dom

20

apr

2014

CIAO GABRIEL

 

In morte di Gabriel Garcìa Màrquez

 

Non bastano le parole per ricordarlo: allora lasciamo che parli lui …. hasta siempre, Gabo 

 

 

Discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura del 1982 

 

Antonio Pigafetta, un navigatore fiorentino che accompagnò Magellano nel primo viaggio attorno al mondo, scrisse – al suo passaggio per la nostra America meridionale – una cronaca rigorosa che tuttavia sembra un’avventura dell’immaginazione. Raccontò di aver visto maiali con l’ombelico sul dorso, e alcuni uccelli senza zampe le cui femmine covavano sulle spalle del maschio, e altri  simili a pellicani senza lingua i cui becchi sembravano cucchiai. Raccontò che aveva visto un animale con testa e orecchie di mula, corpo di cammello, zampe di cervo e nitrito di cavallo. Raccontò che al primo indigeno che incontrarono in Patagonia mostrarono uno specchio, e che quel gigante eccitato perse l’uso della ragione per la paura della propria immagine.

 

Questo libro, breve e affascinante, in cui già si intravedono i germi dei nostri romanzi di oggi, non è altro che la testimonianza più stupefacente della nostra realtà di quei tempi.

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gio

17

apr

2014

UCRAINA

 

L’Impero del Caos in cerca del Nobel della stupidità

 

di Rafael Poch (*)

 

 Come l’avventura occidentale in Ucraina contribuisce ad una nuova bipolarità. 

 

L’Ucraina conferma che stiamo entrando in pieno nella fase degli “imperi combattenti”, fase superiore della stupidità umana del secolo XXI.

 

In Occidente l’ “Impero del Caos” - con gli Stati Uniti in prima fila (là in vista le sue opere: Iraq, Afganistan, Libia e Siria) - continua disposto a riaffermarsi militarmente. In Europa l’Unione Europea si conferma suo fedele compare e, nonostante la crisi riduca i suoi bilanci militari, cerca di ampliare la sua presenza in Africa e Europa Orientale, mentre la Germania sale dal mucchio rivendicando apertamente il controllo militare delle risorse globali e una “politica estera più attiva”. 

 

L’unico programma che questo “Impero del Caos” offre agli imperi emergenti dell’Oriente, i BRICS come Russia e Cina, è la “completa sottomissione”, spiega Samir Amin, ma nè Russia nè Cina accettano questo programma.

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mar

15

apr

2014

RUANDA: PER NON DIMENTICARE

 

Ruanda: i creditori del genocidio del 1994

 

di Eric Toussaint (*) 

 

A partire dal 7 aprile 1994, in un intervallo di meno di tre mesi, circa un milione di ruandesi – la cifra esatta deve essere ancora stabilita – furono sterminati perchè erano tutsi o si pensava lo fossero. Ma bisogna anche aggiungere l’assassinio di decine di migliaia di hutu moderati. Naturalmente ci fu un genocidio, cioè la distruzione pianificata di una intera collettività con un assassinio di massa, il cui obiettivo era impedire la sua riproduzione biologica e sociale. 

 

In quel contesto è fondamentale interrogarsi sul ruolo dei prestatori internazionale. Tutto fa pensare che le politiche imposte dalle istituzioni finanziarie internazionali, principali fornitori di fondi del regime dittatoriale del generale Juvenal Habyarimana accelerarono il processo che condusse al genocidio. Generalmente l’incidenza negativa di queste politiche non fu tenuta in conto nella spiegazione del drammatico sviluppo della crisi ruandese. Solo alcuni autori hanno messo in evidenza la resposabilità delle istituzioni di Bretton Woods (1) che, peraltro, rifiutano qualsiasi critica in merito.

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mer

09

apr

2014

LE MENZOGNE DEGLI USA

 

Obama ha mentito: la NATO non se ne andrà dall’Afganistan

 

di Nazanín Armanian (*)

 

Doveva essere “l’ultimo atto di redenzione” della guerra contro il terrore degli USA, la promessa elettorale di un Barak Obama che nel 2012 accusava Mitt Romney di non avere un calendario per portare a casa le truppe dall’Afganistan. Ora il presidente statunitense vuole mantenere in quel paese circa 16.000 soldati in forma ufficiale, e non si sa quante altre migliaia sotto quali nomi e quali incarichi, e prolungare ancor più quella che è stata la guerra più lunga del paese. Alla fine, Obama soffre di quello che i greci chiamavano akrasia, debolezza della volontà. 

 

Il nuovo presidente del paese invaso e occupato dovrà legalizzare lo status di colonia che Washington gli ha preparato. Né il presunto assassinio di Bin Laden in Pakistan, né la rivelazione (del segreto di cui tutti parlavano) del presidente Hamid Karzai, quest’uomo della CIA, del fatto che “Al Qaeda è un mito”, hanno fatto sì che gli USA smettessero di sottostimare l’intelligenza di chi li ascolta.

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sab

05

apr

2014

COMUNICAZIONE DIGITALE

 

Tutto sotto controllo

 

di Ignacio Ramonet (*)

 

Nel film Her (1), che ha appena vinto l’Oscar per il miglior copione originale e la cui azione si svolge in un futuro prossimo venturo, il personaggio principale; Theodore Twombly (Joaquin Phoenix), acquisisce un sistema operativo informatico che funziona come un assistente completo, adattandosi intuitivamente a qualsiasi requisito o richiesta di chi lo usa. Theodore lo sceglie con voce di donna e, con il suo telefono intelligente, passa ore e ore parlando con lei per finire perdutamente innamorato.La metafora di Her è evidente. Sottolinea  la nostra crescente assuefazione rispetto al mondo digitale, e la nostra immersione sempre più profonda in un universo de-materializzato.

 

Ma se citiamo qui quel film non è solo per la sua morale ma perché i suoi personaggi vivono come lo faremo noi domani, in un’atmosfera comunicazionale ancor più iper-connessa. Con un’alta densità di phablets, smartphones, tavolette, videogiochi di ultima generazione, schemi domestici giganti e computers dialoganti attivati dalla voce…

 

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mar

01

apr

2014

KIEV

 

Cronaca di una realtà evitata dalla stampa egemonica

 

I neonazisti pattugliano Kiev

 

di Unai Aranzadi (*) 

 

E’ mezzanotte e la colonna di incappucciati esce da una delle strade che sboccano in piazza dell’Indipendenza, oggi meglio conosciuta come “Euromaidan”. Sono circa sessanta, con uniformi militari, giubbetti antiproiettile, sbarre d’acciaio, caschi e anche cartuccere che potrebbero contenere pistole.

 

Qui è dove lo scorso 21 novembre iniziarono le proteste a favore dell’associazione dell’Ucraina alla Unione Europea, che finirono col colpo di Stato contro Viktor Yanukovich, un presidente eletto ma corrotto.  

 

Secondo Oleksander, un vicino che applaude al passaggio di quella che lui chiama “brigata dei lottatori”, l’attività di questi uomini che si sono ribellati con le armi comincia alle dodici e finisce alle sei di mattina, e come, questa “brigata”, ore prima si potevano vedere facilmente altre colonne dei diversi gruppi di ultradestra che dominano la zona per tutte le ventiquattro ore.

 

“Si dividono tutto il centro storico di Kiev per evitare la presenza di stranieri, comunisti, omosessuali e russi”, afferma quest’uomo che dice di essere “un semplice difensore di un’Ucraina unita e disciplinata che ha bisogno di ordine e onore”.

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dom

30

mar

2014

ELEZIONI, RAZZISMO E IMPERIALISMO

 

ruolo del razzismo nell’offensiva imperialista

 

di Alberto Rabilotta (*) 

 

Lo scorso 23 marzo il partito Fronte Nazionale (FN) ha ottenuto importanti avanzamenti nelle elezioni municipali in Francia. Niente di che sorprendersi per chi ha studiato un poco la campagna elettorale, in cui i media hanno dedicato una speciale e molto varia attenzione al FN, un partito che promuove uno stantio sciovinismo e il razzismo. I media  e i giornali hanno dato molto spazio al FN, moltissimo di più che al Fronte di Sinistra (FG) che elettoralmente ha un peso superiore o simile al FN, come ha sottolineato Jean-Luc Mélanchon, dirigente del FG).

 

 Il risultato di queste elezioni è importante perché conferma la perdita di fiducia degli elettori rispetto ai partiti tradizionali. I votanti sanno per esperienza che quei partiti non fanno, né faranno, quello che promettono perché fa tutto parte dello stesso copione, quello elaborato dagli organismi dell’Unione Europea (UE) per consolidare le politiche neoliberiste, ovvero i programmi di austerità e smantellamento degli apparati e dei programmi statali, regionali e municipali. Prova di quanto sopra la troviamo nell’elevato tasso di astensione e nella numerosa presenza di liste non identificate con i partiti tradizionali in queste elezioni.

 

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gio

27

mar

2014

CONTRORIVOLUZIONE IN VENEZUELA.

 

Venezuela, una battaglia decisiva

 

di Atilio Boron (*); da. Surysur.net; 26.3.2014 

 

Cosa bisogna fare per mettere fine alla scalata violenta in Venezuela? E’ ovvio che l’impero ha un’agenda, come diceva Chàvez nella conferenza tenuta il 10 dicembre 2007 nel Centro Culturale della Cooperazione. Un’agenda che contiene un processo programmato di fascistizzazione, come quello visto nel Cile di Allende.

 

In seguito il manuale si è andato via via perfezionando per progettare nuove strategie di “cambio di regime”. I casi di Libia, Siria, Ucraina e Venezuela stanno a dimostrare quello che stiamo dicendo. 

 

Il sistema internazionale attraversa una turbolenta fase di transizione geopolitica globale.

 

Gli Stati Uniti continuano ad essere la potenza militare più importante del pianeta, ma questo non basta loro per vincere le guerre, come dimostrano il Vietnam, l’Iraq e l’Afganistan. I loro alleati sono sempre più vacillanti e incerti, i loro vassalli meno obbedienti; e i loro avversari e rivali sempre più potenti e influenti. Washington perde posizioni in Medio Oriente; in Asia Centrale il sentimento anti-nordamericano arriva a livelli senza precedenti; e nell’Estremo Oriente la crescente gravitazione della Cina sembra irresistibile e muove le placche tettoniche del sistema internazionale.

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sab

22

mar

2014

VIOLENZA "MORBIDA"

Gene Sharp
Gene Sharp

 

Il manuale Sharp e i “colpi di stato morbidi” in America Latina

 

di Juan Manuel Karg (*)

 

Gene Sharp è un filosofo e politologo statunitense, fondatore della ONG Albert Einstein, il cui presunto fine è promuovere “la difesa della libertà e della democrazia e la riduzione della violenza politica attraverso l’uso di azioni non violente”. La sua opera, tuttavia, segnala cinque passi per provocare colpi di stato morbidi: ammorbidimento; delegittimazione; riscaldamento della piazza; combinazione di forme di lotta e frattura istituzionale.

Come si applicano queste tappe contro i governi post-neoliberisti del nostro continente?

Che similitudini hanno con quanto successo durante l’ultimo mese in Venezuela?

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gio

20

mar

2014

VENEZUELA

 

Riceviamo da Froilàn Gonzàles e Adys Cupull (*) e pubblichiamo:

 

 

La CIA cerca di clonare le Damas de Blanco in Venezuela?

 

 

Sembrerebbe che la CIA in Venezuela cerchi di clonare una delle sue creature create per Cuba: le cosiddette Damas de Blanco. Lilian Tintori, moglie del leader di destra venezuelano detenuto, Leopoldo Lòpez, sarebbe l’esponente principale di questa operazione.

 

Alcuni giorni fa ha fatto un appello sui media “all’unità delle donen venezuelane che manifestano nelle strade” che “non vogliono più violenza, sangue, morti”. Curioso. Ci parla di pace in Venezuela chi dice di portare il messaggio di suo marito, leopoldo Lòpez. Cioè, di chi ha dato inizio all’attuale ondata di violenza nelle strade del Venezuela; l’incitatore degli incendi di innumerevoli edifici pubblici, di centri medici, di veicoli e di case; e il responsabile finale di due dozzine di morti.

 

Con lo stesso tono vittimista ed esagerato delle Damas de Blanco cubane, le venezuelane oppositrici di destra diffondono il messaggio di una presunta repressione in Venezuela, messaggio prontamente replicato su centinaia di mezzi di comunicazione del mondo. “Si intensifica la repressione”, “Attacco alla libertà di espressione e di riunione” o “Decine di dissidenti sono stati arrestati”: titoli di stampa che valgono sia per Cuba che per il Venezuela, perchè sono usciti dallo stesso laboratorio di guerra mediatica.

 

La stessa portavoce delle Damas de Blanco cubane, Berta Soler, diceva che in Venezuela queste donne “stanno soffrendo, come noi a Cuba, la violenza poliziesca da parte del regime di Maduro”.

 

Ma forse queste Dams de Blanco venezuelane stanno commettendo un grave errore a imitare le loro omologhe cubane: quello di ripetere le menzogne create dal governo e dai centri di potere degli Stati Uniti. A Cuba questo legame ha fatto sì che le Damas de Blanco provochino uno sponaneo e visibile rifiuto sociale. Il che, alla lunga, potrebbe succedere alle venezuelane.

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mar

18

mar

2014

RICORDARE CONTINUANDO A LOTTARE

Funerali di Fausto e Iaio
Funerali di Fausto e Iaio

 

Il 18 marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci “Iaio” vengono uccisi in un agguato fascista a Milano. Dopo trentasei anni i loro assassini rimangono impuniti. Vogliamo ricordarli con una testimonianza di un operaio della Breda pubblicata nel libro FAUSTO E IAIO TRENT’ANNI DOPO.

 

In ricordo di Fausto e Iaio

 

Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il sequestro del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e l’uccisione dei 5 poliziotti della sua scorta da parte delle Brigate Rosse, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due giovani frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo vengono assassinati prima delle 21 a colpi di calibro 38 in via Mancinelli, a poche centinaia di metri da casa mia in via Picozzi. Subito la notizia vola di bocca in bocca. La telefonata di un compagno mi avvisa dell’accaduto, immediatamente chiamo altri compagni e ci diamo appuntamento sul luogo del delitto per testimoniare la nostra solidarietà e la nostra rabbia. La notizia gira velocemente e in meno di un’ora migliaia di persone si radunano sul luogo del duplice omicidio accusando i fascisti. Al presidio sono presenti anche molti compagni della Breda di Sesto San Giovanni, la fabbrica dove lavoro, e insieme decidiamo di riunirci il giorno dopo per prendere posizione con un volantino da distribuire in fabbrica.

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lun

17

mar

2014

UCRAINA

 

Ucraina: le opzioni di Putin e di Obama

di Nazanin Armanian (*); da: lahaine.org; 17.3.2014 

Quelli che negli USA pensavano che prendere l’Ucraina sarebbe stato tanto facile quanto con l’Afganistan, il Sudan o la Libia, si stanno rendendo conto del pantano in cui si sono ficcati.

Sorprende che non avessero messo in conto la reazione decisa di Mosca, e neppure il rifiuto dei loro soci europei di appoggiare il loro piano di scontro con la Russia.

Il tradimento dell’Amministrazione Clinton del patto sottoscritto tra George Bush padre e un ingenuo Mikail Gorbaciov - in cui gli USA promettevano di non inserire gli ex stati del Patto di Varsavia nella NATO – continua oggi con il tentativo del Pentagono di destabilizzare l’Ucraina, un altro trampolino per smembrare la Russia.

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dom

16

mar

2014

PER NON DIMENTICARE

Riportiamo, dal libro[M. Michelino:1970-1983 - La lotta di classe nelle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni] reperibile gratuitamente su internet, la testimonianza di un operaio su quei giorni che “sconvolsero il mondo”.

 

IL RAPIMENTO MORO L’ASSASSINIO DI FAUSTO E JAIO GLI SCIOPERI A DIFESA DELLO STATO

Il 16 marzo 1978, mentre in Breda Fucine si sta svolgendo un’assemblea, arriva la notizia del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione dei cinque poliziotti della scorta. Subito il dibattito, con toni da caccia alle streghe, viene indirizzato verso i militanti del Gruppo Operaio, ritenuti probabili “fiancheggiatori” della lotta armata in fabbrica perché sempre critici verso le scelte del sindacato e del PCI.
Durante l’assemblea ai lavoratori viene comunicato che i segretari generali delle tre organizzazioni sindacali Lama-CGIL, Macario-CISL, Benvenuto-UIL hanno dichiarato lo sciopero generale fino alla mezzanotte.
Nella stessa giornata il segretario del PCI Berlinguer, insieme agli onorevoli Natta e Pajetta, si reca nello studio privato di Andreotti (presidente del consiglio) a Palazzo Chigi, seguito da tutti i capi dei partiti che compongono il Governo. 
Ugo La Malfa del Partito Repubblicano esprime lo stato d’animo di tutti i borghesi, dichiarandosi per l’immediata adozione di “leggi eccezionali” e invocando la “pena di morte per i terroristi”.
In serata i cinque partiti che compongono la maggioranza di governo (Democrazia Cristiana, Partito Socialista Italiano, Partito Repubblicano, Partito Socialdemocratico e Partito Liberale) - insieme al Partito Comunista Italiano che, pur facendo parte della maggioranza, non ha ministri nel Governo - danno la fiducia nuovamente ad Andreotti facendo nascere il quarto Governo da lui guidato: il primo nella storia politica italiana ad aver ricevuto la fiducia in meno di 24 ore.

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sab

15

mar

2014

UCRAINA

 

Ucraina

Il fascismo non è un’opinione qualsiasi, è un crimine

 

di Ingo Niebel (*)

Sembra che questa massima sia stata dimenticata in Germania, perché nella mia Isola della Felicità è diventato di moda chiamare “ultranazionalisti” i neonazisti di Svoboda e della CIA. Questa “riconversione semantica” si deve al fatto che, grazie all’intervento del socialdemocratico tedesco Frank-Walter Steinmeier, all’epoca ministro degli Esteri, senza dimenticare l’aiuto dei suoi omologhi, il francese Fabius e il polacco Sikorski, i bisnipoti ideologici di Hitler e del suo collaboratore ucraino Stepan Bandera sono ora nei punti chiave del potere politico a Kiev. Ci sono foto che lo documentano.  

 

In Germania presentatori e politici hanno dovuto andarsene per aver utilizzato qualche slogan del linguaggio propagandistico nazista per distrazione e senza appartenere a questa versione tedesca del fascismo internazionale.

 

In Germania la SPD e altri partiti hanno portato davanti alla Corte Costituzionale il partito neonazi NPD che consideravano anticostituzionale – adesso la SPD porta i “Kamerati” ucraini dei fascisti tedeschi al potere a Kiev.

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ven

14

mar

2014

VENEZUELA

 

Cospirazioni e proteste in Venezuela

 

di Marco A. Gandàsegui f. (*)

 

Il sacerdote cattolico Jorge Sarsanedas si fa 14 domande nel contesto dell’offensiva che la rivoluzione bolivariana del Venezuela sta affrontando. Sarsanedas ha una lunga storia di lavoro sociale in comunità di popoli indigeni a Panama e in Centro America.

Credo opportuno riprodurle perché i suoi dubbi siano condivisi dai nostri lettori.

Sono domande di un osservatore coinvolto nelle lotte dei settori più oppressi della nostra America. 

 

1.  Perchè si dice che in Venezuela si soffre una così grave mancanza di alimenti – che giustifica distruzioni e incendi – se è uno dei quattro paesi con meno fame dell’America Latina nel 2012 (secondo FAO e Organizzazione Mondiale della Sanità)?

 

2.  Perchè, se la causa delle devastazioni, degli incendi e delle manifestazioni è la scarsità dei prodotti di base, vediamo azioni di tipo politico e non saccheggi di negozi e magazzini? Perché uno dei dirigenti dell’opposizione, Henrique Capriles, afferma che quanto sopra  si deve alla “mancanza di medicine” se gli avanzamenti nella medicina in Venezuela sono tra i più notevoli della regione?

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mer

12

mar

2014

ATTUALITA'.

 

Difesa della Costituzione?

 

Alcune riflessioni critiche alla luce della lotta contro lo sfruttamento e per un sistema socialista

 

di Michele Michelino (*)

 

Come sempre succede nella storia i vincitori - che detengono il potere economico, politico e militare - impongono le loro leggi alle classi sottomesse. Vincitori e vinti, oppressori e oppressi, padroni e schiavi sono chiamati a rispettare le regole decise dallo stato che rappresenta gli interessi della classe dominante. La “Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza” è spesso definita dai suoi estimatori, ma anche dai suoi detrattori, come la più bella Costituzione del mondo, piena di nobili principi da difendere ad oltranza, o da cambiare per aggiornarli.

 

La borghesia imperialista sta lavorando da qualche tempo per adeguare la Costituzione ai mutati rapporti fra le classi e le frazioni dell’imperialismo, anche se fra questi borghesi c’è chi si erge a paladino della “Costituzione nata dalla Resistenza”.

 

I tentativi di cambiare parti della Costituzione, a destra come a sinistra, hanno lo scopo di tutelare e difendere meglio gli interessi delle varie frazioni della borghesia anche nelle formulazioni di principio. Nella crisi la guerra commerciale e militare e la concorrenza fra le varie frazioni del capitale si acuiscono sempre più e ogni frazione della classe dominante usa i suoi partiti di riferimento e i suoi uomini nei vari partiti per fare leggi a favore della propria cordata e adeguare i principi.

 

Ma cos’è la Costituzione?

 

Nella battaglia politica non bisogna mai dimenticare che la “Costituzione nata dalla Resistenza” stabilisce una serie di principi, di diritti e doveri dei cittadini di uno Stato democratico borghese capitalista. Invece spesso anche i compagni confondono i principi democratici dello Stato di diritto borghese come se fossero principi socialisti: da qui la difesa ad oltranza della Costituzione, come se questo servisse ad impedire svolte autoritarie.

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mar

11

mar

2014

UCRAINA: LA GUERRA DEL GRANO

 

Ucraina: la prima “guerra del grano e dei cereali” del secolo XXI?

 

di Alfredo Jalife-Rahme (*);

 

Si è sparso molto inchiostro sulla guerra del gas che la Russia ha inflitto all’Unione Europea (UE) attraverso l’Ucraina, dove passa il 60% delle esportazioni di gas di Mosca verso il vecchio continente, delle quali la terza parte è destinata alla Germania.

 

La stessa Ucraina nelle sue tre nuove componenti – la parte occidentale filo-europea, la parte orientale filo-russa e la particolarmente sensibile penisola di Crimea che cerca di unirsi alla Russia – dipende per il 60% delle sue importazioni dall’ancora insuperabile gas statale russo. L’Ucraina possiede 39 milioni di milioni (trilioni in inglese) di piedi cubici in riserve di gas naturale ancora non sfruttate: la quarta parte delle riserve provate mondiali!

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lun

10

mar

2014

IRAELE

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Un gruppo di studenti delle scuole superiori israeliane ha inviato la seguente lettera al Primo Ministro Netanyahu, spiegando il loro rifiuto di servire nell'esercito. Lettera di rifiuto del 2014 degli obiettori di coscienza (''Shministim'')

''Noi, cittadini dello Stato di Israele, siamo stati designati per servire nell'esercito. Facciamo appello ai lettori di questa lettera affinché mettano da parte ciò che è sempre stato dato per scontato e a riconsiderare le implicazioni del servizio militare. Noi, sottoscritti, intendiamo rifiutare di servire nell'esercito e la ragione principale di questo rifiuto è la nostra opposizione all'occupazione militare dei territori palestinesi. I palestinesi nei territori occupati vivono sotto il governo israeliano anche se non hanno scelto di farlo, e non possono fare appello ad alcun ricorso legale per modificare questo regime e i suoi processi decisionali. Questa situazione non è né egualitaria né giusta.

In questi territori sono violati i diritti umani e vengono commessi regolarmente atti definiti ai sensi del diritto internazionale come crimini di guerra: omicidi (extragiudiziali), la costruzione di insediamenti nei territori occupati, le detenzioni amministrative, torture, punizioni collettive e la ripartizione diseguale delle risorse, come l'elettricità e l'acqua. Ogni forma di servizio militare rafforza questo status quo e, pertanto, in conformità con la nostra coscienza, non possiamo prendere parte ad un sistema che perpetra i crimini sopra citati.

Il problema dell'esercito non inizia e finisce con il danno che infligge alla società palestinese. Si insidia anche nella vita quotidiana della società israeliana: modella il sistema educativo e le nostre opportunità di lavoro, favorendo il razzismo, la violenza e le discriminazioni etniche, nazionali e di genere.

Ci rifiutiamo di aiutare il sistema militare nella sua promozione e perpetuazione del dominio maschile. A nostro parere l'esercito favorisce un ideale maschile violento e militarista, secondo cui ''la forza è giusta''. Questo ideale è dannoso per tutti soprattutto per quelli che non si adattano ad esso. Inoltre ci opponiamo alle strutture di potere oppressive, discriminatorie e di genere all'interno dell'esercito.

Ci rifiutiamo di abbandonare i nostri principi e valori per la semplice ragione di inserirci nella società. Il nostro rifiuto arriva dopo una considerevole riflessione, e la decisione spetta a noi.

Ci appelliamo ai nostri coetanei, a quelli attualmente in servizio nell'esercito e all'opinione pubblica israeliana in generale, a riconsiderare la loro posizione in merito all'occupazione, all'esercito, e al ruolo dei militari nella società civile. Crediamo nel potere e nella capacità dei civili di cambiare la realtà in meglio, con la creazione di una società più giusta ed equa. Il nostro rifiuto esprime questa convinzione''.

Scritto dagli studenti delle scuole superiori israeliane

 

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gio

06

mar

2014

8 MARZO 2014

 

8 MARZO: GIORNATA DI FESTA O DI LOTTA? 

 

L’8 marzo del 1908, a New York, 129 operaie della “Cotton”, durante uno sciopero, morivano bruciate vive dentro la fabbrica in lotta. Si battevano per il salario e per migliori condizioni di lavoro. Il padrone, per impedire che uscissero dalla fabbrica, sbarrava tutte le porte e nessuna di loro poté salvarsi dall’incendio scoppiato nello stabilimento.

Da allora l’8 marzo è diventata una giornata di lotta del proletariato femminile, delle donne oppresse e sfruttate del mondo.

Altro che festa!  

Oggi le donne borghesi, rappresentanti della classe degli sfruttatori, sono – nonostante siano, appunto, donne - sempre più ai posti di comando. Molte sono ai vertici delle industrie, dei governi, delle istituzioni finanziarie che reggono il mondo (valga, ad esempio, Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale, lo strumento principe oggi per strozzare non solo le classi lavoratrici, ma addirittura gli stati, come la Grecia, la Spagna, l’Italia ecc.). Nel “nuovo” governo Renzi, erede di quelli passati e con lo stesso programma di tagli dei diritti, dei salari, delle pensioni, in una parola, del futuro, metà dei ministri che porteranno avanti questo ennesimo piano di lacrime e sangue per i proletari sono donne.

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mer

05

mar

2014

Hugo Chàvez Frìas

 

A un anno dalla semina del Comandante Eterno

 

Questo mercoledì 5 marzo  ricordiamo  un anno  dalla sparizione fisica di Hugo Chàvez Frìas, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela tra gli anni 1990 e 2013. Con grandi mobilitazioni il suo popolo lo ricorderà e gli renderà onore in tutto il territorio nazionale. Ci saranno anche manifestazioni in varie parti del mondo, dove il leader della Rivoluzione Bolivariana lasciò la sua eterna eredità di speranza nella costruzione del socialismo del XXI secolo. 

 

Il 2 febbraio 1999, Hugo Chàvez Frìas giurò come presidente del Venezuela su una Costituzione “moribonda”. Come aveva promesso nella sua campagna elettorale, la sua prima misura fu la convocazione di un referendum per dare vita ad una assemblea costituente. Dopo aver vinto la prima di diciotto elezioni degli anni seguenti (su un totale di diciannove), Chàvez cominciò a sviluppare una serie di misure trasformatrici della politica dello Stato venezuelano. Un’altra importantissima misura fu la nazionalizzazione della rendita petrolifera e lo sviluppo di ‘missioni’ sociali per il popolo, finanziate con il denaro proveniente da queste risorse.

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mer

05

mar

2014

COLOMBIA: CONTINUANO GLI ATTENTATI

 

E se questo fosse successo in Venezuela?

 

di Atilio Boron (*)

 

Lo scorso fine settimana le agenzie stampa hanno parlato dell’attentato successo domenica 23 febbraio da Aida Avella, la candidata presidenziale dell’Unione Patriottica nelle prossime elezioni che avranno luogo in Colombia il 25 maggio. Avella era accompagnata dal candidato al senato per lo stesso partito, Carlos Lozano, mentre si spostava in una carovana nel Dipartimento di Arauca, alla frontiera con il Venezuela.

 

Improvvisamente il suo veicolo è stato affiancato da due sicari su una moto di alta cilindrata che hanno sparato con armi di grosso calibro contro l’auto blindata su cui si trovavano Avella, Lozano e la loro scorta. Fortunatamente non ci sono state vittime mortali; se i sicari avessero realizzato il loro obiettivo, Avella sarebbe stata la terza candidata dell’Unione Patriottica ad essere uccisa e una di più, probabilmente insieme a Lozano, ad ingrossare la lista dei circa 5.000 militanti della UP assassinati dalla destra colombiana, al governo o fuori.

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mar

04

mar

2014

CRIMEA: UN PO' DI STORIA

 

Crimea

 

di Alejandro Teitelbaum (*)

 

Le potenze occidentali, capeggiate dagli Stati Uniti, protestano e minacciano la Russia per la presenza delle sue truppe in Crimea, che i mezzi di comunicazione chiamano indistintamente provincia di Crimea o direttamente Ucraina.

 

Il parlamento russo ha approvato una risoluzione che autorizza l’impiego delle truppe per proteggere i propri connazionali.

 

Obama aggiunge che la presenza di truppe russe in Crimea “viola il diritto internazionale”.

 

Il morto si spaventa dell’impiccato. Quante volte Stati Uniti, Francia, gran Bretagna e altri paesi hanno invaso paesi stranieri? Soprattutto Stati Uniti e Francia, a volte col pretesto di proteggere i propri connazionali. 

 

Ma vediamo i fatti e un poco di storia. 

 

La Crimea non è una provincia ma una Repubblica Autonoma all’interno dell’Ucraina.  Attualmente la sua popolazione è composta per il 60% di russi, il 24% di ucraini, il 10% di tartari, l’1,4% di bielorussi e di altre minoranze che non raggiungono  l’1 per cento.

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sab

01

mar

2014

IL PROFITTO PRIMA DI TUTTO

 

Su elefanti e rinoceronti: neoliberismo nella fattoria

 

di Alejandro Nadal (*)  

 

Due settimane fa c’è stata a Londra una riunione internazionale sul traffico delle specie minacciate di estinzione. La conferenza aveva come obiettivo confermare “l’impegno” dei paesi consumatori ed esportatori di flora e fauna silvestre a controllare e sradicare questo grave problema. 

 

Negli ultimi anni lo sfruttamento illegale di ogni tipo di vita silvestre si è aggravato in modo allarmante.

 

Gli esempi più conosciuti sono gli elefanti ed i rinoceronti. Un calcolo prudente sul numero di elefanti morti in Africa nell’anno passato arriva ai 22.000 esemplari (c’è chi calcola che le morti superino i 50.000 ogni anno). A questo ritmo, la specie potrebbe estinguersi in circa 15 anni.

 

La disparità delle cifre si deve al fatto che non si conosce con precisione la popolazione di elefanti, suprattutto nelle zone boscose dell’Africa occidentale. Gli elefanti vengono assassinati per il loro avorio, il cui valore di mercato (legale e illegale) raggiunge i 4.000 dollari al chilo: la zanna di un elefante maschio adulto può arrivare a pesare 18 chili.  Il mercato di avorio più importante si trova in Cina e in alcuni altri paesi dell’Asia, ma vi è anche spazio per transazioni legali negli Stati Uniti e in Europa.

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ven

28

feb

2014

VENEZUELA

 

Venezuela e Twitter, l’orgia di disinformazione

 

di Pascual Serrano (*)

 

In principio  fu internet, poi le reti sociali.

 

La conclusione sembrava  indiscutibile, era arrivata la democratizzazione dell’informazione.

 

Noi cittadini, vigilanti, testimoni, armati delle nostre diavolerie tecnologiche e della nostra connessione a internet mobile a banda larga avevamo sconfitto l’oligopolio dei grandi mezzi di informazione e avremmo messo fine alle loro manipolazioni e agli interessi che condizionavano il giornalismo.

 

Il giornalismo dei cittadini, prima con i suoi blogs e ora con le sue reti sociali, avrebbe portato nelle nostre case la realtà senza le mediazioni perverse delle società di comunicazione. 

 

In effetti la diagnosi sul potere e sull’uso della manipolazione da parte dei grandi media era corretta; ma l’illusione che saremmo arrivati a conoscere la verità attraverso la partecipazione di massa dei cittadini e tutto il potenziale tecnologico sembra sia stata appunto un’illusione.

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mar

25

feb

2014

UCRAINA

 

L’Ucraina e la grande offensiva contro la Russia

 

di Nazanìn Armanian (*)

 

In una conferenza patrocinata dalla società petrolifera Chevron, la sotto-segretaria di Stato USA, Victoria Nuland, rivelava che dal 1991 il suo paese aveva investito più di 5.000.000.000 di dollari in Ucraina, uno dei paesi più strategici del pianeta, e non certo per sradicare la povertà.

 

La rivelazione (fatta dalla Russia?) di una conversazione telefonica tra Nuland, una ferrea anti-Russia proveniente dalla NATO, e l’ambasciatore statunitense a Kiev giorni fa, in cui ella si lamenta che l’Unione Europea sia incapace di rovesciare il governo e afferma di utilizzare un rappresentante dell’ONU – organismo internazionale trattato come una marionetta – per formare il nuovo esecutivo, conferma il sospetto: c’è Washington dietro il colpo di Stato con il Governo legittimo (secondo i criteri stessi dell’occidente) di Viktor Yanukovich, eletto nel 2010?

 

Certo che qui nessuno lo chiamerà “colpo di stato”, per poterlo riconoscere come legale, lo stesso che si è fatto con il golpe in Egitto di Al Sisi.

 

D’altro canto era sorprendente che Barak Obama chiedesse tranquillità ai manifestanti e dialogo al Governo mentre gli ultras come John Bolton e il senatore McCain (che si è persino presentato nella Piazza dell’Indipendenza di Kiev) chiedessero un intervento energico. C’è un governo neo-cons all’interno o parallelo al governo di Obama o si tratta di un doppio gioco del presidente?

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lun

24

feb

2014

INTERVISTA

Ettore Zilli
Ettore Zilli

 

 

ETTORE ZILLI: MEMORIE DELLA DEPORTAZIONE NEL LAGER DI DACHAU

  1. http://www.youtube.com/watch?v=sYyrPxTy0A4 
  2. http://www.youtube.com/watch?v=ETGN7rNRcaw
  3. http://www.youtube.com/watch?v=dpNByHkwSIo

 

TESTIMONIANZA DI UN PARTIGIANO DEPORTATO A DACHAU.

 

Sabato 22 febbraio 2014, presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” di via Magenta 88 a Sesto S.Giovanni, provincia di Milano, con la collaborazione di Michele Michelino video intervista a Ettore Zilli, nato il 17 dicembre 1924 a Zoppola (Pordenone), partigiano della Brigata Osoppo, deportato in vari lager nazisti tra cui quello di Dachau, liberato il 29 aprile 1945 dall’esercito USA e per vari anni Presidente della sezione ANED (Associazione Nazionale Ex-Deportati) di Sesto S.Giovanni.  

“Mi chiamo Ettore Zilli. Sono nato il 17 dicembre del 1924 a Zoppola, località Ovoledo Castions, da una famiglia contadina e molto numerosa. Io sono il primo di dieci fratelli. Mio papà era un invalido della Grande Guerra ed anche lui era uno di dieci fratelli sparsi un po’ ovunque. I miei zii erano tutti antifascisti e per questo gli fu somministrato l’olio di ricino nel 1922, furono processati e condannati: uno fuggì in Messico proprio due giorni dopo la mia nascita.

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dom

23

feb

2014

SOLIDARIETA' CON CHI LOTTA

 

 

 

SOLIDARIETA’ AGLI OCCUPANTI DI “ALDO DICE 26X1” (EX PALAZZO IMPREGILO)

Come operai e lavoratori delle ex fabbriche di Sesto San Giovanni (Breda, Falck, Marelli, Pirelli, Ansaldo) da anni in lotta contro lo sfruttamento capitalista in fabbrica e nel territorio che ha causato la morte di tanti nostri compagni di lavoro a causa delle sostanze cancerogene (amianto, cromo, nichel, e altre ancora), siamo vicini ed esprimiamo la nostra solidarietà militante agli occupanti dell’ex palazzo Impregilo.

Noi che abbiamo subito sulla nostra pelle lo sfruttamento e le sostanze cancerogene usate nei processi di produzione che hanno ucciso prima gli operai e poi, uscendo dalle fabbriche e disperdendosi nell’aria, nelle falde acquifere e nel territorio hanno avvelenato la popolazione, sappiamo che lo sfruttamento non è solo un salario insufficiente alla necessita della vita, ma un ambiente di lavoro malsano, il prolungamento della giornata lavorativa, la disoccupazione e la precarietà.

La speculazione ha interesse a lasciare vuoti i palazzi, mentre molte famiglie sfrattate, in difficoltà, e centinaia di senzatetto, aumentati per effetto della crisi economica, sono costretti a vivere peggio degli animali, in giacigli di cartone sotto i ponti o ripari improvvisati di fortuna.

Per questo esprimiamo la nostra solidarietà militante agli occupanti dell’ex palazzo Impregilo che, occupando una struttura vuota, hanno riaperto e recuperato alla città uno spazio abbandonato, saccheggiato, distrutto dai soliti noti che sfruttano e speculano sulla vita e sulla morte di migliaia di proletari, precari, disoccupati e pensionati.

Siamo al fianco degli occupanti del palazzo ricordando che la loro lotta e la nostra lotta.

Contro chi sfrutta gli esseri umani costringendoli a vivere peggio degli animali ora e sempre resistenza. 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto S. Giovanni) 

 

 

Mail: cip .mi@tiscali.it         

                                           Web: ciptagarelli.jimdo.com/ 

 

Sesto San Giovanni (Mi), 23 febbraio 2014

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mer

19

feb

2014

DIETRO LE PROTESTE IN VENEZUELA

 

Venezuela: lotta di classe e guerra economica

 

di: Mario Sanoja e Iraida Vargas-Arenas (*)

 

Fare una rivoluzione socialista in un paese come il Venezuela non è un compito facile nel breve e medio raggio. Nemmeno organizzare una strategia di guerra economica per rovesciare il governo rivoluzionario bolivariano, come desidera l’oligarchia mercantile parassitaria, ha buone prospettive nel medio e lungo termine. 

 

E’ necessario tenere sempre presente che l’attuale guerra economica pianificata e portata avanti dall’oligarchia mercantile parassitaria per rovesciare la Rivoluzione Bolivariana e appropriarsi del totale della rendita petrolifera è, semplicemente, una nuova fase della lotta di classe. Questa guerra deve necessariamente essere vinta dal processo rivoluzionario per poter finalmente costruire una società socialista.

 

La lotta di classe si combatte militarmente, economicamente, politicamente, culturalmente e socialmente, a seconda della congiuntura scelta dal nemico.

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mar

18

feb

2014

VENEZUELA

 

Ministero del Potere Popolare per le Relazioni Estere

Comunicato 

 

Il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela rifiuta recisamente le dichiarazioni del Segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, in quanto costituiscono un’ulteriore manovra del governo di Washington per promuovere e legittimare i tentativi di destabilizzazione della democrazia venezuelana che gruppi violenti hanno messo in atto negli ultimi giorni. 

 

Il governo di Obama mente quando mette in discussione l’esercizio dei diritti umani e delle garanzie democratiche nel nostro paese. Le istituzioni della Repubblica Bolivariana del Venezuela, costituite in Stato di Diritto e di Giustizia, garantiscono l’esercizio dei diritti politici a tutti i suoi cittadini, nel quadro di ampie libertà civili consacrate costituzionalmente.

 

Il governo statunitense mente quando denuncia la detenzione di manifestanti antigovernativi pacifici. Lo Stato venezuelano ha agito, e continuerà a farlo, contro le azioni violente di gruppuscoli di estrema destra che cospirano pericolosamente contro le libertà democratiche nell’attentare alla vita dei nostri concittadini, contro la loro libertà di esercitare pacificamente i loro diritti così come contro la proprietà pubblica e privata con atti vandalici perseguiti dalla legge.

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dom

16

feb

2014

CELAC

 

Il 2° Vertice della Comunità degli Stati Latino-Americani e dei Caraibi (CELAC) 

 

Ho un sogno……

 

di Daniela Trollio (*) 

 

A molti anni e molti chilometri di distanza da Martin Luther King che chiudeva con queste parole entrate nella storia  una grande manifestazione per i diritti civili dei neri davanti al Lincoln Memorial di Washington, un altro sogno – se di questo si tratta – si è realizzato all’Avana: il 2° vertice della CELAC – Comunità degli Stati Latino-Americani e del Caribe – conclusasi il 29 gennaio di quest’anno con una dichiarazione in 83 punti, che pubblichiamo integralmente.

 

La CELAC – una struttura regionale che favorisse l’integrazione di tutti i paesi sudamericani e dei Caraibi per sviluppare strategie e politiche di sviluppo dei popoli dell’area, oltre ad affrontare problemi internazionali come la finanza, il cambio climatico, ecc. che toccano inevitabilmente anche il continente - era il sogno bolivariano della Patria Grande di Hugo Chàvez Frìas (ricordato nella Dichiarazione conclusiva con rispetto e affetto)  ma, come il dream di Luther King, non di sogno si trattava ma di una lucida analisi della realtà geopolitica mondiale, della necessità di costruire un organismo di integrazione regionale senza la presenza di Stati Uniti e Canada. Analisi basata anche sull’amore per un continente da secoli schiacciato e insanguinato dal potente vicino del nord e sulla fiducia nelle sue potenzialità rivoluzionarie di cambiamento, di realizzazione di un mondo davvero migliore per gli oppressi e gli sfruttati.  

 

A quanto pare questo “sogno” si sta realizzando concretamente.

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sab

15

feb

2014

PROTESTE IN BOSNIA

 

 I manifestanti portavano tre bandiere – bosniache, serbe e croate – unite da un’esigenza radicale di giustizia

Rabbia in Bosnia, ma stavolta la gente vede attraverso le menzogne etniche dei suoi dirigenti

 

di Slavoj Žižek (*)

 

La settimana scorsa bruciavano le città in Bosnia-Erzegovina. Tutto è cominciato a Tuzla, una città a maggioranza musulmana. In seguito le proteste si sono estese alla capitale, Sarajevo, e a Zenica, ma anche a Mostar, dove vive la maggior parte della popolazione croata, e a Banja Luka, capitale della parte serba di Bosnia. Migliaia di manifestanti furiosi hanno occupato e incendiato edifici governativi. Anche se in seguito la situazione si è calmata, continua ad esserci un’atmosfera di alta tensione.

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gio

13

feb

2014

OBAMA

 

Obama e il suo realismo aristotelico

 

di Nazanìn Armanian (*)

 

Conosci te stesso, Niente in eccesso e Sii prudente” sono tre dei comandamenti della saggezza greca, che il discepolo Barak Husein Obama cerca di applicare nella gestione del vasto impero USA e dintorni. Nonostante il bilancio della politica estera abbia occupato scarso spazio nel suo discorso annuale sullo Stato dell’Unione, egli ha insistito, anche per avvertire i suoi oppositori, che continuerà nella sua tattica del “realismo prudente”. Questa nuova ottica cerca di trovare una strada tra  “l’idealismo” (estendere il capitalismo liberista al mondo come modello di democrazia, anteponendo l’ideale nazionale all’interesse nazionale) e il “realismo tradizionale”, auspicato da Henry Kissinger che difende l’idea della supremazia degli USA a livello globale utilizzando tutti i mezzi necessari.

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mer

12

feb

2014

RANE

 

Rane

 

di Marìa Vacas Sentìs (*); da: rebelion.org; 11.2.2014 

 

Da qualche parte ho letto che se si mettono varie rane dentro un pentolone con dell’acqua fino a portarla ad ebollizione, si vedrà che questi animali nuotano tranquillamente adattandosi alla tiepidezza confortevole del calore fino a che è troppo tardi per fuggire dalla pentola infernale.

 

Quando l’acqua comincia  bollire, le rane muoiono. La loro capacità di adattamento alle condizioni ambientali, all’aumento della temperatura, gioca loro un brutto scherzo invece di aiutare la loro sopravvivenza. 

 

Darwin diceva che gli esseri umani che sopravvivono non sono i più forti, né i più intelligenti, ma sono quelli che possiedono maggiore capacità di adattamento alle condizioni ambientali, alle circostanze.  

 

Ma, forse, non può succedere che questo stesso potere di adattamento alle situazioni più avverse possa rivelarsi un boomerang contro la sopravvivenza di un gruppo umano e del Pianeta stesso? Che sia un freno che gli impedisca di ribellarsi contro le ingiustizie, la restrizione dei diritti e il peggioramento della  sua qualità di vita, quando gli arretramenti non si producono di colpo ma si avvicendano uno dopo l’altro in una forma graduale ma inesorabile?

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mer

05

feb

2014

BANCHE, MUTINAZIONALI, FMI

 

Tra cannibali

 

di Eduardo Montes de Oca; da: rebelion.org; 5.2.2014

 

Se, come certifica la banca Credit Suisse, la ricchezza mondiale è aumentata del 68% negli ultimi dieci anni, una media di 51 mila 600 dollari per adulto; se, secondo quanto dice e ripete la FAO, la produzione di alimenti di oggi potrebbe nutrire 12 mila milioni di esseri in un pianeta abitato da sette mila milioni … perché diavolo circa 3,1 milioni di bambini muoiono di fame ogni anno e una su otto persone non riceve cibo sufficiente?

Perché? 

Ah, perché più di 1.300 milioni vivono con meno di un dollaro al giorno – in paesi in cui l’inesistenza di servizi gratuiti rende più pesante questa cifra – e quasi 3.000 milioni con meno di due dollari, mentre i 100 più grandi multimilionari possiedono una fortuna di 2,1 bilioni di dollari – 200 mila milioni in più rispetto al 2012 – equivalente al 2,9 per cento del PIL universale.

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mar

04

feb

2014

CUBA

 

I vicini del carcere di Guantanamo, con l’inferno in vista

 

di Telma Luzzani  (*)

 

Da Caimanera c’è una vista facile, quasi piacevole dell’inferno sulla terra. A poca distanza dalle base militare nordamericana, dalle terrazze si possono vedere le tettoie del carcere di Guantànamo. Da lontano sembrano solo baracche vuote nel mezzo del campo. Dentro, decine di prigionieri senza alcun diritto sopravvivono nonostante le torture.

Per questo Caimanera, il paese di pescatori con poco più di 10.000 abitanti, con case basse e clima torrido, viene scelto ogni anno per le proteste e i reclami che esigono il ritiro dei militari e la restituzione di Guantànamo a Cuba.

 La convivenza nella regione è sempre stata difficile. Una volta installatisi -  nel 1902, dopo la guerra  contro la Spagna (1898) – i nordamericani non hanno mai nascosto il loro disprezzo per i cubani. “Cuba è un’acquisizione estremamente desiderabile per gli Stati Uniti. Gradualmente loro andranno americanizzandosi  e avremo, a suo tempo, uno dei migliori possedimenti del mondo” scriveva nell’ottobre 1901 il generale Leonard Wood ai suoi superiori.

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ven

31

gen

2014

UCRAINA

L’Ucraina e la minaccia del fascismo

Una minaccia in tutto il continente europeo

di Eric Draitser (*)  

 

La violenza nelle strade dell’Ucraina è molto più di un’espressione di collera popolare contro un governo. In realtà è solo l’ultimo esempio dell’aumento della forma più insidiosa di fascismo che l’Europa abbia visto dalla caduta del Terzo Reich.

Negli ultimi mesi ci sono state regolari proteste dell’opposizione politica ucraina e dei suoi seguaci – proteste che hanno avuto luogo apparentemente come reazione al rifiuto del presidente ucraino Yanukovic di firmare un accorso commerciale con l’Unione Europea, che da molti osservatori politici è stato visto come il primo passo verso l’integrazione europea. Le manifestazioni hanno continuato ad essere relativamente pacifiche fino al 17 gennaio quando manifestanti armati di bastoni, caschi e bombe improvvisate hanno scatenato una brutale violenza contro la polizia, attaccato edifici governativi, colpito chiunque fosse sospetto di sostenere il governo e, in generale, hanno causato grandi danni nelle strade di Kiev. Ma chi sono questi estremisti violenti e qual è la loro ideologia?

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gio

30

gen

2014

COLOMBIA

 

COMANDANTE DELLE FARC TIMOLEÓN JIMÉNEZ: “LA GUERRA NON È COME LA DIPINGONO

 

*        *      http://www.nuovacolombia.net/Joomla/images/stories/IMMAGINI/CLAMORIDALLACOLOMBIA/2014/GENNAIO/comandante-delle-farc.jpg

 

Lo scorso 23 gennaio è stato diffuso un comunicato del Comandante dello Stato Maggiore Centrale delle FARC Timoleón Jiménez, relativo allo stato del conflitto reale ed alla sua rappresentazione mediatica.
In particolare, “Timochenko” denuncia “l'intenzione del governo di presentare all'opinione pubblica nazionale e mondiale una guerriglia assediata e distrutta”, con il duplice obiettivo “di tappare la bocca a Uribe ed al suo

 

seguito, e di alleviare le preoccupazioni dei proprietari terrieri, industriali e finanzieri, così come delle multinazionali che investono nel paese, rispetto al processo dell'Avana”.
La propaganda di regime cade nelle più ridicole contraddizione quando contemporaneamente sbandiera “un numero sempre più ridotto di guerriglieri, totalmente demoralizzati sulle possibilità di vittoria”, mentre esponenti del regime “predicano e applicano l'incremento delle proprie truppe e di ogni ordine di risorsa per riuscire a conseguire questa riduzione”.
“Il ministero della Difesa -prosegue il comunicato- ha assunto la posizione di far tacere e di occultare i colpi assestati dall'insorgenza al suo apparato di morte e terrore. Gli elicotteri, ad esempio, cadono a causa di incidenti e casualità, quando non si può nascondere il fatto che siano caduti, o semplicemente non vengono mai raggiunti dal fuoco guerrigliero”.
E' noto che la guerra si combatte su diversi fronti, non solo su quello militare. Ma se da una parte l'immane opera di propaganda di regime, con tutto il suo apparato di media asserviti, non riesce ad occultare il reale andamento della guerra aperta, dall'altra, sul piano politico, la compagine governativa arranca di fronte alle iniziative politiche e diplomatica della delegazione di Pace delle FARC all’Avana.
“La violenza ufficiale”, conclude il Comandante fariano, “genererà sempre la lotta e dunque, per ottenere la pace, porvi fine è un requisito essenziale. Solo così si potrà conseguire la fine del conflitto”.

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mar

28

gen

2014

SPAGNA

 

26 gennaio1939 : Barcellona cade nelle mani dei nazionalisti

 

27 febbraio 1939: Francia e Regno Unito riconoscono il regime franchista

 

Caduti dell’esercito repubblicano:  71.038 morti, di cui 57.332 di nazionalità spagnola e 13.706 di nazionalità straniera. 

 

Racconto di com’era Madrid, il giorno in cui Barcellona cadde in mano al fascismo nel 1939 

 

Di Eduardo Andradas 

http://www.lahaine.org/skins/basic/img/espaciador.gifhttp://rayosycentellas.net/guerracivil/wp-content/uploads/2012/02/madrid-capa.jpgMadrid, 25 gennaio 1939 

 

Albeggia in superficie in Alcobendas, il sole mi abbraccia le pupille. Dietro il vetro il freddo continua sulle spighe e il sole risveglia i fichi e il bianco delle nubi. Raquel dorme. Deve avere ancora gli occhi che riposano nelle stelle. Invece le mie mani non lasciano la mitraglia di questi anni. Infilo il corpo in una casacca “Canadese” che mi ha regalato un Brigatista internazionale. Mi infilo gli scarponi alti stringati e mi butto addosso un cappotto e allaccio alla cintura una Astra 400, con il colpo in canna.

 

Lascio Raquel governata dai sogni e raccolta sul materasso di lana, le ho lasciato un bacio sul cuscino.

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lun

27

gen

2014

GIORNO DELLA MEMORIA

Ettore  Zilli a destra nella foto
Ettore Zilli a destra nella foto

 

Nella ricorrenza della giornata della memoria vogliamo ricordare e onorare tutti i partigiani, gli antifascisti, gli operai e tutti quelli che hanno combattuto per la liberazione dalla dittatura. In particolare tutte le vittime dei campi di sterminio nazi-fascisti. Per l’occasione pubblichiamo (con il suo consenso), integralmente, il discorso di Ettore Zilli, uno dei sopravvissuti, il cui testo scritto, letto da una studentessa, è stato preventivamente censurato e modificato in alcune parti dagli organizzatori della manifestazione.

Discorso di Ettore Zilli al Monumento ai deportati al Parco Nord, 25 gennaio 2014

Buongiorno, sono Ettore Zilli, classe 1924, partigiano e deportato politico a Dachau.

 

In questo Giorno della Memoria voglio ricordare una persona in particolare.

 

Nel 1955 ho conosciuto Mario Taccioli, un antifascista  che proveniva da Cesena  e che aveva fondato durante la guerra le prime cellule comuniste (in gruppi di tre alla Breda di Sesto). Alla Breda lui lavorava come disegnatore, mi sembra nel reparto ferroviario, ed è stato uno degli artefici - dopo la fine della guerra - della costruzione del Settebello (il primo treno ad alta velocità per quei tempi).

 

Durante la guerra, nel 1944, Taccioli è stato arrestato e portato a San Vittore e successivamente deportato a Mauthausen-Gusen e nel campo di Artheim, vicino a Vienna dove lavorava  nelle gallerie in cui furono costruiti i primi aerei a reazione. Con l’avanzata dei Russi,  che si avvicinavano a Vienna,  lui e i suoi compagni furono  portati, con una marcia forzosa di 200 chilometri a piedi, a Mauthausen.

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mer

22

gen

2014

LENIN

 

Lenin, nel 90° anniversario della morte

di Atilio Boron (*)

Condivido questa riflessione su Lenin, nel giorno in cui sono passati 90 anni dalla sua morte.

Lo scoppio della Rivoluzione di Febbraio lo sorprende nel suo esilio svizzero. Come tanti altri esiliati, combatte una dura battaglia per tornare in Russia, cosa che finalmente si realizza un paio di mesi dopo. Lenin arrivò a Pietrogrado la notte del 16 aprile 1917. Come racconta il grande storico Edward Wilson, questo fu quanto successe al suo arrivo alla Stazione Finlandia, punto finale del suo periplo:

“La stazione terminale dei treni che venivano dalla Finlandia  … aveva una sala riservata per lo Zar; e quando arrivò il treno, molto tardi, i compagni che erano venuti a prenderlo lo condussero là. … Sulla banchina esterna un ufficiale gli si avvicinò e lo salutò. Lenin, sorpreso, gli restituì il saluto. L’ufficiale diede l’ordine dell’attenti ad un distaccamento di marinai con le baionette al fianco. Luci elettriche illuminavano la banchina e bande  musicali suonavano la Marsigliese. Una tempesta di applausi e grida si alzò dalla massa che si accalcava attorno. ‘Cosa succede?’ chiese Lenin. Gli risposero che era il benvenuto a Pietrogrado che gli tributavano i lavoratori e i marinai rivoluzionari; la massa stava gridando una parola: “Lenin”. I marinai presentarono le armi e il comandante si mise ai suoi ordini. All’orecchio gli dissero  che volevano che parlasse. Egli avanzò di qualche passo e si tolse il cappello: Compagni marinai – cominciò – vi saluto senza sapere se credete o no alle promesse del Governo provvisorio. Ma affermo che quando vi parlano amabilmente, quando vi promettono tante cose, stanno ingannando voi e tutto il popolo russo. Il popolo ha bisogno di pace, il popolo ha bisogno di pane, il popolo ha bisogno di terra, e quello che gli danno è guerra e fame, e permettono ai possidenti di continuare a sfruttare la terra … Dobbiamo lottare per la rivoluzione sociale, lottare fino in fondo, fino alla completa vittoria del proletariato. Viva la rivoluzione socialista mondiale!’ (Fonte: Edmund Wilson, Verso la Stazione Finlandia. Saggio sulla forma dello scrivere e del fare storia; Madrid: Alianza Editorial, 1972; pp. 547-550).

Questo passaggio dello splendido libro di Wilson mi dà l’opportunità di fare un paio di commenti:

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mar

21

gen

2014

CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO

Ettore Zilli
Ettore Zilli

 

MANIFESTAZIONE IN RICORDO DEI DEPORTATI NEI CAMPI DI STERMINIO NAZIFASCISTI 

SABATO 25 GENNAIO 2014 ORE 14, 30 MONTAGNETTA DEL PARCO NORD

(Noi partiremo dalla nostra sede  “Centro di Iniziativa Proletaria “G: Tagarelli” in via Magenta 88 Sesto San Giovanni alle ore 14.00 precise).

 

Come  ogni anno dal 1998, si renderà Omaggio al MONUMENTO AI DEPORTATI, fortemente voluto dai sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti,  organizzato da Anpi e Aned insieme ai rappresentanti istituzionali . Il nostro Comitato parteciperà alla cerimonia come sempre, e quest’anno la nostra presenza sarà anche un ringraziamento e un momento di affetto per il nostro compagno Ettore Zilli classe 1924 sopravvissuto al campo di sterminio di Dachau, ex operaio della Pirelli, e socio onorario del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e del Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli", che interverrà e porterà la sua testimonianza ricordando l’impegno de i compagni di lotta sopravvissuti a quell’inferno e ormai scomparsi, che lottarono e riuscirono, a costruire il MONUMENTO AI DEPORTATI A FUTURA MEMORIA. Subito dopo la cerimonia diffonderemo il discorso di Ettore Zilli. Invitiamo tutti gli associati a partecipare: per chi viene in sede  il  ritrovo è 13,45 in via Magenta 88. Per chi non lo conosce, inviamo in allegato una breve testimonianza di Ettore Zilli contenuta nel libro

 

DALL’INTERNAZIONALE A FISCHIA IL VENTO A NIGUARDA 

 

Riportiamo una lettera inedita pubblicata a pag. 63/64 del libro. 

 

 Testimonianza di un sopravvissuto 

 

Ettore Zilli, classe 1924, abitante da molti anni a Sesto San Giovanni è uno dei pochi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti.

 

Originario di Ovoledo di Zoppola proviene da una famiglia antifascista. L’impegno sociale, sindacale e politico di Zilli lo porta ad incontri oltre che nelle scuole nelle associazioni di lavoratori e inizia sempre con ricordi delle sue radici friulane. Lo dice con orgoglio: non avrei mai immaginato che io contadino friulano, operaio della Pirelli sarei diventato un punto di riferimento per tante persone. Ha conosciuto Padre Davide Maria Turoldo (partigiano cristiano) che gli ha trasmesso tanta umanità. Da anni frequenta il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” di Sesto San Giovanni, dove racconta ai lavoratori e ai giovani il suo amore per la libertà, la democrazia e lagiustizia, valori conquistati durante la lotta di Liberazione. 

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sab

18

gen

2014

SOLIDARIETA' PROLETARIA

 

 Esprimiamo la nostra solidarietà militante al compagno Fabio colpito dalla violenza padronale e malavitosa e a tutti i lavoratori  che lottano contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Riportiamo il comunicato del S.I Cobas.

Assemblea nazionale del SI Cobas aperta a tutti i sostenitori della lotta degli operai immigrati della logistica.

Domenica 19 gennaio, alle ore 11, presso il CSA Vittoria di Milano.
(CSA Vittoria, via Friuli angolo via Muratori, Milano. Dalla stazione centrale di Milano MM linea 3 (gialla) fermata LODI TIBB. Oppure linee circolari 90-91 Viale Umbria angolo via Muratori).
La necessità di dare una risposta al pestaggio di Fabio Zerbini, non deve neanche per un momento distogliere l'attenzione dagli obiettivi sindacali e politici fondamentali, lavorando con convinzione per preparare uno sciopero nazionale compatto, unica risposta efficace alla reazione padronale che cerca di arginare, con gli unici vigliacchi strumenti a disposizione, un movimento di lotta operaia capace finalmente di fronteggiare effettivamente la crisi capitalista attuale e offrire una prospettiva all'insieme del proletariato.

Un agguato in stile mafioso ad un compagno dirigente del S.I. Cobas

 Oggi pomeriggio il compagno Fabio Zerbini è stato attirato in una specie d'imboscata e pestato a sangue. Con la scusa di un incontro per risarcire i danni di un incidente automobilistico (uno specchietto rotto) avvenuto a fine dicembre, è stato attirato in zona Affori. Appena sceso dall'auto, è stato assalito a tradimento e pestato a sangue. Gli aggressori si sono quindi allontanati promettendogli una brutta fine se si occuperà ancora dell'organizzazione delle lotte operaie. Questo pestaggio è la continuazione della strategia repressiva che combina l'intervento delle forze del disordine, con quelle dell'ordine di mafia, n'drangheta e camorra di cui hanno fatto le spese i nostri militanti sindacali , con minacce, processi, pestaggi, incendi d'auto ecc...

Più lo scontro politico si accentua, più si intrecceranno queste azioni atte ad intimidire la lotta dei lavoratori della logistica, ma solo l'estensione di questa, l'organizzazione di essa e dei COBAS potrà garantire una maggior difesa agli attacchi posti in atto dal padronato e dai loro sgherri, contro i sindacalisti attivi.

Non ci faremo intimidire! Un caloroso saluto e una pronta guarigione va a Fabio, uno dei nostri compagni più in vista nelle lotte portate avanti tra gli operai della logistica.


Il S.I. COBAS nazionale

 

 

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gio

16

gen

2014

ADDIO A UN COMPAGNO

 

Omaggio a Juan Gelman

 

di Daniela Trollio (*)

Spesso, su questo sito, avete letto gli articoli di Juan Gelman tratti dal quotidiano argentino Pagina 12. L’ultimo lo pubblichiamo oggi. Non li leggeremo più.

Il grande poeta, scrittore e giornalista argentino, uno dei giganti della letteratura sudamericana,  è morto martedì 14 gennaio nella sua casa di Ciudad de Mexico a 84 anni.

Se n’è andato non solo il poeta, ma il militante politico comunista che ha lottato tutta una vita per un mondo migliore. E che ha pagato: il 24 agosto 1976 suo figlio Marcelo fu sequestrato a Buenos Aires con la sua compagna Maria Claudia Garcìa Irureta. Maria Claudia era incinta di 7 mesi. La coppia fu  portata nel centro clandestina di detenzione della dittatura “Automotores Orletti” (ricordate il film “Garage Olimpo”?...) e sparì, come migliaia e migliaia di altri argentini. La loro figlia Macarena fu lasciata in una cesta sulla porta di casa di un ex poliziotto. Suo nonno Juan l’avrebbe ritrovata solo nel 2000.

Juan Gelman ha vissuto in esilio – a Roma, Madrid, Managua, Parigi, New York e in Messico -  per la sua attività politica - e poetica - dal 1975 al 1988.

 

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gio

16

gen

2014

IMPERIALISMO FRANCESE IN MALI

 

Francia: oro sì, Cina no

 

di Juan Gelman (*)

 

Il governo del socialista Hollande non cambia le vecchie formule del colonialismo che il suo paese ha praticato dal secolo XVII fino a che dovette andarsene dall’Algeria nel 1962. La Francia sarà uno “stato fallito” per mancanza di immaginazione? O certe forme di dominio non cambiano neanche con la novità del mondo globale?

 

Se così fosse, questo capitalismo chiamato “selvaggio” non avanza molto nel suo progetto di sopravvivenza.  

 

La nazione che coniò la parola d’ordine Libertà, Fraternità, Uguaglianza ha invaso il Mali il 12 gennaio dello scorso anno (Operazione Serval) e la Repubblica Centroafricana il 3 dicembre (Operazione Sanguinis). Secondo Hollande è stata una “reazione umanitaria” per salvare “un popolo che soffre e che ci chiama”. Non sembra così.

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mer

15

gen

2014

ANCORA MORTI IN FERROVIA

 

Ferrovia: ancora una Vittima

del lavoro!

Organizzarsi e lottare prima, per non piangere

e recriminare dopo

 

 La notte del 12-13 gennaio, un manovratore di 34 anni, Fabrizio Fabbri, ha perso la vita nella stazione di Firenze Smn. Non intendiamo pronunciare alcuna frase di circostanza, come sono soliti fare istituzioni, politicanti, sindacalisti e azienda Fs. Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia, alla sua compagna ed al suo giovane figlio.

 

Vogliamo, però, denunciare la perdita di questa vita umana in nome del profitto, del mercato, della competitività, della produttività: obiettivi tanto cari a padroni e manager fino al punto di aggredire la salute, la sicurezza e l’ambiente.

 

E’ questa organizzazione del lavoro la responsabile delle 43 Vittime sui binari dal 2007 ad oggi, delle Vittime per le porte-killer, delle 32 Vittime della strage ferroviaria di Viareggio, delle Vittime di altri gravissimi incidenti.

 

Sono i processi di ristrutturazione, deregolamentazione, liberalizzazione, privatizzazione, avviati in questi anni, che hanno prodotto queste immani tragedie.

 

E' il modo di produzione capitalista che impone la politica di abbandono della sicurezza; tanto i risarcimenti ai familiari delle Vittime costano meno dei costi per garantire quella sicurezza che avrebbe evitato stragi e morti sul lavoro e da lavoro.

 

Il vero costo che pagano lavoratori e lavoratrici è quello del capitale e della sua crisi. L’unico “errore umano” è di non ribellarsi a questo stato di cose per costruire una società nuova, quella socialista. L’unica società dove i veri ‘padroni’ sono gli operai, i lavoratori, il proletariato.   

 

Firenze, 14 gennaio 2014              

 

 

 

Coordinamento comunista toscano (Cct) 

 

coordcomtosc@gmail.com  

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mar

14

gen

2014

SHARON

 

Sharon: pacifista? eroe? ... e macellaio

 

di Robert Fisk (*)

 

Qualsiasi altro leader del Medio Oriente che sopravvivesse otto annni in coma sarebbe stato il tema favorito di tutti i disegnatori del mondo. Hafez Assad sarebbe apparso sul suo letto di morte ordinando a suo figlio di commettere “massacri”. Komeini sarebbe stato disegnato mentre esigeva più “esecuzioni” mentre la sua vita si estendeva all’infinito.

 

 Ma riguardo ad Ariel Sharon – il macellaio di Sabra e Chatila per quasi ogni palestinese – è stato tenuto un silenzio quasi sacro.

 

Maledetto in vita come assassino anche da molti soldati israeliani, così come dal mondo arabo, Sharon è stato rispettato nei suoi otto anni di morte virtuale: nessuna vignetta sacrilega ha danneggiato la sua reputazione, e senza dubbio avrà un funerale da eroe e pacifista. 

 

Così riscriviamo la storia....Con quale rapidità i giornalisti sicofanti di Washington hanno ritoccato l’immagine di quest’uomo brutale! Dopo aver inviato la milizia libanese sottoposta al suo esercito nei campi di rifugiati di Sabra e Chatila, el 1982, dove furono massacrati circa 1.700 palestinesi, un’inchiesta della stessa Israele concluse che Sharon aveva responsabilità “personali” per quel bagno di sangue.

 

Fu lui che aveva condotto la caastrofica invasione israeliana del Libano tre mesi prima, raccontando al suo primo ministro la menzogna che le sue forze sarebbero avanzate solo per pochi chilometri oltre la frontiera, e quindi assediò Beirut, al costo di circa 17.000 vite.

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lun

13

gen

2014

PALESTINA

 

Il “lungo viaggio” verso la Palestina

 

di Ghada Karmi (*)

 

Il Dicembre 2013 sarà ricordato come il mese della morte di Nelson Mandela, una pietra miliare nell’epica vita dell’uomo che ha lasciato un’eredità di compassione verso tutti i popoli che soffrono l’ingiustizia, specialmente quello palestinese. Mandela ha parlato della “ingiustizia e delle gravi violazioni dei diritti umani che vengono commessi in Palestina” e pronunciò  la famosa frase: “Sappiamo molto bene che la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi”. E’ una coincidenza opportuna che questo stesso mese segni anche l’anniversario del tentativo internazionale di rovesciare la più nota e persistente di tutte le ingiustizie commesse ai danni dei palestinesi: il loro esilio e la loro spogliazione nel 1948.

 

L’11 dicembre ha segnato i 65 anni da che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione 194, che esortava l’appena creato Stato di Israele a rimpatriare gli esiliati palestinesi “che desiderano vivere in pace con i loro vicini ..(…) il più presto possibile” e a compensarli delle loro perdite. Venne creata una Commissione di Conciliazione col proposito di sovrintendere alla riparazione.

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mar

07

gen

2014

IL CAPITALISMO E' SUPERFRUTTAMENTO

 

Il funesto impero mondiale delle corporations

 

di Leonardo Boff (*)

 

I buoni auguri di un anno felice sono rituali. Non sono altro che semplici desideri, quindi non riescono a cambiare il corso del mondo dove i superpotenti proseguono la loro strategia di dominazione globale. Su questo dobbiamo pensare, e anche pregare, perché le conseguenze economiche, sociali, culturali, spirituali e del futuro della specie e della natura possono essere nefaste. 

 

Molti, come J.Stiglitz y P. Krugman speravano che l’eredità della crisi del 2008 portasse ad un grande dibattito su quale tipo di società vogliamo costruire. Si sono di volta in volta sbagliati. La discussione non c’è stata. Al contrario, la logica che ha provocato la crisi domina con ancor più furore. Richard Wilkinson, uno dei massimi specialisti sul tema della disuguaglianza, è stato più attento e ha detto già da tempo in un’intervista al giornale tedesco Die Zeit: “la domanda fondamentale è questa: vogliamo si o no vivere realmente secondo il principio per cui il più forte si appropria di quasi tutto e il più debole resta indietro?”. 

 

I super-ricchi e i super-potenti hanno deciso che vogliono vivere secondo il principio darwiniano del più forte, e che i più deboli sopportino. Ma commenta Wilkinson: “credo che tutti abbiano necessità di maggiore cooperazione e reciprocità, perché le persone desiderano una maggiore eguaglianza sociale”. Questo desiderio viene intenzionalmente negato da questi epuloni.

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sab

04

gen

2014

CIAO 2013, BUON 2014

 

2013: un bilancio provvisorio

 

di Atilio Boron (*)

 

L’anno che finisce è stato prodigo di avvenimenti che hanno lasciato segni profondi nel sistema internazionale. Al momento di rivederli, lo sguardo dell’analista è sempre condizionato; non esiste un’osservazione che riesca ad essere indipendente dai condizionamenti che la geografia e il tempo storico esercitano sull’osservatore. Il nostro sguardo, dal “qui e ora” della Nostra America sarà sicuramente diverso da quello che può avere qualcuno che si trovi in Europa, Asia o Africa. 

Fatta questa necessaria premessa metodologica, diciamo che l’avvenimento più importante, che segna di tristezza l’anno che finisce, è stato la morte del Comandante Hugo Chàvez Frìas. Il leader bolivariano è stato una vera forza della natura: un uragano che, col suo fervore antimperialista, la sua visione strategica della lotta che bisognava combattere contro l’impero e il suo protagonismo instancabile ha riconfigurato decisamene la mappa sociopolitica dell’area. Chàvez è stato il gran maresciallo della battaglia dell’ALCA, sconfiggendo il principale progetto degli Stati Uniti per completare la sottomissione dell’America Latina e dei Caraibi ai loro interessi. Ed è anche stato l’uomo che ha riempito di proposte quella che, prima della sua irruzione nella vita politica della regione, era una gradevole ma inoffensiva retorica latinoamericanista, orfana di contenuti concreti.

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dom

22

dic

2013

SUDAFRICA

 

La morte di Nelson Mandela

 

Eredità

 

di Daniela Trollio (*)

 

 

Proprio mentre i capi delle superpotenze versavano ipocrite lacrime al funerale di Nelson Mandela - che fino al 2008 faceva parte della lista dei “terroristi” stilata dal Dipartimento di Stato USA -  (ahimé, la memoria è corta e selettiva…. come ricorda in altra parte di questa pagina Salim Lamrani), nella Repubblica Centroafricana si consumava un altro massacro: le truppe coloniali (non vi è altro modo per definirle) del presidente “socialista” francese Hollande uccidevano oltre 600 persone.

Un secondo gradino, dopo l’intervento in Mali, per riprendersi – manu militari – le colonie perse negli anni gloriosi, per i popoli, della decolonizzazione.

 

Ironia della sorte, nessuna voce si è alzata per protestare contro questo – fra i tanti – nuovo progetto di ricolonizzazione. 

 

I capi di stato presenti a Pretoria, primo fra tutti Barak Obama, nello stadio di Pretoria hanno cercato una legittimazione democratica che non hanno: ma perché scegliere proprio la figura di Mandela? 

 

Gli anni fra il 1960 e il 1980 videro il nascere, l’affermarsi e la vittoria dei movimenti di liberazione nazionale del continente africano: Algeria, Namibia, Tanzania, Angola, Mozambico, Sudafrica.

 

In quel contesto la battaglia contro uno dei regimi più odiosi della storia, l’apartheid, divenne il simbolo della lotta contro l’ingiustizia.

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gio

19

dic

2013

MANDELA PURIFICATO

Mumia Abu-Jamal
Mumia Abu-Jamal

 

Mandela purificato

 

di Mumia Abu-Jamal  

 

Rolihlahla nacque nel luglio 1918, in una nazione di cui non era realmente cittadino, in un paese chiamato Unione del Sudafrica che faceva parte dell’Impero britannico.

 

Il mondo l’avrebbe conosciuto come Nelson, il nome che gli mise un maestro delle elementari. Nelson Mandela.

 

Infine, dopo aver vissuto 95 anni, Mandela è tornato ai suoi antenati.

 

Tra la nascita e la morte, egli aprì la strada ad una vita stupefacente di amore e di rivoluzione, di lotta e di resistenza, di prigione e di isolamento, di libertà e ..... di transito.

 

Alla sua morte, i media statunitensi lo hanno dipinto come un tipo di leader africano dei diritti civili, quasi un Martin Luther King Quinto, con un’aureola di capelli bianchi.

 

Un presidente ha fatto un dichiarazione deplorando la sua “condanna illecita”.

 

Di fatto è pericolosamente ingannevole fare di Mandela un King o un Malcolm. Non era né l’un né l’altro.

 

Era semplicemente se stesso: un avvocato africano che utilizzò ogni strumento a sua disposizione, legale quando era possibile, illegale quando era necessario, per resistere ad un sistema che schiacciava le vite africane come fossero gusci di noccioline. Era un rivoluzionario, un guerrigliero armato e il comandante dell’esercito guerrigliero, Umkhonto we Sizwe (Lancia della Nazione), del Congresso Nazionale Africano.

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mar

17

dic

2013

FORCONI E PROTESTE

 

Alcune considerazione sul Movimento dei Forconi

Cambiare tutto per non cambiare niente

Michele Michelino (*)

Dal 9 dicembre la stampa e le tv giornalmente ci informano sulle proteste che avvengono in varie parti d’Italia, dal nord al sud, organizzate dal cosiddetto movimento dei Forconi dove è presente.

Nei volantini distribuiti dai militanti il Movimento 9 dicembre dice testualmente: “Questa Italia si ribella e scende nelle strade e nelle piazze contro il Far West della globalizzazione che ha sterminato il lavoro degli italiani. Contro questo modello d'Europa, per riprenderci la sovranità popolare e monetaria, per riappropriarci della democrazia, per il rispetto della Costituzione, contro un governo di nominati, per difendere la nostra dignità”. Finendo con lo slogan “siamo tutti cittadini italiani”. In poche parole ecco sinterizzato il motivo e gli obiettivi della protesta.

 

Questo movimento di protesta, sebbene riguardi una minoranza, e in alcuni casi non mobilita che qualche decina di persone che si limitano a distribuire volantini ai passanti e agli automobilisti ha una visibilità mediatica al disopra delle loro attese.

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mer

11

dic

2013

LA STORIA DI NESON MANDELA

 

50 verità su Nelson Mandela 

 

di Salim Lamrani (*)

 

L’eroe della lotta contro l’apartheid ha segnato per sempre la storia dell’Africa. Nel crepuscolo della sua esistenza Nelson Mandela era venerato da tutti. Ma le grandi potenze occidentali si opposero fino all’ultimo istante alla sua battaglia per l’emancipazione umana e appoggiarono il regime razzista di Pretoria. 

 

1. Nato il 18 luglio 1918, Nelson Rolihlahla Mandela, chiamato Madiba, è il simbolo per eccellenza della resistenza all’oppressione e al razzismo e della lotta per la giustizia e l’emancipazione umana.

 

2. Proveniente da una famiglia di 13 figli, Mandela fu il primo a studiare in una scuola metodista e studiò poi diritto all’Università di Fort Hare, l’unica che allora, nel regime segregazionista dell’apartheid,   accettava persone di colore.

 

3. Nel 1944 aderì al Congresso Nazionale Africano (ANC) e in particolare alla sua Lega della Gioventù, di tendenza radicale.

 

4. L’apartheid, elaborato nel 1948 dopo la vittoria del Partito Nazionale Purificato, instaurava la dottrina della superiorità della razza bianca e divideva la popolazione sudafricana in quattro gruppi diversi: i bianchi (20%), gli indios (3%),  i meticci (10%) e i neri (67%). Questo sistema segregazionista discriminava così i 4/5 della popolazione del paese.

 

5. Vennero creati i “bantustan”, riserve territoriali destinate alla gente di colore, per ammassarvi le popolazioni non bianche. Così l’80% della popolazione doveva vivere nel 13% del territorio nazionale, molte volte sprovvisto delle risorse naturali o di settore industriale, nella più grande miseria.

 

6. Nel 1951 Mandela divenne il primo avvocato nero di Johannesburg e prese la direzione dell’ANC della provincia del Transvaal un anno dopo. Fu anche nominato vicepresidente nazionale.

 

7. Alla testa dell’ANC, lanciò la “defiance campain” contro il regime razzista dell’apartheid e usò la disobbedienza civile contro le leggi segregazioniste. Durante la manifestazione del 6 aprile 1952, data del terzo centenario della colonizzazione del Sudafrica da parte dei bianchi, Mandela fu arrestato e condannato ad un anno di prigione. Dal suo arresto domiciliare di Johannesburg, creò cellule clandestine dell’ANC.

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mar

10

dic

2013

IL GOVERNO VENEZUELANO CONTRO L'AUMENTO DEI PREZZI

A Clotilde, con amore

 

di Alejandro Fierro  (*)

 

La fotografia parla da sola. Una donna carica di elettrodomestici che è riuscita a rubare nel saccheggio di alcuni grandi magazzini in Venezuela. Ha la bocca spalancata in una risata isterica e lo sguardo folle. La sua espressione demente è la metafora della follia che trascina il paese. La turba, incoraggiata da Nicolàs Maduro, si è lanciata all’assalto dei negozi. L’istantanea ha fatto il giro del mondo. L’immagina simbolizza la decomposizione di una società dopo quindici anni di “chavismo”. 

 

Ma succede che la donna non ha rubato niente.

 

I prodotti – un ferro da stiro, un frullatore e un riproduttore di DVD – sono stati comprati con il salario del suo lavoro di collaboratrice familiare.

 

Clotilde, così si chiama la presunta ladra, ha mostrato le fatture ai pochi giornalisti che hanno bussato alla sua porta. Confessa di aver pianto molto, in questi giorni, di non capire perché è su tutti i giornali, né perché la chiamano la saccheggiatrice di Daka riferendosi ad un grande magazzino che è stato, effettivamente, saccheggiato. Ma il fatto è avvenuto a Valencia, a 170 chilometri dal quartiere di Boleitia, a Caracas, dove Clotilde vive con la sua famiglia in una piccola casetta auto-costruita e non ancora finita.

 

Di fatto lei non è mai stata a Valencia. Per i poveri 170 chilometri sono un mondo. 

 

Succede anche che Clotilde è nera, veste poveramente, non si trucca e mostra ognuno dei suoi 56 anni. La fotografia non poteva essere altro che di un saccheggio. Se si fosse trattato di una giovane bianca con un sorriso affascinante, il mondo vi avrebbe visto una persona felice di fare i suoi acquisti in un sistema che le fornisce tutto quanto desidera.

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dom

08

dic

2013

NELSON MANDELA

 

Madiba, al di là della leggenda

 

di Ariel Dorfman (*)

 

Non riesco bene a ricordare la prima volta in cui seppi dell’esistenza di Nelson Mandela. Potrebbe essere stato nel 1962, quando il futuro presidente del Sudafrica venne condannato all’ergastolo in quel deserto senza tempo di Robben Island. Potrebbe essere successo in quella data, ma non è stato così. 

Io ero allora un giovane di 20 anni che, come tanti altri della mia generazione in Cile, predicava la rivoluzione. Al minimo pretesto – locale, nazionale, internazionale – scendevo, insieme agli altri studenti, nelle strade di Santiago ad esigere giustizia contro un vento e una marea di polizia armata. E invece, tra quella moltitudine di proteste, non ce ne fu una, che io ricordi, che venisse organizzata per esigere la libertà di Mandela. Capivamo, con confusa chiarezza, che l’apartheid sudafricano era una piaga razzista, il sistema più inumano e crudele al mondo, ma la sua lotta era un piccolo bagliore lontano di fronte ad un’America Latina impoverita e che ardeva.

 

Neppure durante i tre anni della presidenza di Salvador Allende – il cui programma di liberazione nazionale avrebbe potuto essere copiato dalla Freedon Charter dell’African National Congress – la figura di Mandela richiamò la mia attenzione.

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sab

07

dic

2013

EDITORIALE DI NUOVA UNITA'

 

Su la testa!

Chiusura delle fabbriche, un continuo stillicidio. C’è un modo per far valere i propri interessi di classe

De Tomaso: sono arrivate le lettere di licenziamento per gli oltre 1100 operai. Dopo avere preso i finanziamenti dello Stato per il rilancio – si parla di 3 miliardi -, dopo aver giustificato 7,7 milioni di euro per i corsi di formazione di 1.036 lavoratori mai partiti e milioni stanziati dal Governo per la Cig, i Rossignolo chiudono i cancelli di Grugliasco e Livorno. È l’ennesima fabbrica che dismette, l’ennesima anche per la Toscana.Una vicenda paradossale, una truffa ed una beffa che si trascina da ben sette anni, fatta passare all’epoca come fiore all’occhiello del processo di industrializzazione dal sindaco di Livorno, Cosimi. Nel silenzio dei sindacati e - bisogna dirlo – nell’accettazione dei lavoratori che non si capisce cosa si aspettassero dopo tutto questo tempo senza soluzioni produttive. E quando la lotta inizia, come in molto casi, è… troppo tardi!
È evidente che siamo in un periodo difficile su tutti i livelli. Anni di accordi di favori ai governi e ai capitalisti hanno prodotto la rinuncia all’esercizio della forza della classe lavoratrice che in cambio ha avuto solo il peggioramento delle proprie condizioni di lavoro e, quindi, di vita, che subisce lo sfruttamento, l’attacco ai diritti sindacali e di organizzazione (ultimo in ordine di data l’accordo sulla rappresentanza), l’umiliazione per una paga ridicola che, tra l’altro, è la più bassa d’Europa.
L’accordo sulla rappresentanza - che nasconde l’attacco al diritto di sciopero - firmato da Cgil-Cisl-Uil, lo stesso sciopero di 4 ore diversificato per regione e per data, confermano il ruolo opportunista dei dirigenti sindacali che per dare un contentino ai lavoratori li mobilitano in modo da non danneggiare gli interessi dei capitalisti e del governo che li rappresenta e con i quali si siedono più volentieri a tavola che ai tavoli!

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gio

05

dic

2013

YUAN SOTTO TIRO

 

Accordo Occidente-Iran 

Lo yuan sotto tiro

di Raùl Zibechi (*) 

 

L’accordo firmato con il maggiore nemico degli Stati Uniti dalla caduta dell’Unione Sovietica, identificato come “l’asse del male”, è una forte scossa alla  geopolitica mondiale di incalcolabili conseguenze. Ciò che è in gioco, oltre alla pace, è la continuità del petrodollaro, ovvero l’egemonia della moneta statunitense. 

Alcuni mesi fa sembrava irraggiungibile. Prima della primavera araba era impossibile. Ma dopo l’accordo che ha evitato un’invasione della Siria, forzato dalla Russia, tutto sembra possibile in Medio Oriente e, forse, in altre parti del mondo.

La trama di alleanze che per mezzo secolo ha mantenuto una certa stabilità nella regione è svanita. I tre alleati tradizionali degli Stati Uniti – Israele, Arabia Saudita e Egitto – stanno tracciando strade diverse rispetto alla superpotenza, mentre la Russia mette in scena il suo ritorno e la Cina aumenta il suo protagonismo in una regione chiave.

Come ormai ritengono tutti gli analisti e buona parte dei media, Washington non gioca più da sola sulla scacchiera globale. Alcuni consiglieri che hanno sempre svolto un ruolo determinante nelle decisioni della Casa Bianca, come l’influente Zbigniew Brzezinski, Consigliere alla Sicurezza nazionale di Jimmy Carter (1977-1981), spingevano per un accordo con l’Iran dall’arrivo alla presidenza di Hassan Rohani, conosciuto per il suo pragmatismo. “Il Congresso si sta finalmente vergognando degli sforzi di Netanyahu per dettare la politica statunitense” ha scritto sul suo twitter giorni scorsi (eldiario.es, 15.11.2013)

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lun

02

dic

2013

PRATO: ANCORA MORTI PER IL PROFITTO

 

Di lavoro si continua a morire:

A Prato 7 operai sono morti e due feriti nel rogo di una fabbrica

 

Domenica mattina 1 dicembre dopo l’allarme lanciato da un passante che ha visto una colonna di fumo uscire dal capannone in cui dormivano e lavoravano lavoratori cinesi trattati come moderni schiavi sono scattati i soccorsi.  Alcuni soccorritori intervenuti immediatamente prima dell’arrivo dei vigili del fuoco hanno raccontato di aver visto il fumo e di essere intervenuti con un estintore, aiutando un altro lavoratore cinese che stava già lavorando in preda al panico per spegnere le fiamme fra le urla dei compagni imprigionati all’interno del capannone.

 

Al momento i morti sono sette, cinque uomini e due donne, gli operai della ditta trovati morti all'interno della fabbrica. Altri due sono invece rimasti gravemente ustionati e sono stati trasportati all’ospedale. Una giovane donna è rimasta ferita ma in maniera più lieve.

 

Come sempre, la logica del profitto non fa distinzioni di nazionalità, religione o colore della pelle, non guarda in faccia a nessuno. La sete di profitto d’imprenditori senza scrupoli che sfruttano fino all’osso i lavoratori, pagandoli con un tozzo di pane e un giaciglio di morte, per aziende e multinazionali straniere o italiane, “democratiche” della moda e del tessile, spesso dai nomi italiani che nascondono che il made in Italy è confezionato dalle piccole mani veloci degli immigrati orientali è la causa di queste continue stragi. Questa è un’altra strage annunciata. Governo, istituzioni, partiti e sindacati, tutti, sapevano le condizioni in cui erano costretti a vivere e lavorare questi operai e nulla hanno fatto per cambiarle, perchè il profitto viene prima di tutto

 

Oggi si sprecano le frasi di cordoglio di circostanza facendo finta di aver scoperto solo ora che dei lavoratori, degli esseri umani senza diritti, nuovi schiavi “moderni”, lavoravano e dormivano in ambienti costruiti in cartongesso su  un pagliericcio, in un capannone diviso anche altre ditte.

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mer

27

nov

2013

FEMMINICIDI

 

Femminicidi

 

di Pedro Miguel (*)

 

Anche se il fenomeno è cominciato nel “salinato” (n.d.t.: periodo della presidenza Salinas), è stato nei primi anni di non-governo di Zedillo che l’opinione pubblica ha avuto la prima opportunità di scandalizzarsi per la statistica dei femminicidi di Ciudad Juàrez.

 

Sono passati più di 20 anni dai successivi ritrovamenti dei corpi di Alma Chavira Farel, Gladys Janeth Fierro, María Rocío Cordero e di altre mai identificate: barbaramente colpite, violentate, ferite, strangolate. Un decennio dopo le organizzazioni dei familiari calcolavano che i femminicidi nella città di frontiera avevano superato i 300. Per l’anno scorso la cifra stimata era 700. 

 

Nel palazzo del governo di Chihuahua sono passati Francisco Barrio Terrazas, Patricio Martínez García, José Reyes Baeza y César Duarte Jáquez. A Los Pinos (n.d.t. sede del governo centrale) hanno scaldato la sedia, oltre a Salinas e Zedillo, Vicente Fox, Felipe Calderón e Enrique Peña Nieto, e decine di procuratori statali e federali hanno avuto sulle loro scrivanie le inchieste sulle assassinate. Oltre alla polizia municipale e statale, hanno partecipato all’indagine la Procura Generale della Repubblica e persino lo statunitense FBI.

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mar

26

nov

2013

SCHIAVI

 

Schiavi antichi e schiavi moderni

 

Di Michele Michelino

 

Immagini di fabbriche che chiudono o delocalizzano la produzione all’estero con gli operai disperati che presidiano gli stabilimenti vuoti, immagini d’immigrati annegati sui barconi della morte nel tentativo di sfuggire alle guerre o alla fame causata dai paesi capitalisti (fra cui l’Italia) con le relative lacrime di coccodrillo dei politici di turno davanti alle telecamere. Gli occhi di milioni di persone vedono, quando conviene al potere economico-politico, esseri  umani costretti a vivere in tende fatiscenti costruite con teli di fortuna di plastica, con tetti fatti con pezzi di rifiuti di eternit, nei campi di pomodori, di ulivi nelle fatiscenti case ai margini delle fabbriche, nei cantieri o nei magazzini della logistica e della grande distribuzione o peggio ancora nei Centri di Integrazione ed Espulsione (CIE) incarcerati senza nessuna colpa se non quella di essere immigrati “clandestini”.

 

Le immagini televisive che entrano nelle nostre case tramite i telegiornali TV all’ora di pranzo o di cena ci mostrano una realtà e un mondo pieno di violenza e miseria a cui il “nostro” esercito democratico e nostri “bravi e umani” governanti cercano di dare aiuto, pace e democrazia.

 

Son passati più di 200 anni dalla rivoluzione industriale ma la condizione dei proletari è rimasta la stessa, e in alcuni casi è peggiorata.

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lun

25

nov

2013

RICORDO DI ALBERTO CODEVILLA

Alberto Codevilla in secona posizione a una manifestazione dell'ANPI.
Alberto Codevilla in secona posizione a una manifestazione dell'ANPI.

Riceviamo e pubblichiamo

 

Il compagno Alberto Codevilla se n’è andato, dopo una lunga malattia, il 16 luglio 2012. Lo scorso 27 ottobre l’ANPI di Niguarda, i compagni e gli amici di una vita di militanza e i suoi familiari hanno voluto ricordarlo e, a nostro giudizio, nessuno è riuscito a farlo meglio di suo figlio Spartaco.

(la redazione milanese di Nuova Unità)

 

In ricordo di Alberto Codevilla: mio Padre, un Comunista

 

Sintesi dell'intervento pronunciato a Niguarda il 27.10.2013

 

 In apertura di questo mio breve intervento nella giornata che vuole ricordare mio padre voglio, anche a nome della mia famiglia, ringraziare tutti. Un ringraziamento particolare a Franco Tucci e Angelo Longhi che, pochi giorni dopo la morte di Alberto, cominciarono a pensare a questa giornata. Ringrazio la Cooperativa Abitare che ha concesso l'uso di questa sala e i Compagni del Circolo ANPI Martiri Niguardesi che hanno materialmente costruito questa iniziativa. Grazie ancora a tutti gli amici e i Compagni presenti oggi – e siete davvero tantissimi.

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lun

25

nov

2013

AUSTERITA'

Parole che uccidono

 

di Juan Torres Lòpez (*)

 

L’espressione “austerità” genera sentimenti di colpa, di sottomissione.

 

 L’amore a volte causa così tanti fastidi che, invece di produrre gioia, diciamo che uccide.

San Giovanni della Croce lo definiva per questo un non so che uccide con un non so che, e Santa Teresa ne soffriva come nessuno: “Mi ferisce una freccia, coronata d’amore”.

Alle parole succede, più o meno, lo stesso. Anche se ce ne rendiamo conto, quando si utilizza una qualsiasi di esse non solo si “dice” qualcosa ma si realizza un’azione che può modificare quello che ci sta intorno e, quindi, la nostra condotta.

 

Questo significa che le parole hanno capacità performativa o, secondo Derrida, hanno il potere di trasformare la realtà”.

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ven

22

nov

2013

FORUM SOCIALE MONDIALE

Perché il Foro Sociale Mondiale si è esaurito?

 

di Emir Sader (*)

 

Il Forum Sociale Mondiale (FSM) fu la prima grande reazione internazionale all’ondata neoliberista che ha devastato il mondo negli ultimi decenni del secolo scorso. Era un’ondata così distruttiva che lo slogan del FSM era minimalista: un altro mondo è possibile.

 

Si stava cercando di affermare l’opposizione alla tesi della fine della storia e del Consenso di Washington.

 

Questa tesi – nata nella destra con Reagan e Thatcher – si era diffusa verso altre correnti – socialdemocrazie, nazionalismi – rivelando la sua capacità egemonica. Il FSM nacque in contrapposizione di quell’onda, avendo un immediato successo nel dimostrare il potenziale che la resistenza a quell’onda generava.

 

Il suo auge furono le mobilitazioni contro la guerra in Iraq, le più grandi manifestazioni conosciute finora, dove il FSM ebbe un ruolo importante nelle convocazioni. 

 

A partire da quel momento iniziò il declino del FSM.

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gio

21

nov

2013

OTTOBRE E LE RIVOLUZIONI

Articolo pubblicato su nuova unità  - rivista di politica e cultura comunista, novembre 2013

 

Ottobre, ottobre….

 

di Daniela Trollio (*)

 

Ottobre sembra essere un mese cruciale per le rivoluzioni. L’Ottobre più luminoso è quello del 1917, quando il proletariato russo diede l’assalto al cielo e si conquistò il diritto a costruire il primo Stato degli sfruttati e degli oppressi. Ma Ottobre  non è stato sempre vittorie, ed è anche l’occasione per ragionare su una serie di esperienze storiche successive.

 

Perché ricordare non può essere solo celebrare: se la memoria non diventa lezione per il presente finisce per essere solo il ricordo di ciò che è stato e non è – o non sarà – più: frustrante ed inutile esercizio di retorica.

 

Nell’Ottobre 1944, mentre l’Europa è ancora in piena guerra mondiale, in un piccolo paese del Centro America, il giorno 20 il “Napoleone dei Caraibi” - il dittatore guatemalteco Jorge Ubico - viene rovesciato, dopo 14 anni di terrore, da un’alleanza tra movimenti studenteschi, borghesia nascente e militari esclusi dal banchetto della dittatura.

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mer

20

nov

2013

RAZZISMO CONTRO I MIGRANTI AFRICANI

Razzismo e discriminazione patrocinati dallo Stato contro i migranti africani continuano nel silenzio dei media internazionali

 

L’altra guerra silenziosa di Israele

 

di Belèn Fernàndez (*)

 

 Un recente articolo di opinione apparso sul Jerusalem Post su “L’ossessione del Sudafrica per Israele” resuscita reclami rispetto al Tribunale Russel sulla Palestina che, durante la sua sessione del 2011 a Città del Capo, aveva concluso che “il regime di Israele sul popolo palestinese, dovunque esso risieda, equivale collettivamente ad un unico regime integrato di apartheid”.

 

L’autore dell’articolo fa il seguente ragionamento : “se … coloro che appoggiano il tribunale fossero sinceramente preoccupati per le vite dei palestinesi, perché non fanno parola degli abusi sui palestinesi da parte di regimi arabi come la Siria, il Libano, la Giordania e il Kuwait, che li considerano come senza patria, negano loro l’accesso all’educazione superiore e non danno loro il diritto di voto?”.

 

Questa critica ignora, convenientemente, il fatto che la mancanza di cittadinanza dei palestinesi è il risultato diretto dell’occupazione di Israele, il cui iniziale crimine di pulizia etnica ha offerto ai regimi arabi l’opportunità di applicare simili abusi.

 

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mar

12

nov

2013

BANCOCRAZIA

“Bancocrazia”: dalla repubblica di Venezia a Mario Draghi e Goldman Sachs

 

di Erich Toussaint (*)

 

Dal secolo XII fino agli inizi del secolo XIV, l’Ordine dei Templari, presente in gran parte d’Europa, divenne il banchiere dei potenti. Contribuì a finanziare varie crociate. All’inizio del secolo XIV si era trasformato nel principale creditore del re di Francia Filippo il Bello. Di fronte al peso di un debito che gravava sulle sue risorse, Filippo il Bello si liberò dei suoi creditori e, nello stesso tempo, del debito demonizzando l’Ordine dei Templari, accusandolo di molteplici crimini (2). L’Ordine fu messo fuori legge, i suoi capi uccisi e i suoi beni confiscati. L’Ordine dei Templari mancava di uno stato e di un territorio per far fronte al re di Francia. Il suo esercito (15.000 uomini, di cui 1.500 Cavalieri), il suo patrimonio e i suoi crediti verso i dirigenti non lo protessero dalla potenza di uno stato deciso ad eliminare il suo principale creditore.

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dom

10

nov

2013

USA E DRONI ASSASSINI

A differenza di malala Yousafzai, Nabila Rehman non ha ricevuto alcun caldo benvenuto a Washington

Malala e Nabila: mondi diversi

di Murtaza Hussain (*)

Il 24 ottobre un drone Predator, sorvolando il Waziristan del Nord, vide Nabila Rehman di 8 anni, i suoi fratelli e sua nonna che stavano lavorando in un campo di fianco alla loro casa, nel villaggio. Sua nonna, Momina Bibi, insegnava ai bambini come raccogliere l’okra, visto che la famiglia si preparava per la prossima festa del Eid. Ma quel giorno sarebbe successo il terribile evento che avrebbe cambiato per sempre la vita di quella famiglia. I bambini sentirono improvvisamente il peculiare ronzio emesso dai droni guidati dalla CIA – un suono familiare per coloro che vivono nei villaggi rurali pachistani che sono continuamente minacciati da questi – seguito da due sonori schiocchi. L’aereo senza equipaggio lanciò il suo mortifero carico sulla famiglia Rehman, e in un attimo le vite di quei bambini si trasformarono in un incubo di dolore, confusione e terrore. Sette bambini furono feriti, e la nonna di Nabila fu assassinata davanti ai suoi occhi, un atto per il quale mai si è chiesto scusa, o dato una spiegazione o una giustificazione.

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gio

07

nov

2013

DRONI USA

Scivoloni di un Impero

 

di Luis Britto Garcìa (*)

 

1. L’Impero Colossale che non trova più chi voglia combattere le sue guerre, con tecnici importati da qualsiasi parte costruisce droni senza equipaggio che uccidono i  bambini dei paesi invasi finché la giunta di speculatori che dirige il colossale Impero riesce a far sì che i tecnici fabbrichino i droni senza equipaggio che lavorino al posto dei lavoratori, finché i lavoratori licenziati protestano e scoprono che tecnici, politici e speculatori sono droni senza equipaggio che distruggono l’Impero Colossale.

 

 2. L’Impero che spende di più al mondo in Spionaggio crea nuove agenzie di sicurezza che spiano le agenzie di sicurezza, che spiano le precedenti agenzie di sicurezza finché tutte le spie sono spiate da innumerevoli spie che, a loro volta, sono vigilate da spioni finché tutti i cittadini sono spie occupati unicamente ed esclusivamente nel denunciarsi uno con l’altro e uno di essi denuncia tutti gli altri delatori dell’Impero che più spende in Spionaggio nel Mondo.

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mar

05

nov

2013

RICCHI SEMPRE PIU' RICCHI

DA 1 A 0,7

 

di Juan Gelman (*)

 

 I ragazzi di “Occupy Wall Street” dovranno cambiare le parole d’ordine: non è più l’1 ma lo 0,7 per cento dei ricchi che controlla il 41 per cento della ricchezza mondiale. Così afferma Jason Bellini sul Wall Street Journal (2013 Wealth Report//line.wsj.com, 15/10/2013). Il giornalista si basa su un recente  rapporto del potente Credit Suisse secondo il quale quello 0,7 per cento è format da persone i cui “beni hanno un valore netto di più di un milione di dollari” (www.credit Suisse.com, 10/9/2013). Sono circa 32 milioni sui 7 miliardi di abitanti del pianeta e la loro ricchezza nell’insieme è di 99 bilioni di dollari.

 

 Il rapporto del Credit Suisse divide lo 0,7 per cento in due gruppi: a) quello che possiede da 1 a 50 milioni; b) quelli che possiedono da 50 milioni in su, che negli USA sono 45.000. La grande maggioranza dei milionari nel mondo, 28 milioni di persone, possiede tra 1 e 5 milioni, altri 2,2 milioni possiedono da 5 a 10 milioni di dollari e oltre un altro milione possiede da 10 a 50 milioni di biglietti verdi. “Due milioni di nuovi milionari sono apparsi in tutto il mondo l’anno scorso”. Il 91,6 per cento dell’umanità si divide circa il 17 per cento di ciò che rimane.

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sab

02

nov

2013

CUBA: RIFORMA DOPPIA MONETA

Cuba agli albori di un’importante riforma sulla doppia moneta

 

di Marc Vandepitte (*);

 

 Dal decennio 1990 Cuba è, di fatto, l’unico paese del mondo che utilizza due monete (interne). L’introduzione della seconda divisa ha avuto origine in un contesto economico dei più drammatici, conseguenza diretta della caduta dell’Unione Sovietica e del rafforzamento dell’embargo fissato dagli Stati Uniti.

 

In quel momento l’introduzione della seconda divisa si rese necessaria per garantire il potere d’acquisto ed evitare un bagno di sangue sociale. In più, era anche utile – da una parte – poter proteggere il tasso di cambio della moneta nazionale mentre – dall’altra- si controllavano meglio le valute straniere che circolavano nel paese, essenzialmente con il turismo e l’invio di fondi dei cubani residente all’estero.

 

La prima moneta, il peso, viene utilizzata per il pagamento della maggior parte dei salari ed è la moneta dei beni prodotti localmente. L’altra moneta, chiamata peso convertibile o CUC, è il mezzo di pagamento dei turisti e si utilizza per le transazioni internazionali, ma anche nei supermercati che hanno articoli importati o anche nei migliori ristoranti.

 

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mer

30

ott

2013

CON CUBA CONTRO L'IMPERIALISMO

Il blocco a Cuba e la provvidenza

 

di Ricardo Alarcòn de Quesada (*)

 

Nel suo messaggio alla Nazione, lo scorso 10 settembre, il Presidente Obama ha sottolineato con vigore l’eccezionalità degli Stati Uniti: “Ciò che rende diversi gli Stati Uniti, ciò che li rende eccezionali”, secondo lui, è che il suo paese agisce “con umiltà ma con decisione” di fronte alle violazioni in qualsiasi luogo. Con sicurezza è arrrivato ad affermare che “per quasi sette decenni gli Stati Uniti sono stati sostegno della sicurezza globale.... ciò ha voluto dire di più che stabilire accordi internazionali: ha significato assicurare che vengano applicati”.

 

La stessa idea l’ha ripetuta poco dopo davanti all’Assemblea Generale dell’ONU durante l’inaugurazione del Periodo di Sessioni del 2013.

 

Si tratta di una formula già ripetuta dai suoi predecessori alla Casa Bianca e anche dall’insieme dei politici del suo paese. Nell’usare questa retorica Obama non dimostra, in realtà, eccezionalità. E’ più che lo stesso.

 

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lun

28

ott

2013

GUERRA E "DANNI COLLATERALI"

Iraq, una guerra dimenticata

 

di Juan Gelman (*)

 

 Finì – per dirla in qualche modo – meno di dieci ani fa e sembrerebbe che quella dell’Iraq sia entrata nell’oblio perfetto.

Forse perchè finì tre volte: la prima, quando G.W. Bush annunciò nel maggio 2003, meno di due mesi dopo averlo invaso, a bordo della portaerei USS Abramo Lincoln, “missione compiuta”.

 

La seconda sotto Obama, quando truppe statunitensi attraversarono la frontiera con il Kuwait come se si stessero ritirando, un fatto proclamato come “la fine della guerra in Iraq”.

 

La terza, quando il Parlamento iracheno ha negato la concessione dell’immunità agli invasori, che hanno poclamato ufficialmente la fine del conflitto l’11 dicembre 2011.

 

Ma la morte continua tranquillamente il suo cammino in Iraq. 

 

Questi altri assassinii, provocati da scontri settari e soprattutto da attentati terroristici, non risvegliano grande interesse sui media nonostante il loro clamore. Una breve relazione indica che il 10 ottobre scorso ci furono 42 esecuzioni, 39 morti e 22 feriti in varie parti del paese; l’11 ottobre 23 morti e 36 feriti; il 12 ottobre, 47 assassinii e 50 feriti; il 13 ottobre, 61 morti e 171 feriti; il 14 ottobre, 13 assassinii e 12 feriti; il 15 ottobre, 24 morti e 34 feriti; il 16 ottobre 14 morti e 20 feriti; il 17 ottobre 76 morti e 229 feriti.

 

Secondo stime del Centro Palestinese, più di 6.000 civili iracheni hanno perso la vita solo in questa parte dell’anno.

 

Danni collaterali della democrazia e della libertà che gli USA e i loro soci della NATO hanno trasmesso all’Iraq?

 

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ven

25

ott

2013

RICORDO DI UN COMPAGNO

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gio

24

ott

2013

INTERVENTO IMPERIALISTA IN MALI

Per non dimenticare....

 

Dal colonialismo francese all’intervento in Mali

 

di Mohamed Hassan (*) (Estratto dal libro di M. Hassan “La strategia del caos”,Couleur Livres, 2012)

 

Il conflitto in Mali si inscrive in un ampio contesto e porta dietro di sè una lunga storia. Da un lato abbiamo gli yihaidisti che hanno lasciato la Libia per dirigersi al Nord del Mali, armati da Qatar e Arabia Saudita. E dall’altro ci sono i militari francesi, belgi e altri, occidentali e africani, che sono intervenuti in Mali. Per situare correttamente questo intervento francese , è necessario uno sguardo retrospettivo sul colonialismo francese in Mali.

 

 Quando i colonialisti francesi conquistarono il Mali, il territorio era parte di una vasta zona economica che si estendeva in lungo e in largo per il Sahel. Le carovane partivano da una città-oasi verso l’altra, in linea retta attraverso il deserto. In quella economia originale regnava l’armonia tra i contadini e i nomadi. I contadini avevano bisogno dei nomadi per poter comprare le merci provenienti da altre regioni, e in questo modo costituivano la loro clientela. Tutta la popolazione della regione era musulmana.

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mer

23

ott

2013

MENZOGNE USA SULLE ARMI CHIMICHE

L’attacco con armi chimiche in Siria

 

Come gli USA riescono a sottomettere le agenzie dell’ONU

 

di Robert Parry (*)

 

Da almeno 12 anni il governo degli USA ha cercato aggressivamente di prendere il controllo della dirigenza di agenzie chiave delle Nazioni Unite, compresa l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW), che è centrale nella disputa rispetto al presunto uso di gas sarin da parte del governo siriano il 21 agosto.

 

Tuttavia, nonostante l’evidenza che questa manipolazione statunitense possa distorcere i risultati di quegli organismi dell’ONU in modi favorevoli a Washington, la stampa statunitense dominante di solito omette questo contesto e tratta i risultati dell’ONU – o, per lo meno, quelli che coincidono con le idee del governo USA – come indipendenti e al di sopra di ogni critica, comprese le recenti informazioni della OPCW sulla disputa siriana.

 

Ad esempio, i predecessori dell’attuale direttore generale della OPCW, Ahmed Uzumcu, vengono raramente menzionati negli articoli statunitensi che riportano notizie sul lavoro della OPCW in Siria. Ma la sua biografia suscita dubbi sul fatto se egli, e quindi  la sua organizzazione, possano essere veramente obiettivi sulla guerra civile siriana.

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lun

21

ott

2013

CAPITALISMO E NAZISMO

Europa, il vecchio ventre immondo

 

di Guillermo Almeyra (*)

 

Il vecchio ventre immondo dell’estrema destra può continuare a partorire mostri, avvertiva Bertold Brecht. Lì stanno, a provarlo, i neonazisti italiani che fanno omaggio a Priebke, che assassinò 335 italiani alle Fosse Ardeatine di Roma, i neonazi di Alba Dorata, la crescita dell’estrema destra nei paesi nordici e in Francia, dietro il Font National di Jean-Marie e Marine Le Pen e, anche , il Tea Party statunitense.

 

 La xenofobia, il razzismo, l’antisemitismo, lo sciovinismo, la demagogia, il liberismo estremo, il rifiuto della solidarietà sociale, della giustizia sociale, del socialismo caratterizzano questi movimenti che dicono di combattere il grande capitale nonostante lo servano e, come Hitler quando battezzava “socialista” il suo nazionalismo e adottava una bandiera rossa o Mussolini con la sua Repubblica Sociale, cercano di agitare bandiere tradizionali della sinistra per ottenere popolarità e praticare una politica reazionaria.

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sab

19

ott

2013

ARMI CHIMICHE

Piccola pedagogia dell’orrore

 

Le armi chimiche e quelli che danno lezioni

 

di Chems Eddine Chitour (*).

 

Non capisco queste reticenze sull’uso del gas. Sono del tutto a favore dell’utilizzazione di gas tossico contro le tribù selvagge. L’effetto morale sarà buono. Si diffonderà un grande terrore …” (Sir Winston Churchill riguardo ai ribelli kurdi).

 

Il merito di Churchill fu la sua franchezza. Non aveva alcuna remora a gassare le popolazioni e si ribellava contro quelli che vi si opponevano. Spiegava che non sarebbe successo niente perché erano tribù selvagge che bisognava demoralizzare attraverso il terrore. En passant Winston Churchill, senza riserve, sapeva di parlare di terrorismo, ma ciò nonostante continuò e firmò.

 

Per descrivere i fatti, parlerò in questo articolo dei giustizieri attuali che impongono un dogma occidentale basato come ai buoni vecchi tempi sul “fatto del principe” (a) – dei principi, potremmo dire – e sulla “carta reale” per i comandati nella versione attuale delle spedizioni punitive che piacciono, particolarmente, ai socialisti fino al punto di usarne e abusarne.

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mer

16

ott

2013

LAMPEDUSA

Lampedusa: perseguitare i vivi, premiare i morti

 

di Santiago Alba Rico

 

Se vogliamo parlare della tragedia di Lampedusa, c’è poco da aggiungere agli ipocriti lamenti delle autorità europee e alle giustissime denunce di attivisti, organizzazioni e migranti. Da anni il teologo del Costarica di origine tedesca Franz Hinkelammert ha riassunto in due parole questa abbondanza di cadaveri ormai di routine, raccolti nei mari e nei deserti delle frontiere d’Occidente: “genocidio strutturale”.

 

Questa idea di “genocidio strutturale” implica, naturalmente, un’accusa: le strutture non si impongono da sole ma hanno bisogno di politiche che le mantengono in moto, decisioni politiche che eventualmente potrebbero anche disattivarle.

 

Quando una struttura è incompatibile nelle sue radici con la Dichiarazione dei Diritti Umani e con la più elementare dignità umana, le decisioni prese per mantenerla viva acquisiscono un’aura necessariamente truculenta, un odore di ludica crudeltà infantile, la forma di un grande sbadiglio nichilista.

 

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mar

15

ott

2013

GLI INDISPENSABILI

Voci definite

 

Giap, Wallace e la battaglia senza fine per la libertà

 

di Ramzy Baroud (*)

 

Niente è più prezioso della libertà” è una citazione attribuita a Vo Nguyen Giap, il generale vietnamita che diresse il paese durante due guerre di liberazione. La prima fu contro i colonialisti francesi, la seconda contro gli statunitensi. E, nonostante le gravi e dolorose perdita, il Vietnam si impose, sconfiggendo la prima crociata coloniale nella battaglia di Dien Bien Phu (1954) e la seconda nella Campagna Ho Chi Min (1975).

 

 Il generale Giap, figlio di un “contadino erudito”, tenne alta la testa in entrambe le guerre; si inchinò rispettosamente solo davanti alla determinazione del suo popolo. ”Qualunque forza che voglia imporre la sua volontà ad altre nazioni affronterà sicuramente la sconfitta” disse una volta. Le sue parole varranno per sempre.

 

E’ morto venerdì 4 ottobre, a 102 anni.

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gio

10

ott

2013

GUERRA PREVENTIVA

La guerra contro la Siria segna la fine dell’etica

 

di Ricardo Martínez Martínez   (*)

 

A Hisham Wannous, dovunque si trovi.

 

(giornalista di Telesur corrispondente dal Medio Oriente)

Sono passati 12 anni dagli attacchi terroristici contro le Torri Gemelle e il Pentagono, nei quali hanno perso la vita migliaia di innocenti. Allo stesso tempo compie 12 anni la dottrina della “guerra preventiva” degli Stati Uniti, che ha inaugurato un nuovo ciclo di guerre anticipate, interventi, invasioni e cospirazioni militari al fine di imporre un ordine mondiale sotto il loro dominio, anch’esso con un saldo di milioni di vittime fatali e di rifugiati.

 

Afganistan, Iraq, libia, Siria e Iran hanno patito la guerra aperta o nascosta. Invasioni, paramilitarismo, cospirazioni psicologiche, operazioni segrete e azioni di disinformazione sono il modus operandi delle continue guerre di rapina, con un unico fine verificabile: il controllo del Medio Oriente, delle sue risorse naturali strategiche e dei suoi mercati di produzione, commercializzazione e consumo.

 

Iniziato ormai il secolo XXI, si pone in evidenza la fine dell’etica come possibilità di comportamento della vita umana in comunità. Non vi è un solo respiro di pace e di tranquillità in questi anni. Non vi è un’etica possibile. La “guerra permanente”, cioè lo stato di guerra inaugurato dagli Stati Uniti – Stato sintesi del capitalismo corporativo – è la condizione attuale del mondo.

 

La dinamica economica del sistema capitalista nella sua attuale tappa prefigura il secolo dell’oscura notte della barbarie.

 

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lun

07

ott

2013

STRAGE DI MIGRANTI

 

Di cosa l’Italia deve vergognarsi

 

di Manlio Dinucci | da il Manifesto, 5 ottobre 2013

«Vergogna e orrore»: questi termini usa il presidente della repubblica Napolitano a proposito della tragedia di Lampedusa. Più propriamente dovrebbero essere usati per definire la politica dell’Italia nei confronti dell’Africa, in particolare della Libia da cui proveniva il barcone della morte. I governanti che oggi si battono il petto sono gli stessi che hanno contribuito a questa e ad altre tragedie dei migranti.

Prima il governo Prodi sottoscrive, il 29 dicembre 2007, l’Accordo con la Libia di Gheddafi per «il contrasto ai flussi migratori illegali». Poi, il 4 febbraio 2009, il governo Berlusconi lo perfeziona con un protocollo d'attuazione. L'accordo prevede pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche e la fornitura alla Libia, di concerto con l’Unione europea, di un sistema di controllo militare delle frontiere terrestri e marittime. Viene a tale scopo costituito un Comando operativo interforze italo-libico. La Libia di Gheddafi diviene così la frontiera avanzata dell’Italia e della Ue per bloccare i flussi migratori dall’Africa. Migliaia di migranti dell’Africa subsahariana, bloccati in Libia dall’accordo Roma-Tripoli, sono costretti a tornare indietro nel deserto, condannati molti a sicura morte. Senza che nessuno a Roma esprima vergogna e orrore.

 

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dom

06

ott

2013

LAMPEDUSA (ITALIA) ENNESIMA STRAGE

Migranti: un’altra strage politica

 Le centinaia di morti della strage di migranti che si è consumata oggi si aggiungono alle migliaia degli ultimi vent’anni. Nonostante il variare dei numeri, queste stragi sono diventate la norma da quando l’Europa di Schengen, mentre celebrava la libertà di movimento al suo interno, ha armonizzato il sistema dei permessi di soggiorno e scaricato sui paesi di frontiera l’onere di fare da ‘filtro’ ai movimenti dei migranti. Del resto, la posizione espressa dal Consiglio d’Europa poche ore prima dell’ennesima strage mostra il vero volto dell’area Schengen: in sostanza, si accusa l’Italia di essere stata troppo morbida e incerta nel gestire i migranti in arrivo. Un discorso che farà piacere alle molte destre europee e forse anche al presidente italiano Napolitano che, inebriato dal fatto che l’Italia ha un governo, pretende anche di governare le coste altrui. Il padre della legge che ha aperto la strada alla Bossi-Fini non si smentisce e neppure si smentisce la Lega, con il suo solito razzismo, né il M5S, che dopo essersi opposto allo ius soli riafferma il suo pensiero di Stato invocando l’intervento dell’Unione europea per garantirne i confini. 

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sab

05

ott

2013

CRESCE LA POVERTA' NEL MONDO

POVERTA’, LOTTA DÌ CLASSE, DEMOCRAZIA E POTERE POLITICO

di Michele Michelino (*)

Il modo di produzione capitalistico, basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, ciclicamente vive la grande contraddizione della crisi dì sovrapproduzione di capitali e di merci che dimostra il fallimento di questo sistema.

Nel passato, cioè nei precedenti modi di produzione, i lavoratori delle classi subalterne che costituivano il "popolo", pativano la fame per effetto delle carestie e della mancanza di generi alimentari; oggi nel sistema capitalista, nell’epoca dell’imperialismo la fame e prodotta dalla troppa abbondanza, dalla troppa ricchezza in mano a pochissimi individui.

Nel capitalismo la sovrabbondanza diventa fonte di miseria perché ostacola la trasformazione dei mezzi di produzione e sussistenza in capitale. Quello che avviene e si ripete ogni anno, quando migliaia di tonnellate di frutta sono distrutte sotto i cingoli dei bulldozer per tenere alti i prezzi è lo stesso processo che avviene per tutte le merci. Quello che dovrebbe essere una benedizione, l’abbondanza, tale da realizzare il paradiso in terra, si trasforma per le classi sottomesse in fonte di miseria. La povertà aumenta in tutte le metropoli imperialiste.

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gio

03

ott

2013

LIBIA

Senza i soldi del petrolio, senza sicurezza, senza acqua, senza elettricità…

 

Benvenuti in Libia, un paese “liberato” dalla NATO.

 

di Abdel Bari Atwan (*)

 

Benvenuti nella nuova Libia, un paese “liberato” dalla NATO che ora si trova senza le entrate del petrolio che potrebbero renderlo ricco, senza sicurezza né stabilità e con livelli senza precedenti di assassinii e corruzione.

 

Lo scorso venerdì (il 13 settembre 2013) la rivista The Economist ha pubblicato un rapporto sull’implosione della Libia. Mi hanno colpito le fotografie che lo illustravano, in particolare una di una scritta su un muro della passeggiata a mare della capitale, Tripoli: “L’unica strada per il cielo è la strada dell’aeroporto” diceva. La scritta è indicativa della difficile situazione in cui si trova la Libia attualmente dopo la “liberazione” da parte dei bombardieri della NATO via aria e della “rivoluzione” via terra che hanno rovesciato il regime dittatoriale di Muhammar Gheddafi.

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mar

01

ott

2013

FALSITA' IMPERIALISTE

Falsi positivi, false bandiere, falsa legalità imperiale

 

di Sara Rosemberg (*)

 

Obama all’ONU

 

 La parola FALSO è oggi al centro del discorso dell’impero. Ma non si vede, non è facile vederla perché l’apparato mediatico invade il nostro linguaggio proprio come l’impero invade con le sue bombe di enorme potere distruttivo.

 

I signori della guerra, esperti in FALSA LEGALITA’, obbediscono solo ai diktat delle grandi corporations del petrolio e delle armi. Il discorso di Obama all’ONU è stato, in questo senso, un modello di linguaggio FALSO, pieno di FALSE proposte di pace per nascondere i suoi continui crimini di guerra.

 

 FALSO POSITIVO: viene chiamato così quel giovane contadino, di 17 anni, che lavorava da mattina a sera a Cundinamarca per raccogliere due zucche, un po’ di patate e quattro bietole per la zuppa di tutti i giorni, e che quella mattina fu sequestrato per essere poi assassinato e presentato come guerrigliero, insieme ad altri  11 giovani contadini (1). Carne umana un tanto al peso. FALSI POSITIVI.  Furono assassinati perché il loro corpo aveva un prezzo per l’esercito della morte, perché il FALSO permetteva di guadagnare o salire la scala del crimine.

 

Il lessico è chiaro e denuda brutalmente quanto successo: “non è chi deve essere, è falso ma è positivo perché con lui morto i carnefici guadagnano”.

 

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gio

26

set

2013

IN RICORDO DI PABLO NERUDA

40 anni fa, il 23 settembre 1973 (dodici giorni dopo il golpe di Stato contro Salvador Allende), moriva il grande poeta cileno Pablo Neruda, che molti oggi ritengono assassinato dalla dittatura pinochetista. Per ricordarlo, vi proponiamo due sue poesie poco conosciute.

 

 TESTAMENTO

Lascio ai sindacati

 

del rame, del carbone e del salnitro

 

la mia casa vicino al mare di Isla Negra.

 

Voglio che lì riposino i maltrattati figli

 

della mia patria, saccheggiata da asce e traditori,

 

disfatta nel suo sacro sangue,

 

consumata in vulcanici stracci.

 

Voglio che al pulito amore che correva

 

per il mio dominio riposino gli stanchi,

 

che siedano alla mia tavola gli oscuri,

 

che dormano sul mio letto i feriti.

 

Fratello, questa è la mia casa, entra nel mondo

 

di fiore marino e pietra costellata

 

che ho alzato lottando nella mia povertà.

 

Qui nacque il suono nella mia finestra

 

come in una chiocciola che cresce

 

e poi stabilì le sue latitudini

 

nella mia disordinata geologia.

 

 

Tu viene da bruciati corridoi,

 

da tunnel morsi dall’odio,

 

attraverso il salto solforico del vento:

 

qui hai la pace che ti destino,

 

acqua e spazio della mia Oceania.

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mar

24

set

2013

REGIMI E STATI CANAGLIA

 

Il regime di Obama

 

di: Atilio Boron (*)

 

E’ una pratica profondamente radicata che i governi che si oppongono alla dominazione nord-americana vengano abitualmente caratterizzati come “regimi” dai grandi mezzi di comunicazione dell’impero, dagli intellettuali colonizzati della periferia e da quelli che il grande drammaturgo spagnolo Alfonso Sastre ha magistralmente definito “intellettuali benpensanti”.

 

 La parola “regime” ha acquistato nella scienza politica una connotazione profondamente negativa, che non era presente nella sua formulazione originale. Fino a metà del ventesimo secolo si parlava di “regime feudale”, di un “regime monarchico” o di un “regime democratico” per alludere all’insieme di leggi, istituzioni e tradizioni politiche e culturali che caratterizzavano un sistema politico.

 

Ma, con la Guerra Fredda e, in seguito, con la controrivoluzione neo-conservatrice, il vocabolo ha cambiato completamente il suo significato. Nel suo uso attuale la parola viene impiegata per stigmatizzare governi o stati che non si inginocchiano ai diktat di Washington che, proprio per questo, vengono squalificati come autoritari e, in non pochi casi, come sanguinarie tirannie.

 

Ciò nonostante, uno sguardo sobrio riguardo a quanto sopra proverebbe l’esistenza di stati inoccultabilmente dispotici che, tuttavia, i portavoce della destra e l’imperialismo mai definirebbero “regimi”.

 

Nell’attuale congiuntura proliferano gli analisti e i giornalisti (compresi alcuni “progressisti” alquanto distratti) che sembrano non avere alcun inconveniente nell’accettare l’uso del linguaggio stabilito dall’impero. 

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ven

20

set

2013

GRECIA

Per Pavlos: il rapper antifascista assassinato da Alba Dorata

 

di: Leonidas Oikonomakis (*); da: rebelion.org; 20.9.2013

 

 Ricordo ancora l’ultimo concerto che abbiamo fatto ad Atene come Social Waste nel lontano 2005. Ebbe luogo nel leggendario “An Club” di Exarchia e dividevamo il palco con Rymeshot, la nuova band di Killia P. in quel momento.

 

- “Pavlos, non siamo pronti, meglio se non suoniamo, è da troppo che non proviamo”

 

- “No, no! Nel nostro primo concerto vi voglio qui, ragazzi! Andiamo!”

 

Allora Pavlos aveva 26 anni e io 23. Ci eravamo conosciuti alla Freestyle Productions, un’èquipe di produzione di hip-hop sociopolitica formata attorno a Active Member, la più grande band di hip-hop del paese. Condividendo credo politico e rispetto per l’altro, diventammo amici e continuammo ad esserlo anche dopo aver lasciato entrambi Freestyle Productions. 

 

 Pavlos veniva da un quartiere operaia del Pireo e, come tutti i ragazzi nati e cresciuti là, era un tifoso dell’Olympiakos (“… e del Proodeftiki!”, avrebbe aggiunto lui) – un’altra delle cose che avevamo in comune e che ci avvicinavano. Ricordo che andavamo insieme alle manifestazioni ad Atene e in altri posti, spesso marciando nella stessa formazione. Pavlos è sempre stato presente nelle lotte sociali del suo tempo e della sua generazione, e ha cercato anche di contribuirvi con la sua musica e i suoi testi.

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ven

20

set

2013

CANTRALE ATOMICA DI FUKUSHIMA

Disastri su disastri dopo l’ecatombe atomica di Fukushima

 

di Salvador Lòpez Arnal (*);

 

L’urgenza e il gelido calcolo mercantile di nuovo al posto di comando delle operazioni di controllo e smantellamento di uno dei più grandi disastri industriali della storia della Umanità. Naturalmente parlo di Fukushima. 

 

Come e perché uno dei depositi di acqua radioattiva della centrale di Fukushima ha avuto una perdita di 300 tonnellate di acqua, 300 mila litri? “Nessuno lo sa, neppure la società amministratrice” (1).

 

Quale multinazionale implicata preferisce non parlare del migliaio di depositi del complesso? TEPCO.

 

Quale corporation ha finalmente informato, lunedì 19 agosto, di aver scoperto “pozze di acqua radioattiva vicino ai depositi”? Come sopra. Chi ha precisato, pochi giorni dopo, che la quantità sfuggita era di 300 tonnellate di acqua radioattiva? Come sopra.

 

Il deposito difettoso è stato localizzato? Si. E’ stato localizzato il punto preciso dove si è prodotta la fuga, una fuga “che durava sicuramente da varie settimane e non era stata localizzata”? No.

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sab

14

set

2013

INSEGNAMENTI DALLA STORIA

Luis Britto Garcìa
Luis Britto Garcìa

La pace sia con te

 

di Luis Britto Garcìa (*)

 

1. Ogni volta che camminiamo sul territorio dell’Islam, ascoltiamo un solo saluto: Salam Haleikum, la Pace sia con te. Non sappiamo cosa sia la pace finché non la perdiamo. L’avversità è un duro maestro. Impariamo meglio dall’esempio. Occupare una posizione strategica o possedere risorse naturali indispendabili rende qualsiasi paese vittima dell’intervento imperiale. Il modo di vita del Venezuela è, come direbbe Carlos Monsivais, “la catastrofe differita”.

 

Se non puoi cambiare la tua geografia, prepara la tua difesa.

 

 2. Il Messico ricevette a braccia aperte i coloni statunitensi che in seguito gli avrebbero rubato più della metà del suo territorio; la Bolivia nominò nella sua cancelleria brasiliani con la doppia nazionalità che avrebbero finito per strapparle un terzo del suo territorio; la Palestina accolse con tenerezza gli israeliani che l’avrebbero poi ridotta al nulla. La Siria lasciò che si infiltrassero, per un periodo, i fondamentalisti e i mercenari che oggi massacrano la sua popolazione civile. Il Venezuela deve prendere misure contro le infiltrazioni paramilitari.

 

Per evitare l’invasione violenta, bisogna sventare quella pacifica.

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ven

13

set

2013

SIRIA

Il (grottesco) imperatore è nudo

 

di Pepe Escobar (*)

 

Non c’è nulla di tragico nella presidenza di Obama, capace di attrarre i talenti analitici di un nuovo Plutarco e di un neo-Gibbon. Sembra più una farsa di Pirandello, una specie di Personaggio in cerca di Autore.

 

I candidati ad essere Autore sono ben conosciuti, dalla lobby di Israele alla Casa di Saud, ad una scelta élite del complesso militare-industriale e, soprattutto, la rarefatta élite bancaria/finanziaria, i veri padroni dell’Universo. Il povero Obama non è altro che un numero, un funzionario dell’Impero in cui repertorio di “decisioni” si estende solo al decidere quale sorriso di marca farà nella corrispondente sessione fotografica.

 

 Non c’è nulla di “tragico” nel fatto che durante questa settimana – che segna il 12° anniversario dell’11 Settembre – questa presidenza starà lottando per la “credibilità” del suo bombardamento nel tentativo di sedurre i falchi repubblicani del Congresso USA mentre la maggioranza dei guerrafondai del giorno sono i democratici.

 

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gio

12

set

2013

ANCORA SUL CILE

11 Settembre: la vittoria di Allende


di Ricardo Alarcòn de Quesada (*)

 

A 40 anni dal Colpo di Stato che mise fine alla democrazia cilena e provocò la morte eroica di Salvador Allende, l’America Latina vive una nuova epoca.

Il mondo era allora diverso da quello in cui viviamo ora. Predominava la nozione del socialismo come progetto politico che doveva necessariamente seguire le orme di quello instaurato fuori dall’America.

Cercare una via cilena al socialismo era indispensabile. Questo ideale, secondo Mariàtegui (1) “creazione eroica”, dove essere opera, secondo Julio Antonio Mella (2), di “esseri pensanti” e non di disciplinati seguaci del pensiero altrui.

 

Nel 1958, sotto la dittatura batistiana, ci sorprese la notizia che Salvador Allende, con un’alleanza che comprendeva il Partito Comunista, era sul punto di vincere le elezioni e diventare Presidente del Cile.

Sembrava un dato di un altro pianeta. Solo 4 anni prima, nel 1954, la CIA aveva schiacciato la democrazia guatemalteca e imposto una delle peggiori e più prolungate tirannie. Gli Stati Uniti, allo zenith del loro potere, dominavano a piacer loro il Continente, trasformato in bastione di un anticomunismo viscerale dove non era possibile alcun cambiamento. Le tirannie militari al servizio di Washington erano di moda. Il Cile era un’incognita. Quando lo visitai, nel 1959, incontrai molti convinti che la prossima elezione avrebbe portato la vittoria.

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mer

11

set

2013

CILE

11 settembre: vittoria elettorale, offensiva terroristica e ruolo della Casa Bianca.

 

Lezioni per il presente.

 

di Atilio Boròn (*)

Il 4 settembre 1970 Salvador Allende, il candidato di Unità Popolare – coalizione formata dai partiti Comunista, Socialista e Radicale e altri tre piccoli raggruppamenti politici – otteneva la prima minoranza nelle elezioni presidenziali cilene. Allende rappresentava la linea più radicale del socialismo cileno e durante gli anni ’60 aveva dimostrato, nei fatti, la sua profonda solidarietà e amicizia con il popolo e il governo cubano, al punto che quando venne creata la OLAS, Organizzazione Latinoamericana di Solidarietà, per difendere la sempre più minacciata rivoluzione cubana, la presidenza di questa istituzione fu affidata alle mani dell’allora senatore cileno.

Tre candidati si presentarono alle elezioni del 4 settembre: oltre ad Allende correva il candidato della destra tradizionale ed ex presidente, Jorge Alessandri; e quello della moribonda e spezzata democrazia cristiana, Radomiro Tomic, mal messo grazie al fiasco della tanto millantata “Rivoluzione in Libertà” con cui Washington aveva voluto soffocare la ribellione popolare costantemente spinta a livello continentale dal luminoso esempio di Cuba.

 

Alla fine della giornata il conteggio diede queste cifre: Allende (UP) 1.076.616 voti; Alessandri (Partito nazionale) 1.036.278; e Tomic (DC) 824.849.
Ma la legislazione elettorale del Cile stabiliva che, se il candidato trionfatore non otteneva la maggioranza assoluta del voto popolare, il Congresso avrebbe eletto il nuovo presidente tra i due più votati.

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mar

10

set

2013

1973 COLPO SI STATO IN CILE

Il Presidente socialista, Salvador Allende
Il Presidente socialista, Salvador Allende

Il rovesciamento di Allende raccontato da Washington


di Hernando Calvo Ospina (*)


Fin dal 1961, appena entrato in carica, il presidente John F.Kennedy nominò un comitato incaricato delle elezioni che si sarebbero tenute in Cile tre anni dopo. Secondo l’inchiesta della Commissione Church del Senato statunitense (1), il comitato era composto da alti responsabili del Dipartimento di Stato, della Casa Bianca e della CIA. Il Comitato aveva un omologo all’ambasciata statunitense di Santiago, capitale cilena. L’obiettivo era impedire che il candidato socialista, Salvador Allende, vincesse le elezioni (2).

 

Allende era un marxista convinto che si potesse arrivare al governo per via pacifica e, da lì, dare una svolta alle strutture dello Stato a beneficio delle masse impoverite. Affermava che per raggiungere tale obiettivo bisognava nazionalizzare le grandi industrie, dando priorità a quelle in mano statunitense, che sfruttavano le risorse strategiche. Queste idee, e altri ideali sociali, lo trasformarono in un indesiderabile per Washington: avrebbe potuto essere d’esempio per i popoli di altre nazioni latinoamericane.

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lun

09

set

2013

AUTORITARISMO EUROPEO

Per non dimenticare

Le radici dimenticate della deriva dell’Europa verso l’autoritarismo

di Yanis Varoufakis (*); da: rebelion.org; 7.9.2013

L’Europa è dilaniata da uno scontro titanico tra (a) la continua rabbia popolare contro le misantropiche politiche di austerità e b) l’impegno inamovibile delle nostre élites per una maggiore austerità.
Nessuno conosce il risultato di questo scontro salvo che, ovviamente, le probabilità non sembrano essere favorevoli ai buoni. Mentre seguiamo il corso di questa incertezza devastante, forse è utile fare una piccola prova di conoscenza. Così, cari lettrici e lettori, fatemi il favore di leggere le seguenti dieci citazioni e, mentre lo fate, cercate di immaginare chi ha pronunciato o scritto queste parole.

 

1) .. “Al di sopra e oltre il concetto di Stato-nazione, l’idea della nuova comunità trasformerà lo spazio vitale che è stato dato a tutti dalla Storia in un nuovo regno spirituale … La nuova Europa della solidarietà e della cooperazione tra tutti i popoli, un’Europa senza disoccupazione né crisi monetarie, (…) troverà un fondamento sicuro e una prosperità in rapido aumento una volta che siano state abbattute le frontiere economiche nazionali”.

 

2) “Ci deve essere una disposizione favorevole a subordinare gli interessi propri di ognuno, in alcuni casi, a quelli della Comunità Europea.”

 

3) “La soluzione dei problemi economici (…) con l’eventuale obiettivo di un’unione doganale europea e di un mercato libero europeo, un sistema di compensazione europeo e sistemi di cambi stabili in Europa, in vista di una unione monetaria europea”.

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sab

07

set

2013

SIRIA, USA E ARMI CHIMICHE

Chi interverrà?

Guerra batterilogica: gli antecedenti degli Stati Uniti

di Jeffrey St.Clair (*)

 

Gli Stati Uniti hanno utilizzato il loro arsenale di armi chimiche e biologiche contro Filippine, Portorico, Vietnam, Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos, Cambogia, Cuba, Canada e contro gli immigranti haitiani, oltre ad aver esposto centinaia di migliaia di cittadini statunitensi ad una spaventosa varietà di agenti infettanti e prodotti chimici tossici, uccidendo dozzine di persone.

Gli esperimenti USA con armi biologiche risalgono alla distribuzione di coperte infettate con germi di colera tra i popoli indigeni del Nord America nel decennio 1860.

Nel 1900, medici dell’esercito USA infettarono nelle Filipppine 5 carcerati con una varietà di germi e 29 con il bacillo del beri-beri. Almeno 4 di questi morirono.

Nel 1915, un medico il cui lavoro era finanziato dal governo espose 12 carcerati in Mississipi alla pellagra, una malattia che produce handycap perché attacca il sistema nervoso centrale.

Dopo la 1° Guerra Mondiale, gli USA svilupparono un’ampio ventaglio di armi chimiche, producendo migliaia di barili di iprite e lewisite. Migliaia di soldati statunitensi furono esposti a questi agenti per “provare l’efficacia delle maschere antigas e delle tute protettive”.L’Agenzia per i Veterani di Guerra rifiutò di riconoscere le richieste presentate dalle vittime di tali esperimenti. L’esercito usò anche l’iprite per reprimere le manifestazioni anti-USA a Portorico e nelle Filippine negli anni 1929 e 1930.

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mar

03

set

2013

NO ALL'AGGRESSIONE IMPERIALISTA

manifestazione contro la guerra in Siria al consolato americano a  Milano
manifestazione contro la guerra in Siria al consolato americano a Milano

Aggressione alla Siria

 

La frode, 12 obiettivi e 8 conseguenze

di Nazanìn Armanian (*)

Ah, vergogna! E il tuo rossore? (Amleto, atto III)

 

I dirigenti degli stessi paesi che hanno ucciso centinaia di migliaia di innocenti con le loro bombe al napalm, il fosforo bianco, i proiettili all’uranio impoverito, le sostanze chimiche sconosciuto che hanno causato la Sindrome del Golfo, ora spargono lacrime di coccodrillo
per la morte di 350 siriani, vittime – a quanto sembra – di armi chimiche, come se la morte di 100.000 persone per armi convenzionali e la fuga di cinque milioni di anime dalle loro case non fossero motivi per commuoversi. 

Guerra di falsa bandiera? E’ possibile che i ribelli abbiano utilizzato quelle sostanze contro la propria gente e buttato la colpa su Damasco? Il regime di Barak Obama, prima di una inchiesta seria, ha accusato il governo di Bashar Al Assad, nonostante che gli stessi insorti abbiano riconosciuto il loro crimine con la giornalista dell’Associated Press Dale Gavlak: avevano ricevuto queste sostanze dall’Arabia Saudita e si era trattato di un incidente nel “maneggiarle”, dicono. Il Governo iraniano ha rivelato che nove mesi fa avvisò Washington del fatto che gli insorti possedevano le suddette armi.

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sab

31

ago

2013

NO ALL'AGGRESSIONE CONTRO LA SIRIA

SABATO 31 AGOSTO - ORE 16.30

LARGO DONEGANI - MILANO

PRESIDIO - MANIFESTAZIONE

AL CONSOLATO  U.S.A.

 

 

Le precedenti guerre contro Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia ci hanno insegnato che le "guerre umanitarie" altro non sono che massacri
perpetrati per interessi economici e geopolitici.

"L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"

QUESTO RECITA L’ART.11 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA NATA DALLA RESISTENZA

Questa guerra presenta anche gravi pericoli di estensione del conflitto.

Chiamiamo quindi alla mobilitazione contro la guerra alla Siria tutte le organizzazioni democratiche e i cittadini amanti della pace e soprattutto tutti i lavoratori poiché la guerra è contro il lavoro e tocca ai lavoratori fermarla.


Comitato contro la guerra – Milano

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ven

30

ago

2013

MEDIO ORIENTE

La vendetta di Yinon?

Un panorama di caos nel mondo arabo

 

di Mahdi Darius Nazemroaya (*) 

 

Il Medio Oriente è diventato un arco di instabilità, dall’Iraq al Golfo Persico fino alla Libia e lla Tunisia.

Il caso e l’instabilità sembrano trovarsi praticamente in ogni angolo del mondo arabo e del Medio Oriente. Non sembra che il massacro si fermerà.

Tuttavia c’è un paese che brilla di soddisfazione, L’instabilità che, insieme a Washington, ha
contribuito a creare nella regione ha dato carta bianca a Tel Aviv. Il caos intorno ha permesso a Israele di continuare la sua annessioni di sempre più terra palestinese in Cisgiordania mentre faceva finta di parlare di pace con l’Autorità Palestinese dell’irrilevante Mahmoud Abbas. Tutto ciò di cui ha bisogno ora è che gli Stati Uniti capeggino una guerra contro l’Iran e i suoi alleati.

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mer

28

ago

2013

SIRIA

Supposizioni sulla guerra chimica

Un pezzo di propaganda saudita

di William Engdhal (*)

I rapporti su un attacco chimico massiccio in Siria potrebbero diventare la “linea rossa”
per un intervento militare statunitense in Siria. Ma anche un’analisi superficiale della questione mostra che è troppo presto per valutarne la credibilità. 

Il network Al Arabiya ha comunicato che “almeno 1.300 persone sono morte per un attacco con gas nervino nella regione di Guta in Siria, come ha detto il leader dell’opposizione George Sabra mercoledì”.
Il network ha continuato dicendo che il governo del presidente Bashar al Assad era il “responsabile degli attacchi”. Se questo fosse confermato , potrebbe trattarsi della “linea rossa” per l’intervento nordamericano in Siria.

 

Questo potrebbe dar luogo ad una grande conflagrazione in tutto il Medio Oriente e ad un confronto tra potenze come la Russia, la Cina e l’Iran da un lato e USA, Regno Unito e Arabia Saudita dall’altro.

Una previsione poco incoraggiante per la pace mondiale.

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