ven

26

mag

2017

IL COMPAGNO CARLO ROVELLI CI HA LASCIATO

 

Il compagno partigiano Carlo Rovelli ci ha lasciato Il 24 maggio a 91 anni. 

 

Carlo, membro del PC clandestino, aveva partecipato alla Resistenza giovanissimo, come tanti altri ragazzi come lui.

Era un comunista e tale è rimasto fino allo scioglimento del PCI; in seguito è stato, come tanti di noi, un comunista senza partito, iscritto solo all’ANPI.

 

Anche negli ultimi mesi, quando non poteva più camminare, è sempre stato lucido, un attento lettore dei giornali e gli piaceva essere informato.

 

Nel ricordarlo, voglio riportare qualche brano delle lunghe chiacchierate fatte quando andavo a trovarlo al Circolino e a casa sua, dove andavo a cambiargli una lampadina o a riparargli un guasto all’impianto elettrico e quando gli portavo il giornale "nuova unità", che commentavamo insieme – lui, sua moglie Adriana ed io. 

 

A 18 anni Carlo, figlio di un antifascista riparato in Francia, inizia la sua attività antifascista e antinazista a Niguarda (quartiere operaio e popolare di Milano) – dove poi parteciperà, il 24 aprile – alla liberazione, con altri suoi coetanei, distribuendo volantini e facendo scritte sui muri.

leggi di più

ven

26

mag

2017

STRAGE DI MANCHESTER

 

Manchester: un bersaglio mobile

 

di Guadi Calvo (*)

 

Il terrorismo ha colpito un’altra volta il cuore dell’Europa. Come si sa, un suicida di 22 anni di nazionalità britannica, chiamato Salman Abedi, si è fatto saltare nel Manchester Arena, uno degli stadi coperti più grandi d’Europa, in pieno centro di Manchester, seconda città dell’Inghilterra, mentre finiva il concerto di Ariana Grande, una delle tante stelle che l’industria dello spettacolo fabbrica così bene per esacerbare il consumo adolescenziale. 

 

Il numero delle vittime è di 22 morti e circa un centinaio di feriti, il che ha causato il collasso sanitario nei 6 ospedali della città. In maggioranza, i morti ed i feriti sono adolescenti e bambini, cosa che dà l’opportunità alle buone coscienze occidentali di costruire tumuli di fiori, candele, lettere e silenzi, esercitando la loro selettiva ghiandola della sensibilità e della drammaticità, che sembra essere programmata solo quando i bambini e gli adolescenti che muoiono sono bianchi e che non si attiva nel caso di neri o musulmani, anche se qualsiasi noiosa mattina a Bagdad, Damasco, Mosul, Aleppo, Kabul o Tripoli può superare di molto le cifre ci cui sopra.

leggi di più

mar

23

mag

2017

Trump in visita alla casa del male

 

Trump in visita alla casa del male

 

di Guadi Calvo (*)

 

 

 

Donald Trump ha iniziato il suo primo giro internazionale in cui visiterà Arabia Saudita, Israele, Palestina, il Vaticano, Bruxelles e la Sicilia. Senza dubbio non sarà un viaggio di piacere anche se, data la complicata situazione politica che lascia nel suo paese, potrebbe considerarlo tale. 

 

La crisi aperta dal licenziamento del direttore del FBI James Comey, che indagava sulle possibili connessioni della squadra elettorale di Trump con la Russia,  la copertura data dal presidente al suo ex consigliere alla sicurezza Michael Flynn, che si è appena rifiutato di rispondere al Senato e la designazione – da parte del Dipartimento di Giustizia – di Robert Mueller, ex direttore del FBI e alleato di Comey, quale procuratore speciale per continuare le indagini di Comey, senza dubbio infastidiscono il presidente più degli ostruzionismi di molti congressisti, che praticamente stanno paralizzando l’Esecutivo nordamericano e che fa sì che il “Trump impeachment” suoni un’altra volta con sufficiente forza, per un capo di governo che è al potere da soli 5 mesi e a cui manca la bellezza di 1.300 giorni per portare a termine la sua amministrazione.

 

 

 

Per Trump le bandiere statunitense e saudita, i manifesti di benvenuto con la sua immagine, le fanfare che suonano e i jet che volano in cielo con le stelle rosse, bianche e azzurre al suo arrivo a Riad, contrastano molto con l’ultima, gelida, accoglienza del suo antecedente Barak Obama e saranno state una desiderata gratificazione e, ancor più se tanta baldoria finirà con un assegno di più di 110 milioni di dollari che il regno wahabita gli darà per l’acquisto di armi per “fare da contrappeso” nella regione alla predominanza che l’Iran ha acquistato dagli accordi nucleari con gli USA nel 2015. Si è anche stabilito che nei prossimi 10 anni, il regno farà altri acquisti per un valore di altri 250 mila milioni – secondo l’annuncio del ministro saudita degli Esteri Adel al-Jubeir e del segretario di Stato USA Rex Tillerson, cosa che ha fatto esclamare a Trum: “Lavoro, lavoro,lavoro”. Chissà che con questo possa registrare un primo attivo nella sua per ora negativa amministrazione.

leggi di più

gio

18

mag

2017

PALESTINA

 

Palestina: chi passerà alla storia, il carceriere o chi fa lo sciopero della fame?

 

di Gideon Levy

 

Comincia la quarta settimana di sciopero della fame di più di 1.200 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Viene mantenuta l’incomunicabilità e l’isolamento dei prigionieri, mentre in tutto il mondo ci sono manifestazioni di solidarietà, in particolare in israele e nei Territori Occupati della Palestina.

 

L’aneddoto della settimana è stato il tentativo di screditare Marwan Barghouti, con un video nella cella dove è incarcerato senza contatti in cui lo si vede mangiare una galletta salata.

 

Il video è stato diffuso nell’ora di maggiore audience dalla TV israeliana, che si è fatta beffe della “serietà” del suo sciopero della fame. Questo primitivo e basso esercizio di “verità alternativa” ha avuto la reazione contraria a quanto ci si aspettava, come ha messo  in rilievo il comico israeliano Assaf Harel in un video.

 

Qui sotto riproduciamo la giusta indignazione di Gideon Levy, editorialista politico del quotidiano Haaretz. 

 

 

 Alla fine la storia giudicherà. E chi ricorderà la storia, Gilad Erdan (ministro della Sicurezza Interna di Israele, n.d.t.) o Marwan Barghouti? Il commerciante di pneumatici di Ramat Aviv Guimel (prima Savion) che vive, tra l’altro, in una via che porta il nome di un assassino ebreo, o l’attivista del Centro di Detenzione di Khison (prima prigione di Hadarim)? Il carceriere o il prigioniero? Quello che ha nascosto i dolci o la persona che se li è mangiati? Il ministro o l’arci-assassino, come l’ha chiamato il corrispondente di Canale 2 Moshe Nussbaum?

  

Chi dei due lotta per una causa più giusta? Chi di loro, di fatto, lotta? Chi di loro ha sacrificato qualcosa nel corso della sua vita? E chi è responsabile di più spargimento di sangue? A chi interessa di più la pace?

 

Alla fine, la storia giudicherà. 

 

In realtà la storia ha deciso da molto tempo. Erdan non sarà neppure una nota a pié di pagina. Come ministro responsabile della Polizia e della polizia di frontiera di Israele, è anche responsabile dello spargimento di sangue che questa causa. In quanto a Barghouti, egli ha lavorato a favore della pace molto più di Erdan, finchè ha perso la speranza … e con ragione.

leggi di più

ven

12

mag

2017

VENEZUELA

Il Venezuela nell’ora dei forni

di Atilio Boròn (*)

La dialettica della rivoluzione e dello scontro di classe che la spinge avvicina la rivoluzione venezuelana al suo inesorabile esito. Le alternative sono due, e solo due: consolidamento e avanzamento della rivoluzione o sconfitta della rivoluzione.

La brutale offensiva dell’opposizione – criminale per i suoi metodi e i suoi propositi antidemocratici – trova sponda nei governi conservatori della regione e in screditati ex governanti fantoccio che gonfiano il petto in difesa della “opposizione democratica” in Venezuela ed esigono dal governo di Maduro l’immediata liberazione dei “prigionieri politici”.

La canaglia mediatica e “l’ambasciata” fanno del loro e moltiplicano per mille queste menzogne.

I criminali che incendiano un ospedale pediatrico fanno parte di questa presunta legione di democratici che lottano per deporre la “tirannia” di Maduro. Lo sono anche i terroristi – si possono chiamare in altro modo?– che incendiano, distruggono, saccheggiano, aggrediscono e uccidono con totale impunità (protetti dalla polizia dei 19 distretti oppositori, sui 335 che esistono nel paese).

 

Se la polizia bolivariana - che non porta armi da fuoco dai tempi di Chàvez – li cattura, ecco una stupefacente mutazione: la destra e i suoi media trasformano questi delinquenti comuni in “prigionieri politici” e “combattenti per la libertà”, come quelli che in Salvador assassinarono Monsignor Oscar Arnulfo Romero e i gesuiti dell’UCA, o come i “contras” che devastarono il Nicaragua sandinista, finanziati dall’operazione “Iran-Contras” pianificata e messa in atto dalla Casa Bianca. 

leggi di più 0 Commenti

ven

05

mag

2017

ELEZIONI FRANCESI

Francia, nuova tappa

di Ignacio Ramonet (*)

 

La prima sorpresa è stata … che non c’è stata sorpresa. Per una volta i sondaggisti non si sono sbagliati.

Nel Regno Unito con il Brexit o negli Stati Uniti con Donald Trump, i sondaggi sbagliarono completamente. In Francia, invece, con settimane di anticipo, le inchieste annunciarono che, nella prima tornata delle elezioni presidenziali del 23 aprile scorso, i vincitori sarebbero stati, in questo ordine: Emmanuel Macron (“En Marche!”) e Marine Le Pen (“Front National”), unici qualificati per passare alla seconda tornata di domenica 7 maggio. E che proprio dietro sarebbero arrivati, sempre in quest’ordine: François Fillon (‘Les Républicains’), Jean-Luc Mélenchon (‘France Insoumise’) y Benoît Hamon (‘Parti Socialiste”). E hanno indovinato.

 

Tali risultati, in un paese traumatizzato dalla crisi sociale e dagli attentati jihaidisti, costituiscono un vero terremoto e meritano alcuni commenti.

Primo, indicano la fine di un lungo ciclo della storia politica francese iniziato nel 1958 con il generale De Gaulle, l’adozione dell’attuale Costituzione e l’instaurazione della V Repubblica. Da quel momento, cioè da quasi 60 anni, era entrato nella seconda tornata almeno uno dei due grandi partiti francesi: quello gollista (con diversi nomi nel corso del tempo: RPR, UDR, UMP, LR) e quello socialista. Questa volta, cosa inaudita, nessuno dei due è riuscito ad oltrepassare gli ostacoli del primo turno. Questo, in sé, è già un fatto storico e dimostra, come in altri paesi, il profondo logoramento delle formazioni politiche tradizionali che dominavano la scena dalla 2° Guerra Mondiale.

 

Dei quattro candidati arrivati in testa in questa prima tornata, solo uno – François Fillon – rappresenta un partito tradizionale; gli altri tre incarnano forze alternative totalmente nuove (“En Marche!”) o quasi senza rappresentanti all’Assemblea Nazionale (“Front National” e “France Insoumise”).

leggi di più 0 Commenti

mer

03

mag

2017

CORTEO CONTRO L'AMIANTO E IL PROFITTO

0 Commenti

lun

01

mag

2017

PER UN 1°MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA

 

 

 

PER UN 1°MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA

 

 per rimettere al centro il conflitto di classe

 

 

 

 

Da tempo le forze politiche e sindacali che hanno tradito gli interessi delle classi lavoratrici ci vogliono far credere che la giornata del 1 maggio sia solo una ricorrenza celebrativa così come voluta da Stato e Chiesa. Una scadenza da calendario, utile solo a benedire una sorta di “santa alleanza” tra capitale e lavoro al fine del benessere nazionale.

Ma sappiamo bene che non è così!

In questa giornata le classi lavoratrici, le sfruttate e gli sfruttati di tutto il mondo, ricordano il martirio di cinque lavoratori anarchici assassinati dallo Stato statunitense l’11 novembre 1887. Cinque nostri compagni “colpevoli” solo di aver lottato insieme ad altre/i per i diritti della classe lavoratrice, a partire dalla lotta per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Parola d’ordine ancora oggi attualissima e fondamentale.

La giornata internazionale ed internazionalista del 1 maggio è e rimane quindi una giornata di lotta, tesa a ribadire che l’emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori avverrà ad opera di loro stesse/i, o non ci sarà.

In piena continuità con quelle lotte, i sindacati di base conflittuali insieme a diversi collettivi e centri sociali chiamano tutti/e, in modo unitario e includente, ad un corteo popolare cittadino caratterizzato da queste cinque “parole d’ordine”: Per un 1 maggio antimperialista ed antimilitarista: perché oggi soffiano venti di guerra soprattutto dal Medio Oriente. 

leggi di più 0 Commenti

dom

30

apr

2017

Dal quotidiano IL GIORNO di domenica 30 aprile 2017

0 Commenti

dom

30

apr

2017

COMUNICATO SUL CORTEO DEL 29 APRILE

Corteo per ricordare tutte le vittime dell’amianto e del lavoro

 

Il corteo partito dal Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”  ha visto sfilare tante persone.

 

Dietro lo storico striscione del Comitato che recita “Per ricordare tutti i lavoratori uccisi in nome del profitto” e la bandiera rossa listata a lutto portata da una vittima dell’amianto, tante persone.  Anche quest’anno la partecipazione è stata numerosa. Il corteo, accompagnato dalle note gioiose della Banda degli Ottoni a Scoppio, si è ingrossato sempre più. Dietro lo striscione portato dalle donne (mogli e famigliari delle vittime, fra cui la vedova di Tiberio Paolone operaio morto di mesotelioma) c’erano gli ex operai della Breda, Pirelli, Falck, Marelli. Insieme agli associati del nostro Comitato anche l’attore regista Renato Sarti (direttore del Teatro della Cooperativa) . A seguire anche diverse delegazioni di associazioni di vittime di stragi di altre città, dai lavoratori dell’amianto con il Gruppo Aiuto Mesotelioma (Lecco), l’Associazione Italiana Esposti Amianto, i lavoratori del Comune di Milano che portavano uno striscione in ricordo della lavoratrice Daniela Cavallotti morta di mesotelioma il 2 gennaio di quest’anno, il Comitato Ambiente Salute Teatro Scala, l’Associazione “il mondo che vorrei” fondata dai famigliari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio,

 

 l’ Associazione Nazionale Mutilati Invalidi del lavoro, lo striscione della RSU del’INNSE di Milano, dei sindacati SGB e CUB. Presenti anche l’amministrazione Comunale di Sesto San Giovanni con il vicesindaco,  insieme a Antonio Pizzinato ex segretario generale CGIL e l’ex  consigliere provinciale Massimo Gatti.

 

Davanti alla lapide che ricorda i lavoratori delle ex fabbriche vittime dell’amianto, con la scritta “ A PERENNE RICORDO DI TUTTI I LAVORATORI MORTI A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA ORA E SEMPRE RESISTENZA”, il vicesindaco ha portato il saluto dell’Amministrazione Comunale e il presidente del Comitato Michele Michelino ha ricordato gli ultimi compagni di lavoro uccisi dal killer amianto e dal profitto nei primi mesi del 2017, affermando: che tutti sapevano del pericolo e nessuno ha parlato. Lo sapevano i sindacati, l'azienda, l'assessorato alla sanità, Tutti sapevano, ma non gli operai ... , chiedendo giustizia per le vittime dell’amianto e per tutti i LAVORATORI E I CITTADINI ASSASSINATI IN NOME DEL PROFITTO. La ricerca del massimo profitto, il non rispetto della salute dei lavoratori, causa più di 1200 morti per infortuni sul lavoro e anche un aumento delle malattie professionali (+ del 24 per cento), facendo ammalare  44 mila i lavoratori sul luogo di lavoro l’anno scorso.

 

Ogni anno sono oltre 4000 i morti per amianto in Italia, 11 ogni giorno, una ogni due ore,  e più di 100 mila nel mondo che sommati alle malattie professionali causano ogni anno in Italia decine di miglia di morti per malattie professionali. Questi dati da bollettino di guerra dimostrano che esiste è una guerra di classe.

 

A distanza di  25 anni dalla sua messa al bando, nel 1992, l’amianto continua a uccidere e se non si procede con le bonifiche, metterà  a rischio anche la salute delle future generazioni. Tutti i governi finora non hanno trovato i soldi per le bonifiche eppure l’Italia spende per la Nato circa 70 milioni di euro al giorno, altri 20 miliardi per le cosiddette missioni di pace, e altri miliardi per coprire parlamentari e in pensione, ministri, dando milioni di compensi ai manager statali corrotti e speculatori anche se portano al fallimento le aziende. Subito dopo la Banda degli ottoni ha suonato l’Internazionale dei Lavoratori e Bella Ciao e il corteo è ripartito.

 

Alle 17,30 il corteo è finito con un’assemblea aperta presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” di Via Magenta 88, Sesto San Giovanni in cui hanno preso la parola tutti i rappresentanti delle associazioni e dei sindacati.

 

 

 

29 aprile 2017

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                                                 web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

per contatti. 3357850799

 

0 Commenti

ven

28

apr

2017

CORTEO CONTRO L'AMIANTO E IL PROFITTO

Giustizia per le vittime dell’amianto e dello sfruttamento

 

IN RICORDO DI TUTTI I LAVORATORI E I CITTADINI ASSASSINATI IN NOME DEL PROFITTO

 

Sabato 29 aprile 2017 – ore 16.30 corteo:

partenza dal Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

di Via Magenta 88, Sesto San Giovanni, fino alla lapide

di via Carducci

 

L’amianto, uno dei tanti strumenti dello sfruttamento capitalistico: un assassino silenzioso che ha ucciso ieri, uccide oggi e continuerà a farlo anche domani. Solo la bonifica dei luoghi di lavoro, di vita e del territorio può arrestare la strage che colpisce ogni anno migliaia di lavoratori e di cittadini (in Italia e nel mondo) fra l’indifferenza dei governi e delle istituzioni.

 

Gli assassini: padroni e managers che, pur di fare profitti, con la complicità di tutte le istituzioni, non hanno esitato a produrre ed utilizzare questo cancerogeno di cui conoscevano gli effetti fin dall’inizio del 20° secolo.

 

Le vittime: decine di migliaia di operai, lavoratori e cittadini, che muoiono senza fare notizia.

 

La prescrizione e i tempi lunghi dei processi proteggono gli assassini dandogli l’impunità.

Una ‘giustizia’ di classe condanna inoltre le vittime e le loro associazioni a pagare le spese processuali, com’è successo nei processi contro la Franco Tosi di Legnano e l’Enel di Turbigo.

 

I poteri economici e politici mandano un segnale chiaro: questi processi non si devono più fare, l’unico diritto riconosciuto è quello del profitto. Ma noi non ci arrendiamo.

 

Dopo il corteo, la manifestazione terminerà alle ore 17,30 con un’assemblea aperta presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” di Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

 

 

 

aprile 2017                                                                                    web:  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

0 Commenti

mer

26

apr

2017

COREA

Corea

Da dove viene il pericolo?

di Sergio Rodríguez Gelfenstein (*)

 

Durante il VII Vertice dell’OEA+Cuba celebrato a Panama nel 2015, dopo lo straordinario intervento del presidente Rafael Correa, il suo collega statunitense Barak Obama affermò che non era utile ricordare la storia. La Colombia era già arrivata al principio del governante della maggiore potenza mondiale, e fin  dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso la cattedra di storia era sparita quale materia obbligatoria dai programmi di studio dell’insegnamento medio di questo paese. I nuovi libri per l’insegnamento della materia riflettono “poca profondità e articolazione tra i temi” secondo un articolo pubblicato nell’agosto 2015 dal giornale El Espectador di Bogotà.

 

In materia di educazione forse non c’è niente di meglio per le classi dominanti che cancellare la storia per fare delle nuove generazioni enti intellettualmente amorfi che non sappiano capire l’origine dei problemi che colpiscono i loro paesi e il mondo. Obama, un accademico della prestigiosa università di Harvard, sapeva perfettamente di cosa parlava a Panama:  in fondo non stava facendo altro che sollecitare noi latinoamericani e caraibici a dimenticare il rosario di soprusi e barbarie commessi dal suo paese negli ultimi duecento anni.

leggi di più 0 Commenti

mar

25

apr

2017

1° MAGGIO 2017

1° Maggio

La lotta contro l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull'uomo continua

 

La classe operaia deve ancora liberarsi dalle catene, prendere in mano il proprio destino, costruire il proprio futuro e il partito comunista per il cambiamento del sistema capitalista

 

Michele Michelino (*)

 

Ormai da anni il 1° Maggio - giornata internazionale di lotta del proletariato e degli sfruttati di tutto il mondo, occasione di scioperi, manifestazioni e proteste contro lo sfruttamento capitalista - è stato snaturato dai sindacati di regime e trasformato in una giornata di festa.

I supermercati e i grandi magazzini rimangono aperti e i dipendenti restano reclusi. I sindacati confederali festeggiano con concerti e una manifestazione nazionale all'insegna del pacifismo, dell’unità nazionale, del nazionalismo a sostegno dell’imperialismo italiano, la chiesa celebra San Giuseppe falegname.

In ogni caso in Italia, come in tante parti del mondo, migliaia di operai e proletari insieme a compagni rivoluzionari, comunisti, anarchici, sindacati di base, scendono nelle piazze sulla base dell'internazionalismo e della solidarietà di classe.

 

Il 1° Maggio i rivoluzionari di tutto il mondo ricordano che la storica conquista delle 8 ore fu un importante passo sulla strada dell’emancipazione operaia e che nel 1886 fu bagnata dal sangue proletario degli operai statunitensi, e che la lotta contro l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull'uomo continua. 

leggi di più 0 Commenti

dom

23

apr

2017

USA: AMMINISTRAZIONE TRUMP

I 10 obiettivi degli USA in tre scenari

di Nazanin Armanian (*)

 

Siria, Afganistan e Corea del Nord sono stati scelti dall’Amministrazione Trump per mostrare muscoli e denti ed annullare il poco cervello che aveva esibito fino ad oggi.

Questa alta tensione è dovuta principalmente a vari cambiamenti in seno al Consiglio di Sicurezza degli USA, cambiamenti segnati dalla vittoria della fazione ostile a Russia ed Iran e alla sconfitta degli “anti-cinesi”: 1) l’abbandono di Steve Bannon che, in linea con Trump, considerava Pechino il principale nemico degli USA e propendeva per un’agenda isolazionista; 2) il licenziamento della Consigliera Kathleen McFarland per essere “filo-russa”, e 3) l’ascesa dell’interventista e stratega militare generale H.R. McMaster (ignorato da Obama), che sostituisce il destituito generale Michael T. Flynn, accusato di avere contatti con Mosca. Questa squadra, alla quale si aggiunge il capo del Pentagono, il “Cane pazzo” James N. Mattis, ha preso le redini della politica estera degli USA.

 

Siria: il primo scenario

 

Il 4 aprile gli USA lanciavano, con grande pompa, 59 missili sulla pista di atterraggio della base Al Shayat senza danneggiare gli aerei russi che vi stazionavano. Mosca non ha utilizzato i suoi missili S300 e S400 per impedirlo. Sei militari siriani hanno perso la vita per questa aggressione illegale fatta per “castigare Bashar Al Assad” accusato, senza prova alcuna, di aver ucciso dei civili in un attacco con armi chimiche tre giorni prima. L’ultima versione del confuso incidente è del giornalista che scoperchiò lo scandalo “Iran-Contras”, Robert Parry, che segnala la base delle operazioni speciali dell’Arabia Saudita e di Israele in Giordania come luogo di lancio di quelle armi.

leggi di più 0 Commenti

sab

22

apr

2017

Dal settimanale Sestoweek del 22/4/2017

0 Commenti

ven

21

apr

2017

USA: MOAB LA "MADRE DI TUTTE LE MENZOGNE

MOAB: la madre di tutte le menzogne

di Alejandra Loucau (*)

 

Che cos’è più importante per la storia del mondo? I talebani o il collasso dell’impero sovietico?

(Zbigniew Brzezinski, consigliere alla Sicurezza USA, nello spiegare l’aiuto militare

 segreto, dal 1978, agli estremisti islamici in Afganistan) (1)

 

Gli USA hanno sganciato MOAB, “la madre di tutte le bombe” su una rete di tunnels all’interno delle montagne della provincia di Nangarhar, nel nord-est dell’Afganistan. Secondo i rapporti ufficiali i nascondigli erano utilizzati dal EIIL (il Daesh in arabo). Fino all’anno 2015 questi tunnels appartenevano ai talebani.

Si dice che questa bomba, a differenza di qualsiasi altra che scoppi in aria, nel colpire e penetrare il terreno genera un’onda espansiva nel sottosuolo che aumenta il suo potere distruttivo. Per questo motivo viene utilizzata per distruggere bunkers, tunnels ed altre aree che di solito sono indenni a bombe standard o ad attacchi di artiglieria di grande portata (2).

 

L’informazione è stata rapidamente diffusa da tuti i mezzi di informazione del mondo, che hanno fatto da portavoce, grazie al Pentagono e al lavoro di un pugno di grandi agenzie di informazione internazionali, masticatrici professionali dell’informazione diretta verso le grandi masse.

leggi di più 0 Commenti

mer

19

apr

2017

PER UNA NUOVA RESISTENZA

Per una nuova RESISTENZA,

Fino all’abolizione dello sfruttamento capitalistico!

 

Ancora, in occasione della Festa della Liberazione – il 25 Aprile – assisteremo a vuoti discorsi retorici, conditi da concerti e deposizioni di fiori. Uno stanco rituale che nasce da un lungo processo di revisionismo storico sulla Resistenza. I borghesi di qualunque colore politico in questo giorno festeggiano la ritrovata collaborazione e la presunta pacificazione tra sfruttati e sfruttatori.

 

Così, come succede con le rivoluzioni e con i grandi rivoluzionari che, una volta morti, sono trasformati in icone inoffensive, si cerca di reinterpretare la Resistenza snaturando il suo lato rivoluzionario e di classe, negando il progetto di chi si batteva contro il capitalismo e l'imperialismo cosciente degli antagonismi inconciliabili di classe.

L’esperienza resistenziale ha fatto veramente “tremare” di paura, prima nei lunghi mesi della lotta armata sui monti e nelle città, poi nelle convulse fasi dell’immediato dopoguerra, la borghesia italiana e il suo sistema di potere economico e sociale. Ed è ancor oggi un pericolo da esorcizzare.

 

La Resistenza non fu solo “lotta di Liberazione nazionale” contro l’invasore tedesco. La Resistenza fu molto di più. La Resistenza fu manifestazione, in questo caso armata, dello scontro di classe; cioè della lotta irriducibile tra due classi in totale contrapposizione tra loro: la borghesia capitalista e il proletariato.

leggi di più 0 Commenti

mer

19

apr

2017

ROSSO NELLA NOTTE BIANCA

0 Commenti

mar

18

apr

2017

IMPERIALISMO USA

Il dott. Stranamore alla Casa Bianca

di Atilio A. Boron (*)

A fronte della sfrenatezza guerresca che si è impadronita di Donald Trump, con un giro di 180 gradi rispetto alle sue promesse in campagna elettorale e anche nelle prime settimane della sua gestione alla Casa Bianca, bisogna farsi la seguente domanda: Chi decide la politica estera degli Stati Uniti?

 

 

In passato essa era il prodotto di una triade composta dal Dipartimento di Stato, dalla “comunità di intelligence” – in particolare la CIA – e dal Pentagono. Il Congresso aveva un ruolo molto meno importante anche se, in determinate occasioni, poteva esercitare una certa influenza. Il presidente ascoltava tutte le opinioni e quindi decideva il tipo di azione da intraprendere. Ma già negli anni di Bill Clinton, l’incidenza del Dipartimento di Stato cominciò a diminuire. Fu la stessa Madeleine Albright, che occupò la segreteria nel secondo mandato di Clinton, che anni più tardi avrebbe annunciato il cambiamento nella missione della carica che aveva occupato. In generale, la sua argomentazione si potrebbe riassumere in questi termini: “prima il Dipartimento di Stato fissava la politica estera e il Pentagono la sosteneva con la forza dissuasiva delle sue armi. Ora è questo che la determina e noi diplomatici abbiamo la missione di spiegarla e di ottenere che altri governi ci accompagnino nel nostro compito”. E ricordava in altra occasione che gli Stati Uniti devono guidare la formulazione della politica estera mediante il seguente principio: “il multilateralismo quando è possibile, l’unilateralismo quando è necessario”. 

leggi di più 0 Commenti

sab

15

apr

2017

PASQUA ISRAELIANA

Pasqua speciale: Yavèh e le armi di distruzione di massa

di Gilad Atzmon (*)

Non molti sanno che il genio cattivo che introdusse nel nostro universo le armi di distruzione di massa fu il chimico ebreo tedesco Fritz Haber. Per il suo lavoro al servizio del Ministero della Difesa tedesca, all’epoca della 1° Guerra Mondiale, Haber fu considerato “il padre della guerra chimica”. Haber fu un pioniere nella militarizzazione del cloro e di altri gas velenosi durante la 1° Guerra Mondiale. Morì nel 1934 mentre stava emigrando in Palestina.

 

Bisogna anche ricordare che fu il “pacifista” ebreo Albert Einstei, insieme a Leo Szilard (altro fisico ebreo), a dare inizio al progetto Manhattan per produrre le prime armi nucleari. Nel 1939 fu Einstein a proporre al presidente Roosevelt che gli Stati Uniti iniziassero il loro progetto sull’energia nucleare. Neanche a dirlo, il Progetto Manhattan era strapieno di scienziati ebrei tedeschi che lavoravano notte e giorno per costruire una bomba nucleare, con la speranza di portare la distruzione totale alla Germania e alla sua gente (non solo al regime).

 

 

Solo pochi anni dopo, nel decennio 1950, David Ben Gurion e Shimon Peres decisero di introdurre in Medio Oriente le armi di distruzione di massa, con il lancio del progetto nucleare israeliano e anche con i prodotti chimici del laboratorio israeliano e con la guerra biologica sviluppata nell’Istituto di Ricerche Biologiche di Israele, a Nes Ziona.

leggi di più 0 Commenti

ven

14

apr

2017

BOMBARDAMENTI USA IN SIRIA

Bombardamento USA in Siria: tre riflessioni che incitano alla prudenza

di Michel Collon (*)

1. Riflettere con prudenza!

Quando veniamo bombardati con informazioni su un “massacro” che serve a giustificare i bombardamenti degli USA, è sempre importante ricordare i precedenti.

Nel 2003 le “armi di distruzione di massa” erano già servite come pretesto a George Bush per sprofondare l’Iraq nell’inferno. Allora dicevamo: è una menzogna dei mezzi di comunicazione, e non ci hanno creduto. Ora tutto il mondo lo riconosce ma, per gli iracheni, è troppo tardi.

Nel 2013 si accusò Damasco. Però l’inchiesta ufficiale delle Nazioni Unite (che senza dubbio è stata piuttosto inquinata dagli USA) si è conclusa con l’impossibilità di stabilire la parte responsabile. Invece il MIT (Istituto di Tecnologia del Massachusetts, USA) ha attribuito l’attacco ai ribelli.

Nei miei libri ho spiegato come ogni guerra sia preceduta da una grande menzogna da parte dei media (Vietnam, Panama, Iraq, Yugoslavia, Palestina, Afganistan, Libia, Siria, Costa d’Avorio). Questa è una tecnica per scaldare l’opinione pubblica; conviene non forsi manipolare senza riflettere. 

leggi di più 0 Commenti

mar

11

apr

2017

GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AMIANTO

Giornata mondiale contro l’amianto

Il 28 aprile di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro l’amianto.

Sono oltre 4000 i morti per amianto in Italia, 11 ogni giorno, una ogni due ore che muoiono di mesotelioma pleurico o di uno degli altri tumori asbesto correlati.

Nonostante siano passati 25 anni dalla sua messa al bando, nel 1992, l’amianto continua a uccidere.

 Questa strage è solo la punta dell’iceberg. Il numero di vittime, infatti, mostra un trend in crescita che, se non si procede con le bonifiche, dal 2020 rischia di diventare uno stabile problema ambientale, sanitario e sociale, mettendo a rischio anche la salute delle future generazioni.

 

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio organizzerà un corteo a Sesto San Giovanni, sabato 29 aprile 2017 alle 16.30 corteo con partenza dal Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” di Via Magenta 88, fino alla lapide di Via Carducci.

0 Commenti

lun

10

apr

2017

EDITORIALE DELLA RIVISTA nuova unità

Basta con le spese militari
Liberiamoci dal dominio e dall'influenza degli Usa e dalle nuove guerre che la NATO prepara
Più si aggrava la situazione economica in Italia - come negli altri paesi - più si acutizza la "guerra tra poveri" sulla quale soffiano le organizzazioni fasciste nelle variegate firme e la Lega nord, nel tentativo di affermare una mobilitazione reazionaria che si traduca poi nel raggiungimento del desiderato successo elettorale.
Nella opinione pubblica sale la protesta contro la solidarietà e l'ospitalità nei confronti degli stranieri fuggiti dalle numerose guerre del mondo e dalla conseguente miseria.  Guerre imperialiste volute da forze guerrafondaie che non esitano a distruggere intere popolazioni e paesi ricchi di storia secolare per le proprie mire di conquista delle risorse locali e come soluzione della crisi.
Ma non si sente - almeno come sarebbe necessario - attaccare i governanti per come e dove indirizzano, anzi sprecano, le risorse economiche peraltro rapinate dalle tasse. Non si sentono proteste contro i lauti compensi dei membri del parlamento sia italiano che europeo, che dai loro scranni non operano certo nell'interesse dei lavoratori e della popolazione.

leggi di più 0 Commenti

dom

09

apr

2017

SIRIA: MENZOGNE E MISSILI

Menzogne e missili

di Randy Alonso Falcón  (*)

La guerra è lo stato naturale degli imperi. Poco importano i motivi per far scoppiare i conflitti; se non esistono, si provocano; e se no si inventano. Il fine ultimo è dimostrare il potere che si possiede, intimorire gli altri, dimostrarsi incontestabili.

 

Donald Trump si è preso poco tempo per fare il pollice verso e decretare i bombardamenti. Lo ha fatto in Yemen appena pochi giorni dopo essere entrato alla Casa Bianca. Poi ha mandato gli aerei a bombardare l’Iraq. Ora ripete la dose, con una bordata di missili milionari, in Siria.

 

Assediato dai gruppi mediatici, sconfitto al suo primo tentativo di derogare l’Obamacare, con un notevole abbassamento della sua popolarità e attorniato da generali-falchi e dai rappresentanti del complesso militare-industriale, Trump ha deciso di lanciare la sua prima operazione militare di peso all’estero, per mostrare i muscoli e sviare gli attacchi alla sua gestione.

Secondo la Russia, il tentativo di sviare gli sguardi include anche il proposito degli Stati Uniti di nascondere le mattanze di civili in Iraq quale risultato dei bombardamenti dell’aviazione USA dopo la rinnovata presenza militare del Pentagono in quel paese.

leggi di più 0 Commenti

ven

07

apr

2017

GIUSTIZIA DI CLASSE

LA GIUSTIZIA DEI PADRONI COLPISCE ANCORA

La Cassazione conferma il licenziamento del compagno Riccardo Antonini.

 

La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento di Riccardo Antonini.

Riccardo, operaio ferroviere da più di trent’anni, è stato così punito perché, dopo la strage di Viareggio avvenuta il 29 giugno 2009, in cui persero la vita bruciate vive 32 persone,  ha prestato gratuitamente la propria consulenza all’associazione dei familiari delle vittime, testimoniando contro i vertici delle società coinvolte (da Rfi e Trenitalia), responsabili della mancata sicurezza dei ferrovieri e dei cittadini.

 

Riccardo era stato prima diffidato da Rfi nell’estate del 2011 e poi sospeso per 10 giorni. Infine, il 7 novembre 2011, è stato licenziato in tronco per essersi posto al servizio delle vittime della strage di Viareggio. Riccardo nel 2012 ha impugnato il licenziamento e RFI aveva cercato una conciliazione in cui, per la sua reintegrazione, chiedeva a Riccardo di sconfessare il suo sostegno ai familiari, cosa che Riccardo ha rifiutato di fare: ll 4 giugno 2013, nel processo d’appello, il tribunale di Lucca confermò il licenziamento. Il 6 aprile 2017 la Corte di Cassazione ha pronunciato la sentenza definitiva, confermando il suo licenziamento per “infedeltà” verso l’azienda.

Azienda che lo stesso Tribunale di Lucca ha recentemente condannato per “strage ferroviaria”, condannando alcuni dei suoi vertici tra cui Mauro Moretti (7 anni).

 

Moretti, il manager di Stato che aveva definito “uno spiacevole incidente” la strage di Viareggio, nei 7 anni in cui è durato il processo è stato via via premiato dai vari governi - perché vanta il merito di aver ‘risanato’ l’azienda Ferrovie, riportandola in attivo e facendo sì che producesse profitti - fino ad assurgere al ruolo di amministratore delegato di Finmeccanica.

Riccardo, per aver denunciato e dimostrato quali sono stati, e saranno, i costi umani di questo ‘risanamento’, fatto riconosciuto anche dal Tribunale, è stato definitivamente licenziato.

 

C’è un solo modo per definire questa sentenza: giustizia di classe.

Ogni classe sociale difende i suoi rappresentanti: lo Stato e gli azionisti delle Ferrovie hanno premiato Moretti perché i profitti sono più importanti della vita non solo delle 32 vittime di Viareggio, ma dei passeggeri e dei ferrovieri che ogni giorno rischiano la vita per guadagnarsi il pane.

Noi, che rifiutiamo di essere carne da macello per i bilanci aziendali, stiamo con Riccardo, con le famiglie delle vittime della strage che hanno visto le loro vite bruciate nel rogo, con i lavoratori e i cittadini di Viareggio (e di tutte le altre stragi avvenute in nome del profitto).

 

Solidarietà al compagno Riccardo Antonini. Solidarietà a tutti quelli che lottano contro la barbarie del capitale. La loro lotta è la nostra.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

7 aprile 2017                                                                                    web:  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

leggi di più 0 Commenti

gio

06

apr

2017

ECUADOR

Ecuador: il popolo ha detto “non un passo indietro”

di Atilio Boron (*)

 

La vittoria ottenuta da Alianza Paìs (partito politico di orientamento socialista, nato come piattaforma politica di sostegno al progetto di “rivoluzione civile” promosso da Rafael Correa, n.d.t.) nel ballottaggio del 2 aprile conferma che il popolo ecuatoriano ha saputo capire cosa c’era in gioco: la continuità di un governo che ha segnato un ‘prima’ e un ‘dopo’ nella storia contemporanea dell’Ecuador o il salto suicida nel vuoto, emulando la tragedia argentina.

Lenìn Moreno e Jorge Glas rappresentano il consolidamento degli avanzamenti ottenuti in numerosi campi della vita sociale in 10 anni sotto la guida di Rafael Correa; il suo avversario, Guillermo Lasso, personificava il ritorno dell’alleanza sociale che aveva tradizionalmente governato l’Ecuador con le disastrose conseguenze a tutti note.

 

Un paese con grandi maggioranze nazionali da secoli immerse nella miseria, con indici di disuguaglianza e di esclusione economica, sociale e culturale aberrranti. Una nazione vittima dell’insaziabile voracità di banchieri e latifondisti, che saccheggiavano impunemente la popolazione che tenevano in ostaggio e che, nella loro sfrenatezza, avevano provocato la mega-crisi economica e finanziaria del 1999.

 

In uno sfoggio di falsificazione dei fatti storici, chiamarono quella tremenda crisi “vacanza bancaria”, nonostante che nella sua voragine finì la moneta ecuadoriana che fu sostituita dal dollaro statunitense, e provocò la fuga precipitosa di circa due milioni di ecuatoriani, che fuggirono all’estero per mettersi in salvo dall’ecatombe.

leggi di più 0 Commenti

mar

04

apr

2017

RICORDANDO LA GUERRA ALLA YUGOSLAVIA

Ricordando la guerra alla Yugoslavia – marzo 1999

Su come si vende un conflitto. La guerra come teleromanzo

di Rainer Rupp; da: lahaine.org; 31.3.2017

 

Tra il 5 e l’8 marzo scorsi, la ‘Neue Gesellschaft für Psychologie’ (Nuova Società di Psicologia) ha organizzato a Berlino una conferenza dal titolo “Krieg um die Köpfe” (La guerra in testa). Si trattava di mostrare, tra l’altro, come la cittadinanza viene preparata/sintonizzata/predisposta ad accettare come irrimediabile e inevitabile l’apparente necessità di un intervento belllico, così come i posizionamenti mediatici ed i processi decisionali politici che di solito l’accompagnano.

Tra gli intervenuti si trovava l’autore di Junge Welt, Rainer Rupp, che per molti anni era stato un informatore della Repubblica Democratica Tedesca dal Quartier Generale della NATo di Bruxelles.

Nella sua relazione egli ha elaborato e concretato il procedimento/progressione dei principali mezzi di informazione durante la prima guerra della NATO in Europa, nel 1999 in Yugoslavia, dopo la caduta dei paesi socialisti europei. L’attacco a questo paese è stato il fatto che ha iniziato il cambiamento paradigmatico in materiale politico-militare.  Il lavoro di informazione pubblica e di propaganda che la NATO realizzò per giustificare quell’assalto, e il ruolo straordinario assunto dai cosidetti “media di qualità” come portavoci dei falchi militaristi, documenta fino ad oggi la loro straordinaria compenetrazione. Junge Welt pubblica la versione rivista della relazione di Rainer Rupp.

************

 

La NATO, media, menzogne e propaganda

 

 

Alla fine della Guerra Fredda e disintegratasi l’Unione Sovietica, le “democrazie” occidentali, in materia di politica estera, sono tornate a servirsi di quello strumento imperialista che è l’attacco armato ad un paese europeo. Allo stesso tempo, i dipartimenti del Pentagono incaricati della metodologia psicologica cominciarono a propagare il dogma che dice che “le democrazie non sono belligeranti, non si coinvolgono nelle guerre”. E i vassalli degli USA in tutto il mondo, e prima di tutto in Europa, cominciarono a ripetere questa formula come se fosse un mantra. Così che, da allora, gli USA e la NATO, per definitionem, non si fanno coinvolgere nelle guerre ma in “solidi interventi umanitari” per difendere i diritti umani, aiutare la democrazia e la libertà e, prima di tutto, imporre l’economia neoliberista di mercato.

leggi di più 0 Commenti

dom

02

apr

2017

TURCHIA: RECEP ERDOGAN

Il Sultano, l’Europa e la guerra

di Daniela Trollio (*)

 

L’Europa sta commettendo crimini di guerra” contro la Turchia, Germania e Olanda hanno “attitudini fasciste”, “proprie dei nazisti”. Si potrebbe, con parecchi distinguo, essere d’accordo, non fosse che questi giudizi vengono da Recep Erdogan, il presidente turco dichiaratamente ammiratore di Hitler, e dai suoi ministri, non proprio brillanti campioni di democrazia e di libertà.

 

Cosa sta succedendo a quello che è stato lo strumento principe della guerra di aggressione alla Siria, con il sostegno ormai riconosciuto persino dai nord-americani dato dal governo turco all’ISIS, con i suoi campi di addestramento per i terroristi che entravano comodamente in Siria attraverso la lunga frontiera che i due stati condividono (frontiera oggi ermeticamente chiusa per i profughi, grazie all’accordo Unione Europea-Turchia sui rifugiati)?

leggi di più 0 Commenti

ven

31

mar

2017

ASSEMBLEA COMITATO DIFESA SALUTE

 

Sabato 1° aprile 2017 - ore 15,30 - ASSEMBLEA

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni

 

O.d.G.:

1)     Bilancio delle attività del Comitato e resoconto delle iniziative fatte.

2)    .Informazione sulle cause penali che stanno andando a sentenza (contro i dirigenti Breda) e  quella iniziata contro il Teatro La Scala e il Comune di Milano.

3)     Corteo il 29 aprile in ricordo dei morti per amianto e dello sfruttamento

 

4)     Varie.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

0 Commenti

gio

30

mar

2017

MESSICO: LE FOSSE DEL NARCO CAPITALISMO

Messico: le narco-fosse del narco-capitalismo

di Raùl Zibechi (*)

“Il paese si è trasformato in una enorme discarica di cadaveri”: a proposito del gigantesco narco-cimitero scoperto nello Stato di Veracruz. "

(La notizia: il 14 marzo scorso, nei dintorni di Veracruz, Messico, è stato scoperto un cimitero clandestino con più di 250 crani, n.d.t.).

 

Tutti i giorni, da un decennio, si ammucchiano notizie macabre, che elevano la cifra dei morti per la “guerra contro il narco-traffico” a più di 200.000 persone e a 30.000 desaparecidos.

 

Il giorno dopo (la scoperta) la Commissione Nazionale per i Diritti Umani e la ONU Donne indicano il corridoio Puebla-Tlaxcala come una delle principali zone di raccolta e transito di persone a fini di sfruttamento sessuale, il che succede, almeno, da 20 anni, “senza che lo Stato messicano intervenga in modo deciso su un fenomeno delittuoso che si estende sempre più” (La Jornada, 20 marzo 2017). Il rapporto assicura che “il Messico è paese di origine, transito e destino delle vittime della tratta di esseri umani, a cui contribuisce la sua posizione geografica visto che si è trasformato in strada obbligata dei migranti centroamericani”.

 

Lo stesso giorno la stampa ha dato notizia dell’assassinio del giornalista Ricardo Monlui Cabrera, proprietario e direttore del portale El Polìtico, mentre usciva da un ristorante con la sua famiglia, nel municipio di Yanga, stato di Veracruz. Solo in questo stato, 24 tra giornalisti e fotografi sono stati assassinati durante le amministrazioni dei membri del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) Fidel Herrera e Javier Duarte. Questi è stato governatore tra il 2010 e il 2016 e, da sei mesi, è latitante perchè la giustizia lo accusa di reati di “delinquenza organizzata”, il che parla dei suoi vincoli con il narcotraffico.

 

 

leggi di più 0 Commenti

mar

28

mar

2017

CIAO SANDRO

Il compagno Sandro Artioli ci ha lasciato ieri pomeriggio.

 

Il funerale avverrà mercoledì 29 marzo, alle ore 14.45, nella Chiesa di Santa Francesca Romana (zona Porta Venezia).

 

Con profondo dolore abbiamo ricevuto la brutta notizia della morte del nostro compagno e amico Sandro Artioli, ex  operaio della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, avvenuta ieri 27 marzo all’età di 75 anni

 

Sandro era un prete ma aveva scelto di fare l’operaio, e da operaio ha vissuto. Sanguigno, senza peli sulla lingua, sempre pronto a battersi contro le ingiustizie, sempre presente nelle lotte a fianco degli strati più bassi dei lavoratori, è stato un punto di riferimento in fabbrica e nel territorio per tanti operai.

 

Con lui abbiamo organizzato le prime lotte per il riconoscimento delle malattie professionali causate dall’amianto. Perché anche lui era stato esposto a questo cancerogeno e ne portava i segni nei polmoni. Così come portava i segni del grave infortunio subito negli ultimi anni in fabbrica. Ma Sandro non si è mai lasciato abbattere: ad ogni caduta, ad ogni sconfitta, “ci si rimbocca le maniche e si riparte”, diceva.  Questo è uno degli insegnamenti che ci lascia.

 

Con lui se ne va un altro pezzo di noi, della nostra storia.

 

Ciao Sandro, con tanta stima e affetto. I tuoi compagni.

 

Sesto S.Giovanni, 28 marzo 2017

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Milano, 28 marzo 2017

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                       web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

0 Commenti

sab

25

mar

2017

SOLIDARIETA' OPERAIA

0 Commenti

ven

24

mar

2017

LONDRA

Londra: ricordi del futuro

di Guadi Calvo (*)

 

Chi si è sorpreso per l’ultimo attacco a Londra dovrà accettare il fatto di soffrire del peggior male di cui un uomo contemporaneo può soffrire: l’innocenza. A Londra la violenza ha nuovamente colpito. Già nel 2005 un attacco coordinanto contro diversi punti del servizio di trasporto pubblico lasciò 56 morti e circa 700 feriti, anche se parlare del terrorismo del 2005 è parlare di vari secoli fa.

Quest’ultimo attacco al ponte di Westminster, in prossimità del Parlamento, fa parte di un’altra tappa di quella “guerra al terrorismo” che l’ex presidente George W. Bush iniziò per conto suo, per i suoi, e non mi riferisco ai cittadini nord-americani.

 

Nel maggio 2013 commisero un attacco simile a quello successo ieri Michael Adebolajo y Michael Adebowale, britannici di origine nigeriana i quali, dopo aver colpito il soldato inglese Lee James Rigby, veterano dell’Afganistan, cercarono di decapitarlo davanti a numerosi testimoni, che poterono registrare sui loro cellulari l’assassinio e i suoi responsabili inneggianti ad Allah.

 

Del tipo di terrorismo che ieri ha colpito Londra – che l’Europa conosce bene – si sa poco, ma verranno altre e altre ondate e saranno incontenibili, perché non si tratta di organizzazioni ma di uomini resi fanatici dall’estremismo wahabita e frustrati dalla rapina neoliberista.

 

 

Il fatto di ieri ha lasciato 5 morti, tra cui l’agente Keith Palmer e lo stesso attaccante, oltre a 40 feriti, 7 dei quali in stato critico, il che potrebbe aumentare il numero dei morti. E sì .... bisogna riconoscere che 5 morti di Londra pesano molto di più dei 200 a Damasco, Bagdad, Mogadiscio o Kabul.

leggi di più 0 Commenti

mar

21

mar

2017

RIFUGIATI

I rifugiati hanno un’anima?

di Guadi Calvo (*)

Durante la controversia se gli indios americani avessero o no un’anima - cosa che permise ai conquistatori di sfruttarli fino alla loro disintegrazione, numero più o meno tra i 30 e i 60 milioni - nel 1537 il papa Paolo III emise la sua Bolla Sublimis Deus che, parola più parola meno, diceva: “Noi che, anche se indegni, esercitiamo sulla terra il potere di Nostro Signore .... riteniamo tuttavia che gli indios siano veri uomini e che non solo sono capaci di capire la fede cattolica ma anche, secondo le nostre informazioni, sono desiderosi di riceverla”.

 

All’ombra di tale rivelazione, credo che sia ormai ora che il nostro amato Santo Padre Francesco stabilisca, una volta per i secoli dei secoli, se anche i rifugiati hanno un’anima. Perchè, alla fin fine, non ci troviamo la sorpresa di bruciare negli altiforni dell’inferno per non esserci presi cura come si deve di quelli che non si sa bene da dove vengono e che passano per indicibili supplizi, noi che facciamo colazione con succo d’arancia, caffè, croissants, burro e con quello squisito dolce di pere che la zia Ernestina, così affettuosa, ci manda sempre dalla campagna.

 

Qualcuno dovrà ben fare qualcosa, una volta o l’altra, non so più se con i milioni di rifugiati di cui nessuno si prende cura o con quelli che producono politiche e azioni per cui un calzolaio siriano di Homs o un contadino somalo di Baidoa finiscono le loro vite abbracciati nel letto del Mediterraneo.

leggi di più 0 Commenti

sab

18

mar

2017

PER NON DIMENTICARE FAUSTO E IAIO

In ricordo di Fausto e Iaio 

Il 18 marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci "Iaio" vengono uccisi in un agguato fascista a Milano. Dopo trentanove anni i loro assassini continuano a rimanere impuniti. Vogliamo ricordarli con una testimonianza di un nostro compagno pubblicata nel libro “Fausto e Iaio trent'anni dopo”.

 

Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il sequestro del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e l'uccisione dei 5 poliziotti della sua scorta da parte delle Brigate Rosse, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due giovani frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo vengono assassinati prima delle 21 a colpi di calibro 38 in via Mancinelli, a poche centinaia di metri da casa mia in via Picozzi.

 

Subito la notizia vola di bocca in bocca. La telefonata di un compagno mi avvisa dell'accaduto, immediatamente chiamo altri compagni e ci diamo appuntamento sul luogo del delitto per testimoniare la nostra solidarietà e la nostra rabbia.

 

La notizia gira velocemente e in meno di un'ora migliaia di persone si radunano sul luogo del duplice omicidio accusando i fascisti. Al presidio sono presenti anche molti compagni della Breda di Sesto San Giovanni, la fabbrica dove lavoro, e insieme decidiamo di riunirci il giorno dopo per prendere posizione con un volantino da distribuire in fabbrica. 

leggi di più 0 Commenti

gio

16

mar

2017

TRUMP IN PROSPETTIVA STORICA

Il fenomeno Trump in prospettiva storica

di Manuel E. Yepe (*)

“Trump non è un fenomeno nuovo. E’ l’ultima e più aggressiva espressione, fino ad oggi, della destra corporativa radicale che intende riaffermare la sua egemonia corporativa ed il controllo sull’economia mondiale e sulla società statunitense. Ha i suoi precedenti nelle politiche e nelle strategie di Richard Nixon, di Ronald Reagan e nel “contratto per l’America” di Gingrich (un programma associato alla presa del Congresso da parte della destra radicale nel 1994), alla cui mescolanza Trump ha aggiunto i suoi nuovi elementi”.

 

Questo è il giudizio sul vero posto che corrisponde nella prospettiva storica all’attuale governante statunitense, Donald Trump, secondo il professore e dottore in economia politica Jack Rasmus, che ha una cattedra al Saint Mary’s College della California, nel suo più recente saggio intitolato “Trump non è un fenomeno nuovo”.

 

Il dottor Rasmus, molto noto per le sue predizioni politiche, dice che “Trump ha integrato elementi del Tea Party separati dalle élites del partito repubblicano nella purga successiva alle elezioni del 2012 ed ha introdotto la dose di nazionalismo economico di cui la destra radicale aveva bisogno per approfondire i suoi legami con la classe operaia tradizionale, un passo chiave sulla strada per costruire in futuro un vero movimento populista su base fascista.

leggi di più 0 Commenti

mer

08

mar

2017

8 MARZO PROLETARIO

La proletaria

di Rosa Luxemburg; da: rebelion.org; 8.3.2017

(Scritto del 5 marzo 1914).

Il giorno della Donna Lavoratrice inaugura la settimana della Socialdemocrazia. Con il duro lavoro di questi giorni il partito dei diseredati mette la sua colonna femminile all’avanguardia per spargere il seme del socialismo in nuovi campi. E l’uguaglianza dei diritti politici per la donna è il primo grido lanciato dalle donne allo scopo di reclutare nuovi difensori delle rivendicazioni di tutta la classe operaia.

Così la moderna proletaria si presenta oggi alla tribuna politica come la forza più avanzata della classe operaia e , allo stesso tempo, di tutto il sesso femminile ed emerge come  la prima lottatrice d’avanguardia da secoli.

 

 

La donna del popolo ha lavorato molto duramente da sempre. Nell'orda primitiva portava pesanti carichi, raccoglieva alimenti; nel villaggio primitivo seminava cereali, macinava, faceva ceramiche; nell'antichità era la schiava dei patrizi e alimentava i loro figli al suo petto; nel Medioevo era legata alla servitù delle filande del signore feudale. Ma, da quando esiste la proprietà privata, la donna del popolo ha lavorato quasi sempre lontano dalla grande fabbrica della produzione sociale e, quindi, lontano anche dalla cultura, restando confinata negli stretti limiti domestici di un’esistenza familiare miserabile. 

leggi di più 0 Commenti

lun

06

mar

2017

BUGIE E FALSITA'

La falsità delle notizie: attentati e aggressioni mai successe

di Christian Christensen (*)

Alla stampa contraria all’immigrazione la notizia è caduta come un dono dal cielo: un uomo impazzito che veste un giubbotto da suicida “pieno di benzina e polvere da sparo” entra in un supermercato di una piccola città del nord-est della Spagna, lancia grida di “Alaju Akbar” e apre il fuoco. Fortunatamente non ci sono morti, ma i clienti fuggono terrorizzati.

La notizia appare su un giornale locale, viene rapidamente raccolta da una serie di media statunitensi e inglesi e viene condivisa ampiamente su Twitter e Facebook. E personalità anti-musulmane affermano, scuotendo la testa con saggia disapprovazione, che l’attacco rappresenta tutto il male dell’Islam.

 

C’è un piccolo problema: non è mai successo.

Si, c’è stato un uomo che è entrato in un supermercato della città di Ourense e ha sparato varie volte. Qui è, tuttavia, dove finiscono i fatti e comincia la fantasia.

Giubbotto da suicida? Non l’aveva. Spari contro i clienti? No, ha colpito una bottiglia. Un pazzo sbandato? In un certo momento della registrazione delle telecamere di vigilanza si vede che l’uomo si siede e si mangia una banana. La città era sconvolta? No. E che è successo con le grida di “Alaju Akbar”? In seguito si viene a sapere che in realtà si trattava di un uomo che veniva dai Paesi Baschi, mentalmente disturbato, e che qualcuno ha confuso con l’arabo le parole pronunciate in euskara (la lingua basca). 

 

Dice molto della natura dell’intolleranza il fatto che avvenimenti inventati come quelli che non hanno avuto luogo a Ourense vengano messi in circolazione tanto rapidamente ed acriticamente da certi elementi della stampa e che questo venga fatto senza la minima preoccupazione per le conseguenze personali e materiali della loro pubblicazione.

leggi di più 0 Commenti

mar

28

feb

2017

PETROLIO WAHABITA

Il rosso petrolio wahabita

di Guadi Calvo (*)

L’Arabia Saudita, quale principale potenza delle monarchie del Golfo, ha trascinato i suoi vicini – Qatar, Emirati Arabi e Kuwait, fondamentalmente – ad accompagnare e a finanziare il terrorismo wahabita, incarnato in organizzazioni come al-Qaeda, Daesh e i talebani afgani e pachistani, anche se in altri tempi, su richiesta del Pentagono, non ha mancato di finanziare gruppi che nulla hanno a che vedere con l’integralismo musulmano, come i Contras nicaraguensi o l’organizzazione neofascista italiana Ordine Nuovo, responsabile dell’attentato contro la stazione di Bologna del 1985, che fece 85 morti.

 

Dalla guerra contro i sovietici in Afganistan, la tirannia dei Saud ha continuamente aumentato le sue “donazioni” a ogni organizzazione terrorista che si definisca wahabita, dalle Filippine alla Nigeria, passando per il Caucaso, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan, la Somalia, la Libia e il Mali.

 

 

Fondamentalmente Riad ha sparso moschee e madrassah (scuole coraniche) dove si intercettano e si radicalizzano i giovani che le frequentano in tutta l’Europa, in Africa, ovviamente nel mondo arabo e nel sud-est asiatico, dove gli si passano le stizzose letture del Corano di Muhammad Ibn Abd al-Wahad (1703-1792), che voleva la restaurazione di un Islam dei Salaf (predecessori) (da qui il termine salaafiti). In seguito le sue teorie furono “attualizzate” nel 1928 dal fondatore dei Fratelli Musulmani, Hassan al-Banna, uomo del Foreign Office, e vennero continuate da Sayyid Qutb, impiccato nel 1964 per l’attentato, fallito, contro il leader egiziano Gamal Abdel Nasser.

leggi di più 0 Commenti

ven

24

feb

2017

MURI

L’anno della Grande Muraglia

di Ignacio Ramonet (*)

 

E’ possibile che il 2017 venga ricordato nella storia come l’anno della Grande Muraglia. Perché? Perché Donald Trump, il nuovo presidente degli Stati Uniti, è deciso ad edificare una monumentale barriera di protezione alla frontiera con il Messico per impedire, secondo lui, la “invasione” degli immigranti illegali che vengono dal ‘pericoloso Sud’….

 

Qualcuno dovrebbe ricordare al presidente statunitense ciò che la Storia, con precisione, insegna: che quasi mai queste ciclopiche fortificazioni hanno fermato qualcosa. Per caso i cinesi non costruirono, nell'antichità, l’impressionante Grande Muraglia per fermare i mongoli? E l’Impero Romano non eresse, nel nord dell’Inghilterra, il colossale Vallo di Adriano per fermare i barbari della Scozia?

 

Si sa, in entrambi gli esempi storici, che le gigantesche barriere fallirono. I mongoli passarono, e i manchu anche, e pure i caledoniani … Come continueranno a passare, verso gli Stati Uniti, i messicani, i centroamericani, i caraibici, i musulmani …. Nell'eterna dialettica militare dello scudo e della spada, la risposta alla Grande Muraglia di Trump saranno le migliaia di tunnels sotterranei che, probabilmente, i paria della terra stanno già scavando…

leggi di più 0 Commenti

gio

23

feb

2017

CENTRALE EX ENEL -TURBIGO

AMIANTO – UNA NUOVA SENTENZA ASSOLUTORIA DELLA V SEZIONE PENALE  DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO

 

Dopo 40 minuti di Camera di Consiglio, la Corte d’Appello di Milano, Sez. V Penale, ha emanato una nuova sentenza assolutoria, confermando la pronuncia di primo di grado emessa dalla V Sez. Penale del Tribunale di Milano. Come in un altro caso (sentenza Franco Tosi) le parti civili sono state condannate al pagamento delle spese processuali. Di segno opposto è la sentenza Fibronit emessa dal Tribunale di Pavia il 10 Febbraio 2017 che ha condannato i vertici della società di Broni, nonostante l’assoluzione di altri due imputati della stessa azienda avvenuta sempre ad opera della stessa V Sezione Penale della Corte d’Appello di Milano.

 

Parliamo degli imputati della ex ENEL di Turbigo, la grande centrale termica che produce elettricità. In essa è stato dimostrato che veniva impiegata una grande quantità di amianto. Da qui 8 lavoratori morti per una gravissima malattia: il mesotelioma pleurico (speranza di vita media: un anno!), malattia tipica dell’esposizione all’amianto. Non esistono sostanzialmente altre cause possibili.

 

Medicina Democratica e l’Ass. italiana esposti amianto (AIEA) hanno seguito il processo facendo un grande e puntuale lavoro di ricerca scientifica e giuridica, insieme ad alcuni dipendenti ENEL e con il contributo di esperti quali il dott. Luigi Mara, l’ing. Bruno Thieme avendo come difensore l’avvocato Laura Mara.

 

Si pensi che i lavoratori della Centrale si sono impegnati negli anni anche con la Regione Lombardia ed hanno ottenuto una delibera per sottoporre gli ex esposti all’amianto a sorveglianza sanitaria. Sono stati i primi con i loro famigliari a usufruire di questo servizio (counceling, visite specialistiche gratuite e periodiche). L’AIEA è stata particolarmente colpita perché fra i deceduti era presente uno dei suoi fondatori, Oscar Misin. I suoi famigliari molto tristi e delusi hanno ascoltato la sentenza piangendo: ancora una volta ingiustizia è stata fatta. Non possiamo che attendere il responso della Corte di Cassazione che non sarà a breve termine. Allo stato, prendiamo atto ancora una volta che questa pronuncia si pone in netto contrasto con la giurisprudenza di legittimità, che in casi analoghi ha confermato la responsabilità delle aziende e dei loro dirigenti che avevano esposto colposamente i lavoratori all’amianto.

 

Ciò che ci stupisce e ci fa pensare sono le sentenze di assoluzione pressoché uguali della V sezione del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano che, contro l’evidenza scientifica e giuridica, continuano a negare le responsabilità di coloro che avevano l’obbligo di proteggere la salute dei propri dipendenti. Domani saremo in una sala del Senato della Repubblica (Santa Maria in Aquiro- Piazza Capranica 72) e lì segnaleremo con forza la singolare presa di posizione dei giudici milanesi.

 

Fulvio Aurora

 

(responsabile delle vertenze giuridiche di Medicina Democratica)

 

21 febbraio 2017

 

 

 

 

 

0 Commenti

mer

22

feb

2017

INTERVISTA AL COORDINATORE SICOBAS

 

Dalla rivista nuova unità, periodico comunista di politica e cultura – febbraio 2017

 

La provocazione e la trappola ordita da Levoni e dalla questura di Modena contro il Sicobas e il suo coordinatore nazionale crolla sotto la mobilitazione dei lavoratori.

Il 26 gennaio, durante una trattativa sindacale a Modena, viene arrestato in diretta per “estorsione” Aldo Milani, coordinatore nazionale del Sicobas. Come prova dell’infamante accusa di aver intascato bustarelle in cambio della pace sociale, la questura fa trasmettere su tutte le tv uno spezzone di pochi secondi, senza audio, in cui si vede uno scambio fra Levoni, grosso industriale delle carni, e un uomo in giacca e cravatta seduto a fianco di Milani (un certo Piccinini, consulente di Levoni) che prende una busta e dopo averla intascata fa il segno delle manette. La trappola scatta e Milani viene arrestato. Subito le edizioni dei giornali on line alimentano la macchina del fango riportando con grande enfasi la notizia dell’arresto di due sindacalisti del Sicobas, facendo apparire il consulente del padrone come un iscritto al Sicobas

Appena si sparge la notizia dell’arresto di Aldo Milani, centinaia di “facchini” aderenti al Sicobas scendono in sciopero contro il tentativo di criminalizzazione del loro coordinatore nazionale e del sindacato, e nelle ore successive centinaia di lavoratori della logistica, insieme a altri proletari e compagni solidali con lui, assediano il carcere di Modena, dove è rinchiuso Milani. Subito arrivano attestati di solidarietà (pochi per la verità) a Milani e al Sicobas da parte di altre organizzazioni, mentre alcuni sindacati, compresi quelli di base, per opportunismo o paura si dissociano dal Sicobas prendendo per buone le accuse della questura, e altri dubbiosi delle dichiarazioni della questura aspettano di vedere come finirà per prendere posizione.

Il giorno dopo il suo arresto, il 27 gennaio, la montatura si sgonfia e Aldo Milani viene scarcerato.

Ad attenderlo all’uscita del carcere centinaia di lavoratori e compagni. Per conoscere meglio i fatti riportiamo l’intervista di Aldo a nuova unità.

  

Intervista ad Aldo Milani, Coordinatore nazionale del SiCobas

di Michele Michelino

 

 

leggi di più 0 Commenti

gio

16

feb

2017

TRUMP

Il gabinetto degli amichetti di Trump può sembrare forte, ma ha paura

di Naomi Klein (*)

Torniamo indietro con la telecamera e facciamo una ricognizione di cosa sta succedendo a Washington proprio ora.

La gente che già possiede una porzione assolutamente oscena della ricchezza del pianeta, e la cui parte cresce ogni volta di più ogni anno che passa – nell'ultimo conteggio, 8 uomini possedevano altrettanta ricchezza che la metà del mondo – è determinata ad averne ancor più.

 

Le figure chiave che popolano il gabinetto di Trump non solo sono dei mega-ricchi, sono individui che hanno fatto il loro denaro ben sapendo che danneggiavano le persone più vulnerabili di questo pianeta e il pianeta stesso. Questo sembra essere una specie di requisito per il posto di lavoro.

leggi di più 0 Commenti

mar

14

feb

2017

IMPERIALISMO AMERICANO

Donald Trump: il sistema sono io!

Di Aldo Torres Baeza (*);

 

Mi sono stancato di ascoltare quella parola banale che definisce Donald Trump come un “outsider”. E’ quanto di più assurdo ho sentito da quando G.Bush Jr, con l’intelligenza soprannaturale che caratterizza la sua famiglia, proponeva di tagliare gli alberi per evitare gli incendi forestali.

Trump non è “fuori” (out) da niente. Al contrario, è il prodotto più nefasto che questo sistema ha partorito, incarna ogni cellula del modo di vita che abbiamo sulla Terra. E’ il Frankenstein che da anni cresce nel ventre di questo sistema che sottomette il mondo.

 

Dicono che è un outsider perché proviene da un reality show – dove giocava a licenziare la gente – e non dai partiti tradizionali, come se l’universo della politica non fosse un immenso show mediatico pieno di figuranti politici e i partiti monopolizzassero la rappresentanza politica.

 

Il suo muro alla frontiera del Messico per isolare gli immigranti non è per nulla fuori dal sistema, al contrario, è un altro segno dei tempi; il fatto è che poco si parla di altri muri e altri reticolati come, ad esempio, il muro della Cisgiordania che permette l’occupazione israeliane delle terre palestinesi.

 

O il muro che la Grecia ha costruito alla frontiera con la Turchia, che ha obbligato i rifugiati ad arrivare fino alla Bulgaria, finchè la Bulgaria non ha eretto il suo muro. L’Ungheria ha costruito una barriera di 174 chilometri alla frontiera con la Serbia, e un’altra di 40 chilometri alla frontiera con la Croazia.

leggi di più 0 Commenti

mer

08

feb

2017

ARTICOLO SUL NOSTRO CENTRO

0 Commenti

mer

08

feb

2017

IMPERIALISMO USA

Donald Trump, il nuovo rappresentante del gendarme mondiale

di Daniela Trollio (*)

 

L’avvento del “nuovo” presidente degli Stati Uniti è stato accompagnato e seguito da una notevole uniformità di giudizi, non solo della stampa ma anche di insospettabili personaggi di cosiddetta sinistra.

Quello che si legge – tra le righe, perché verso i potenti va comunque usato sempre un po’ di savoir faire -  è che nel migliore dei casi ci troviamo davanti ad un buffone pericoloso per il mondo, nel peggiore di fronte ad un pazzo “cane sciolto”, sempre e comunque pericoloso per il mondo.

 

 

Prima di discuterne, facciamo un attimo i conti con il suo predecessore, da tutti rimpianto, il primo presidente Afroamericano, il premio Nobel per la Pace Barak Obama, valentemente coadiuvato dall’antagonista – sconfitta - di Trump, Hillary Clinton, sua Segretaria di Stato.

leggi di più 0 Commenti

ven

03

feb

2017

USA

Obama, Trump e i cervelli liberal-progressisti


di John Pilger (*)


Per il giorno dell’inaugurazione della presidenza di Trump, migliaia di scrittori statunitensi si apprestano ad esprimere la loro indignazione. “Per guarirci e avanzare” scrivono i Writers Resist (gli scrittori resistono), “vogliamo eludere il discorso politico diretto per incentrarci ispiratamente sul futuro e in come noi, come scrittori, possiamo essere una forza unificatrice nel compito di proteggere la democrazia”.
“Preghiamo vivamente gli organizzatori e gli oratori locali di evitare di menzionare i nomi dei politici o di servirsi di un linguaggio “anti” durante la manifestazione del Writers Resist. E’ importante garantire che le organizzazioni senza fini di lucro, a cui è vietata la partecipazione a campagne politiche, si sentano a posto patrocinando questo avvenimento”.
A quanto pare, bisogna evitare la protesta reale, che non è esente da tasse.

leggi di più 0 Commenti

dom

29

gen

2017

LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI VINCE

Dal quotidiano Il manifesto

 

Scarcerato Aldo Milani, il sindacalista Si Cobas: «Sono vittima di un tranello»

Logistica. Accusato di estorsione, il coordinatore nazionale del sindacato di base SI Cobas era stato arrestato insieme a un consulente estraneo all'organizzazione. Ora Milani ha l’obbligo di dimora. Scioperi e proteste nel centro-Nord. Il sindacato attacca: «Castello accusatorio infondato per screditare le lotte» 

Roberto Ciccarelli, EDIZIONE DEL29.01.2017

 

Aldo Milani, coordinatore nazionale del Si Cobas, è stato scarcerato ieri a Modena e ha ricevuto l’obbligo di dimora a Milano. Era stato arrestato con l’accusa di estorsione ai danni dell’azienda Alcar Uno di Castelnuovo Rangone in provincia di Modena di proprietà della famiglia Levoni. Insieme a lui è stato arrestato Dario Piccinini, membro di una società di consulenza e non del sindacato di base, che in un video muto diffuso dagli inquirenti intasca un oggetto passatogli da un terzo e fa il gesto delle manette. Per l’accusa sarebbe una mazzetta di 5 mila euro, quota di un’estorsione di 90 mila euro, che sarebbe andata al sindacato. Per la difesa è una somma mai ricevuta dal sindacato e il suo passaggio è avvenuto all’insaputa del suo coordinatore seduto allo stesso tavolo.

leggi di più 0 Commenti

sab

28

gen

2017

Resistenza continua fino all'abolizione dello sfruttamento capitalista

0 Commenti

ven

27

gen

2017

NO ALLA REPRESSIONE DELLE LOTTE

Solidarietà al compagno Aldo Milani e al SiCobas

 

Aldo Milani, coordinatore nazionale del SiCobas, è stato arrestato durante una trattativa sindacale a Modena con l’infamante accusa di "estorsione", cioè "soldi in cambio dell'ammorbidimento" della protesta.

Noi che da decenni conosciamo il compagno Aldo, e che insieme a lui abbiamo condotto  tante battaglie, esprimiamo la nostra più totale e completa solidarietà a  lui ed al suo sindacato, il SiCobas.

Criminalizzare chi lotta fuori dagli schemi e dalle compatibilità economiche, chi combatte ogni giorno lo sfruttamento padronale e il razzismo, è da sempre un’ arma che i padroni usano contro chi li combatte.

 

La magistratura, da sempre strumento dei padroni, ormai da anni  e mai come oggi, assolve gli assassini responsabili delle morti sul lavoro e di lavoro, lanciando un messaggio chiarissimo: nessuno deve disturbare il manovratore, il capitale è libero da ogni vincolo per fare sempre più profitti, non importa se a costo della vita, della salute e di condizioni di lavoro infamanti  per quelli che considera semplicemente schiavi salariati.

 

Noi siamo convinti che l’arresto di Aldo Milani con l’accusa infamante di aver preso mazzette è una trappola preordinata, tesa dai padroni mafiosi – che sfruttano bestialmente i lavoratori per mezzo delle false cooperative di cui è pieno il settore della logistica, ma non solo - per screditare il coordinatore del sindacato e il Sicobas e bloccare le sacrosante le rivendicazioni economiche dei lavoratori stessi facendole passare per "estorsioni".

Questa trappola non riguarda solo i lavoratori rappresentati dal SiCobas, ma tutti coloro che lottano, tutti noi : questo è un avvertimento a tutti quelli che non abbassano la testa.

 

No alla criminalizzazione delle lotte proletarie.

Solidarietà con gli arrestati del SI Cobas. Libertà per i compagni arrestati del SI Cobas.

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni

 

Sesto San Giovanni 27/01/2017

0 Commenti

mer

25

gen

2017

USA

Trump presidente: le parole e gli atti

di Atilio Boron (*);

Venerdì scorso Trump è diventato il 45° presidente USA. Il consenso tra gli analisti, salvo poche eccezioni, è che durante la sua gestione “vedremo cose terribili”, come assicura Immanuel Wallerstein riferendosi al primo anno della sua gestione. Dice anche, e lo sottolinea con ragione lo specialista panamense di affari statunitensi Marco Gandàsegui, che il magnate newyorkese è un personaggio “totalmente imprevedibile”.

Da nessuno presidente statunitense possiamo aspettarci qualcosa di buono.  Non perché siano malvagi ma perché la loro condizione di capi dell’impero impone loro certe decisioni che, nella solitudine della loro scrivania, probabilmente non prenderebbero. Jimmy Carter è un esempio: una brava persona, come tante volte ricordava Fidel. E Raùl più di una volta disse che il blocco contro Cuba e l’invasione della baia dei Porci erano cominciate quando Obama non era neanche nato, e che aveva appena un anno allo scoppio della crisi dei missili nell'ottobre 1962.

 

 

Dove voglio arrivare con questa riflessione? A segnalare che non sarebbe per nulla strano che molto presto l’infiammata retorica di DT (Donald Trump) finisca di avere una correlazione concreta sul piano più ‘proteico’ dei fatti politici, economici e militari. Trump è quello che in gergo popolare nordamericano si chiama uno “sbruffone”.Per questo bisognerà vedere quanto potrà concretizzare delle sue fiammeggianti minacce una volta che smetterà di vociferare da fuori e si inserirà nei giganteschi e complicatissimi ingranaggi amministrativi dell’impero. 

leggi di più 0 Commenti

mar

24

gen

2017

GIORNO DELLA MEMORIA

    GIORNO DELLA MEMORIA sabato 28 gennaio 14.15 presso l'ingresso del Parco Nord in Via Clerici a Sesto San Giovanni.

Ricorderemo i lavoratori delle fabbriche del Nord Milano organizzati dal PCI clandestino, che l'8 marzo 1943, e poi nel novembre dello stesso anno infine nel marzo del 1944 scioperarono per la pace il pane, la libertà contro gli occupanti tedeschi e i loro servi, i fascisti di Salò.

Essere antifascisti e scioperare in tempo di guerra, legge marziale imperante, significava essere accusati di sabotaggio e passibili di pena di morte. Furono 800 i lavoratori deportati nei campi di sterminio.
I loro nomi stanno sulla collinetta del Parco.

Di questa epopea scrisse il New York Times il 9 marzo 1944:

“Non è mai avvenuto nulla di simile nell'Europa occupata che possa somigliare alla rivolta degli operai italiani. E’ una prova impressionante che gli italiani, disarmati come sono, sanno combattere con coraggio e audacia quando hanno una causa per cui combattere.“

Noi saremo lì, per ricordare e onorare il loro sacrificio.

 Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

 

0 Commenti

sab

21

gen

2017

RIFUGIATI

I capricci dell’inverno

di Guadi Calvo (*)

Proprio quando la blindatura mediatica era riuscita a spingere fuori dallo scenario la crisi dei rifugiati, è arrivato l’inverno a rimettere le cose al loro posto.

Lievi come le prime nevicate, i rifugiati sono riapparsi sulle prime pagine dei grandi media del mondo, e la notizia ha congelato le gelate viscere della dirigenza europea, che credeva che la soluzione stesse nel nascondere il problema.

 

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) ha annunciato lo scorso venerdì 13 che sono già per lo meno 5 i rifugiati morti a causa dell’ondata di freddo che colpisce l’Europa.

I corpi di quattro di loro – due iracheni, un pachistano ed una donna somala – sono stati trovati nelle vicinanze dei reticolati di frontiera tra Bulgaria e Turchia, mentre un afgano di 20 anni è morto nell’attraversare il fiume Evros, limite tra Grecia e Turchia, zona dove si sono registrate temperature di 10 gradi sotto zero. In Bulgaria due adolescenti somali sono stati trovati con sintomi di congelamento dopo aver passato due notti in un bosco.

 

Anche se si ritiene che siano avvenute altre 12 morti di rifugiati per congelamento dall’inizio dell’anno, non si è riusciti ad ottenere i dati veritieri sulle vittime.

leggi di più 0 Commenti

gio

19

gen

2017

SIRIA

Lettera aperta ai sedicenti “difensori dei diritti umani” ad Aleppo

di Jean Bricmont (*) 

 

Che non ci siano equivoci: quanto segue non è in alcun modo una critica ai diritti umani come ideale per cui lavorare. Il titolo completo di questa lettera dovrebbe essere: “Lettera aperta a coloro che invocano selettivamente i diritti umani per giustificare la politica di intervento delle potenze occidentali negli affari interni di altri paesi”.

 

In realtà l’unica cosa di cui discutere sulla Siria non è la situazione sul terreno (che può essere complicata), ma la legittimità delle politiche interventiste in quel paese da parte degli USA e dei suoi “alleati”, gli europei, i turchi e gli stati del Golfo.

 

Per decenni il principio su cui si fonda il diritto internazionale, di questo si tratta – l’uguale sovranità degli stati, il che implica il non-intervento di uno stato negli affari di un altro – è stato sistematicamente violato ad un punto tale che è stato praticamente dimenticato dai campioni del “diritto all'intervento umanitario” .

Recentemente alcuni avvocati che si occupano di diritti umani, autoproclamatisi di sinistra ‘dura’, si sono aggiunti al coro del partito della guerra di Washington rimproverando l’amministrazione Obama per non aver fatto più sforzi militari per rovesciare il governo della Siria.

In una parola: criticano l’amministrazione Obama per non aver violato sufficientemente il diritto internazionale.

 

In realtà quasi tutto ciò che gli USA fanno dappertutto nel mondo viola il principio di non-intervento: non solo invadere “preventivamente”, ma anche influire su o comprare elezioni, armare ribelli o sanzionare unilateralmente o mettere embarghi, per alterare le politiche dei paesi loro vittime.

leggi di più 0 Commenti

mer

18

gen

2017

ROSA LUXEMBURG

EPITAFFIO 1919 – Bertold Brecht

 

Ora è sparita anche la Rosa rossa,

non si sa dov'è sepolta.

Siccome ai poveri ha detto la verità

i ricchi l’hanno spedita nell'aldilà.

 

Rosa Luxemburg, la rosa rossa del socialismo..

di Josefina L. Martìnez (*); da: lahaine.org; 17.1.2017

 

Mehring disse una volta che la Luxemburg era “la più geniale discepola di Karl Marx”. Brillante teorica marxista e acuta polemista, come agitatrice di massa riusciva a commuovere le grandi masse operaie.

 Una delle sue parole d’ordine preferite era “primo, l’azione”; era dotata di una forza di volontà trascinatrice. Una donna che ruppe con tutti gli stereotipi che all'epoca ci si aspettava da lei, che visse intensamente la sua vita personale e politica.

 

Era molto piccola quando la sua famiglia traslocò dal paese di Zamosc a Varsavia, dove passerà la sua infanzia. Rozalia soffre di una malattia all'anca, mal diagnosticata, che la lascia convalescente per un anno a le produce una lieve zoppia che durerà per tuta la sua vita. Appartenente ad una famiglia di commercianti, sente nella propria carne il peso della discriminazione, come ebrea e come polacca nella Polonia russificata.

L’attività militante di Rosa comincia a 15 anni, quando si unisce al movimento socialista. Secondo il suo biografo P. Nettl aveva quell'età quando vari dirigenti socialisti furono condannati a morire sulla forca, cosa che colpì profondamente la giovane studentessa: “Nel suo ultimo anno di scuola era conosciuta come politicamente attiva e la si giudicava indisciplinata. Di conseguenza non le dettero la medaglia d’oro accademica, che le spettava per i suoi meriti studenteschi. Ma l’alunna più meritevole agli esami finali non era un problema solo nelle aule; allora era già, con sicurezza, un membro regolare delle cellule clandestine del Partito Rivoluzionario del Proletariato”.

 

 

leggi di più 0 Commenti

mar

17

gen

2017

Rivista comunista "nuova unità"

Editoriale

 

ROMPERE CON L’OPPORTUNISMO

Unire la lotta economica a quella politica lottando contro qualsiasi governo borghese per una vera democrazia che è il potere politico in mano al proletariato

Questo numero chiude un altro anno di "nuova unità", il 25° da quando alcuni compagni dell'ex PCd'I (m-l) decisero, dopo lo scioglimento del partito, di mantenere viva una testata storica, nata nel 1964 per unire i comunisti usciti dal PCI sulla via del revisionismo, per continuare ad unire i comunisti che si sono trovati - anche in seguito al fallimento del PRC - senza il proprio partito. Venticinque anni sono tanti, per poter mantenere questa voce di analisi marxista abbiamo fatto molti sacrifici e li abbiamo affrontati in redazione, grazie a compagni che, provenienti da esperienze diverse hanno capito l’importanza di unirsi, e grazie agli abbonati, ai nostri lettori e ai nostri diffusori che ci sostengono. È stata una sfida vinta nel tempo, ciononostante non possiamo ritenerci soddisfatti.
"Il giornale non è solo un propagandista e un agitatore collettivo, ma anche un organizzatore collettivo, i collegamenti sono deboli e non abbiamo modo di verificare se i nostri contributi sono utili nelle lotte sul piano nazionale. È uno dei nostri limiti. La difficoltà viene anche dalla mancanza del partito. 

leggi di più 0 Commenti

mar

10

gen

2017

2017. RICORDI E COMMEMORAZIONI

2017, UN ANNO DI GRANDI COMMEMORAZIONI

Di Atilio Boron )*); da: atilioboron.com; 8 gennaio 2017

 

Questo sarà un ano speciale. Qui sotto alcune ragioni.

Molto da commemorare, ed esempi che serviranno da sprone alla lotta in tempi difficili come quelli che ci tocca vivere, non solo in Argentina ma in tutta l’America Latina e, anche, in gran parte del pianeta.

 

1867 -150 dalla pubblicazione del Primo Volume de IL CAPITALE di Karl Marx, la prima e ancor oggi più profonda e definitiva analisi della struttura e della dinamica del modo di produzione capitalista. NON si può analizzare il capitalismo prescindendo da questa opera di Marx.

 

 

1917 - 100 anni dalla RIVOLUZIONE RUSSA, la prima rivoluzione proletaria trionfante nella storia universale e che divise, come un colpo d’ascia, la storia contemporanea. Nonostante il suo abbandono finale, l’eroismo dei bolscevichi aprì una nuova tappa nella storia universale, e niente sarebbe più stato come prima. 

 

1937 - 80 anni dalla morte di ANTONIO GRAMSCI, una delle principali “teste” del marxismo nel secolo ventesimo e il più importante teorico dello Stato capitalista contemporaneo e dei processi di dominazione culturale.

 

1947 – 70 anni dalla Risoluzione dell’ONU sulla divisione della PALESTINA STORICA, fonte dalla quale proviene l’interminabile crisi arabo-israeliana e la responsabilità del lento genocidio perpetrato contro il popolo palestinese.

 

1967 – Assassinio del Guerrigliero Eroico Ernesto “Che” Guevara in Bolivia. Con la sua morte il Che si trasformò in un simbolo universale della ribellio e della lotta contro l’ingiustizia in qualsiasi parte del pianeta. 

 

Sicuramente vi sono altri eventi da commemorare. Aiutatemi a ricordarli.

Ma con questi cinque abbiamo da fare per tutto l’anno, e che queste commemorazioni ci servano per rafforzarci nella nostra lotta senza quartiere contro la dominazione del capitale, che giorno per giorno acquisisce tratti sempre più dispotici.

SOCIALISMO O BARBARIE!

 

(*) Scrittore e politologo argentino

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

 

0 Commenti

mer

04

gen

2017

IL GIORNO di oggi 4/1/2017. ADDIO DANIELA

0 Commenti

mar

03

gen

2017

CIAO DANIELA

 

La compagna Daniela Cavallotti ci ha lasciato

 

Questa notte Daniela Cavallotti, ex lavoratrice del Comune di Milano e storica delegata RSU e della RdB, è morta a 67 anni stroncata da un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione professionale all’amianto.

 

Daniela si è ammalata lavorando per 25 anni nel Palazzo Pirelli di via M.Gioia a Milano chiuso da circa tre anni per amianto, e fino all’ultimo ha lottato contro la malattia e contro le istituzioni - Comune di Milano, ASL di p.le Accursio e Magistratura - per ottenere una giustizia che le è stata negata. Lei è l’ennesima vittima del profitto e dell’indifferenza  di chi del profitto è servo.

 

Daniela, da sempre in prima fila nelle lotte per la difesa dei lavoratori e per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro insieme a un piccolo gruppo di delegati, ha condotto tante battaglie, oltre a quelle sindacali, per la bonifica dei siti del comune contenente amianto a cominciare dalle scuole.

Fra queste sue tante battaglie vogliamo ricordarne alcune, quelle fatte assieme a pochi delegati RSU:  la bonifica dall’amianto del Museo di Storia Naturale (metà di tantissime persone, in maggioranza bambini), della sede di Via Larga (sottotetto e altre stanze), di Palazzo Marino (spogliatoi dei vigili e dei commessi), del Museo Egizio e di tante altre sedi, compreso il palazzo in cui lavorava, dove i dirigenti avevano sempre negato la presenza d’amianto.

 

Oggi siamo colmi di tristezza e di rabbia.

Con Daniela se ne va una parte di tutti noi che abbiamo condiviso vittorie, sconfitte, desideri e tante lotte.

La sua vita, fin da giovanissima, bella ragazza dai capelli rossi sempre impegnata, il suo esempio di combattente determinata e caparbia, di persona senza pregiudizi che ha fatto una scelta di campo senza compromessi, di partigiana perché sempre schierata dalla parte dei lavoratori, ne fanno un esempio di cosa significa la parola tanto abusata “umanità”. L’umanità che l’ha portata a lottare fino all’ultimo, non certo per se stessa ma perché anche gli altri suoi colleghi di tanti anni fossero consapevoli di cosa rischiavano. Agli altri ha pensato fino alla fine.

 

Ciao Daniela,

per noi è un onore averti conosciuto e aver lottato al tuo fianco.

Ci mancherai.

  

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it               

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com       

                                                 

 

per contatti. 3357850799                                                                           Sesto San Giovanni, 02/01/2017

0 Commenti

gio

29

dic

2016

LA GLOBALIZZAZIONE E' MORTA

La globalizzazione è morta

di Alvaro Garcìa Linera (*)

 

La sfrenatezza per un imminente mondo senza frontiere, il bailamme per la costante diminuzione di importanza degli Stati nazionali in nome della libertà d’impresa e la quasi religiosa certezza che la società mondiale avrebbe finito per coesionarsi come un unico spazio economico, finanziario e culturale integrato,

sono crollate davanti all'ammutolito stupore delle élites filo-globalizzazione del pianeta.

 

La rinuncia della Gran Bretagna a rimanere nell'Unione Europea – il più importante progetto di unificazione statale degli ultimi 100 ani – e la vittoria elettorale di Trump – che ha alzato le bandiere di un ritorno al protezionismo economico, ha annunciato la rinuncia ai trattati di libero commercio e ha promesso la costruzione di mesopotamiche muraglie di frontiera – hanno schiacciato l’illusione liberale più grande e di maggior successo del nostro tempo.

E che tutto questo provenga dalle due nazioni che, 35 anni fa, infilate nelle loro corazze di guerra, annunciavano l’avvento del libero commercio e della globalizzazione come l’inevitabile destino dell’umanità, parla di un mondo che si è rovesciato o, peggio ancora, che ha esaurito le illusioni che l’hanno mantenuto sveglio per un secolo.

Il fatto è che la globalizzazione – come meta-racconto, di questo si tratta – come orizzonte ideologico capace di canalizzare le speranze collettive verso un unico destino che permettesse di realizzare tutte le possibili aspettative di benessere, è scoppiata in mille pezzi. E oggi non esiste, al suo posto, nulla di mondiale che articoli quelle aspettative comuni; ciò che abbiamo è un ripiegamento spaventato all'interno delle frontiere e il ritorno ad un tipo di tribalismo politico, alimentato dall'ira xenofoba, davanti ad un mondo che non è più il mondo di nessuno. 

leggi di più 0 Commenti

mar

27

dic

2016

USA. IL CAPITALISMO IN CRISI

Il capitalismo in crisi negli USA

di Sara Flounders (*); da: lahaine.org; 27/12/2016

 

Dalle elezioni i media corporativi si sono concentrati sul gabinetto del presidente eletto e sulle nomine del personale della Casa Bianca, spesso annunciati da tweets e filtrazioni.

La disputa tra le fazioni della classe governante per la coordinazione di vasti ministeri governativi continua ad essere una lotta viziosa, con sotterfugi, filtrazioni, scandali improvvisi ed esposizione personale di fatti sporchi del passato. 

Pesi enormi giocano nell’equilibrio. Gli individui nominati sono  noiosamente reazionari e multimilionari. Le loro nomine confermano una nuova tappa di guerra totale contro i poveri e i lavoratori. Questo può provocare dal basso una nuova fase di lotta di classe militante.

 

I dipartimenti che supervisionano al scuola pubblica, la sanità, la casa e la protezione dell’ambiente sono in mano da amministratori che cercano lo smantellamento e la distruzione di queste realizzazioni.

Le nomine confermano che nessuna frazione della classe operaia appartiene alla base reale di Donald Trump. I suoi compari sono noiosamente milionari delle corporations e operatori di fondi di copertura, tutte persone che provengono dal suo strato, limitato e privilegiato.

Il suo gabinetto sarà il più ricco nella storia degli Stati Uniti.

A preservazione delle sue posizioni e dei suoi benefici personali, nonostante i suoi molti attacchi durante la campagna elettorale contro Goldman Sachs e le connessioni di Hillary Clinton con Wall Street, le nomine di Trump comprendono tre banchieri  che lavorano, o hanno lavorato, in Goldman Sachs ed altri investitori milionari, oltre a direttori generali di grandi multinazionali.

 

Ognuno degli uomini nominati da Trump si occuperà di servizi governativi  che dispensano migliaia di milioni di dollari in entrate alle imprese private.

leggi di più 0 Commenti

mer

21

dic

2016

FIDEL CASTRO

Dalla rivista nuova unità (dicembre 2016)

 

Fidel

di Daniela Trollio (*)

 

Il Comandante se n’è andato, le sue ceneri riposano nel cimitero di Santa Ifigenia a Santiago de Cuba, culla della Rivoluzione cubana, vicino a quelle dei suoi compagni di lotta del Moncada e della Sierra Maestra, della clandestinità, delle missioni internazionaliste…. e milioni di cubani (ma non solo) lo hanno accompagnato - questa volta  televisioni e giornali non hanno potuto nasconderli - con dolore e dignità.

 

E’ un compito impossibile quello di riassumere il significato della sua vita, inestricabilmente e per sempre legata alla rivoluzione che ha portato un piccolo paese, un’isola sperduta nel Mar dei Caraibi con 6 milioni di abitanti nel 1959, ad essere una nazione che ha influito sulla storia mondiale degli ultimi 60 anni.

Questo compito lo lasciamo a Raùl Castro Ruz, che ha condiviso la sua lotta dal primo giorno e che parla non per sentito dire ma con il diritto di un altro protagonista: leggerete il suo discorso di commiato in altra parte di questa pagina.

 

Ci limiteremo quindi a ricordare poche cose che crediamo siano importanti. 

leggi di più 0 Commenti

ven

09

dic

2016

REFERENDUM E CRISI BANCARIA

Referendum all’italiana e crisi bancaria

di Alejandro Nadal (*); da: lahaine.org; 9.12.2016

 

Il sistema bancario in Italia è come un piatto di spaghetti super-cucinati e mal conditi. Non si trova nè l’inizio nè la fine di ogni spaghetto. Tutti aggrovigliati, sembrano un serpente dalle mille teste, ma tutti sono infettati dallo stesso male, i loro crediti inesigibili. La cosa grave è che, dato che l’Italia è la terza economia dell’Unione Europea, una crisi bancaria in questo paese sarebbe una minaccia mortale per l’euro e non potrà essere scopata sotto il tappeto.

 

Per il primo ministro Matteo Renzi, il referendum della scorsa domenica sulle riforme costituzionali avrebbe fornito un impianto più dinamico all'amministrazione pubblica per uscire dalla paralisi politica e dalla stagnazione economica. Ma i critici della riforma hanno rifiutato la maggiore centralizzazione del potere politico ed economico risultante dalla vittoria del Si.

Il risultato è stato schiacciante: circa il 60 per cento dei votanti hanno rifiutato le riforme proposte. In alcune regioni dove la disoccupazione è più elevata (ad esempio nel Mezzogiorno) il rifiuto ha raggiunto il 70 per cento.

 

Cos’ha a che fare tutto questo con le banche italiane e l’euro?

 

Immersa nella stagnazione e nella disoccupazione, l’Italia affronta anche la più grave instabilità bancaria della sua storia. La verità è che l’economia italiana non ha recuperato dalla crisi del 2008. Dal 2009 ha sofferto una contrazione più alta del 10 per cento e l’anno scorso è cresciuta solo dello 0,8 per cento, il che ha aggravato il problema dei crediti inesigibili che oggi raggiungono i 400 mila milioni di euro (circa il 20 per cento del PIL).

leggi di più 0 Commenti

lun

05

dic

2016

GIORNATA IN MEMORIA DEI MORTI SUL LAVORO

GIORNATA IN MEMORIA DEI MORTI SUL LAVORO- 6 DICEMBRE A BRESSO (MI)
Dopo la deposizione della corona al monumento alle ore 17 davanti al Comune ci sarà un convegno, in Sala Consiglio, che avrà come tema “Crisi e sicurezza sul lavoro: una relazione da capire”. Intervengono

Il Sindaco Ugo Vecchiarelli che porterà il saluto della città.


Angelo Frigerio, Presidente Provinciale Ass. Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro


Susanna Cantoni, Responsabile Dipartimento di Prevenzione Medico ATS


Marco Di Girolamo, Segreteria CGIL Lombardia


Michele Michelino, Presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio


0 Commenti

ven

02

dic

2016

SALUTO AL COMANDANTE FIDEL

Care compagne e cari compagni,
vi segnaliamo che il Consolato di Cuba - Via Pirelli 30 - Milano - ha disposto un libro di condoglianze in cui tutti noi possiamo mettere un saluto al Comandante Fidel.

Gli orari per la firma sono: dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17 sino a domani sabato compreso. 

Ultimo giorno sarà domenica con orario dalle 10 alle 12. 


L'Associazione Italia-Cuba sabato: dalle ore 15,00 alle ore 17,00, in collaborazione con l'Associazione Siboney(residenti cubani in Italia)  organizza un raduno sotto al Consolato di Cuba, Via Pirelli 30,  in concomitanza con la manifestazione in Piazza della Rivoluzione in Santiago di Cuba.
Chi non avrà ancora avuto l'opportunità di firmare il libro potrà salire al Consolato per farlo.
 
Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli, Sesto San Giovanni 




0 Commenti

gio

01

dic

2016

FIDEL VIVE

Fidel vive

di Fernando Martìnez Heredia (*)

La sovranità nazionale è intangibile, ci insegnò Fidel, e non si negozia.

 

La notte del 25 novembre, sessant’anni dopo quella in cui partì da Tuxpan alla guida della spedizione liberatrice, Fidel Castro è di nuovo in viaggio.

Tre anni prima del Granma aveva guidato un’azione rivoluzionaria che sorprese il paese per l’audacia, il coraggio e lo spirito di sacrificio dei partecipanti, e provocò il rifiuto dell’orgia di crimini con cui rispose la dittatura che si era installata nel 1952.

Ma quel fatto sembrava andare contro quello che si riteneva possibile, e nessuna forza politica lo appoggiò.

Nella solitudine della sua cella, ancor più solitaria perchè Fidel e i suoi compagni erano politicamente soli, egli scrisse: “Le masse sono pronte, hanno solo bisogno che gli si mostri la vera strada”. Sembrava un illuso, ma era un visionario.

 

Cominciando la guerra rivoluzionaria, Fidel aprì la breccia perchè l’impossibile smettesse di esserlo e il popolo si levasse, e diede un luogo dove lottare a tutti coloro che volessero trasformare i loro ideali in azione.

leggi di più 0 Commenti

mer

23

nov

2016

MIGRAZIONI VERSO GLI USA

E’ arrivato il turno di noi che non abbiamo documenti

di Ilka Oliva Corado (*)

Le migrazioni dei centroamericani verso gli Stati Uniti iniziarono nel decennio 1980, dopo che gli USA invasero il territorio centroamericano con l’applicazione del Piano Condor e l’agenda regionale delle dittature che chiamarono Conflitto Armato Interno, e che in Guatemala lasciò un genocidio e terra bruciata.

Allora migliaia di persone si videro costrette a lasciare il Centroamerica per salvare le proprie vite e cercarono rifugio in Messico e, paradossalmente, negli Stati Uniti. L’ingerenza del Piano Condor di quegli anni non fu sufficiente e esso venne rinnovato nel 2004, dandogli il nome di Trattato di Libero Commercio tra USA, Centroamerica e Repubblica Dominicana. Un trattato che legalizzò l’ecocidio, l’estrazione mineraria, lo sfruttamento delle risorse naturali e la carica delle multinazionali nella regione.

In sintesi, il neoliberismo si stabilì nella regione. Con questo i ricchi divennero più ricchi e i poveri più poveri. E cominciò la spietata persecuzione di giornalisti, difensori dei diritti umani e dell’ambiente. Lo evidenzia l’assassinio di Berta Càceres in Honduras e la sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa in Messico.

leggi di più 0 Commenti

dom

20

nov

2016

MORTI SUL LAVORO

SFRUTTAMENTO E MORTI SUL LAVORO

 

In nome della produttività e del profitto, i padroni e i loro governi risparmiano anche i pochi centesimi per la sicurezza costringendo gli operai a lavorare in condizioni pericolose.

 

di Michele Michelino

 

Da gennaio a settembre 2016 sono 753 le morti bianche (meglio chiamarle col loro vero nome: omicidi) rilevate in Italia, di cui 549 infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro e 204 quelli accaduti in itinere. Questi dati sono stati elaborati e forniti dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail.

Anche per il 2016 lo scenario che si apre sugli infortuni mortali in Italia continua a essere tragico.

Una media di 83 vittime al mese, 20 infortuni mortali a settimana.

L’unico dato positivo è che - rispetto allo stesso periodo del 2015, quando si contavano 856 morti sul lavoro - c’è una diminuzione dei morti del 12,3 per cento. 

leggi di più 0 Commenti

ven

18

nov

2016

USA

 

Come..Trump?!

 

di Julio César Guanche (*)

 

Leggo commenti che definiscono la vittoria presidenziale di Donald Trump come il trionfo di un pazzo e una vittoria della stupidità umana. Leggo, ugualmente, che una delle chiave sembra trovarsi nel Trump ’”antisistema”, frase che forse è meglio interpretare come l’essersi posizionato contro un determinato status capitalistico.  Lì ci sono novità nel suo procedere rispetto al contesto statunitense.

 

Ma penso ad un’altra prospettiva per spiegare il suo trionfo: il come ha sfruttato antiche razionalità di questo sistema, alcune delle quali fondanti.

 

 

 

Trump ha sfruttato il patriottismo capitalista, che ha sempre dovuto essere imperialista, e che è stato al centro della 1° Guerra Mondiale (con la frase “la patria, a ragione o senza”). Ha sfruttato la logica del protezionismo a favore della cartellizzazione degli “interessi propri” degli “americani”, tesi appoggiata dal partito Repubblicano negli anni ’30 come via per uscire dalla crisi del ’29. Ha sfruttato il razzismo capitalista, che proclamò di aver fondato la prosperità sui “pionieri del capitalismo” (i baroni bianchi dell’industria) e non sul lavoro schiavizzato, e pretende di “far di nuovo grande l’America” contro la storia e il presente di una nazione costruita da afroamericani, latini e ogni tipo di immigrazione. Ha sfruttato il senso di classe degli impoveriti e dei perdenti del sistema, dicendo loro, per l’ennesima volta e per l’ennesima falsamente, che salvare i capitalisti è anche salvare loro, come da secoli va asicurando la teoria economica ortodossa. Ha sfruttato il sessismo capitalista, scandalizzato dalla dichiarazione di Trump che si può prendersi la donna che si vuole mentre convive con la de-politicizzazione dell’uso mercantile del corpo femminile. Ha sfruttato l’anti-utopia dell’ “uomo comune americano”, ignorante della sua ignoranza, oscurantista verso la scienza e conservatore verso la cultura, l’immaginazione più reazionaria con cui si può “difendere” un popolo.

 

leggi di più 0 Commenti

ven

11

nov

2016

ELEZIONI USA

Elezioni USA

Scegli il tuo demonio

di Daniela Trollio (*)

 

Ho preso a prestito il titolo di questo articolo da una riflessione che Mumia Abu-Jamal (il giornalista nero ingiustamente incarcerato da più di 35 anni, di cui 30 passati nel braccio della morte) ha rivolto qualche giorno fa ai votanti afroamericani. Mi sembra sia il modo migliore di definire le elezioni appena avvenute negli USA (ma non solo), che hanno visto quale vincitore il miliardario Donald Trump e quale sconfitta la “regina del caos” Hillary Clinton.

 

Qualcuno che se ne intendeva parecchio - il generale Dwight Eisenhower, 34° presidente USA, nel suo discorso d’addio alla scadenza del mandato nel 1961 – definiva il vero potere dietro le istituzioni nord-americane come  “il complesso militare-industriale”. Qualcun altro lo chiama “il governo invisibile”, chiunque sieda sulla poltrona dello Studio Ovale.

Ma da chi è fatto questo “governo invisibile”? Paul Craig Roberts, economista, sottosegretario al Tesoro sotto l’amministrazione Reagan (curioso che quando cessano di avere un ruolo ufficiale, e anche ufficioso, persone come lui si vogliano togliere dei sassolini dalle scarpe…) ne fa un breve elenco:

 

. Wall Street e le banche “troppo grandi per fallire” che - negli 8 anni della crisi, che hanno corrisposto ai due mandati di Obama - la Federal Reserve ha salvato a spese di milioni di statunitensi;

leggi di più 0 Commenti

gio

10

nov

2016

FESTA ANTIRAZZISTA

ANTIRAZZISMO: UN BENVENUTO SOLIDALE

 

Le manifestazione razziste contro gli immigrati in alcuni parti d’Italia, le barricate di stampo razzista contro 8 donne migranti, di cui una incinta, a  Goro, hanno scritto una pagina nera sulla popolazione locale e sugli italiani, popolo di emigranti, anche se tendiamo a dimenticarcene.

Anche a Milano si sono fatte vive le solite iene, i leghisti, i fascisti di CasaPound e Fratelli d’Italia davanti alla Caserma Montello con presidi di un centinaio di manifestanti - pochi gli abitanti del quartiere, in maggioranza politici di professione, con onorevoli, senatori, consiglieri regionali e comunali che hanno colto l’occasione per farsi pubblicità. Tutti i quotidiani e le TV hanno dato enfasi, alimentando la paura del “diverso”.

Ma stavolta gli è andata male. Stanchi di strumentalizzazioni, alcuni abitanti di Zona 8 (del quartiere in cui si trova la Caserma Montello) hanno deciso che era arrivato il momento di reagire e sono scesi in piazza contro il fascismo e il razzismo.

 

Così il 1 novembre 2016, davanti alla Caserma dove lunedì 31 ottobre sono arrivati sessanta profughi  nella  struttura che ospiterà 300 migranti fino al 31 dicembre 2017, si è svolta una festa solidale organizzata da Zona 8 Solidale dal titolo “Note e sapori dal mondo”, con buon cibo, musica e intrattenimento con la parola d’ordine "Qui nessuno è straniero".

Alla manifestazione hanno aderito molte associazioni, l'ANPI e centri sociali e vi hanno partecipato alcune migliaia di persone. La festa è iniziata alle 10 e durata fino al tardo pomeriggio con spettacoli di un'associazione senegalese, con la Banda degli Ottoni, sostituita nel pomeriggio dalla Banda di Via Padova, balli popolari peruviani e animazione per bambini.

Alla festa hanno partecipato anche decine di giovani migranti, donne e uomini, usciti dalla caserma circondata da ingenti “forze dell’ordine”, polizia e carabinieri in tenuta anti sommossa. Scortati da membri del Consiglio di Zona 8, hanno percorso i pochi metri che li separavano dai manifestanti fra gli applausi dei presenti, e sono stati accolti da abbracci e dallo striscione trilingue 'Marhaba, benvenuti, welcome'. Ad accoglierli anche alcuni eritrei, etiopi e sudanesi.

Fra i molti striscioni di solidarietà e benvenuto appesi dagli organizzatori nel perimetro del grande giardino di fronte alla caserma, anche quelli antifascisti "Gli unici stranieri, i fascisti nei quartieri" e "Il vento fischia ancora a difesa della Costituzione".

Come in altre occasioni, la Milano Medaglia d’Oro della Resistenza ha detto NO alle discriminazioni razziali e fasciste che, non va dimenticato, 70 anni fa hanno portato la ‘civile’ Europa a contare 40 milioni di morti, ricordando che prima di tutto siamo tutti esseri umani.

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” Via Magenta 88, 20099 Sesto San Giovanni (Mi)

e-mail: cip.mi@tiscalinet.it

0 Commenti

ven

04

nov

2016

CALAIS- FRANCIA

 Calais: la fine della giungla?

 

Di Guadi Calvo (*)

 

Senza dubbio la tinta morale del presidente francese Hollande splenderà, in questi giorni, più brillante che mai dopo il successo della chiusura della piaga purulenta che era spuntata all’egregia Francia nelle vicinanze della città di Calais. 

La settimana scorsa si è portato a termine lo sgombero della Giungla, capzioso nome dato all’accampamento eretto dalle migliaia di rifugiati che erano arrivati fin lì per attraversare in qualche modo il Canale della Manica e arrivare nel Regno Unito, alla fine dei conti antica metropolis delle migliaia di uomini e donne che hanno dovuto abbandonare i loro paesi al ritmo della violenza scatenata dalle politiche “democratizzatrici”, portata avanti da Stati Uniti e dai suoi soci minori, come la Francia e l’antico Kingdom.

 

Missione compiuta” si dice abbia detto il prefetto di Calais, Fabienne Buccio, mentre lo scorso mercoledì dava per terminato lo sgombero dei circa 7 mila rifugiati che da più di due anni avevano costruito il campo chiamato “la Giungla” che, date le precarie condizioni igieniche, si era trasformato nella più popolosa bidonville d’Europa.

 

La “Giungla”, dove hanno vissuto fino a diecimila persone. Dai rifugi di teli di plastica e dalle tende si era passati a casette , a volte con due piani. Ogni comunità si era stabilita in un settore del campo, proprio per non perdere il senso della comunità. “Questo avrebbe potuto essere un quartiere, la gente aveva già organizzato i suoi commerci ed aveva una vita di comunità. Se il governo avesse voluto, si sarebbero potute installare reti fognarie e lasciare che la gente costruisse case vere” ha detto, ore dopo l’inizio dello sgombero, Francois Guennoc dell’ONG Albergue des Migrants, che coordinava i lavori dei volontari in collaborazione con i rifugiati.

leggi di più 0 Commenti

lun

31

ott

2016

VENEZUELA

 

Lo sciopero che non c’è stato

 

di Guillermo Cieza (*)

 

L’opposizione venezuelana ha convocato per il 28 ottobre uno sciopero generale che è finito in un completo fallimento.

 

I trasporti non si sono fermati, PDVSA (l’industria nazionalizzata del petrolio, n.d.t.), le imprese strategiche, le banche, la scuola pubblica, il commercio, l’industria non si sono fermati.

 

Allo sciopero hanno aderito la scuola privata, alcune università e negozi ubicati nei luoghi più chic di Caracas e di altre città.

 

Nelle piazze non c’è stata una presenza dell’opposizione mobilitata e invece si è verificata una enorme mobilitazione per commemorare l’anniversario di Simòn Rodrìguez dei lavoratori della scuola , che hanno espresso così  il loro appoggio alla rivoluzione bolivariana. 

 

Una volta di più la lotta di classe ha messo in luce la fragilità del progetto dell’opposizione, che ha confuso il suo ‘microclima’ con quanto succede effettivamente in Venezuela. L’opposizione aveva cominciato a perdere la battaglia politica quando, dall’Assemblea nazionale, si era scagliata contro gli altri poteri dello Stato e in particolare contro il generale Padrino Lòpez, che esprime con rappresentatività e consenso la posizione delle forze armate.

 

In evidente svantaggio nella battaglia interna allo Stato e con una costituzione nazionale che non da spiragli per fare un colpo di stato parlamentare, e a fronde dell’evidente perdita della piazza a favore del chavismo, i rappresentanti della destra non hanno avuto una idea migliore che mettere la loro decisione politica alla prova di massa, quale è di solito uno sciopero nazionale.

 

 

 

I risultati si sono visti e la sensazione che si percepisce dai commenti nelle strade di chavisti e oppositori è che questa battaglia è definita. Anche uno sciopero nazionale ha un senso plebiscitario, e ci sono vincitori e perdenti.

 

E i perdenti dovranno manovrare con grande abilità per non perdere altro. Come sempre succede, le vittorie e le sconfitte hanno conseguenze tra coloro che sono stati protagonisti della disputa.

 

In seno la chavismo si consolida la guida del presidente Maduro, che nella crisi ha dimostrato coraggio, capacità di condurre la lotta e una visione ampia dei fattori in gioco.

 

Nell’opposizione si aggraverà la resa dei conti tra coloro che in un anno hanno dilapidato il trionfo elettorale del 6 dicembre, che non hanno saputo approfittare del peggior momento della crisi economica e della possibilità di occupare l’Assemblea Nazionale.

 

 

 

Senza opzioni politiche in vista, all’opposizione resta solo la strada di promuovere la violenza fratricida per giustificare un  eventuale intervento straniero. Ma questa opzione ha il rifiuto di più dell’80% del paese.

 

Nelle strade del Venezuela si grida “non siamo il Brasile, il Paraguay o l’Argentina”. “Qui non passeranno”.

 

Da pensarci sopra. Vedremo se lo faranno.

 

 

 

(*) Giornalista e  scrittore argentino, militante politico; da: lahaine.org; 29.10.2016 .

 

 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

 

 

 

0 Commenti

mer

26

ott

2016

URAGANO MATTHEW

 

Quello che non si è detto nei reportages sull’uragano Matthew, che ha distrutto Haiti

 

di Vicenç Navarro (*)

 

Alcuni giorni fa l’attenzione mediatica si è fissata sul passaggio dell’uragano Matthew nei Caraibi, richiamando l’attenzione sulla sua enorme capacità distruttiva, conseguente all’intensità del vento, visto che si è trattato di uno dei più potenti in quella parte del mondo.

 

Come era prevedibile, molto si è scritto sul perché della straordinaria forza dell’uragano segnalando – a ragione – che tale intensità è un sintomo in più del notevole cambiamento climatico, le cui conseguenze possono essere enormemente dannose per milioni e milioni di persone esposte a questo cambiamento.

 

La crescente presa di coscienza su queste conseguenze ha creato, logicamente, uno stato di allarme, con un aumento dell’interesse per lo studio e l’analisi di come i paesi possono adeguarsi alle conseguenze di questo cambiamento climatico che, chiaramente, sembra irreversibile. E quanto è successo con questo uragano ci ha già dato segnali della possibile incompatibilità tra le politiche economiche promosse nel mondo in via di sviluppo e la prevenzione dei danni alla popolazione a fronte di tali cambiamenti climatici.  

 

C’è un generale consenso sul fatto che l’uragano ha costituito un autentico disastro per Haiti, con circa mille morti e la distruzione della sua infrastruttura economica e sociale, che comprende sia elementi così di base per la mera sopravvivenza come l’acqua potabile, gli alimenti di base, i tetti delle case e i letti, sia gli stessi mezzi di produzione agricola del paese, sostegno della sua economia.

 

I reportages dei più grandi mezzi di informazione occidentali si sono incentrati, com’era logico e prevedibile, sull’enorme dramma immediato successo in pochi giorni nel paese. Molte delle immagini sono davvero terribili.

leggi di più 0 Commenti

sab

22

ott

2016

HILARY CLINTON

 

Una questione di vita o di morte

 

L’ “Asse del male” di Hilary Clinton

 

di Pepe Escobar (*)

  

Anticipando il risultato delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti come una ripetizione del trascinante trionfo di Nixon nel 1972, anche Hillary ha messo in circolazione – nel migliore stile George W.Bush – una nuova versione dell’asse del male: Russia, Iran e “il regime di al-Assad”.

 

E questo senza considerare la Cina che, con le sue “aggressioni” nel Mar Meridionale della Cina, si è guadagnata la condizione di nemico certificato della Madre Fondatrice della svolta verso l’Asia. 

 

E se tutto ciò non fosse abbastanza preoccupante, la Turchia sembra stare percorrendo la strada per unirsi all’asse. I presidenti Putin ed Erdogan si sono incontrati a Istambul. Mosca dichiara di essere pronta a sviluppare con Ankara una cooperazione militare e tecnica su grande scala. Cooperazione in cui è compreso, naturalmente, l’impianto nucleare di 4 reattori situato a Akkuyu, che è stato costruito da Rosatom ad un costo di 20.000 milioni di dollari; e la spinta ad “accelerare i lavori” nell’impianto di gas naturale Turkish Stream, con il quale si rinforzerà ancor più la posizione russa sul mercato europeo del gas, evitando per sempre l’Ucraina, mentre si blinda Ankara come crocevia energetico chiave tra Oriente e Occidente.

 

Oltretutto, sia Mosca che Ankara appoggiano la posizione di Staffan de Mostura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, che sostiene che i “ribelli moderati” (secondo la terminologia dei politici di Washington) che mantengono ostaggi ad est di Aleppo devono essere sradicati.

 

Il gioco per il cambio politico è ovvio. Per quanto Erdogan stia girando e girando come un derviscio della politica, è impossibile capirlo e credergli, e per quanto Putin sia un maestro nel gioco a lungo raggio, gli interessi di Mosca e Ankara tendono a convergere nel Nuovo Grande Gioco; questo spiega un’integrazione più stretta all’alba del “Secolo Euroasiatico”.

 

leggi di più 1 Commenti

mer

19

ott

2016

MEMORIA STORICA

 

Memoria storica

 

La notte in cui morì la Rivoluzione Francese

 

di Guadi Calvo (*)

 

Cinquantacinque anni fa, il 17 ottobre 1961, 3 o 400 algerini, su circa 30.000 che manifestavano pacificamente contro le leggi razziste che il governo del presidente Charles De Gaulle aveva imposto - in particolare contro i cittadini di quell’origine e, per estensione, contro ogni cittadino proveniente dal Maghreb - furono “cacciati” e assassinati in piena Parigi dalla polizia del regime.

 

Sebbene gli eredi della Rivoluzione Francese l’avessero già ferita a morte nelle risaie dell’Indocina, nelle caverne del nord dell’Algeria e nei boschi e nei deserti africani, quella notte, in piena Parigi, le diedero il colpo di grazia.

 

Se la prendevano coi più deboli, con quelli che già sanguinavano, fino ad ucciderli, io l’ho visto

 

Saad Ouazen

 

 Il fatto più oscuro che si registri nella Ville Lumière fino ad oggi non è mai stato debitamente chiarito e non c’è neppure una lista comprovabile e sicura dei morti e men che meno dell’insieme delle responsabilità.

 

Il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) algerino, diretto da Mohamed Budiaf e da Ahmed Ben Bella dal 1954, che combatteva una guerra contro la dominazione della Francia, che aveva invaso il suo territorio nel 1830, chiamò le migliaia di algerini che risiedevano allora a Parigi a manifestare pacificamente contro il ‘coprifuoco’ imposto alla popolazione magrebina dal prefetto Maurice Papon, che durante l’occupazione nazista era stato responsabile della deportazione dei cittadini ebrei di Burdeos a Parigi, con destinazione finale i campi di concentramento.

leggi di più 0 Commenti

sab

15

ott

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

 

 

leccoonline, scritto venerdì 14 ottobre 2016

 

Lecco: alla presentazione di un libro sui morti d'amianto la richiesta di 'giustizia'

 

"I morti di mesotelioma non sono numeri: dietro c'è la vita spezzata, ci sono gli affetti che restano, gli amori, i figli, i parenti che hanno il diritto di ottenere giustizia. Dobbiamo essere partecipi dei nostri problemi, dobbiamo dimostrare la nostra voglia di giustizia, dobbiamo fare casino per far sì che venga riconosciuto ciò che deve necessariamente essere riconosciuto". Michele Michelino, coautore assieme a  Daniela Trollio del libro 'Amianto: morti di progresso', è intervenuto amaro nella serata ospitata ieri a Palazzo delle Paure a tema 'Eternit', durante la quale è stato presentato il volume in questione. Affiancato al tavolo dei relatori dalla stessa Daniela Trollio, ma anche da Cinzia Manzoni, presidente del Gruppo Aiuto Mesotelioma Lecco, Michelino ha rievocato con evidente commozione frammenti di racconti e di storie che costituiscono il cuore del volume e che testimoniano le grandi ingiustizie con cui si devono confrontare le vittime dell'amianto e i loro cari, uomini  e donne impegnati a combattere su due fronti: da una parte il 'killer silenzioso' dall'altra la burocrazia sfrontata, accanita, fredda ed impassibile, che arriva ad insidiare la stessa dignità del malato morente nel suo calvario che non otterrà giustizia.

 


5.500 km² di territorio nazionale interessati dall'amianto, 71.000 m³ da smaltire solo in provincia di Lecco, l'equivalente di un palazzo di tredici piani pieno zeppo: "Nel 2016 tutto l'amianto doveva essere smaltito, invece la scadenza è stata prorogata. Dobbiamo fare in modo che non si rimandi più", ha detto l'altra autrice del libro-testimonianza,  Daniela Trollio. "La legge sull'amianto, con la quale è stato messo al bando, è stata fatta nel 1992: un'infinità di lavoratori, mogli, uomini e donne, hanno presenziato  davanti al parlamento per tre giorni e tre notti affinché venisse approvata. Se la gente si muove il resto 'viene dietro', altrimenti tutto resta fermo. Facciamoci sentire: bisogna essere incazzati contro la logica del profitto che non rispetta la vita umana". Sono parole forti, quelle usate da Daniela Trollio, ritratto di chi ha subito un'ingiustizia grave che ha portato via una persona cara, un lavoratore onesto come tanti altri, vittime ignare del pericolo mentre 'quegli altri' conoscevano tutto: lo sapeva la direzione dell'azienda, che cosa causavano quelle dannate fibre d'amianto, lo sapevano i sindacati, lo sapeva l'assessorato alla sanità, lo sapevano tutti, ma non gli operai.
Così la battaglia continua implacabile, sempre più accanita, disperata ed arrabbia, ed avere giustizia  oggigiorno non prevede più mezze misure: 'rischio zero', è la soluzione, 'totale smaltimento dell'amianto', è quello che i comitati sparsi su tutto il territorio nazionale chiedono a gran voce.
Dopo essere stato messo al bando con la legge 257 del 1992, infatti, l'amianto continua a essere presente nei luoghi di lavoro, nei tetti delle case e dei capannoni, nelle scuole, negli ospedali, nelle piscine, nelle nostre case e nelle nostre vite: le sue fibre, 5000 volte più sottili di un capello umano, si liberano nell'aria quando l'Eternit si deteriora, e se inalate dall'essere umano portano alla comparsa di un tumore maligno, il 'mesotelioma' appunto.

 

 

 

Certo, di passi avanti se ne sono fatti, nel tempo, e i vari comitati hanno protestato tanto da ottenere diversi successi: uno su tutti, il Fondo vittime dell'amianto istituito nel 2008 presso l'Inail e destinato ai lavoratori titolari di rendita diretta ai quali sia stata riconosciuta una patologia asbesto-correlata per esposizione all'amianto, nonché ai familiari dei lavoratori vittime dell'amianto, 'titolari di rendita a superstiti'. Lo stesso fondo, con L'art.1, comma 116, della legge di stabilità 2015 è stato anche esteso (in via sperimentale) per gli anni 2015-2016-2017 ai malati di mesotelioma riconducibile ad esposizione non professionale all'amianto: la modifica prevede l'erogazione di una prestazione assistenziale di importo fisso pari a euro 5.600,00 da corrispondersi una tantum".
Come ha sottolineato tuttavia l'onorevole Gian Mario Fragomeli, intervenuto nella serata di ieri assieme al vicesindaco di Lecco Francesca Bonacina, "I fondi da impiegare non devono riguardare solo le vittime ma anche gli edifici pubblici, che necessitano di essere bonificati, e sui quali purtroppo siamo ancora molto indietro sul territorio nazionale".
Come a dire che se la salute e la vita sono i beni più preziosi, allora è bene agire allo stesso tempo non solo sulle conseguenze, 'a cose fatte', ma anche sulle cause, per evitare che nuovi malcapitati si trovino a dover affrontare la medesima tragedia.  
L'ha detto Fragomeli, l'ha ribadito Francesca Bonacina, l'hanno chiesto a gran voce soprattutto Daniela Trollio, Michele Michelino, lo stesso presidente del Gruppo Amici Mesotelioma Cinzia Manzoni e tutte le persone che hanno pagato con la propria esperienza le conseguenze di un sistema che baratta il profitto con la salute di chi quel profitto ha contribuito con il proprio lavoro sincero, di notte come di giorno, a generarlo. "Il nostro è un libro scritto dalle vittime, sfortunati protagonisti diretti che han messo nero su bianco queste esperienze perché possano servire ad altri. Ne abbiamo fatto una sorta di 'manuale di istruzione' per chi verrà dopo di noi e si troverà a far fronte a problemi come questi: d'altronde, la nostra esperienza si chiama amianto, ma potrebbe chiamarsi in altro modo", ha concluso  Daniela Trollio.
Continuano intanto le attività del Gruppo Aiuto Mesotelioma Lecco per promuovere eventi informativi e di sensibilizzazione  sulla pericolosità dell'esposizione alle fibre d'amianto. Tra i prossimi appuntamenti, il convegno "Liberi dall'amianto" che si terrà nella sala civica di Olgiate Molgora il 22 ottobre e la serata di venerdì 2 dicembre, ospitata presso la Canottieri di Lecco, che unirà la 'cena con i colori del lago e sorpresa' all'intento benefico.

 

Giulia Achler

 

0 Commenti

sab

08

ott

2016

ISRAELE: CHI ERA SHIMON PERES?

 

Shimon Peres visto dalla prospettiva delle sue vittime

 

di Ilan Pappe (*)

 

 

  

 

Sono già stati pubblicati tutti i necrologi per Shimon Peres, senza dubbio preparati precedentemente visto che la notizia del suo ricovero in ospedale era già arrivata ai mezzi di comunicazione.

 

Il verdetto sulla sua vita è molto chiaro e lo ha pronunciato il presidente statunitense Barak Obama: Peres è stato un uomo che ha cambiato il corso della storia umana con la sua incessante ricerca della pace in Medio Oriente. 

 

La mia ipotesi è che ben pochi dei necrologi esamineranno la vita e le attività di Peres dalla prospettiva delle vittime del sionismo e di Israele.

 

Egli occupò molte posizioni politiche che ebbero un’enorme influenza sui palestinesi, dovunque essi si trovino. Fu direttore generale del ministero della Difesa israeliano, ministro della Difesa, ministro per lo Sviluppo della Galilea e de Negev (Naqab), primo ministro e presidente.

 

In tutti queste funzioni, le decisioni che prese e le politiche che seguì contribuirono a distruggere il popolo palestinese e non fecero nulla perché avanzasse la causa della pace e della riconciliazione tra palestinesi e israeliani.

leggi di più 0 Commenti

mer

05

ott

2016

USA

 

 La politica della morte

 

di Mumia Abu-Jamal (*); da: rebelion.org; 5/10/2015

  

E’ successo un’altra volta, e un’un'altra e un’altra e un’altra.

 

Un poliziotto arriva sulla scena. Urla o grugnisce un ordine. E, in un attimo, una persona muore. 

Probabilmente una persona di pelle scura. Probabilmente una persona nera.

  

Immediatamente irrompe sulla scena il linguaggio della spersonalizzazione usato da poliziotti e media corporativi: “Sospetto”. Non persona; “sospetto”. 

 

E il reato?

 

- Non ha obbedito

 

- Non ha rispettato il mio ordine di spegnere la sigaretta. 

 

Morte per disobbedienza. Obbedire o morire.

 

- A terra, perché sei sospetto.

 

 - Sospetto di che? 

 

Non importa. Qualsiasi cosa può servire.

 

Non hai la libertà di dire “no”. Non hai libertà. Non esisti. 

 

Come nazisti da quattro soldi, i poliziotti prendono decisioni come questa ogni giorno, giorno dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno…. 

 

I morti muoiono. Le famiglie piangono. E non succede niente. Perché chi è morto è un nessuno. Un’altra anima scura è morta in “America”, lo sapete già, la “terra delle gente libera”. Nessuno. Solo un sospetto. Solo un nigger**.

  

 

Dalla nazione incarcerata, Mumia Abu-Jamal

 

  (*) Giornalista,  scrittore e attivista afroamericano. Ex Pantera Nera, incarcerato dal 1982 per la maggior parte del tempo in isolamento. La sua famiglia e organismi per i diritti umani, come Amnesty International, hanno protestato per le gravi irregolarità nel processo che l’ha condannato a morte. La sentenza è stata successivamente rivista e trasformata in carcere a vita. Nonostante sia gravemente malato, le autorità statunitensi gli hanno negato il trasferimento in un ospedale specializzato. Gli è stata negata anche la scarcerazione per motivi umanitari.

(**) termine spregiativo per definire gli afroamericani.
 

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

 

0 Commenti

lun

03

ott

2016

ISRAELE

 

Shimon Peres: un pacifista dalla traccia sanguinosa

 

di Robert Fisk (*)

 

Quando il mondo ha udito che Shimon Peres era morto, ha gridato: Pacifista!

 

Ma quando io ho sentito che era morto ho pensato a sangue, fuoco e assassinii.

 

Io vidi i risultati: neonati fatti a pezzi, rifugiati che urlavano, corpi carbonizzati. Era un posto chiamato Qana, e la maggioranza dei 106 cadaveri – la metà erano bambini – giacciono ora sotto il campo dell’ONU dove furono fatti a pezzi da proiettili israeliani nel 1996.

 

Io mi trovavo  su un convoglio di aiuti dell’organizzazione proprio fuori da quel paesino del sud del Libano. I proiettili fischiavano sulle nostre teste e cadevano sui rifugiati ammassati là in basso. Durò 17 minuti. 

 

Shimon Peres, che era in gara nelle elezioni per il Primo Ministro israeliano - posto che ereditò quando il suo predecessore Yitzhak Rabin fu assassinato – decise di elevare le sue credenziali militari prima del giorno delle elezioni assaltando il Libano.

 

Il vincitore, congiunto, del Premio Nobel per la Pace usò come scusa lo sparo di missili Katyusha sulla frontiera israeliana da parte di Hezbollah. Di fatto quei missili furono una rappresaglia per la morte di molti libanesi  in una trappola esplosiva lasciata, come si sospettava, da una pattuglia israeliana. Non importava.

leggi di più 0 Commenti

mer

28

set

2016

SIRIA

La Siria e il cane che non la molla

 

di Guadi calvo (*)

 

 

L’ultimo accordo tra Mosca e Washington per un ‘cessate il fuoco’, che aveva vigore a partire dal 12 settembre, si è diluito in ore, mostrando chiaramente quali sono le zanne che dissanguano il popolo siriano.

 

Appena iniziato il ‘cessate il fuoco’, l’aviazione sionista ha attaccato posizioni assegnate al presidente Bashar al-Assad a Damasco e sul Golan. A poche ore dall’incursione israeliana, l’aviazione nord-americana ha attaccato posizioni dell’Eesercito Arabo Siriano (EAS) a Deir ez-Zor, per un “errore” come molti altri già commessi. Non è la prima volta che l’aviazione nord.americana “sbaglia” e invece di attaccare posizioni del Daesh (EI) o del Fronte al-Nusra, le due organizzazioni salafiste più virulente e numerose che combattono in Siria, ha attaccato l’esercito leale al presidente al-Assad e non solo, ma ha scaricato rifornimenti in territori dominati dagli integralisti musulmani.

 

Mosca ha dovuto protestare per l’ “errore” di Deir ez-Zor, che ha reso possibile ai miliziani del Daesh di attaccare posizioni dell’EAS approfittando dell’ “errore” che ha indebolito le sue linee difensive, per impedire la riapertura della via terrestre che unisce Teheran con Damasco.

 

Questa nuova azione di Washington, naturalmente, è finita con l’accordo tra il segretario di Stato John Kerry ed il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov.

leggi di più 0 Commenti

lun

26

set

2016

BIKINI E BOURKINI

 

Bikini o bourkini: due facce della stessa medaglia

 

 

 

di Daniela Trollio (*)

 

 

 

La scena: una spiaggia di Nizza, gente stesa al sole e quattro uomini in uniforme e pistola, che obbligano un’anziana donna araba seduta sui ciottoli a togliersi il velo e la blusa che porta, sotto lo sguardo indifferente di alcune donne francesi, sicuramente laiche e repubblicane, in bikini.

 

Non è l’unico caso avvenuto questa estate nel paese della Liberté, Fraternité, Egalité.

 

Ora la polizia francese pattuglia le spiagge per costringere le donne che portano il velo a toglierselo, proprio come quella dell’Arabia Saudita e di altri paesi pattugliano le strade per obbligare le donne arabe a coprirsi, in base al precetto religioso, la hisba, che obbliga a “rifiutare il male e imporre il bene”… precetto assunto a quanto pare in toto anche dalle nostre “laiche e democratiche” società.

 

C’è qualche differenza? Io non ce la vedo, a meno di credere che vi sia una relazione tra la libertà delle donne e il numero dei vestiti che devono, o non devono, coprire il loro corpo.

 

Falso dibattito che attraversa le nostre società da tempo: del resto è il logico corollario di quel teorema per  cui l’Occidente imperialista afferma che è legittimo “portare la democrazia e il progresso” con le bombe e quindi oggi “libera” le donne obbligandole a spogliarsi in pubblico.

 

 

Il mercato “libera” noi donne mentre la religione ci reprime? Poter mostrare le tette, magari rifatte a caro prezzo, per vendere meglio un formaggino è libertà  o massima mercificazione talvolta consenziente, che dall’altro lato ha introdotto una nuova parola – femminicidio – che sfuma una realtà tragica: continuiamo ad essere “cose”, merce di proprietà di qualcuno che, quando non rispondiamo più ai suoi canoni, ci butta via, spesso in maniera definitiva.

leggi di più 0 Commenti

dom

25

set

2016

L'ITALIA CHE AFFONDA

 

L’Italia che affonda

 

 

Terremoti, calamità naturali e incidenti, sono dovuti alla semplice “fatalità” o sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista?

  

Michele Michelino 

 

Il terremoto accaduto nel rietino, tra Accumoli e Amatrice, che ha distrutto borghi storici tra Lazio e Marche e fatto quasi 300 morti e centinaia di feriti, è passato. Rimangono le macerie, le persone nelle tende e le inchieste giudiziarie che, con i tempi biblici della giustizia borghese, come sempre rischiano di lasciare impuniti i responsabili.

 

A oggi sono 298 i morti e più di 350 i feriti e poiché il 24 agosto - giorno dello scisma - c’erano molti villeggianti, non si sa se ci sono altri morti sotto le macerie. Purtroppo altri disastri “naturali” sono prevedibili e attesi e certamente avverranno: ma non si potranno annoverare semplicemente fra le calamità. 

 

L’Italia è un paese che affonda e non si può incolpare solo la natura.

 

 I morti per “calamità” naturali e incidenti non sono dovuti alla semplice “fatalità”; questi disastri sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista, il vero cancro del paese e dello sfruttamento intensivo degli esseri umani e della natura.

 

In 44 anni sono stati spesi 122 miliardi di euro, soldi rubati dalle tasche dei proletari e finiti in quelli dei padroni senza alcuna messa in sicurezza dei territori.

leggi di più 0 Commenti

sab

24

set

2016

CONVEGNO: GIUSTIZIA O INGIUSTIZIA?

 

Pubblichiamo l’intervento del nostro comitato al convegno al Senato di cui siamo stati relatori.

 

 

Convegno

 

 

I procedimenti penali per i tumori professionali: Giustizia o Ingiustizia?  

 

 

 

VENERDI’ 23 SETTEMBRE 2016

 

SENATO DELLA REPUBBLICA, SALA KOCH, PALAZZO MADAMA

 

PIAZZA MADAMA 11, ROMA

 

 

Michele Michelino (*)

 

 

 

Al lavoro è peggio che in guerra.

 

 

 

L’Italia è il paese che, subito dopo l’incendio che uccise 7 lavoratori bruciati vivi nel 2007, ha visto gli industriali applaudire i dirigenti assassini della ThissenKrupp.

 

Pochi giorni fa (il 14 settembre) un operaio egiziano di 53 anni padre di 5 figli, che stava partecipando a un picchetto all'esterno di un'azienda di logistica a Piacenza, è stato assassinato, travolto e ucciso dall'autista di un TIR. Un assassinio premeditato che, da quanto riferiscono testimoni, è avvenuto su istigazione di un dirigente della logistica, che incitava l’autista ad avanzare nonostante il picchetto. Ennesima dimostrazione di una giustizia padronale, di classe, che protegge i diritti dei carnefici e assassini a scapito delle vittime, non a caso l’assassino - dopo una notte in questura a Piacenza - è stato prontamente rimesso in libertà: è indagato a piede libero per omicidio “stradale”

 

 

 

Ogni giorno si muore sul lavoro e di lavoro. Il 17 settembre proprio mentre si manifestava a Piacenza contro l’assassinio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, altri 3 lavoratori morivano sul lavoro e la lista si allunga ogni giorno.

 

Anche se la Costituzione afferma che l'operaio e il padrone sono uguali, entrambi “cittadini”, ed hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall'ordinamento giuridico fa sì che la "libertà" e la "uguaglianza" dei cittadini sia solo formale. In realtà, in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione astratta di uguaglianza giuridica, e da una situazione concreta, reale, di disuguaglianza sociale ed economica.

 

leggi di più 0 Commenti

gio

22

set

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Recensione di Moni Ovadia del libro Amianto: morti di “progresso” pubblicata sul quotidiano il manifesto di oggi 22 settembre 2016.

 

 

 

Stragi occultate in nome del profitto

 

 

 

L’ultimo sabato del mese di Aprile, ogni anno, se precedenti impegni professionali non me lo impediscono, partecipo ad una marcia a Sesto San Giovanni che parte dalla sede del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” e arriva, dopo un tragitto relativamente breve, a piazza Carducci, prospiciente al terreno dove un tempo sorgeva la Breda, una delle celebri fabbriche della Milano industriale.

 

Sopra un fazzoletto di spazio verde sottratto ai nuovi edifici delle attività commerciali e di servizi che hanno sostituito le strutture industriali, è stato collocato un cippo “A memoria delle vittime dello sfruttamento capitalistico”, queste le precise parole dell’iscrizione.

 

Che cosa intende rappresentare questa marcia che termina con una breve celebrazione intesa ad onorare le vittime menzionate nella scritta del modesto monumento privo di ogni prosopopea? Forse il rito di un pugno di nostalgici veterocomunisti dei quali faccio parte anch’io? Osservato superficialmente, tutto sembra confermarlo, ma in realtà si tratta di ben altro. Le persone che ogni anno partecipano alla marcia, ricordano le vittime dell’amianto. Non solo le decine e decine di migliaia di vittime di un lontano tempo passato, ma anche quelle di un passato recente, recentissimo, quelle che stanno diventando vittime nel tempo presente, nel prossimo futuro e quelle che lo diventeranno in un futuro meno prossimo ma che sono già condannate.

 

I sostenitori dello sviluppo capitalistico e dei suoi benefici forse penseranno che i morti sono il prezzo indiretto e involontario pagato al valore del progresso con le sue straordinarie innovazioni. Non è così! I lavoratori e gli abitanti dei territori inquinati sono stati sacrificati deliberatamente alla logica dei profitti ipertrofici di un Capitalismo indifferente alla salute, alla dignità e perfino alla vita degli esseri umani.

 

leggi di più 0 Commenti

mar

20

set

2016

ISRAELE E STATO ISLAMICO

 

Israele: non conviene annientare lo Stato islamico

 

di Adrián Mac Liman  (*)

 

Distaccamenti dello Stato islamico localizzati nella valle di Yarmuk, a pochi chilometri dalle Alture del Golan. La notizia diffusa pochi giorni fa dalla seconda catena televisiva israeliana ha fatto suonare l’allarme. Lo Stato islamico? La chimera che si era impadronita della metà del suolo siriano e del Nord dell’Iraq si stava per trasformare in un pericolo reale per lo Stato ebreo? Apparentemente dispongono di carri armati, di artiglieria pesante e…. di armi chimiche!, avverte lo spionaggio militare israeliano, che vigila da mesi i simpatizzanti dello Stato Islamico. Tutto lascia presagire un attacco lampo contro Israele.

 

La minaccia non si è concretizzata, ma l’allerta continua, diventando un autentico incubo per gli abitanti degli insediamenti ebrei delle Alture del Golan. Dettaglio interessante: fino ai primi giorni di settembre la popolazione israeliana non era particolarmente inquieta riguardo alla presenza dello Stato islamico nella regione. E’ vero: le sanguinarie orde dell’ISIS si trovavano nel paese vicino. Gli assassinii e la distruzione in nome del profeta facevano parte del menù televisivo degli abitanti di Tel Aviv, Haifa o Gerusalemme. Ma la Siria era lontana, almeno mentalmente. Ciò che succede al di là dei confini di Israele non ha nulla a che vedere con la sicurezza armata che ripara i più di sei milioni di ebrei che vivono in Terra Santa. In questo contesto si è posta la domanda dubbiosa: farla finita con l’Esercito Islamico? Perché? 

leggi di più 0 Commenti

lun

19

set

2016

NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

0 Commenti

ven

16

set

2016

IL CAPITALISMO E' MORTE

IL CAPITALISMO E’ MORTE

 

UN ALTRO LAVORATORE ASSASSINATO SUL POSTO DI LAVORO MENTRE LOTTA. 

 

La notte del 14 settembre Abd Elsalam Ahmed Eldanf - un operaio egiziano di 53 anni, padre di 5 figli, iscritto al sindacato USB, che stava partecipando a un picchetto all'esterno di un'azienda di logistica a Piacenza - e' stato travolto e ucciso dall'autista di un tir. L’assassino, fermato dopo la notte in questura a Piacenza, è stato subito rimesso in libertà: è indagato a piede libero per omicidio “stradale”. Il PM incaricato dell’inchiesta si è affrettato dopo poche ore a definire così la morte del lavoratore, aggiungendo anche che non era in corso alcuno sciopero (vorremmo sapere allora cosa ci faceva la polizia davanti alla logistica GLS ….). Molti testimoni, invece, hanno affermato che l’assassinio premeditato del lavoratore è avvenuto su istigazione di un dirigente della logistica, che incitava l’autista ad avanzare nonostante il picchetto. 

 

Per i padroni e le istituzioni, come sempre, il fatto è dovuto a un “tragico incidente”.

 

Questa morte - questo operaio che non tornerà più a casa dalla sua famiglia -, non è che l’ultima di una serie sanguinosa di morti, coperte da bugie per cercare di nascondere le miserabili condizioni in cui lavorano gli operai perché anche pochi euro risparmiati per la sicurezza, per condizioni di lavoro decenti, per un salario degno, vanno ad intaccare quel massimo profitto che è l’unico scopo del capitale. 

 

Nel “moderno” capitalismo del 2016 noi lavoratori continuiamo a dover lottare contro chi ci fa lavorare - e morire di lavoro e per il lavoro - come nell’Ottocento.

 

In nome dell’aumento della produttività e del profitto, con il continuo ricatto del posto di lavoro, i padroni e i loro tirapiedi vogliono costringere i lavoratori a lavorare in condizioni sempre più pericolose e con salari sempre peggiori.

 

Dietro le vuote parole della democrazia borghese si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di violenza, licenziamenti, assassinii contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”. Nella società borghese il diritto del padrone a sfruttare i lavoratori e fare profitti, viene prima di qualsiasi altro diritto dei lavoratori, compreso quello di vivere. 

 

La lotta di chi si ribella contro lo sfruttamento capitalista dell’uomo sull’uomo, come ha fatto Abd Elsalam Ahmed Eldanf, è la nostra lotta. 

 

Onore al nostro compagno Abd Elsalam Ahmed Eldanf, assassinato dal capitale.

 

Oggi ci uniamo al dolore della sua famiglia e dei suoi compagni di lotta e saremo presenti alle manifestazioni di protesta perché la sua lotta è la nostra lotta.

 

Solidarietà operaia e proletaria con i lavoratori di tutto il mondo che lottano contro lo sfruttamento.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

 

Via Magenta 88 / 20099 Sesto San Giovanni MI / tel+fax 0226224099,

 

 e-mail: cip.mi@tiscalinet.it

 

sito web          http://ciptagarelli.jimdo.com/about/

Sesto San Giovanni, 16/09/ 2016                                  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

0 Commenti

gio

15

set

2016

I MORTI E I DISASTRI DELL'IMPERIALISMO

 

Tutti i morti dell’11 settembre

 

di Guadi Calvo (*)

 

A quindici anni dal monumentale colpo al centro culturale e finanziario dell’Occidente, il mondo continua a non riprendersi. A partire da allora, ai quasi tremila morti lasciati dagli attacchi al World Trade Center bisogna aggiungere le centinaia di migliaia, o milioni, di morti innocenti che la furia omicida scatenata dall’amministrazione di George W.Bush, insieme agli interessi del complesso militare-industriale, ha seminato in centinaia di città, migliaia di villaggi, su strade, sentieri e luoghi, fondamentalmente, situati nel mondo islamico.

 

A questo rapido conto bisogna aggiungere le migliaia di affogati nel Mediterraneo che fuggivano dai conflitti e le centinaia di massacrati nella stazione di Atocha, a Parigi, a Bruxelles, a Nizza, a San Bernardino, a Saint-Etienne-du-Rouvray.

 

 Con la sua guerra globale al terrorismo Bush si autonominò cavaliere e cominciò una crociata che, dopo 15 anni, non solo non finisce ma che pare proiettarsi verso l’infinito, per continuare a bruciare le vite di molti che non sono neppure ancora nati.

leggi di più 0 Commenti

mar

13

set

2016

VERSO IL REFERENDUM COSTITUZIONALE

 

Pubblichiamo la locandina di un’iniziativa dell'ANPI sul referendum Costituzionale.

Alla manifestazione parlerà anche un nostro compagno che interverrà (dalle 17,15 alle 17,30) spiegando le ragioni per cui noi votiamo NO.

Alleghiamo per chi non l’ha letto, un articolo pubblicato sulla rivista "nuova unità" e ripreso da vari blog che spiega le ragioni del nostro NO come Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli". 

 

riforma costituzionale 

Verso il referendum 

Più che revisione costituzionale è revisione antisociale 

Michele Michelino (*) 

In autunno saremo chiamati a votare sulla legge di “riforma” o controriforma costituzionale (Disegno di Legge Boschi) approvato dal Parlamento nell’aprile del 2016, voluta dal governo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. 

Il quesito referendario, qualora fosse approvato (per questo referendum non esiste quorum), modifica la Costituzione del 1947, cancellando e stravolgendo alcuni dei principi democratico-borghesi della Carta Costituzionale. 

La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza al nazi-fascismo, è frutto della lotta degli antifascisti e in particolare dei rapporti di forza fra borghesia e proletariato, oggi rimessi in discussione dai borghesi. 

Il governo Renzi, rappresentante degli interessi dell’imperialismo, è stato costretto a indire il referendum perché questa “riforma” è stata approvata dal Parlamento con un numero di voti inferiore ai 2/3 dei suoi componenti, e per diventare operativa deve essere sottoposta a referendum popolare come prevede l’art. 138 della Costituzione. 

Con il referendum, il governo e il Presidente del Consiglio (che ha affermato ripetutamente che se non passa la riforma andrà a casa, facendone un plebiscito sulla sua persona) si pongono l’obiettivo del superamento del “bicameralismo perfetto” e della “doppia fiducia”, obiettivo perseguito dal capitale imperialista già nell’immediato dopoguerra perché l’imperialismo ha sempre ritenuto la Costituzione, anche se quasi mai applicata nei principi generali, troppo favorevole ai proletari. Per raggiungere l’obiettivo, sostengono che la loro “riforma” ridurrebbe i costi della politica, modernizzerebbe il paese e altre fandonie simili. 

In realtà la Costituzione “antifascista” prevedeva le due Camere per tutelarsi contro i colpi di mano parlamentari e di Stato autoritari e fascisti. Ora, se nel referendum passasse la controriforma approvata dal governo Renzi, il Parlamento “antifascista” voluto dai “padri costituenti” cambierebbe natura. Sarebbe sempre composto di Camera e Senato, ma solo la Camera dei deputati potrebbe legiferare e avrebbe il potere di concedere o revocare la fiducia al governo di turno.

leggi di più 0 Commenti

ven

09

set

2016

GRAN BRETAGNA

 

I rifugiati di Calais, una dimenticanza del Brexit

 

Di Guadi Calvo (*)

 

Mentre Regno Unito e Unione Europea risolvono la disputa matrimoniale che ha portato al divorzio e dirigenti e tecnocrati affilano la punta delle loro matite nell’ora della divisione dei beni, a qualcuno, vai a sapere chi, è successo di ricordare che in un remoto angolo di Francia rimaneva un problema che i britannici stavano lasciando da risolvere a loro piacere a Parigi o Bruxelles, nel senso di quest’ultima in quanto capitale dell’Unione Europea.

 

Anche se, guardandolo bene, non è un problema ma 10 mila problemi: alcuni poi stimano che il numero potrebbe arrivare a 13 mila rifugiati che abitano la Giungla, come giornalisticamente è conosciuto il campo dei rifugiati eretto dai suoi stessi abitanti con cartoni, latte, plastica e legni. Il che fa sì che la Giungla, che manca di servizi sanitari e delle minime condizioni di salubrità, non sia un campo di rifugiati ma una bidonville, forse la più miserabile d’Europa.

 

 

 

La formazione dell’accampamento nelle vicinanze della città di Calais, vicina all’entrata dell’Eurotunnel che mette in comunicazione con la città britannica di Folkestone, cominciò nei primi mesi dello scorso anno quando i rifugiati cercavano di fuggire da guerre e persecuzioni che proprio l’Unione Europea, insieme al suo socio di maggioranza, gli Stati Uniti, avevano cominciato nel 2011.

 

Già dalla metà degli anni Ottanta Calais si era trasformata in una specie di sala di pre-imbarco per migliaia di migranti che volevano fare il grande salto sopra il canale della Manica. Erano i kossovari che fuggivano dalla guerra dei Balcani, che nel corso degli anni Novanta arrivarono in gran numero e cominciarono a stabilirsi nei depositi e nei capannoni abbandonati lungo la costa.

 

leggi di più 0 Commenti

lun

05

set

2016

BOLIVIA

Bolivia: assassinio del vice-ministro Rodolfo Illanes

Intervista ad Alfredo Rada Vélez, viceministro per il coordinamento con i movimenti sociali

 

“E’ ora di separare i padroni dai lavoratori all’interno del cooperativismo dei minatori”.

 

Le organizzazioni delle cooperative delle miniere hanno fatto, per una settimana, blocchi stradali che hanno colpito i dipartimenti della parte occidentale della Bolivia. L’azione di protesta ha avuto il suo massimo picco di violenza giovedì 25 agosto con l’assassinio del vice-ministro degli Interni, Rodolfo Illanes. Dopo questo crimine, e il ripudio popolare contro i membri delle cooperative che questo fatto ha generato, i loro blocchi sono stati immediatamente sospesi. Di questi fatti abbiamo parlato con il viceministro per il coordinamento con i movimenti sociali, Alfredo Rada.

 

. Come si può spiegare questo conflitto con i cooperanti dell’industria mineraria?

 

. Si spiega nel contesto di una situazione economica che si deteriora per l’impatto della caduta dei prezzi internazionali dei minerali, ma anche delle altre materie esportabili che la Bolivia ha (gas, soya, quinua tra gli altri). A fronte di questa caduta, la dirigenza del cooperativismo minerario, in cui predominano sempre più i settori padronali che hanno accumulato potere economico all’interno delle cooperative, reagisce violentemente cercando tre obiettivi: 1)ottenere più concessioni, più sovvenzioni e finanziamenti statali destinati al suo settore;2) preservare, all’interno delle cooperative, le forme flessibilizzate di sfruttamento della forza lavoro, evitando qualsiasi tipo di organizzazione sindacale all’interno delle cooperative stesse; 3) ottenere il riconoscimento de facto delle società con capitale gestito dai padroni delle cooperative e capitale privato nazionale e straniero.

 

leggi di più 0 Commenti

gio

01

set

2016

BRASILE

E il golpe c’è stato in Brasile

 

di Emir Sader (*)

 

 

 

Il sogno della destra brasiliana, dal 2002, si è realizzato. Non sotto le forme precedenti che essa ha provato. Non come quando cercò di far cadere Lula nel 2005, con un impeachment, che non andò a buon fine. Non con i tentativi elettorali, nel 2006, 2010 e 2014, quando fu sconfitta. Adesso hanno trovato la scorciatoia per interrompere i governi del PT (Partito dei Lavoratori), proprio quando avrebbero continuato a perdere le elezioni con Lula come prossimo candidato.

 

 

 

E’ stato tramite un golpe ‘bianco’, per il quale i golpe dell’Honduras e del Paraguay sono serviti da laboratorio. Sconfitta in 4 successive elezioni e con l’enorme rischio di continuare ad esserlo, la destra ha trovato la scorciatoia di un impeachment senza alcun fondamento, contando sul tradimento del vice-presidente, eletto due volte con un programma ma disposto invece ad applicare il programma sconfitto 4 volte nelle urne.

 

 

 

Servendosi della maggioranza parlamentare eletta, in gran parte, con le risorse finanziarie raccolte da Eduardo Cunha, l’unanimemente riconosciuto come il più corrotto tra tutti i corrotti della politica brasiliana, la destra ha fatto cadere una presidentessa rieletta da 54 milioni di brasiliani senza che si sia configurata alcuna ragione per l’impeachment.

 

 

 

E’ la nuova forma che il colpo di stato assume in America Latina.

 

leggi di più 0 Commenti

gio

25

ago

2016

SIRIA

Denuncio, ergo sum

 

Di Sara Rosemberg (*)

 

 

 

Fiumi di inchiostro corrono per la rete e sui giornali e ancora una volta l’agenda “virale” viene fissata dal criminale. E’ il corpo del crimine che si nasconde nella pseudo coscienza incapace di agire.

 

 

 

Denunciano. Migliaia di click, centinaia di migliaia di emotikon, replicano l’atroce fotografia – “viralizzata” – per scuotere le anime sensibili che bevono, mangiano e passeggiano mentre, a qualche chilometro, le bombe cadono e pochi dicono che sono bombe terroristiche finanziate – con le tasse e con l’indifferenza – dalle potenze occidentali implicate in questa guerra brutale e naturalmente asimmetrica contro il popolo siriano.

 

 

 

Devo fare la lista completa delle atrocità degli Stati Uniti contro la popolazione civile di tanti paesi e popoli bombardati nel mondo, o continueremo a creere che Hiroshima e Nagasaki sono stati casi isolati?

 

Non scocciatemi, per favore. Per favore.

 

Non esiste il diritto di non mettere in relazione e il non mettere in relazione e il dimenticare sono solo segni di barbarie e di complicità. Non essere capaci di articolare un fatto con un altro ha a che vedere con  la noncuranza, con la sconfitta accettata o consumata in questa guerra contro la storia che è una guerra costante ed essenziale. Dobbiamo vederla.

 

 

 

Mi ero ripromessa di non scrivere sul tema perchè ci sono fiumi di inchiostro sul bambino, e ogni volta che leggo qualcosa digrigno i denti e mi infurio.

 

Quanta pornografia sentimentale, quanta malattia emozionale, quanto abuso. Dalla semiotica alla denuncia aperta, dalle macabre ONG agli autori dei massacri con le loro poderose campane, dai pulpiti alle strade, il bambino torna ad essere utilizzato come  la merce di una sinistra politica.

 

 

 

Non voglio vedere il bambino, non voglio veder soffrire altri bambini.

 

leggi di più 0 Commenti

mar

23

ago

2016

CIA E YIHAIDISTI

Chi ha creato gli yihaidisti: i Bush, i Clinton o Obama? L’Operazione Ciclone della CIA

 

di Alfredo Jalife-Rahme (*)

 

 

 

La sconvolgente accusa di Donald Trump sul fatto che Obama sia il creatore degli yihaidisti dell’Isi/Daesh

 

ha causato grande scandalo sia negli Stati Uniti (USA) che nel resto del mondo (http://goo.gl/7yFf7p).

 

Trump aveva già accusato, senza vergogna, Obama e la sua allora segretaria di Stato Hillary Clinton, di essere dietro le quinte della proliferazione yihaidista (http://goo.gl/ggJvEn).

 

Lo stesso presidente russo Vladimir Putin aveva accusato gli USA di essere dietro l’irredentismo yihaidista (http://goo.gl/I1kn6D).

 

A causa dello scandalo, Trump ha smentito se stesso dicendo che le sue dichiarazioni erano un prodotto del sarcasmo, per poi tornare alla carica il giorno dopo e ripetere le sue gravi quanto temerarie accuse che i suoi seguaci, che formano un 40% dell’elettorato, credono alla lettera (http://goo.gl/DgmSLv).

 

 

 

Ma chi ha creato davvero gli yihaidisti?

 

 

 

leggi di più 0 Commenti

ven

19

ago

2016

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Presentazione del libro AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO” Sabato 20 agosto ore 17,45

a Viareggio - Darsena Pineta di Levante (tra Stadio dei Pini e Palazzetto dello Sport).

 

Saranno presenti gli autori Michele Michelino e Daniela Trollio.

 

 

La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.


Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi è giusto e la resistenza diventa un dovere.
…..la grande menzogna secondo cui alla ricchezza dei padroni corrisponderebbe la prosperità di lavoratori e cittadini non è mai stata più sbugiardata che in questi anni: decine di migliaia di persone hanno pagato, pagano e pagheranno sulla loro pelle questa ricchezza, oltre a lavorare e a vivere in condizioni sempre più inumane. Passato, presente e futuro …. perché è in questi tempi che l’amianto uccide.
Abbiamo vinto, abbiamo perso, ma non ci siamo mai arresi e questo “altro luogo” ci è servito per arrivare dove difficilmente saremmo arrivati, alle coscienze di migliaia e migliaia di persone che dell’amianto sapevano poco o nulla. Questo libro raccoglie e racconta attraverso i documenti, gli atti processuali e le lotte, le storie di uomini e donne, di comitati e associazioni che da anni si battono – senza mai arrendersi - in fabbrica e sul territorio per la difesa della salute e della vita umana, rifiutandosi di essere “merce” a perdere per il “mercato”.

 

0 Commenti

sab

13

ago

2016

AUGURI COMPAGNO FIDEL

Fidel Castro nel suo novantesimo compleanno

 

Il miglior omaggio a Fidel: guardare nella sua stessa direzione

 

di Marta Harnecker (*)

 

Più di mezzo secolo fa, mentre nelle case latinoamericane si celebrava l’inizio del nuovo anno, succedeva una buona cosa a Cuba: un esercito guerrigliero, con base sociale contadina, trionfava nell’isola caraibica liberando il paese dalla tirannia batistiana. Si inaugurava così un processo politico che pretendeva non solo di rovesciare un dittatore ma di seguire una linea coscientemente rivoluzionaria: trasformare profondamente la società a beneficio delle grandi maggioranze.

 

 

 

Questo trionfo delle forze popolari, guidate dal Movimento 26 Luglio e dirette dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz, risvegliò la simpatia della maggior parte della sinistra occidentale, ma in particolar modo della sinistra dell’America Latina. Era una luce che si affacciava nell’oscuro ambiente conservatore che si viveva allora nel sub-continente.

 

Aveva rotto con due tipi di fatalismo molto diffusi nella sinistra latinoamericana: uno geografico e l’altro militare. Il primo affermava che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato una rivoluzione socialista nella loro area strategica e Cuba trionfava molto vicino alle sue coste. Il secondo sosteneva che, data la sofisticazione che gli eserciti avevano raggiunto, non era più possibile vincere un esercito regolare, ma la tattica guerrigliera impiegata dai rivoluzionari dimostrò che era possibile indebolire l’esercito nemico fino ad arrivare a sconfiggerlo.

 

leggi di più 0 Commenti

ven

05

ago

2016

BANCHE

La pagliacciata degli stress tests

 

di Luìs Casado (*)

 

Come di sicuro saprai, gli “stress tests” sono una sorta di auscultazione del polso destinata a valutare la salute delle banche. In realtà tutto succede come se fossi tu stesso ad andare dal medico accompagnato da un bambolotto di legno ed il medico misurasse la pressione a quest’ultimo. Se il discepolo di Ippocrate ti dice che va tutto bene, comincia a preoccuparti. Con le banche succede lo stesso.

 

Ogni certo periodo, l’Autorità Bancaria Europea (ABE)  applica lo stetoscopio ad un certo numero di istituti bancari, con il sano proposito di farti dormire tranquillo. La cosa curiosa è che il suo inappellabile giudizio consacra la splendida salute di banche che, poco dopo, cominciano a piegare le ginocchia.

La banca italiana Monte dei Paschi …… ti dice qualcosa? Si dice che sia la banca più antica del mondo e – dev’essere a causa dell’età – ormai non sta più in piedi nemmeno con le mollette. Come è frequente nell’attività finanziaria privata, ha bisogno di periodiche trasfusioni di denaro pubblico per mantenersi in vita. Tu mi dirai “Così anch’io .. (sarei capace)”. Esattamente.

 

Il primo dubbio che sorge con gli “stress tests” ha a che vedere con le banche convocate alla visita medica. Se lasci fuori quelle che presentano evidenti sintomi di debolezza, di febbre o di diarrea … è poco probabile che tu scopra una eventuale epidemia. Tuttavia è quello che succede, basta vedere.

leggi di più 0 Commenti

mer

03

ago

2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE

riforma costituzionale

 

Verso il referendum

 

Più che revisione costituzionale è revisione antisociale

 

Michele Michelino (*)

 

In autunno saremo chiamati a votare sulla legge di “riforma” o controriforma costituzionale (Disegno di Legge Boschi) approvato dal Parlamento nell’aprile del 2016, voluta dal governo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

 

Il quesito referendario, qualora fosse approvato (per questo referendum non esiste quorum), modifica la Costituzione del 1947, cancellando e stravolgendo alcuni dei principi democratico-borghesi della Carta Costituzionale.

 

La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza al nazi-fascismo, è frutto della lotta degli antifascisti e in particolare dei rapporti di forza fra borghesia e proletariato, oggi rimessi in discussione dai borghesi.

 

Il governo Renzi, rappresentante degli interessi dell’imperialismo, è stato costretto a indire il referendum perché questa “riforma” è stata approvata dal Parlamento con un numero di voti inferiore ai 2/3 dei suoi componenti, e per diventare operativa deve essere sottoposta a referendum popolare come prevede l’art. 138 della Costituzione.

 

leggi di più 1 Commenti

lun

01

ago

2016

GRAN BRETAGNA E UNIONE EUROPEA

Da “nuova unità”

 

 

 

La Gran Bretagna se ne va

 

di Daniela Trollio(*)

 

 

 

Dopo l’esito del Brexit, la maggior parte degli analisti a livello internazionale si sono chiesti quali saranno le conseguenze sui mercati, sulle monete, sulle economie. Ma a noi pare molto più importante capire cosa significa in termini politici la decisione dell’elettorato britannico.

 

Un dato fondamentale del referendum è la sua polarizzazione “di classe”.

 

Capita poche volte di poter definire così chiaramente un fatto: eppure in questo caso chi ha votato maggioritariamente per l’uscita da quel mostro in cui si è trasformata l’Unione Europea – che era nata, almeno a parole, come un progetto sociale e politico progressista - è stato il proletariato delle metropoli inglesi, quello delle zone più povere del paese, i lavoratori impoveriti dai tagli sociali, dalla scomparsa dei diritti del lavoro. Se nella Londra capitale, quella della “l’intellettualità” delle università, del mondo finanziario e industriale dove si gridava al disastro nel caso di un’uscita, ha vinto il SI, nelle zone operaie di East Midlands, nel North West, nel South West, nello Yorkshire, nell’Humber e in Galles ha vinto il NO. La località dove più ha trionfato il Brexit è stata il West Midlands, zona tradizionalmente laburista, dove l’UKIP (il partito nazionalista e razzista) non ha rappresentanza e dove non esiste un’immigrazione significativa.

 

 

 

leggi di più 0 Commenti

HASTA SIEMPRE, COMANDANTE!

 

Fidel Castro, comandante della rivoluzione cubana è morto stanotte. Oggi le nostre bandiere, quelle di tutti gli sfruttati del mondo e dei popoli amanti della pace, sono a lutto per onorare chi ha combattuto fino all’ultimo per il socialismo e la libertà.

Per tutta la sua vita Fidel si è battuto contro l’imperialismo e il capitalismo, a fianco dei proletari, degli sfruttati, dei popoli oppressi e dei rivoluzionari di tutto il mondo contro lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo sull’uomo.

La vita di Fidel, il suo esempio - come quello di Ernesto Che Guevara e dei rivoluzionari e comunisti della sua generazione - hanno educato e indicato la via a intere generazioni.

 

A noi oggi tocca il compito di proseguire la loro battaglia.  

Il modo migliore per onorarli è quello di continuare la lotta perché, come affermava anche il Che, ”NESSUNO E’ LIBERO FINCHE’ ANCHE UN SOLO UOMO AL MONDO SARA’ IN CATENE”

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

News