impartiscono più (dis)educazione che educazione, rabbioso terrorismo poliziesco e forse i più alti indici di incarcerazione dei neri nella storia degli Stati Uniti, con tutto ciò che questo implica.
ven
03
feb
2012
Il ruolo delle banche centrali
di Umberto Mazzei (*); da: alainet.org; 31.1.2012
“Lasciatemi emettere e controllare il denaro di un paese e non mi importerà chi fa le leggi”
Mayer Amschel Rothschild, 1790
Le banche centrali sono dette indipendenti se obbediscono ai diktat della banca internazionale.
Il caso dell’Ungheria è rivelatore. Nel nuovo parlamento il Fidesz (54%) e il Jobbik (18%), hanno approvato dei cambiamenti alla costituzione ungherese con una maggioranza ultraqualificata. Il cambiamento rilevante è la composizione della Banca Centrale dell’Ungheria, che migliora la supervisione del governo sulla propria moneta, il forint.
Nell’Unione Europea è scoppiato un pandemonio. Il primo ministro Victor Orban è stato definito un despota nazionalista e antidemocratico, tra l’altro. Washington ha parlato di “inquietudine” per la riforma. Parigi del “problema con l’Ungheria” per la “deriva nazionalistica e autoritaria del governo”. I media del “grande debito pubblico dell’Ungheria” (Le Figaro), che è dell’80% del PIL, come quello della Germania. Il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e la UE hanno congelato i prestiti all’Ungheria. Il forint è caduto.
mer
01
feb
2012
Guerre monetarie ed energetiche dell’impero
Di Alberto Rabilotta (*); da: surysur.met; 27.1.2012
La pericolosa ed ormai endemica congiuntura in Medio oriente si è aggravata questa settimana con l’adozione da parte dell’Unione Europea (UE) dell’embargo sugli acquisti di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani, accompagnato da un’altra serie di sanzioni contro la banca centrale iraniana. Quando non si è ancora compiuto il primo anniversario dei bombardamenti della NATO per cambiare il regime in Libia e si vedono segnali di guerra civile con i combattimenti tra le fazioni “rivoluzionarie” e gli attacchi dei simpatizzanti dello sconfitto Muhamamr Gheddafi, gli stessi governanti di Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e altri paesi della UE che decisero un’azione rapida contro il governo di Tripoli stanno ora reclamando azioni militari contro Siria e Iran.
Tutto questo nel contesto della grave crisi finanziaria ed economica che colpisce l’UE, con le conseguenze di disoccupazione e impoverimento di massa, e che è sulla strada per diventare una “guerra monetaria” per i livelli stratosferici di indebitamento degli Stati occidentali, in particolare degli USA, che finanziano il loro indebitamente grazie alla supremazia del biglietto verde come moneta di riserva e di pagamento nelle transazioni commerciali internazionali.
Molti paesi stanno già cercando un’alternativa al dollaro statunitense perché è evidente che con l’altissimo livello di indebitamento degli USA questa moneta manca di un appoggio solido a medio e lungo termine, e quindi non è una divisa di riserva affidabile. Persino il Fondo Monetario Internazionale ha prospettato, meno di un anno fa, la necessità di trovare un’alternativa al dollaro. Altri paesi vogliono un’alternativa al dollaro per liberarsi delle pressioni e delle sanzioni di Washington e dei suoi alleati europei, e per poter correggere le distorsioni nei termini di interscambio che attualmente provoca l’’uso quasi esclusivo del dollaro per il commercio mondiale delle materie prime.
Biglietto verde e oro nero
L’analista brasiliano Pepe Escobar, che da anni si occupa della lotta di interessi imperialisti nei paesi chiave per la loro ricchezza di idrocarburi o perché sono luogo di transito ideale o obbligato dei condotti per trasportare petrolio o gas naturale ai mercati occidentali, scriveva a metà gennaio (Il mito dell’Iran “isolato”, atimes.com e tomdispacht.com) che la “linea rossa nella crisi iraniana non è la questione nucleare, ma il petrolio e i petrodollari.
mar
31
gen
2012
Benvenuti nel primo Stato-bunker del mondo: c’è posto solo per gli ebrei nel regime di Israele, la “città in mezzo alla selva”.
di Jonathan Cook; da: lahaine.org, 26.1.2012
Tornano sempre sulla stessa cosa. La scorsa settimana il Parlamento israeliano ha riattualizzato una legge di 59 anni fa, che originariamente voleva impedire che centinaia di migliaia di palestinesi tornassero alle case e alle terre dalle quali erano stati scacciati dalla creazione dello Stato di Israele.
Il proposito della draconiana Legge di Prevenzione dell’Infiltrazione del 1954 era rinchiudere qualsiasi palestinese che riuscisse a sfuggire ai franchitiratori che proteggevano le frontiere del nuovo Stato. Israele credeva che solo un castigo selvaggio e la dissuasione potessero assicurare il mantenimeto della assoluta maggioranza ebrea che aveva appena creato con una campagna di pulizia etnica.
Sessant’anni dopo Israele torna a basarsi sulla legge sull’infiltrazione, questa volta per impedire una presunta nuova minaccia alla sua esistenza: l’arrivo, ogni anno, di varie migliaia di disperati africani che chiedono asilo.
Come fa coi palestinesi da molti anni, Israele ha criminalizzato questi nuovi rifugiati, che in questo caso fuggono dalla persecuzione, dalla guerra o dal collasso economico. Ora si possono incarcerare intere famiglie per tre anni, senza processo, mentre preparano e impongono la deportazione, e anche gli isareliani che offrono loro aiuto rischiano pene detentive fino a 15 anni.
A quanto sembra l’intenzione di Israele è di incarcerare il maggior numero possibile di questi rifugiati e dissuadere gli altri dal seguire i loro passi.
lun
30
gen
2012
Un incidente diuretico
di Juan Gelman (*); da: pagina12.com.ar; 26.1.2012
Il soldato afgano che venerdì 20 ha ucciso 4 soldati francesi e ferito una dozzina o più – otto sono gravi – non era una recluta dei talebani, come diceva un loro comunicato trionfalista: l’uomo aveva visto il filmato di 40 secondi che qualcuno aveva messo sul blog TMZ che mostra quattro marines che ridono orinando sui cadaveri di presunti nemici. Per il presidente francese Nicolas Sarkozy il fatto pone seri dubbi sull’efficacia dell’addestramento che le truppe NATO danno al nascente esercito afgano e potrebbe avvicinare il ritorno dei 3.600 militari del suo paese stanziati nello stato asiatico.
Questa si può considerare una delle tante profanazioni perpetrate contro gli afgani, talebani o no, prigionieri di Abu Ghraib o assediati a Falluja, da parte delle truppe ONU che hanno anche utilizzato gas velenosi e hanno ucciso talebani e civili allo stesso modo senza alcuna distinzione.
E’ però un sintomo di altra natura: aumenta il numero dei soldati alleati uccisi da quegli stessi che addestrano.
sab
28
gen
2012
Solidarietà proletaria e popolare agli arrestati NO TAV
Con l’acuirsi della crisi economica il governo - comitato d’affari delle banche, delle finanziarie e della CONFINDUSTRIA, sostenuto da tutti i partiti di centrodestra e di centrosinistra - impone sacrifici capestro ai proletari e agli strati popolari.
Chiunque si oppone con la lotta, chiunque difende i suoi interessi e i suoi diritti al lavoro, al salario, alla casa, alla salute e alla difesa dell’ambiente mobilitandosi in prima persona, viene prima bastonato dai “lavoratori del manganello”, come dimostrano tutte le lotte recenti, e poi arrestato.
La democrazia dei padroni è una parola vuota. La democrazia è diversa per le diverse classi sociali e vale solo se si pensa e si agisce come vogliono loro. L’esperienza ci insegna che la democrazia borghese è la forma che è servita e serve ai padroni per farci credere di essere liberi, per poi sottometterci e sfruttarci in pace. Repressione e criminalizzazione dei movimenti di lotta è la scelta, contro e per chi li contesta.
ven
27
gen
2012
Nella giornta della Memoria riportiamo una testimonianza pubblicata nel libro Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda
di Antonio Masi e Michele Michelino
Il lager: un mondo alla rovescia di Fulvio Gibillini. Gibillini integra la ricerca con le testimonianze di suo nonno Venanzio. Riportiamo alcuni stralci del lavoro di Fulvio Gibillini.
Cercare di capire cosa era veramente un lager nazista, come era
la sua struttura, quale era la sua organizzazione, come era la vita dei
deportati che lo abitavano: queste sono problematiche a cui sono
sempre stato vicino e di cui ho sempre sentito parlare nel mio ambito
familiare. Grazie alla testimonianza vivente di mio nonno Venanzio,
che ha vissuto questa terribile esperienza, ho potuto recuperare il
materiale necessario per approfondire questi argomenti. In questa
ricerca ho voluto effettuare un viaggio all’interno di un campo di
concentramento nazista analizzando i vari aspetti sopraindicati attraverso
gli occhi di una persona che ancora oggi dopo sessant’anni
non riesce a dimenticare quello che ha visto e provato durante i mesi
di prigionia. Venanzio Sibillini, giovane militare diciottenne, disertore
alla leva dopo l’8 settembre 1943, viene catturato a Milano il 4
luglio 1944 dall’Upi, l’Ufficio politico investigativo di stampo fascista,
in seguito ad atti di sabotaggio presso il deposito di locomotive di
Milano-Greco. Trasferito immediatamente al carcere di San Vittore è
segregato nel 5° Raggio, cella 62, con matricola 2567. Il raggio, interamente
sotto il controllo tedesco, raggruppava prigionieri politici
considerati pericolosi e rinchiusi in celle di isolamento. Il 15 luglio,
tre operai arrestati con lui al deposito, vengono prelevati dalle loro
celle, riportati al luogo di lavoro e fucilati davanti al resto dei lavoratori.
ven
27
gen
2012
A Israele conviene non dimenticare l’Iran nucleare
di Robert Fisk (*); da: lajornada.unam.mx; 26.1.2012
Definire un fatto è uno dei lavori più difficili del giornalismo, e raramente è più problematico che nel caso dell’Iran, l’oscura minaccia rivoluzionaria islamica. L’Iran sciita, protettore e manipolatore del terrore mondiale, della Siria, del Libano, di Hamas. Ahmadinejad, il califfo pazzo. E, naturalmente, l’Iran nucleare, che si prepara a distruggere Israele nel mezzo di una nuvola a forma di fungo, fatta di odio antisemita. L’Iran che è pronto a chiudere lo Stretto di Hormuz. Si avvicina il momento di attaccare per le forze dell’Occidente (o israeliane).
Data la natura del regime teocratico, la repellente soppressione dei suoi oppositori postelettorali nel 2009, senza parlare delle sue massicce riserve di petrolio, tutto ciò fa sì che ogni tentativo di immettere del senso comune a questa storia porti con sé l’equivalente di una controindicazione medica: l’Iran non è un luogo piacevole, però …….
Prendiamo ad esempio quelle versioni israeliane che diamo per buone, nonostante che i servizi di intelligence israeliani siano più o meno efficienti di quelli della Siria, e che vengono ripetute dagli amici di Tel Aviv in Occidente. Nessuno, in Occidente, è tanto docile quanto i giornalisti.
Il presidente israeliano ci ha avvertito che l’Iran è ora al vertice della produzione di armamento nucleare. Che il cielo ci protegga.
Ma noi giornalisti non diciamo che Shimon Peres, quale primo ministro israeliano, disse esattamente lo stesso nel 1996. 16 anni fa.
Non ricordiamo neppure che l’attuale primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto – nel 1992 – che l’Iran avrebbe avuto la bomba atomica nel 1999. 13 anni fa. E’ sempre la stessa storia.
gio
26
gen
2012
L’Europa in guerra con l’Iran
di Pepe Escobar (*) ; da: rebelion.org; 25.1.2012
Nessuno ha mai perso soldi scommettendo sull’insensatezza dei politici dell’Unione Europea (UE). E se commerciate in petrolio, rallegratevi – e schiattate dalle risate: come c’era da aspettarsi i ministri degli Esteri della UE, seguendo docilmente il governo di Barak Obama, hanno dato semaforo verde ad un embargo totale del petrolio iraniano.
L’embargo non si applica solo a nuovi contratti ma anche a quelli esistenti, che scadranno il 1° luglio, e sono previste anche sanzioni addizionali contro la banca centrale iraniana e sulle sue esportazioni petrolchimiche verso la UE. E’ fondamentale ricordare sempre che l’embargo – una dichiarazione di fatto europea di guerra – è stata energicamente proposta in primo luogo dal neo-napoleonico “liberatore” della Libia, il presidente della Francia Nicolas Sarkozy. La scusa ufficiale per la guerra economica sono le “serie e crescenti preoccupazioni per il programma nucleare iraniano”.
mar
24
gen
2012
Afganistan: ciò che è davvero deplorevole
di Ben Schreiner (*); da: rebelion.org, 19.1.2012
La pubblicazione in linea, la scorsa settimana, di un video che mostra alcuni marines USA che orinano sui corpi di sconosciuti afgani nella provincia di Helmand, ha causato una rapida e generalizzata condanna del governo USA. Il Segretario alla Difesa Leon Panetta ha descritto il video come “estremamente deplorevole”. La segretaria di Stato Hillary Clinton ha espresso “la sua completa costernazione”, mentre il Capo dello Stato Maggiore Congiunto, generale dell’esercito Martin Dempsey, ha dichiarato che le azioni del video “non solo sono illegali ma contrarie ai valori di un militare professionale e servono ad erodere la reputazione della nostra forza congiunta”.
La reazione dell’establishment mediatico statunitense ha fatto ampiamente eco ai sentimenti ufficiali. Secondo gli editoriali del Los Angeles Times, il video pubblicato era “sconvolgente” e costituiva “un passo indietro” per USA e Afganistan.
Tuttavia, ora che due dei marines mostrati nel video sono stati identificati, si assicura agli stupefatti cittadini statunitensi che giustizia sarà fatta. Si butteranno le mele marce e verranno restaurati la disciplina e l’onore delle forze armate. L’intero incidente, quindi, comincerà a sparire dalla coscienza popolare statunitense (se già non lo ha fatto), come se fosse stato buttato attraverso il buco della memoria. Cioè … torniamo alla guerra.
sab
21
gen
2012
Una storiella sull’Iran
di Alberto Piris, CEPAIZ; da: rebelion.org; 17.1.2012
Sul giornale The Jerusalem Post (9.1.2012) un giornalista locale, tra i cui titoli è compreso l’aver lavorato come “esperto in intelligence” per il Governo, ha pubblicato un articolo intitolato “L’imminente guerra contro l’Iran”. Vale la pena di riportarlo succintamente perché il lettore si faccia un’idea di ciò che si sta cucinando nei circoli israelo-americani interessati a perpetuare in Medio Oriente quell’egemonia che gli USA stanno perdendo con le loro sfortunate guerre in Iraq e Afganistan, e che Israele spreca ogni giorno con la sua ossessione sul problema palestinese.
Secondo quanto si legge nel testo citato, l’Iran inizierà le ostilità attaccando una portaerei USA nel Golfo Persico, cosa che provocherà la risposta immediata di Washington. Questa non sarebbe diretta, inizialmente, contro le installazioni nucleari dell’Iran ma contro il suo esercito, per annullare la sua capacità di rappresaglia ed evitare la chiusura dello stretto di Ormuz. Seguirebbero la distruzione delle installazioni nucleari iraniane e, simultaneamente, lo scatenarsi di un’offensiva politica di ampio raggio e piena visibilità, per incitare la popolazione a sollevarsi contro il regime islamico e ad abbatterlo, cosa che – immagina l’autore – sarebbe cosa ben accolta dalla maggioranza degli iraniani. Questo porterebbe ad una “primavera iraniana” appoggiata dagli USA che reintegrerebbe l’Iran nella comunità internazionale.
ven
20
gen
2012
Quali mani muovono quelle drammatiche immagini di “YouTube”?
I falsificatori di notizie
di Patrick Cockburn (*) ; da: rebelion.org; 17.1.2012
Il pettegolezzo, di solito, ha una cattiva fama. Nelle opere di Shakespeare, si dava per scontato che i pettegolezzi fossero in realtà artistiche menzogne e particolareggiati racconti di vittorie e sconfitte.
Nessun giornalista potrebbe informare credibilmente su massacri, torture e arresti di massa utilizzando “insistenti dicerie” come unica prova del suo scritto. Gli editori di qualsiasi giornale, catena televisiva o stazione radio in cui lavorasse un giornalista simile, scuoterebbero senza dubbio la testa con incredulità davanti ad una fonte tanto vaga e dubbia ed è quasi certo che rifiuterebbero di pubblicare la notizia.
Ma supponiamo che il nostro giornalista tolga la parola diceria e la sostituisca con fonti come YouTube o un altro blogger. Allora, in base a recenti esperienze, gli editori tenderanno a dare il loro assenso, elogiando pure il loro dipendente per il suo accurato utilizzo di Internet. La BBC e altre catene televisive ci offrono felicemente, ogni notte, immagini del caos della Siria, su cui negano apertamente la responsabilità della loro attendibilità.
gio
19
gen
2012
I padroni della “economia verde”
di Silvia Ribeiro (*); da: surysur.net; 15.1.2012
Si potrebbe pensare che la più verde delle proposte di “economia verde”, che guadagna terreno in vari ambiti ufficiali, principalmente nei negoziati verso la conferenza internazionale Rio+20, sia il colore dei biglietti che sperano di guadagnare con essa le società multinazionali che hanno causato le crisi economica, alimentare, ambientale e climatica.
Questa è una delle conclusioni che discendono al realizzare che sono le stesso società che controllano le tecnologie, le patenti, i prodotti e i mercati dell’economia verde.
Non si tratta soltanto degli oligopoli che conosciamo e che intravedono nuovi affari. Invece entrano in scena nuove configurazioni corporative che riuniscono le principali società petrolifere, chimiche, farmaceutiche, forestali e dell’agroindustria con nuove società di biologia sintetica e genomica per lavorare qualsiasi tipo di biomassa, che sia naturale o coltivata, e trasformarlo in combustibile, foraggio, plastica o altre sostanze industriali, prospettando uno scenario in cui qualsiasi cosa “verde” (che sia o sia stata viva) potrà diventare una proprietà di queste corporazioni da cui estrarre profitti con qualche uso industriale.
mer
18
gen
2012
Avevo 12 anni quando ci fu l’assalto al Moncada
di Eduardo Galeano, da: Revista Casa de las Américas N. 111, nov.-dic.1978, pp. 104-105, in: cubadebate.cu; 14/1/2012
Avevo dodici anni quando ci fu l’assalto al Moncada, sedici quando ci fu lo sbarco del Granma, diciotto quando i guerriglieri entrarono, vittoriosi, all’Avana. Gli uomini della mia generazione hanno avuto il destino di coincidere, nel tempo, con la Rivoluzione cubana. Fin dall’inizio essa si mescolò con la nostra vita e si installò nella nostra anima. Insieme a milioni di uomini, celebro questa rivoluzione come se fosse mia.
Essa mi ha trasmesso forza quando mi sentivo cadere. Mi ha contagiato con l’energia, giorno dopo giorno, anno dopo anno, per tutto il corso del processo che l’ha messa in salvo dalla sconfitta o dal tradimento. Cuba fece a pezzi la struttura dell’ingiustizia e confermò che lo sfruttamento di una classe sociale da parte di altre e di un paese da parte di altri non è il risultato di una tendenza “naturale” della condizione umana né è implicita all’armonia dell’universo. Molte muraglie si sono alzate davanti a questo vento di sana furia popolare.
lun
16
gen
2012
Anniversario dell’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht
di David Arrabalì, Mundo Obrero – da:rebelion.org; 16.1.2012
93 anni fa, la notte del 15 gennaio 1919, a Berlino, fu arrestata Rosa Luxemburg: una donna indifesa coi capelli grigi, smunta ed esausta. Una donna non più giovane, che mostrava molti più anni dei 48 che aveva.
Uno dei soldati che l’accerchiavano la obbligò a spintoni a camminare, e la calca di persone beffarde e piene di odio che si ammassavano nell’atrio dell’Hotel Eden l’accolse con insulti. Lei alzò la testa davanti alla massa e guardò i soldati e gli ospiti dell’hotel che si facevano beffe di lei con i suoi occhi neri e orgogliosi. E quegli uomini nelle loro uniformi raccogliticce, soldati della nuova unità delle truppe d’assalto, si sentirono offesi dallo sguardo sdegnoso e quasi compassionevole di Rosa Luxemburg, “la rosa rossa”, “l’ebrea”.
La insultarono: “Rosina … ecco che arriva la vecchia puttana!”. Essi odiavano tutto ciò che questa donna aveva rappresentato in Germania per due decenni: il fermo credo nell’idea del socialismo, il femminismo, l’anti-militarismo e l’opposizione alla guerra, che loro avevano perduto nel novembre 1918. Nei giorni precedenti i soldati avevano schiacciato la ribellione dei lavoratori a Berlino. Ora erano loro i padroni, e Rosa li aveva sfidati nel suo ultimo articolo:
“L’Ordine regna a Berlino! Stupide marionette! Il vostro “Ordine” è costruito con la sabbia. Domani la rivoluzione si “leverà essa stessa con fragore” e annuncerà con la fanfara, per il vostro terrore: IO FUI, IO SONO, IO SARO’!”.
dom
15
gen
2012
Riflessioni di Fidel
La pace mondiale
è appesa ad un filo
Da: cubadebate.cu; 13.1.2012
Ieri ho avuto il piacere di conversare con calma con Mahmoud Ahmadinejad. Non l’avevo più visto dal settembre 2006, più di cinque anni, quando visitò la nostra Patria per partecipare al XIV vertice del Movimento dei Paesi non allineati che ebbe luogo all’Avana, dove fu scelta, per la seconda volta, Cuba quale Presidente di questa organizzazione per il periodo stabilito di tre anni. Io mi ero ammalato seriamente il 26 luglio 2006, un mese e mezzo prima, e a malapena potevo sedermi sul letto. Vari dei più eminenti leaders che assistevano all’evento ebbero l’ababilità di venire a trovarmi. Chavez e Evo lo fecero più di una volta. Un mezzogiorno lo fecero quattro pesone che ricordo sempre: Kofi Annan, Segretario generale dell’ONU; un vecchio amico, Abdelaziz Buteflika, presidente dell’Algeria; Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran e un vice-Ministro degli Esteri del governo Cinese e attuale Cancelliere di quel paese, Yang Jiechi, in rappresentanza del leader del Partito Comunista e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao. Fu davvero un momento importante per me, che con grande fatica rieducavo la mano destra che era stata danneggiata seriamente quando caddi a Santa Clara.
Con questi quattro discussi aspetti dei complessi problemi che il mondo affrontava in quel momento. Che sono diventati, in verità, sempre più complessi.
Nell’incontro di ieri ho trovato il Presidente iraniano assolutamente calmo e tranquillo, completamente indifferente alle minacce yankee fiducioso nella capacità del suo popolo di affrontare qualsiasi aggressione e nella capacità delle armi, che in gran parte producono essi stessi, di par pagare agli aggressori un prezzo impagabile. In realtà si è parlato poco del tema della guerra, la sua mente era concentrata sulle idee esposte nella conferenza effettuata nell’Aula Magna dell’Università dell’Avana, centrata sulla lotta per l’essere umano: “camminare fino ad arrivare ad ottenere la pace, la sicurezza, il rispetto e la dignità umana quale desiderio di tutti gli esseri umani nel corso della storia”.
ven
13
gen
2012
Il buon affare della ricostruzione di Haiti
Da: Otramérica. com; 12.1.2012
I fatti sulla cooperazione ad Haiti dopo il terremoto sono scandalosi. Nonostante la mancanza di trasparenza con cui agiscono, le ricerche mostrano una rete di affari privati, il carattere coloniale della loro gestione , mancanza di efficacia e discriminazioni.
Un disastro è una “buona opportunità” …. di affari.
La ONG Intermon Oxfam conclude che, due anni dopo il terremoto di Haiti, “più di 519.000 persone vivono ancora in tendopoli in 758 accampamenti; la metà delle macerie non sono state sgombrate; il colera si è portato via migliaia di vite e rappresenta una minaccia grave per la salute pubblica; pochi haitiani hanno accesso ai servizi di base; la maggior parte della forza lavoro è disoccupata o sotto occupata; il 45% della popolazione deve far fronte all’insicurezza alimentare; e le elezioni, seguite da un confronto politico tra il presidente eletto e il Parlamento, hanno impedito l’avanzamento della ricostruzione”. Questo è parte del suo rapporto “Il lento cammino verso la ricostruzione”.
Secondo le notizie sul rapporto Oxfam, la ONG del Nord globale spiega che le elezioni dell’inizio d’anno e il successivo confronto tra il presidente e il parlamento “hanno impedito la ricostruzione” e che è ora di recuperare il tempo perso e di farlo coinvolgendo tutte le parti.
ven
13
gen
2012
C’è un paese chiamato Haiti….. vi ricordate?
12.1.2012; da:cubadebate.cu
Questo 12 gennaio si compiono due anni da quel terribile terremoto ad Haiti, che lasciò dietro di sé circa 300 mila morti, quasi 2 milioni di persone senza tetto e più di 80 mila edifici distrutti. Che è successo da allora? Quale Haiti raccontano le fotografie e le statistiche? Che prospettive si sono aperte, o si sono chiuse, per quella nazione dei Caraibi?
Secondo il presidente Michel Martelly, il governo haitiano ha ricevuto soltanto l’uno per cento dei quattromila milioni di dollari donati, cioè meno di un centesimo per ogni dollaro. Chi sono i riceventi di questi fondi, in maggioranza? Stime della stampa locale indicano le organizzazioni non governative, i governi stranieri “impegnati” nella ricostruzione e non potevano mancare le imprese private, fondamentalmente degli Stati Uniti. In uno di quegli sporadici attacchi di “trasparenza” del Congresso degli Stati Uniti, si è riconosciuto che – dei fondi destinati ad Haiti – 655 milioni sono ritornati al Dipartimento della Difesa e 220 milioni a quelli della Salute e dei Servizi Umani.
ven
13
gen
2012
Alcuni consigli utili perchè l’economia funzioni.
di Karel Delgado Pérez; da: cubadebate.cu; 10.1.2012
Se siete una superpotenza in decadenza e volete dare una boccata d’aria alla vostra economia in bancarotta, seguite alla lettera questi consigli.
La prima cosa è scegliere un paese in cui sviluppare i vostri “investimenti”. Preferibilmente fra quelli che si trovano nella lista dei 60 o più oscuri angoli del mondo. Assicuratevi che questo paese abbia risorse naturali o materie prime fondamentali affinchè sia un “obiettivo redditizio”. Cioè perchè i vostri affari siano redditizi.
Quale parte dell’investimento iniziale che dovrete fare, bisogna spendere qualche centesimo per sviluppare una campagna mediatica volta a satanizzare il governo del paese che avete scelto. Ricordate che in ogni affare il marketing e la promozione sono importanti. Vi consiglio di utilizzare qualcuno dei temi sempre di moda, come “Armi di distruzione di massa”, “Violazione dei Diritti Umani” o una o l’altra “Pulizia Etnica”.
mer
11
gen
2012
Una interessante intervista ad Hossam el-Hamalawy, attivista del movimento egiziano.
Intervista a Hossam el-Hamalawy di Ali Mustafa
10/12/2011
AM.
Le prime elezioni parlamentari dell'era post-Mubarak sono state organizzate in un contesto di scontri cruenti tra le forze di sicurezza di stato e i manifestanti in piazza Tahrir e nelle sue vicinanze, che hanno provocato almeno 42 morti e oltre 3000 feriti. Cosa ha provocato quest'ultimo scoppio di violenza? Pensi che questa situazione abbia messo in discussione la legittimità delle elezioni?
HH
Le cause scatenanti di questa sollevazione sono le stesse dell'insurrezione di gennaio. Non è cambiato un gran che in questi nove mesi, quindi le ragioni obiettive della rivolta erano tutt'ora presenti, quello che mancava era la causa scatenante, qualcosa che avrebbe dato di nuovo fuoco alle polveri. Era già successo in passato. Non era la prima volta che avvenivano scontri di questo genere. Era già successo il 28 e 29 giugno, e la causa scatenante è sempre la brutalità della polizia – una brutalità che non è destinata a finire poiché il ministro dell'interno è sempre lo stesso e anche il regime è sempre in piedi. Questa sollevazione non è destinata a durare per sempre e sta scemando in questo momento, ma credo che non sarà l'ultima. In futuro ci saranno molte altre sollevazioni.
Se ha messo in discussione la legittimità delle elezioni? Certamente. Già prima dell'attuale sollevazione avevo preso la posizione di boicottare le prossime elezioni perchè hanno luogo mentre il supremo consiglio delle forze armate (SCAF) è ancora al potere. Non si possono avere elezioni regolari mentre i generali di Mubarak stanno conducendo la danza o mentre l'esercito, assieme alla polizia, ha appena massacrato la gente a Tahrir e al Maspero [ Si riferisce al massacro dei Copti avvenuto davanti al Maspero, che è la sede della tv di stato] Non erano già prima ritenuti responsabili, e ora dovrebbero essere quelli che hanno la supervisione dell'intero processo elettorale?
gio
29
dic
2011
Schiacciare i lavoratori e imporre l’austerità
Il vero obiettivo di Draghi nell’Eurozona
di Mike Whitney, Counterpounch; da: rebelion.org, 27.12.2011
Immaginate per un momento che la vostra banca vi offra un prestito di 150.000 dollari per compensare il denaro da voi perso con la diminuzione del valore della vostra casa da quando la bolla immobiliare è scoppiata nel 2006. Oppure diciamo che la banca vi presterà il denaro per tre anni a tassi bassissimi dell’1%, a condizione che voi diate in garanzia del prestito il contenuto del vostro garage, cioè biciclette arrugginite, un cesto da pallavolo piegato, una vecchia casa delle bambole e alcune borse e valigie infestate dai roditori.
Vi sembrerebbe un buon affare?
Bene … mercoledì scorso la Banca Centrale Europea (BCE) ha fatto questa stessa offerta a più di un centinaio di banche europee che erano con l’acqua alla gola: ha concesso loro 640.000 milioni di dollari (489.000 milioni di euro) in prestiti a tre anni ad un tasso di interesse miserabile in cambio di alcune dubbie garanzie su valori per i quali attualmente non c’è mercato.
Ora, tu – caro lettore – sai già che quando cerchi di vendere qualcosa su Secondamano e non c’è molto interesse, devi abbassare il prezzo per attirare un compratore. E’ così che funziona la dinamica dell’offerta e della domanda nel mercato libero, vero?!
gio
22
dic
2011
La manovra del governo passa anche al Senato.
Dopo la Camera la manovra del governo Monti ottiene la fiducia anche al Senato con 257 sì.
Rispetto ai 281 voti favorevoli della fiducia al Governo dello scorso 17 novembre i sì alla fiducia oggi sono stati 257, 24 in meno rispetto ai 281 di novembre. Ai no della Lega vanno aggiunti l'Idv, Svp e Union Valdotaine: cioè 41.
Ancora una volta a pagare sono i proletari-. La salvezza dell’Italia si basa sulla nostra miseria.
Invece di far pagare la crisi ai grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, agli industriali, agli evasori, alla casta politica-sindacale, il governo dei banchieri scarica i sacrifici sui salariati e i pensionati proletari.
Dopo la soddisfazione per la caduta di Berlusconi, le illusioni su Monti salvatore della patria sono durate solo qualche giorno. Le decisioni del “governo tecnico” hanno riportato tutti alla dura realtà.
Ecco sinteticamente i punti principali della manovra:
Pensioni: Dall’1°gennaio 2012 è abolito il sistema retributivo e sostituito con il contributivo per tutti, che porterà pensioni molto più povere. Sempre dal 2012 sono abolite le pensioni di anzianità, sostituite da 42 anni di contributi e un mese per gli uomini e 41e un mese per le donne. L’età, di vecchiaia sarà portata a 66 anni: subito per gli uomini, progressivamente da 62 a 66 per le donne con un aumento di 1 anno ogni 18 mesi. Nel 2018, tutti, uomini e donne, andranno in pensione solo per vecchiaia.
A questi provvedimenti ci sono due eccezioni: i nati nel 1952 con 35 anni di contributi nel 2012 dipendenti privati potranno uscire con 64 anni, così come le lavoratrici private con 60 anni di età e 20 di contributi sempre nel 2012.
(Questa norma non vale per i dipendenti pubblici e per i lavoratori autonomi attuando una discriminazione palese fra lavoratori dei vari settori).
Indicizzazione delle pensioni: La rivalutazione automatica sarà mantenuta solo per gli importi sino a tre volte il minimo Inps (1400 euro lorde). Contro i già pensionati è colpito l’adeguamento all’inflazione: sarà parziale fino a 1000 euro, e sparisce sopra i 1400, colpendo quindi il 76,5% dei pensionati.
IRPEF: dal 1° gennaio 2011 l’aliquota di base dell’addizionale regionale all’Irpef, destinata alla copertura del fabbisogno nazionale, passa dallo 0,9% all’1,23%. Particolarmente odioso e che questa misura è retroattiva e si applica dal 2011.
mar
20
dic
2011
Monti e l’uomo del
banco dei pegni.
di Michele Michelino*
Nei periodi di crisi l’uomo del banco dei pegni e l’usuraio, sono figure odiate e temute nello stesso tempo.
Odiate perché si appropriano, approfittando delle disgrazie altrui, dei pochi gioielli di famiglia, dei beni o degli oggetti cari a prezzi irrisori che spesso rimangano di proprietà del banco.
Temute perché possono anche rifiutarsi di ritirare gli oggetti o i prestiti nel momento in cui si ha più bisogno, col rischio di vedersi sprofondare sempre di più.
Il capitalismo portando all’estremo questo processo, ha instaurato una società in cui tutto è trasformato in merce.
Il lavoro, la salute, la scuola, la vita e la morte sono diventate merce con un loro mercato e fonte di profitto per gli speculatori e gli sfruttatori che lucrano sulle disgrazie umane.
Nel capitalismo moderno la “globalizzazione”, parola nuova coniata per ammorbidire e rendere più digeribile il significato di imperialismo, ha scatenato da anni una campagna ideologica e politica contro il socialismo e il comunismo rappresentandolo come l’impero del male.
Un “impero del male” dove tutti però, nonostante i giudizi anche più critici, non possono nascondere la verità storica che tutti avevano un posto di lavoro, una casa, l’università e la sanità gratuita.
Oggi qualunque lotta operaia contro il sistema capitalista, il governo e le sue istituzioni che cancellano i diritti dei lavoratori, ogni operaio che lotta per difendere i suoi interessi ostacolando la pacifica accumulazione del capitale, è immediatamente considerato un nemico e come tale il sistema lo criminalizza. Le regole in cui si deve svolgere il conflitto operaio e sociale oggi sono riscritte a favore degli interessi del grande capitale e si riscrivono insieme al concetto di legalità e illegalità.
lun
19
dic
2011
Mentre l’Europa - senza memoria - affonda, in America Latina nasce la CELAC
di Daniela Trollio (*)
La macelleria sociale che stanno vivendo i popoli d’Europa viene da lontano: le misure che quello strumento del capitale che è l’Unione Europea sta imponendo non sono nulla di nuovo. Sacralità del “mercato”, cancellazione dei diritti conquistati dai lavoratori, distruzione dello “stato sociale”, privatizzazioni ecc. ecc. altro non sono che le misure applicate trent’anni fa dal Fondo Monetario Internazionale in America Latina e, più precisamente, in quel laboratorio sociale del neoliberismo che è stato il Cile , dove per primo i Chicago Boys di Milton Friedman lo hanno sperimentato.
Dal Cile il modello economico si diffuse in tutto il continente; i governi neoliberisti latinoamericani vendettero le banche nazionali, le compagnie di bandiera aeree, le linee di comunicazione, l’istruzione e cedettero, a prezzo irrisorio, le loro abbondanti materie prime – dal petrolio al gas, ai minerali, all’acqua, per fare qualche esempio – alle grandi multinazionali.
Per realizzare un saccheggio di tali proporzioni, il progetto neoliberista si dotò di uno strumento politico preciso: le dittature.
Ci sono voluti quasi trent’anni perché i popoli latinoamericani riuscissero a liberarsi di tutto questo, pagando però un enorme prezzo di sangue e vite umane.
mer
14
dic
2011
la rabbia dopo la strage
LA “TOLLERANZA”
CHE GENERA RAZZISMO
Nell'esprimere la piena solidarietà alle famiglie e gli amici dei 2 senegalesi uccisi e i 3 gravemente feriti da mano fascista il 13 dicembre a Firenze, vogliamo denunciare il clima di odio e xenofobia che in questi anni ha subito una sensibile accelerazione. La strage di piazza Dalmazia rappresenta solo la punta dell'iceberg di un percorso ben definito di “caccia allo straniero” iniziato dal'amministrazione fiorentina. L'istituzione del “reparto antidegrado” della Polizia Municipale è stata la concretizzazione della volontà di usare il pugno di ferro contro chi danneggia l'immagine della nostra città vetrina. Abbiamo assistito a pestaggi ai danni dei senzatetto che dormivano alla stazione, inseguimenti e violenti arresti di venditori ambulanti per le vie del centro, lo sgombero coatto da piazza bambini di Beslan del presidio dei rifugiati eritrei.
Da mesi denunciamo e ci siamo mobilitati sul pericolo causato dall’apertura nella nostra città di sedi fasciste come Casapound e Casaggi, nonostante l’inerzia di parolai come Renzi & Co. Che di fronte alla strage si battono il petto e recitano il mea culpa.
Mentre ad essere colpiti sono sempre stati solo gli antifascisti.
dom
11
dic
2011
NELL'ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI STATO RIPORTIAMO TESTIMONIANZE DI CHI HA VISSUTO QUEI MOMENTI.
Brani tratti dal libro
Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda
Di Antonio Masi e Michele Michelino
Edizioni EVA
La strage di Piazza Fontana
Tutti evitavano Piazza Fontana. Era un rischio passarvi. Le camionette della polizia vi stazionavano. Da lontano si notavano appesi alle finestre dell’ex Hotel Commercio striscioni di disoccupati e studenti.
Scritte inneggiavano al Maggio francese, incitavano allo scontro armato con il potere borghese e la polizia faceva irruzione nell’albergo al minimo pretesto. Tutti pensavano al peggio. E arrivò quel tragico 12 dicembre 1969. Una micidiale bomba esplose nella Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana. Il bilancio fu tremendo: 17 morti e 84 feriti. Un evento tragico che sconvolse le famiglie delle vittime, le coscienze dei milanesi e degli italiani. Lo racconta Fortunato Zinni, uno dei lavoratori della Banca, fortunatamente scampato alla strage: «Il boato è tremendo, lo spostamento d’aria mi manda lungo disteso fino alla porta d’ingresso della saletta dell’ammezzato che dà sul corridoio opposto a quello della Direzione. Avverto solo che d’improvviso è tutto buio. Dopo il boato c’è un silenzio tombale. Mi rialzo a fatica, tutto dolorante. Giuseppe e Raffaele, gli altri due colleghi della Commissione interna che mi si parano davanti nel vano della porta diretta verso le scale, hanno il volto insanguinato dalle schegge della vetrata andata in frantumi. Inconsciamente, come del resto tutti gli altri colleghi, imbocco la breve rampa di scale, diretto verso il piano terreno. Molti corrono verso l’uscita e tanti sono feriti. Passando vicino al bancone del portiere istintivamente alzo la cornetta del telefono che squilla all’impazzata. È la questura che chiede spiegazioni: è scattato il segnale d’allarme... L’orologio sulla parete di fondo segna le 16,37: rimarrà cosí per anni. Quel che vedo è spaventoso».
lun
05
dic
2011
Dopo l’ALBA , la Unasur e la Banca del Sud, nasce la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi
CELAC: shh, stiamo costruendo il nuovo mondo
di Aran Aharonian (*); da:surysur.net, 28.11.2011
Parlare di una Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi significa cominciare a farsi carico della sovranità regionale, lasciandosi indietro il “protezionismo” di Stati Uniti e Canada, coscienti che le vecchie ricette che ci hanno imposto da 500 anni per noi hanno significato solo dolore e sofferenza per le grandi masse: esclusione sociale e povertà mentre i paesi centrali si appropriavano delle nostre risorse naturali.
Benvenuta la CELAC, questa decisione di unirci e di trovare soluzioni comuni, anche se non tutti i governi della regione hanno lo stesso segno ideologico e ce ne sono alcuni che vogliono continuare a scommettere sulla dipendenza dall’impero.
La creazione di uno schema di integrazione politica, sociale, culturale ed economica implica la creazione di meccanismi sovrani di autodeterminazione nell’uso delle materie prime e delle risorse naturali (la zona è la maggiore riserva d’acqua del mondo), che inciderà direttamente sul rovesciamento del controllo e del dominio che gli USA esercitano sui nostri territori.
gio
01
dic
2011
Attraverso un’analisi dell’economia spagnola, una spiegazione sul debito pubblico
Il debito pubblico, un meccanismo di redistribuzione della ricchezza dai poveri ai ricchi
di Iván Gordillo (*); da: rebelion.org; 30.11.2011
L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che fa realmente e veramente parte della proprietà collettiva dei popoli è …. Il debito pubblico.
Gli ultimi fatti economici e politici stanno succedendo a velocità vertiginosa. Lo sprofondamento dei governi della Grecia e dell’Italia in appena dieci giorni è stato un colpo durissimo dei cosiddetti mercati alle deboli democrazie parlamentari come le abbiamo concepite finora. Il colpo di stato dei finanzieri iniziato con il piano di salvataggio pubblico del capitale finanziario privato ha preso la sua forma letterale: i tecnocrati provenienti dalla banca internazionale, da Goldman Sachs quale massimo esponente della Banca Centrale Europea (BCE), occupano le posizioni di controllo degli Stati greco e italiano. Le porte girevoli adesso girano al contrario: non solo i politici ritirati occupano i posti nei consigli di amministrazione delle grandi società ma i tecnici del capitale privato occupano i portafogli pubblici di alcuni governi a cui non resta nulla di legittimo.
Non solo si compie la massima del capitalismo, che recita di privatizzare i profitti e socializzare le perdite, ma oltretutto si ordina come farlo.
Chi ordina, se non è un rappresentante eletto, non è un dittatore?! Se fossero militari, parleremmo di colpo di stato militare. Tutto ciò è un abuso in più del potere che anche prima faceva sì da favorire alcuni a spese degli altri, ma ora hanno lasciato perdere anche la forma.
Nel caso presente tutti i dubbi che attanagliano i cosiddetti mercati si incentrano sul debito pubblico dei paesi della periferia europea. Ma come sono arrivati questi Stati a indebitarsi così?
mer
30
nov
2011
Goldman Sachs ingrassa provocando carestie
di Carlos Enrique Bayo (*); da: kaosenlared.com; 24.11.2011
Siamo così ossessionati dal debito sovrano, dalla crisi dell’euro e dalla recessione del mattone che ci siamo dimenticati dei tanti che stanno molto peggio di noi: i mille milioni di persone che ogni giorno vanno a dormire affamati.
Le carestie che colpiscono il pianeta hanno molte cause, dalle siccità e dalle inondazioni causate dal cambio climatico all’industria dei biocombustibili, che sottrae terre e coltivazioni alla produzione di alimenti per riempire i deposito dei grandi fuoristrada del mondo ricco.
Ma pochi sanno che uno dei principali motivi di questa sofferenza mondiale – e del fatto che cinque milioni di bambini muoiano ogni anno per denutrizione nel Terzo Mondo – è l’ingegneria finanziaria con cui gli squali di Wall Street hanno trasformato i mercati dei futures delle materie prime in una roulette di borsa, con cui continuare ad arricchirsi, dopo la ferita della bolla delle (società) puntocom nel 2000-2001.
mer
30
nov
2011
Angela Merkel e il sogno di Hitler
di Manuel Navarrete; da: insurgente.com; 29/11/2011
A certi mezzi di informazione piace fare flash backs sulle deformazioni burocratiche e antidemocratiche dei “nemici della libertà” sovietici o cubani. Tuttavia ci raccontano con tutta naturalezza l’attuale nascita di un “Merkozy”, cioè una guida europea da parte della Francia e, specialmente, della Germania.
Sembra non importare loro molto che da nessuna parte si sia deciso, o si sia votato, che due presidente (per non dire una sola) debbano autoproclamarsi leaders dell’Unione Europea. Non vedono neanche niente di sospetto nel fatto che la banca nordamericana Goldman Sachs stia collocando i suoi dirigenti alla guida dei poteri politici europei. Come Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, o come Mario Monti, nuovo presidente (del Consiglio n.d.t.) italiano, senza dimenticarci del nuovo primo ministro greco, Lucas Papademos.
ven
25
nov
2011
Attacco all’Iran, preludio al caos mondiale
di Chems Eddine Chitour; da: legrandsoir.info; 18.11.2011
“Se l’Iran continua con il suo programma di sviluppo della bomba atomica, l’attaccheremo. Le sanzioni non sono efficaci … Un attacco all’Iran per fermare i suoi preparativi nucleari sarà inevitabile”
(Shaul Mofaz, Ministro della Difesa israeliano, giugno 2008)
Il rullare dei tamburi contro l’Iran non è una novità. L’attacco imminente alla Repubblica Islamica aspetta da otto anni, e come dice un militare occidentale: “Da otto anni all’Iran manca un anno per mettere a punto la bomba atomica”. Questo preambolo è solo per mostrare, una volta di più, uno scenario già visto.
Periodicamente si tira fuori il problema iraniano e si mobilitano gli ingranaggi della macchina per satanizzare l’Iran. Questa volta il fosco ruolo di lanciafiamme è stato affidato all’attuale direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).
Nel corso dell’anno e insistentemente i campanacci contro l’Iran sono diventati la musica di fondo. Nessuno discute del perché Israele non ha mai voluto firmare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, di cui si prendono allegramente gioco i suoi creatori (Stati Uniti e Francia), fino al punto di non permettere visite alle sue installazioni. Israele possiede un arsenale nucleare impressionante. El Baradei, che fu autorizzato a vedere da lontano la centrale, disse “non vedo fumo nella canna della pistola”, così guardò da un’altra parte.
mer
23
nov
2011
Serata al Centro di Iniziativa Proletaria di Sesto San Giovanni. Il primo a sinistra seduto al tavolo è Ettore Zilli, quello a destra è Enzo Galasi.
la prima è di un sopravvissuto ai campi di sterminio nazista, la seconda è una lettera inviata da un partigiano comunista al segretario del P.C.I. e Ministro di Grazia e Giustizia, Palmiro Togliatti.
Dal libro di
Antonio Masi e Michele Michelino
DALL’INTERNAZIONALE A FISCHIA IL VENTO A NIGUARDA
Riportiamo una lettera inedita pubblicata a pag. 63/64 del libro.
Testimonianza di un sopravvissuto
Ettore Zilli, classe 1924, abitante da molti anni a Sesto San Giovanni è uno dei pochi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti.
Originario di Ovoledo di Zoppola proviene da una famiglia antifascista. L’impegno sociale, sindacale e politico di Zilli lo porta ad incontri oltre che nelle scuole nelle associazioni di lavoratori e inizia sempre con ricordi delle sue radici friulane. Lo dice con orgoglio: non avrei mai immaginato che io contadino friulano, operaio della Pirelli sarei diventato un punto di riferimento per tante persone. Ha conosciuto Padre Davide Maria Turoldo (partigiano cristiano) che gli ha trasmesso tanta umanità. Da anni frequenta il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” di Sesto San Giovanni, dove racconta ai lavoratori e ai giovani il suo amore per la libertà, la democrazia e la giustizia, valori conquistati durante la lotta di Liberazione.
Ecco il suo racconto a Michele Michelino su quegli anni.
«Mio zio Giuseppe fu “oliato” dalle squadracce di picchiatori fascisti e lui per vendicarsi sfoga la rabbia sul Podestà e viene arrestato. Viene seviziato, ma essendo stato decorato nella prima guerra mondiale le violenze si fermano lí. Si salva solo perché emigra in Argentina. Il 10 giugno del 1940 alle ore 18 Mussolini convocò gli italiani nelle piazze delle città d’Italia, collegate a Roma via radio per annunciare l’entrata in guerra dal balcone di Palazzo Venezia”.
mer
23
nov
2011
Enzo Galasi partigiano della terza GAP
Dal libro di
Antonio Masi e Michele Michelino
DALL’INTERNAZIONALE A FISCHIA IL VENTO A NIGUARDA
Riportiamo una lettera inedita pubblicata a pag. 100 del libro.
………..Tra gli antifascisti aumenta la rabbia verso Togliatti che aveva, in nome della pacificazione, concesso l’amnistia ai fascisti.
Anche militanti del PCI scrissero lettere di protesta. Riportiamo il testo della lettera fornitaci dal partigiano Enzo Galasi, compagno di lotta di Sergio Bassi.
Caro Togliatti, sono un vecchio comunista compagno di Picelli . Lei mi crederà settario perché così sono chiamati quelli che hanno la propria fede e sono disposti a qualunque sacrificio. Intendo parlare dell’amnistia. So già che lei mi dirà che si tratta di una mossa politica indispensabile e strategica. I lavoratori, anche se ignoranti, sono in grado di capire certe necessità date le condizioni in cui ci troviamo, gli alleati ecc. Ma i lavoratori capiscono anche che c’è un limite a tutto, specie se hanno sofferto. I migliori compagni pensano che lei ha passato ogni limite e non conosce i fascisti se pensa che questi si ammansiranno di fronte al generoso gesto dell’amnistia generale. Perché di questo si tratta non si è ridotta la pena di cinque o dieci anni. No signori.
Si sono mandati addirittura a casa uomini che avevano meritato l’ergastolo o trent’anni di galera, che sono fra i maggiori responsabili della rovina del popolo.
Si è dato ragione in questo modo alle canaglie fasciste che si atteggiavano a martiri e che chiamano delinquenti i valorosi partigiani che hanno combattuto contro tedeschi e fascisti.
Io che le parlo sono il padre di Sergio Bassi. A 19 anni si è battuto come un leone in difesa della libertà e ha compiuto circa venti azioni pericolose. Anche lui è morto abbattuto alla mitraglia insieme ad altri cinque giovani generosi come lui all’idroscalo di Milano.
Ma il compagno Togliatti queste cose riesce a comprenderle? Mio figlio non può avere pace se io tengo ancora la tessera del Partito per il quale egli è morto, di quel Partito che trascura i migliori che favorisce i profittatori, di quel partito che non rispetta più nemmeno i suoi morti perché manda in libertà i loro assassini. Lei mi dirà che è stato obbligato a questo da altri componenti del governo, ma piuttosto che commettere una cosa simile era molto meglio dimettersi.
Distinti saluti.
Bassi Roberto
Via Carlo Imbonati 9, Milano
lun
21
nov
2011
Lezione di Diritti Umani: Gas al peperoncino contro studenti, anziane, donne incinte e sacerdoti
19 novembre 2001
A Portland
Un ufficiale di polizia irrora selvaggiamente di gas un giovane a Portland. La foto è stata presa dall’angolo sud-est della piazza Pioneer Courthouse, guardando verso da 6° Avenue. La gente si era riunita al lato est del ponte d’acciaio sin dalla mattina, in appoggio al Movimento Occupa Portland. Varie persone sono state arrestate.
All’Università della California
Un video diffuso sabato sulla rete mostra un gruppo di studenti dell’Università di California diventate le più recenti vittime della brutalità poliziesca dispiegata contro il movimento Occupa Wall Street. Il video mostra gli studenti seduti a terra manifestando pacificamente con un poliziotto che li annaffia di gas al peperoncino. “Gli studenti stavano manifestando pacificamente nel cortile” ha scritto lo studente che ha girato il video e lo ha inviato al sito di The Huffington Post.
A Seattle
Il fotografo di Seattle Joshua Trujillo ha catturato l’immagine che meglio definisce una settimana di proteste: Una donna anziana con il viso coperto di gas al peperoncino. Anche una donna incinta e un sacerdote sono stati colpiti dal gas durante la marcia della sera di martedì 15 novembre. E’ accaduto durante lo sgombero della sezione di Seattle del movimento Occupa Wall Street, che stava accampato vicino al Seattle Central Community College.
La donna della foto non è semplicemente una persona di età avanzata, come sanno bene gli abitanti di Seattle. Dorli Rainey è una ex maestra di scuola, attivista politica dal 1960. Nel 2009 si era candidata nelle elezioni municipali, ma poi si ritirò dicendo: “Sono vecchia e devo imparare ad essere vecchia, a restare a casa, a guardare la televisione, a stare tranquilla”. Sembra che non abbia imparato.
Il gas al peperoncino, secondo WIKIPEDIA
L’aerosol di peperoncino, o spray al peperoncino, o gas al peperoncino o spray OC o gas OC o spray di Capsicum o di Oleoresin capsicum è un agente lacrimogeno (un composto chimico che irrita gli occhi provocando lacrimazione, dolore e anche cecità temporanea) che si usa come arma repressiva o di sicurezza personale. L’ingrediente attivo è la capsaicina, un derivato dei frutti del genere Capsicum.
La Commissione Opzioni Tecnologiche e Scientifiche del Parlamento Europeo ha così descritto il gas al peperoncino, nello studio “Una valutazione delle tecnologie di controllo politico”: “Gli effetti dell’aerosol al peperoncino sono piuttosto gravi, compresa una cecità temporanea di 15-30 minuti, una sensazione di bruciore alla pelle che dura da 45 a 60 minuti spasmi nella parte superiore del corpo che forzano la persona a piegarsi in avanti e provoca una tosse incontrollabile rendendo difficile respirare e parlare da 3 a 15 minuti”. Per le persone che soffrono di asma, che prendono farmaci o sono soggette a tecniche che diminuiscono la quantità di aria respirata, c’è rischio di morte. Secondo il Los Angeles Time almeno 61 persone sono morte, dal 1990 negli USA, per l’uso di spray al peperoncino.
L’Esercito degli Stati Uniti, in uno studio dell’ Aberdeen Proving Ground de 1993, concluse che l’aerosol di peperoncino poteva produrre “effetti mutageni, carcinogenici, di sensibilizzazione, cardiovascolari, tossicità polmonare, neurotossicità e altre possibili effetti”.
gio
17
nov
2011
Islanda: un riassunto di tre anni di crisi
di Miguel Giribets; da: rebelion.org; 15 .11.2011
La crisi dell’Islanda fornisce molti elementi di riflessione. Facciamo un breve riassunto di quanto è successo in questi ultimi tre anni.
A) Il capitalismo cresce solo come economia speculativa
Prima dello scoppio della crisi del 2008 l’Islanda era la dimostrazione che il capitalismo è il paradiso in terra, un esempio delle meraviglie del neoliberismo che tutto il mondo avrebbe dovuto imitare. Non mancava nemmeno l’elemento etnico, quando si diceva che i motivi del successo dell’Islanda si dovevano alle sue “radici vichinghe”: “gli islandesi controllano meglio il rischio dato il loro passato vichingo”. Nello stesso tempo l’Islanda era la “Wall Street dell’Artico” e la “Tigre Nordica” dell’economia mondiale. Il grande economista Rodrigo Rato, quando dirigeva il FMI, si scioglieva in elogi su come si stavano facendo bene le cose in quel paese.
Nel 2008 l’Islanda era la sesta nazione più ricca dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e uno dei paesi più ricchi del mondo per entrate pro capite. Il suo PIL per abitante era del 50% superiore a quello degli USA. Un rapporto dell’ONU di quest’anno segnalava che l’Islanda era il miglior luogo al mondo dove vivere; due anni prima, un altro rapporto internazionale sosteneva che gli islandesi erano le persone più felici del mondo.
mar
15
nov
2011
Ilgoverno dei banchieri
L’utopia capitalista realizzata
di John Brown; da: rebelion.org, 14.11.2011
1. La risposta del potere all’ondata di resistenza contro le politiche dettate dal capital finanziario ha la grande virtù di non essere ipocrita. Di fronte a noi che gridavamo nella piazze “la chiamano democrazia e non lo è” o “non ci rappresentano”, l’oligarchia che è al comando del regime ha deciso di non disingannarci. La riforma costituzionale “ad alta velocità” in Spagna è stata la prima pietra miliare che poi, in una terribile accelerazione storica, è stata seguita dalla nomina di quell’uomo di Goldman Sachs che è Mario Draghi quale presidente della Banca Centrale Europea, una banca formalmente “indipendente”, ma che è indipendente solo da qualsiasi organo emanato dalla volontà popolare. La società che falsificò i conti pubblici greci perché la Grecia entrasse nell’euro, e che successivamente ha apertamente speculato contro il debito greco, dirigerà i destini finanziari della UE. In Grecia, dopo che la troika (FMI, Commissione Europea, BCE) che ha trattato la Grecia come un paese coloniale, ha tartassato e fatto dimettere Giorgio Papandreu, il nuovo primo ministro sarà un altro esponente dell’oligarchia finanziaria, Lucas Papadimos, ex responsabile della Banca Centrale Europea. In Italia, Mario Monti – la persona imposta “dai mercati” e dai loro rappresentanti in terra e in Europa per succedere al nefasto Berlusconi è anche lui, secondo fonti della Commissione Europea, oltre che ex commissario …… consigliere di Goldman Sachs.
In questo momento la Banca Centrale Europea e due paesi della UE sono diretti da persone apertamente legate al capitale finanziario e, nel caso di Draghi e di Monti, a Goldman Sachs. Sembra realizzarsi l’affermazione dell’istrionico operatore di borsa Alessio Rastani (1) che, intervistato dalla BBC, diceva: “I governi non governano il mondo; è Goldman Sachs che governa il mondo”. Rovesciando la formula di Marx, possiamo dire, per descrivere quello che succede oggi, che “la storia si ripete due volte: una volta come scherzo, l’altra come tragedia … greca”.
gio
10
nov
2011
Per la finanza la democrazia è un fastidio
di Alberto Rabilotta (*); da:alainet.org, 9.11.2011
N.b.: le sottolineature nel testo sono nostre e riguardano ciò che sta succedendo in Italia.
La crisi finanziaria ed economica della zona euro si aggrava, e si aggravano ancor più le politiche antidemocratiche che Germania, Francia e altri paesi cercano disperatamente di applicare per soddisfare la “dittatura dei mercati”. Per questo, per applicare una “sana gestione” delle finanze pubbliche nei paesi della zona euro è stato necessario retrocedere di quasi mille anni, all’epoca in cui Federico I - alias Barbarossa, Re dei romani e del Sacro Impero Romano Germanico - governava su una parte di quella che oggi è l’Italia; quando, per “mettere ordine” nella gestione delle appena create “città-stato”, Federico I introdusse il “podestà straniero”, ovvero la designazione dal vertice di un quasi-dittatore importato dall’estero.
Per trovare una “soluzione” al problema del debito nei paesi meno sviluppati della zona euro, la “troika” formata dalla Commissione Europea (CE), dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha scartato le possibilità offerte dalla democrazia, come negoziazioni trasparenti dove si ascoltino altre voci rispetto a quella dei creditori del sistema finanziario, e soggette all’accettazione mediante referendum o elezioni anticipate. Su questi temi seri, la democrazia è un impiccio, come mi disse francamente una volta in una conversazione “off-the-record” un importante ministro canadese nel cercare di giustificare il segreto totale riguardo ai negoziati per creare accordi di libero commercio e di protezione degli investimenti stranieri.
gio
03
nov
2011
La riunione del G-20
da: cubadebate.cu; 3.11.2011
Domani comincia la riunione del G-20, cioè dei paesi più sviluppati e ricchi del pianeta: Stati Uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e l’Unione Europea come entità a parte con diritto a partecipare; sono i baluardi fondamentali della NATO oltre ai suoi alleati Giappone, Corea del Sud, Australia e Turchia nel suo duplica aspetto di paese in via di sviluppo e membro della NATO, così come l’Arabia Saudita – un gigantesco deposito di petrolio leggero in mano alle multinazionali del’occidente, che là estraggono 9,4 milioni di barili al giorno, il cui valore al prezzo attuale arriva a mille milioni di dollari ogni giorno – ad un lato del tavolo, e nell’altro un gruppo di paesi con un crescente peso economico e politico, che di fatto si trasformano, per il numero dei loro abitanti e le loro risorse naturali, in un’espressione degli interessi della maggioranza del nostro sofferente e saccheggiato mondo: la Repubblica Popolare Cinese, la Federazione Russa, l’India, l’Indonesia, il Sudafrica, il Brasile, l’Argentina e il Messico.
La Spagna, anch’essa alleata della NATO, è solo un “paese invitato”.
gio
03
nov
2011
Piccoli “danni collaterali”
di Daniela Trollio (*)
Nel marzo 2004 un convoglio di soldati statunitensi entrò nella “città delle moschee”, l’irachena Falluja. Non riuscì ad uscirne. Nelle strade della cittadina irachena il popolo festeggiò la sconfitta dei “liberatori”.
Da allora, per mesi, Falluja fu castigata: bombardamenti con uranio impoverito, bombe al fosforo e chi sa che altro ancora, visto che per altri mesi, successivamente, le forze statunitensi impedirono a chiunque di entrare nella martoriata città.
Poco tempo dopo, nella città martoriata cominciarono ad aumentare vertiginosamente gli aborti e le nascite di bambini deformi: cifre da paura.
Un rapporto presentato lo scorso ottobre all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, constata che “nel 2006 si sono prodotte 5.928 nuovi casi di malattie fino ad allora inesistenti a Falluja, delle quali circa il 70% sono cancri e malformazioni in bambini minori di 12 anni. Nei primi sei mesi del 2007 ci sono stati altri 2.447 nuovi casi, più del 50% di questi riguardano i bambini. Questo significa che la maggior parte delle vittime sono bambini, una minaccia per le future generazioni di questa città”.
Lo denunciarono nel 2004 per primi i medici di Falluja, i cittadini e persino un cineasta italiano girò un agghiacciante documentario, ma tutto è caduto nel silenzio.
mer
02
nov
2011
Adesso l’Africa? Perchè no?!
Di Juan Gelman (*); da: pagina12.com.ar; 31/10/2011
Non si era ancora spento il boato dell’ultima bomba che la NATO aveva gettato sulla Libia quando il presidente Obama ha annunciatola decisione di intervenire militarmente in un altro paese africano: l’Uganda. “E’ necessario farlo – ha detto – perchè l’Esercito di Resistenza del Signore (ERS) rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale” (www.whitehouse.gov, 14-10-11).
In un certo senso l’argomento è nuovo: fino ad ora la Casa Bianca invadeva paesi “in difesa della sicurezza nazionale”, quella degli USA.
Questa spiegazione dell’operazione Uganda – a cui sono già stati destinati 40 milioni di dollari – mette in chiaro la capacità di cambiamento che caratterizza il dirigente statunitense e l’ampiezza della sua preoccupazione per il mondo intero.
Washington invierà un centinaio di “consiglieri militari” per contribuire alla distruzione dell’ERS, una mini-guerriglia di ispirazione vagamente cristiana senza alcuna base sociale che ha commesso degli attentati nella zona. Opera da quasi 20 anni, ma solo ora il Dipartimento di Stato gli presta un’improvvisa attenzione. Questo corpo d’élite “rimarrà nel paese tutto il tempo necessario” ha precisato Obama, e la storia la si sa già: l’intervento degli USA in Afganistan cominciò con poco personale militare e oggi il numero degli effettivi militare nel paese asiatico è arrivato a 100.000.
ven
28
ott
2011
Le parole e le immagini
La scrittrice Sara Rosemberg riflette, dalla Spagna, sull’assassinio di Gheddafi
da: insurgente.org; 24/10/2011
1. Parole e immagini
In uomo viene bastonato mentre un gruppo rumoroso lo circonda e filma coi cellulari l’agonia atroce e i rantoli del torturato, che è appeso ad una griglia di quella che sembra essere una finestra.
E’ stata la prima immagine che ho potuto vedere di quelli chiamati “ribelli” libici, nel mese di marzo 2011. Un’immagine che non lasciava dubbio alcuno su chi erano. Era barbarie e non ribellione. Ed è un’immagine che, disgraziatamente, non sono riuscita a cancellare.
Anche la parole ribelle, da quel momento, se n’è andata a vivere nella caverna delle parole rubate e denigrate dai mezzi di informazione.
Quali ribelli potevano provare soddisfazione con la tortura?, mi sono chiesta. Chi erano quei ribelli con i cellulari riuniti a celebrare il dolore di un essere umano? Non c’erano dubbi.
Ancora non c’erano molte informazioni, ma qui un settore della “sinistra” scendeva in piazza in fameliche manifestazioni gridando “Né con la NATO, né con Gheddafi”, che è come dire: meglio che me ne resti in casa perché non voglio compromettere il mio comodo posto di cittadino di una potenza imperiale, non voglio smettere di far parte di questa “civiltà” colonizzatrice, eurocentrica e pirata che è sempre stata. E per non dirlo, mi do alla critica dei regimi “non perfetti”, senza analizzare i processi ma le rivoluzioni in astratto, il carattere dei governanti invece che le forme del governo e infine appoggio col mio silenzio e la mia complicità gli affari del capitale finanziario-militare della NATO.
gio
27
ott
2011
Piano industriale o distruzione del capitale?
di Michele Michelino
I metalmeccanici della FIAT e Fincantieri, insieme a migliaia di lavoratori di tutti i settori, continuano le proteste e gli scioperi in difesa del posto di lavoro.
La FIOM-CGIL il 21 ottobre ha indetto uno sciopero di otto ore dei metalmeccanici del gruppo FIAT e Fincantieri “sfidando” il divieto di manifestare a Roma, imposto dal sindaco di Roma Alemanno dopo gli scontri tra polizia e manifestanti del 15 ottobre. In realtà non c’è stata alcuna sfida perchè l'autorizzazione alla manifestazione dei metalmeccanici è arrivata dopo una mediazione con la Questura: così i lavoratori metalmeccanici hanno “conquistato” Piazza del Popolo.
Una piazza divenuta secondo la FIOM CGIL «spazio di riconquista della democrazia», “che ha saputo unire le storie di migliaia di lavoratori, provenienti da tutta Italia, accomunati da una stessa preoccupazione: tutelare il proprio posto di lavoro e i propri diritti rivendicando una politica industriale”. La manifestazione ha visto la partecipazione di delegazioni e lavoratori delle principali aziende in crisi, operai in Cassa Integrazione e in mobilità.
mar
25
ott
2011
Come l’Occidente ha vinto in Libia
Di Pepe Escobar (*); da: rebelion.org, 22.10.2011
Bisticciano come avvoltoi sui cadaveri. Il ministro francese della Difesa ha detto che lo avevano colpito con un aereo da combattimento Rafale che ha sparato contro il convoglio in cui si trovava. Il Pentagono ha detto che lo avevano beccato loro sparando un missile Hellfire da un Predator. Poi, un ferito colonnello Muhammar Gheddafi ha cercato rifugio in un fangoso condotto sotto un’autostrada – una fosca eco della ”tana” di Saddam Hussein – dove è stato trovato dal “ribelli” del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) che, come ci si poteva aspettare, l’hanno giustiziato.
Abdel-Jalil Abdel-Aziz, un medico libico che ha accompagnato il cadavere di Gheddafi in ambulanza e che l’ha esaminato, ha detto che è morto per due proiettili, uno al torace e l’altro alla testa.
Il CNT – che sta vendendo da mesi menzogne, menzogne e altre menzogne – giura che è morto sotto il “fuoco incrociato”. Può darsi che sia stato uno scontro. Può darsi che sia stato Muhammad al-Bibi, che ostentava un berretto da baseball degli Yankees di New York e che ha posato per il mondo intero esibendo la pistola dorata di Gheddafi, forse il suo biglietto per ricevere la considerevole somma di 20 milioni di dollari offerti come bottino per Gheddafi “vivo o morto”.
lun
24
ott
2011
Gheddafi e la putrefazione morale dell’impero
di Atilio Boron (*); da: kaosenlared.net; 22.10.2011
Il brutale assassinio di Muhammar Al Gheddafi per mano di un branco di mercenari organizzati e finanziati dai governi “democratici” di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna rende dolorosamente attuale un vecchio aforisma: “socialismo o barbarie”.
Non solo: conferma anche un’altra tesi, verificata di volta in volta, che dice che gli imperi in decadenza possono cercare di rovesciare il verdetto inesorabile della storia esacerbando la loro aggressività e la loro sopraffazione in un clima di insopportabile decomposizione morale. E’ successo con l’impero romano, poi con quello spagnolo, più tardi con quello ottomano, poi con il britannico, il portoghese e oggi sta succedendo con quello nordamericano.
Altra non può essere la conclusione che si può trarre vedendo i numerosi video che mostrano la forma con cui “si è fatta giustizia” con Gheddafi, qualcosa che squalifica irrimediabilmente coloro che si arrogano la condizione di rappresentanti dei più elevati valori della civiltà occidentale. Su questa bisognerebbe ricordare la risposta data dal Mahatma Gandhi ad un giornalista che voleva conoscere l’opinione del leader asiatico sul tema: “è una buona idea” rispose egli con sarcasmo.
ven
21
ott
2011
Crimine di lesa umanità: l’esecuzione di Muhammar el Gheddafi
di Stella Calloni (*); da: cubadebate.cu; 21.10.2011
Si può chiamare trionfo della democrazia, della libertà, della ragione l’esecuzione brutale del leader di un paese, catturato ferito in un territorio spianato da una invasione coloniale, bombardato giorno per giorno dallo scorso 19 marzo dall’Organizzazione dell’Atlantico del Nord (NATO) e dai mercenari e dalle truppe speciali straniere condotte da questa coalizione della morte?
Questo e l’assassinio di più di 70.000 persone, l’assedio e il bombardamento per più di un mese sulla piccola città di Sirte lo chiamano democrazia, libertà e ragione il presidente degli Stati Uniti Barak Obama e gli altri europei, tra cui il “socialista” José Luis Rodrìguez Zapatero di Spagna, senza alcun pudore?
Senza dimenticare i sorrisi di Nicolas Sarkozy o di Silvio Berlusconi, che oggi festeggiano in un’Europa incendiata dalla protesta il cui futuro è oscuro e tragico, come ogni regressione nella storia.
Obama ha detto che aspetta “la costituzione di un governo interinale”. Allora, che governo è quello che ha riconosciuto insieme ai suoi soci nell’avventura coloniale in agosto e quello che ha chiesto di riconoscere nell’ultima assemblea dell’ONU?
Lo stesso che era formato da alcuni, pochi, libici di facciata, mentre la maggior parte erano mercenari di Al Qaeda ,la cui bandiera monarchica fu fatta sventolare in quel foro, per il disonore del mondo?
Tutto ciò fatto sotto un falso “umanitarismo” per “proteggere” i diritti umani del popolo libico, che gli invasori hanno massacrato senza pietà alcuna, utilizzando atroci torture e assassinii razzisti come ha denunciato la stessa Amnesty International.
ven
21
ott
2011
Obama, il re dell’Africa
Di Pepe Escobar (*); da: rebelion.org, 20.10.2011
Se il presidente USA Barack Obama volesse davvero liberarsi del nuovo babau del giorno, Joseph Kony dell’Uganda – un ex monaco trasformatosi in politico/profeta cristiano mistico, che si trascina dietro 60 mogli – avrebbe ordinato al Procuratore generale statunitense Eric “A tutto gas” Holder di mettere in piedi un complotto e assoldare per il colpo un iraniano un po’ strano legato al cartello della droga del Messico.
Il piano B presupporrebbe ordinare alle Nazioni Unite che comunicassero all’Organizzazione del Trattatoo dell’Atlantico del Nord di imporre una “zona di esclusione aerea” ai ribelli dell’Esercito della Resistenza del Signore (LRA la sua sigla in inglese) di Kony e poi di bombardarli fino all’incoscienza.
Il Piano C consisterebbe nel colpire il LRA fino alla morte con aerei telediretti, una flotta di MQ-9 Reapers; ma la base più vicina di questi tipi di aerei è lontana, a Djibuti, nel Corno d’Africa.
Dato che non c’erano incauti messicani disponibili e che i “ribelli”, in questo caso, sono i cattivi ragazzi, Obama si è deciso per l’opzione imperiale classica: ha sparato un colpo di AfPak e ha ordinato un aumento di stivali e violenze sul terreno, inviando 100 elementi delle Forze Speciali statunitensi perché aiutino un dittatore corrotto – il presidente ugandese Yoweri Museveni – a schiacciare la sua banda di “ribelli” locali.
Si può capire che qualcuno veda l’Uganda come una Libia al contrario, perché è proprio così; il dittatore, in questo caso, si guadagna la nomea di bravo ragazzo – uno dei “nostri figli di puttana” – mentre i “ribelli” fanno un patto col diavolo. Ma è tutto qui?
gio
20
ott
2011
Dopo 13 anni di dura e ingiusta prigione, René Gonzalez – uno dei Cinque patrioti cubani in carcere negli Stati Uniti per aver monitorato l’attività dei terroristi anticastristi – condannato a restare per altri 3 anni a Miami in “libertà vigilata”, ha mandato un videomessaggio al suo popolo. Qui sotto la trascrizione del messaggio di René.
Messaggio di René Gonzàlez al popolo cubano
Queste parole sono per il mio popolo, al quale le devo nel giorno in cui sono uscito di prigione e che non ho potuto inviare prima a causa delle circostanze relative alla necessità di fare un viaggio sicuro prima di pronunciarle.
E’ davvero difficile rivolgersi ad un popolo che si ama tanto e del quale uno si sente parte attraverso una cinepresa, ma avevo bisogno di rivolgermi a voi e dirvi quanta gratitudine abbiano per quello che avete fatto, spiegarvi che ci siamo sentiti vicini a voi per le migliaia di messaggi, le lettere dei bambini, di tutti i collettivi di lavoro e di studio che da Cuba ci hanno inviato i loro messaggi, per l’appoggio che non ci è mai mancato e che ci ha sostenuto in questi anni di ingiustizia, che sono ormai troppi.
mar
18
ott
2011
Un capitalismo “cattivo” per salvare un capitalismo “buono”
di Isaac Rosa (*): da: surysur.net, 13.10.2011
Se la crisi – come ha detto Jean-Claude Trichet – è sistemica, perché stiamo perdendo tempo nel salvare questa o quella banca? Salviamo l’intero sistema, alla grande, e così la finiremo e ci risparmieremo un accidente ogni settimana!
Vediamo il caso di Dexia, la banca franco-belga che agonizzava.
I governi del Belgio e della Francia si sono accordati per salvarla e, perché continui ad esistere, hanno deciso di creare una “banca cattiva” (sembra una ripetizione, ma non lo è), un’entità parallela dove “isolare le attività e gli elementi che possano pesare sull’attività bancaria di Dexia”, come ha detto il primo ministro belga. Cioè, un contenitore in cui chiudere i cosidetti “attivi tossici”, tutta la spazzatura finanziaria che nessuno vuole e che finiranno per divorarsi i cittadini francesi e belgi, dato che la “banca cattiva”potrà esistere solo con la garanzia del denaro pubblico.
ven
14
ott
2011
Per la piena libertà di René Gonzàles e per il suo ritorno a Cuba
di Adolfo Pérez Esquivel (*); da: alainet.org.
In nome dei diritti umani, gli Stati Uniti li violano sistematicamente nel loro paese e all’estero, provocando distruzione e morte.
In nome della democrazia, si perseguitano coloro che chiedono il rispetto dei loro diritti.
In nome della lotta al terrorismo, gli USA esercitano il terrorismo di stato, invadono altri paesi, torturano, assassinano, violano i diritti delle persone e dei popoli.
In nome della libertà, la si taglia e si impone la paura.
In nome dell’uguaglianza, si approfondisce la disuguaglianza tra ricchi e poveri, quella di genere e quella del colore della pelle, cosa che colpisce la costruzione democratica e la vigenza dei Diritti Umani.
In nome della giustizia si commettono ingiustizie, come quella utilizzata contro i 5 cubani prigionieri negli USA, a cui viene impedita la visita delle loro mogli e dei loro figli, negandolo loro per anni il visto, nonostante le proteste umanitarie nel mondo.
In nome della morale, gli USA commettono l’immoralità di obbligare Renè Gonzàlez - dopo che ha sopportato 13 anni di ingiusta prigione con i suoi compagni - a rimanere altri due anni negli Stati Uniti alla mercé di coloro che vogliono distruggerlo, violando il suo diritto a tornare a Cuba e a riunirsi alla sua famiglia e al suo popolo.
mar
11
ott
2011
Libia: come distinguere un movimento sociale da un’invasione?
di Luis Britto Gracìa (*); da: cubadebate.cu, 10/10/2011
Alcuni mezzi di informazione presentano l’invasione della NATO e degli Stati Uniti contro la Libia come un movimento sociale.
Per coloro che non sanno distinguere tra una cosa e l’altra, suggeriamo qualche traccia:
lun
10
ott
2011
Percezioni di una catastrofe
di Juan Gelman (*); da: pagina12.com.ar; 6/10/2011
La Compagnia di Elettricità di Tokyo (TEPCO in inglese) ha rilevato in agosto la presenza di plutonio 238, 239 e 240, oltre ad altri materiali radioattivi, nella più recente delle periodiche analisi del suolo che circonda la centrale nucleare di Fukushima e, di conseguenza, ha inviati i risultati all’Organismo di Sicurezza Nucleare e Industriale del Giappone (www.freepublic.com, 15-9-11).
In generale si stima che i livelli di radiazione che il disastro ha provocato in buona parte del paese siano sotto la soglia di pericolo per i suoi abitanti.
I dati di eventuali studi che certifichino tali stime brillano per la loro assenza, ammesso che esistano.
Uno dei modelli in voga per misurare i rischi umani è quello della Commissione Internazionale di Protezione radiologia, che non tiene conto della possibilità di anomalie nei neonati come conseguenza delle radiazioni. Lo specialista Paul Zimmerman ritiene che i governi non studino a fondo questi e altri effetti perché “la sfera della protezione dalle radiazioni è stata saturata e compromessa da interessi creati che favoriscono la proliferazione delle armi nucleari e radiologiche e dei reattori nucleari di uso commerciale” (www.dudeceptions.com, 8-2-2011).Che ci sia una lobby nucleare, è certo.
Egli aggiunge: “Un sistema internazionale , motivato politicamente, di entità che stabiliscano canoni e difendono modelli antiquati sugli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti, si è auto-nominato autorità in questo campo. I governi, a loro volta, approfittano delle deficienze di questi modelli per legittimare la sicurezza dei loro programmi nucleari e nascondere le conseguenze nocive di questi programmi su gruppi di popolazione fiduciosi”. Se questo fosse così, la vigilanza e l’efficacia dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e dell’Organismo Internazionale per l’Energia Atomica(OIEA) sarebbero da mettere in discussione.
gio
06
ott
2011
Addio Europa
di Frei Betto (*); da: alainet.org, 3.10.2011
Vi ricordate dell’Europa risplendente degli ultimi venti anni, del lusso delle strade degli Champs Elysées a Parigi, o della Knightsbridge di Londra? Vi ricordate del consumismo esagerato, delle sfilate di moda a Milano, delle feste di Barcellona e della sofisticazione delle auto tedesche?
Là tutto questo c’è ancora, ma non è più lo stesso. Le città europee sono oggi un calderone di etnie. La miseria ha spinto milioni di africani verso il vecchio continente in cerca della sopravivenza; il muro di Berlino, cadendo, ha aperto la strada perché i giovani dell’Est europeo cercassero all’Ovest migliori opportunità di lavoro; le crisi del Medio Oriente hanno favorito le ondate di nuovi immigranti.
La crisi del capitalismo, iniziata nel 2008, ha attaccato a fondo l’Europa Occidentale. Irlanda, Portogallo e Grecia, paesi sviluppati in piena fase di sottosviluppo, tendono la mano alle banche straniere e si rifugiano sotto l’implacabile ombrello del Fondo Monetario Internazionale.
Il treno è uscito dalle rotaie. La locomotrice – gli Stati Uniti – si è quasi paralizzata, non riesce a tornare alla sua produttività precedente e d è ingorgata nella crescita della disoccupazione. I vagoni europei, come l’Italia, barcollano sotto il peso di debiti astronomici. La festa è finita.
mer
05
ott
2011
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Sezione Martiri Niguardesi
Milano, Teatro della Cooperativa, Via Hermada 8
Lunedí, 10 ottobre 2011, ore 20,30
Presentazione del libro
Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda
di Antonio Masi
Collaborazione e ricerche di Michele Michelino
Introduzione di Roberto Cenati
Interventi
Roberto Cenati Presidente ANPI Provincia di Milano
Antonio Pizzinato Presidente onorario ANPI Regione Lombardia
Onorio Rosati Segretario Camera del Lavoro di Milano
Gianni Cervetti Politologo
Giovanni Poletti Presidente Cooperativa “Abitare”
Fortunato Zinni Sindaco di Bresso
Renato Sarti Attore, regista -Teatro della Cooperativa
Alberto Codevilla Presidente ANPI -Martiri Niguardesi
SARANNO PRESENTI GLI AUTORI ANTONIO MASI E MICHELE MICHELINO
Partecipazione straordinaria di Moni Ovadia
. . ...
Tutta la cittadinanza è invitata
Ingresso libero
mar
04
ott
2011
2° lettera di Hugo Chàvez , presidente del Venezuela,
all’Assemblea Generale dell’ONU (27 settembre 2011)
da: Cubadebate.cu; 29.9.2011
Signore e signori:
indirizzo queste parole all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a questo grande foro dove sono rappresentati tutti i popoli della terra, per esprimere le verità del Venezuela bolivariano e riaffermare il nostro impegno irrinunciabile con la giustizia e l’uguaglianza, di questo si tratta, con la pace.
La pace, la pace, la pace …. Non cerchiamo la pace dei cimiteri, come diceva con ironia Kant, ma una pace basata sul più geloso rispetto del diritto internazionale. Purtroppo l’ONU, nel corso di tutta la sua storia, invece di sommare e moltiplicare gli sforzi per la pace tra le Nazioni, ha finito per avallare – a volte per azione e altre per omissione – le più spietate ingiustizie.
Bisogna sempre ricordare che nel Preambolo della Carta delle Nazioni Unite si parla di salvare le generazioni future dal flagello della guerra … Pura lettera morta. Dal 1945 in avanti le guerre non hanno fatto che crescere e moltiplicarsi inesorabilmente. Guardiamo, una volta di più, alla Libia distrutta e insanguinata per volontà dei potenti di questo mondo.
Voglio fare un appello alla riflessione ai governi del mondo: dall’11 settembre 2011 è cominciata una nuova guerra imperialista che non ha precedenti storici: una guerra permanente, perpetua.
gio
29
set
2011
Haitì, paese occupato
di Eduardo Galeano (*); da: pagina12.com.ar; 28.9.2011
Consulti qualsiasi enciclopedia. Chieda quale è stato il primo paese libero in America. Riceverà sempre la stessa risposta: gli Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti dichiararono la loro indipendenza quando erano una nazione con seicentocinquantamila schiavi, che continuarono ad essere schiavi per un secolo, e nella loro prima Costituzione stabilirono che un nero valeva i tre quinti di una persona.
E se lei chiede a qualsiasi enciclopedia quale fu il primo paese che abolì la schiavitù, ricevererà sempre la stessa risposta: l’Inghilterra.
Ma il primo paese che abolì la schiavitù non fu l’Inghilterra ma Haitì, che sta ancora espiando il peccato della sua dignità.
Gli schiavi neri di Haitì avevano sconfitto il glorioso esercito di Napoleone Bonaparte e l’Europa non perdonò mai quell’umiliazione. Haitì pagò alla Francia, per un secolo e mezzo, un indennizzo gigantesco, per essere colpevole della propria libertà, ma neanche quello è bastato. Quell’insolenza nera continua a far male ai bianchi padroni del mondo.
mer
28
set
2011
Chàvez, Evo e Obama
di Fidel Castro Ruz; da: cubadebate.cu; 26.9.2011
2° parte
Se il nostro Premio Nobel si auto-inganna, cosa tutta da provare, forse questo spiega le incredibili contraddizioni dei suoi ragionamenti e la confusione sparsa tra i suoi ascoltatori.
Non c’è un millimetro di etica, e neppure di politica, nel tentativo di giustificare la sua annunciata decisione di porre il veto a qualsiasi risoluzione a favore del riconoscimento della Palestina come Stato indipendente e membro delle Nazioni Unite. Persino politici che non condividono per nulla il pensiero socialista, e guidano partiti che sono stati stretti alleati di Augusto Pinochet, proclamano il diritto della Palestina ad essere membro dell’ONU.
Le parole di Barak Obama sul problema principale che oggi si discute nell’Assemblea Generale di quella organizzazione possono essere applaudite solo dai cannoni, dai missili e dai bombardieri della NATO.
Il resto del suo discorso sono parole vuote, che mancano di autorità morale e di senso.
Guardiamo ad esempio quanto orfane di idee siano quando, nel mondo affamato e saccheggiato dalle multinazionali e dal consumismo dei paesi capitalisti sviluppati, Obama proclama:
“Per superare le malattie bisogna migliorare i sistemi di salute. Continueremo a lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e il paludismo; metteremo al centro la salute degli adulti e dei bambini, e bisogna scoprire e lottare contro qualsiasi pericolo biologico come l’H1N1, o una minaccia terroristica o una malattia”.
“Le azioni in materia di cambio climatico: dobbiamo utilizzare le scarse risorse e continuare il lavoro per costruire, in base a quanto stabilito a Copenhagen e Cancùn, perchè le grandi economie continuino nel loro impegno. Insieme dobbiamo lavorare per trasformare l’energia, che è il motore delle economi,e e appoggiare coloro che avanzano nelle loro economie. Questo è l’impegno per le prossime generazioni, e per garantire che le società realizzino le loro potenzialità dobbiamo permettere che anche i cittadini raggiungano le loro potenzialità.”.
Tutto il mondo sa che gli Stati Uniti non hanno firmato il Protocollo di Kyoto e che hanno sabotato tutti gli sforzi per preservare l’umanità dalle terribili conseguenze del cambio climatico, nonostante siano il paese che consuma una parte considerevole e sproporzionata del combustibile e delle risorse mondiali.
mar
27
set
2011
Chàvez, Evo e Obama
di Fidel Castro Ruz; da: cubadebate.cu; 26.9.2011
1° parte
Interrompo i compiti che assorbono la totalità del mio tempo in questi giorni per dedicare alcune parole alla singolare opportunità che offre alla scienza politica la sessantaseiesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
L’avvenimento annuale richiede uno sforzo singolare a coloro che si assumono le più alte responsabilità politiche in molti paesi. Per loro costituisce una dura prova; per gli appassionati di quest’arte, che non sono pochi dato che è una questione vitale, è difficile sottrarsi alla tentazione di osservare l’interminabile ma istruttivo spettacolo.
In primo luogo ci sono un’infinità di temi complicati e conflitti di interesse. Per un gran numero dei partecipanti è necessario prendere posizione su fatti che costituiscono flagranti violazioni dei principi.
Per esempio: che posizione adottare sul genocidio della NATO in Libia? Qualcuno desidera che rimanga traccia del fatto che, sotto la sua direzione, il governo del suo paese ha appoggiato il mostruoso crimine commesso dagli Stati Uniti e dai suoi alleati della NATO, i cui sofisticati aerei da combattimento, con o senza pilota, hanno portato a termine più di ventimila missioni di attacco contro un piccolo Stato del Terzo Mondo che ha appena sei milioni di abitanti, utilizzando le stesse ragioni ieri usate per attaccare e invadere la Serbia, l’Iraq, l’Afganistan e oggi minacciano di farlo in Siria o in qualsiasi altro paese del mondo?
Non è stato proprio il governo anfitrione dell’ONU quello che ha ordinato la carneficina del Vietnam, del Laos e della Cambogia, l’attacco mercenario della Baia dei Porci a Cuba, l’invasione di Santo Domingo, la “guerra sporca” in Nicaragua, l’occupazione di Grenada e Panamà da parte delle forze armate degli Stati Uniti e il massacro dei panamensi a El Chorrillo? Chi ha promosso i colpi di stato e i genocidi in Cile, Argentina e Uruguay, che sono costati decine di migliaia di morti e desaparecidos?
lun
26
set
2011
Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda.
Il lbro scritto a quattro mani da Antonio Masi e Michele Michelino racconta, basandosi su testimonianze inedite e documenti reperiti nell'archivio dell'ANPI di Niguarda, la storia dei partigiani e degli operai che insorsero il 24 aprile 1945, un giorno prima che il CLN diede l'ordine dell'insurrezione. Riportiamo l'introduzione di uno degli autori.
Agli antifascisti niguardesi
Lo ricordo bene. Lasciai il Molise con rabbia.
Nei momenti liberi, a Milano, ritornai alle mie letture giovanili:
Gramsci e la questione meridionale, Jovine e il conformismo piccolo-
borghese; Battaglia e la storia della lotta partigiana; Cervi e l’eroismo
contadino nel Nord e ripensavo al ‘piccolo mondo antico’ della mia
regione, legato all’Italia prefascista, contadina e monarchica, con i
concetti dominanti di famiglia, fedeltà, fede.
Ancora letture e ricerche nell’archivio dell’ANPI di Niguarda, con
interviste a partigiani e antifascisti nei Circoli Familiare, Risorgimento e Fratellanza, raccolte nel volume “Antifascismo e Resistenza. Niguarda e dintorni dal 1921 al 1945”. Ripensavo al Sud, che tranne
fatti isolati, non fu scosso dal vento del Nord, dal “vento partigiano”.
Il Sud votò Monarchia. Al Nord già dall’Ottocento la tensione verso
la libertà si era manifestata con anni di carcere, con l’esilio, con il
confino, mentre al Sud sprazzi di libertà si cristallizzarono con la retorica dell’“Italia proletaria” di pascoliana memoria. Arrivò la guerra
fredda e la retorica continuò con: l’Italia è stata liberata dal Male
(URSS) dalle forze del Bene (USA), e per questo motivo i governi democristiani non potevano essere criticati; avevano assicurato agli italiani il pane con tre quarti di farina americana donataci dal Piano
Marshall.
ven
23
set
2011
Warren Edward Buffett
Anche noi vogliamo pagare…
di Daniela Trollio (*)
Ha cominciato uno degli uomini più ricchi del mondo, il nordamericano Warren Buffet, proprietario e azionista di società, fondi sovrani, società di rating come Moody’s. Facendo notare che la sua segretaria pagava il 36% di tasse rispetto a lui che paga il 17,4% , ha sostenuto che, in questo momento di crisi, anche i super-ricchi come lui dovrebbero pagare tasse più alte. Il ricchissimo Buffet riconosce che “esiste una guerra di classe, certo, ma è la mia classe, la classe dei ricchi che sta facendo questa guerra e la stiamo vincendo”. Chiaro come sono di solito i capitalisti - a differenza dei politici - Buffet ha anche sfatato il mito che le tasse facciano paura ai ricchi: “Lavoro nel campo degli investimenti da 60 anni e non ho mai visto – neppure quando i tassi di profitto del capitale erano del 39,9% nel 1976/77 – che qualcuno smettesse di investire per l’aumento delle tasse sui suoi futuri profitti –ha detto – La gente investe per fare danaro e le eventuali tasse non l’hanno mai spaventata”.
Obama – il presidente delle promesse perdute, dalla chiusura di Guantànamo alla riforma della sanità pubblica, al disimpegno dai vari teatri di guerra - ha subito raccolto il suo invito, annunciando che presenterà, nell’ambito del piano di riduzione de deficit degli Stati Uniti, un progetto di tassazione in base al quale i milionari pagheranno quanto le classi medie ma già i repubblicani hanno fatto sapere, seguendo il copione già applicato nel caso della riforma della sanità e dei tagli per la riduzione del debito, che vi si opporranno.
mer
21
set
2011
Riconoscere la sovranità palestinese è solo un atto di giustizia
Lettera del presidente del Venezuela, Hugo Chàvez Frias, al Segretario dell’ONU
A Sua Eccellenza Ban Ki-Moon
Segretario Generale
Organizzazione delle Nazioni Unite
Signor Segretario Generale, distinti rappresentanti dei popoli del mondo:
rivolgo queste parole all’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, a questo grande foro dove sono rappresentati tutti i popoli della terra, per riconfermare - in questo giorno e in questo scenario - il totale appoggio del Venezuela al riconoscimento dello Stato palestinese: il diritto della Palestina a diventare un paese libero, sovrano e indipendente.
Si tratta di un atto di giustizia storico per un popolo che porta in sé, da sempre, tutto il dolore e la sofferenza del mondo.
Il grande filosofo francese Gilles Deleuze, nel suo memorabile scritto “La grandezza di Arafat”, dice con accento di verità: “La causa della Palestina è prima di tutto l’insieme delle ingiustizie che questo popolo ha sofferto e continua a soffrire”. Ed è anche, oso aggiungere, una permanente e non piegabile volontà di resistenza che è ormai inscritta nella memoria eroica della condizione umana. Volontà di resistenza che nasce dal più profondo amore per la terra.
Mahmud Darwish, voce infinita della Palestina possibile, ci parla dal sentimento e dalla coscienza di questo amore. Non abbiamo bisogno del ricordo/perché il Monte Carmelo è in noi/e nelle nostre palpebre è l’erba di Galilea./Non dire: se corressimo verso il mio paese come il fiume!/ No, non dirlo!/Perché siamo nella carne del nostro paese ed esso è in noi.
mer
21
set
2011
I “buchi” nella sicurezza prima dell’11-S. Lo sapevano? Certo che sì!
di Juan Gelman (*); da: pagina12.com.ar, 18.9.2011
Un’unità di spionaggio degli USA, la Divisione Minacce Asimmetriche del Comando Congiunto delle Forze di Intelligence (JFIC le sue iniziali in inglese) aveva individuato prima dell’11-S la possibilità che Al Qaeda attaccasse le Torri Gemelle e l’edificio del Pentagono. L’informazione non fu presa in considerazione e quasi 3.000 civili persero la vita in un attentato terroristico che, per qualche ragione, non si potè - o non si volle -, evitare.
Si è parlato In generale delle inadempienze della CIA e del FBI su questa materia.
Ma il sito indipendente Truthout ha fatto conoscere documenti dell’Organismo di Intelligence e Difesa, conosciuto con l’acronimo DO5, filtrati da un ex membro della Divisione, che gettano un po’ di luce su un tema che nessuna commissione d’inchiesta è riuscita a chiarire a fondo.
La documentazione è stata fornita e commentata da Iron Man, alias o pseudonimo o nome di battaglia di quello che è stato il capo di questa unità dalla fine del 2001 fino al giugno 2001.
L’ “Uomo dì’acciaio” ha scelto di conservare l’anonimato per proteggere la sua famiglia da possibili rappresaglie. Le rivelazioni non sono di poco conto.
mar
20
set
2011
Gli attentati dell’11-S: una scusa perfetta?
di Atilio Boron (*) – da: atilioboron. Com; 19.9.2011
Passati i dieci anni dagli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle e al Pentagono, sono sempre più le domande che ancora aspettano una risposta convincente. La commemorazione appena fatta del nuovo anniversario non ha fatto che aumentare il sospetto che ci siano molte informazioni di grande importanza mai messe a disposizione dell’opinione pubblica, e che lo stesso giorno degli incidenti sia stato messo in atto un imponente dispositivo per nascondere quello che era veramente successo.
Ma, al di là di questa percezione, la verità è che i fatti dell’11-S hanno segnato l’inizio di una nuova tappa nella storia dell’imperialismo, caratterizzata da una militarizzazione senza precedenti della scena internazionale che ha posto la diplomazia in un luogo subordinato rispetto al boato delle bombe e alle mortifere scie dei missili. Si potrebbe dire – senza esagerare - che di tutto ciò sopravvive solo la pompa e il protocollo perché la sostanza e l’agenda diplomatica la decidono oggi i signori della guerra. Questo è più che evidente nel caso degli Stati Uniti, dove lo spostamento del Dipartimento di Stato nelle mani del Pentagono dimostra eloquentemente quello che stiamo dicendo.
dom
18
set
2011
Si acuisce la lotta di classe. Alcune riflessioni dopo lo sciopero generale.
di Michele Michelino
La crisi, con le sue nefaste conseguenze sulle masse degli sfruttati, ha rimesso in movimento milioni di proletari. Dopo l’Africa, anche l’Europa ha visto nelle piazze milioni di persone contro i governi che impongono misure capestro ai lavoratori e ai proletari. Hanno cominciato a muoversi le masse in Grecia, in Spagna e in Inghilterra e ora il movimento, si sta estendendo ad altri paesi.
Anche in Italia il 6 settembre centinaia di migliaia di operai e lavoratori hanno scioperato riempiendo le piazze contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi.
Da mesi sentiamo ripetere dalla Confindustria e dai suoi rappresentanti politico-istituzionali – a cominciare dal capo dello stato - che bisogna tirare ancora di più la cinghia per far uscire il paese dalla crisi, perché “gli italiani finora hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi”, “serve una politica di rigore a sostegno dei conti pubblici”.
gio
15
set
2011
Manovra economica del governo: un’altra stangata per i proletari
Tra i punti salienti della quarta versione della manovra finanziaria 2011 votata con la fiducia il 14 settembre ci sono il pareggio del bilancio e l’aumento dell’aliquota Iva dal 20% al 21%.
Inoltre si allunga il periodo di accertamento di un anno per i redditi 2002 che hanno fruito del condono fiscale e si anticipa la riforma delle pensioni al 2014 secondo una tabella che definisce nuove scadenze per andare in pensione e si introduce la libertà di licenziare e annullare i contratti nazionali.
mer
14
set
2011
Morire in Somalia
di Frida Modak (*); da: alainet.org, 14.9.2011
La Somalia è un piccolo pese dell’Africa, di 637 mila chilometri quadrati e con circa 10 milioni di abitanti. Per quanto si sa non possiede alcuna delle ricchezze bramate di questi tempi. Le sue esportazioni conosciute sono gli animali vivi, alcuni prodotti vegetali e il pesce, che vanno nei paesi europei e in alcuni africani.
La religione ufficiale è quella islamica, sunnita in maggioranza, e come molti altri paesi africani, ha vissuto periodi sotto il controllo delle nazioni europee e di altre della regione, fino a che – al termine della 2° guerra mondiale – iniziò ad avanzare verso la sua indipendenza.
Nel 1960 l’unione dei settori che erano stati sotto controllo britannico e italiano raggiunse l’indipendenza proclamando la repubblica di Somalia, e stabilirono un governo a carattere parlamentare che durò fino al 21 ottobre 1969. In questa data un settore di ufficiali diretti dal generale Siad Barre prese il potere, si dichiarò socialista e si avvicinò all’Unione Sovietica. Nel 1976 truppe somale invasero la regione dell’Ogaden col proposito, si disse, di appoggiare il Fronte di Liberazione della Somalia Occidentale.
L’Etiopia, appoggiata da Cuba e della maggior parte degli Stati africani, rifiutò l’invasione e Barre optò per la rottura delle relazioni con Cuba e l’annullamento dei patti militari sottoscritti coi sovietici.
mar
13
set
2011
conseguenze dello scoppio.
Un’altra strage si è compiuta. Altri sei morti sul lavoro e di lavoro.
Le stragi continuano a ripetersi. Al lavoro è peggio che in guerra. Questa volta insieme agli operai sono morti anche i proprietari e i titolari della fabbrica. L’esplosione tremenda e l’inferno di fuoco, non ha risparmiato nessuna delle 6 persone presenti. La fabbrica di fuochi d’artificio «Cancelli» a Carnello di Arpino, in provincia di Frosinone è stata distrutta uccidendo il titolare, Claudio Cancelli, 65 anni, i figli Gianni e Giuseppe, di 42 e 45 anni, Giulio Campoli, titolare di un’azienda pirotecnica con sede a Veroli, Enrico Battista, che lavorava come operaio e un cliente, Franco Lorini. Solo per un caso la strage non è stata ancora più grande, questa volta l’azienda era distante dalle abitazioni e questo ha impedito che fossero coinvolte anche altre persone.
Anche se ogni giorno dalle 3 alle 6 persone muoiono sul lavoro o causa di lavoro, di sicurezza si torna a parlare solo ogni volta che succedono le stragi, parlando come sempre di ”errore umano”, “negligenza” scaricando le colpe sulle vittime. I dati dell’Inail sono sempre parziali, perché molti lavoratori morti e infortunati non rientrano neanche nei conteggi dell’INAIL, e il caso dei lavoratori in nero, in particolare immigrati.
dom
11
set
2011
La barbarie degli 11 settembre
di Carlos Rivera Lugo (*); da: rebelion.org, 9.9.2011
Che cosa abbiamo a che vedere, noi abitanti della Nostra America, con l’11 settembre?.
In ogni caso, la mia memoria storica riguardo a questa data non comincia con l’attacco terrorista del 2011 contro le torri gemelle del “World Trade Center”, ma con il criminale assalto militare del 1973 contro La Moneda, il palazzo presidenziale cileno.
Poco più di tremila vite innocenti furono il “danno collaterale” della prima, annunciata dai suoi perpetratori come “il colpo di Dio Onnipotente” contro uno degli organi vitali del “male”.
Invece, il saldo brutale della seconda furono più di 30.000 vite, compresa quella del loro eroico presidente Salvador Allende, anch’esse vittime di un’altra crociata fondamentalista: l’anticomunismo.
ven
09
set
2011
Israele ha paura della giustizia internazionale
di Juan Gelman (*); da: pagina12.com.ar, 8.11.2011
Risulta molto chiaro in una comunicazione classificata come “segreta”, che l’ambasciatore statunitense a Tel Aviv, James B. Cunningham, ha inviato alla segretaria di Stato il 23 febbraio 2010 dopo essersi riunito con l’avvocato generale militare delle Forze di Difesa di Israele (FDI), Avichail Mandelblit (//wikileaks.org, 30-8-11).
Il ministro della Giustizia dell’Autorità Palestinese (ANP), Ali Kashan, aveva chiesto al procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI), Luis Moreno Ocampo, che venissero indagati i crimini di guerra israeliani commessi dal 2002 nei territori palestinesi occupati, compresa la cosiddetta Operazione Piombo Fuso, che falciò la vita di 1.400 abitanti di Gaza.
Mandelblit ha ripetuto nell’incontro la richiesta che gli USA sostenessero “pubblicamente che la CPI non ha giurisdizione legale su quell’operazione perchè Gaza non ha lo statuto di Stato”. Non si è fermato lì: ha avvertito che se la richiesta dell’Autorità Nazionale Palestinese fosse accolta, “per il governo israeliano sarebbe la guerra e questo si aspetta che gli USA aiutino l’ANP a capire la gravità delle sue azioni”. “L’ambasciatore ha affermato – continua la comunicazione – che gli USA hanno fatto forti pressioni sull’ANP perchè questa desista dalle sue azioni e ha ricevuto la promessa che l’ANP avrebbe congelato le sue richieste”. Alla riunione assisteva il colonnello Liron Libman, capo del Dipartimento di Diritto Internazionale delle FDI: “Ha segnalato che la questione della CPI era la più pericolosa per Israele”.
Ci sono almeno 1.400 ragioni perché sia così.
mer
07
set
2011
La vera guerra comincia adesso
di Pepe Escobar(*); da: rebelion.org, 7.9.2011
Basta parlare della caduta del Grande G (Gheddafi). Ora siamo arrivati al nocciolo: Afghanistan 2.0, Iraq 2.0, o una miscela di entrambi.
I "ribelli della NATO" hanno sempre assicurato di non volere un’occupazione straniera. Ma la NATO - che ha reso possibile la vittoria - non può controllare la Libia senza soldati sul terreno.
Per questo al quartier generale della NATO a Mons in Belgio, si stanno ipotizzando diversi scenari sotto il manto di velluto delle
Nazioni Unite.
In base ai piani già trapelati, prima o poi ci potrebbero essere truppe delle monarchie del Golfo Persico e degli alleati amici, come la Giordania e in modo particolare la Turchia, membro della NATO, anche essa molto ansiosa di ottenere grandi contratti commerciali. Quasi nessuna nazione africana vi parteciperà, visto che la Libia ora è stata "ricollocata" nell’Arabia.
mer
07
set
2011
Il nostro Comitato al corteo
Grande riuscita e partecipazione allo sciopero generale contro il governo indetto dalla CGIL e dai sindacati di base.
6 settembre. Centinaia di migliaia di operai e lavoratori hanno scioperato oggi e sono scesi in piazza contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi in tutta Italia.
Nonostante i capi dei sindacati collaborazionisti sostenitori del governo CISL, UIL e UGL abbiano boicottato lo sciopero, molti lavoratori iscritti a queste organizzazioni sono scesi ugualmente in lotta, contro un governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi, aumenta le tasse, riduce i salari e le pensioni, aumenta l’età pensionabile a cominciare dalle donne e che infine concede ai padroni la libertà di licenziare.
Come hanno affermato molti lavoratori questo sciopero deve essere solo l’inizio di una mobilitazione che continuerà per difendere i propri interessi, che oggi significano semplicemente la sopravvivenza e il rifiuto dei lavoratori a diventare, come vuole il grande capitale e il suo strumento – il governo – una classe di schiavi.
ven
02
set
2011
Il 6 settembre tutti in piazza. Sciopero generale contro il governo Berlusconi.
Il governo - pur di salvare i profitti delle finanziarie, delle banche e dei grandi capitalisti - non esita a ridurre alla fame e alla miseria milioni di lavoratori e proletari.
Le prime misure del governo (a cui ne seguiranno altre in seguito) in sintesi sono:
Innalzamento età pensionabile per tutti; libertà di licenziamento con il superamento dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori; tagli agli Enti locali che comporteranno tagli dei servizi ai
cittadini; aumento delle tasse esistenti; introduzione di nuove tasse locali( IMU); taglio dei salari e delle pensioni per tutti, a partire dai tagli del personale nel pubblico impiego che
resteranno bloccati fino al 2014.
L’attacco al salario e alle condizioni di vita prevede inoltre ulteriori diminuzioni delle spese sociali, in particolare per quanto riguarda scuola, sanità, assistenza, con conseguente crescita della pressione fiscale attraverso la diminuzione delle detrazioni.
gio
01
set
2011
Al di là della Libia: siamo tutti bombardati
di Juan Carlos Camano (*); da: cubadebate.cu, 31.8.2011
Le multinazionali dell’informazione-comunicazione, legate all’oro, al rialzo e alla caduta delle borse e implicate nella rapina del petrolio, spingono e spingono i loro giornalisti più obbedienti – e i novellini ignoranti – a inciampare nella stessa pietra: Gheddafi, il diavolo, come ieri Saddam Hussein – giustiziato – e il feroce Bin Laden – giustiziato?.
Ricordiamolo: una storiella di armi chimiche, invasione dell’Iraq – con le telecamere della catena ufficiale di invasioni del Secolo XXI installate sui carri armati liberatori – un milione di vittime; gli USA che si sono appropriati del petrolio e si sono posizionati a un tiro di schioppo dall’Iran. Avanzata geostrategica. Morte per un ex alleato storico: il luciferino Saddam .
mar
30
ago
2011
La Libia e la nostra propaganda di guerra
di Anne Morelli; da: rebelion.org, 29.8.2011
I cittadini dei nostri paesi democratici devono sollevarsi e far sentire le loro voci per cercare di evitare alla Siria l’incubo dell’intervento militare delle forze della NATO sotto mandato ONU o delle “coalizioni di volonterosi” che hanno sofferto, e continuano a soffrire, i popoli dell’Afganistan, dell’Iraq, della Somalia e della Libia. Indignata dalla visione unilaterale generalizzata dai giornalisti sulle guerre ogni volta più distruttive e sanguinaria che si sviluppano sotto i nostri occhi, Anne Morelli, professoressa (di Critica Storica) della Libera Università di Bruxelles e presidente delle “Donne per la Pace”, reagisce con questo interessante e generoso testo (Silvia Cattori, giornalista svizzera indipendente).
I principi generali della propaganda di guerra sono sempre simili. Cercano di farci aderire ad una causa bellicista attraverso dichiarazioni prima pacifiste e poi rassegnate: siamo “obbligati” dall’Altro a fare la guerra. Lui l’ha provocata e noi ci impegniamo in essa per alcune nobili cause: la protezione umanitaria dei civili, la democrazia, la lotta contro il militarismo sfrenato del nostro nemico ….
Naturalmente, il nostro nemico commette sistematicamente atrocità, mentre il nostro esercito è composto da gentiluomini, al massimo capaci di un “abuso” involontario. Inoltre, noi non rischiamo niente in questa guerra: la superiorità schiacciante del nostro esercito ci garantisce “perdite zero”, mentre i nostri nemici sono condannati fin dal principio alla sconfitta.
Infine, chi si oppone a questa guerra breve, morale e ferocemente vittoriosa può essere solo un agente del nemico.
lun
29
ago
2011
Nota del politologo argentino Atilio Boron, dal suo sito atilio.boron.com
Ho appena letto il bollettino quotidiano della NATO sui bombardamenti aerei sulla Libia. Mi è sembrato tristemente istruttivo. Pensiamoci: quante vittime civili possono causare più di 20.000 attacchi sule principali concentrazioni urbane per cinque mesi? Qui di seguito la traduzione del bollettino della NATO.
Rapporto ufficiale della NATO, emesso dalla base NATO di Napoli, Italia.
27 agosto 2011
Missione: la NATO ha preso il controllo di tutte le operazioni militari in Libia in conformità alle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 31 marzo 2011. L’obiettivo di queste operazioni è proteggere i civili e le aree abitate dai civili che si trovino sotto attacco o minaccia di attacco. La missione contempla tre obiettivi: l’embargo sulle armi, una zona di esclusione aerea e azioni per proteggere i civili da attacchi o minacce di attacchi.
Operazioni aeree: dall’inizio delle operazioni della NATO (31 marzo 2011) si registrano 20.518 raids aerei. Il giorno 26 agosto ne sono stati effettuati 123, concentrati sulle città di tripoli, Sirte, Ras Lanuf, El Assah, Okba. Al Aziziyah.
Il rapporto non presenta alcun dato sul numero di vittime civili. Stime preliminari calcolano in 3.000 il saldo luttuoso dei bombardamenti aerei. (Nota di Atilio Boròn)
ven
26
ago
2011
La generosità senza precedenti della Federal Reserve
di Arlen Grossman; da: rebelion.org; 24.8.2011
Ecco qui quello che la Federal Reserve non vuole che si sappia: l’ente ha aiutato grandi banche e altre corporazioni a uscire dal baratro. Sembra l’opera di un buon samaritano, quindi perché vogliono tenerla segreta?
Grazie alle pressioni di congressisti come Bernie Sanders e Ron Paul, la Federal Reserve si è sottomessa, a denti stretti, alla prima revisione della sua storia (niente meno che 100 anni di esistenza). Non si tratta di una revisione completa, ma è già qualcosa.
Forse quello che la Federal Reserve non voleva si sapesse era la grandezza della sua generosità: ha concesso, di nascosto, 16 bilioni di dollari. Sì, $ 16.000.000.000.000 in moneta statunitense. Oggetto della sua benevolenza sono state alcune delle istituzioni finanziarie e corporazioni più grandi del paese, e banche e corporazioni all’estero.
gio
25
ago
2011
Il nefasto capitalismo piomba sulla Libia
di Pepe Escobar; da: rebelion.org, 25.8.2011
Pensate alla nuova Libia come all’ultimo e più spettacolare capitolo della serie del Nefasto Capitalismo. Al posto delle armi di distruzione di massa, ci ritroviamo con la R2P (“Responsabilità di proteggere”). Al posto dei neoconservatori, abbiano gli imperialisti umanitari.
Ma l’obiettivo è lo stesso: il cambio di regime. E il progetto è lo stesso: smantellare completamente e privatizzare una nazione non ancora integrata nel turbo-capitalismo; aprire un’altra (lucrosa) terra di opportunità per il turbo-alimentato neoliberismo.
Ci va tutto bene, tutto serve, adesso che ci troviamo in mezzo ad una recessione quasi globale.
mer
24
ago
2011
Benvenuti nella “democrazia” in Libia
di Pepe Escobar(*); da: rebelion.org, 24.8.2011
Il Grande Gheddafi ha appena abbandonato l’edificio – il complesso di Bab-al-Aziziyah – e già volteggiano in alto gli avvoltoi occidentali; è cominciata la corsa per impossessarsi del “gran premio”, la ricchezza libica di petrolio e gas.
La Libia è una pedina su una scacchiera ideologica, geopolitica, geo-economica e geostrategica seria, allo stesso modo che un’opera teatrale di pedestre moralità è come un reality show televisivo; i “ribelli” idealisti vincono contro il Nemico Pubblico Numero Uno. In altri tempi il nemico pubblico era Saddam Hussein, poi lo divenne Osama Bin Laden, ora è Muhammar Gheddafi, domani sarà il presidente Bashar-al-Assad in Siria, qualche giorno sarà il presidente dell’Iran, Mahmud Ahmadinejad. Il nemico non sarà mai la ultra-reazionaria Casa di Saud.
lun
22
ago
2011
Probabilmente domani la verde Libia sarà morta dissanguata
di Raul Bracho (*); da: kaosenlared.net, 22.8.2011
Cecchini mercenari sterminano la poesia di un popolo abbandonato nella storia, l’impero avanza in una guerra senza soldati, una vittoria di Pirro del brusìo mediatico e delle bombe, il terrorismo servile che si ripeterà se non siamo capaci di fronteggiarlo.
Il popolo libico ha resistito coraggiosamente davanti alla sopraffazione infernale delle bombe della NATO; forse domani non potrà più farlo, forse la paura e la fame, il terrore e il sangue lo avranno sconfitto; forse domani sarà ormai territorio nordamericano.
I titoloni diranno che il dittatore è caduto, dipingeranno l’imboscata con titoli vittoriosi; per la storia rimarrà questa spaventosa morte di un popolo abbandonato davanti ai rivoluzionari del mondo.
L’impero si mette la sua medaglia vittoriosa e anche quelli che si dicono avanguardie taceranno.
Un popolo vincitore è stato sconfitto. E’ stato massacrato con bombe e aerei senza piloti: la guerra del futuro incassa la sua prima vittima. Né un soldato statunitense né uno europeo hanno dato il loro sangue per questo assalto, la Libia e Gheddafi saranno storia.
gio
18
ago
2011
Regno Unito: la rivolta logica
di John Brown; da: rebelion.org, 15.8.2011
Noi massacreremo le rivolte logiche
Arthur Rimbaud
1. L’immaginazione, sosteneva Spinoza, funziona come un insieme di conclusioni separate dalle loro premesse. Squisitamente immaginario, ideologico, è il modo in cui ci hanno presentato sui mezzi di comunicazione le poco sorprendenti rivolte successe negli ultimi giorni in Inghilterra. Se si cercava di seguire gli avvenimenti attraverso le catene televisive, la sciocca domanda che si ascoltava di più era “che cosa si sente adesso a Londra?”. La risposta, logica, era “timore e inquietudine”, ma mai i “giornalisti” si chiedevano che cosa stava succedendo e perché.
mer
17
ago
2011
La ribellione studentesca
E’ la primavera del Cile
di Carlos Pérez Soto (*), da : rebelion.org, 15.8.2011
“Si può ingannare una parte del popolo per tutto il tempo,
si può ingannare tutto il popolo per parte del tempo,
ma non si può ingannare tutto il popolo per tutto il tempo”
Abramo Lincoln
Ora, in pieno inverno, ora, dopo il lungo inverno della Patria, spuntano le prime foglie che annunciano l’attesa primavera. Si vede il timido verde affacciarsi nelle marce che crescono e crescono. Si vede nell’indignazione dei più giovani che guardano con dura sfiducia gli adulti che hanno lasciato loro in eredità una educazione in rovine. Si vede nei vicini, che accorrono ad appoggiare con le pentole la manifestazione non autorizzata.
Per più di due mesi gli studenti medi hanno occupato più di cento licei. Per più di due mesi gli universitari hanno fermato le loro facoltà e sono scesi, più e più volte, nelle strade. E la risposta che hanno ricevuto è stata solo un maquillage dello stesso sistema, un ampliamento dei modi di indebitarsi con le banche, dell’offerta di denaro a tempo per le università senza toccare in alcun aspetto la forma in cui le si obbliga a finanziarsi da trent’anni.
mar
16
ago
2011
13 agosto 2011
Fidel nei suoi 85 anni
di Atilio Boron (*), da: atilioboron.com, 15.8.2011
Fidel, lucido come sempre e più sapiente che mai.
Il trascorrere degli anni accompagnato da una notevole capacità di riflettere sulle vicissitudini della sua vita e del mondo lo hanno arricchito straordinariamente. Il suo sguardo, che ha sempre avuto la capacità di vedere l’orizzonte storico-universale, è diventato più acuto: Fidel vede dove gli altri non vedono, e ciò che vede è l’essenza, non l’apparenza.
Aveva ragione Garcìa Màrquez quando disse di lui che è “incapace di concepire qualsiasi idea che non sia grande”.
Ritiratosi da tutti i suoi incarichi al fronte della rivoluzione cubana, continua ad essere, senza il minimo dubbio, “il Comandante”. Non solo del glorioso “Movimento 26 luglio” o delle Forze Armate Rivoluzionarie cubane, ma di un esercito mondiale di donne e uomini che lottano per la loro vita, per la loro dignità e per la sopravvivenza del genere umano, oggi minacciata da un arsenale nucleare di proporzioni incalcolabili, di cui una piccolissima parte basterebbe a distruggere ogni forma di vita sul pianeta Terra.
Sopravvivenza compromessa anche dalla furia predatoria di un sistema, quello capitalista, che trasforma tutto ciò che tocca in merce, in un semplice oggetto la cui finalità escludente è produrre profitto.
gio
11
ago
2011
In ricordo dei 15
martiri di
piazza Loreto
Milano, 10 agosto 2011 - ore 21.00
Il 10 Agosto 1944 un plotone fascista della legione Muti, per ordine della sicurezza nazista, fucilò 15 partigiani in piazzale Loreto.
Le loro colpe: non pensare fascista e difendere gli impianti industriali che i nazisti volevano trasferire in
Germania, depredando così la struttura economica del nostro Paese.
Ai quindici martiri, come a tutti i partigiani, dobbiamo 67 anni di pace, democrazia e libertà.
In una Milano “chiusa per ferie” anche quest’anno si è tenuta la commemorazione - in occasione del 67° anniversario - dell'eccidio di piazzale Loreto dove 15 partigiani furono massacrati brutalmente dai nazi-fascisti.
Insieme a molti operai, lavoratori, giovani e partigiani, le Associazioni della Resistenza, i familiari dei Caduti, le forze democratiche e antifasciste milanesi hanno reso omaggio alla memoria dei combattenti per la Libertà contro il nazi-fascismo in questa giornata, ricordando la necessità e l’attualità della lotta contro il fascismo, denunciando i tentativi di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici, oppressi e oppressori, parificando chi ha combattuto per mantenere l’oppressione a coloro che hanno combattuto per la libertà e oggi si mobilitano contro chi vuole calpestare i principi sanciti nella Costituzione.
Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli"
mer
10
ago
2011
Stati Uniti in decadenza
di Noam Chomsky, da: www.jornada.unam.mx, 8.8.2011
E’ un tema comune che gli Stati Uniti, che solo fino ad alcuni anni fa erano visti come un colosso che percorreva il mondo con un potere senza pari e un’attrazione senza eguali (…), siano in decadenza, messi di fronte fatalmente alla prospettiva del loro deterioramento definitivo, segnala Giacomo Chiozza nel numero attuale di Political Science Quarterly.
Il credere a questo tema, in effetti, è molto diffuso. E con una certa ragione, anche se si dovrebbero fare un certo numero di precisazioni. Per cominciare, la decadenza è stata costante a partire dal punto culminante del potere degli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, e il notevole trionfalismo degli anni ’90, dopo la guerra del Golfo, è stato di fondo un auto-inganno.
Altro tema comune, almeno tra coloro che non si tappano gli occhi,è che la decadenza degli Stati Uniti è, in grande misura, auto inflitta. L’opera buffa che abbiamo visto questa estate a Washington, che ha disgustato il paese e lasciato perplesso il mondo, potrebbe non avere paragoni negli annali della democrazia parlamentare.
mar
09
ago
2011
Perché giovedì sono caduti i mercati globali?
di Mike Whitney (*), da: rebelion.org, 9.8.2011
Sono stati i cattivi dati economici degli USA, il repentino rallentamento della produzione, la diminuzione delle spese dei consumatori, la contrazione del PIL o i continui problemi del mercato immobiliare?
No, anche se la prospettiva di una doppia recessione ha provocato la caduta delle azioni per due settimane, il crash di giovedì ha avuto a che fare soprattutto con l’Europa.
Il capo della BCE (Banca Centrale Europea), Jean Claude Trichet, ha provocato il panico quando ha annunciato che la Banca Centrale avrebbe ripreso l’acquisto del debito irlandese e portoghese, ma non ha dato alcuna indicazione sull’acquisto di titoli (di stato) dell’Italia e della Spagna in difficoltà. (Il titolo sovrano a 10 anni d’Italia è salito del 6% negli ultimi giorni, un segnale di ansia crescente). Gli investitori hanno interpretato il significato dell’annuncio di Trichet come un segnale che la BCE non avrebbe appoggiato il terzo mercato di titoli al mondo (l’Italia), così che i rendimenti dei titoli avrebbero continuato a crescere mentre le banche di tutta Europa avrebbero sofferte perdite devastatrici.
Questo ha provocato una tormenta nel mercato dei titoli, che si è propagata velocemente alla borsa, mandando a picco i mercati globali e bruciando 4,4 bilioni (milioni di milioni) di dollari di capitali.
lun
08
ago
2011
Le disprezzate figlie dell’Africa
di Carlos Maldonado(*); da: alainet.org, 28.7.2011
Sembrerebbe che la fortuna abbia chiuso le sue porte all’Africa. Ma sappiamo perfettamente che non è un problema di provvidenza, ma di meschinità umane.
Il cosiddetto continente nero, non per il colore di una parte dei suoi abitanti ma per l’equiparazione – da parte del bianco – alle “forze delle tenebre”, si è di nuovo vestito di dolore. Le sue ferite di schiavo non si sono ancora chiuse. Ne rimangono molte aperte nella carne viva, suppurando le loro rovine per le piaghe che i “civilizzati” tagliarono nella carne con accanimento a forza di catene e frusta.
gio
04
ago
2011
Bambini palestinesi
di Ilan Pappe (*), da: almendron.com – 2.8.2011
In memoria di Juliano Mar-Hamis (1)
Appaiono a metà della notte, quando i bambini sono profondamente addormentati, a volte sognando una vita migliore. Con gli occhi tappati, imbavagliati, ammanettati, i minori vengono portati ai camion e, la mattina stessa, ammucchiati nel Campo Offer, dipartimento n. 2 del Tribunale Militare, conosciuto anche come Dipartimento Infantile. Durante quel giorno – e tutti gli altri – dovranno restare seduti in una specie di aula dove non ci sono professori né padri, ma giudici, procuratori e molte guardie. I più grandi hanno tra i 10 e i 13 anni e sono accusati di tirare pietre alle forze armate israeliane, probabilmente denunciati dai loro stessi compagni di classe. Saranno interrogati brutalmente: colpi al viso e all’addome, privazione del sonno, punture di aghi sulle mani, sulle gambe e sui piedi, minacce di violenze sessuali e, in alcuni casi, elettroshock. Di solito confessano subito, sono terrorizzai, ma solo quando accettano di diventare collaborazionisti li liberano, se li liberano.
Ofra Ben-Zevi, una delle poche e coraggiose donne israeliane che lavora senza posa per il risveglio nazionale e internazionale delle coscienze addormentate, dice che bisogna chiamare questa politica criminale e odiosa “caccia al bambino”.
mar
02
ago
2011
Federal Reserve: Una truffa da 16 bilioni di dollari
di Atilio Boron (*), da: cubadebate.cu – 1.8.2011
L’attenzione dell’opinione pubblica internazionale è incentrata sull’accordo a perdere firmato tra Barak Obama e il Congresso, attraverso il quale il presidente si impegna ad applicare un duro programma di assestamento fiscale, incentrato sul taglio delle spese sociali (salute, educazione, alimentazione) e infrastrutture per 2,5 bilioni di dollari (2.500.000 milioni di dollari) ma preservando, come esige il Tea Party, il livello attuale della spesa militare e la sua eventuale espansione. In cambio, la Casa Bianca ha ricevuto l’autorizzazione ad elevare l’indebitamento degli Stati Uniti fino a 16,4 bilioni di dollari (cioè 16.400.000 milioni di dollari), cifra superiore di circa due bilioni al PIL del paese. Con questo si spera – confidando nella “magia dei mercati” – di superare la crisi del debito pubblico e di riattivare l’economia nordamericana che languisce.
Questa ricetta fu applicata a ferro e fuoco in America Latina e non funzionò; e nemmeno l’ha fatto nella convulsa Europa di questi giorni. Con questo accordo l’unica cosa sicura sarà l’aggravamento della crisi e, da qui, l’accentuazione della bellicosità nordamericana nello scenario mondiale.
lun
01
ago
2011
Chiavi di una barbarie nazifascista
di Jorge Luis Ubertalli (*); da:alainet.com, 27. 7.2011
I barbari attentati con bombe e proiettili che il nazifascista confesso Ander Behring Breivik, di 32 anni, ha portato a termine pochi giorni fa nel centro di Oslo e in un’isola dove erano accampati giovani del Partito Laburista, meritano molta più attenzione di quella che gli ha dedicato certa stampa, non solo per quanto riguarda i fatti successi ma in relazione al perché.
I quasi 70 morti e la distruzione del centro della città capitale norvegese possono essere, come è stato ripetuto fino alla nausea, opera di un nazifascista, lunatico, xenofobo e razzista che in questo modo, come ha dichiarato, cercava di impedire la mussulmanizzazione e la marxistizzazione dell’Europa. Ma questo non basta. Le dichiarazioni di Breivik, proprie di un oscuro posseduto che ha scambiato i giudei per i musulmani e ha mantenuto, questo sì, i marxisti come pericolo fondamentale dell’occidente cristiano e anche di quello israeliano, di cui dice di far parte, sono solo la punta di un iceberg geopolitico che, oltretutto, ha sempre un colore verde-nero e una consistenza oleosa.
ven
29
lug
2011
La crisi del tetto dell’indebitamento: una farsa politica bi-partitica
L’economia politica del militarismo USA
di Ismael Hossein-Zadeh; da: globalresearch.ca, 27.7.2011
Alla luce del fatto che negli attuali negoziati sul bilancio il presidente Obama e i dirigenti repubblicani condividono l’obiettivo comune di tagliare drasticamente le spese sociali non militari, tutte le discussioni tra le due parti sembrano un po’ enigmatiche, e considerando che i tagli previsti alle spese sociali sono quasi identici, perché litigano tanto?
Quando democratici e repubblicani avevano posizioni leggermente differenti rispetto alla politica fiscale, era facile capire il dibattito tra i due partiti sui temi del bilancio. I democratici partivano dal centrosinistra, i repubblicani dal centrodestra e, di solito, si incontravano a metà della strada. Era una divisione del lavoro molto sottile, visto che entrambi provvedevano alla copertura politica delle posizioni o degli inganni di ognuno.
mer
27
lug
2011
Domande moleste sulla tragedia norvegese
dal sito di Atilio Boron, politologo argentino, www.atilioboron.com, 25.7.2011
Salve a tutti: condivido con voi un’informazione molto interessante che mi è appena arrivata sull’attentato terroristico perpetrato in Norvegia.
Come succede di solito con questo tipo di crimini commessi dalla destra estrema, si tratta sempre di “lupi solitari”, “pazzi” o personaggi oscuri che agiscono per proprio conto. Aggiungo a titolo personale che, avendo visitato la Norvegia in numerose occasioni e percorso varie città, mi sembra molto strano che la polizia non sia riuscita ad arrivare all’isola di Utoya molto prima, rendendo possibile un’ora di mattanza indiscriminata, senza alcun ostacolo.
In un paese dove fare una manovra sbagliata con l’auto, o buttare una bottiglia di plastica in un portacenere provoca l’immediata apparizione di un “agente dell’ordine” che appartiene ad uno dei vari corpi di polizia, com’è possibile che non disponessero di un elicottero o di una lancia veloce per arrivare immediatamente ad Utoya?
lun
25
lug
2011
Riflessioni politiche sulla tragedia norvegese
di Aslak Sira Myhre, da: kaosenlared.net, 25.7.2011
Come qualsiasi altro cittadino norvegese di Oslo, ho vagato per le strade e per gli edifici attaccati. Ho anche visitato l’isola in cui sono stati massacrati i giovani attivisti politici. Condivido il sentimento di paura e di dolore del mio paese. Ma il problema continua ad essere il perché: questa violenza non è stata cieca.
Il terrore, in Norvegia, non è venuto da estremisti islamici. Neppure dall’estrema sinistra, per quanto entrambi siano stati accusati più volte di costituire una minaccia interna per il “nostro modo di vita”. Finora, comprese le terribili ore del pomeriggio del 22 luglio, il poco terrorismo che il mio paese ha conosciuto è venuto sempre dall’estrema destra.
Per decenni la violenza politica in questo paese è stata privilegio esclusivo dei neonazisti e di altri gruppi razzisti. Negli anni ’70 attentarono con esplosivi librerie di sinistra e una manifestazione del Primo Maggio. Negli anni ’80,due neonazisti furono uccisi a causa del sospetto di aver tradito il loro gruppuscolo. Negli ultimi due decenni, due giovani norvegesi non-bianchi morirono a causa di attacchi razzisti. Nessun gruppo straniero ha ucciso o ferito persone in territorio norvegese, fatta eccezione per il servizio segreto di Israele, il Mossad, che uccise per errore un innocente a Lillehammer nel 1073.
mar
19
lug
2011
I “responsabili”.
di Michele Michelino
La crisi che scuote dalle fondamenta il sistema capitalista ha unificato le varie frazioni della borghesia, che trovano nell’unità di classe contro il proletariato, gli operai, i disoccupati, i pensionati, il loro comune interesse: la difesa del sistema del lavoro salariato. In Italia il 10 per cento delle famiglie detiene il 47% della ricchezza nazionale, mentre i disoccupati superano i due milioni. Le aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria (dati rilevati in giugno) evidenziano che nel primo semestre del 2011 c’è stato un aumento del + 9,29%, sullo stesso periodo dell’anno scorso, ma l’ingordigia dei borghesi, di chi ha già tanto, non è mai soddisfatta.
Le misure decise dal governo aumentano ancor più le diseguaglianze sociali, in un paese che ha già otto milioni di poveri, trasformano ogni giorno di più i contrasti di classe in conflitti sociali.
mar
19
lug
2011
Gli israeliani non possono far sì che Gaza sparisca
di Henning Mankell (*), da: rebelion,org, 19/7/2011
Cercherò di riassumere ciò che è stata la Flottiglia di Gaza quest’anno. Tutti sanno che questa volta l’obiettivo era di ritornare con più imbarcazioni disarmate e con una selezione più rappresentativa di persone e organizzazioni. Infine, ma non meno importante, volevamo tornare con più parlamentari. E lo abbiamo organizzato bene.
Ma all’improvviso questa protesta pacifica contro il blocco illegale israeliano è diventata una tragedia greca, quasi concepita da un Euripide moderno. Ovviamente, avevamo previsto che l’esercito israeliano avrebbe utilizzato qualche sistema per impedire che la Flottiglia lasciasse i porti stranieri. Pensavamo che Israele, come sempre, avrebbe potuto accampare la scusa che è autorizzata a fare ciò che le pare. E, di fatto, può farlo fintanto che conta sulla protezione e sui finanziamenti degli USA.
Ma gli Stati Uniti non sono più la potenza che erano. Un giorno questa protezione finirà – forse fra 5 anni? In questo contesto può essere importante ricordare che, mentre scrivo queste righe, l’enorme finanziamento della NASA verrà ridotto al minimo. E la ragione dello smantellamento di questo prestigioso progetto non è altro che il deterioramento dell’economia USA. Che altra ragione ci può essere?
sab
09
lug
2011
Globalizzazione e speranza di vita
di Arnoldo Kraus, da: jornada.unam.mx (*) , 6.7.2011
Sappiamo bene che la globalizzazione è un processo mondiale che pretende di comprendere molte cose e di produrre benefici per molti.
Sappiamo bene che questo non è vero.
La prima affermazione la ripetono, ad nauseam, i padroni del mondo. La sostengono, in altre lingue, alcuni ciarlatani, in maggioranza politici dei paesi poveri o molto poveri, abituati a mentire senza pietà e, peggio ancora, a trasformare le loro menzogne in verità e in comandamento.
La seconda affermazione, che sostiene che la prima è falsa, la vive e la trasmette, in utero, la maggior parte dei popoli vittime dei globalizzatori.
gio
07
lug
2011
Qui di seguito la prima dichiarazione proveniente dalla nave francese Dignité Al Karama che, sfuggita al blocco decretato dalle autorità greche, sta navigando verso Gaza.
da: kaosenlared.net, 7/7/2011
La Flottiglia della Libertà non è morta.
La nostra presenza in mare, a bordo della Dignité Al Karama (Dignità), ci permette di continuare a portare il messaggio della campagna internazionale della Flottiglia della Libertà II e della campagna francese “Una nave per Gaza”.
Le affermazioni delle autorità israeliane - che annunciavano la fine della Flottiglia della Libertà II, complimentandosi dell’azione del governo greco contro la libertà di espressione e di azione della società civile - sono oggi lettera morta.
Siamo in mare e le diverse coalizioni nazionali non rinunceranno.
Gli Stati non dovrebbero più essere complici di questo blocco criminale e non devono mettere a tacere le richieste della società civile che chiedono semplicemente, attraverso questa azione non violenta, l’applicazione del diritto perchè sia tolto completamente e permanentemente il blocco a Gaza.
Chiamiamo tutti i cittadini amanti della giustizia a rafforzare la mobilitazione per permettere alla Dignité Al Karama e a tutte le navi della Flottiglia di poter arrivare a Gaza.
gio
07
lug
2011
L’assedio di Gaza si è trasformato nel blocco morale di Israele
di Yitzhak Laor (*), da: rebelion.com, 7.7.2011
dal quotidiano Haaretz (**)
Israele è davvero legato ai centri di potere nel mondo. Le predizioni di uno tsunami, attualmente, sembrano essere esagerate ma – tuttavia – prima di cantare vittoria è meglio ricordare che l’occupazione israeliana è l’occupazione militare più lunga dei tempi moderni.
I territori occupati nei suoi due versanti – il Margine occidentale e la Striscia di Gaza – vivono sotto un regime brutale che ben pochi altri occupanti si sono permessi. Senza leggi, il blocco e il tasso di infermità tra i bambini, le interruzioni delle strade e l’arbitrarietà dei soldati che irrompono nelle case (immaginatevi i vostri figli svegliati nella notte da grida di uomini armati che abbattono le porte e li accecano con le torce), la prolungata occupazione, un disastro per noi e per i palestinesi – perché Israele conta sull’appoggio dell’Occidente.
mer
06
lug
2011
Gaza e la Flottiglia della Libertà
Continuiamo ad essere umani
di Santiago Alba Rico (*), da: rebelion.org, 4.7.2011
La seconda Flottiglia della Libertà, trattenuta in Grecia da una decisione illegale del Governo ellenico, deve servire a dirigere la nostra attenzione verso il blocco illegale che Gaza, il territorio più densamente popolato della terra, soffre dal 2007, poco dopo che ai suoi abitanti è capitato di aver votato liberamente per la scelta … sbagliata, almeno secondo le regole di Israele, degli Usa e dell’Unione Europea.
mar
05
lug
2011
Nell’ora dei popoli, sempre avanti Comandante Chàvez!
di Carlos Aznàres (*), da: rebelion.org, 23.11.2011
Ci sono momenti nella vita dei popoli in cui ci vogliono azioni rapide ed effettive per segnare il territorio di fronte ai nostri nemici. Siamo in uno di quei momenti chiave, senza dubbio. La ragione fondamentale è l’offensiva che si è già messa in marcia per colpire di nuovo il Venezuela Bolivariano, a partire dal sorprendente annuncio fatto dal comandante Hugo Chavez sulla sua malattia.
L’oligarchia che, prima del 1998 aveva trasformato il Venezuela in una dipendenza carnale dell’imperialismo nordamericano, quella che non ha mai smesso di combattere il processo rivoluzionario dal suo inizio, gongola pensando che finalmente ha trovato una fessura per far filtrare il suo discorso destabilizzatore, e per questo conta sulla complicità di tutta la canaglia mediatica (nazionale e mondiale), che lancia parole d’ordine per chiedere la sostituzione immediata del leader bolivariano. A mostrare quanto sono miserabili basti il fatto che la catena gringa CNN ha affermato che “il regime cubano – come a loro piace chiamare la gloriosa Rivoluzione spinta da Fidel e Raul – ha utilizzato una controfigura nel recente annuncio fatto da Chavez sulla sua infermità”. Di questo sono capaci, e di altro ancora.
lun
04
lug
2011
No TAV: lo Stato contro la Val di Susa
di Gorka Larrabeiti, da: rebelion.org, 3.7.2011
Ieri si è svolta la manifestazione nazionale contro il Treno ad Alta Velocità Torino-Lione, un’opera prioritaria per il governo Berlusconi che costerà, secondo le previsioni più prudenti, 22.000 milioni di euro e che prevede la perforazione di un tunnel di 54 km. La manifestazione era stata convocata dai comitati NO TAV e sostenuta da 22sindaci della Valle di Susa.
In mattinata 70.000 persone si erano riunite pacificamente. Nel pomeriggio sono iniziati gli scontri tra attivisti dei centri sociali e le forze di polizia che proteggevano l’entrata del cantiere a Chiomonte, zona militarizzata da quel 27 giugno in cui 2.000 agenti delle “forze dell’ordine” conquistarono l’accampamento costruito dai cittadini che si oppongono alla costruzione della TAV.
Il risultato della battaglia di ieri è di 188 agenti feriti. Fonti No Tav parlano di 200 manifestanti feriti o intossicati. Il corrispondente di Al Jazeera ha denunciato che la polizia ha sparato ad altezza d’uomo. Un manifestante è stato ricoverato con traumi multipli toracico e addominale per uno sparo di lacrimogeno. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni CS (chlorobenzylidene malomonitritile ), che è considerato un’arma chimica.
lun
04
lug
2011
Perché Alice Walker va a Gaza
di John Catalinotto (*), da: rebelion.org, 1.
In questo momento, cioè il 28 giugno, nel porto chiuso per sciopero di Atene ci sono 350 persone coraggiose pronte per salpare a bordo di una dozzina di navi, per portare aiuti e solidarietà al popolo di Gaza. I passeggeri, in maggioranza statunitensi ed europei, sono a bordo di navi provenienti da Stati Uniti, Algeria, Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Gran Bretagna, Francia, Grecia e Norvegia.
Molti partecipanti sono stati attivi nei movimenti di solidarietà e contro la guerra. Tutti loro sanno che l’anno scorso i signori della guerra israeliani ordinarono ai loro soldati di assaltare la nave turca Mavi Marmara che “pretendeva” di portare aiuti umanitari ai palestinesi assediati a Gaza. Senza provocazioni, gli assassini israeliani hanno abbattuto nove persone di origini turche.
Da allora, la comprensione sul ruolo oppressivo dello Stato israeliano e il suo allineamento con qualsiasi offensiva imperialista reazionaria nella regione e nel mondo si è estesa e approfondita. Dall’altra parte ci sono il riconoscimento e la solidarietà con le rivolte liberatrici nel Nord Africa e nel Sudest dell’Asia, che sconfiggono o minacciano i regimi imperialisti fantoccio da Tunisi all’Egitto, dallo Yemen al Bahrein. La piazza Tahrir del Cairo ha ispirato la lotta, dalla Plaza del Sol di Madrid al Campidoglio di Madison, Winsconsin.
ven
01
lug
2011
La Palestina, le Nazioni Unite e l’illegalità internazionale
di Ernesto Gòmez Abascal (*), da: rebelion.org, 28.6.2011
E’ poco probabile che si ottenga il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma il fatto di renderlo pubblico da parte del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas ha almeno il merito di mettere in evidenza, una volta di più, l’illegalità internazionale vigente.
Credo che ci troviamo davanti alla peggiore delle Organizzazioni delle Nazioni Unite di tutti i tempi e forse davanti al peggior Segretario Generale, e bisogna dire che ce ne sono stati di cattivi.
gio
30
giu
2011
La Libia è il nostro futuro
di Luis Britto Garcìa (*), da: alainet.org, 26.6.2011
1. Nessun uomo è un’isola; la morte di chiunque mi colpisce, predicava John Donne (**). Nessun paese è fuori dal pianeta: il genocidio contro un popolo mi assassina.
Tutto ciò che succede in Libia mi ferisce, ti fa danno, ci colpisce.
2. Parliamo da uomini, e non da sciacalli o da monopoli mediatici. Non si bombarda la Libia per proteggere la sua popolazione civile. Non si protegge alcun popolo buttandogli sopra esplosivi o facendolo a pezzi con 4.300 attacchi “umanitari” per più di cento giorni. Bruciano la Libia per rubarle il suo petrolio, le sue riserve internazionali, la sua acqua sotterranea. Se il ladrocinio trionfa, qualsiasi paese con delle risorse sarà saccheggiato.
Non chiedere su chi cadono le bombe: cadranno sopra di te.
mer
29
giu
2011
Una premessa
di Daniela Trollio (*)
"Uno dei nostri più grandi errori all’inizio, e molte volte nel corso della Rivoluzione, è stato di credere che qualcuno sapesse come si costruiva il socialismo”
Fidel Castro Ruz, 17 novembre 2005
Cuba resiste all’imperialismo da 50 anni e da 50 anni cerca di difendere – sola, accerchiata e sottoposta al bloqueo - il socialismo che è riuscita a costruire. Qualunque giudizio si possa dare sulle misure che prende, si deve partire dalla consapevolezza di questo e dal profondo rispetto che si deve alla Rivoluzione Cubana e al suo popolo, soprattutto da parte di chi, in 50 anni, non è riuscito – per questioni storiche, oggettive, soggettive … ecc. ecc. – a fare altrettanto.
Il VI° congresso del Partito Comunista di Cuba, centrato sulla discussione dei Lineamenti di Politica Economica, ha dato la stura – come al solito – ad una serie di “speranze” (da destra) e di critiche (da sinistra): finalmente torna il capitalismo a Cuba, per gli uni; purtroppo torna il capitalismo a Cuba, per gli altri. Curiosa coincidenza di vedute.
mer
29
giu
2011
Cose curiose dell’economia europea
di Pascual Serrano (*), da: pascualserrano.net, 28.6.2011
Come si sa, uno dei protagonisti della crisi finanziaria che cominciò nel 2008 negli Stati Uniti, insieme con la società Morgan Stanley, è stata una banca di investimento chiamata Goldman Sachs. Condannata alla bancarotta, nel settembre 2008 la Riserva Federale statunitense decise che la società non sarebbe più stata una banca d’investimento ma sarebbe diventata una banca commerciale, ed essa fu riscattata con diecimila milioni di dollari pubblici. Nell’aprile 2010 la Commissione del Mercato dei Valori degli Stati Uniti accusò Goldman Sachs di frode per le ipoteche subprime. Nei processi la società finanziaria è accusata di aver emesso obbligazioni di debito a partire da valori sostenuti da ipoteche che si era previsto sarebbero fallite e di averle commercializzate per i suoi clienti presentandole come buoni investimenti. Così, le autorità della Borsa statunitense calcolano che gli ingenui investitori di Goldman Sachs abbiano perso circa 740 milioni di euro (El Paìs, 17.4.2010).
mar
28
giu
2011
Fratelli greci
di Ricardo Rodrìguez, da: rebelion.org, 28.6.2011
L’ingiunzione fatta dai burocrati di Bruxelles al governo e al parlamento greco perché, prima della fine del mese, intraprenda una nuova serie di attacchi contro il proprio popolo va giudicata, senza circonlocuzioni, come un caso di terrorismo e un crimine contro l’umanità per il quale, un giorno, sia i burocrati di Bruxelles che quelli del F.M.I. dovranno essere giudicati, condannati e incarcerati.
Non ci sono più né alibi né sofismi dietro i quali nascondersi. E’ noto fino alla nausea che, con la vendita finale dei resti dello Stato greco, la soppressione dei diritti sociali più elementari e la liquidazione dei servizi pubblici su cui si basa la prosperità di qualsiasi paese – in particolare la sanità e l’educazione – si rispedisce la società greca direttamente al Medioevo e si condanna la sua popolazione a decenni miserabili di sussistenza in semi-schiavitù.
mar
28
giu
2011
Crisi terminale del capitalismo?
di Leonardo Boff (*), da: alainet.org, 24.6.2011
Da tempo sostengo che la crisi attuale del capitalismo è più che congiunturale e strutturale. E’ terminale.
E’ giunto alla fine il genio del capitalismo per adattarsi sempre a qualsiasi circostanza? Sono cosciente che sono poche le persone che sostengono questa tesi. Due ragioni, però, mi portano a questa interpretazione.
La prima è la seguente: la crisi è terminale perchè tutti noi, ma in particolare il capitalismo, abbiamo oltrepassato i limiti della Terra. Abbiamo occupato e depredato tutto il pianeta spezzando il suo sottile equilibrio ed esaurendo i suoi beni e i suoi servizi, fino al punto che non riesce più a sostituire da solo quello che gli hanno sequestrato. Già a metà del secolo XIX Karl Marx scriveva profeticamente che la tendenza del capitale era di andare in direzione della distruzione delle sue due fonti di ricchezza e di riproduzione: la natura e il lavoro. E’ quello che sta succedendo.
La natura, in effetti, sta subendo un grande stress, come mai prima, per lo meno nell’ultimo secolo, senza contare le 15 decimazioni che ha conosciuto nel corso della sua storia di più di quattromila milioni di anni.
I fenomeni estremi verificabili in tutte le regioni, i cambi climatici che tendono ad un riscaldamento globale crescente, parlano a favore della tesi di Marx. Senza natura, come si riprodurrà il capitalismo? Ha incontrato un limite insuperabile.
lun
27
giu
2011
Non è la Grecia, è il capitalismo, stupido!
di Atilio Boron (*), da: cubadebate.cu, 25.6.2011
I media, i consulenti, gli economisti, le banche d’investimento, i presidenti delle banche centrali, i ministri delle finanze, i governanti non fanno altro che parlare della “crisi greca”. Davanti a tanto strepito male intenzionato è giusto parafrasare quella frase della campagna di Bill Clinton per dire, e sottolineare, che la crisi è del capitalismo, non della Grecia. Che questo paese è uno degli anelli più deboli della catena imperialista e che è a causa di questo che proprio lì stanno scoppiando le contraddizioni che la stanno rosicchiando senza pietà.
dom
26
giu
2011
La caldaia greca
di Stathis Kuvelakis (*), da: lahaine.org, 23.6.2011
La Grecia è di nuovo in primo piano nell’attualità internazionale: il fatto non ha niente di sorprendente. Questa volta non si tratta semplicemente del debito o della concessione dei cosiddetti “aiuti” dell’Unione Europea e del F.M.I., ma delle reazioni che queste realtà economiche suscitano in una popolazione traumatizzata da un anno di “terapia di shock” neoliberista.
Anche in questo non c’è niente di strano: la Grecia ha una ricca tradizione di protesta sociale e di insurrezioni. Resistenza di massa contro l’occupazione nazista, lotte contro il feroce Stato poliziesco che uscì dalla guerra civile del 1944-1949, sollevazione degli studenti e dei lavoratori contro il regime militare nel novembre 1973 sono altrettante pietre miliari che modellano la memoria popolare.
Nel dicembre 2008, preannunciando i movimenti in corso, la gioventù di Atene e dei centri urbani si ribellò in conseguenza dell’assassinio di uno studente da parte della polizia, esprimendo così l’estensione del malessere sociale, anche precedentemente allo scoppio della crisi del debito.
ven
24
giu
2011
Comincia una rivoluzione anticapitalista?
di Atilio Boron, da: atilioboron.com, 20.6.2011
In un memorabile passaggio del Manifesto Comunista Marx ed Engels sostengono che, con la sua ascesa, la borghesia strappò impietosamente il velo ideologico che impediva ad uomini e donne di percepire la vera natura delle loro relazioni sociali “per non lasciar esistere altro legame che il freddo interesse, il ‘pagamento in contanti’”. Il capitalismo, dicevano, “ha annegato la sacra estasi del fervore religioso, l’entusiasmo cavalleresco e il sentimentalismo del piccolo borghese nelle acque gelate del calcolo egoista … In una parola, al posto dello sfruttamento velato da illusioni religiose e politiche ha instaurato uno sfruttamento aperto, sfacciato, diretto e brutale”. E finiscono questa frase dicendo che in questo mondo costruito dalla borghesia “tutto ciò che era solido si dissolve nell’aria; tutto il sacro è profanato e gli uomini, infine, si vedono obbligati a confrontarsi, sobriamente, con le loro condizioni di esistenza reali e le loro relazioni reciproche”.
gio
23
giu
2011
DIO BENEDICA GLI STATI UNITI E LE SUE BOMBE
di: William Bloom (*), da: cubadebate.cu, 23.6.2011
Quando bombardarono Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, El Salvador e Nicaragua non dissi niente perchè non ero comunista.
Quando bombardarono Cina, Guatemala, Indonesia, Cuba e il Congo non dissi niente perché non lo sapevo.
Quando bombardarono il Libano e Granada non dissi niente perché non lo capivo.
Quando bombardarono Panamà non dissi niente perché non ero un narcotrafficante.
Quando bombardarono Iraq, Afganistan, Pakistan, Somalia e Yemen non dissi niente perché non ero un terrorista.
Quando bombardarono la Yugoslavia e la Libia per ragioni “umanitarie” non dissi niente perché sembrava molto rispettabile.
Poi bombardarono la mia casa e non rimase nessuno a parlare in mio favore.
Ma in realtà non importava.
Ero morto.
mer
22
giu
2011
Wadie Haddad (1927-1978). Leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Il segreto più nascosto di Tel Aviv
di Saleh El-Naami (*), da: rebelion.org, 21.6.2011
Gli autisti buttano solo un’occhiata, passando, a questa gigantesca struttura tra le dune al sud di Rishon Litsion, a sud-est di Tel Aviv. E’ proibito uscire dall’autostrada Tel Aviv- Rishon Litsion verso la strada laterale che porta a questo edificio, protetto dietro muri di calcestruzzo dotati di sistemi di vigilanza e osservazione di ultima tecnologia sviluppati dalle industrie militari di Israele.
Questa struttura, simile ad una fortezza, è l’Istituto Israeliano di Ricerca Biologica (IIBR, la sua sigla in inglese), in cui Israele sviluppa le sue armi biologiche e chimiche e si prepara a qualsiasi eventualità di guerra biologica o chimica. E’ l’installazione militare più segreta in Israele. E’ talmente protetta dalla censura militare che la stampa israeliana deve cercare frammenti di informazione sulla stampa occidentale che la ricevono, in modo abbastanza intermittente, attraverso contatti speciali dell’Istituto.
La stampa israeliana ha avuto solo una volta libertà di discutere ciò che succede dietro quegli alti muri di sicurezza. E’ successo nel mese scorso, quando Avisha Klein ha presentato una querela contro l’amministrazione del IIBR per molestie e abuso emozionale. Impiegato da tempo nell’Istituto, Klein ha lavorato in vari posti, in uno dei quali come parte di un’equipe che studia una pomata per proteggere la pelle dal gas iprite. Ma questo è solo uno dei numerosi particolari venuti alla luce durante la causa, che hanno chiarito considerevolmente la natura e la portata del lavoro dell’Istituto.
mar
21
giu
2011
foto di un cimitero Libico spacciato per fosse comuni
Ricordiamoci delle incubatrici kuwaitiane!
di Patrick Cockburn (*), da: rebelion.org, 21.6.2011
In guerra, le informazioni sulle atrocità vanno trattate con scetticismo. Ispezionando un campo di battaglia dove aveva combattuto, il grande generale confederato Stonewall Jackson si voltò verso un aiutante e domandò: “Ha mai pensato, signore, che opportunità offre un campo di battaglia ai bugiardi?”.
Voleva dire che in guerra la gente, a causa del freddo, dei suoi interessi o da un semplice desiderio di trovare un senso ad una situazione confusa e spaventosa, inventa delle cose. Nel mezzo di un conflitto in rapido movimento è più difficile provare che si sbaglia che in circostanze normali.
Nel primo conflitto del Golfo del 1990/1991 due fatti tristemente celebri di propaganda e disinformazione aiutarono notevolmente a moltiplicare l’appoggio alla guerra, dato che sembravano dimostrare la ferocia e la duplicità del regime iracheno. Il primo fu l’apparizione di una ragazza kuwaitiana di 15 anni davanti al Congresso degli Stati Uniti per testimoniare come lei, infermiera ospedaliera volontaria, aveva visto soldati iracheni che strappavano neonati dalle incubatrici e li lasciavano a morire per terra. La sua testimonianza provocò indignazione fino a che, tempo dopo, si seppe che la ragazza era la figlia ben indottrinata dell’ambasciatore del Kuwait a Washington, che non aveva mai lasciato gli USA durante l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq. (Il coeditore di CounterPunch, Alexander Cockburn, fu il primo a mettere in dubbio la storia delle incubatrici per le ovvie panzane sull’ospedale e la realizzazione del presunto massacro- Nota dell’editore).
ven
17
giu
2011
Le lavanderie di Wall Street
di Juan Gelman, da: pagina12.com.ar – 16.6.2011
Si può passare per Queens e incontrare decine e decine di lavanderie senza un solo cliente in tutta la giornata. Di solito sono piccoli negozi, condotti da una sola persona che non frequenta i vicini.
Niente a che vedere con gli imponenti edifici delle banche di Wall Street, che neanche loro lavano biancheria: si dedicano ad un altro tipo di pulizia.
E’ difficile calcolare il volume del denaro lavato che entra nel flusso finanziario mondiale. Nel 1996 il Fondo Monetario Internazionale affermò che sarebbe arrivato ad essere dal 2 al 5 per cento del totale, ma ci sono stime attuali che superano questa approssimazione. Il noto economista John Walker ritiene, sulla base di un modello economico comparativo di basi di dati internazionali sul crimine organizzato, che il suo ammontare annuale sia di circa 2,58 bilioni di dollari (www.economywatch. com, 14/6/2011). Dei quali: un 46,3 % si ripulisce nel sistema bancario degli USA e, molto meno, in quello dell’Italia (150.000 milioni di dollari) e Russio (147.000 milioni di dollari) e – più lontanamene – anche in quelli di Germania Francia, Romania, Canadà e altri paesi dell’Occidente e dell’Asia.
Come sempre, la grande potenza del Nord al primo posto.
mer
15
giu
2011
Donne palestinesi nelle prigioni israeliane
Le prigioni israeliane o l’inferno in terra
di Ralph Schoenman (*), da: lahaine.org, 14.6.2011
Le carceri israeliane sono essenzialmente carceri politiche. I reclusi sono soprattutto palestinesi sospetti, accusati e, a volte – sulla base di confessioni sotto coercizione – “condannati” per aver realizzato, incitato o progettato atti di resistenza, pacifici o armati. Nonostante non ci siano statistiche sulla popolazione penale, il numero dei prigionieri che scontano lunghe condanne in carceri di massima sicurezza sfiora con ogni probabilità i 3.000; ci sono 30 donne palestinesi incarcerate a Neve Tertza, senza contare quelle portate dal Libano. Gli avvocati stimano che ogni anno vengano imprigionati nelle carceri israeliane 20.000 palestinesi, tra i quali più di 640 bambini.
mar
07
giu
2011
I dilemmi di Ollanta
di Atilio Boron (*) da: atilioboron.org, 6.6.2011
Al momento di scrivere queste righe i “conteggi rapidi” di tutte le società di sondaggi davano come vincitore, anche se con uno stretto margine, Ollanta Humala.
Se si confermeranno questi pronostici, il clima di rinnovamento politica e sociale che si è installato in America latina dalla fine del secolo passato si troverà decisamente rafforzato.
Un Perù che eventualmente abbandonasse, con il nuovo governo, la sua figura di pedina dell’impero –situazione purtroppo a cui arrivò non per mano del conservatore Alejandro Toledo ma dall’ex leader aprista Alan Garcìa – sarebbe una boccata di aria fresca per i governi di sinistra e progressisti della Nostra America.
Non è un mistero per nessuno che Washington ha dispiegato tutto il suo arsenale finanziario, politico e propagandistico per impedire il trionfo di Humala. Il nervosismo espresso la settimana scorsa dalla “comunità degli affari” del Perù, che come i loro omologhi di altre parti del mondo ha accesso a informazioni che gli altri non hanno, rifletteva la preoccupazione causata nelle sue file dalla eventuale sconfitta del fujimorismo: per questo la Borsa di Lima ha registrato una caduta del 6 per cento.
lun
06
giu
2011
Cetrioli, maiali e malattie
di Silvia Ribeiro (*) – da: lahaine.org, 6.6.2011
L’apparizione di un nuovo ceppo letale del batterio Escherichia coli (E.coli) negli alimenti in Europa mette in chiaro, di nuovo, il disastro sanitario in cui ci ha ficcato il sistema agroalimentare industriale. Lo trattano come un incidente, ma in realtà è qualcosa di sempre più frequente, perché è una conseguenza sistemica. C’era da aspettarselo, come con l’insorgenza dell’ influenza porcina e di quella aviaria.
Le autorità sanitarie del governo tedesco, dove per primo si è manifestato il focolaio, hanno accusato come colpevoli della contaminazione i cetrioli organici spagnoli. Hanno dovuto correggersi, perché era falso, ma già avevano causato grandi perdite. Accusano anche pomodori e lattuga, si specula su latte, carne e acqua imbottigliata.
Secondo l’Istituto Robert Koch di Germania, si tratta di un ceppo sconosciuto, prodotto della ri-combinazione di altri, che ha dato vita al nuovo E.coli enteremorragica O104:H4. All’inizio sospettavano del E.Coli O157:H4, che era stato trovato nella carne macinata di grandi imprese come la Cargill e che nel 2008 provocò il ritiro di 64 milioni di tonnellate di carne degli Stati Uniti e migliaia di infettati.
gio
02
giu
2011
Medicine “ufficiali” versus “alternative”. Dove sta la verità?
di Concepciòn Rojo(*) – da: insurgente.org, 1.6.2011
Abbiamo già detto in altre occasioni che esistono correnti all’interno dei movimenti di sinistra che tendono a considerare i determinanti economici e culturali come cause invariabili dei nostri problemi di salute; è quello che viene chiamato riduzionismo culturale. Il problema fondamentale di questo determinismo – che postula che tutte le forme di conoscenza ed espressione dell’umano siano determinate dal modo di produzione economico, e che le cause dei problemi di salute individuale si trovino in forma immutabile e inevitabile nella nostra società capitalista, patriarcale e che opprime i popoli – è la sua tendenza ad ignorare il biologico. Da qui la sua incapacità a considerare e comprendere le cause fisico-chimiche e biologiche che formano anch’esse parte dell’origine dei fenomeni e dei processi della natura, come quelli della salute degli individui. Oltretutto, questa tendenza ad ignorare il biologico ha fatto sì, in numerose occasioni, che questi movimenti siano scivolati verso impostazioni mistiche e idealiste nell’analisi e nella spiegazione del binomio salute- malattia.
mar
31
mag
2011
Il Consiglio di Cooperazione del Golfo
Il club della controrivoluzione
di Pepe Escobar, da: rebelion.org – 28.5.2011
Formano uno shish kebab di monarchie ereditarie, emirati e teocrazie assolute. La maggioranza sta seduta su oceani di petrolio (il 45% delle riserve mondiali). Sono tossico-dipendenti dal glamour e dai fronzoli dell’Occidente, da Londra a Montecarlo, dalle delicatessen di Parigi alle squisitezze armamentistiche dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO). Detestano la democrazia tanto quanto la povertà. Alcuni sarebbero felici di sconfiggere il proprio popolo, come di fatto fanno. E considerano l’Iran sciita peggio dell’anti-Cristo.
Benvenuti nel Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), che i capoccia dell’Arabia Saudita formarono nel 1981 insieme con quelli di Emirati Arabi Uniti (EAU), Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman. Una denominazione più puntuale sarebbe quella di Consiglio, o club, della Controrivoluzione del Golfo; un club del Golfo per farla finita con tutti quelli del Golfo. Per quanto si riferisce al CCG, la grande rivolta araba del 2011 trionferà sui suoi (ricchi) cadaveri.
Come fanno a sentirsi tanto sicuri? Si possono abbattere dinastie repubblicane come quelle di Tunisi o dell’Egitto; si può bombardare la Libia fino a riportarla all’Età della Pietra, si può minacciare la Siria. Ma al CCG non succederà niente perché il colto Occidente – non Allah – è il suo guardiano supremo.
lun
30
mag
2011
ELEZIONI 2011: LE ILLUSIONI DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA DELEGATA
di Michele Michelino
La borghesia illude i proletari sulla possibilità di cambiamenti reali. Pensare di poter cambiare la propria situazione di vita e di lavoro semplicemente con il voto nelle urne, sostituendo i rappresentanti politici dello schieramento di destra con quelli di sinistra ( o viceversa) senza intaccare la struttura e il modo di produzione capitalista porta a grandi delusioni.
Il voto serve a legittimare chi vince e gli attuali partiti, dal PdL al PD fino ai vari partiti nati dallo sfaldamento di Rifondazione Comunista, se governano lo fanno solo nell’esclusivo interesse della classe dominante, come ormai è ampiamente dimostrato (vedi l’identità di interessi sulla necessità di aiutare l’industrie, la posizione sulla guerra, ecc).
Gli interessi delle varie frazioni borghesi, mediati dallo stato borghese e dalle sue istituzioni sono sempre gli stessi. Cambia solo la formazione politica o la coalizione politica che - nella situazione data - dirige e rappresenta l’interesse particolare o collettivo della classe sfruttatrice.
Il copione si ripete anche nelle elezioni locali. La batosta subita da Berlusconi e dai suoi alleati non può che rallegrarci. Tuttavia non possiamo fermarci all’istinto, dobbiamo analizzare la realtà.
La vittoria di Piero Fassino a Torino, Giuliano Pisapia a Milano, Luigi de Magistris a Napoli, Massimo Zedda a Cagliari, Roberto Cosolini a Trieste, per quanto avversari del centrodestra e di schieramenti opposti, diversi su alcune proposte, possono rappresentare anche un “vento nuovo”, ma non rappresentano visioni del mondo e modelli di società contrapposti, bensì frazioni diverse della stessa classe borghese, del capitale, che a livello locale si combatte su interessi contrapposti.
dom
29
mag
2011
Fiat: prendi i soldi e scappa.
di Michele Michelino
Dopo essere stata mantenuta per decenni dai soldi dei contribuenti italiani e arricchita sullo sfruttamento degli operai italiani, ora che nella crisi si acuiscono le lotte fra i grandi gruppi industriali per salvaguardare le quote di mercato e ottenere il massimo profitto, la Fiat si prepara ad abbandonare il paese.