SIRIA, ARMI CHIMICHE?

La menzogna delle armi chimiche in Siria

di Sharmine Narwani (*); da: rebelion.org; 2.5.2013

 

Siamo chiari. Gli USA non possono verificare assolutamente nulla sull’uso delle armi chimiche (AQ) in Siria. Qualsiasi affermazione contraria è completamente falsa.

Non perché lo dico io; quanto segue è quanto dicono funzionari statunitensi.

Solo 24 ore dopo che personaggi influenti della Casa Bianca, del pentagono e del Dipartimento di Stato hanno sminuito le affermazioni israeliane (1) sull’uso delle armi chimiche in Siria, il Segretario alla Difesa USA Chuck Hagel e la Casa Bianca hanno cambiato opinione. Adesso non credono “con gradi differenti di fiducia” (2) che siano state usate armi chimiche “su piccola scala” all’interno della Siria.

 

Per i neofiti, “ differenti gradi di fiducia” possono significare qualsiasi cosa, da “nessuna fiducia” a “gli israeliani ci hanno detto”, il che tradotto significa anche “senza alcuna fiducia”.

Troppo spiacevole? Non credo. La Casa bianca ha introdotto un altro importante avviso nella sua particolareggiata informazione di giovedì:

“Questa valutazione si basa in parte su prove fisiologiche. Il nostro standard di certezza deve basarsi su queste valutazioni dell’intelligence mentre cerchiamo di stabilire fatti credibili e confermati. Ad esempio la catena di custodia non è chiara, quindi non possiamo confermare come è avvenuta l’esposizione e in quali condizioni”.

“La catena di custodia non è chiara”. E’ la frase più importante di tutto questo esercizio. E’ l’unica frase che i giornalisti devono considerare, tutto il resto non è altro che congetture rispetto al caso delle armi di distruzione di massa in Iraq.

Ho chiesto da un portavoce del Dipartimento di Stato quanto segue: “Significa che non sapete chi ha avuto accesso ai campioni prima di riceverli? O che il campione non è stato contaminato lungo la strada?”.

Mi ha risposto: “Potrebbe significar le due cose”.

Chuck Hagel spiega più dettagliatamente questa sorprendente ammissione: “Non possiamo confermare l’origine di queste armi”, anche se continua a parlare per concludere quindi: “ma crediamo che sia molto probabile che qualsiasi uso di armi chimiche in Siria abbia origine nel regime di Assad”.

Neanche i bambini di quattro anni dovrebbero avere fiducia nella comunità dell’intelligence degli USA riguardo a questo. Ma si suppone che dobbiamo credere che il governo siriano debba essere responsabile di un attacco con armi chimiche solo perché lo dice Hagel.

 

Consideriamo i fatti. Il governo siriano ha chiaramente dichiarato che non utilizzerà armi chimiche durante la crisi “non importa quello che succede”, a meno che “la Siria non affronti un’aggressione esterna”.

Gli USA e altri Stati occidentali hanno avvertito da più di un anno che, nella misura in cui il governo di Bashar al-Assad cominci a “cadere”, aumenterà la probabilità che esso utilizza armi chimiche come ultima misura disperata.

La Casa Bianca ha sottolineato questo punto ieri: “Siamo preoccupati che, nella misura in cui la situazione si deteriori e il governo si senta più disperato, possa utilizzare parte del suo importante arsenale di armi chimiche”.

 

E’ ovvio che il governo di Assad non si avvicina alla fine. In ogni caso, l’esercito siriano ha avuto enormi vantaggi (3) nelle ultime settimane nel frustrare i piani ribelli di attacco a Damasco, espellendoli da periferie cruciali e tagliando le loro linee di rifornimento in varie parti del paese.

Questi recenti cambi di rotta tendono ad avvalorare le osservazioni di coloro che hanno visto Assad e dicono che il presidente continua ad aver fiducia (4) di poter respingere le forze ribelli quanto vuole e dove vuole farlo.

Cosa che, francamente, elimina un “motivo” importante di qualsiasi calcolo da parte del governo siriano di utilizzare armi chimiche contro i civili.

Il costante riferimento alle armi chimiche in questo conflitto è sospetto, non esiste alcun vantaggio militare concepibile nell’uso di queste “munizioni”. Scrivendo in dicembre per Foreign Policy, Charles Blair dice che l’uso delle armi chimiche contro i ribelli non ha alcun senso tattico o strategico ():

“Il regime rischierebbe la perdita dell’appoggio russo e cinese, legittimando l’intervento militare straniero e, in ultima analisi, la propria fine. Come ha detto un funzionario siriano: ‘Non ci suicideremo”.

Di fatto ci sono molte evidenze che il governo abbia calibrato le sue reazioni militari durante tutto il conflitto per evitare situazioni che creassero un pretesto per un intervento militare straniero per ‘motivi umanitari’.

Proprio come ci sono molte prove del fatto che le forze ribelli faranno di tutto (6) per creare un pretesto per un intervento straniero che li aiuti a rovesciare Assad.

 

Il 19 marzo un presunto attacco con armi chimiche vicino ad Aleppo ha portato il governo siriano a chiedere alle nazioni Unite di dare il via ad un’inchiesta. I testimoni parlarono di “odore di cloro nell’aria”, il che ha prodotto l’ipotesi che potrebbe essere stato un attacco ribelle, perché le milizie degli oppositori avevano occupato l’unico l’impianto di imbottigliamento del cloro della Siria, ad est di Aleppo, in agosto.

 

L’uso di esplosivi a base di gas di cloro da parte degli insorti si è già visto non molto tempo fa in Iraq, dove gli attacchi contro le autorità e i civili risalgono al 2006. Portavoci militari statunitensi hanno affermato che le tattiche degli insorti sono diventate più letali (7) nel tentativo di attrarre tutta l’attenzione possibile e infliggere una sofferenza generalizzata.

La connessione con l’Iraq e le tattiche degli insorti sono importanti per il conflitto siriana per l’arrivo di ribelli yihaidisti attraverso la frontiera irachena, che portano con sé esperienza e know-how nella lotta contro l’occupazione statunitense. Si dice anche che questa frontiera ospiti campi di addestramento di gruppi alleati di Al-Qaeda in entrambi i paesi, fatto venuto alla luce grazie ad un recente annuncio sul legame tra il Fronte al-Nusra e il gruppo centrale di Al-Qaeda.

 

Le affermazioni della Casa Bianca di giovedì specificavano un legame tra il gas Sarin e alcuni presunti altri attacchi con armi chimiche in Siria. Anche se fosse vero, una connessione chiara che leghi l’uso di armi chimiche esplosive con il governo siriano non è fattibile. Nel 2004 una bomba al bordo di una strada, con un congegno esplosivo improvvisato (8) – una tattica comune degli insorti – contenente gas neurotossico scoppiò in Iraq. Non esiste alcuna garanzia che munizioni chimiche non siano arrivate nelle mani di elementi della delinquenza o che essi non ne stiano producendo in piccole quantità.

 

In questo momento quasi tutto quello che si dice in relazioni alle armi chimiche all’interno della Siria è una congettura e, a dire la verità, è altamente sospetto.

 

The Times of London ha appena pubblicato una “inchiesta” particolareggiata e precisa su un presunto attacco con armi chimiche ad Aleppo, che afferma che: “il regime siriano preferisce attaccare con i gas su piccola scala i suoi avversari, per provare l’elasticità della ‘linea rossa’ del presidente Obama”.

L’articolo continua descrivendo l’orribile testimonianza di una vittima, di testimoni e del personale medico su quello che sembra essere stato un attacco con gas sarin. Ma ci sono esperti che ora mettono seriamente in dubbio queste inchieste (9) dicendo che le prove sono “ben lontane dall’essere conclusive”.

Riferendosi al video del presunto attacco con armi chimiche riportato dal Times, Jean Pascal zanders, un ricercatore senior dell’Istituto dell’Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza, ha detto a McClatchy News (9) che vi sono cose allarmanti nella sequenza. “Perché una persona sola? – ha detto riferendosi al video che mostra un paziente che dice di esserne stato vittima. Perché si vede di nuovo la scena in ospedale, ben lontano dal luogo dove sarebbe successo? Perché il soggetto “boccheggia” in ospedale, considerando l’azione rapidissima del sarin?”. Zanders ha spiegato che, senza antidoto, la morte è possibile in circa un minuto dopo l’esposizione al gas.

L’articolo del Times diventa ancor più strano in seguito. Cito:

“nel caos della guerra civile in Siria, nessun ospedale nelle aree controllate dai ribelli ha strumenti per rilevare quale gas sia stato utilizzato. Ma fonti mediche nel nord della Siria hanno detto a The Times che subito dopo l’attacco un’equipe di “una agenzia sanitaria statunitense” è arrivata all’ospedale di Afrin. Hanno prelevato capelli delle vittime per studiarli ‘in un laboratorio statunitense’. E’ probabile che queste prove facciano parte di quanto citato ieri dal Segretario alla Difesa..”

 

Sul serio? Un attacco con armi chimiche ha luogo nella notte ad Aleppo e “immediatamente dopo un’agenzia sanitaria statunitense” arriva a raccogliere le prove per studiarle?

E non è tutto….

In un’intervista con Christiane Amanpour della CNN, il capo di Stato maggiore dell’esercito Siriano Libero, il generale Salim Idriss (19) dice che israele è informato dell’uso di armi chimiche da parte del governo siriano, perché il Mossad ha agenti nel paese: “Israele ha questa informazione perché ci sono molti, molti membri dei servizi di sicurezza che ora sono parecchio attivi in Siria”.

Idriss, certamente, si riferisce alle dichiarazioni di Israele di questa settimana, che hanno provocato tutte le recenti speculazioni sulle armi chimiche siriane. L’analista dei servizi segreti dell’esercito israeliano, il brigadiere generale Itai Brun, è stato ampiamente citato al riguardo, soprattutto riguardo l’incidente di Aleppo dell’aprile scorso citato dal Times e screditato dagli esperti.

E’ probabile che tutte le speculazioni degli ultimi giorni abbiano a che vedere con un incidente che assomiglia sempre più ad operazioni di “falsa bandiera” che i siriani contrari ai ribelli hanno denunciato fin dallo scorso anno. Considerando da dove proviene la “prova” e la presunta presenza sul luogo di una “agenzia medica” occidentale o statunitense, è degno di nota che Washington abbia lanciato una campagna al riguardo.

 

Ciò è tanto ridicolo quanto il rapporto del 2011 su un iraniano statunitense di mezza età, ex venditore d’auto che, in virtù di una certa relazione familiare con un membro della Guardia Rivoluzionaria iraniana, decise di unirsi ad un cartello messicano della droga per pianificare l’assassinio dell’ambasciatore saudita a Washington in una mensa popolare della città.

 

Dopo aver vissuto il 10° anniversario dell’invasione e dell’occupazione irachena basata completamente su dati falsi e falsificati riguardo alle armi di distruzione di massa, la stampa occidentale non dovrebbe preoccuparsi delle “linee rosse” come se fossero prove irrefutabili.

 

Note:

[1] http://www.sfgate.com/business/bloomberg/article/U-S-Challenges-Israeli-Charge-About-Syrian-4459317.php  

[2] http://iipdigital.usembassy.gov/st/english/texttrans/2013/04/20130425146447.html  

[3] http://www.businessinsider.com/assad-might-be-winning-the-syrian-war-2013-4  

[4] http://www.al-monitor.com/pulse/politics/2013/04/syria-assad-interview-lebanon-dissociation.html  

[5] http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/12/06/why_assad_wont_use_his_chemical_weapons  

[6] http://www.huffingtonpost.com/sharmine-narwani/stratfor-challenges-narra_b_1158710.html  

[7] http://www.nytimes.com/2007/02/21/world/middleeast/21cnd-baghdad.html  

[8] http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A33082-2004May17.html  

[9] http://www.mcclatchydc.com/2013/04/25/189653/syria-used-chemical-weapons-white.html  

[10] http://www.timesofisrael.com/rebel-general-claims-mossad-operating-in-syria/  

[11] https://twitter.com/snarwani  

[12] http://english.al-akhbar.com/tags/chemical-weapons  

[13] http://english.al-akhbar.com/tags/syria  

 

(*) Scrittrice, commentarista e analista politica. Professoressa incaricata di Affari Internazionali dells Scuola di Affari Internazionali dell’Università della Columbia.

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” Via Magenta 88 Sesto San Giovanni )

 

 

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