COSA CAMBIA CON IL "DECRETO SICUREZZA"?

Lotte di classe, rapporti giuridici e diritto borghese. Che cosa cambia con il Decreto sicurezza?


Michele Michelino 

da  nuova unità n.1/2019, febbraio 2019

 

 nuovaunita.info

 

 Solo il proletariato cosciente che è estraneo al suo nemico osa ribellarsi riconoscendo il proprio nemico di classe nella borghesia, nei suoi rappresentanti politici, istituzionali, non si sente coinvolto nella sorte del suo nemico, è cosciente di non viaggiare sulla stessa barca.

Il proletariato che lotta - lo schiavo salariato che si ribella - ha imparato a non andare a trattare dal padrone col cappello in mano, a essere "insolente", ha capito che ogni "conquista" basata sui rapporti di forza può essere vanificata subito dopo averla ottenuta.
Il proletariato cosciente e le sue avanguardie non si limitano a rivendicazioni economiche ma a volere tutto, il potere, mentre la borghesia ha imparato che non può concedere niente, se non vuole che sia proprio il suo potere a essere messo in discussione.

Il sistema capitalista ha imparato a gestire le varie forme di conflitto, tollerando quelle sociali, rivendicative o politiche, compatibili col sistema stesso e reprimendo violentemente le altre.
Lo Stato è democratico, pacifico, con quelli che cercano - o si illudono - di trovare la soluzione ai loro problemi muovendosi sul terreno delle compatibilità col sistema di sfruttamento capitalistico, con tutti quelli che si illudono di cambiare la realtà economica sociale e politica a favore delle classi sottomesse affascinati dal parlamentarismo. È tollerante con coloro che si muovono e creano conflitto ma cercano momenti di legittimazione da parte del potere, ed è inflessibile con chi mette in discussione il profitto e il suo dominio.

La borghesia, classe di minoranza che detiene il potere nella società, è maestra nel far apparire come interessi generali della collettività i suoi meschini tornaconti e guadagni.

Le leggi non sono mai fatte nell'interesse del "popolo", degli "italiani", parafrasando una parola che ha fatto le fortune elettorali di Lega e 5Stelle, ma di quella parte che detiene il potere economico e politico, i grandi capitalisti, le multinazionali, l'imperialismo, a scapito della stragrande maggioranza della popolazione.

Gli attuali partiti al governo rappresentanti della piccola e media borghesia andati a governare con una campagna contro i poteri forti, al pari delle forze politiche che li hanno preceduti  (Pd, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega ecc.), si sono genuflessi davanti all'Unione Europea, alle multinazionali, al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale, alla Bce, all'imperialismo mondiale, a cominciare da quello USA.

Uno degli ultimi esempi della loro politica demagogica al servizio del grande capitale è il "decreto sicurezza" voluto insistentemente dal Ministro dell'interno leghista Salvini e dal governo Lega e 5 stelle, diventato legge e presentato come un argine contro l'invasione "straniera", in particolare contro gli immigrati poveri, perché un nero, un arabo, indiano, o di qualunque altra nazionalità o colore purché ricco in Italia è benvenuto, servito e riverito.

Il Decreto sicurezza

In realtà il decreto "sicurezza" di Salvini e del governo gialloverde non è solo contro gli immigrati, ma contro tutti i lavoratori, i proletari italiani o no che lottano per difendere i propri interessi, il posto di lavoro e i propri diritti, visto che prevede un aumento delle pene e la galera per una serie di azioni di lotta tradizionali del movimento operaio e popolare come riportato in particolare nei punti 23 e 30 della legge.

Viene reintrodotto il reato di blocco stradale e invasione di altrui proprietà privata, inteso come ostruzione di strade e binari, punibile con pene da 1 a 6 anni, raddoppiate (da 2 a 12 anni) se il fatto è commesso da più persone usando violenza o minaccia a persone o cose. Da notare che il reato di blocco ferroviario e stradale fu introdotto nel 1948, su iniziativa del Ministro dell'Interno Scelba e nel 1999 era stato depenalizzato e punito con una sanzione amministrativa pecuniaria.

Anche per l'invasione dell'altrui proprietà privata (occupazione di case, fabbriche che licenziano ecc.) oltre all'aumento della multa la pena passa da due a quattro anni con le aggravanti a seconda che il fatto sia compiuto in gruppo.

Come è evidente queste misure sono rivolte contro i lavoratori in lotta per intimidire, frenare ogni forma di opposizione sociale di chi mette in discussione il sistema capitalista basato sullo sfruttamento e il conflitto di classe.

Contro questo decreto, che è in continuità con le politiche contro gli immigrati di Minniti del PD, si sono levate più voci. In particolare dai sindaci e governatori di Regioni che denunciano la chiusura dei grandi Centri Sprar, anche se nessuno di loro denuncia che nei 40 articoli della legge il sale è dato dai provvedimenti contro le lotte operaie e sociali.

Le uniche critiche riguardano il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati creato a partire dalla legge Bossi-Fini nel 2002, oggi a rischio scomparsa per effetto del decreto Salvini.

Con questa legge i sindaci che devono gestire sul territorio i flussi migratori denunciano che non c'è già più una politica dell'accoglienza e, con la chiusura dei porti, si arriva all'inaccettabilità di chiunque arrivi da richiedente. In questo modo si depotenzia il sistema dell'accoglienza cancellandolo, creando caos, continuando ad alimentare il fantasma del nemico, dell'invasore straniero, attuando una politica che avvantaggia i padroni del lavoro nero e le varie mafie a discapito dei più deboli. Con l'abolizione del permesso di soggiorno concesso per motivi umanitari, poi, crescerà il numero dei "clandestini", un aspetto paradossale perché non crea sicurezza ed è punitivo nei confronti dei richiedenti asilo. Contro questa legge alcune Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale e alcuni sindaci hanno annunciato e cominciato a praticare "l'obiezione di coscienza" ritenendo la legge una violazione dello stesso diritto borghese, dal momento che il decreto prevede anche l'esclusione dei richiedenti asilo dal registro anagrafico.

La magistratura, al pari di altre istituzioni dello Stato, è da sempre schierata con il potere, ora più che mai. Illuminante al riguardo è la sentenza della magistratura milanese dell'8 gennaio scorso per lo sciopero davanti ai cancelli della DHL di Settala del marzo 2015 che ha condannato a: 1 anno e 8 mesi il Coordinatore nazionale del S.I. Cobas e ad altri compagni e delegati DHL del S.i.Cobas e del C.s.a Vittoria; 2 anni 3 mesi e 15 giorni ad una compagna del C.s.a Vittoria; e 2 anni 6 mesi e 5 giorni ad un altro compagno del C.s.a Vittoria.

Questa sentenza, che si colloca inoltre nel solco delle scelte repressive del razzista, xenofobo e antioperaio decreto "sicurezza", arriva dopo molteplici denunce, fermi, cariche poliziesche, intimidazioni ai delegati e ai lavoratori del S.I. Cobas e di altre realtà sindacali.

Criminalizzare gli avversari, i nemici, incarcerando o ricorrendo all'azione penale processuale è uno dei tanti modi usati dal potere per contenere i conflitti.

Il processo di integrazione delle organizzazioni tradizionali della classe operaia, in particolare dei sindacati confederali storici Cgil-Cisl-Uil, dell'Ugl e altre sigle falsamente autonome, li ha trasformati da organismi di lotta delle rivendicazioni operaie a organismi collaborativi del capitale, funzionali al dominio ideologico e politico del proletariato nel sistema capitalista. Questo processo investe anche di alcuni sindacati di base che, per frenare la lotta di classe che si esprime sempre più su contenuti e obiettivi anticapitalisti/antimperialisti, avvallano l'azione repressiva dello Stato e degli industriali contro le sue avanguardie in caso di licenziamenti politici e mancati diritti dei lavoratori.

L'illusione di chi, per anni, ha pensato di cambiare i sindacati di regime o il sistema dall'Interno "democraticamente per via elettorale" senza tenere conto del loro ruolo al servizio dei padroni ha finito per trasformare alcuni individui e organizzazioni in complici attivi del sistema di sfruttamento.

Le manganellate ai picchetti, le denunce e i conseguenti processi sono, in un certo senso, sempre esemplari perché, attraverso la persecuzione degli imputati, si persegue non solo la loro condanna, ma la condanna delle classi o dei settori di classe che hanno espresso queste lotte. In questi processi, infatti, insieme agli imputati si condanna l'organizzazione, la tattica, la strategia, la solidarietà - indipendentemente dai fatti contestati ai singoli - trasformando la lotta di classe in atti criminali.

Il processo contro le avanguardie è prima di tutto un atto autoritario, legalizzato, intimidatorio, di cui lo Stato si serve per rafforzare il controllo sociale attraverso la persecuzione e l'eliminazione di chi si oppone all'attuale società capitalista. La repressione "legale" è un atto di forza, reso legittimo dalle leggi borghesi e dai rapporti di forza derivanti dalle condizioni dei rapporti sociali che esprimono consenso alla repressione di chi mette in discussione l'ordine "democratico" borghese.

La lotta fra le classi condiziona gli assetti sociali e anche il processo giudiziario non può prescindere dal rapporto di forza esistente in dato momento, anzi ne è fortemente condizionato.

Non possiamo limitarci a ricordare nostalgicamente la fine degli anni '60/70, gli anni delle "conquiste operaie" e dei diritti civili ottenuti sull'onda dei movimenti di massa, perché nella società capitalista la lotta di classe e i rapporti di forza influiscono anche sul diritto e il processo; la punizione, il carcere, la legislazione penale e del lavoro hanno sempre avuto dei connotati di classe.

L'attacco dei padroni contro le lotte operaie che mettono in discussione il profitto e il potere dei capitalisti si fa sempre più duro e l'utilizzo dei crumiri, dei fascisti, della polizia e della magistratura contro i proletari in lotta viene utilizzato per rompere l'unità dei lavoratori e ottenere la pace sociale.

Il sistema capitalistico di produzione ha come fine il massimo profitto che si regge sullo sfruttamento e sulla violenza del capitale. Al padrone non interessa la sicurezza sul lavoro dell'operaio, del lavoratore, la sua integrità fisica e psicologica non interessa la morte di miliardi di persone e la distruzione della natura, interessa unicamente il profitto che persegue con ogni mezzo, con il bastone o la carota. La repressione attuata attraverso lo Stato e le sue istituzioni legalizza la violenza borghese e poliziesca e lo sfruttamento, criminalizzando le lotte anticapitaliste.

Oggi viviamo in un periodo storico in cui la lotta di classe l'hanno vinta i padroni, ma la lotta di classe continua e con essa cresce in settori del movimento operaio e proletario la necessita di un'organizzazione rivoluzionaria, un partito operaio, comunista, che si batta per abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione, per una società socialista.

Il tempo delle sette è finito. Continuare ad alimentare la divisione sindacale e politica pensando di essere gli unici ad avere la verità del marxismo-leninismo in tasca, mantenendo tante piccole organizzazioni rivoluzionarie in concorrenza e in lotta fra loro invece di unirsi nella lotta comune contro il capitalismo, significa continuare ad essere subalterni al nemico che si dice di voler combattere. L'obiettivo di costruire una società in cui si produca per soddisfare i bisogni degli esseri umani, in cui lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo sia considerato un crimine contro l'umanità e che salvaguardi la natura è possibile solo distruggendo dalle fondamenta questa società dove i borghesi, i ricchi diventano sempre più ricchi sulla miseria di miliardi di esseri umani.



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