Libia: come distinguere un movimento sociale da un’invasione?
di Luis Britto Gracìa (*); da: cubadebate.cu, 10/10/2011
Alcuni mezzi di informazione presentano l’invasione della NATO e degli Stati Uniti contro la Libia come un movimento sociale.
Per coloro che non sanno distinguere tra una cosa e l’altra, suggeriamo qualche traccia:
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· Un movimento sociale di massa
trionfa da solo e non ha bisogno che una coalizione imperialista di 24 paesi saccheggiatori invada il suo paese per più di sei mesi senza riuscire ad imporsi.
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· Un movimento sociale è fatto da
persone in carne e ossa, e non da vittime immaginarie di presunti bombardamenti, non confermati né dai giornalisti di Telesur, né dalla vigilanza satellitare russa, né da quella del
Pentagono.
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· Un movimento sociale sorge
spontaneamente dal popolo e non dai piani del Pentagono per l’invasione della Libia, denunciati dal 2001 dal generale Wesley Clark.
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· Un movimento sociale non ottiene la
protezione di quella mafia delle potenze egemoniche denominata ONU.
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· Un movimento sociale non è diretto
da monarchici, terroristi fondamentalisti, mercenari stranieri, né da ex ministri del governo al quale si oppone.
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· Un movimento sociale non viene
presentato da Barak Obama come “modello per le relazioni internazionali”, né appoggiato dall’esercito d’occupazione dell’Europa chiamato NATO.
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· Un movimento sociale non si inaugura
assassinando il suo stesso capo, come ha fatto il CNT (Consiglio Nazionale di Transizione) con il suo primo presidente, Abdel
Younis.
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· Un movimento sociale non dispone di
portaerei, corazzate, bombardieri, missili teleguidati, elicotteri da combattimento e aerei senza pilota.
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· Un movimento sociale non scatena
contro i propri compatrioti la strategia del bombardamento terroristico della popolazione civile, inaugurata dalla Luftwaffe nazista contro Guernica.
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· Un movimento sociale non ripete
questo genocidio in 20.000 missioni aeree contro il proprio paese.
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· Un movimento sociale non bombarda
sistematicamente ospedali, acquedotti, scuole, case o sedi di mezzi di comunicazione.
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· Un movimento sociale non sequestra
giornalisti indipendenti né li espelle per impedire che testimonino quello che sta succedendo.
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· Un movimento sociale non pratica
l’assassinio selettivo dei dirigenti del proprio paese, né fissa ricompense di un milione e mezzo di euro per le loro teste.
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· Un movimento sociale non maneggia
uffici, lobby o influenze perché la Corte Penale Internazionale emetta ordini di detenzione contro i suoi avversari.
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· Un movimento sociale non causa un
genocidio di 60.000 vittime tra il proprio popolo.
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· Un movimento sociale non ha complici
finanziari internazionali capaci di confiscare 270.000 milioni di dollari delle riserve del suo stesso paese.
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· Un movimento sociale non mette le
risorse della sua patria a disposizione di leaders e consorzi stranieri.
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· Un movimento sociale non è mai
appoggiato incondizionatamente dai monopoli mediatici e dalle multinazionali dell’informazione.
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· Un movimento sociale non dispone di
cameramen, scenografi, truccatori, attori, camerini e direttori per mettere in scena e filmare fraudolentemente in Qatar le vittorie che non ha ancora ottenuto.
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· Un movimento sociale non distrugge
né saccheggia le sedi diplomatiche di paesi amici.
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· Un movimento sociale non uccide
sistematicamente compatrioti che hanno la pelle scura, come fanno le forze del CNT.
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· Un movimento sociale non è diretto
da Berlusconi, Sarkozy, Cameron, Merkel e Rassmussen.
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· Un movimento sociale non comincia le
operazioni fondando una Banca Internazionale e una Compagnia multinazionale per devolvere le risorse della sua patria.
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· Un movimento sociale non viene
riconosciuto prematuramente come governo dalle potenze imperialiste senza neppure aver ottenuto il controllo del territorio.
Più facile che distinguere un’invasione della NATO da un movimento sociale è distinguere un babbeo da una canaglia. Un babbeo ignora i fatti sopra segnalati. Una canaglia li conosce e insiste che
l’invasione della Libia è un movimento sociale.
(*) Scrittore, saggista e giornalista venezuelano.
(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)