L'ITALIA CHE AFFONDA

 

L’Italia che affonda

 

 

Terremoti, calamità naturali e incidenti, sono dovuti alla semplice “fatalità” o sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista?

  

Michele Michelino 

 

Il terremoto accaduto nel rietino, tra Accumoli e Amatrice, che ha distrutto borghi storici tra Lazio e Marche e fatto quasi 300 morti e centinaia di feriti, è passato. Rimangono le macerie, le persone nelle tende e le inchieste giudiziarie che, con i tempi biblici della giustizia borghese, come sempre rischiano di lasciare impuniti i responsabili.

 

A oggi sono 298 i morti e più di 350 i feriti e poiché il 24 agosto - giorno dello scisma - c’erano molti villeggianti, non si sa se ci sono altri morti sotto le macerie. Purtroppo altri disastri “naturali” sono prevedibili e attesi e certamente avverranno: ma non si potranno annoverare semplicemente fra le calamità. 

 

L’Italia è un paese che affonda e non si può incolpare solo la natura.

 

 I morti per “calamità” naturali e incidenti non sono dovuti alla semplice “fatalità”; questi disastri sono il prodotto dell’avidità della borghesia imperialista, il vero cancro del paese e dello sfruttamento intensivo degli esseri umani e della natura.

 

In 44 anni sono stati spesi 122 miliardi di euro, soldi rubati dalle tasche dei proletari e finiti in quelli dei padroni senza alcuna messa in sicurezza dei territori.

Tutti i governi - di centrodestra e centrosinistra - che hanno governato il paese hanno favorito l’interesse dei grandi capitalisti e le “grandi opere”, a scapito della messa in sicurezza di interi territori e oggi nelle zone a rischio ci sono ancora edifici e infrastrutture fatiscenti che non possono e non  potranno certo reggere l’impatto di future altre calamità naturali.

 

Tuttavia le “disgrazie” non vengono mai da sole. Al disastro generato dal terremoto e dalla mancata prevenzione, alle ruberie di regime e degli amici degli amici, si aggiunge quello della presenza di amianto nelle costruzioni crollate che, in quantità grandi o piccole, ha contaminato e avvelenerà i soccorritori e i cittadini che rimangono nelle vicinanze dei paesi distrutti. E’ già successo con il crollo delle torri gemelle (World Trade Center), che provocò fra i soccorritori che avevano respirato le fibre di asbesto centinaia di morti per mesotelioma e altre malattie respiratorie, nel silenzio più vergognoso della stampa di tutto il mondo.

  

Distruggere per ricostruire serve a far ripartire l’economia borghese.

  

Ma come sempre al danno si aggiunge la beffa. Come abbiamo appreso dalla denuncia che il 3 agosto 2016 il parlamentare del Movimento 5 stelle Riccardo Fraccaro ha fatto in aula alla camera dei deputati durante la discussione sul bilancio interno del 2015, “I cittadini pagano per i parlamentari l’assicurazione per punture e morsi di animali, malattie tropicali, affogamento, ernie addominali, escursioni in montagna, colpi di sole. Ma non è finita, in caso di calamità naturali pagheranno gli italiani: terremoto, inondazioni, alluvioni, eruzioni vulcaniche. Paghiamo anche l’assicurazione ai deputati se essi subiscono un infortunio in stato di ebbrezza. E’ una cosa inaccettabile”. E ha rilevato: “Ma forse questa supera ancora quella precedente: un’assicurazione se subite dei danni in caso di sommosse, insurrezione o tumulti popolari. 350 mila euro che spendono i cittadini per assicurarvi, mentre fuori sono stati tagliati dal governo Renzi 4,3 milioni al Fondo sanitario nazionale e ci sono 11 milioni di italiani che rinunciano alle cure o le rinviano. Mentre la spesa sanitaria privata è aumentata del 3,2 per cento sotto il governo Renzi, chiedete 350 mila euro agli italiani ogni anno per coprirvi l’assicurazione sanitaria? Ora, signori, io credo che se un’assicurazione deve essere pagata è quella che i partiti devono pagare agli italiani per i danni che con le vostre leggi gli arrecate ogni giorno”.

 

A differenza del sistema socialista in cui si produce per il benessere della maggioranza della popolazione, nell’economia borghese, nel capitalismo si produce per il profitto di pochi e non per il benessere dell’umanità. Il massimo profitto è la molla che spinge i capitalisti a investire e produrre. Le grandi lobby economiche pagano le campagne elettorali dei loro uomini nel governo e nelle istituzioni, e i politici al loro servizio assolvono il loro ruolo di “servi” nella distribuzione degli appalti e dei favori a finanzieri, banchieri, imprenditori, faccendieri e speculatori. 

 

Certo forse i terremoti oggi ancora non possono essere evitati, anche se c’è chi sostiene il contrario, tuttavia - se l’Italia cade a pezzi - prima di incolpare la natura bisogna denunciare la grossa responsabilità della classe dirigente di questo paese.

 

Che le calamità “naturali” siano viste come un affare l’ha affermato candidamente nel corso dello speciale TV “a porta a porta” di giovedì 25 agosto anche il “giornalista” Bruno Vespa. Con i morti e i feriti ancora sotto le macerie, si compiaceva che il terremoto nell’Italia centrale può fare da volano per l’economia. Parlando con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Del Rio ha detto testualmente che ‘questa sarebbe una bella botta di ripresa per l’economia perché pensi l’edilizia che cosa non potrebbe fare’. Lo stesso Del Rio intervenendo ha altrettanto candidamente precisato: “adesso L’Aquila è il più grande cantiere d’Europa e anche l’Emilia è un grandissimo cantiere in crescita, farà Pil”. Vespa ha poi chiuso raggiante affermando che ‘il terremoto darà lavoro ad un sacco di gente”.

 

Queste dichiarazioni dimostrano tutto il cinismo e l’ipocrisia del potere.

 

Fare soldi sulla pelle delle persone, mandandole consapevolmente a morte in fabbrica o nel territorio (come dimostrano i morti per amianto e altre sostanze cancerogene, sfruttando gli immigrati che lavorano nei campi sotto il sole senza protezioni individuali e collettive o nelle logistiche per due euro l’ora) è considerato “normale”.

 

Molte vite si sarebbero salvate se invece dalle grandi opere inutili quali il Mose, la TAV Torino - Lione, e tutti gli enormi giri di affari a vantaggio della criminalità organizzata, della grande finanza e di Confindustria si fosse messa in sicurezza il paese.

 

Altro che eventi e disastri “imprevedibili”. E’ ancora presente nella nostra mente il disastro ferroviario di Andria in Puglia, che si poteva benissimo evitare con un investimento in sicurezza modesto. Per il solo studio di fattibilità del Ponte sullo Stretto i governi hanno preferito spendere centinaia di milioni di euro invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico.

 

Ma si sa, le grandi opere muovono grandi interessi e le imprese multinazionali con fatturati miliardari che pagano per far eleggere deputati e senatori che devono rispondere vai loro padroni, esigono un ritorno economico. I morti e feriti dovuti alle calamità “naturali” che avvengono periodicamente sono l’occasione per i padroni di realizzare giganteschi profitti sulla pelle della popolazione e per il governo e i politici di avere una vetrina privilegiata in cui mostrarsi addolorati e “umani” andando per qualche ora giorno in mezzo ai “disastrati”, accompagnati dalla stampa e TV di regime: così non pagano nemmeno la pubblicità.

 

 Pubblicato da nuova unità

 

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