DAVOS: FORO ECONOMICO MONDIALE

Analisi della “classe di Davos”

Chi rappresenta realmente il Foro Economico Mondiale?

di TNI (*)

 

Secondo il Foro Economico Mondiale (WEF), 2.500 persone – tra cui 40 capi di Stato – assisteranno (hanno assistito, rispetto alla messa in rete di questo articolo, n.d.t.) all’incontro annuale di Davos dal 20 al 23 gennaio 2016. Il Foro afferma che la sua missione consiste nel “migliorare lo stato del mondo” e nel “sviluppare agende globali, regionali ed industriali) (1).

 

Chi dice di rappresentare il Foro Economico Mondiale?

 

Il Foro Economico Mondiale (WEF) afferma di essere “responsabile davanti a tutti i settori della società”, dedicandosi a “combinare e armonizzare il meglio di ogni tipo di entità, sia del settore pubblico che privato, organizzazioni internazionali e istituzioni accademiche”.

Tuttavia le statistiche del WEF stesso sulle presenze a davos nel 2015 mettono in chiaro che l’incontro è dominato da uomini (83%), provenienti fondamentalmente da Europa e Stati Uniti (75%) (2.)

D’altra parte la sua base dei membri permanenti è formata esclusivamente da 1.000 delle più grandi imprese del mondo, la maggior parte delle quali ha un fatturato annuale di più di 5.000 milioni di dollari.

Analisi del PNI: la giunta direttiva del Foro Economico Mondiale

 

Per capire meglio il Foro Economico Mondiale (WEF), il TNI ha fatto un’analisi delle 24 persone che compongono la sua giunta direttiva, per determinare se questo gruppo, a cui è demandato proteggere “la missione e i valori” del Foro, sia davvero rappresentativo e responsabile davanti alla società.

 

La nostra analisi rivela che:

. solo 6 dei 24 membri della giunta direttiva sono donne (25%).

. 16 provengono dal Nord America e dall’Europa (67%). Nessuno dei membri della giunta viene dall’Africa.

. La metà della giunta (12) è fatta da dirigenti d’azienda. Ma se si rivedono le loro carriere, sono 16 quelli che hanno un’esperienza in grandi società (67%).

. 22 dei 24 membri della giunta hanno frequentato l’università negli Stati Uniti ed in Europa; di questi 10 sono stati nella stessa università: Harvard.

. Solo 1 dei suoi membri può dirsi rappresentante della società civile (Peter Maurer, della Croce Rossa). Della giunta non fa parte alcun rappresentante di sindacati, entità del settore pubblico, gruppi per i diritti umani, organizzazioni contadine o indigene, studenti né giovani.

 

Se si esamina più dettagliatamente la traiettoria di alcuni dei membri della giunta, si constata anche un’alta incidenza di un pensiero ideologico ristretto e di conflitti di interesse. Vari fra loro sono dirigenti di grandi imprese, con una lunga storia di abusi sociali e ambientali, il che semina dubbi riguardo la presunta missione della giunta di “promuovere una vera cittadinanza globale”.

 

. Peter Brabeck-Letmathe, presidente della Nestlé, è noto per definire il diritto umano all’acqua come posizione “estrema”. La Nestlé ha una storia controversa in ambiti come l’imbottigliamento dell’acqua, la commercializzazione di sostituti del latte materno e come il lavoro infantile nelle piantagioni di cacao della Costa d’Avorio.

. Christine Lagarde, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) è attualmente accusata dai tribunali francesi di “negligenza” per il suo ruolo in un accordo di arbitraggio da 403 milioni di euro chiuso nel 2008 a favore dell’industriale Bernard Tapie.

. Mukhesh Ambani, presidente della Reliance Industries, è noto per essere l’uomo più ricco dell’India. Ha una casa valutata in 1.000 milioni di dollari con 27 stanze per una famiglia di 6 persone, in un paese nel quale il 40% dei bambini soffrono di denutrizione.

Heiko Takenaka, direttore dell’Istituto di Ricerca per la Sicurezza Globale dell’Università di Keio in Giappone, ha affrontato un’importante controversia politica per il suo piano di privatizzazione dei servizi postali e per alternare il suo permesso di residenza tra Giappone e Stati Uniti per non pagare le tasse sulle rendite.


Perché questo è importante?

 

Al Foro Economico Mondiale (WEF) piace presentarsi come un attore preoccupato per la situazione del mondo, costernato per la disuguaglianza crescente e impegnato nella costruzione di una globalizzazione progressiva. Ma il fatto che le sue stesse strutture di governo siano dominate dagli oligarchi e dai dirigenti d’azienda più ricchi del mondo, impegnati a minimizzare le regole per massimizzare i profitti delle loro imprese, mette seri dubbi sugli interessi che servono realmente..

 

Susan George – politologa, attivista e presidente del consiglio del TNI – chiama queste élites “la classe di Davos”, una classe di “individui decisi, potenti ed educati” che, “nonostante i loro piacevoli modi e i vestiti molto eleganti dei suoi membri, è depredatrice” (3).

 

Il vero problema non è solo che “la classe di Davos” abbia occasione di riunirsi ed elaborare le proprie strategie, ma che essa spinga agende globali che servono in gran misura ai suoi stessi interessi economici e che incidono in modo sproporzionato sui settori poveri, senza alcun tipo di responsabilità democratica.

 

Esistono prove che i dibattiti nel WEF hanno spinto la negoziazione di nuovi accordi di libero commercio che hanno favorito la perdita di posti di lavoro ed un terribile picco nelle cause delle società contro gli Stati; hanno facilitato la formazione del G-20, che ha cooptato alcuni ‘piccoli’ attori nella formulazione di politiche globali ma che continua ad escludere la maggior parte dei paesi; e hanno fornito un foro in cui le banche hanno fatto con successo azione di lobby per limitare da dovuta regolamentazione dell’industria finanziaria dopo la crisi mondiale (4).

 

Foro Economico Mondiale: il futuro del controllo globale?

Il Foro Economico Mondiale (WEF) ha messo in chiaro che considera se stesso un modello di come bisognerebbe governare il mondo, promuovendo attivamente la sua Iniziativa di Ridisegno Globale, che spinge per passare ad una governance multilaterale, basata sulla decisionalità di ogni Stato ad una governance di molteplici parti interessate, in cui le grandi società avrebbero un ruolo molto più importante e si trasformerebbero, in effetti, in una sorta di cittadini globali (5).

Questo progetto è già in cammino, come dimostra l’emergenza di ogni volta più fori autodesignatisi, come il Foro Mondiale dell’Acqua, il Consiglio di Amministrazione del Mare (MSC) o la Corporazione di Internet per l’Assegnazione di Nomi e Numeri (ICANN).

Il consiglio direttivo del Foro Economico Mondiale riflette, in un certo senso, l’idea di come esso desidera che funzioni il mondo: un mondo diretto da un piccolo gruppo di dirigenti industriali, in maggioranza uomini, con la stessa educazione e visione ideologica, e con la ‘comparsa, di alcuni attori non provenienti dalle imprese per dare alle sue azioni una patina di legittimità.

Note:

http://davosclass.tni.org/es

1. http://www.weforum.org/about/world-economic-forum

2. http://www.weforum.org/agenda/2015/01/infographic-who-is-at-davos-2015

3. https://www.tni.org/en/node/11327

4. https://www.tni.org/en/article/world-economic-forum-history-and-analysis

5. https://www.tni.org/es/art%C3%ADculo/caballo-de-troya-las-transnacionale...

 

(*) Il Transnational Institute (TNI) è un istituto internazionale di ricerca e di pressione poliitca che lavora per un mondo più giusto, democratico e sostenibile. Fondato nel 1974, è una rete internazionale di ricercatori. Presidentessa è Susan George. da. rebelion.org; 27.1.2016

 

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

 



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