CAPITALISMO

Europa: l’austerità predatoria e inutile

Di Xavier Cano Tamayo; 14.2.2012; da: alainet.org

 

Bertold Brecht diceva che ci sono tanti modi di uccidere. Conficcare un coltello nel ventre, condannare alla fame, negare aiuto nella malattia, spingere al suicidio, portare alla guerra … pochi (di questi modi) sono condannati.

Oggi in Grecia ci sono molti più cittadini che corrono un maggior rischio di morire di due anni fa. Per l’austerità.

Salari e pensioni sono calati dal 50 al 70%. Più di 60.000 negozi hanno chiuso e altrettanti lo faranno in questo 2012. Un quinto dei salariati ha una giornata lavorativa ridotta e guadagna meno del salario minimo. Sono stati distrutti più di mezzo milione di posti di lavoro e i disoccupati sono quasi un milione (il 20%). Mezzo milione di famiglie manca di qualsiasi entrata e sei su dieci non possono pagare le bollette. I servizi pubblici, liquidati o privatizzati. Le mense popolari si moltiplicano e le ONG forniscono 20.000 pasti giornalieri ad Atene, ad esempio. La malnutrizione fa scempio tra i bambini e la fame appare nelle città.

Se un greci perde il lavoro, perde l’assicurazione medica e deve pagare per essere curato. Decine di migliaia di cittadini invalidi, infermi o con patologie poco comuni sono condannati a morte sicura a breve termine per il taglio alle medicine.

Su questi problemi, le Nazioni Unite hanno dichiarato che “è inammissibile che uno Stato chiuda scuole e università, smantelli i servizi pubblici e abbandoni la popolazione al caos per disporre di fondi e pagare i creditori stranieri o nazionali. Lo Stato non può oltrepassare determinati limiti”.

Ma, oltretutto, le misure draconiane imposte dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale non aiutano la Grecia a risollevarsi. Al contrario. Più recessione, più disoccupazione, più povertà.

 

Dall’altro lato del Mediterraneo, in Spagna, con cinque milioni di disoccupati in aumento, i modi di consumare cambiano. In milioni di case c’è un’economia di guerra, secondo l’ultima inchiesta del Centro di Ricerche Sociologiche. Il 60% riduce le spese di alimentazione, di abiti, elettricità, acqua, gas, vacanze e anche quelle per la salute.

 

Per opera e grazia dell’austerità

 

Sonia Mitralia, del CADTM (1) greco, ha denunciato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che l’austerita è un pericolo per la democrazia e i diritti sociali. “A due anni dalla terapia shock imposta alla Grecia dalla Banca Centrale Europea, dalla Commissione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, il bilancio è catastrofico, fa indignare ed è inumano. Persino coloro che hanno spinto queste politiche riconoscono il loro fallimento. Se l’austerità draconiana fosse efficace, il debito pubblico greco sarebbe del 120% del PIL nel 2020: lo stesso del 2009, quando tutto è cominciato. Hanno decimato un paese per niente”.

 

Ma BCE, Commissione e FMI impongono la stessa austerità che sanno fallimentare. In Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, in tutta Europa l’austerità draconiana imposta affonda l’economia. Vicenc Navarro (2) ricorda che “in Spagna i tagli della spesa pubblica non hanno prodotto un abbassamento degli interessi del debito pubblico dello Stato, ma al contrario gli interessi sono aumentati a un livello insostenibile. E lo stesso succede in Irlanda, Portogallo e Italia”.

Le politiche di austerità non solo sono fallimentari e disastrose. Un manifesto del movimento 15M denuncia che “assistiamo ad un colpo di stato quando i nostri dirigenti accettano le direttive di istituzioni non elette democraticamente come la Commissione Europea, la Banca centrale Europea o il FMI, che si curano solo degli interessi delle grandi fortune e delle multinazionali. Questa non è autorità. La pretesa austerità non è altro che uno spietato trasferimento di ricchezza da noi che stiamo in basso, il 99% , all’1% che ci schiaccia. E’ un saccheggio e una truffa”.

E i giuristi Jaume Asens e Gerardo Pisarelli (3) ci ricordano che “quando il potere sceglie l’illegalità o consente l’irruzione di una illegalità privatizzatrice, molo spesso mafiosa, la protesta ei cittadini, la disobbedienza, acquistano nuova luce. Appaiono non più come disordini suscettibili di essere criminalizzati, ma come il primo dei diritti per installare, in questo atto di ribellione, un ordine giuridico alternativo, più egualitario e libero dalla violenza”.

 

Bisognerà essere preparati per queste risposte dei cittadini.

 

(*) Scrittore e giornalista spagnolo

(1) Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo

(2) Professore di Economia all’Università di Barcellona e di Politiche Pubbliche alla John Hopkins University di Baltimora

(3) Membri dell’Osservatorio dei Diritti Economici, Sociali e Culturali di Barcellona

 

(traduzione di Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 

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